Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

venerdì 12 giugno 2020

Campana fra noi

Federico Ravagli racconta gli anni
del Poeta all'università di Bologna
ricerca di Claudio Mercatali



Negli anni 1912 e 1913 Dino Campana si iscrisse all'Università di Bologna, facoltà di chimica, su consiglio di un parente. Un indirizzo di studi meno adatto a lui si fa fatica ad immaginarlo e infatti il Poeta non combinò niente. Però l'ambiente umano era accogliente, anche godereccio e maturarono diverse amicizie, fra le quali quella con Federico Ravagli, che poi diventerà professore di lettere e grande estimatore del Poeta.

Il professore racconta così i fatti, nel suo libro Dino Campana e i goliardi del suo tempo (editrice Marzocco, 1942).

Il prof. Federico Ravagli al tempo dei fatti narrati


... In questo ambiente romantico e tumultuoso, scapigliato e beffardo, capitò un giorno un individuo strano, accigliato, male in arnese. Al primo apparire al bar Nazionale non ispirò gran simpatia: ma era con Olindo Fabbri, uno dei nostri e questo bastò per introdurlo gaiamente, per farlo conoscere a tutti. Aveva a nome Campana, era studente di chimica, poeta e giramondo.

Dimostrava alcuni anni più di noi. Tarchiato, biondastro, di mezza statura, si sarebbe detto un mercante, a giudicarlo dall'apparenza, un eccentrico mercante con magri affari. Le commesse del bar, i camerieri, gli estranei lo guardavano con circospetta ilarità. Aveva una lunga capigliatura biondo - rame, folta e ricciuta, che gl'incorniciava un viso di salute: due baffetti che s'arrestavano all'angolo delle labbra, una barbetta economica che non s'allontanava troppo dal mento.

Si rivelò subito poco socievole, il nuovo venuto, timido quasi, alieno al chiasso e alle espansioni; sicché non pareva certo il nostro l'ambiente più adatto per lui. Chi sa. Se ne sarebbe andato prima o poi; avrebbe ripreso il viaggio verso ... un'altra università. L'aria di Bologna non poteva conferirgli. Troppo rude, troppo taciturno, troppo primitivo, quell'anziano studente di chimica di Marradi. Questi, press'a poco, i primi commenti.

Invece no. Imparammo a conoscerlo meglio, a considerarlo con attenta benevolenza: e finì con l'imporsi alla nostra affettuosa ammirazione.
Perché venne rivelando una ricchezza insospettata di energie spirituali. Ci avvedemmo che sotto quella ruvida scorza, sotto quell' apparenza scontrosa e quasi ostile, c'era un fervore gagliardo di vita sognata e sofferta. Il suo mistero ci attrasse e più la sua umanità. Era un po' strambo, si: ma poiché anche noi non s'era proprio a modino, non eravamo fatti su misura, così venne a inserirsi naturalmente nella nostra vita di goliardi.

Eravamo una gaia brigata di studenti di varie facoltà, romagnoli in maggioranza, che dopo aver frequentato per parecchio tempo la fiaschetteria Morelli di Via d'Azelio e l'Ideal bar di via Rizzoli - noi lo chiamavamo il "bar delle vergini", a gloria delle commesse -, s'erano trasferiti al Nazionale, sotto le Due Torri.
Tipi, caratteri, figure, costituivano nel complesso un assortimento gustoso di gaia giovinezza ...

 ... Campana senza avvedersene, finì col sentirsi attratto. Trovò degli svagati dilettanti di rime, dei sognatori notturni, dei "bohemiens" come lui, in tono minore. Dei compagni fervidi e sinceri che talora strillavano, si, un po' forte; ma ai quali si poteva pur perdonare il disagio acustico, in virtù dell'accordo spirituale. Io, allora, ero studente di legge: collaboravo assiduamente in quotidiani e riviste senza guadagnare un centesimo; e facevo crescere con tenacia, nel cassetto della scrivania, il numero dei miei inediti. Di più: non ero astemio e vestivo male...


... Campana era pienamente solidale: e ne dava una fiera dimostrazione. E' indubbio però che in tempi ordinari egli non sfigurava troppo con molti di noi. E se il suo abito era più dimesso e trasandato, non certo serviva alle critiche e alla derisione di alcuno.

