Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

lunedì 28 maggio 2012

Pane e companatico


alla fiera della tipicità



Oggi 27 maggio a Marradi c'è la Festa del pane. La locandina dice Pane e companatico, "il pane in tutte le sue forme e i suoi utilizzi". Le vie del paese sono piene di bancherelle che offrono pani di ogni tipo.





L'ingua è un pane dell'Eritrea che si fa con il teff, un cereale molto nutriente che qui da noi non c'è. Si prepara una pastella di farina in acqua, si mescola a lungo e si cuoce, per ottenere una specie di focaccia, che si vede qui accanto, dalla quale si ricavano dei rotolini. Gli eritrei e gli etiopi sono cristiani copti e digiunano per la quaresima, come si faceva qui da noi una volta. In questo caso l'ingua si mangia con la verdura. Chi vuole saperne di più può andare al Circolo Tennis di Marradi, il 15 giugno, dove ci sarà un pranzo all' aperto di cucina multietnica, che si chiama "Parla come mangi".
 
Sempre lì si potranno assaggiare piatti e pani dominicani, di Haiti, albanesi, arabi e altro, ma un primo assaggio si può fare anche oggi nelle bancarelle.

 
Secondo la tradizione Haitiana e della Dominica il frumento e i cereali in genere si cucinano in focacce condite in vario modo, di aspetto accattivante e di sapore particolarissimo.

 
Nella cucina araba si trova una gran varietà di quelli che noi chiameremmo "stuzzichini". Questi qui accanto, se li chiamiamo con il loro nome, sono i fakass piccanti. La tradizione araba prevede quasi sempre il the, servito in bicchierini eleganti, da assaggio e con una teiera d'argento.




A Marradi c'è una buona tradizione di panificazione. I forni del paese preparano un pane molto meno salato di quello romagnolo ma non insipido come il tradizionale toscano.

Quest'anno c'è anche la novità del pane di farina di marroni.


 
 










Sopra: Il formo Quadalti, il forno Sartoni e la bancarella del forno Naldoni. 
 






In Piazza Scalelle c'è tutta la trafila della coltivazione tradizionale dei cereali, dal lavoro nella fattoria alla trebbiatura e alla cottura dal vivo.


 




 E' tutto pronto. Fra un po' ci sarà la mungitura della mucca e poi la trebbiatura del grano con la trebbiatrice Marshall, un classico delle macchine agricole d'epoca.



Per muovere i meccanismi della trebbiatrice Marshall si collegava un trattore, con una cinghia. Questo qui sopra è un super Landini del 1951, detto testacalda, perché per farlo partire bisognava accendere una fiaccola sotto la testa del motore, come si vede qui accanto. Il motore partirà quando questo signore farà fare mezzo giro alla ruota che è di fronte a lui.
 
Fra macchine agricole strane, animali della fattoria, bancarelle e assaggi di pani è arrivato il mezzogiorno. Che cosa c'è da mangiare? Un piatto a base di pane, naturalmente, come la panzanella, preparata nello stand della Pro Loco.

Che cos'è la panzanella? Per un toscano si parla dell' ovvio, perché per lui è una specie di piatto nazionale, soprattutto estivo. Per i romagnoli diremo che si tratta di pane secco rammollito in acqua per qualche ora e mescolato a pomodori maturi e da insalata tagliati fini, capperi, cipolle tritate e cetriolini. Il tutto condito con olio d'oliva in abbondanza, strizzato e impastato a mani nude e a lungo.


 

Nel pomeriggio la piazza si anima: si miete con il trattore Landini, che funziona  bene ma fuma a più non posso.




 I fornai di Marradi, tutti assieme, impastano 
e infornano la "piadina" secondo la ricetta locale.


L'impastabimbo è un gioco in cui i ragazzini possono provare a fare delle focacce, che saranno cotte lì accanto, in mezzo alla piazza. I genitori sono praticamente obbligati all'assaggio, che può andare più o meno bene.

