Un tour abbastanza impegnativo
resoconto di Claudio Mercatali
Oggi facciamo il "giro della
Sambuca", un classico qui da noi. A Marradi se uno ti dice che ha fatto
questo giro in bicicletta vuol dire che ha una buona gamba.
Si tratta di salire al Passo del
Carnevale (701m) per andare a Palazzuolo e poi al Passo della Sambuca (1078m).
Questo valico è a giogo, ossia arrivati in cima si scende un po' e poi si
risale. Dunque la strada scende sotto quota mille ma poi rimonta fino a 1036m,
al valico di Prato all'Albero.
Vi basta? E allora andiamo.
Questo tour non si fa a inizio stagione, perché per affrontare tutte queste
salite bisogna avere nelle gambe almeno mille chilometri di strade più facili.
Se partiamo da Marradi la strada
è subito impegnativa, perché il paese è a 321m di quota e bisogna arrivare a
701m in 5,5 km, cioè la strada ha una pendenza media del 6%. Se avete
trent'anni il problema è facile, se ne avete il doppio un po' meno. In ogni
caso l'arrivo al Passo del Carnevale è piacevole: c'è la soddisfazione di aver
guadagnato la vetta, la strada spiana per un chilometro, si vede un bel
panorama. Poi una discesa veloce porta a Palazzuolo.
Occorre fare rifornimento, perché
alla Sambuca non ci sono fonti né punti di ristoro. Da qui alla Colla di Casaglia ci sono sedici chilometri, quasi
tutti in salita, immersi nella natura, soli, in silenzio e solo con il cigolìo
della catena della bicicletta. Al massimo si possono incontrare due o tre
automobili.
Ormai sono venuto qui tante volte
e so che devo salire con il 34/27, il rapporto dello stento, a otto chilometri
all' ora per due ore, ma non mi rincresce. Dopo un po' la gamba va per conto suo
e anche la testa, cosicché si pensa a tante cose, oppure volendo si può
ascoltare la musica in cuffia.
Tutto questo vi sembra strano?
Tutto questo vi sembra strano?
Gli esperti spiegano che lo
sforzo puro, ripetuto, un po' ottuso, senza strategia, non richiede l'intervento
del cervello e le gambe si muovono istintivamente, con gli ordini ritmici dati
dal midollo spinale. E' per questo che la bicicletta è rilassante, se non si
forza il passo.
La parte alta del Passo, dopo il podere Valle, vista dalla chiesa di Lozzole. E' il tratto meno impegnativo ... fatevi un'idea ...
In tutte le salite c'è un punto di
massimo sforzo, che spesso non è in cima.
Nel caso della Sambuca la fatica massima è al podere Valle, dove la strada cambia versante. Da qui fino alla vetta ci sono ancora diversi chilometri, ma il peggio è passato.
Questo è anche il "punto del non ritorno" ossia i pentiti non hanno convenienza a tornare indietro fino a Marradi, perché siamo a metà dello sforzo.
Nel caso della Sambuca la fatica massima è al podere Valle, dove la strada cambia versante. Da qui fino alla vetta ci sono ancora diversi chilometri, ma il peggio è passato.
Questo è anche il "punto del non ritorno" ossia i pentiti non hanno convenienza a tornare indietro fino a Marradi, perché siamo a metà dello sforzo.
I tornanti della Sambuca si vedono nello sfondo della foto
qui accanto.
La Croce della Sambuca è una meta
agognata. Una volta lassù la strada
spiana un po' e si prova un certo sollievo.
agognata. Una volta lassù la strada
spiana un po' e si prova un certo sollievo.
Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire
Il panorama dal Passo visualizza la fatica fatta. Il paesino laggiù è Palazzuolo
e chi viene da Marradi ha scavalcato anche il monte sulla destra.
Il cartello "Passo di Prato
all'Albero" è uno di quelli che si leggono volentieri.
C'è il sollievo della strada che spiana, la soddisfazione di avercela fatta, il pensiero piacevole che per Marradi mancano ancora 18 km ma sono tutti in discesa, ci saranno le fonti d'acqua fresca, i paesini per prendere un caffè e per scambiare quattro chiacchiere.
C'è il sollievo della strada che spiana, la soddisfazione di avercela fatta, il pensiero piacevole che per Marradi mancano ancora 18 km ma sono tutti in discesa, ci saranno le fonti d'acqua fresca, i paesini per prendere un caffè e per scambiare quattro chiacchiere.
Il passaggio sotto la ferrovia che
porta alla Fonte di Sette.
Per abitudine di solito mi fermo
alla fontanella del Passo della Colla, dopo tre chilometri di discesa, per bere
e sciacquarmi dalla faccia il sale del sudore.
Da qui in poi serve un kway anche d'estate, perché il vento della discesa è piacevole ma si paga duramente nei giorni successivi.
Da qui in poi serve un kway anche d'estate, perché il vento della discesa è piacevole ma si paga duramente nei giorni successivi.
A Crespino per me è ora della
pausa caffè e del secondo pieno.
In un giro come questo si perdono circa due litri d'acqua e bisogna reintegrare un po' alla volta.
Crespino è il paese delle fonti e non c'è problema: si può scegliere la Fonte di Sette, fatta nel 1893 al tempo della costruzione della ferrovia, che dista cento metri dall' asfalto, poco prima dell' ingresso in paese, oppure la Fonte (1906) in mezzo al viale della stazione.
In un giro come questo si perdono circa due litri d'acqua e bisogna reintegrare un po' alla volta.
Crespino è il paese delle fonti e non c'è problema: si può scegliere la Fonte di Sette, fatta nel 1893 al tempo della costruzione della ferrovia, che dista cento metri dall' asfalto, poco prima dell' ingresso in paese, oppure la Fonte (1906) in mezzo al viale della stazione.
Mi piace la discesa di Valbura, ed
esagero volentieri quasi sempre.
Spingendo nei pedali con poco rischio si
raggiungono i 60 km orari per un breve tratto.
L'inizio della discesa
di Valbura.
E' accanto alla Ferrovia Faentina.
E' accanto alla Ferrovia Faentina.
Bellissima descrizione e commento. Giancarlo
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