Mi pare ancora di vederlo. Con quel suo cappello rotondo, di feltro: e il giacchettone dalle tasche ampie, capaci, piene di fogli, di carte , di libretti.
Perché Campana portava sempre con sé, gelosamente, il manoscritto delle sue prose e dè suoi versi: per averli sottomano quando gli fosse venuto l'estro di rileggere, di limare, di rifinire.

Talora, d'estate, gli accadeva di abolire qualche indumento di prima necessità. Un giorno capitai con lui - chi sa come, chi sa perché - nella prima sala del caffè San Pietro, ritrovo allora quasi elegante. Egli non si sedette: si sdraiò addirittura nel divano rosso che girava tutt' intorno alle pareti e mise in mostra le scarpe logore e le gambe nude: con grave scandalo dei clienti più timorati e con visibile dispetto dei camerieri più arcigni. Nessuno, naturalmente, osò dirgli parola.

Ma gli atti eccentrici e bizzarri non erano frequenti in Campana: tutt' altro. Ché la sua vita ordinaria era fatta di discrezione e di riservatezza. Chi, astraendo dall' abito, l'avesse osservato con attenzione, si sarebbe facilmente accorto che egli aveva, pur nella figura selvatica, qualcosa di nobile e di casto, di mansueto e di compunto: qualcosa, negli occhi cerulei, che esprimeva raccoglimento e dolcezza.
Il suo fare era, di solito, contegnoso e tranquillo, il gestire misurato e aristocratico, il parlare lento e sommesso. Si esprimeva con quella tipica cadenza dei tosco romagnoli, che è fatta di morbide inflessioni e di venature aspre: la parlata illustre natìa ch'egli non aveva alterato per nulla, nonostante gli fossero famigliari diverse lingue europee.
Non usava il dialetto. Con la lingua del popolo ebbe a cimentarsi solo qualche volta: quando offrendo prova di molta allegria e di maggiore buona volontà, tentava di unirsi ai coristi estemporanei degli stornelli romagnoli, ai quali Fabbri dava l'avvio ...

Così visse con noi, come noi, la vita dei goliardi. Partecipò ai comizi chiassosi, tumultuò nelle agitazioni scioperaiole, frequentò i ritrovi gaudenti della nostra giovinezza scapigliata. Ma sotto certi aspetti egli visse la vita di ogni giorno con più misura, con meno intemperanza, con più ritegno di molti ...

... Tra i numerosi studenti che lo conobbero in quegli anni, dimostrò per me particolare predilezione. Avevo rispetto de' suoi segreti di vita, ero in guerra perpetua col sussiego e con l'ipocrisia, ammiravo la sua arte. Quando non mi trovava al caffè, veniva spesso a cercarmi a casa: con grave disappunto di mia madre, alla quale l'aspetto dello strano visitatore destava qualche preoccupazione. Ero uno degli studenti ... più attivi, promotore di manifestazioni, organizzatore festaiolo, redattore di "numeri unici".

Per tutto questo mio armeggiare, ero membro di "comitati" occasionali: e avevo parte preminente nella pubblicazione dei fogli commemorativi. Tante cose c'eran da fare: rivolgersi a varie tipografie e prendere accordi con la più conveniente: distribuire mansioni molteplici ai compagni aggregati ...



Campana partecipava attivamente a queste nostre manifestazioni. Di due numeri unici, Il Papiro e Il Goliardo è stato a un tempo collaboratore e rivenditore. Con quanto impegno abbia aderito alla mia richiesta di scritti da pubblicare, si vedrà dal materiale consegnatomi per la stampa. E dico subito che la sua collaborazione fu tanto entusiastica ch'io dovetti ridurla per mancanza di spazio ...

