Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

giovedì 23 dicembre 2010

Gabbanino "il tenore"

Cantastorie del nostro
Appennino
di Giuseppe Gurioli

Gabbanino suona la fisarmonica

Gabbanino, al secolo Nello Sartoni, era nativo di Razzuolo e abitò per tanti anni a Crespino del Lamone. Di mestiere faceva il boscaiolo e per passione il cantastorie. In romagnolo “e gabàn” è un soprabito lungo, rustico, ma la parola “gabbana” c’è anche in italiano. Il personaggio è interessante e merita parlare di lui. Però è meglio lasciar dire a sua figlia Miranda:

“Nel comune di Borgo S.Lorenzo, a Razzolo, da Angelo e Rosa il 6 ottobre 1912 nacque un maschietto che venne chiamato Nello, e precisamente in un podere chiamato Giuvisana, in una famiglia numerosa dove nonni, figli, cognate, zie, nipoti e cugini vivevano insieme nella stessa povertà. I primi anni della sua vita furono spensierati come lo sono quelli di tutti i bambini, ma questo durò poco. Nel 1915 scoppiò la guerra e suo padre partì per il fronte, tornò tre anni dopo stanco e ammalato. Ebbe anche la brutta idea di lasciare quella grande famiglia e con la moglie e il piccolo Nello andò ad abitare a Gattaia; purtroppo in quel paese anche i gatti morivano di fame e la famiglia si era ingrandita. Erano nati due gemelli e per poterli sfamare i tre bimbi furono mandati a fare i garzoni in famiglie anche più povere della loro, dove del cibo se ne vedeva poco. Nello era ormai un bel ragazzo di diciotto anni, che seguiva il babbo nel mestiere del boscaiolo, ma soprattutto lo seguiva quando con la fisarmonica in spalla andava a fare qualche veglia in casa di qualche amico: lui adorava la fisarmonica, aveva la musica nel cuore e nel sangue. Amava le feste, il canto e il ballo e presto con estrema facilità e senza nessun maestro aveva imparato a suonare benissimo …”

L’inverno del 1930 fu terribile, freddo e lungo. Nello aveva le scarpe rotte, i piedi bagnati e gelati. Si ammalò di polmonite e per poco non morì. Questa vicenda si coglie nello stornello “Il Carnevale”, che dice così:

IL CARNEVALE (1931)

Poveri giorni del Carnevale – morìto male senza danzare. – Queste ragazze son mezze pazze – se i giovanotti non le fanno divertire – e la causa della moneta non torna più. – Se non potremo andare scarnevalando – staremo in casa a raccontar novelle. – Così le scarpe non si sciuperanno – a strascicare forte forte – per ballare sulle pianelle. – Così non prenderai le rinfrescate – anche se loro vanno scollacciate. – Così le mamme non brontoleranno – con le figlie staranno – e noi gli canterem la cin cin cin. E la cin cin cin la ci rovina – filin, pulina la vuoi cantar – e la cocuzza ci rimpetuzza – filin pulin pulin; - e per canzonar le damigelle - coi cavalieri questi pensieri – le fan tremar – le ballerine coi ballerini – senza i quattrini non si posson divertir – tristo carnevale del ’31 – non ballerà quasi nessuno – perché in terra c’è la cin cin cin.

Sua figlia continua dicendo:

“ … molti dicevano a Nello che con le sue doti di suonatore e cantante sarebbe diventato celebre. Lo indirizzarono al maestro Cesarini, famoso compositore e pianista fiorentino autore di “Firenze sogna” che dopo averlo ascoltato gli diede buone speranze, ma le speranze costarono troppo care , e dopo aver speso i miseri risparmi per poche lezioni decise di ritornare in famiglia, che si era trasferita a Crespino del Lamone …”.

A carnevale e nelle serate danzanti Nello era sempre più ricercato e applaudito. Ora lo chiamavano “il tenore” e dove c’era lui si creava allegria. Le donne se lo contendevano ma lui si innamorò di Rosina e la sposò il 23 aprile 1936. Nel 1940 nacque la sua primogenita e fu chiamata Miranda.

Nel 1944, con l’arrivo degli Alleati, ricominciò la vita e Nello riprese a cantare i suoi stornelli:

“ … i soldati inglesi avevano viveri, soldi e una gran voglia di divertirsi e portavano Gabbanino sempre con loro, e gli riempivano il tascapane di roba da mangiare … nel 1949 nacque Milena, bella come una bambola. Anche la figlia Miranda aveva passione per il canto e prese lezioni dal maestro Bentini i Faenza e dal maestro Sardi di Borgo S.Lorenzo. Poi emigrò in Svizzera.

Nel settembre del 1977 Gabbanino fu investito da un’auto a Borgo S.Lorenzo, a pochi passi da casa, e dopo 40 giorni morì. Aveva solo 65 anni. Dopo più di trent’anni il suo ricordo era ancora vivo nella gente e: “ … questo aveva stupito sua figlia Miranda che, tornata dalla Svizzera, aveva ricominciato a cantare nelle piazze del Mugello e nelle feste folcloristiche le canzoni di Gabbanino, per non dimenticare il padre, l’uomo che aveva tanto amato”.

Gabbanino "in azione" durante una serata

Nello Sartoni è stato ricordato nell’Ottobre del GEM (gruppo escursionistico marradese) al rifugio di Coloreto, e la figlia Miranda ha cantato le ballate di suo padre accompagnata dal chitarrista Antonio Rocca e da alcuni componenti dei Maggiaioli di Povlò.

