Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

domenica 9 ottobre 2011

Al Sol misuro i passi

La passione di costruire meridiane
di Francesco Catani



La meridiana della corte dell'Abbazia
di Badia della valle, Lutirano




Correva l’anno del Signore MCMXCIV (1994) ed era il dì domenica 3 luglio alle ore 16 (ora solare vera del luogo) ovvero le ore 17 e 26 dell’ora civile estiva, quando dalla facciata sud di Vossémole cadde il drappo … la mia prima meridiana, fresca e pulita, si fece ammirare da quaranta amici invitati per l’occasione. Non poteva mancare il buon don Pio Pagani di Baffadi, prete intenditore di orologi solari, che elogiò l’opera del suo allievo e con “pio” gesto … la benedì. Questa, la cronaca.


La prima meridiana fatta dal veterinario Francesco
Catani



Ma quali, mi chiedo, sono le motivazioni profonde che mi spingono alla costruzione di nuovi orologi, instancabilmente? Cerco di analizzarmi in maniera semplice anche se tutti sappiamo che è molto difficile entrare nel “guazzabuglio” dello spirito umano, il proprio non escluso. Sempre, fin da ragazzo, i concetti di “infinito” ed “eterno” mi hanno inferto terrore perché incapace di comprenderli. Ma che dico, comprenderli? E’ una contraddizione in termini! L’uomo, essere razionale, ma finito, allora ha ridimensionato i concetti, li ha resi “comprensibili” sostituendo i sostantivi con le parole SPAZIO e TEMPO. Addirittura gli studiosi di fisica hanno semplificato il problema con una semplice equazione: SPAZIO = VELOCITA’ X TEMPO da cui si ricava che il tempo è lo spazio diviso per la velocità di chi lo percorre.
 

Bella scoperta, mi direte voi, ma io vi rispondo con una domanda: ma che cos’è il tempo? Già S.Agostino diceva: “Se nessuno me lo domanda io lo so, ma quando devo spiegarlo a chi me lo domanda non lo so più” e ancora oggi, nonostante l’evoluzione del sapere umano nulla si sa sulla natura del tempo. L’uomo può solo contare gli intervalli, confrontarli fra loro, ed anch’io lo faccio e nel farlo mi diverto. E’ certo ben piccola cosa creare con uno stilo il filo di un’ombra fuggente … ma in questa piccola cosa, per chi sa vederla, c’è l’immagine del cosmo; è infatti realizzabile se si ha il concetto del sistema solare, della sfera celeste, dell’eclittica, dell’equatore celeste, del moto dei pianeti, degli astri ecc. Anche Dante stesso ebbe a dire in una sua memorabile terzina:

Lo Ministro maggior della natura / che col valor del ciel lo mondo imprenta / e col suo lume il tempo ne misura

Terzina che ho riportato nell’orologio solare che ho recentemente costruito nella corte dell’abbazia di san Giovanni Battista in Acereto, fondata nel 1053 da san Pier Damiano. 


 








A sinistra: la meridiana di palazzo Torriani, a Marradi
A destra: nella villa di Galliana


Il tempo                              Casa Baldassarri (Case Nuove) Marradi

Non bisogna dimenticare che l’etimo di questa parola ha la radice del verbo greco “temno”, taglio, divido e del derivato latino “tempero” di analogo significato. Il tempo non può essere rilevato da nessun organo di senso, ancorchè i suoi effetti siano oltremodo a tutti noti. Allora mi sono rivolto ai sapienti e in una enciclopedia ho trovato scritto: “il tempo è un’entità fisica reale identificabile col fluire degli stati cosmici, delle vicende umane e naturali: ma può essere percepita soggettivamente solo se la si ricollega all’idea di una successione a carattere evolutivo, ininterrotto e irreversibile”.
Ma questa definizione è molto criticabile. Per esempio: anche senza le vicende umane il tempo avrebbe fluito ugualmente; prima della comparsa dell’uomo il tempo non fluiva forse? E allora parliamo di cose meno serie. Se proviamo ad appioppare al tempo qualche aggettivo può venir fuori che esiste un tempo solare, medio, siderale, reale, libero, perduto, acquistato, passato, presente e futuro. Se poi lo corrediamo con un verbo il concetto si amplia oltremodo. C’è chi passa il tempo, chi lo spreca e chi lo ammazza addirittura. C’è un tempo per mietere e uno per seminare. C’è sempre qualcuno o qualcosa che viene dalla notte dei tempi o che lascia il tempo che trova.

