Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

martedì 24 gennaio 2012

La rivolta per il pane

I tumulti di Marradi
il 2- 3 febbraio 1915
di Claudio Mercatali



Il 28 luglio 1914 scoppiò la Prima Guerra mondiale. L'Italia rimase neutrale fino al 24 maggio 1915 ma risentì subito degli effetti del conflitto, perché la Germania, impegnata nella guerra, espulse i nostri emigranti, che dovettero far fagotto in poco tempo.
Questa fu la sorte di centinaia di marradesi, che ritornarono qui in paese, disoccupati e senza un soldo.
Nei primi mesi del 1915 il comune era in crisi ed era stato commissariato. E' grave che un paese non sappia esprimere un' amministrazione in momenti come questo, ma allora le cose andarono così. Il Commissario di governo, un certo dott. Soldati, si trovò quindi da solo a fronteggiare una situazione di profondo disagio sociale e il malcontento non tardò a manifestarsi violentemente. Ecco come racconta i fatti il giornalista del Messaggero del Mugello.

NOTA: Per leggere devi ingrandire. Clicca sulle immagini e, a seconda del computer che hai:
1) Lo schermo diventa bianco e l'immagine appare da sola. Clicca sopra e si ingrandirà
2) Lo schermo diventa scuro e se clicchi con il tasto destro compare il menu con la voce "visualizza immagine" o una piccola scritta bianca in basso (show original). Clicca lì sopra.



  









 Il giornalista dice: " ... giova però studiare le cause del vero disagio e provvedervi seriamente se non si vuol dare ragione ai molti, pretesto a qualcuno, di dimostrazioni che facilmente possono degenerare in sommosse."

E allora diamogli retta. Ecco qui sotto il telegramma, scritto dal Commissario di governo, il dott Soldati e spedito al Prefetto, cui fece seguito un verbale dettagliato, che è qui accanto, su quanto accaduto.



 




In fondo alla lettera il Commissario disse che la protesta non si era esaurita e prevedeva il suo ripetersi il giorno seguente.

Questo fatto destò vivo allarme a Firenze e il Prefetto predispose l'invio di un drappello di soldati per dar manforte ai dieci Carabinieri mandati a Marradi, nel caso che ce ne fosse stato bisogno.

Comunicazione del Prefetto " ... invio costà maggior numero Carabinieri, richiesta truppa, raccomando massima energia ..."



 Il Commissario dott. Soldati aveva visto giusto e infatti il 3 febbraio ci furono altri disordini, che furono repressi. Però il Comune intervenne per calmierare il prezzo del pane, con un contributo ricavato dalle magre casse dell' Amministrazione. Nei giorni seguenti la fase acuta della protesta passò ma il malessere rimase evidente e si manifestò di nuovo ai primi di marzo.

In quei giorni, per una dirotta pioggia, una frana interruppe la strada a Filetto e 100 disoccupati cercarono di imporre al Commissario la loro assunzione temporanea per i lavori.
L'atteggiamento era minaccioso e Soldati scrisse di nuovo al Prefetto il telegramma qui sotto.


Si intavolarono delle trattative e alla fine si convenne di assumere 60 braccianti per il tempo necessario al ripristino della via.

 Qui a sinistra:    
1 marzo Al Prefetto:
... stamane un centinaio di operai disoccupati ... nessun incidente ...


 
A destra:   2 marzo: ... informo Vossignoria che stamane è finito regolarmente il lavoro strada provinciale Filetto con l'assunzione di circa 60 operai ...

 A metà maggio il nuovo consiglio comunale elesse sindaco Palmerino Mercatali, un socialista dai modi semplici, impegnato in tante iniziative di solidarietà, che rimase in carica diversi anni. Così il commissario Soldati finì il suo mandato e se ne andò, forse con un certo sollievo.
Era scoppiata la Prima Guerra Mondiale e tutti gli uomini validi vennero spediti al fronte. Il paese per forza di cose si acquietò ...


