Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

mercoledì 30 settembre 2015

L'acqua con la mezzina

Tanti modi
per attingere acqua
Ricerca di Vincenzo Benedetti







Fino a una cinquantina di anni fa "l'acqua in casa" era privilegio di pochi. Quasi nessuno aveva la cucina con il lavello e il rubinetto dell’acqua calda e fredda. La regola era l’acquaio di sasso o graniglia dove sopra stavano il secchio e la mezzina. 

Che cos’era la mezzina? Era una brocca per l’acqua da bere, che le donne di casa andavano a prendere alla sorgente, alla fontanella o al pozzo. Era uno dei compiti tipici della massaia e così nelle foto qui di seguito non si vedrà nemmeno un uomo.



A Marradi le cose andavano meglio che altrove, perché a fine Ottocento l’acquedotto del Poggio degli Allocchi (a Crespino) permise di portare in paese l’acqua trovata mentre si scavava una galleria della ferrovia Faentina.


Via Talenti nel 1887 circa. Sono in corso i lavori di demolizione di un edificio, per allargare la strada. Si vede che la vecchia fonte del Settecento è ancora intatta (Nel disegno c'è la planimetria di un progetto antico fatto per alimentarla).







Via Talenti alla fine dell'Ottocento . 
Le demolizioni sono finite, la strada è larga come ora e la fonte è rimasta un po' in mezzo alla strada.









Marradi all'inizio del Novecento: la vecchia fonte in mezzo alla strada intralcia il traffico del carretti e dei barrocci. Per questo viene demolita e sostituita da questa fontana, alla quale le donne del paese attinsero acqua per decenni.





Il comune allacciò la rete idrica del capoluogo a questa nuova condotta e così i marradesi ebbero una decina di fontanelle di ghisa in vari punti del paese. Chi non abitava nel capoluogo si serviva da acquedotti rurali o direttamente dalle sorgenti vicino a casa. C’era anche qualche pozzo in muratura, di quelli dove si cala il secchio, tanto per intenderci.

Vediamo i vari casi:
La fonte principale del paese era in via Talenti, attiva già dal Settecento e forse anche prima, e attingeva dall’acquedotto di Sambruceto, di cui avremo modo di parlare un’altra volta.



Una fonte dell'acquedotto 
di Sambruceto
era agli Archiroli




Questo acquedotto è stato attivo fino alla fine degli anni Sessanta, poi venne sostituito dall’ acquedotto Consorziale della Valle del Lamone, che attinge dal Fosso di Campigno, al podere di Ravale, e oggi è la principale fonte di approvvigionamento per Marradi ma anche per Brisighella e in parte per Faenza.


Un altro acquedotto storico è quello di Vangiolino, attivo anche oggi, che alimenta la parte del paese prossima alla stazione ferroviaria.



Lina Samorì fra poco prenderà l'acqua
 dall'acquedotto di Vangiolino 
(è un podere a metà strada 
fra Marradi e Gamberaldi)





C’erano anche i pozzi cilindrici scavati a mano, rivestiti da muri in pietra che devono essere costati una fatica incredibile a chi li costruì. 
Il funzionamento di questi pozzi è semplice: la muratura, lasciata di proposito con tante fessure fra le pietre, faceva da dreno ai terreni circostanti e il pozzo si riempiva.

Il pozzo drenante più famoso 
del comune di Marradi è quello 
del Castellaccio,
profondissimo, medioevale, è così vecchio che non si sa di preciso quando sia stato scavato.









Il pozzo di S. Adriano è più recente e dalle delibere del Comune conservate nell'Archivio Storico sappiamo che fu scavato alla fine dell'Ottocento. Oggi è inattivo, murato alla bocca, ma il sottostante è ancora intatto.













Chi era ricco, come i Torriani,
poteva permettersi di scavare
un pozzo privato apposta per sé:










Chi non era ricco andava alla fonte dell'acquedotto rurale della sua frazione, come sta facendo Angela Farolfi  (era la mamma 
del geometra Aurelio Moretti, per tanti anni tecnico del Comune)




... oppure attingeva 
a una fontanella pubblica...


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Certe fonti versavano (e versano)
 acqua di qualità da sorgenti 
profonde e perenni,
come quella di Coltreciano, meta 
di escursioni estive anche oggi. 










