Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

venerdì 31 marzo 2023

Nostra Signora della Fortuna

La chiesa di San Vittore 
e San Carlo, a Genova
(una lezione di poesia 
da Dino Campana)
ricerca di Claudio Mercatali




Genova è una città amata da Dino Campana, che vi soggiornò in diversi periodi per differenti motivi. Fu iscritto all' università, di lì partì per l'Argentina, si ispirò ai quartieri vecchi per le poesie, fu ricoverato all' ospedale, rispedito con il foglio di via ...

La poesia Nostra Signora della Fortuna, scritta in un foglio datato febbraio 1912, inizia con un canto dei fedeli davanti all’icona di legno conservata nella chiesa di San Vittore e Carlo. Era una polèna che decorava la prua della nave che il 17 gennaio del 1636 naufragò nel porto dopo un temporale.


Il fatto è raffigurato in due dipinti di Agostino Benvenuto nelle pareti del presbiterio. La poesia descrive la cerimonia per la festa che ancor oggi si tiene: gli archi d’oro del presbiterio, le colonne di porfido, il Cristo posto in una cappella alla devozione dei fedeli. I tre versi iniziali sono ripetuti, come l'intercalare usato negli inni. Una turba di suore con il caratteristico cappello "aquilonare" ...





Lasciamo stare tutto questo e analizziamo la poesia dal punto di vista metrico, ossia ragioniamo come un poeta di cento anni fa mentre compone i versi di una lirica. Quali sono le Regole seguite qui da Dino? Sono tante, difficili e strane per noi che non siamo del mestiere:



Secondo la metrica classica ogni verso (riga) deve avere lo stesso numero di sillabe, che in questo caso sono 12, cioè questo è un componimento dodecasillabo. Il conteggio non è per niente semplice, perché deve tener conto delle figure metriche sinalèfe, dialèfe, sinèresi, dièresi. Leggete qui di seguito con pazienza e cercate di rendervene conto.

Nella sinalèfe (simbolo ˆ ) la vocale finale di una parola e quella della parola seguente si fondono. Così il verso Tanto gentile e tanto ˆ onesta pare (Dante) ha sinalèfe in “tanto onesta” che si considera unita in “tantonesta” e quindi con 4 sillabe e non 5. Il contrario è la dialèfe (più rara, simbolo ˇ ) ossia due vocali si contano distinte anche se la pronuncia tende ad unirle: per esempio una ˇ anima invece di un’anima oppure: Ecco gli ˇ Inglesi invece di Ecco gl’Inglesi.

La sinèresi c’è se due vocali vicine nella stessa parola si contano in una unica sillaba. Ad esempio la parola pa – re – a per sinèresi si divide in pa – rea. Dunque si fa una sinèresi quando due o tre vocali della stessa parola, che dovrebbero formare sillabe diverse (uno iàto), si contano come una sillaba sola (un dittongo).
Il caso opposto è la dièresi, ossia vocali contigue di una parola  si separano. Per esempio in dolce color d'oriental zaffiro (Dante Purg1 v13) "oriental"  si divide in o-ri-en-tal invece che o-rien-tal.  
Detto questo contiamo le sillabe come fece Dino:


LA MESSA  A SANTA MARIA DELLA FORTUNA

Nostra Donna Maria della Fortuna              a 12
Volge benigna i suoi divini sogni                   12
Sovra le menti che preghiera aduna.            a 12

Ne la chiesa, gravata gli archi d’oro               12 d’oro sinalèfe: do-ro
Tra le colonne in porfido, a l’altare            b 12 a l’altare sinalèfe: allal-ta-re
Ove splendono quattro fiamme d’oro            12 d’oro dialèfe: di-o-ro

Languida scende nell’aquilonare                b 12 nell'aquilonare dialèfe: nel-lo-aquilonare
Cappello, ricca femminile turba                    12 la virgola conta come l’articolo “la”
A l’altare del Dio per adorare.                    b 12

Come scivola ai venti l’augurale               c 12
Forma di che affacciato a le fortune            12 a le = alle
L’inquieta prora ha il sogno suo navale:   c 12 L’inquieta = lin-quie-ta    ha-il = hail

Discioglie la ondulante teoria                        12 di-scio-glie   dialèfe:  te-o-ri-a
Ne l’immoto profilo al morto Iddio              12
In mitica bellezza trionfale.                       c 11 autografo non chiaro: In una antica?