Fonti: Archivio storico del Comune. Si ringrazia il sig. Mario Catani per l'indispensabile aiuto dato.

Che conseguenze ci furono per gli arrestati? La passarono liscia? Leggete l'articolo pubblicato il 12 marzo 2012.

giovedì 19 gennaio 2012

E voi cosa dite che sia?

Un oggetto non identificato fotografato
nel cielo di Gamogna
di Marco Cappelli




La sorpresa o l'emozione per un fatto che ci è capitato si conservano bene e senza sforzo. Invece le cose che ci coinvolgono di meno ce le dimentichiamo subito o non ce le ricordiamo se non ne prendiamo nota. Ecco la descrizione di un evento singolare, che ha lasciato un vivo ricordo in chi lo ha vissuto (Marco Cappelli) anche se è passato un anno e mezzo:

Sono circa le 16,30 del 2 giugno 2010, sto camminando su un crinale alla quota di circa 1000 metri a sud dell’antico eremo di Gamogna e lo vedo ad una distanza, in linea d’aria, di circa 2,5 Km. E’ una bella giornata con qualche nuvola, ho il sole alle mie spalle, scatto con macchina fotografica digitale due foto in successione verso il paesaggio a nord, la prima normale, la seconda zumando verso la cima dei monti.
Passati alcuni giorni riguardo al pc le foto e nella prima di queste vedo come una macchia nel cielo guardando meglio distinguo una forma strana, particolare, un’ellisse a cerchi concentrici di un blu sempre più scuro verso il centro con due specie di ali o scie laterali. Lo strano oggetto è posizionato non molto alto sopra il monte di Gamogna, al momento dello scatto non avevo visto nulla.
Invio la foto al CUN (Centro Ufologico Nazionale) e la risposta è stata la seguente: “l’oggetto incriminato risulta molto probabilmente essere estraneo al panorama, ossia risulta essere un’ anomalia senza profondità tipica di qualcosa di molto vicino all’obiettivo, se non addirittura un difetto tecnico del sensore, dovuto a riflesso o a sporco.” Chi ha esaminato la foto però non aveva queste informazioni:
L’immagine che ho scattato dopo 13 secondi zumando verso la stessa zona è perfettamente pulita, pertanto è da escludere che l’oggetto nel cielo sia causato da sporco sull’obiettivo.
la foto è stata fatta da una zona in ombra verso un paesaggio boschivo senza case con superfici vetrate o comunque superfici riflettenti, il sole in quel momento è alle mie spalle e non può causare riflessi; pertanto è da escludere che l’oggetto nel cielo sia prodotto da un riflesso.
Inoltre non può essere un uccello perché, considerando la velocità del diaframma (1/1600 di secondo) e la distanza che dovrebbe avere per apparire nella foto in quelle dimensioni, produrrebbe un’immagine molto più nitida. Resta la possibilità che si tratti di un oggetto di pochi millimetri che passa molto vicino all’obiettivo (5-20 cm) tanto da apparire sfuocato, a questo proposito ho fatto diverse prove fotografiche con insetti, oggetti in caduta libera, oggetti simili disegnati su supporti trasparenti, ma in nessun caso ho ottenuto un risultato soddisfacente.


In particolare tutti gli insetti dai coleotteri ai moscerini, quando sono in volo, hanno le ali poste ad angolo retto o quasi rispetto all’asse maggiore del corpo.

Clicca sulle foto se le vuoi ingrandire
Con queste informazioni ho inviato l’immagine a due studi fotografici. Il risultato del loro esame è stato lo stesso e, in sintesi, il seguente: la figura che appare nel cielo non può essere dovuta ad un difetto tecnico del sensore né può essere causata da riflesso o da sporco. Non sappiamo cosa sia!!.
Successivamente, analizzando meglio la foto, mi sono accorto di un particolare che farebbe escludere che l’oggetto misterioso sia un’immagine prodotta da oggetti vicini alla macchina fotografica.
Se si esegue un ingrandimento dell’ellisse alata che appare nel cielo si possono osservare, contro di essa, alcuni puntini, probabilmente uccelli in lontananza, che si trovano tra l’osservatore e l’oggetto fotografato. Gli stessi puntini si vedono nella foto scattata 13 secondi dopo, però spostati di una distanza compatibile con il tragitto percorribile da volatili nell’intervallo tra le due foto (vedi ricostruzione grafica).