Ci sono anche poderi che, per la felice condizione del loro sottosuolo, hanno
acqua abbondante senza necessità
di acquedotti.








Fonte dei documenti: Collezione fotografica di Vincenzo Benedetti


venerdì 25 settembre 2015

1917 Dino Campana per l'ultima volta a Campigno

 L'alba, la fonte e ... il rospo
ricerca di Claudio Mercatali




... come un fauno deluso ...
(dipinto di Pal Merse)


Dalle lettere scritte a Giovanni Papini, sappiamo che nell' estate del 1917 Dino Campana passò molto tempo nelle montagne attorno a Marradi, specialmente nell' amata valle di Campigno.

Ora siamo nei primi giorni d'autunno del 1917, probabilmente proprio nella valle di Campigno, in un punto dove scorre dell' acqua fredda in un pozzetto sotto una cascatella. Nella strada vicina un crapaud, un rospo, sta in mezzo e Dino avvilito e scoraggiato per la sua condizione, si immedesima. E' mattina presto e il sole non si è ancora levato sopra i castagni.

Dino Campana a Giovanni Papini
via Colletta 10 Firenze

 Come un fauno deluso prendo il ghiaccio dell'acqua di un bacino sotto una cascatella montanina. Il sole non s'affaccia ancora dietro i castagni. Incontro nel ritorno l'amico notturno crapaud illuso dalla freschezza dell' acquazzone. Povero Dino. Non restare in mezzo alla via ti schiacceranno. Ma lui resta in mezzo alla via. Sono nate fuori le cavallette e mi saltano intorno con ruote rosse. Pure in tutto c'è una certezza che io ... (c'est un secret par tous connu). Devo farmi coraggio?                                                                                                              Marradi 25 settembre 1917


Il poeta è consapevole che la sua malattia sta prendendo il sopravvento e si rende conto che c'è una certezza per lui ...
Dopo quattro mesi venne ricoverato definitivamente a Castelpulci e  non uscì più.

 
Dov' è questo posto?

La cascatella, la strada, il castagneto sono tanti indizi che fanno pensare alla Fonte del lago, una sorgente al Lago di Gamberara, che al tempo di Campana si era formato da pochi anni a seguito della cosiddetta Frana del 1899.


La strada di allora passava dal podere E Trè, nella parte opposta del fosso rispetto a quella di ora e tenuto conto di questo tutto torna.







Facciamo una prova oggi

23 settembre 2015,
al mattino.



Per verifica aspettiamo lungo la vecchia via che il sole si alzi oltre le cime dei castagni dei poderi Ravale e Scalelle, proprio quello dove avvenne la famosa battaglia del 1358 e poi andiamo verso Marradi dalla vecchia via passando il torrente al bivio per I Faldi.
La strada antica c'è ancora, intatta, piana, e si percorre bene. Dopo la casa detta E Trè si ricongiunge alla viabilità di oggi al podere Ravale.

Questa ricostruzione non sarà una fantasia? Può darsi, però nella valle di Campigno non c'è un'altro posto che corrisponda così bene alle parole del poeta.



Fonte: Per la lettera a Papini: Gabriel Cacho Millet, Souvenir d'un pendu p.219


sabato 19 settembre 2015

La Fornace Marcianella


Breve storia
 di una fabbrica di laterizi
ricerca di Vincenzo Benedetti




Marciana e Marcianella erano due poderi appena fuori Marradi, dalla parte di Faenza. Il primo si estendeva nell' attuale piazzale della stazione, fino a Casa Gondi e oltre.
Era così grande e importante che nelle carte antiche il nome indica tutta la parte di Marradi oltre il ponte sul Lamone, quella che oggi in dialetto si chiama Jum Marè (Marradi basso).

Marcianella era un podere più piccolo, corrispondente ai terreni dell' attuale Vivaio Forestale.

A Marcianella c'è "la terra buona" ossia bruna e senza sassi, fertile e ottima anche per fare i mattoni. Infatti ogni tanto nell'Archivio Comunale si trova traccia di attività di fornace, fino dal Seicento.

Tutte queste cose le sapeva benissimo anche Giuseppe Torriani, che nel 1920 decise di comprare il sito per costruire una moderna fabbrica di laterizi. L'edificio fu completato nel 1921 e il 16 marzo di quell' anno cominciò la produzione.

