Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

martedì 23 agosto 2011

19 agosto La notte delle streghe

Strega suprema surgit

La "notte delle streghe" è una festa in maschera che da una decina di anni si tiene a Marradi, d'agosto. Richiama alcune migliaia di persone, per la maggior parte vestite a tema, coinvolte in una rappresentazione fantasiosa e simbolica che culmina a mezzanotte, con il rogo della strega sul fiume Lamone. Qui di seguito c'è il racconto della festa fatto con le immagini.


  • I PREPARATIVI














Il paese entra in fibrillazione già nel pomeriggio.  I negozi vengono addobbati come si deve.


Le bancarelle delle streghe cominciano a vendere erbe, amuleti, gingilli e ninnoli ...














Il paese si trasforma. Questo qui a sinistra è l'ingresso al Vicolo della Torre trasformato per l'occasione. A destra, la scala del Suffragio allestita come palcoscenico.


  • COMINCIA LA FESTA












 Il bel colpo d'occhio del centro del paese mentre la festa è in pieno svolgimento.


Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire










  • LA CONCLUSIONE












La strega ormai è in gabbia.
A mezzanotte la strega viene messa al rogo sul greto del Lamone.






mercoledì 17 agosto 2011

Un ferragosto marradese

molto mosc(i)...o
di Antonio Moffa

"Le vacanze sono la vendemmia del diavolo e, per evitare tentazioni, non si deve baciare alcuna donna, nemmeno la propria mamma”. Nello scorso secolo questa posizione intransigente, attribuita a don Bosco, fondatore dei Salesiani, veniva ricordata spesso  nei seminari vescovili e conventuali.
Nei correnti giorni di mezz’agosto i desideri crescono per il solleone e l’influsso delle stelle cadenti. La voglia dei sensi ci coglie dal risveglio fino alle ore antelucane del ritorno a letto e don Bosco ci appare troppo lontano per temere i suoi ammonimenti.
Nel cuore del mese di agosto a Marradi si percepisce molto di più un’atmosfera di “Canzone di Bacco” (Lorenzo il Magnifico):

Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.…

La Graticola d’oro ha fatto il pieno e per una decina di giorni il centro di Marradi sembra il quartiere centrale di una metropoli. C’è perfino un gran traffico: nella strettoia della chiesa madre si possono contare file di una decina di auto per ogni senso di marcia!
Marradesi lontani tornano in questi giorni per rivedersi e scambiare con i residenti tante “solite” novità e pettegolezzi riservatissimi come segreti di Pulcinella: - mi raccomando non dirlo a nessuno, io non ti ho detto nulla e non so nulla- .
Per le strade ci sono fresche ragazze in hot pants e belle signore piene di voglie malcelate. Molte di loro consumano morbosamente gelati e aperitivi, accavallando gambe abbronzate sulle sedie di piazza Scalelle. Alcune sono straniere e ciò accresce nei maschi la voglia di provarci.
Di giorno s’incontrano i soliti amici e persone riviste dopo mesi o anni: quattro frasi incrociate, i soliti convenevoli e via si va all’altro bar o nel negozio accanto.

Piazza Scalelle

La sera anche i meno giovani escono dopo cena per una birra o un gelato, ma è una lotta, non per l’affollamento al banco: Marradi ha una densità di bar e ristoranti molto alta e potrebbe fronteggiare ben più numerosa clientela.
La lotta è contro nuvole di moscerini che proprio in questi giorni finali di solleone hanno invaso il centro abitato.
Di notte su alcuni tratti di marciapiede i moscerini morti coprono completamente la pavimentazione e quelli ancora vivi anneriscono il muro intorno ai lampioni; i volatili dispettosamente cadono nel bicchiere di birra, sul cono del gelato e fra le labbra del malcapitato degustatore serale. Forse anche un bacio rubato su per la scala del palazzo Cannone ha il sapore di un moscerino schiacciato.