I Maggiaioli sono 
in piena azione.
 

Una mucca paziente si lascia mungere

Forse il top è la tosatura della pecora, che è stata tranquilla e coccolata per tutta la mattina e non si aspetta questo trattamento.
Alla fine è più bruttina, però questa estate starà più fresca. 

 

Si va avanti di questo passo fino alle cinque del pomeriggio e così si fà l'ora di andare alla Chiesa delle Domenicane, dove c'è un concerto di musica sacra con musiche di Giovanni Maria Pergolesi.






venerdì 25 maggio 2012

1973, nasce la 100 km del Passatore


www.100kmdelpassatore.it


La partenza

Quest'anno, il 26 e 27 maggio, si corre la quarantesima "100 km del Passatore". Ebbene si, sono già passati quaranta anni dalla prima edizione. Come nacque questa manifestazione? Chi la ideò?

Quella che con felice intuizione - era il 28 maggio 1978 - Franco Chiavegatti, inviato del "Corriere della Sera", battezzò come "Olimpiade della follia" nel suo reportage sul maggiore quotidiano italiano, nacque in una fredda mattina di gennaio del 1973.
Nel 1969 è stata costituita la Società del Passatore a seguito di una caccia al tesoro nelle cantine romagnole, organizzata dall'Ente Tutela Vini di Romagna.
Gli intervenuti con le loro firme fondarono la Società. I premi reggitori furono Alteo Dolcini, Paolo Babini, Carlo Cova, Pietro Crementi, per la città di Faenza. In seguito la Società si estende alle 7 sorelle Romagnole: Imola, Forlì, Faenza, Cesena, Rimini, Lugo, Ravenna.
Sì, la "100 Chilometri del Passatore Firenze - Romagna (Faenza)", come allora si chiamava, nacque quale idea un po' pazzerella in quella sede, ma fu messa a tacere, forse per "paura di trovare dei pazzi che avrebbero accolto l'invito", piuttosto che per le difficoltà organizzative, finché...
Finché una mattina di gennaio del '73, una di quelle mattine fredde dove le idee ben conservate vengono fuori all'improvviso, stimolate ad esempio da un espresso caldo e fumante preso nel caffè di Egidio, inaspettatamente tornò fuori l'idea della "prima maximarcia su una distanza di 100 Km".
Furono proprio quel geniale vulcano di idee che era Alteo Dolcini, forlimpopolese di nascita e segretario generale del Comune di Faenza, scomparso il 2 settembre del 1999, e quel formidabile organizzatore che era Francesco Checco Calderoni, faentino doc, assicuratore e presidente della sezione manfreda dell' U.O.E.I. Unione Operaia Escursionisti Italiani, scomparso il 25 marzo 2001, in compagnia di Renato Cavina, giornalista di "Stadio" e della "Gazzetta dello Sport", uno che di sport e di grandi imprese se ne intende e che oggi è il decano manfredo della categoria, e di Carlo Raggi, giornalista del "Resto del Carlino", a farla uscire di nuovo e a dargli corpo, mentre attraversavano corso Mazzini: "Sì, facciamola - disse il quartetto - creiamo questa faccenda, vedremo come va a finire...". Tale decisione era stata preceduta da una specie di ... meditazione. Quel quartetto si era trovato infatti qualche giorno prima. Dolcini aveva incaricato gli altri tre nella sua auto, percorso via delle Vigne, quindi raggiunto la Cà de Bè, a Bertinoro, dove li aspettavano piadina, prosciutto e sangiovese. Lì, a tavola, si buttò il seme.

Pochi anni dopo, quattro per l'esattezza, dunque il '77, venne fuori anche l'idea di lasciare una traccia, una memoria scritta di quella impresa, per cui, come afferma proprio Dolcini nel primo libro della "Cento":

"Dovremmo dire, fra 10 o 1.000 anni: 'Permette, noi siamo...' quando ricorderemo a tutti - imprecanti od osannati - che abbiamo offerto loro la possibilità di dire 'IO C'ERO...'."