La fabbrica andò avanti per circa dieci anni, spesso in difficoltà. Cambiò ragione sociale due o tre volte, come si può leggere nelle schede della Camera di Commercio di Firenze che sono qui accanto. Il proprietario fu sempre Giuseppe Torriani, con alcuni soci minori.





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Nel 1923 occupava 19 operai, come dice lo stesso Torriani in questa lettera al Sindaco, però era in difficoltà per mancanza di commesse.

Nel 1930 circa, a seguito della grande crisi economica del 1929 chiuse per fallimento. Il crac coinvolse anche la Banca di Credito e Sconto, cioè la piccola banca marradese attiva dal 1860, che venne rilevata dalla Cassa di Risparmio di Firenze. Per pagare i debiti Giuseppe Torriani dovette vendere la fattoria di Galliana, bene di famiglia dal Settecento.




Giuseppe Torriani, con il cappello bianco, parla dei laterizi della sua fornace con il direttore Armando Bartolini.



Dalle schede della Camera di Commercio di Firenze la fornace risulta esistente fino al 1937. Non produceva più niente, e l'attività commerciale consisteva nella vendita dei laterizi dello stesso edificio, che venne letteralmente "smontato" tanto che non è rimasto niente.



Giuseppe Torriani e Armando Bartolini mostrano un manufatto della fornace Marcianella.


Oggi in quel sito c'è solo la palazzina dell' ex Amministrazione, che è un condominio di tre vasti appartamenti. In compenso è rimasto il nome e a Marradi, quando si dice " ... alla Fornace ..." si intendono i campi oltre la ferrovia Faentina, dopo il Ponte del Vivaio.




I mattoni e le marsigliesi 
venivano caricate in 
questa particolare carriola.


Come si vede i piazzali
della Fornace Marcianella
erano pieni di laterizi











Il trasporto dalla fornace 
ai cantieri edili veniva 
fatto soprattutto con 
carretti trainati da muli,
perché negli anni Venti
i veicoli a motore qui
da noi erano una rarità.







L'edificio era tutto di mattoni,
con una facciata molto elegante
(foto di Giuseppe Farolfi)











Dopo il fallimento, per recuperare
almeno in parte i soldi persi, il
proprietario fece demolire la fabbrica
per vendere i mattoni
di cui era fatta.




Questi sono gli operai addetti alla demolizione:
In primo piano, da destra: Alfredo Parrini 
(con la coppola) Alfredo Bartolini (in giacca
e cravatta) e Luigi Billi (con il cappello
 a larga tesa)









Rimase solo l'edificio dell'Amministrazione,
che oggi è una casa privata con alcuni
appartamenti.
(la foto d'epoca è di Giuseppe Farolfi)




Fonti: Camera di Commercio di Firenze, Archivio storico del Comune di Marradi.

lunedì 14 settembre 2015

La strada per Tredozio


1877  Una nuova via
attraverso il valico
 della Collina
ricerca di Mario Catani 
e Claudio Mercatali



Negli anni 1870 - 1880 divenne indispensabile una nuova strada di collegamento da Lutirano a Tredozio. La vecchia via era una mulattiera ripidissima lungo il cosiddetto Fosso del Saliceto, che passava dai poderi delle Balze e poi dalla casa della Zoccoletta. Volendo sudare un po' e con l'aiuto di un buon paio di forbici per potare si potrebbe percorrere anche oggi.

I progetti per la nuova via carrettabile furono due, uno dell'ing. Ricci e uno dell'ing. Sforazzini, che parrebbe quello effettivamente realizzato, anche se con delle varianti. Qui di seguito ci sono i disegni e la relazione di Sforazzini, che scrive al Sindaco di Marradi per presentare le sue idee in concorrenza con quelle di Ricci.




Rapporto di massima
Strada obbligatoria 
da Lutirano per Tredozio
  
llus.mo Signor Sindaco 
e Onorevoli Consiglieri 
del Comune di Marradi

Mi faccio un dovere di presentare alle Signorie Illustrissime lo studio sommario da me fatto sulla possibilità di un andamento da darsi alla di contro nuova strada obbligatoria diverso da quello prescelto dall'esimio ingegner Paolo Ricci.






Accettando quest' inca- rico non ho inteso di controllare un' opera- zione eseguita da persona competen- tissima in tale materia,  ma solo di pronunziarmi sulla possibilità tecnica e sulle convenienze materiali e finanziarie di un tracciato proposto dalla Onorevole Commissione Stradale con suo rapporto del dì 18 marzo 1870.



