Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

lunedì 12 gennaio 2026

Tito Chini

L’ultimo decoratore
della famosa famiglia

Ricerca di Claudio Mercatali e altri



Tito Chini (Firenze, 1898 - Desio ,1947) è stato pittore e decoratore stile Liberty, poi di stile Déco. Era figlio di Chino, collaboratore di Galileo Chini nella manifattura Fornaci di Borgo San Lorenzo. Tito, eclettico come molti altri in famiglia, studiò alla Scuola d’Arte in Piazza Santa Croce a Firenze e si diplomò nel 1916. Nel 1925 divenne direttore artistico della Manifattura Chini quando Galileo lasciò la ditta, fino alla chiusura a causa del bombardamento aereo del 1943. Tito Chini rinnovò la produzione artistica delle Fornaci di San Lorenzo verso motivi più Art déco, ispirati a Giò Ponti e Guido Andloviz. 


E’ sepolto vestito con l'abito francescano a Palazzuolo sul Senio, paese di origine della moglie Valentina Strigelli. Il generale Guglielmo Pecori Giraldi, maresciallo d'Italia, suo superiore in guerra, lo considerava come un figlio. Ambedue erano mugellani. Il vecchio Generale chiamò il giovane Tito ad affrescare il Sacello Ossario del Pasubio, dove Giraldi volle essere sepolto. 


Borgo S.Lorenzo, Municipio, 
stanza del Sindaco.


A Borgo San Lorenzo nel 1931 progettò il Palazzo Comunale con l’arch. Lorini e lo decorò, realizzando uno dei suoi progetti più belli. Il Palazzo fu ornato da Tito con una simbologia esoterico massonica, secondo due livelli di lettura, uno palese e uno celato, per iniziati. Esso risponde anche ad ideali fascisti e tutto l’impianto evidenzia la fede in questa cultura, alla quale sia Tito Chini che Guglielmo Pecori Giraldi aderirono con convinzione.

A Borgo San Lorenzo ci sono molte sue realizzazioni.








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se le vuoi vedere
a tutta pagina


La Manifattura Chini era conosciuta in campo nazionale.

















A Palazzuolo c’è tanto di Tito Chini, nelle logge del Comune, nelle chiese di Santo Stefano, di Salecchio e di Mantigno.















 

C’è anche un percorso artistico a lui dedicato, illustrato in un depliant che si può avere all’ Ufficio Turistico.





















Le decorazioni del Palazzo Comunale di Borgo San Lorenzo sono state oggetto di un interessante studio di Salvina Pezzuoli che è qui di seguito.










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19 sett. 2016 1908 Galileo Chini espone a Faenza
14 mag 2014 Palazzo Torriani 



venerdì 2 gennaio 2026

Faenza nei Canti Orfici

Dino Campana descrive
la piazza del Comune

ricerca di Claudio Mercatali



Faenza è una città "campaniana" perché assieme a Bologna, Firenze e Genova è l'ambiente di diversi scritti del Poeta. L'inizio stesso dei Canti Orfici è ambientato qui e nelle pagine de La Notte c'è la famosa descrizione del centro storico faentino nel quale Dino si aggira immerso nei suoi pensieri.
Questa che segue è un' altra descrizione di Faenza, tratta dai Canti Orfici, relativa ad un posto preciso, cioè Piazza del Popolo con la torre dell' orologio, che ai tempi di Dino Campana si chiamava Piazza Vittorio Emanuele II. Le illustrazioni sono cartoline del primo Novecento e quindi corrispondono a quello che vedeva il poeta. Leggiamo:



Faenza

Una grossa torre barocca: dietro la ringhiera una lampada accesa: appare sulla piazza al capo di una lunga contrada dove tutti i palazzi sono rossi e tutti hanno una ringhiera corrosa: (le contrade alle svolte sono deserte). Qualche matrona piena di fascino. Nell'aria si accumula qualche cosa di danzante. Ascolto: la grossa torre barocca ora accesa mette nell'aria un senso di liberazione. 


L'occhio dell'orologio trasparente in alto appare che illumina la sera, le frecce dorate: una piccola madonna bianca si distingue già dietro la ringhiera colla piccola lucerna corrosa accesa: E già la grossa torre barocca è vuota e si vede che porta illuminati i simboli del tempo e della fede.



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La piazza ha un carattere di scenario nelle logge ad archi bianchi leggieri e potenti. 






Passa la pescatrice povera nello scenario di caffè concerto, rete sul capo e le spalle di velo nero tenue fitto di neri punti per la piazza viva di archi leggieri e potenti. Accanto una rete nera a triangolo a berretta ricade su una spalla che si schiude: un viso bruno aquilino di indovina, uguale a La Notte di Michelangiolo ...