Già, ed è andata a finire che la 100Km del Passatore è arrivata ad oggi dopo esser stata piu' volte Campionato Europeo Assoluto e a Squadre e Campionato mondiale alla 40^ edizione.





Il gruppo dei marradesi alla prima edizione della corsa.
Piazza Signoria, maggio 1973

lunedì 21 maggio 2012

Il Tribunale di Marradi

Alcune “malefatte” 
dei Marradesi
dal 1838 al 1847
 di Claudio Mercatali



Con la legge del 7 ottobre 1837 l’ordinamento Leopoldino di Giustizia del Settecento fu modificato. In base alle nuove leggi il Vicario di Marradi, cioè il giudice del tribunale, aveva questi poteri:

  •  Per il danno contro le cose le sue sentenze di solito erano inappellabili fino a 400 lire (era una cifra abbastanza alta) e per importi fino a 800 lire ci si poteva appellare al Tribunale di Prima Istanza di Rocca S.Cassiano, dal quale dipendevano i comuni della Romagna Toscana. Se il danno era ancora più grande si passava al giudizio del tribunale di Firenze.
  • Per il danno contro le persone la legge imponeva che l’ingiuria, la colluttazione semplice, la rissa senza ferimento e altro fossero giudicate dal Vicario, ma per il danno con ferita, con “traccia” come si diceva, bisognava andare in giudizio al tribunale di Rocca S.Cassiano.
Nell’Archivio del Comune, negli atti del Vicariato, ci sono le filze con i carteggi di tanti processi, tenuti dal 1820 al 1860. Quasi sempre si tratta di piccoli episodi di varia umanità, per lo più liti, contrabbando, collutazioni, risse e furti. Per questa ricerca sono state lette le filze dal 1838 al 1847. Come si comportarono i Marradesi in quegli anni? Vediamo:
                                                                                                                              
1 giugno 1838       Il prete cacciatore                La villa di Sessana    
“Al Vicario di Marradi … Il sacerdote Alessandro de’ Pazzi, parroco a Sessana, vi riferisce che la sera del primo giugno 1838 alle 11, udito qualche rumore, uscì di casa e trovò una persona, non riconosciuta stante il buio, che aveva trascinato lontano la sua cagna da caccia e aveva posto una leva fra la soglia e l’uscio della stalla del cavallo e forzato il catenaccio. Rincorse detta persona per i campi ed esplose contro di essa una fucilata con la munizione n°3, ma sparò a stabilita distanza. Tanto si crede di dover far noto a Vostra Signoria.
        L’esponente don Alessandro de’ Pazzi                                                    

8 giugno 1844   Il fiasco

“Spett. Vicario di Marradi, io Giuseppe di Giovanni Valmori, pigionale di S.Adriano, vi rappresento che mentre venivo da Marignano per andarmene a casa, a Fiume di Sotto fui assalito da Lorenzo Maretti, contadino dei Valloni di S.Adriano, e da Luigi Giraldi, contadino alle Bicocche, che cominciarono a bastonarmi incolpandomi di aver preso un fiasco di vino che essi avevano riposto in un casotto del sig. Fabio Fabroni, benché gli dicessi che non avevo preso nulla. Cercavo di fuggire ma essi mi perseguitavano. Faccio istanza che sia proceduto contro i medesimi a tenore delle veglianti disposizioni”.

La sentenza: Non luogo a procedere contro il Valmori per mancanza di prova dell’avvenuto furto e diffida a ripetere gli atti per Giraldi e Maretti.