“Nostra Donna Maria della Fortuna          a 12
Volge benigna i suoi divini sogni                 12
Sovra le menti che preghiera aduna.”        a 12

Tale per gli archi d’oro del passato                        d 12
Passa la larva di un antico sogno                           e 12
Nel nulla. E ai suoi confini inconscio agogno       e 12 E ai = Eai,   incon-scio-ago-gno
Trascina cieca il cuore insaziato.                           d 12
(Genova)

L'autografo della poesia

 

A   Nel verso dodecasillabo l’accento tonico cade quasi sempre nella undicesima sillaba di ogni verso (cioè il verso si dice piano: fortùna, sògni. adùna, òro, altàre … ecc …). Nella metrica classica il dodecasillabo è quasi sempre composto da due senàri piani ma a volte anche da un ottonario seguito da un quaternario. Ai primi del Novecento con l'avvento del verso libero, molti poeti iniziarono ad usare dodecasillabi con metriche differenti da queste. Per esempio qui i versi sono quasi tutti divisibili in settenari + quinari.

B   Le poesie con i versi a sillabe costanti sono insolite nei Canti Orfici, tanto che dei sette Notturni dei Canti Orfici solo l’ultimo, La petite promenade du poète  ha i versi ottonari.

La rima dà musicalità, ma agli inizi del Novecento fu considerata condizionante e usata sempre meno. In questa poesia c’è una rima incrociata (d-e- e-d) nell’ ultima quartina, una ripetizione della prima terzina rimata messa fra virgolette, e altri accenni di rima secondo la scansione evidenziata dalle lettere accanto al testo qui sopra. Tutto questo è frequente nelle poesie inedite di Campana che furono ritrovate  in un brogliaccio detto Quaderno, precedente a Canti Orfici.

Dunque in totale, dal punto di vista “tecnico” questa è una lirica dodecasillaba, a versi piani, con metrica non tradizionale, con una quartina rimata e una terzina ripetuta. Ogni verso comincia con la lettera maiuscola. Il nostro poeta ci dimostra qui di conoscere tutti i parametri della poesia classica ma di saper andare oltre e più alto delle Regole, così come un tenore di fama può cantare sopra lo spartito.

Per ampliare
Altre analisi di questo tipo sono nel tematico del blog: Dino lezioni di poesia



venerdì 24 marzo 2023

Le cascate del territorio di Marradi

Le cadute d'acqua sul Lamone
e i suoi affluenti



Due cascate: a Biana (Crespino)
e a Lutirano (al Ponte per Tredozio)

Una cascata, detta anche caduta, si forma quando un fiume scorre su una roccia più dura delle altre, che resiste meglio all'erosione e si crea una soglia dalla quale l'acqua precipita. Le alte valli del Lamone, dell'Acerreta e del fosso di Campigno si prestano bene alla formazione di cadute d'acqua perché i duri banchi di arenaria danno alvei accidentati e in forte pendenza. Ognuna è originale e l'acqua precipita nei modi più vari, sicché non conviene perdere tempo cercando di classificarle. Queste che seguono sono venti cascate nel comune di Marradi o ai suoi immediati confini. Alcune sono descritte da secoli, altre sono accanto a molini, poi ci sono quelle più frequentate in estate o nascoste e note soprattutto ai pescatori. 


Una classica cascata descritta da secoli è l'Acquacheta, al limite fra San Benedetto e San Godenzo. Il comune di Marradi comincia subito sopra, nella piana dei Romiti.


Un'altra cascata descritta tante volte è Valbura, vicino a Crespino sul Lamone.

La cascata della diga dell'Annunziata, costruita negli anni Cinquanta per scopi soprattutto turistici, è affiancata dal canale che arrivava al Molino Bernabei, distrutto da un bombardamento nel 1944.


La cascata della Lontria è subito sotto la diga che incanalava l'acqua al vecchio Molino della Presìa, poi trasformato in centrale elettrica alla fine dell'Ottocento.


Dalla cascata di Lutirano parte il canale del Molino di Veriòlo.


La cascata della Concia (qui accanto si vede il suo aspetto nel Settecento) permetteva di portare l'acqua al molino omonimo.



Le due cascate che sono sotto il ponte
della Badia del Borgo permettevano di alimentare il canale del Molino della Guadagnina, demolito negli anni Cinquanta.

La cascata di Badia della Valle permetteva di alimentare il molino della Badia.


La cascata del Molino della Caduta è al confine fra Marradi e Vicchio del Mugello.


Per arrivare qui si può partire da Farfareta (Campigno), scendere al podere Val Pecora fino al torrente e risalire il suo affluente sinistro guadando tre o quattro volte.


E' un trekking bello da fare nella mezza stagione quando c'è acqua.
Occorrono stivali alti.





La cascata del Molino della Frèra è uno dei siti più tipici per la balneazione. Il molino è del Cinquecento.