Il fenomeno è eccezionale, ma non unico: abbiamo anche la zanzara tigre che, toma toma e bassa bassa, punge i nostri arti inferiori e pure quelli delle fresche  ragazze in hot pants e delle belle signore piene di voglie malcelate e di evidenti punti rossi su cosce e polpacci.


... le vacanze sono la vendemmia del diavolo ...
don Bosco

Don Giovanni Bosco un po’ di ragione ce l’aveva: l’estate è la vendemmia dei diabolici insetti dispettosi. Cosa ne sarà di noi quando, a settembre, arriverà la vendemmia dell’uva e i moscerini saranno riprodotti a miliardi dalle vinacce gettate nei campi?

mercoledì 10 agosto 2011

1799 - 1800 Arrivano i Francesi

Comincia il periodo napoleonico
anche a Marradi
di Claudio Mercatali



Gli anni 1799 e 1800 furono densi di avvenimenti anche a Marradi, che si possono ricostruire con i documenti dell’ Archivio storico del Comune e con i bandi che venivano affissi ai muri, in giro per il paese. Nel marzo 1799 i Francesi occuparono Firenze e il Granduca lasciò la città. Si formò un Governo Provvisorio, accolto in modo tiepido dalla gente, perché Ferdinando III aveva governato bene e il popolo non gradì il cambiamento. Ebbe inizio una politica più libertaria, più moderna, con le idee rivoluzionarie che i Francesi portavano ovunque arrivassero.
Questa prima occupazione francese durò poco, e il Governo Provvisorio toscano fu veramente tale. Infatti dopo due mesi gli Austriaci reagirono e vinsero una decisiva battaglia a Cassano d’Adda e l’Armata francese in Italia si sfasciò. Si tornò al vecchio Governo Granducale. I bandi dell’Archivio storico di Marradi descrivono bene la Restaurazione:

  • 9 luglio 1799 da Firenze fanno sapere che c’è in giro un gran numero di soldati francesi sbandati e potrebbero esserci dei problemi di ordine pubblico.
  • 21 luglio si comunica ai marradesi che “le Maire”, ossia il Sindaco nominato dai francesi è decaduto e si formerà una nuova amministrazione, secondo la legge Granducale del 1774 vigente prima dell’invasione.
  • 23 luglio un bando rimette al proprio posto tutti i dipendenti del Comune e i funzionari granducali che erano stati cacciati dai Francesi.
  • 1  Agosto il bando qui accanto vieta di trattare male i francesi e i militi della Repubblica Cisalpina che si sono arresi.

La prima occupazione francese creò molto scontento fra la gente. Ecco qui sotto un manifesto sca­rabocchiato da un marradese fedele al Granduca che con un fumetto fa dire all’ immagine francese della Libertà seduta: “Star ritta io più non posso” (clicca sull'immagine per ingrandirla). Il Granduca colse bene questo stato d’animo popolare ma cercò in ogni modo di evitare le vendette. Il grande pregio dei Lorena era proprio la tolleranza. Poi a Marradi si fece il conto dei “danni di guerra”. Qui da noi non ci furono battaglie, ma secondo l’uso dell’ epoca i Comuni dovevano sostenere il costo delle truppe in transito.

 Marradi dovette spendere per alloggiare i “liberatori” francesi e, dopo due o tre mesi, anche per i “liberatori” al servizio del Granduca, che avevano cacciato i Francesi, come si vede nella fotografia qui di seguito. Il conto fu salato. Il capitano francese dei Dragoni, un certo Pellisson, presentò un conto di 450 lire, per le vettovaglie, le biade e il fieno per i cavalli. Con le “Truppe aretine”, cioè con i controrivoluzionari fedeli al Granduca andò peggio ancora e si spesero 848 lire.
Siccome le disgrazie non vengono quasi mai una alla volta, nell’estate 1799 scoppiò un’epidemia di afta epizootica, che è una malattia infettiva dei bovini e temibile anche per l’uomo. Così i marradesi, con pochi soldi e quasi in carestia arrivarono alla fine dell’anno.