Il podere Fiume di Sotto




13 giugno 1844   La tangente alla Dogana

I commercianti Luigi Villa e Lorenzo Gondoni, forestieri, il 13 giugno arrivarono alla dogana granducale di Rugginara. Erano le dieci di sera e forse si sentirono offrire un passaggio rapido e notturno della frontiera, dietro pagamento di una tangente al posto delle gabelle. Oppure furono loro a offrire denaro ai gabellieri, che rifiutarono. Sta il fatto che qualcosa non andò per il verso giusto e scoppiò una lite. La merce fu sequestrata e i commercianti denunciarono i doganieri al Vicario di Marradi. La vicenda non era chiara e il Vicario prima di decidere chiese all’ufficio delle Regie Entrate lo Stato di servizio dei Doganieri, che non erano di Marradi, e così scoprì che:
·       Paladini Francesco, Livorno 1809: “sottoposto dal capo distaccamento ad un giorno di arresto per essersi rifiutato di fare il servizio di guardia dal medesimo ingiuntogli”.
·       Marzi Giovanni, colle Valdenza 1804: “sottoposto a calcàto mònito onde impiegasse maggiore fermezza nella direzione di un Distaccamento, per non essere eliminato dal comando dei sottoposti (cioè degradato, cosa poi avvenuta, e trasferito a Marradi).
·       Pasqualetti Pasquale, Cortona 1812 “Sottoposto a mònito per essere attaccato da malattia vene­rea. Otto giorni di arresto di rigore per aver accettato un regalo dal console francese mentre trovavasi di guardia a un brigantino francese carico di merce di contrabbando naufragato nella spiaggia di Mi­gliarino (Pisa)”.

 A destra: ... mentre trovavasi di guardia 
a un brigantino francese ...

I due commercianti si resero conto di aver sollevato un putiferio e allora cercarono un accordo scrivendo questa lettera a Firenze:

Alla Direzione Generale delle Regie Imposte di Firenze
A proposito del sequestro di sedici colli di cotone eseguito il 13 giugno 1844 dalle Guardie di Rug­ginara a noi infrascritti, ci siamo determinati ad avanzare umilissima istanza per il recupero della mercanzia previo pagamento delle gabelle e diamo quietanza discretissima prima dell’inizio del processo. Intendiamo renunziare spontaneamente di buon animo ad ogni risentimento per le offese ricevute.                       
 Luigi Villa e Lorenzo Gondoni           13 agosto 1844

La sentenza: L’Intendenza di Finanza accettò e il Vicario dichiarò chiuso il caso.

31 agosto 1844   La nipote

“Luigi del fu Pietro Ghezzi, domiciliato al soppresso Monastero dell’ Annunziata, rappresenta alla Signoria vostra che il 29 lu­glio, circa un’ora dopo il mezzogiorno, partito dal caffè del sig. Luigi Marchionni per andare a desinare, dopo lo Spedale si senti chiamare per cognome da Domenico Tagliaferri, cappellaio di Camurano, e gli domandò cosa volesse. Costui gli rispose scaricandogli un colpo di bastone fra il collo e il capo dicendo che era tempo che finisse di star dietro a sua nipote. Perciò fa istanza contro il Tagliaferri perché si proceda secondo la Legge”.


La sentenza: Domenico Tagliaferri fu condannato per rissa e ferimento a tre giorni di carcere se­greto a pane e acqua.


A sinistra:  ... e dicendomi che era ora che finissi di star dietro a sua nipote ...

Per leggere i documenti  
clicca sulle immagini



19 maggio 1845    La gravidanza

“Caterina Cappelli, erbaiola dimorante in Marradi, espone che circa due anni fa contrasse amicizia con Eugenio Romagnoli e che l’amicizia aveva come pegno che egli la facesse sua moglie. Venuta in luce la di lei gravidanza il Romagnoli si rifiutò di contrarre con essa matrimonio. La predetta Caterina fa pertanto causa per procedere criminalmente contro Eugenio Romagnoli per il suddetto stupro, a condannargli nella pena sancita dalla legge e alla refusione dei danni. Si portano a testi­moni di questa relazione: Maria Grementieri, bracciante di Marradi e Maria Naldoni, contadina al Chiuso”.   
                                      19 maggio 1845

La sentenza: Innocenza piena per Eugenio Romagnoli, perché “l’amicizia” durava da due anni e Caterina aveva avuto tempo e modo per capire che Eugenio non aveva intenzione di sposarla (in questo genere di processi le donne avevano quasi sempre torto) .

