Marradi, inizio del '900

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giovedì 19 settembre 2013

Dino Campana a Casetta di Tiara



Il paese del grande amore
di Claudio Mercatali



Nel settembre 1916 il soggiorno di Sibilla Aleramo a Casetta di Tiara si era concluso da poco. Erano stati giorni di matta passione per lei e per Dino Campana.
Il poeta rimase qualche tempo da solo e scrisse così alla sua amata:

"Come sapete ho la testa vuota, piena del vento iemale che riempie questa valle d'inferno. L'inverno mi diverte. Sento che qualcosa resta dopo tutto, come quel laghetto laggiù nella sua trasparenza che nulla riesce ad offuscare. Mi diverto a vederlo rabbrividire. Mi contento di poco come vedete. La felicità è fatta delle cose più leggere: quando, si intende, la felicità è in noi: in me?  e in voi -  Spedito con espresso articolo a voi, ricevuto lettere ringrazio. Trovato coltellino."

19 7bre 1916

Dov' è questo laghetto che sembra rabbrividire ai primi venti d'autunno? Si chiama laghetto di Porcia, e si trova proprio sotto Casetta, in un luogo suggestivo vicino al Molino della Lastra. Si può raggiungere dal paese scendendo per un sentiero impervio ma più comodamente anche dalla strada che viene da Firenzuola, imboccando a piedi una laterale proprio all'inizio della rampa che porta a Casetta. La cartina qui accanto chiarirà più delle parole.

Il Molino della Lastra è un piccolo edificio e in parte il laghetto è formato dalla briglia di sbarramento che devia l'acqua nella sua gora.


Il molino




Casetta di Tiara, come Campigno, ha tutte le caratteristiche per essere un luogo campaniano: è isolata, sperduta e suggestiva.


La valle dell'Inferno, che è lì sotto, in autunno è particolarmente bella. I gitanti dell'estate non ci sono più e la solitudine regna lungo il fosso del Rovigo, uno degli ecosistemi d'acqua corrente più integri del nostro appennino. La forma della valle fa da imbuto e il vento spira quasi sempre, gelido ma non forte.






Ottobre. Il sole tramonta 
dietro all'Altello. 
In alto la prima neve.



Dov'era la casa di Sibilla e Dino? Non sembra difficile rispondere e Sonia Livi, che gestisce qui un ristorante, spiega che nel primo Novecento praticamente solo la famiglia Gatti, possidente, aveva case adatte per essere affittate ai forestieri. Quasi certamente è quella di fronte alla chiesa, l'unica con un terrazzino.




La casa con il terrazzino






Ma la famiglia Gatti aveva anche un altra casa, più in alto rispetto al paese, nel punto in cui è stata scattata la foto panoramica qui sopra, e secondo alcuni potrebbe essere questa. Però è meno probabile, perché questo edificio, detto Ca' di Ciardi, è una casa troppo signorile per le possibilità finanziarie di Dino Campana, che aveva solo una rendita di trenta lire al mese passate dalla sua famiglia come vitalizio.

L'unica altra possibilità d'alloggio era la locanda di Geppinello, di fianco alla casa con il terrazzino, con quattro stanze da dare in affitto. ognuna intitolata ad un santo. Però Geppinello, al secolo Giuseppe Tagliaferri, era parente del parroco don Carlino Tagliaferri, ed è poco probabile che avesse affittato una camera intitolata a un santo a due amanti disinvolti come Dino e Sibilla. In più non pare credibile che una poetessa cittadina potesse accettare di alloggiare in una bettola di montanari.

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