 Il rendiconto delle spese sostenute 
dal Comune di Marradi

Per questo il macellaio Giovanni Bombardini si premurò di scrivere alle autorità per avere l’appalto della macellazione anche per l’anno successivo:

“Sig. Amministratore generale delle Tasse di macina e macelli, Giovanni del fu Paolo Bombardini, proventuario del sigillo delle carni nel sito del Comune di Scola di Marradi (S.Adriano) espone alla Signoria vostra come egli abbia sempre venduto buone carni e al più discreto prezzo, per la qual cosa fa reverente istanza perché gli sia concesso il sigillo delle carni anche per l’anno 1800".
Io Giovanni Bombardini, per non saper scrivere prego 
il sig. Francesco Pescetti (notaro) a sottoscrivere quanto sopra. 
21 ottobre 1799

Il cibo scarseggiava anche per i ricchi:
“Sig.. Vicario Regio, le accompagno la supplica di Domenico Ceccherini e d’altri di Marradi con la quale si domanda qualche provvedimento suo perché in codesto luogo è difficoltoso l’acquisto di generi di prima necessità anco con il denaro in mano…”                                          24 gennaio 1800

LE CAMPAGNE DI NAPOLEONE IN ITALIA
· Prima occupazione (marzo 1799) I Francesi occuparono la Toscana, e il granduca Ferdinando III lasciò Firenze. Napoleone era in Egitto, e approfittando della sua assenza, Austria, Turchia e Rus­sia si coalizzarono e i Francesi, guidati dal generale Moreau, il 27 aprile 1799 furono sconfitti a Cassano d’Adda.

· Seconda occupazione (anno1800) All’inizio dell’anno 1800 Napoleone tornò dall’Egitto e assunse poteri dittatoriali. Scese di nuovo in Italia e il 14 giugno a Marengo sconfisse duramente gli Austriaci, ricostituì la Repubblica Cisalpina e riconquistò Toscana e Piemonte.

Napoleone era bloccato in Egitto e la breve stagione dei sogni rivoluzionari in Italia pareva proprio finita. Quasi nessuno era disposto a scommettere sul ritorno dei Francesi. In quei giorni il signor Lodovico Fa­broni, presentò domanda per essere assunto:

“ … desidero far presente l’età, condizione, studi e capacità del sig. Lodovico Fabroni che con le annesse preci domanda un posto di Aiuto nella Cancelleria Comunitativa; e lei sa come, dopo l’invasione delle Truppe Francesi in Toscana, detto postulante abbia nutrito sentimenti di attaccamento al proprio Sovrano”. 
In attenzione di tali notizie mi confermo suddito vostro  
31 dicembre 1799

Però la storia andò diversamente. Nei primi mesi dell’anno 1800 Napoleone sfuggì al blocco navale inglese, tornò in Francia, discese in Italia con un nuovo esercito e inflisse agli Austriaci una sconfitta dura e definitiva a Marengo, in Piemonte. Dunque il Granduca fuggì di nuovo e tornarono i Francesi, che questa volta, presente Napoleone, avevano un altro pìglio. Chissà se Lodovico Fabroni riuscì a farsi assumere dopo aver scritto la sua lettera. I nuovi bandi, in francese e in italiano, hanno un linguaggio rivoluzionario e perentorio. I Marradesi, nell’anno 1800 lessero “liberté” ed “egalité” nei muri del paese (e dopo un po’ anche le immancabili richieste di soldi per mantenere le truppe francesi). Poi piano piano tornò la normalità. Era cominciato il periodo napoleonico e il Granducato di Toscana cambiò nome in Regno d’ Etruria.


