venerdì 2 gennaio 2026

Faenza nei Canti Orfici

Dino Campana descrive
la piazza del Comune

ricerca di Claudio Mercatali



Faenza è una città "campaniana" perché assieme a Bologna, Firenze e Genova è l'ambiente di diversi scritti del Poeta. L'inizio stesso dei Canti Orfici è ambientato qui e nelle pagine de La Notte c'è la famosa descrizione del centro storico faentino nel quale Dino si aggira immerso nei suoi pensieri.
Questa che segue è un' altra descrizione di Faenza, tratta dai Canti Orfici, relativa ad un posto preciso, cioè Piazza del Popolo con la torre dell' orologio, che ai tempi di Dino Campana si chiamava Piazza Vittorio Emanuele II. Le illustrazioni sono cartoline del primo Novecento e quindi corrispondono a quello che vedeva il poeta. Leggiamo:



Faenza

Una grossa torre barocca: dietro la ringhiera una lampada accesa: appare sulla piazza al capo di una lunga contrada dove tutti i palazzi sono rossi e tutti hanno una ringhiera corrosa: (le contrade alle svolte sono deserte). Qualche matrona piena di fascino. Nell'aria si accumula qualche cosa di danzante. Ascolto: la grossa torre barocca ora accesa mette nell'aria un senso di liberazione. 


L'occhio dell'orologio trasparente in alto appare che illumina la sera, le frecce dorate: una piccola madonna bianca si distingue già dietro la ringhiera colla piccola lucerna corrosa accesa: E già la grossa torre barocca è vuota e si vede che porta illuminati i simboli del tempo e della fede.



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La piazza ha un carattere di scenario nelle logge ad archi bianchi leggieri e potenti. 






Passa la pescatrice povera nello scenario di caffè concerto, rete sul capo e le spalle di velo nero tenue fitto di neri punti per la piazza viva di archi leggieri e potenti. Accanto una rete nera a triangolo a berretta ricade su una spalla che si schiude: un viso bruno aquilino di indovina, uguale a La Notte di Michelangiolo ...

...  La Notte di Michelangiolo