2 agosto 1847 Ancora Eugenio Romagnoli

“Ill.mo Vicario, Luigia Fabbri, fruttaiola in Marradi, vi rappresenta che la sera del 2 agosto, tra le otto e le nove, Eugenio Romagnoli si fece lecito di ingiuriare e di menare uno schiaffo alla comparente, la quale non faceva altro che rimproverarlo di essere stato la cagione che il di lei marito Francesco Fabbri l’aveva picchiata fuor di modo. Il fatto è avvenuto di fronte alla bottega di Eugenia Pratesi, lavandaia in Marradi, e cito per testimoni Angelo Miniati, Pietro Ravagli e Artemìda, moglie di Pietro Solaìni. 
L’esponente fa istanza che sia proceduto criminalmente contro Eugenio Romagnoli a forma della legge.                   3 agosto 1847

Il processo si tenne il 17 agosto e l’esito pareva scontato, ma in aula il Romagnoli portò come testimone Rosa Bombardini, che da una finestra aveva visto la lite:
Domanda: “Il Romagnoli, la sera del 2 agosto diede alla Fabbri della troia puttana e uno schiaffo?”
Risposta di Rosa: “Io di queste cose non so niente. Per me del Romagnoli posso dire che è un bravo giovinotto. La Fabbri ha la lingua troppo lunga”.

La sentenza: Eugenio e Luigia furono invitati a discutere in privato le loro cose e a ripresentarsi. Nella seconda udienza ognuno di loro firmò quietanza all’altro e il processo finì.

8 ottobre 1847  E  fiò de fré

“Le Regie Guardie granducali espongono alla Signoria Vostra (il Vicario) che la sera dell’ 8 ottobre 1847 il noto pregiudicato Carlo Sartoni, detto “e fiò de fré” (il figlio del frate) vagava per il paese con aria minacciosa e in onta al precetto del ritiro serale dal quale era vincolato, e si era allertata la popolazione contro di lui. All’oggetto di prevenire disordini le Guardie Regie si portarono presso il domicilio del Sartoni, con il caporale Stefano Barnabò.
Il Sartoni insofferente vibrò un colpo di coltello a Barnabò e fortunatamente non lo ferì essendo esso riuscito a ripararsi chiudendo l’ uscio”. Chi era Carlo Sartoni? Il Vicario volle leggere la sua fedina penale e così scoprì una lunghissima serie di reati: arresti domiciliari per ingiurie, danneggiamenti, tre giorni di carcere per rissa, sottoposto a divieto di consumare alcolici, furto, e poi apprese anche che il 20 dicembre 1844 era stato condannato dal precedente Vicario per resistenza, fe­rimento e spergiuro a tre anni di pubblici lavori alle bonifiche di Grosseto, dai quali lavori era tornato da poco.

La sentenza: Carlo Sar­toni fu inviato al Tribunale di Rocca S.Cassiano e poi ad altri Tribunali.

 Estratto della fedina penale 
di Carlo Sartoni



Bibliografia Archivio storico del Comune filza 2015 doc. 60, 103, 183, 325, 418, filza 2016  doc 594.
 Si ringrazia Antonella Visani, responsabile dell'Archivio storico, per la collaborazione offerta.

giovedì 17 maggio 2012

La festa del pane a Marradi

Un appuntamento 
da non mancare



Quante se ne sono dette sul pane? Se qualcosa proprio non ci riesce non è pane per i nostri denti, chi si vendica rende pan per focaccia, chi è remissivo è buono come il pane, chi crede di essere sincero dice pane al pane ... e chi più ne ha, più ne metta.
Gli ebrei chiamano azimo quello che non è fermentato, i Toscani dicono che è sciocco quello che non è salato. Questa del sale nel pane è una cosa che va approfondita, perché è importante. Nell'impasto del pane toscano c'è meno sale di quello che si usa in Romagna e nel Veneto, e questo dà una differenza notevole di sapore. Lo dice con un doppio senso anche Dante nel Canto XVII del Paradiso, quando parla dell'accoglienza un po' benevola e un po' dura avuta a Verona da Bartolomeo della Scala e a Ravenna dai Da Polenta:

«Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.»