 ... Ma i fogli goliardici, Campana non si accontentava di scriverli e di venderli: li leggeva anche. E come li leggeva. Un giorno venne fuori a recitar, da Il Papiro, a memoria:


 ... lo scampanio
rapido schioccante sfaccendato
diffondeva pel ciel le lodi a Dio

L'autore era presente. Figurarsi. Si sentì poeta davvero.  

sabato 6 giugno 2020

Marradi nel dizionario di Repetti


La storia millenaria del paese
e del suo territorio (seconda parte)

ricerca di Claudio Mercatali


In questa seconda parte Repetti, esaurita la storia del paese, parla soprattutto del territorio comunale, dei suoi confini, della natura delle rocce, dei commerci e dei mestieri. Poi conclude con una statistica demografica accurata. Leggiamo:






Il borgo di Marradi, situato sulla sinistra del fiume Lamone, comunica mediante un ponte di pietra con la terra che è alla destra del fiume ...


Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire






 Costassù di fronte a ostro, trapassate le Balze de' Romiti ...



Fra i principali corsi d'acqua che attraversano il territorio comunitativo di Marradi avvi il fiume Lamone e la fiumana di Valle Acereta ...



Innanzi l'anno 1832 la provincia romagnola del Granducato non contava che due sole strade provinciali ...









Dondeché crederebbesi, che le rocce dell'Appennino volto dal lato dell'Adriatico, depositate e solidificate ...



Dovendo parlare delle qualità principali delle rocce ...


Fra le singolarità che si presentano all'occhio del geologo ...









Se dopo cotesti pochi cenni geologici ...



 E' un fatto importantissimo questo, che in tutta la comunità in discorso fino al 1796 non è esistito che un solo macello di carni in cui appena duo o tre manzi si macellavano ogni anno ...




Uno de' mestieri principali è quello dei vetturali ...










La comunità di Marradi mantiene due maestri di scuola, un medico e un chirurgo ... Vi si praticano inoltre tre fiere annue, la prima delle quali nel lunedì dopo la seconda domenica di luglio (ndr. il giorno dopo la Festa della Madonna del Popolo) la seconda l'11 agosto (ndr. è la fiera di San Lorenzo) e l'altra nel terzo lunedì di novembre (ndr. se ne è perso il ricordo)..



giovedì 28 maggio 2020

Marradi nel Dizionario di Emanuele Repetti

La storia millenaria del paese
 e del suo territorio
(prima parte)
ricerca di Claudio Mercatali


Emanuele Repetti, storico e geografo, (Carrara 1776, Firenze 1852) scrisse il Dizionario storico geografico e fisico della Toscana, un'opera di 6 volumi più un supplemento, ultimata nel 1846 dopo anni di lavoro. E’ la principale fonte di informazione per chi si occupa di storia locale ed è quasi inevitabile che ogni ricerca parta di qui. Leggiamo che cosa dice Repetti su Marradi:



Marradi, nella valle del Lamone, terra copiosa e nobile ...










L'origine di Marradi è oscura, al pari dell'etimologia del suo nome ...












Nel 1126 ... gli uomini del comune di Populano diedero l'investitura all'abate Domenico ed ai monaci di S.Reparata nel Rio Salto del loro borgo ...









Sotto il dominio de' Conti Guidi, o piuttosto de' Manfredi di Faenza, dovè restare Marradi per fino all'anno 1428 ...






Ora aggiungerò che tanto Castiglione, corrispondente forse a quello chiamato Castellaccio dirimpetto a Biforco ...







Dondeché recaronsi di notte tutti armati su per le creste dei poggi e nelle ripe e balzi che sovrastano ad un angusto e malagevole passo ...







Dondeché se in quella terra il castello di Marradi, com'era da credere, era stato presidiato dalle milizie del governo di Firenze ...









Che la famiglia Manfredi di Faenza dopo i Pagani di Susinana signoreggiasse in Castiglione di Val di Lamone, lo aveva già indicato Matteto Villani (ndr. è uno storico fiorentino) all'anno 1258 ...







In tale stato pertanto si trovavano le cose di Marradi, quando la biscia milanese (ndr. i visconti avevano uno stemma con un serpente attorcigliato) nel 1440 ...






Quindi con provisione del 1447 la Signoria di Firenze concedé la facoltà al popolo di Marradi di fare nel suo paese un mercato settimanale ...








E dunque Repetti ci fa sapere anche che il nostro mercato del lunedì, ultimamente un po' in ribasso, si tiene da 573 anni ... Il seguito della storia sarà la settimana prossima.