La cascata della Cappellina, all'inizio della strada per Palazzuolo sul Senio, è affiancata da una nota sorgente di acqua sulfurea.


La cascatella della Fonte del Lago, affiancata da una sorgente di acque gelida e purissima è a metà strada fra Biforco e Campigno.


L'acqua del Fosso di Spèdina cade nel Lamone passando sotto un ponte della strada maestra per Borgo San Lorenzo, due chilometri prima di Crespino sul Lamone.


La Pozza di Smeriglio è una cascata fra Crespino sul Lamone e il podere Biana. 


La cascata vicina al podere Fango è al limite fra Marradi e Vicchio, diversi chilometri oltre la frazione di Farfareta (Campigno). Il fosso di Campigno qui ha diverse cadute d'acqua.





Non è detto che una cascata per essere bella debba essere perenne. Per esempio la caduta d'acqua dalla Riva Bianca (Campigno) è altissima e dura poche settimane specialmente quando fonde la neve.


Lo stesso avviene per la caduta della Tanaccia, che dura di più perché ha una intera valletta ripidissima che la alimenta.


Avviene così anche alla cascata di Valvitello (Popolano)


Anche la cascata del Viglio (Lutirano) è effimera e scarica acqua con un fortissimo tenore di carbonato di calcio, che crea depositi sulla roccia.


Ringraziamenti
Le notizie su queste cascate vengono anche da: Fiorenzo Samorì, Fiorenzo Gentilini, Franco Pompignoli, Giorgio Nati, e dalla Compagnia del maggiociondolo, dal Circolo di Crespino e in generale dalle Associazioni di pescatori di Marradi.


sabato 18 marzo 2023

Quattro famiglie di piante officinali

Il piacevole odore 
delle Mente 
e degli Origani

ricerca di Claudio Mercatali




Le piante non si possono spostare, perché hanno bisogno di prendere di continuo l'acqua dal sottosuolo e di un radicato sostegno per le chiome dove si svolge la fotosintesi. Dunque per la riproduzione a loro serve qualche strategia per trasportare i gameti maschili (il polline), verso i gameti femminili, nell' ovario dei fiori di un' altra pianta. Il sistema più semplice è l'anemofilìa, cioè l'affidare il polline al vento, ma il più efficace è l'entomofilìa, il trasporto per mezzo degli insetti. Perché un insetto svolge questo compito? C'è il trucco: la pianta produce il nettare, un cibo zuccherino pregiato e l'ape arriva per succhiarlo. Senza saperlo "si sporca" con il polline e lo porta alle piante successive. Come fa una pianta a farsi riconoscere dall'ape? Può generare un fiore vistoso, o comodo da "visitare" oppure può produrre un odore gradevole per gli insetti impollinatori.



Eccoci giunti al punto che interessa. L'odore è una strategia per attirare gli insetti melliferi, efficace anche per le le piante piccole e poco appariscenti. Un odore piacevole è attrattivo anche per gli Umani, se lo sentiamo arriviamo senz'altro a strappare la pianta vanificando la sua strategia, ma questo è un altro discorso. Quali sono le erbe odorose piacevoli per noi? Vediamone alcune:


La Menta

Il mentolo è un composto chimico con un odore piacevole, anche mescolato al tabacco delle sigarette (ma di recente è stato vietato). C'è in tutte la varietà di Menta, che sono decine. Nella nostra flora spontanea se ne trovano con facilità tre: la Menta piperìta, è orginaria dell' America ma ormai ha invaso i nostri ambienti. Fu portata in Europa perché era più adatta delle nostre per la produzione dolciaria. La Menta spicata, cioè con i fiori disposti a spiga è la più comune e la Menta acquatica ha un odore forte e gradevole. Sono essenze piccole e passano inosservate se proprio non vengono cercate. Secondo il mito Minta era una ninfa bella e appariscente che aveva sedotto Ade, il dio degli inferi. Sua moglie Proserpina si ingelosì e per vendetta trasformò la seducente Minta in una piantina profumata ma poco visibile.



L' Origano

Questo è il nome di un intero genere di piante aromatiche di circa cinquanta specie. Le due più note sono l'Origanum vulgaris e la Maggiorana (Origanum majorana). Sono erbe aromatiche molto usate nella nostra cucina, per i piatti di carni e pesce, nelle insalate e nella pizza. Si dice che siano repellenti per le formiche e le zanzare. Nel linguaggio dei fiori da sempre sono state considerate essenze che danno sollievo, conforto e salute. 


Dunque dal punto di vista botanico anche la Maggiorana è un origano.