Da Firenze arrivò l’avviso che c’erano in giro dei soldi falsi:
“E’ pervenuta notizia che circolino monete da un Paolo false. Si rende necessario che i Cassieri, senza mettere il pubblico in diffidenza verso le monete vere, stiano oculati a non ricevere in paga­mento dette monete …”.        5 maggio 1800


Due manifesti affissi 
dai Francesi a Marradi


Da Modigliana arrivò un conticino da pagare in contanti al camarlingo (cioè all’esattore):
“La Comunità di Marradi deve a questa Comunità (Modigliana) la somma di lire 5 e 14 a rimborso di vitto e medicine somministrati nel carcere di questo tribunale a Francesco Cappelli di Popolano onde per cui sua Eccellenza si compiaccia di far avere detta somma nelle mani di questo Camarlingo comunitativo”.
Dal Comune di Modigliana 15 agosto 1800

Arrivò il nuovo maestro:
“…Mi è pervenuta oggi 3 settembre l’umanissima lettera del Magistrato di Marradi con la quale si compiace di comunicarmi la delibera con la quale si degna di eleggermi alla vacante condotta di Belle Lettere. Nell’atto adunque di accettare ben volentieri la detta carica dichiaro che mi presterò con attenzione e zelo alla carica a vantaggio di tutta la gioventù”.
Con il più ossequioso rispetto, 3 settembre 1800 Giovanni Sartoni

Arrivò anche il nuovo medico condotto:
“Venuto nella risoluzione di avanzare la mia istanza al Magistrato di Marradi per la Condotta di medico in questa Terra, invio a questa Commissione alcuni attestati e il diploma. Mi riservo di trasmettere il numero di matricola del Collegio Medico di Firenze".  
5 ottobre 1800    Con il dovuto ossequio dott. Antonio Lelli

Non era semplice fare il medico condotto a Marradi e il dott. Lelli ben presto se ne accorse:
“Sono venuto nel capo di dovermi ritirare, con mio sommo rincrescimento, dalla concorrenza a codesta condotta di medico. I vantaggi che ho ritrovato altrove mi ci hanno portato. Io vado medico in altro luogo con la provvigione di lire 100 al mese, senza l’obbligo del cavallo, con distretto limitato, senza altro medico e con la speranza di non pochi altri incentivi, perché la campagna è ricca. Queste ragioni spero mi garantiranno presso di Voi dalla taccia di uomo instabile, che d'altronde poteva essermi data. Vi prego di leggere questa mia lettera alla Generale Adunanza".                
17 piovoso  (9 febbraio) 1801 dottor Antonio Lelli

Le date in calce ai bandi e a volte anche ai documenti sono un po’ strane, perché nel calendario francese, riformato ai tempi della Rivoluzione, era stato cambiato il nome ai mesi. Chissà che effetto avranno fatto queste novità ai marradesi di allora.

Il Calendario della Rivoluzione (adottato al posto del Gregoriano)

Autunno Vendemmiaio, Brumaio, Frimaio
Inverno Nevoso, Piovoso, Ventoso
 Primavera Germile, Fiorile, Pratile
Estate Messidoro, Termidoro, Fruttidoro
L’anno cominciava all’equinozio d’autunno, il giorno 1 vendemmiaio
(22 settembre). Gli ultimi 5 giorni, dopo il 30 fruttidoro
(16 settembre) erano i cosiddetti sanculottidi, dedicati:
1 alla virtù, 2 al genio, 3 al lavoro, 4 all’opinione, 5 alla ricompensa.
Il giorno in più del anno bisestile era per la Rivoluzione.

Negli anni 1799 - 1800 la gente aveva subìto la carestia e all’inizio del 1801 finalmente stava meglio. Perciò il Magistrato di Marradi (cioè il “sindaco”) chiese al Vescovo di Faenza di esentare la popolazione dal digiuno quaresimale visto che negli anni precedenti si era digiunato abbastanza. Il vescovo rispose:

“Persuaso del quaresimale indulto per uova, latticini e carni di ogni genere, come suol farsi uso nel corso dell’anno, ne ho avanzate le mie più fervide istanze al Santo Padre per ottenerlo. Qualora dal Medesimo l’avrò ottenuto, lo distenderò alla popolazione di Marradi e così mi compiacerò di coo­perare al vantaggio di codesta porzione della mia Diocesi, che me ne fa istanza”.
12 febbraio 1801    Il Vescovo di Faenza a Giovanni Evangelista Pratesi, Magistrato di Marradi

Così, con un po’ più di libertà e con molto pane in meno finì il Settecento a Marradi.