LE DUE PROPOSTE
In rosa il tracciato proposto dall'ing. Ricci. La poligonale numerata è il tracciato dell'ing. Sforazzini (che scrive la relazione qui accanto). In giallo c'è il tracciato della vecchia mulattiera.


Mi permetta perciò la succitata Commissione che io le dichiari anzitutto che per quanto  accettabili e utilmente attuabili abbia riscontrate le di lei vedute sulle varianti in parola altrettanto mi sento alieno dall'accettare ed associarmi alle opinioni sue circa il progetto del sig. ing. Ricci del quale ho anzi potuto apprezzare il laborioso e accurato studio.



D'altronde non può ascriversi a difetto o a negligenza se le vedute e la valutazione di particolari circostanze non sono identiche fra due o più persone, e se il progetto in parole può essere suscettibile di modificazioni o di varianti che armonizzino con queste vedute.

Le differenze di andamento si vedono indicate nella pianta che qui si unisce. I risultati altimetrici fra i due estremi combinano con quelli ottenuti dal sig. Ing. Ricci.
Le pendenze variano fra il 7 e il 9% sulla lunghezza però delle sole poligonali, in quanto che trattandosi di un semplice studio di massima non ho tenuto conto degli sviluppi derivanti da accidentalità del terreno.



La lunghezza comples- siva è di miglia 2,567 superando l' altezza di 202,89m di modo che la pendenza costante è del 7,89%
Le curve e gli sviluppi secondanti il percorso faranno aumentare di altri metri 167 la lunghezza, la quale potrà essere benissimo utilizzata nella diminuzione di pendenza in uno o più punti che si crederanno utili al riposo delle bestie da tiro o mantenerla costante per tutta la lunghezza ragguagliandola così al 6,69% 
In ogni peggiore ipotesi il terreno sul quale corrisponde il numero P17 si presta un prolungamento volontario.

Le condizioni di tutto il terreno da percorrersi sono buonissime sia per la stabilità quanto per l'esposizione ed elevatezza (V. sezioni).



Si richiedono minori spese d'arte perché minori sono i corsi d'acqua da attraversare, e quei medesimi che non possono evitarsi abbisogneranno di opere meno importanti, essendo con il nuovo progetto trasportati più a monte i punti di passaggio. Le indennità a titolo di espropriazione diminuiranno ancor esse in quanto che i nuovi terreni da occuparsi sono per la massima parte pasture e scogliere.

L'economia di spesa per operazioni di attinente al risparmio di lunghezza non potrà essere minore di £ 5600. 
Potrà fors' anco essere maggiore quando si rifletta che il terreno che si economizza è quasi tutto lavorativo e non regge al confronto di quello che si occupa colla sede stradale in oggetto.


Le istruzioni ricevute mi dispensano da tutti quei dettagli che sono propri di progetti definitivi per cui mi limiterò a ricordare:

1 Che il progetto motivato dalla Commissione stradale soddisfa al generale desiderio dei Comunisti.
2 Che questo tracciato, indipendentemente da un compatibile aumento di pendenze, corrisponde alle esigenze di una buona strada rotabile.
3 Che la giacitura del terreno, come viene dimostrato dalle sezioni, si presta a un naturale e comodo sviluppo e volendo, ad una diminuzione di pendenza.
4  Che le opere d'arte risultavano in numero minore e di minore importanza che quelle occorrenti per un diverso andamento.
5 Che altrettanto succede per il terreno da espropriarsi.
6 Che l'economia della spesa per metri 500 di minor lunghezza importa 5600 lire prendendo a base i prezzi stabiliti dal sig. ing. Ricci.
7 Che questa diminuzione può forse elevarsi a maggior somma in un progetto dettagliato attese le minori indennità del terreno e la minore entità delle opere d'arte.
8 Che tra il P 3 e 6 si può ottenere uno sviluppo prolungato in modo da ottenere la pendenza minore dell' 8%
9 Che il P 32 rimanendo sul displuvio della collina può agevolmente abbassarsi di due metri mediante facile e insignificante incassatura riducendo così la pendenza allo 0,20%

Spero in tal modo di aver corrisposto alla fiducia dimostratami dalle loro Signorie Illustrissime.