Il classico Origano, il vulgaris, ha tante proprietà terapeutiche. Il suo principio attivo è soprattutto il Timolo ma contiene anche proteine, sali minerali, vitamine e carboidrati. Slanciato ma debole, forma un insieme di diversi fusti che crescono fino a mezzo metro ma poi si piegano in modo disordinato e danno alla pianta un aspetto sgraziato. La pianta è citata già da Teofrasto, un filosofo e botanico greco vissuto nel IV secolo a.C. che forse le diede il nome con l'unione di due parole: "òros" = monte e "ganàos" = sto bene, cioè "vivo bene sui monti".



Il Timo

Anche questo è il nome di un gruppo di piante che comprende molte specie e varietà Nella nostra flora spontanea c'è il Tymus vulgaris (o officinalis), un cespuglietto con i fiori piccoli, fitti, bianchi o rosati. Ha delle proprietà antisettiche note anche agli Egizi, che lo usavano per imbalsamare. Fino a cento anni orsono era alla base dei disinfettanti più comuni e anche oggi si trova in polvere da cospargere dentro le scarpe. Le proprietà anti batteriche sono dovute al timolo, che è in tutte le parti della pianta, responsabile anche del forte profumo. Il modo più semplice per usare il timo è quello dell' infuso, preparato con i fiori e le foglie tritati come se si facesse un thé. Però il timolo naturale è una essenza che si presta bene anche per aromatizzare i cibi. E' difficile dare delle ricette, perché il profumo e il sapore del timo sono veramente particolari. Si può provare a fare un battuto e a metterne un po' su una polpetta di carne macinata, oppure a mescolarlo con la carne cruda e poi cuocere il tutto. Forse la prima volta conviene usarlo per condire una semplice insalata.



La Santoreggia

Anche questa è una pianta con tante varietà. Le principali qui da noi sono due, non tanto facili da distinguere. La Satureja montana è perenne e in estate dà dei fiori bianchi. Ha un aroma delicato, simile all'origano. La Satureja hortensis è annuale e ha un aroma forte, è più piccola e più erbacea. I suoi fiori rosati spuntano in cima ai rami. Ha le foglie un po' più tondeggianti e rade rispetto a sua sorella. Le santoregge sono parenti strette del Timo e dell' Origano e hanno un odore simile, apprezzabile sulle uova sode, i legumi e le verdure cotte. In cosmesi un infuso fatto con 500g di fiori in due litri d'acqua, laborioso da preparare, versato nell’acqua della vasca da bagno è emolliente e anti infiammatorio per la pelle. In caso di punture di insetti un massaggio con una foglia di santoreggia dà sollievo. I fiori secchi messi in un sacchettino di tela nei cassetti tengono lontane le tarme e messi in una ciotola sul davanzale (... forse) allontanano le zanzare. Per antica tradizione è considerata una pianta afrodisiaca e i Greci la usavano nei riti per il culto di Dioniso, dio del vino, della gioia e del benessere. Per questa sua noméa di erba dissoluta era proibito ai monaci coltivarla negli orti dei conventi.

domenica 12 marzo 2023

La gente di Biforco nel 1945

Il lento ritorno alla normalità
alla fine della guerra
dai documenti della famiglia Parrini

Biforco, fine anni Trenta


I dodici mesi dal giugno del 1944 al giugno del 1945 furono drammatici a Marradi. Due bombardamenti aerei devastanti spianarono la maggior parte del capoluogo e di Biforco, poi ci fu l’eccidio di Crespino, il passaggio del fronte, l’accampamento dei soldati Inglesi, Scozzesi, Canadesi, Polacchi e soprattutto degli Indiani e Nepalesi della divisione Mahratta, che subirono tante perdite sulla Linea Gotica nella avanzata lungo la valle del Lamone.


Rimasero accampati in paese fino all’inverno, bruciando qualsiasi cosa per scaldarsi in qualche modo. In autunno la Liberazione era un fatto compiuto ma i dolori e i lutti continuarono. Cominciò il conteggio dei morti, il ritorno degli sfollati e poi da giugno quello dei reduci dall’ Africa, da mezza Europa e degli internati in Germania. Era un lento patire, fatto di speranza e angoscia per chi vedeva tornare tanti giovani ma non i propri famigliari. Questa che segue è la corrispondenza intercorsa fra i componenti della famiglia Parrini di Biforco. La madre Luisa e il padre Giuseppe (che vediamo qui accanto) scrivono ai figli Renzo ed Enrico e descrivono la loro vita, le loro difficoltà e le loro angosce. I figli rispondono e fanno altrettanto. Ne viene un intreccio di sentimenti, di apprensioni e di speranze, mescolato a tante notizie su Biforco che permettono di intuire o intravedere i cento altri drammi nelle famiglie di questo paesino. Leggi (e clicca sulle immagini se le vuoi ingrandire a tutto schermo):