Nelle serate di Gabbanino le ballate più richieste erano queste: Il Carnevale (1931), la Canzone di Calistro (1933), La pentola bolle (1934), La Nella di Razzolo, La volpe di Sàntola, Il toro di Massalto. A proposito del Toro di Massalto Gabbanino diceva che: “Questa non è una semplice novella, ma la narrazione di una vicenda realmente accaduta ai Razzolesi, che insieme a me furono sorpresi da un toro infuriato, nei pressi di Acqua Buona …”.

IL TORO DI MASSALTO

· Amici cari se mi ascolterete – la verità vi fò toccar con mano – raccapricciante quanto voi sapete – de’ Razzolesi un fatto molto strano.

· Una bella squadra organizzata – di giovanotti fà una girata – per divertirsi con l’organino – il suonatore è Gabbanino – era Canozza l’uomo più retto – e l’organino portava Giorgetto – il suonatore ha un piede zoppo – poi sentirete cammina anche troppo.

· Tutti eleganti fecero partenza – la passeggiata si iniziò discreta – in quella strada in piena conoscenza – diretti se ne andarono a Moscheta.

· Si divertirono tutta la sera – con le ragazze discrete che c’era – nei casolari e nella foresta – la sera tardi a gamba lesta – per ritornare all’abitazione – or sentirete che confusione – a Rifredo e al Barco fecero sosta – poi nuovamente fecer ribotta – verso le due di notte decisero di partire – finite le ribotte comincia il gran soffrire.

Badia di Moscheta

· Mezzi assonnanti, un po’ bevuti e stanchi – chi bestemmiava e chi cantava in coro – eran vestiti in pantaloni bianchi – sbagliando strada incontrarono un toro – quella bestiaccia vedeva bianco – si incamminò per raggiungere il branco – muggiva forte come una iena – or sentirete la brutta scena – col manto grigio color del lupo – la sera tardi col cielo cupo – i giovanotti in quel momento – dissero siamo in un brutto cimento.

· A un tratto lo sentirono soffiare – un istrice pareva scatenato – non è più tempo di star qui a pensare – a pochi metri si era avvicinato – e Stroncapali disse a Giorgetto – fagli sentire un po’ l’organetto – siamo colpiti dalle sventure – forse potrebbe aver paura – quando lo videro a pochi passi – dall’organino suonavano i bassi – gettato a terra suona la voce – il toro si fece ancor più feroce – sentendo far quei versi e i panni biancheggiar – il toro si credeva le vacche di afferrar – il suonatore a un piede ammalato – gettava il male e camminava forte – vedendo l’organino abbandonato – lo riprendeva rischiando la morte – senza bullette che scivoloni – si arrampicarono tutti carponi – fra paticelli e caspe di faggio – si eran persi ormai di coraggio – disorientati tutti smarriti - dalla paura trasfigurati – senza stanchezza senza più sonno – quando più insieme si ritrovarono – si guardarono fra di loro dicendo come va – siam liberi dal toro ci voleva ammazzar.

· Giovanotti che vi piace andare sulle montagne a far le passeggiate – state attenti la strada a non sbagliare – per non aver dei tori le imboscate.

· E Stroncapali voleva andare – dal Maresciallo a denunciare – il contadino di quel toraccio- ma poi ripensano è un affaraccio – siam dipendenti da quel padrone – ci compromette le condizioni – diamogli un taglio in questi momenti – un’altra volta staremo più attenti.

· Del toro di Massalto il fatto sta così – nei prati di Acqua Buona credevan di morir.

Nella ha ricevuto l’invito per andare a una festicciola a Razzuolo, ma suo marito non ne ha voglia. Allora lei aspetta che si sia addormentato e poi …

Razzuolo negli anni Trenta


LA NELLA DI RAZZOLO

· In un paesino del Mugello – quando decisero di ballare – successe n fatto assai bello – che ora vi voglio narrare – di una elegante signora – che tutti rincuora vederla danzar.

· Dobbiamo andare anche noi – disse una sera al marito – ci hanno mandato l’invito – e ora ci stanno ad aspettar.

· Ma lui rispose alla lesta – con occhio rude e sospetto – cosa svanita sia questa – stasera si va proprio a letto.

· Lei per finire la scena – prepara la cena e a letto se ne va –quando il marito si accuccia – sotto le bianche lenzuola – lei se lo rincantuccia – lo accarezza e consola – e lui si trova addormentato – senza pensare a niente – sentite l’esercente – ora cosa gli fà.

· Appena lo sente russare – lei dice è giunto il momento – piano la fa scivolare – i piedi sul pavimento – e dopo il manto si allaccia – si incipria la faccia – con grande attenzion- poi lentamente cammina – scende quattro scalini – e giunta giù in cucina – si mette gli scarpini – e dopo lascia la casa – in quella notte nera – arrivederci Carnera – questo saluto gli fa.

· Appena giunse in salone – da tutti fu applaudita – c’erano molte persone – uno a ballare l’invita – gli altri che stanno in disparte – capaci nell’arte cominciano a dir – quanto ci vuoi giocare – da letto è scappata – or ci vogliamo andare – a far la serenata – e dette queste parole – partirono alla lesta – a sotto la finestra – cominciano a cantar.

· Giacinto devi scusarci – se questa storia è noiosa – siam venuti per dirti che – ti è scappata la sposa – allora Giacinto si sveglia – chiamando la Nella – comincia a frugar – e dopo vane ricerche guarda sotto al letto – in mezzo alle coperte e dentro il gabinetto – questa è curiosa davvero – dice tutto stizzito – il povero marito – si incominciava a vestir.

· Sia maledetta la donna – diceva tutto arrabbiato – questa è una vera vergogna – da tutti son criticato – poi con Pietrino discorre – cercando Bacchiorre – la fece chiamar – questa è una vera sorpresa – quando si sente invitare – appena le scale fu scesa c’era il marito ad aspettare- e lei gli fece impressione – quello che in mano teneva – era un grosso bastone – e su lei lo voleva provar.

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