Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

sabato 11 aprile 2015

1909 Dino Campana arrestato a Biforco

Il ricovero coatto 
del poeta
dopo l'ennesima sfuriata
ricerca di Claudio Mercatali


Marradi, via Celestino Bianchi
nei primi anni del '900.



Nella primavera del 1909 Dino Campana, da poco ritornato dall' Argentina, era a Marradi più agitato che mai. Non passava giorno senza leticare e le discussioni finivano spesso in una sfuriata tremenda. Non si ha notizia che Dino abbia ferito qualcuno, però nell' aprile 1909 le escandescenze fuori misura provocarono l'intervento dei Carabinieri. La caserma era nella casa bianca in fondo alla foto qui sopra e sulla la porta si intravede lo stemma dell' Arma.


Legione territoriale
dei Carabinieri Reali di Firenze
Stazione di Marradi

Processo verbale di arresto del matto furioso Campana Dino per misure di Pubblica Sicurezza


L'anno 1909 a dì 8 aprile in Marradi noi sottoscritti Capitani Cesare maresciallo d'alloggio comandante della suddetta stazione, Albaroli Carlo appuntato carabiniere aggiunto, Guadagnoli Francesco della medesima stazione rappresentiamo alla competente autorità che verso le ore 20 d'oggi 8 andante il capoguardia forestale Ignesti Alessandro ci riferisce che poco prima nella frazione di Biforco Campana Dino di Giovanni d'anni 23, da Marradi, emesso dal manicomio di Imola da pochi mesi, dava in detta frazione segni di pazzia furiosa tanto che senza alcun motivo percuoteva e minacciava chiunque lo avvicinava.

Noi suddetti militari a seguito di tale denuncia in compagnia del Capoguardia stesso ci mettemmo sulle ricerche del Campana che già dalla frazione di Biforco era ritornato a Marradi e percorrendo le vie del paese continuava a minacciare i pacifici cittadini tanto da incutere timore nella popolazione.
Rinvenutolo in via Fabbroni lo conducemmo con buoni modi in caserma: egli non oppose resistenza ma appena entrato cominciò tirare pugni e calci e gridare vigliacchi spie sputando nel viso all' indirizzo di noi tutti ma in particolar modo del capoguardia Ignesti e del maresciallo Capitani. A viva forza lo rinchiudemmo in camera di sicurezza per essere col presente verbale presentato al locale Sig. Sindaco onde possa provvedere all'immediato invio in un manicomio essendo il Campana riconosciuto per matto furioso dal Dottor condotto del luogo: copia simile rassegnano al Comando della nostra Tenenza di Borgo S.Lorenzo significando che perquisitolo sulla persona non gli si rinvenne alcuna arma.

Fatto, letto e chiuso in data di cui sopra ci siamo sottoscritti:

Guadagnoli Lorenzo, carabiniere aggiunto
Albaroli Carlo, appuntato Capitani Cesare, maresciallo


Che provvedimenti prese il Sindaco? 
Leggiamo:


COMUNE DI MARRADI

Il Sindaco sottoscritto

In seguito a denuncie specifiche pervenute all' Ufficio Comunale dalle quali resulta che il sig. Dino Campana di Giovanni, di anni 23, celibe, domiciliato in Marradi, da qualche tempo non trovasi nella pienezza delle proprie facoltà mentali e che a cagione di ciò rendesi assai pericoloso inquantoché ha minacciato anche con armi e nelle ore notturne pacifici cittadini.

Assunte le debite informazioni e controllata la veridicità delle denuncie stesse
Visto l'unito certificato medico del Dottor Augusto Pellegrini in data con cui si dichiara di ritenere il sig. Dino Campana affetto di alienazione mentale.

In conformità con l'Art 2 della Legge 24 febbraio 1904 n° 36 e 42, del Regolamento 9 marzo 1908 n° 198
 ORDINA

che il nominato Campana venga provvisoriamente ammesso al Manicomio di Firenze per misure di pubblica sicurezza.

Marradi, lì 9 aprile 1909
             Il Sindaco




La caserma dei Carabinieri era nella casa che oggi è della famiglia Randi. Lo sappiamo perché nel 1889 il proprietario chiese e ottenne dal Comune questo permesso  per allungare l'arco di Casa Vigoli per ampliarla.
Di fronte, dall'altra parte del fiume, c'è la casa dello zio Torquato Campana e guardando da quelle finestre il poeta scrisse la poesia L'invetriata, forse nell'estate del 1909, quando tornò dal manicomio di Firenze o forse l'anno seguente.





Qui sotto: Casa Randi 
(l'ex caserma dei Carabinieri). 
Le finestre delle celle 
sono quelle piccole
nel piano interrato













Sotto: La casa dello zio Torquato è sulla sponda opposta del fiume. Ai tempi del poeta dalle finestre il ponte e la caserma si vedevano così:











  L'invetriata

La sera fumosa d’estate
Dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra
E mi lascia nel cuore un suggello ardente.
Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha
A la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? - c’è
Nella stanza un odor di putredine: c’è
Nella stanza una piaga rossa languente.
Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è
Nel cuore della sera c’è,
Sempre una piaga rossa languente.






C'è rimasto qualcosa della prigione di Dino Campana? Casa Randi venne minata nel 1944 dai Tedeschi in ritirata ma non crollò completamente e nella cantina ci sono ancora le celle, con lo spioncino alla porta. Qui soggiornò il poeta per qualche giorno.
Forse nella piaga rossa languente di cui disse nella poesia c'è anche il ricordo della prigione ...

...............................................



Entriamo nella prigione ...





Eccoci nella cantina di questa casa, dove l'attuale proprietario Roberto Randi ha permesso di entrare e di fotografare, interessato da questo racconto. Le porte delle celle ci sono ancora, rivestite di ferro. Perché avrebbe dovuto demolirle? 
Se chiudevano bene i carcerati tanto più possono custodire il vino, di cui queste cantine sono ben provviste.


Dalla finestra della cella si vede
la casa dello zio Torquato,
che anche oggi è della famiglia Campana.










... e il ponte

Clicca sulle immagini 
se le vuoi ingrandire




La porta con lo spioncino
è ancora quella di allora.



Gli altri luoghi dove venne rinchiuso il poeta ci sono ancora?
La prigione di Saint Gilles, in Belgio, fu distrutta dai Tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale, il manicomio di Tournay fu incendiato dai Tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale (l'abbiamo chiesto ai belgi, non c' è rimasto niente di allora). Il manicomio dell'Osservanza, a Imola, è stato demolito una decina di anni fa (meno male perché, in abbandono, era diventato un misero rifugio per disadattati ed extracomunitari allo sbando). Il manicomio di S. Salvi è stato in parte ristrutturato e nelle palazzine dove c'erano i matti ora c'è un centro di socializzazione o rinnovano le patenti di guida agli infartuati.

Il manicomio di Castelpulci non aveva celle perché era un antico palazzo signorile adattato a ospedale, e ora è una Scuola Superiore per Magistrati.
Dunque l'unico luogo di detenzione di Campana che è  ancora come allora è questo, a Marradi.  
        
Sic tempus transit... 
(così passa il tempo).






Fonti: Archivio storico del Comune di Marradi. Documenti trovati da Francesco Cappelli.
Fotografie per gentile concessione di Roberto Randi.


1 commento:

  1. Interessante il racconto e belle le foto.

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