Fonti Archivio preunitario, filza 571 doc.12, 21, 23, 44, 53, 57, 155, 196, 228, 241, 260, 297, 322, 327, 359, 385 e altro. Si ringrazia il sig. Francesco Cappelli per i consigli dati.

mercoledì 3 agosto 2011

Storia di un dipinto del Trecento

La madonna della chiesa 
di Crespino
di Livietta Galeotti Pedulli


La Madonna di Crespino 
e l'interno della chiesa

Questo scritto contiene il testo della conferenza tenuta a Crespino, nella chiesa abbaziale di S.Maria Nascente, sabato 11 settembre 2010, festa patronale della Natività della Beata Vergine Maria ... e vuole essere un suggerimento di lettura della Madonna crespinese, in omaggio ai suoi fedeli e al loro parroco, don Bruno Malavolti il quale, sotto l'alto patronato della Fede, protegge e assicura per il tempo a venire il patrimonio artistico che la Storia gli ha affidato.

Vi sono luoghi creati dagli uomini che nel trascorrere dei secoli, e nonostante le trasformazioni e le ferite inferte dal tempo e dagli eventi, riescono sorprendentemente a conservare qualcosa del primitivo incanto: una luce, un silenzio, un'armonia nascosta che non vanno mai perdute del tutto. Uno di questi luoghi è la piccola chiesa di Santa Maria Nascente a Crespino. Appena defilata dalla strada statale per Firenze, accerchiata dai segni e dai rumori della modernità, si offre allo sguardo del visitatore sul lato destro di una piazzetta, tra modeste case del secolo scorso; di fronte, la canonica col suo balcone sempre fiorito e lo stemma vallombrosano sopra la porta laterale; sullo sfondo il bel verde boscoso dei monti vicinissimi. L'interno, semplice, raccolto, (soffitto a capriate e rustica pavimentazione a lastre di pietra grigia) denuncia in certe incongruenze architettoniche una storia di adattamenti e rifacimenti legati alle vicende della comunità per la quale questa chiesa era il centro privilegiato dello spirito.

Nella modesta dimensione dell'insieme, al termine dei muri perimetrali di destra e di sinistra, quasi inaspettatamente si aprono gli spazi ove ora sono collocati due grandi altari, del tutto simili fra loro, in pietra forte scolpita: imponenti per altezza, eleganti e severi, con pilastri che sorreggono un' architrave sormontata da un timpano spezzato.
Sull'altare di sinistra si può leggere l'iscrizione MDIIIIC (1596), che permette di assegnarli all'epoca in cui l'antico monastero di Crespino, esistente già dall'undicesimo secolo, godette di un fecondo periodo di rinascita.






Questo è uno dei " due grandi altari ... eleganti e severi, con pilastri che sorreggono un' architrave sormontata da un timpano spezzato ..."

Ma è sull'altare laterale di destra che vogliamo concentrare la nostra attenzione. Qui infatti, al di sopra della mensa, ci appare una tavola pittorica cuspidata di grandi dimensioni, alta più di due metri e larga più di uno; la maggior parte di essa, però, è ricoperta da una superficie piatta e vuota, ricavata nelle fredde linee della geometria: è il colore grigio del restauro, che ricopre la parte mancante della Trecentesca Madonna in trono col Bambino e due angeli. Straordinariamente vivi nella loro brillante policromia, i personaggi sopravvivono fino al busto; ai lati, scendono due fasce strettissime di pittura raffigurante la prosecuzione del trono; in basso resta il frammento con la base, il pavimento e l'iscrizione sullo zoccolo:

Anno dni MCCCXLII Dominus johs Ghetti de Rambrinis de Florentia abbas con. Sce Marie de Crespino fieri fecit hanc tabulam Restau (rata) vero anno dni MDIII (Nell'anno del Signore 1342 Giovanni Ghetti dei Rambrini, fiorentino, abate del convento di S.Maria di Crespino, fece fare questa tavola. Restaurata nell'anno del Signore 1503).