Secondo la leggenda il pane sciocco entrò in uso a Firenze nel XIII secolo, quando i Pisani, in perenne conflitto con Firenze, bloccarono il commercio del sale verso l’entroterra e costrinsero i fornai fiorentini a panificare quasi senza sale. Il nuovo pane piacque e rimase in uso, fino a diventare un prodotto tipico.
Secondo le attuali direttive del Ministero della Salute il contenuto di sale nel pane andrebbe limitato al massimo, perché com'è noto favorisce l'ipertensione, però non è facile, perché i consumatori non rinunciano tanto facilmente al pane che ha il sapore al quale sono abituati. In Inghilterra pare che tutto sia più semplice, perché la maggior parte del pane in commercio è industriale ed ha una ricetta standard. Invece qui da noi per fortuna prevale di gran lunga il pane artigianale e i forni sono ancora ben forniti di pani di tante qualità, sapidi o insipidi, bianchi e neri, conditi o sconditi.


Anche quest'anno l'Associazione Turistica Pro loco di Marradi organizza la "Festa del Pane" che si terrà domenica 20 maggio.
  • Piazza Scalelle ospita il "Podere in Piazza", un allestimento sulla vita rurale di una volta, nelle nostre campagne.
  • In Via Talenti e Via Fabbroni ci saranno due punti di degustazione del pane di Marradi con marmellate, cioccolata, salumi e pomodoro, bibite e acqua.
  • Diversi hobbisti, appassionati, artisti e creativi esporranno per la vendita i loro prodotti.
  • La "Corte Torriani" ospiterà un punto di ristoro presso cui sarà possibile assaggiare prodotti tipici derivanti dalla trasformazione del pane.
  • Per altre informazioni c'è l'Ufficio Pro loco di Marradi tel. 055/8045170 - fax. 055/8042728


 
Ultima ora! Si prevede forte maltempo, 
la festa è rinviata a domenica 27 maggio.

mercoledì 16 maggio 2012

Il Caffè Lamone


100 anni e non sentirli

E' facile che le persone che qualche volta sono passate dalle nostre parti abbiano memoria del Caffè Lamone di Fognano. Magari non sono mai entrati, ma la posizione particolarissima rimane ben impressa: chi scende la vallata se lo trova di fronte e se sbagliasse la curva si infilerebbe dentro con la macchina. L'attuale gestore, il gentilissimo Danilo Cavallari, alla domanda: qualcuno ha mai sfondato la vetrina? risponde con un sorriso, non dice né si né no e quindi di preciso non si sa.
L'interno è ampio e molto bello, con una terrazza panoramica sul retro, che dà sul fiume. Il caffé è buono e il servizio ottimo.

Il Caffé aprì nel 1907. I primi gestori furono i Billi e i Papi, ma dal 1942 la gestione è sempre stata della famiglia Cavallari. Nell'agosto 2010 ha ottenuto il riconoscimento di Antica Bottega storica, dalla Provincia di Ravenna e dal Comune di Brisighella.

 Il fatto ha avuto un bel risalto nella stampa locale, perché non capita tanto di frequente che un esercizio commerciale abbia più di un secolo di vita, e soprattutto che da 70 anni sia gestito dalla stessa famiglia..

Clicca sulle immagini 
se le vuoi ingrandire

 
Qui sotto si vede che il bar nel 1926 non era dov'è ora e nel 1957 l'edificio attuale aveva un aspetto del tutto diverso.