Sopra: L'oggetto misterioso ingrandito, con tre puntini
A sinistra: I puntini (uccelli?) nella foto successiva sono spostati


 
Se le cose stessero così l’oggetto nel cielo si troverebbe ad una distanza di almeno tre chilometri dal punto di scatto ed avrebbe una lunghezza di almeno 50 metri.
Qui accanto ho riportato la sequenza degli spostamenti di un UFO filmato in Scandinavia che è della stessa tipologia dell’oggetto fotografato sopra Gamogna. Nel filmato si vede l’oggetto luminoso in lontananza, ma improvvisamene, senza uno spostamento visibile, appare molto più vicino viaggiando nello spazio in maniera per noi incomprensibile.
Scomponendo il filmato nei singoli fotogrammi si può osservare che l’oggetto luminoso si smaterializza dalla posizione lontana a) e si rimaterializza nella posizione d) molto più vicina all’osservatore.
Questo fenomeno si riscontra spesso negli avvistamenti di ufo ritenuti autentici.
Alcuni studiosi sostengono che si tratta di oggetti che viaggiano in una dimensione a noi sconosciuta e di loro percepiamo solo alcuni aspetti che ci appaiono incomprensibili. Per avvicinarci a questo concetto possiamo immaginare gli abitanti di un universo formato da due sole dimensioni, lunghezza e larghezza: un piano (un foglio, una lavagna).
Gli abitanti di un simile mondo di noi potrebbero vedere solo le ombre e le impronte ma non capirebbero né da dove vengono né come mai si formano perché nel loro mondo non c’è la terza dimensione, non esiste l’altezza. Allo stesso modo a noi apparirebbero del tutto inspiegabili le manifestazioni di esseri viventi di un universo con dimensioni diverse dal nostro.

In questa immagine, nella quale i colori della luce sono stati modificati, si vede un aspetto singolare della zona nera centrale che, più di una macchia scura, sembra un buco nel cielo al centro dell’ellisse.

Con queste considerazioni appare abbastanza singolare il parere espresso dal Centro Ufologico Nazionale secondo il quale un oggetto che non sembra appartenere al paesaggio terrestre non può essere interessante da un punto di vista extraterrestre.


Un UFO fotografato sopra le piramidi, notare le analogie con l’oggetto fotografato sopra Gamogna




venerdì 13 gennaio 2012

A Gamogna con la neve

Cronaca di un trekking
con le ciaspole
di Ermanno Cavina


La Badia del Borgo




Le ciaspole, più note come racchette da neve, permettono di camminare sul manto nevoso senza affondare e così si possono fare dei trekking altrimenti impossibili. Il prezzo da pagare è la fatica doppia rispetto a un trekking "all'asciutto" perché il cammino con due piatti legati sotto ai piedi non è certo riposante. Insomma non è tutto oro quello che luccica e per compiere dei percorsi come questo, di quasi dieci chilometri, ci vuole un lungo allenamento.
Però questo non è un problema per il gruppo di questa impresa, che è più o meno quello del trekking a Casetta di Tiara, raccontato in questo blog il 26 novembre 2011.
I sei walkers (camminatori) sono: Elmo Camporesi, Ermanno Cavina, Atanasio Kostis, Luciano Maurizi, Giovanni Perfetti, Antonio Vittori. La partenza è dalla Badia del Borgo, vicino a Marradi, che nel medioevo era un potente monastero al quale i marradesi  pagavano gabelle e tasse. Si va all'eremo di Gamogna e oltre, all' antico monastero degli  eremiti. I due conventi non erano in relazione fra loro, e i ricchi frati vallombrosani della Badia non avevano niente a che fare con gli scalcagnati frati di Gamogna, che seguivano la Regola di S.Damiano, vivendo in digiuno perenne e in povertà assoluta. Il percorso è indicato qui accanto e si svolge tutto fra i 500 e gli 800m di quota.