Carissimo figlio 
Firenze 9 febbraio 1945

Credo avrai ricevuto la lettera che ti ho scritto di qui dove ti raccontavo la nostra vita di profughi. Però nel giungere la lettera tua dal ….. (?) ….. credo che sia difficile che ti giungano le nostre corrispondenze come prigioniero e subito io pure ti scrivo, dicendoti l’immenso piacere provato nel sentire che ormai sei tornato in Italia e si nutre la speranza di rivederti presto. Ci sarà da sperarlo?…

Noi poveri vecchi siamo lontani dalla nostra casa da giugno a causa del primo bombardamento e ci eravamo ritirati alla casetta di Barbuglio (= Casetta Barbagli) dove il 2 settembre i Tedeschi ci hanno messi in colonna e portati a Brisighella. Di qui venuti gl’Inglesi ci hanno fatto partire di nuovo in camion profughi in campo di concentramento prima a Meldola, poi a Rimini, Chiaravalle Assisi poi Firenze che di qui dicevano di mandarci a casa invece è quasi un mese e non ci mandano ancora il permesso, pensa che vita avremo fatto. Io credo se ancora siamo in vita lo devo a miracoli, però giunta a Firenze i signori Conti mi hanno levata dal campo e con tante cure mi sono rifatta un poco qui in casa con loro; babbo però è sempre al Centro Profughi assieme ad altre 18 persone di Marradi viene sempre qui a trovarmi sta bene ti saluta ti bacia e si fa tanto coraggio.


Il nostro paesello di Biforco fa piangere, i più fortunati siamo noi che la nostra casa è l'unica rimasta in piedi nella nostra contrada è tutto un piano, io però non ho ancora visto nulla che impressione mi farà?





Nulla ti avevo detto ma il nostro caro Renzo è prigioniero in Germania ancora dal giorno 8 settembre. Come si troverà? Ha scritto il giorno 18 dicembre. In che pena staremo noi?

Dimmi non hai mai ricevuto notizie nostre? … Sempre ti ho risposto. Tutti ti ricordano e pensano. Molti hanno perso la casa e tutte le cose più care. Certo anche noi abbiamo avuto dei danni molti ma l’avere in piedi la casa e anche tante cose di famiglia bisognerà dire di contentarci, almeno se avremo grazia di tornarci il letto e materassi esistono ancora. Quante cose avremo da raccontarci. E’ stato a trovarci Adolfo. Era in licenza e disse che veniva da Napoli. Rispondi subito che ci sarà di conforto. Saluti e bacioni da chi tanto ti pensa, ti ama e benedice. I tuoi genitori Luisa e Giuseppe Parrini





Carissimo amato figlio 
12 marzo 1945

Ieri abbiamo ricevuto la tua carissima il descrivere la nostra consolazione è stata grande, e più ancora nel sentire che almeno dopo due anni hai potuto sapere che i tuoi genitori vivono ancora sebbene soffrano tanto per la vostra lontananza e per essere anche privati nella nostra vecchiaia delle comodità e libertà che si poteva avere nella nostra casa.

Per ora siamo sempre qui, io certo non soffro perché nulla mi manca e i signori Conti mi tengono cara come fossi di famiglia, ma troppo è il disturbo perché il 17 sono due mesi che siamo qui e non si sa il termine altroché dicono ….. non sarà occupato Bologna. Da quando siamo giunti qui dico di stare molto meglio perché il dottore che mi visitò al campo disse al babbo la metta subito in letto senza muoversi avevo un affanno spaventoso con gran tosse e più le gambe gonfie fino al ginocchio, il babbo povero vecchio per farmi salire dai Conti ebbe daffare e subito con punture e un nutrimento migliore posso dirti che oggi ho fatto i muscoli perché le gambe sono tornate normali come prima; certo un po’ di asma e tosse c’è sempre ma tu ben sai che ho la bronchite cronica.

Forse il buon Dio mi tiene in vita per rivedere i miei cari figli? Questa è la mia preghiera. Il babbo resiste alla vita del campo ma certo il mangiare è ben poco, minestrone il giorno e a cena con una razione di pane e basta, si compra un poco di vino, e fichi secchi perché credi qui a Firenze si trova di tutto ma ci vorrebbe a testa 100 lire il giorno e poi non mangi nulla pensa che dal 6 giugno 1944 epoca del primo bombardamento che siamo sfollati alla Casetta di Barbaglio (= Casetta Barbagli) e il 2 settembre ci portarono in più tappe, pensa si dové farla tutta a piedi e una notte abbiamo viaggiato sotto il temporale e giunti alla fermata alle 3 della notte; qui ci siamo stati 4 lunghi mesi e il più doloroso viaggio fu l’ultimo che si credeva ci portassero a casa nostra e invece come ti ho scritto sai già che giro abbiamo fatto e ancora qui in attesa del giorno sospirato. Pensa che il babbo dorme sempre in un paglierino senza spogliarsi mai e quindi io ne soffro tanto per lui che si fa abbastanza coraggio.