Firenzuola, lì 8 maggio 1877                     L'ing. redattore del progetto  Emilio Sforazzini 


mercoledì 9 settembre 2015

Vitaliano Mercatali, da muratore a inventore

Vitaliano Mercatali: da muratore a inventore
ricerca curata da Luisa Calderoni


Alcune foto dei cantieri in cui ha lavorato Vitaliano, ci permettono di scoprire  i mutamenti subiti da alcuni edifici rurali e cittadini  del nostro territorio.


Lavori di ampliamento all'Albergo- Ristorante " La Colla"

La ristrutturazione del podere di Coloreto






Il Mulino della Trappola


La balaustra di Villa Vossemole a Lutirano
Nella foto a destra, Vitaliano sulla gru nello spiazzo di fianco alla chiesa di San Lorenzo, durante la costruzione del Cinema Borsi

  







Vitaliano Mercatali ha lavorato anche alla rimozione  e ricostruzione dell'altare maggiore della chiesa di San Lorenzo a Marradi e alla sopraelevazione del campanile su progetto dell'Architetto Claro Ceroni.
Tra i tanti plastici e stemmi che Vitaliano ha costruito negli anni, c'è anche quello del Comune di Marradi collocato sopra le antiche misure in ferro, dette "bracci" inserite nella pietra serena di una colonna del loggiato del palazzo comunale.


Il matrimonio di Vitaliano e Giovanna Billi


I RICONOSCIMENTI











venerdì 4 settembre 2015

Tre monti nella Romagna Toscana


 Un giro in bicicletta
nelle valli del Lamone,
dell'Acerreta 
e del Tramazzo
di Claudio Mercatali



Oggi 3 settembre è una giornata tiepida di fine estate, giusta per un giro in bicicletta nei monti della Romagna Toscana. Si parte da Marradi e si torna da Tredozio dopo essere passati da Modigliana. A dirsi è semplice e a farsi può essere complicato: sono 50 km, con tre salite a scavalcare tre monti, non lunghe ma toste: il Beccugiano (circa 5 Km) la Collina (3 km) e la strada di Pian di sopra (3,3 km). Siamo in tre e abbiamo impiegato 4 ore e 30, comprese due soste e qualche divagazione.

 Cinque chilometri a valle di Marradi si imbocca la strada per Modigliana al paesino di S.Adriano. La salita del monte Beccugiano comincia qui ed è subito dura. I miei due amici salgono gagliardi ma per me è un impegno e ho usato il 34/27 fino al Passo. Questi numeri un po' misteriosi chiariscono la situazione per chi è avvezzo al pedale, gli altri sappiano che è il rapporto più alto, quello dell' affanno.

La villa di Beccugiano


Dalla vetta si vede un bel panorama, verso Monte Romano e la villa di Beccugiano, un bell' edificio del Settecento. Al Passo prendiamo la discesa del Torretto, e al ritorno sboccheremo dalla strada che si vede a destra in questa foto, ossia la comunale di Pian di Sopra. Chi ha gamba potrebbe fare anche il contrario, ma il cartello spiega che la pendenza qui è del 18% e se uno non è ben allenato sale con la lingua di fuori e con la bici a mano.



 Il valico del Monte Beccugiano. 
A destra, con la croce, c'è l'inizio della strada per Pian di Sopra. 
A sinistra la campestre per la fattoria di Galliana.


Anche la discesa si fa sentire e si va giù con i freni ben tesi, passando dalla villa di Sessana e infine dalla chiesa di Abeto.





A sinistra: la villa di Sessana
Sotto: la chiesa di Abeto


Dalle fotografie si dovrebbe capire quanto pende la strada.





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Dopo la chiesa di Abeto comincia il fondovalle e la strada piana. Non è caldo ma le mosche cavalline cominciano a farsi sentire.



Questi insetti pungenti campano rincorrendo e beccando i cavalli al pascolo e non ci sono tante possibilità di fuggire. Però non sopportano l'odore delle foglie di kiwi e quindi ci fermiamo un attimo nella piantagione di Campolasso per staccarne qualcuna da mettere nel manubrio e in tasca.



Campolasso

Siamo così giunti al chilometro 10 e al confine con l'Emilia Romagna. Fra 1 km usciremo dal comune di Marradi per entrare in quello di Modigliana. Il sito è bello, silenzioso e panoramico. La campagna è curata, coltivata fino a Briccola, che è l'ultimo podere di Marradi in alto, a mezza costa.