Sentiamo il racconto di Ermanno Cavina:

 
Alla metà di febbraio del 2011 siamo partiti da Imo il Borgo e abbiamo imboccato la strada classica per Gamogna, dal podere di Val Bigoncio. E' una mulattiera antica, millenaria, che sale subito parecchio. Bisogna sopportare, perché in questo genere di trekking per levarsi qualche soddisfazione bisogna guadagnare quota e arrivare al crinale.
La giornata è bellissima, serena, con l'aria tersa. Il freddo non si sente, perché la fatica del cammino riscalda il corpo. La neve è già compatta da qualche giorno e si affonda poco
Dopo tre quarti d'ora si arriva ai Solami di Vallerta e la giacca non ci serve più. Ora percorriamo un crinale un po' più pianeggiante dal quale si gode una vista bellissima verso la Romagna.

Dopo un'altra ora di cammino arriviamo all'eremo. L'edificio è disabitato ma è stato completamente recuperato da don Antonio, un prete sui generis, appassionato di chiese sperdute. Qui non abita nessuno nel raggio di cinque o sei chilometri e il silenzio regna sovrano. Per giunta la neve attutisce i rumori e quindi oggi la quiete è assoluta.





Clicca sulle immagini
per ingrandirle





Ci fermiamo un po' e decidiamo di proseguire, perché la giornata è talmente bella che non abbiamo voglia di tornare indietro.




 In alto: la rampa che porta alla chiesa dell'eremo
Sopra a destra: Panorama dal crinale prima di Gamogna
Qui accanto: L'eremo visto dalla parte opposta




 
Percorreremo il crinale di Poggio Grilleta fino al Passo della Cavallara, che dista cinque o sei chilometri. Il pratica dovremo camminare lungo tutti i crinali che si vedono qui accanto.
Qui passava la Linea Gotica e nel 1944 in questo posto gli indiani della Divisione Maharatta, che combattevano per gli Inglesi ebbero duri scontri con i Tedeschi.
Il motivo di tanto accanimento stava nel fatto che da qui si vede un'ampia parte della valle del Lamone e dell' Acerreta, quasi fino alla pianura.
Sono passate altre due ore e siamo oltre Vonibbio, un podere in quota, sopra il Passo della Cavallara. Il nome è la forma abbreviata di "volo del nibbio" perché anche i rapaci girano volentieri nei posti in cui si vede lontano.










 Da qui in poi si torna "verso la civiltà" ossia cominciano a vedersi dei siti abitati. Questi qui accanto sono i campi di Grisigliano, con la strada provinciale Marradi - Modigliana.



Abbiamo raggiunto il traguardo e il nostro trekking è finito. Da questa casa in poi c'è la strada asfaltata e si sale in macchina. Io non ne ho bisogno, perché siamo alle Piane di Grisigliano, e questa è casa mia.

sabato 7 gennaio 2012

1556 I Consigli comunali di Marradi

 Sei mesi di vita amministrativa
di Claudio Mercatali


Un verbale del Consiglio



Secondo l'ordinamento mediceo del Cinquecento e del Seicento, i comuni erano amministrati da un Consiglio presieduto da un Gonfaloniere. Non è possibile riassumere qui tutte le regole e le consuetudini dell'epoca, ma per i nostri scopi ci basta sapere che il Consiglio veniva rinnovato ogni sei mesi, a giugno e a fine anno, per estrazione dei nomi da una apposita borsa. Al comune di Marradi spettavano cinque Anziani, oggi diremmo assessori, e diciotto consiglieri. Gli estratti potevano mandare un famigliare al loro posto, a "spicciolare" cioè a sostituire l'eletto in caso di necessità.  