Quanto vi ricorda e vi pensa non posso descriverti e lui dice sempre almeno Enrico spero di rivederlo presto. Cosa posso sperare di Renzo da quanto si legge nei giornali? Che il buon Dio l’assista. Ben poco posso dirti di novità di Biforco da quanto ci raccontano la nostra casa è l’unica rimasta in piedi senza danni forti al fabbricato ma in casa mancano abiti e mobili, ed è già piena di persone che non hanno più casa e fra questi vi è Moschino credo il Fabbro e il Barbiere se avremo fortuna di tornare anche noi una stanza ci sarà anche per tutti. I morti nel bombardamento …. (?)….. …. La maestra Fabbri … … che la tengono a farle il servizio il Chiarini … … suo fratello Pietro è stato internato in Germania è rimasto morto pure Domenico il fratello dell’Egle e il babbo di Pierino Rontini e venti contadini che venivano dal mercato di Marradi. Dicono che sia morto Vecchi, come pure per malattia Saralvo. L’arciprete di Marradi colpito con una granata è pure morto. Presto si sposa Tullio con la Liliana il 7 aprile e vedrai che saremo ancora qua anche noi. Cesare hanno stabilito di sposare di settembre pensa l’Ida com’è contenta. Non vedo l’ora che voi pure siate liberi per trovarvi una donnina perché ora è troppo il bisogno nella nostra famiglia e questo lo riconosce anche babbo. Siamo prossimi alla Pasqua e unita al babbo ti faccio i migliori auguri, ma come la passeremo triste così tutti divisi? Renato e Maria stanno bene e alla fine di aprile mi dice Renato che verrà alla luce un altro figlio, a loro ha fruttato bene la guerra ora lui è qui a Firenze e guadagna un monte di denari sempre al mercato nero che è la rovina di tutti. La Teresina è cresciuta di famiglia con un’altra bambina che ha finito l’anno ancora di novembre, vedi quante cose nuove …

Carissimo figlio solo poche righe ti scrivo per non ripetere ciò che ha scritto la mamma. Ora ti dico che sempre siamo in 20 di Marradi in via della Scala e in questa caserma siamo in tremila e più, voglio sperare che presto ci rimanderanno a casa, così non saremo più sfollati. E staremo nella nostra casa che abbiamo avuto fortuna che è ancora su …


Carissimo figlio 
13 giugno 1945

Ieri abbiamo ricevuto la tua carissima in data 2 questa volta la posta ha funzionato bene abbastanza, ora qui la posta parte a mezzo di camion tutti i mercoledì quindi bisogna stare attenti a impostare in quel giorno. Godo nel sentire che di salute stai benone ma ancora la tua venuta ritarda!

Speriamo come tu dici che sia fra giorni tu puoi ben comprendere come sei desiderato da tutti. Di Renzo purtroppo ancora nulla mentre tutti i giorni ne giungono sempre. Ieri è venuto anche Leo da Fabbro dall’Albania Pietro Farolfi e tanti altri che erano stati presi dai Tedeschi. Puoi pensare vedendo giungere questi io specialmente mi sento morire d’angoscia, vorrei farmi animo ma non posso tu sai bene come il mio carattere sia sempre stato molto impressionabile. … (?) … in tempo Alfredo a rientrare altrimenti ci … (?) …… anche ……….. e la vetrina e due comodini che quelli ci sono ancora.


Il babbo è rimasto un po’ mortificato per il tuo giusto rimprovero, ma non credere perché sia che non ti pensi perché credi che col suo carattere non vorrebbe far conoscere a me la sua apprensione per voi soffre anche più di me. Compatiscilo e pensa che qualche volta è stato anche per colpa mia che ho spedito la lettera non essendoci lui presente. E’ sempre dietro a chiedermi quant’ è che non ha scritto la tua fidanzata e anche te. Alla tua fidanzata dille che si faccia una bella foto uguale alla tua così si vede bene la sua effige è troppo piccolina quella che ci hai mandato è un caro ricordo per noi nell’avervi così lontani. Tutti qua credono che presto la porterai a Biforco ma credo che prima vorrai vedere come sistemarla. Non è vero?