 Lo zoccolo con l'iscrizione


Conosciamo dunque l'anno di esecuzione del quadro, il nome dell' abate del monastero di Crespino che lo commissionò e finanche la data del primo restauro: notizie, tutte, di eccezionale importanza per la storia di un quadro. Manca, però, il nome di chi lo dipinse, come accade spesso per le opere giunte a noi dai secoli passati. A suggerire quel nome hanno pensato gli studiosi, che nel secolo scorso lo hanno esaminato, analizzato, confrontato, giungendo infine a sicura conclusione: si tratta di Jacopo del Casentino, pittore attivo in Toscana e principalmente a Firenze tra il 1320 e il 1350, secondo l'attribuzione suggerita prima verbalmente da Umberto Baldini a Clara Steinweg e poi pervenuta a Richard Offner, redattore del primo catalogo di Jacopo nel 1923 - 24 e infine universalmente accettata.


Ma chi, come e quando è avvenuto lo scempio che ci ha privato per sempre della visione completa di quest' opera? E dove sono finiti i resti, se sono sopravvissuti alla stolta amputazione del taglio? E' ragionevole supporre, infatti, che la tavola fosse la parte centrale di un grande polittico destinato all'altare maggiore: al centro la Madonna in trono, ai lati, presumibilmente, due pannelli con figure di santi. In un inventario datato 1591 conservato nell'Archivio di Stato di Firenze sono indicate a Crespino"tre tavole con pitture vecchie sopra la credenza" forse della sacrestia. Erano quelle i pannelli laterali? Non siamo in grado di rispondere a questa domanda. Nessun documento fa luce sulla storia di quest' opera fino all'anno 1908, quando la vide e la descrisse dettagliatamente il funzionario della Sovrintendenza Guido Carocci, persona molto scrupolosa e perspicace. Dopo aver affermato che il quadro è "posto sopra l'altare laterale detto della Madonna del Rosario", aggiunge: "vi è memoria che il detto quadro era sul medesimo altare anche nel 1718. In epoca antecedente a questa data è stato nel lato superiore e nei due laterali coperto da una striscia di tela sulla quale sono dipinti in distinti specchietti i 15 Misteri del Rosario ... tra il 1718 e il 1731 è stato tagliato nella parte inferiore facendovi un vacuo a forma di tabernacolino ... ad epoca assai meno remota il vacuo è stato ingrandito per incollarvi una nicchia di legno che vi si trova tuttora".


Il dipinto tagliato


Nel 1962 divenne parroco di Crespino don Bruno Malavolti, che tuttora regge la parrocchia. Secondo la sua testimonianza, al momento del suo arrivo il quadro non era più sull'altare laterale destro, ma si trovava in sacrestia. Forse vi era stato riposto per proteggerlo dai rischi della guerra. Nessuna traccia dei pannelli laterali né della striscia con i 15 Misteri del Rosario, né della nicchia di legno osservati dal Carocci. Il quadro, nelle parti sopravvissute al taglio, si presentava gravemente danneggiato, segnato da numerose perdite di colore e alterato dalla sporcizia accumulata nel tempo.

Fu cura di don Bruno farlo uscire da quell' abbandono insistendo con ogni mezzo per ottenere il restauro dalla Soprintendenza dei Beni Artistici e Storici di Firenze.


Un particolare dell'elegante vestito della Madonna e un particolare del Bambino



Fonte La tavola frammentaria di Jacopo del Casentino, Chiesa abbaziale di Santa Maria Nascente, Crespino del Lamone, Marradi (FI) edito dalla tipografia Fabbri a cura del Comitato pro Crespino.