Come andarono le cose nel gennaio 1556? Leggiamo il verbale:

"... a dì 9 di gennaio il capitano Leonardo Salvetti apre la cassetta dove sono serrate le dette borse degli ufficiali (= i consiglieri) della Comunità di detto Capitanato e il Capitano, per mano di Guglielmo, suo nipote fanciullo, a sorte e a fortuna estrae dalla borsa tutti gli uffiziali come qui sotto scritto ..."

  • Gonfaloniere: Giuliano di Giannotto Fabroni
  • Anziani: Arnaldo di Giolo, Annibale di Boso Bosi, Alessandro d'Agnolozzi, ser Marco di Francesco Guerrini, Ravaglio di Renzino (?) Bandini.

Seguono i nomi di diciotto consiglieri. Che cosa fecero gli amministratori nei primi sei mesi del 1556?


Licenza a Bartolo d'Agostino per fare un mulino sul fiume di Crespino:

"... Bartolo d'Agostino da Fantino domanda licenza di poter fabbricare un molino nuovo nel fiume di Crespino in luogo detto alla persiglia (= la presìa?) confine agli eredi di Gasparo da Fantino e gli eredi di Bernardo di detto luogo e il medesimo fiume ... deliberano concedersi a detto Bartolo con gli obblighi di dare in appannaggio a detta Comunità per censo corbe una di grano buono e bello alla misura di Marradi (cioè 78,5 litri perché le granaglie si misuravano a volume).
                       A dì 25 marzo 1556





A destra:  
Il molino di Fantino oggi.





Sotto: Licenza a Bartolo d'Agostino di fare un mulino sul fiume di Crespino. E' quello che oggi si chiama Molino di Fantino, o della Frèra, dove i marradesi vanno volentieri a fare il bagno.


Per amministrare la Comunità c'era bisogno di mandare quasi ogni giorno a Firenze un "ambasciatore" e a conti fatti il Consiglio decise che si sarebbe speso meno se un incaricato del comune fosse stato a Firenze in pianta stabile e:


Ser Luca ambasciatore a Firenze ...


" ...Convocato e congregato il pubblico generale Consiglio nel solito palazzo del Capitano di Marradi ... considerato che sia più utile tenere di continuo a Firenze come ambasciatore di essa Comunità ser Luca di Jacopo Fabroni da Marradi ... anche per avere più amicizie in essa e con più facilità espedire i negozi che occorrono alla Comunità giornalmente in quella città e per infinite altre ragioni ... piuttosto che mandare per ogni occorrenza nuovi ambasciatori ... detto ser Luca ambasciatore per un anno con salario di dieci ducati da pagarsi di due mesi in due mesi ..."


Che il Capitano di Palazzuolo venga a Marradi

Marradi e Palazzuolo assieme formavano un Capitanato e il Capitano era nominato da Firenze e di regola era un forestiero. Ognuno dei due comuni voleva essere sede del Capitanato e allora:

"Intendendosi da quei di Palazzuolo come il loro Capitano e la sua corte si contenterebbe che il medesimo, finito costì il semestre venisse qui a Marradi per un altro semestre ... e così costumasi per l'avvenire ..."

Dunque risale almeno alla metà del Cinquecento la regola, sempre rispettata nei secoli seguenti, per la quale il Capitano risiedeva per sei mesi a Palazzuolo e per sei mesi a Marradi.


Lo stanziamento 
al predicatore

" In simili modo et forma, servatis servandis (= allo stesso modo si ricordino le cose da ricordare) attesa la proposta di don Marco, cappellano di S.Lorenzo che domanda a nome del predicatore che si aggiunga l'elemosina alle otto crazie (la crazia era una piccola moneta d'argento) che si danno ai predicatori della quaresima, si stanziano otto crazie dal Camarlingo generale (= il cassiere) ...".