Scrivile e dille che sempre noi la ricordiamo ed è ormai nella nostra famiglia come una figlia amata e desiderata. I suoi parenti ne sono contenti? Suo padre perché sento che la madre non l’ha più! Spero che quando ti giungerà questa mia avranno deciso per inviarti a casa. Noi di salute benino io non posso pretendere ormai di stare meglio di così. Solo desidero la vostra venuta e poi venga pure la morte che mi sento rallegrata, ho pregato tanto per ottenere questa grazia. Ma pazienza il buon Dio avrà pure misericordia di noi e ci darà questo conforto di riunirci insieme.

Dalla tua fidanzata ho ricevuto una lettera in data 6 maggio e poi più nulla, però non mi faccio meraviglia perché la mia risposta chiusa quando ha ritardato perché non si trovava un mezzo per spedirla, però le ne ho scritto una dietro l’altra che spero le saranno giunte. Scrive bene e si esprime con frasi molto gentili, non dubitare che l’affetto nostro è diviso con lei e non vediamo l’ora di conoscerla. Però quanto sarei stata più felice quando avevo una casa veramente bella e nulla mi mancava ma oggi noi siamo fra i fortunati ci troviamo privi di tante comodità che lei stessa lo potrà figurare perché sapete già dove ha passato la guerra che strage ha fatto. Di biancheria ne abbiamo rimasta molta coperte e materassi tant’è vero che non sappiamo dove tenerla perché il guardaroba e i due comò ce li hanno bruciati gli Indiani arrivo (?) e spero che il buon Dio me la vorrà concedere. Tutti ti ricordano e salutano Leo Fabbri e famiglia, Teresina e Alfredo e baci dalla bimba. Moschino e la sua moglie e la famiglia Ferri, Giulia che ora stanno a Marradi.

Il ponte che avevano fatto nel nostro orto ora non c’è più lo rifaranno di nuovo dov’era il molino alle case di Nello che ora non esistono più, insomma Biforco non si riconosce più però c'è allegria e ballano la domenica qui nella nostra pista, Saluti bacioni cari da me e babbo e in un caro amplesso ti benedice la tua mamma Luisa.


Carissimo figlio


Noi ti salutiamo bene ma molto ci siamo invecchiati che quando tu verrai troverai pure tu la differenza dalla tua assenza. Sono purtroppo persuaso delle vostre gravi sofferenze ma pure noi abbiamo passato il ….. Forse il buon Dio ha aiutato e voglio sperare di arrivare fino al buon fine di riabbracciarvi tutti e due prima di passare all’altra vita. Tutto quello che desidero è di potervi almeno una volta abbracciarvi e baciarvi. 


Quanto ho pensato a voi sempre mi siete stati nella mia mente e mi sono fatto talmente forte che mai ho dato a nessuno da confessarlo, per ora non sono ancora contento perché non ho trovato ancora l’esito della mia volontà vorrei dirti tante cose ma tralascio bacioni per la tua fidanzata e credimi sempre il tuo padre Giuseppe Parrini



Carissimo fratello 
Marradi (Biforco) lì, 12 luglio 1945



Il nove di questo mese verso le 20 sono giunto a casa dopo 17 giorni di viaggio e dopo una assenza di 43 mesi. Puoi figurarti la contentezza dei nostri genitori e maggiormente la mia, perché dalla morte ritornavo alla vita. Sono giunto purtroppo non in ottime condizioni di salute, sono dimagrito e dolori reumatici mi assillano da diverso tempo. Però l’armatura sono riuscito a portarla a casa e ora, in questi due mesi di licenza che ho ottenuto spero di poterla inguarnire di un po’ di carne che i sacrifici mi avevano fatto lasciare in Germania. Raccontarti la mia odissea è cosa troppo ardita. I sacrifici che ho provato e le privazioni di ogni genere mi sembrano un lontano ricordo che voglio in ogni modo dimenticare per poter riformarmi una nuova vita.



Giunsi a Firenze l’ 8 e mi si disse che Biforco come Marradi era stato tutto distrutto e fu il più gran dolore. Pensai ai genitori che non avrei più rivisto, pensai alla casa e non a te perché ti credevo ancora prigioniero nel Sudafrica. Pensa che erano 14 mesi che non ricevevo notizie e quindi giungevo all’oscuro di tutto. Fu solamente su l’autocarro che mi conduceva da Firenze a Biforco che Ermanno Calosci mi diede le belle notizie che mi fecero piangere di gioia. Seppi da lui l’odissea passata dai nostri cari e il loro ritorno a Biforco, seppi nella medesima maniera come tu eri già tornato in famiglia e seppi inoltre che nonostante tutte le distruzioni operate nel nostro paese la casa, forse l’unica del paese, era rimasta in piedi. 