...  La Notte di Michelangiolo



venerdì 12 dicembre 2025

Osserviamo Capella Procione e Spica

Tre stelle molto luminose
Ricerca di Claudio Mercatali


La luminosità di una stella si misura in Magnitudini. Ce ne sono due tipi:

La Magnitudine assoluta misura la potenza vera della sorgente, rilevata con un apparecchio detto fotometro e rielaborata con un calcolo che ora non ci interessa.
La Magnitudine apparente si rileva con il fotometro ma non viene rielaborata e misura la luminosità che vediamo. Non tiene conto della distanza e dunque Sirio brilla più di tutte perché è piccola ma è vicina a noi. Questa è la Magnitudine che ci interessa ora.

Tolomeo (100 – 168 d.C) non aveva il fotometro e fece tutto a occhio. Partendo da un’idea di Ipparco, nell’Almagesto classificò le stelle in sei classi e nella prima pose le più lucenti, come Sirio. La seconda classe era per le stelle di metà luminosità, la terza comprendeva le stelle che brillavano la metà della metà rispetto a Sirio e così via fino alla sesta classe, quella delle stelle appena visibili a occhio nudo.

Gli astronomi moderni hanno mantenuto questo criterio. La prima scala (1856) si deve all’ astronomo Pogson e stabisce che la magnitudine apparente cala di 2,51 volte ogni grado, cosicché una stella M6 è 100 volte meno luminosa di una M1. Oggi come riferimento si usa la stella Vega, con M = 0,03. Le stelle più luminose di Vega, come Sirio, hanno una M app. negativa. Dunque una luminosità alta è espressa da numeri negativi e una bassa da numeri positivi. Nei cataloghi stellari ci sono le magnitudini apparenti di centinaia di stelle e queste qui accanto sono le prime venti. Oggi cerchiamo Capella, Procione e Spica (le altre sono nell’ archivio tematico del blog):

Capella dell'Auriga è la sesta stella più luminosa (la terza fra quelle dell' emisfero nord), dopo Arturo e Vega. È vicina, dista dal Sole 43 anni luce.



L’osservazione
Capella è gialla e ha una magnitudine apparente di 0,08. Qui da noi la stagione migliore per osservarla è l' autunno o l'inverno. Capella è un sistema stellare composto da una coppia di binarie, per un totale di quattro astri, che a occhio nudo non si distinguono. Quindi la luminosità totale è dovuta a quattro stelle vicine.



Il mito
Capella era nota agli antichi. L’astronomo greco Arato da Soli (305- 240 a.C.) la identificò con Amaltea, la capra che allattò Zeus sul monte Ida a Creta. Zeus era stato nascosto lì dalla madre Rea per sfuggire al padre Crono, che divorava i suoi figli neonati per non essere spodestato da uno di loro, come disse un oracolo. Diventato re degli Dei Zeus, affezionato ad Amaltea, le diede un potere: il suo padrone toccando le sue corna poteva ottenere tutto ciò che voleva.



Da qui il mito del corno dell' abbondanza, o cornucopia, o Corno di Amaltea. Per questo l’auriga la porta sulle spalle. Alla morte della capra, Zeus la pose tra gli astri con i suoi capretti che divennero ζ (zeta) e η (eta) Aurigae.

Procione del Cane Minore è ottava per luminosità, con magnitudine 0,34. E' un sistema binario composto da una stella bianco - gialla e da una debole nana bianca. La sua luminosità dipende soprattutto dalla sua vicinanza a noi (11,4 anni luce) perché è una stella medio piccola.

L’osservazione
Assieme a Betelgeuse e Sirio forma un triangolo equilatero, detto Triangolo invernale, che è un noto asterismo, come il Triangolo Estivo, formato da Vega, Deneb e Altair. Si osserva senza difficoltà nei mesi compresi fra gennaio e maggio con un culmine in marzo.



Il mito
Il nome Procione deriva dal greco antico pro kìon, "prima del Cane", perché sorge prima di Sirio del Cane Maggiore. Invece i Romani la chiamavano Ante canis che è la traduzione del suo nome in latino. Questa stella è stata associata a diversi cani mitologici, come i cani della dea Diana o quelli del cacciatore Orione, che dà il nome a una costellazione vicina. Nel cielo d’inverno prima sorge Orione, poi il Cane Minore e poi il Cane Maggiore. Dunque l'ordine di comparsa rispetta il fatto che i cani da caccia seguono il padrone.



Spica o Spiga della Vergine ha magnitudine 1,0 ed è la quindicesima più brillante del cielo. Dista circa 250 anni luce dal Sole, è in realtà un sistema binario di due luminose stelle azzurre.

L’osservazione
Spica è azzurra e si trova facilmente prolungando 
fino ad Arturo l'arco formato dalla coda dell' Orsa Maggiore. Con Arturo e Denebola forma il Triangolo di Primavera.



E' quasi equilatero come il Triangolo invernale (Procione + Betelgeuse + Sirio) o il Triangolo estivo (Vega + Deneb + Altair). Siccome è sull’eclittica a volte è occultata (cioè messa in eclissi dalla Luna) un evento normale ma osservato con curiosità dagli astrofili.