 











sabato 12 maggio 2012

Gli gnomi

I volti e le impronte 
degli spiriti
del bosco nei castagni
di Giuseppe Gurioli



dina - mismo (2010) di Luca Mommarelli
sferoblasto su legno di castagno


Gli gnomi, per chi ci crede, sono creature minuscole che vivono nei boschi. Con gli elfi e i folletti formano il Piccolo Popolo, cioè l'insieme degli spiritelli delle foreste, che non si fanno vedere quasi mai dagli uomini. Nel Piccolo Popolo ci sono anche gli sferoblasti, i dispettosi spiriti intrappolati nella corteccia. Aspettano che qualcuno scortecci il legno, li scopra e li liberi dalla schiavitù, ridando loro il volto che avevano.
Il mito dice che ci chiamano, anche se non li sentiamo, quando camminiamo nel bosco, perché vogliono che li scopriamo. Volete sapere come si fa a liberarli? Leggete l'articolo "Mommarelli, scultore itinerante", su questo blog, in archivio alla data 4.09.2011. 
Paracelso, un famoso medico, alchimista e astrologo del Cinquecento, fu il primo a descrivere gli gnomi, e a lui si deve il loro nome, derivato dal greco antico "gnome", spirito, o "gnomon", il conoscitore.
Paracelso sosteneva che possono spostarsi sotto terra e dentro i tronchi con la stessa facilità con cui gli uomini camminano. Inoltre, i raggi del sole avrebbero il potere di trasformare gli gnomi in pietra.
A Marradi un tempo, e a volte anche oggi, un bel divertimento per i bambini era la ricerca del volto degli gnomi nei contorcimenti dei tronchi, specialmente di castagno, un albero che per la sua longevità e forza vitale ha spesso tante irregolarità. Per vedere gli gnomi ci vuole un certo allenamento e un po' di fantasia. Facciamo un esercizio di prova con questa fotografia prima di leggere il resto dell'articolo.



Clicca sulla foto qui accanto per ingrandirla. In questo legno, in alto a sinistra, ci sono due volti di gnomi: uno con la bocca aperta e uno sotto, con la bocca a trombetta. Ce ne sono altri più difficili da vedere ... uno che urla, uno con la faccia da maiale ... e altri ancora. Non li vedi? In fondo a questo articolo ci sono le indicazioni per trovarli.


Il mito dice che gli gnomi modellano i tronchi per ricordare che cosa è successo nel bosco o chi è passato di lì. Così conservano la memoria storica della foresta. Non lo fanno per noi ma per gli altri del Piccolo Popolo e perciò i loro messaggi sono quasi sempre misteriosi. La figura umana è spesso oggetto delle loro "sculture".

 

 
A sinistra: Una mano afferra un tronco. Forse  un boscaiolo tagliò questo castagno e lo gnomo che lo abitava non voleva?


 
Clicca sulle immagini 
se le vuoi ingrandire





 
A sinistra:  Un tronco tagliato che sembra il busto di una persona seduta, 
 con le mani appoggiate sulle gambe.
A destra: il tronco di questo castagno spaccato 
sembra disegnare il contorno di una donna con un mantello.

 Però le tracce più belle sono quelle che lasciano quando scolpiscono se stessi nel legno, come si vede in queste fotografie.

 








Sopra: due gnomi spingono per raddrizzare il castagno? O per entrare dentro al legno?
A destra: Uno gnomo si sforza per uscire dal legno o per sollevare il tronco?

    

Qui accanto, a sinistra: Secondo il mito uno gnomo vive tanti secoli, ma poi anche lui muore.

Qui accanto, a destra: Gli gnomi sono creature del sottobosco, che non amano il sole. Si dice che se un raggio li colpisce all'improvviso li trasforma in pietra. Che sia successo così qui?

 


A sinistra: Uno gnomo infreddolito sta accucciato 
su un castagno.