Ho saputo dopo la tua intenzione di sposarti, mamma mi ha raccontato tutto. Io non voglio sconsigliarti e dirti sia un bene o un male solo ti avverto che questi sono momenti abbastanza critici e non conoscendo le tue condizioni finanziarie né quelle della tua futura moglie mi astengo dal formulare concetti che potrebbero essere errati in pieno. Pensa che Biforco, specialmente ora, offre ben poche possibilità di vita. Rimanendo qua dovresti lavorare materialmente ed è per questo che io ti consiglierei di trovarti prima una sicura posizione indi sposarti che ne sarei oltremodo contento anch’io dato che la nostra madre è vecchia e dagli sostegni. Puoi ottenere una licenza o un permesso? Tu sapessi come ti rivedrei volentieri. Interessati presso il tuo comando. E’ mai possibile che noi non ci si abbia mai a vedere. Termino caro Enrico salutandoti cordialmente e voglio sperare che sia vicino il momento in cui potrò stringerti fra le braccia. Bacioni tuo Renzo

Cara Giuseppina

Oggi stesso ricevo notizie da Enrico il quale mi ricorda tanto voi e mi dice che è da diverso tempo che voi non avete ricevuto mie notizie.
Sempre vi ho risposto alle vostre carissime ……. Che sebbene in ritardo vi giungerà certamente. Sono dispiacente perché lui pure si lamenta perché attende notizie nostre, potete pensare se per vederlo contento quanto sia propenso un genitore a dar le notizie. Forse già da Enrico avete saputo della nostra felicità per il ritorno in famiglia dell’altro figlio Renzo prigioniero in Germania non sto a descriverlo perché voi sapevate della nostra preoccupazione essendo da 14 mesi che più nulla si sapeva di lui. Credete che da quanto ci racconta è un miracolo averla scampata la vita … ? … privazioni di ogni genere che mai avrebbe pensato di rivedere la sua famiglia. E’ rimasto tanto dispiacente nel sentire che pochi giorni avanti c’era a casa il suo caro fratello che sono 4 anni che non si sono visti e ora si teme con questo congedo che si tardi il suo ritorno perché a lui finisce la licenza il 9 settembre: quale dolore sarebbe per tutti.

Il buon Dio misericordioso ha esaudito le mie preghiere mi ha ridonato i figli e quindi dovrò ringraziarlo e dirgli che alla mia età e alle sofferenze che ho passato mi ha fatto vivere per avere questa bella soddisfazione, a loro stesso nel sentire tutto quello che le abbiamo raccontato ………. a un vero miracolo l’aver rivisto sua madre, il babbo è molto più robusto di me e quindi i disagi gli ha superati molto meglio. Anche questo figlio nel vedere il suo paese così ridotto un mucchio di macerie e la nostra casa in piedi con poche altre potrete pensare come ne avrà ringraziato il buon Dio perché tutti anche se la casa non è bella si sente di esserci molto affezionati.



Certo ora ci troviamo molto sacrificati perché come vi ho detto altre volte è tutta occupata dalle famiglie che sono senza tetto e a noi ci resta libera una camera e il resto si vive insieme a un’altra famiglia anche Renzo come Enrico si rassegnano perché vedono come vivono male gli altri si spera che in Comune si interessino per provvedere a questi sfortunati ma vediamo che i mesi passano e nulla viene sistemato. Certo la nostra casa ha sofferto coi bombardamenti e più con l’invasione di soldati Indiani e di tutte le razze che hanno bruciato mobili e sciupato la casa che dovrebbe essere riparata ma come fare in questi momenti?



Neppure si trova il materiale e se un poco si trova ha prezzi spaventosi che nessuno ha il coraggio. Pazienza, torneranno i tempi migliori e quello che non è più possibile far noi lo faranno i figli se il buon Dio li assiste. Certo il mio sogno sarebbe ancora di vedervi sistemati e speriamo di vivere ancora per vedervi pienamente felici. Enrico non vuole sentir dire che ormai la mia felicità è completa per aver avuto la felicità di rivederli, …. ….. ma pure bisogna rassegnarsi! …Vedete quanto a lungo vi scrivo e vi parlo dei miei figli e come desidero la sua felicità. Voi pure che …. Mi comprendete e siate certa che l’affetto che avete per lui vi unisce a mia carne come una figlia. Saluti cari affettuosi da noi tutti fatene a parte alla vostra famiglia e con un abbraccio sono vostra affezionatissima Luisa.

FONTE
Documenti di famiglia, gentilmente concessi dalle nipoti di Luisa Cavallari e Giuseppe Parrini: Giuliana (Giuly) che abita a Montepulciano, Luisa che abita a Lugo e Patrizia che abita a Ravenna.