Quindi c'era già in questi tempi la consuetudine durata fino a metà Ottocento, di dare un po' di mancia al predicatore che veniva a Marradi prima di Pasqua. Nel 1556 le tasse furono particolarmente salate, e c'erano già gli evasori
Lettera a ser Luca ...
 E allora il Consiglio 
decise di:

" ... servatis servandis, atteso che difficilmente si può venire al riscatto delle tasse sul grano, si prevede di ottenere licenza di poter vendere i beni ai parenti di quei tali che sono debitori di detta Comunità e ... di costringere detti parenti a comprare i beni di quei tali, per la qual cosa deliberano una lettera a ser Luca, ambasciatore, per detto censo ..."


Dunque il Consiglio chiese il permesso per una vendita forzata dei beni dell' evasore ai suoi parenti che, volenti o no, sarebbero stati obbligati ad acquistarli. Chissà se da Firenze diedero il permesso per una cosa del genere. La situazione di bilancio era grave e si misero all'asta i due banchi della beccheria (= le due macellerie), il passaggio (=la riscossione dei dazi) e altre cose, con il metodo della candela, cioè l'offerta vincente era quella più alta nel momento in cui si spengeva lo stoppino perché era finita la cera.


Chi vinse?

Francesco Fabroni per 5 ducati vinse un banco della beccheria e l'altro toccò a Bettino di Santone Cappelli per 22 lire.

Il passaggio, cioè la riscossione del dazio, dopo un'asta accanita, toccò per un anno a Paolo di Carletto Fabroni, che offrì 190 lire. Tutto ciò successe a dì 26 aprile 1556


In più si decise di " ... imporre, per questo, dazi su quelli che vanno alle hosterie e agli hosti ... " cioè una specie di tassa sugli alcolici, che senz'altro sarà stata poco gradita dai marradesi. Il Consiglio stabilì anche di aumentare lo stipendio a Don Basilio Ercolani, maestro di scuola di Marradi, " ... in considerazione del gran numero di fanciulli che giornalmente vanno alla sua scuola ..." e anche a don Ragazzini, maestro di scuola di Acereta (= Lutirano).

Il maestro di Lutirano

Nel 1556 da Firenze furono richieste tasse più alte di quelle che il Comune si aspettava, anche perché c'era la guerra contro Siena, e allora successe che:

" ... Adunato e congregato il Consiglio nel palazzo del Capitano e alla presenza di detto ufficiale si leggono le lettere che commettono che si paghi per l'estate 1949 lire ... e considerata la detta somma essere grande et maggiore assai di ogni altra che fin qui hanno imposto a detta Comunità ... la mettono in pagamento un terzo entro il dì venti del futuro mese di giungo e gli altri due terzi di due mesi per due mesi dal venti ottobre a marzo prossimo ..." dì 8 maggio 1556


Finalmente arrivò il 21 giugno, la scadenza del mandato semestrale, e forse il Gonfaloniere e i suoi cinque assessori tirarono un sospiro di sollievo, viste le grane che avevano dovuto affrontare e le tasse imposte da Firenze soprattutto per le spese dell'assedio di Siena. Dopo una nuova estrazione a sorte, venne nominato un nuovo Gonfaloniere, che si chiamava Mariotto di Giulianino Pescetti e i suoi assessori furono:

  • Francesco detto Zaburro, di Michele Ghetti, Vincenzo di Stefano Bandini, Agnolo di Francesco, di Lorenzo dal Monte (nelle generalità si citava anche il nonno se era vivo) Agnolo di Giorgio da Gamberaldi, Lorenzo di Sandro Fabbri di Fiumana (= S.Adriano).


Chi vuole sapere il seguito potrebbe leggere la filza numero 4, che è questa qui accanto, ma 456 anni non sono passati invano e la muffa ha agito diffusamente, e poi la scrittura del Cinquecento è maledettamente difficile.


Fonti: documenti dell'Archivio storico del Comune di Marradi. Si ringrazia il sig. Mario Catani per l'indispensabile aiuto dato.