 

LA RISPOSTA Gli gnomi da trovare, di cui si è detto all'inizio sono numerati nella fotografia qui accanto, per vederli la devi ingrandire:
1) con la bocca aperta   2) con la bocca a trombetta 3) nell'atto di urlare 4) con la faccia da maiale
Cercando bene se ne trovano molti altri.


domenica 6 maggio 2012

La Cappellina

S.Maria delle Grazie
La chiesa del mese di Maggio
di Claudio Mercatali



La Cappellina è all'inizio della strada per Palazzuolo, che venne costruita solo nel 1867. Prima, per arrivare lì, si passava dal Poggio, e per andare a Palazzuolo si continuava, sempre oltre il fiume, fino ai poderi di Vus céra (Voce chiara) di Vus ciaròla (Piccola voce chiara) e di Valpedro Primo, che ora tutti chiamano Ponte di Collecchio. E' un bel percorso, frequentato da chi sale alla Madonna di Casa Gallo.
Non si sa perché questa chiesina sia stata costruita lì, forse era un ex voto fatto da Jacopo Fabroni, che ha lasciato il suo nome scolpito nella pietra di un'architrave alla data 1663, in una delle più vecchie incisioni del Comune di Marradi. Viene aperta solo in maggio e, fino ai primi del Novecento, alla seconda domenica del mese vi si teneva una festa molto frequentata, come si vede qui accanto.


 
A sinistra: L'architrave scolpita
Sopra: La Festa alla Cappellina nel 1916 (da Tarabusi)
Sotto: la vecchia strada per Palazzuolo


Per togliere l'umido da questa chiesina sempre chiusa di solito la porta veniva lasciata spalancata per tutto il mese e davanti c'era una rete per impedire l'ingresso ai gatti.
Pare che questa buffa consuetudine sia rimasta, e chi vuole entrare la può rimuovere per poi rimetterla al suo posto quando se ne va.

Com' è fatta dentro? L'interno attuale è probabilmente del Settecento. Da certe rifiniture di marmo e dalle lapidi nel muro, dietro all' altare, sembra di capire che non era una chiesa di campagna, perché le dediche sono di famiglie marradesi benestanti, della prima metà dell' Ottocento.

Una in particolare ricorda un tal Michele Ciani, che "combattè per Napoleone il Grande a Lipsia" (1813) e quindi era un reduce della campagna napoleonica di Russia. Venne posta nel 1864 da Evaristo Piani, il primo sindaco di Marradi eletto dopo l'Unità d'Italia.


 
Le lapidi 
dietro all'altare






 L'interno è un po' trasandato ma intatto. Alla fine di questo mese per tradizione la porta verrà chiusa, e riaprirà ai primi di maggio 2013. La Cappellina è un luogo di culto gestito dall'arciprete della chiesa di S.Lorenzo in Marradi.
 

Clicca sulle immagini 
se le vuoi ingrandire





La scritta datata 1663 ci dimostra una cosa interessante, e cioè che questa è la più antica fra le quattro chiese di Marradi. Infatti la attuale Chiesa Arcipretale venne costruita nel 1780 dopo aver demolito un edificio precedente, danneggiato dal terremoto del 1661 e la Chiesa del Suffragio fu costruita ex novo negli stessi anni. L'attuale Chiesa delle Monache è del 1838, costruita al posto della precedente, come ci ricorda una lapide all'interno.

Nel 1793 il Comune la acquistò, dalla famiglia Venturini, con l'intenzione di costruire un cimitero nel campi dietro. Fino ad allora i morti erano stati seppelliti nella chiesa di S.Lorenzo. Cominciarono i lavori ma vennero interrotti quasi subito, perché l'amministrazione francese, nel periodo napoleonico, a seguito dell'editto di Saint Cloud (1804) costruì il cimitero attuale. Perciò il Comune, nel 1825 la rivendette alla famiglia Venturini, alla quale venne corrisposto un indennizzo per i danni causati dai lavori intrapresi e non ultimati. Il tutto si legge nella delibera comunale qui accanto, se ingrandite l'immagine cliccando con il mouse.

Fonti: Documenti e notizie provenienti dall'Archivio storico del Comune di Marradi, si ringrazia l'archivista sig. Mario Catani per l'aiuto dato.