Il fondovalle dell'Acerreta al Km 10.
 In fondo alla strada c'è il ponte
di S.Reparata, confine con l'Emilia Romagna.
A mezza costa Briccola, 
ultimo podere di Marradi.





I miei compagni sono ripartiti e sono già un puntino laggiù in fondo. Mi capita spesso di attardarmi per fare qualche fotografia o curiosare un po', lo sanno e sopportano, ma non è bene insistere tanto.

Linari


Si passa vicino a Linari, la fattoria dove nel Cinquecento nacque Rocco Guerrini, un architetto progettista di fortezze che emigrò in Germania dove divenne famoso. I Tedeschi gli hanno dedicato un busto, a Lubbenau, vicino a Berlino, che è questo qui accanto, con lui che ci guarda un po' minaccioso. Per chi vuole saperne di più su questo blog alla data 15 aprile 2013 c'è una ricerca.
   
Si pedala veloci, con il 50/19, un rapporto per le strade di fondovalle con qualche saliscendi, e nel giro di poco si arriva a Modigliana. Con la bicicletta si può passare dalla via vecchia, accanto all'ex seminario e sboccare nella piazza con la chiesa dell'ex vescovado.


Modigliana. L'ex seminario (a destra)
e la strada vecchia.



 







Andremo a prendere un caffè in centro, vicino alla casa di don Verità, il prete scomunicato perché amico di Garibaldi e contrario al potere temporale dei papi.




  
Sullo sfondo: il podere Guida.
Siamo entrati nel comune di Tredozio.

Si tratta ora di risalire la valle del Tramazzo per 10 km, fino a Tredozio. La strada è piacevolissima, nuova, ben asfaltata e la fatica non si sente. Eccoci a Guida, l'ultimo podere di Modigliana. Ora siamo nel territorio di Tredozio.




Facciamo il pieno dell'acqua perché ci attendono due scavalchi. Il primo è il Passo della Collina, che comincia da questo imbocco invitante. E' un' illusione: la strada sale senza pietà per tre chilometri e per me la storia si ripete, cioè pedalo lento, al limite del ribaltamento, però con soddisfazione arrivo in cima senza soste.

L'inizio del Passo 
della Collina



 
Al valico


Al valico c'è di nuovo il confine di regione e si torna in Toscana, nel comune di Marradi. Dal 1428 al 1923 tutti e tre i comuni formavano una parte della cosiddetta Romagna Toscana ed erano in provincia di Firenze. 




Poi quell'anno Benito Mussolini, per allargare la Provincia passò Tredozio e Modigliana sotto Forlì e lasciò Marradi sotto Firenze. Brisighella è sempre stata sotto Ravenna e così ora questi comuni, che in realtà formano un unico territorio, sono spartiti fra tre province di due regioni differenti, con una serie di inconvenienti che sarebbe lunga da dire ma si può immaginare.

Dalla Collina si vede la valle dell'Acerreta e il crinale opposto, sul quale dovremo salire, perché Marradi è oltre quello.


Il primo scorcio della Valle Acerreta 
dalla Collina

Si tratta dunque di scendere nel fondovalle, percorrerlo per qualche chilometro e salire si nuovo.







Dalla Collina il paesino di Lutirano fa
un bell' effetto.



 Lutirano

  



L'incrocio per Pian di Sopra è ben segnalato e non si può sbagliare, anche perché poco prima c'è il B&B Rio Bulbana, che ha questo aspetto particolare.
Il rio è appunto quello della valletta laterale che stiamo per risalire.








Finalmente siamo al Casetto di Pian di Sopra, la salita è finita e si vede in panorama opposto a  quello di prima. Con un certo orgoglio uno che è arrivato qui gongola, perché la strada fatta di là in fondo a qui è tanta.

Il Casetto di Pian di Sopra




Per arrivare a Marradi mancano ancora 11 Km ma sono in discesa o in piano, panoramici e rilassanti. E così si chiude l'anello del giro ciclo turistico in questo angolo della vecchia Romagna Toscana.





La Provincia di Firenze all'epoca del Granducato di Toscana.

In blu è segnato il percorso fatto oggi. Non abbiamo sconfinato 
nello Stato Pontificio 
nemmeno di un metro.