                                    Al Podere  
I Pianacci, 
Gamberaldi
 

C’è chi fa il buono e il cattivo tempo, che per altri invece può essere bello o brutto. Per alcuni il tempo è solo denaro e quindi passano tutto il loro tempo ad accumularne, ma poi non resta loro quello per spenderlo. Il denaro è come il letame che si deve accumulare solo per spanderlo poi. Nel caso contrario è dannoso. C’è chi è tanto indaffarato che non ha nemmeno il tempo per respirare; c’è infine chi ha tempo e aspetta tempo, ma secondo i saggi non dovrebbe farlo. E c’è chi, come me, lo passa misurandolo secondo il moto apparente del Sole e nel farlo si diverte un mondo.



Le ore
Mi diverto a scandire le ore: quelle che tutti conosciamo, cioè quelle cosiddette moderne, europee o francesi. Ma una volta c’erano le inuguali, le babiloniche, le ebraiche, le canoniche e le italiche da campanile e … chi più ne ha più ne metta. Molti anni orsono andavano molto di moda le straordinarie, ora un po’ meno, perché anche se le fai non te le pagano, dandoti in cambio quelle di recupero: i giovani e anche i giovanissimi, specie il sabato sera, fanno le ore piccole con l’innovazione di farle quando escono … facendo passare dei brutti quarti d’ora a chi a casa li aspetta e, purtroppo, a volte invano. C’è chi si sveglia di buon’ora, ma assonnato, soprattutto se si è coricato a tarda ora, manda volentieri alla mal’ora lo scocciatore di turno. C’è chi ha le ore contate e per fortuna non lo sa. In molte meridiane c’è scritto: “Omnes feriunt, ultima necat” (tutte feriscono, l’ultima uccide) in barba all’ottimismo. Ma per fortuna, dopo le tempestose ore meteorologiche e dell’anima, c’è sempre quella del pastore. C’è infine quella:

“… che volge il desio / ai navicanti e ‘ntenerisce il core” Pur. VIII, 1

Dante non precisa di quale ora si tratta, e rimane molto nel vago. Il sommo Poeta invece nel verso successivo asserisce senza ombra di dubbio che i “navicanti” hanno il cuore “inteneribile”, cioè duro. Ma non certo come il bianco marmo di Carrara dell’orologio equatoriale che superbo piazzai a cavaliere del poggio dell’Eremo di Gamogna (riferimento spaziale) e sempre a cavaliere fra il secondo e il terzo millennio (riferimento temporale).
 
La meridiana dell'eremo di Gamogna  Solis cursum notans hominum vitam tempero (segnando il corso del sole regolo la vita degli uomini)


La mia meridiana preferita
La meridiana che mi sta più a cuore è questa, perché sono riuscito a coniugare la mia prima ed ancora ardente passione, cioè la caccia, e la gnomonica. Perché in francese? In Italia la specie Caprèolus è scomparsa da molti secoli, mentre in Francia il capriolo è sempre stato presente: la sua caccia ha raggiunto una notevole specializzazione e naturalmente si è andata sviluppando pure la relativa dottrina. In Italia invece siamo solo all’inizio, siamo ancora tutti allo stato barbarico, Istituzioni comprese. Nella meridiana ho cercato di creare l’immagine, volutamente ingenua, del mio ambiente, dei miei monti. In alto a destra è rappresentata l’alba ed il Sole è in chiaro giallo, quasi bianco (per chi guarda a nord il Sole sorge a destra e tramonta a sinistra) mentre in basso si vede il Sole realisticamente rosso del tramonto. Lo scritto si commenta da sé. Il quadrante è piazzato naturalmente sopra la porta della mia stanza museo, stipata di trofei e di libri relativi all’ars venandi ed alla gnomonica.


La meridiana della casa di caccia a Vossémole. L'approche au lever (la cerca all'alba) L'affût au coucher (la posta al tramonto) sont le plaisir de ma chasse (sono il piacere della mia caccia)




Vossémole, 23 settembre 2011 (equinozio d’autunno)




LE MERIDIANE DI MARRADI


















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se le vuoi ingrandire

Dall'alto a sinistra, 
a scendere: 

Al Ponte di Collecchio (Cà di Cencino), alla Badia del Borgo su un muro e sull'architrave di una finestra, alla villa di Beccugiano, agli Archiroli (Fonte della Vasca), alla Presia accanto a una finestra, nella facciata laterale di palazzo Torriani, sulla facciata a retro della Villa Ersilia.

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