Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

venerdì 1 luglio 2011

L'ITALIANO PURO

La fonetica dell’italiano
a Marradi
e nella Romagna-Toscana:
una risorsa da conoscere
e valorizzare

La Romagna Toscana prima del 1923 (in giallo)


Il confine linguistico fra le cadenze fonetiche dell' Italia settentrionale e della Toscana è sull' appennino e su questo si attenuano quasi tutti gli influssi dialettali, fino a far nascere un italiano puro. Questa è la tesi sostenuta dal dr. Walter Scarpi in un recente studio e qui di seguito c'è un estratto delle sue argomentazioni, nei punti salienti. Il testo completo della ricerca è presso la biblioteca di Marradi, in formato cartaceo o digitalizzato. Leggiamo:

Nel 1861 meno di un italiano su dieci parlava italiano. Questo raffinato erede del latino parlato, era solo la lingua dei pochi che avevano avuto modo di studiare. I dialetti locali regnavano incontrastati. Anche oggi l'italiano parlato è segnato da spiccate marche di pronuncia regionale che permettono di identificare con chiarezza la provenienza del parlante. In questo panorama un' eccezione è rappresentata dalla Romagna-Toscana e in particolare dall'Alto Mugello. Lo spartiacque appenninico (lungo la cosiddetta linea La Spezia-Rimini) è il confine tra le lingue neolatine orientali (Italiano e Rumeno) e quelle occidentali (Spagnolo, Francese, Catalano, lingue gallo-italiche). Una  cultura di tradizione celtica fermata nella propria espansione meridionale dalla barriera degli Appennini interseca qui l'elemento etrusco con caratteri che, uniti al dominio fiorentino degli ultimi seicento anni, fanno della Romagna-Toscana un'area linguistica mista.
Nella Carta dei Dialetti (Pellegrini 1977, figura a lato) vediamo il territorio del comune di Marradi diviso in due parti. Nel capoluogo la matrice della cultura popolare è romagnola mentre nelle frazioni dell'alta valle del Lamone, in particolare a Crespino e Campigno, si parlano già dialetti toscani. A partire dalla seconda metà del '900, con il progressivo abbandono del dialetto, a Marradi si profila una situazione in cui l'italiano parlato è quasi del tutto esente dalle tipiche marche di pronuncia regionali, sia toscane che romagnole, che qui tendono a fondersi. La pronuncia ideale dell'italiano, che altri devono apprendere faticosamente nelle scuole di dizione, trova qui un terreno dove può essere appresa o migliorata parlando con la gente. Questa particolarità è dunque un bene culturale immateriale che va riconosciuto e indagato. Non solo: può e deve rappresentare alla stregua di altri “prodotti tipici” un valore e un punto di forza. Conviene allestire una cornice di intese istituzionali in cui gli attori presenti sul territorio (agenzie formative, enti, accademie, associazioni, privati ) possano collaborare nel fornire servizi rivolti a insegnanti di italiano, immigrati, studenti universitari e stranieri in vacanza - studio.

Liberamente tratto da: Fonetica dell'italiano a Marradi e nella Romagna Toscana:
una risorsa da conoscere e valorizzare,    
22 febbraio 2010     Walter Scarpi

Che cosa si intende per lingua italiana pura? E' un patrimonio di tutti nell'Alto Mugello? I glottologi ci spiegano che:   Per “italiano puro” si intende un italiano senza cadenze locali rispetto alla pronuncia ritenuta corretta. Qui da noi le eccezioni  alla omogeneità linguistica sono:
  • ·                 I Dialettofoni storici, cioè i nati prima del 1945 (28% dei Marradesi) che hanno ricevuto un imprinting dialettale che lascia tracce considerevoli nel loro italiano.
  • ·                 Gli immigrati, perché l'immigrazione (e la migrazione di ritorno) è uno dei presupposti dell' ibridazione culturale intesa come valore.
  • ·                 I flussi storici dal sud Italia che sono ormai assorbiti, perché l'acquiescenza linguistica si afferma in genere alla seconda generazione. A Marradi i residenti stranieri sono il 5%.
  • ·                 I residenti non abituali e frequentatori non residenti sono quelle persone che risiedono sul territorio (insegnanti, tecnici, professionisti) conservando il linguaggio d'origine.

Come ragiona il glottologo? Che metodi usa per le sue indagini? Ecco qui di seguito il metodo di perimetrazione delle aree linguistiche di cui stiamo parlando:
Lungo il crinale appenninico, le zone più significative per la ricerca di un italiano puro sembrano due: Alto Mugello e Alto Reno. L'Alto Mugello è l'unico territorio all'incrocio di due parametri fondamentali per l'italiano puro: appartenere alla ristretta area (fiorentina) reputata culla della lingua italiana, e al tempo stesso essere attraversato dalla linea La Spezia Rimini, confine linguistico di rilievo europeo. La prima nozione da assimilare come strumento utile all'indagine è il concetto di isoglossa: una linea immaginaria che segna il confine entro il quale è diffuso un dato fenomeno linguistico. Le lingue romanze si suddividono nelle famiglie: occidentali e orientali (vedi sopra). Le lingue romanze orientali includono l'italiano e il rumeno, mentre lo spagnolo, il portoghese e il francese sono del gruppo occidentale, così come le lingue dell'Italia settentrionale: venete, gallo italiche e il gruppo retoromanzo (composto da romancio, ladino e friulano). Il confine tra lingue romanze occidentali ed orientali è interno al suolo italiano, segnato da un numero d'importanti isoglosse riunite nella cosiddetta "Linea La Spezia-Rimini, che si vede qui sotto.  Rohlfs (1937) osserva che lungo questa linea:  si arrestano i cosiddetti «fenomeni gallo-italici». Questa frontiera linguistica ha dunque le sue ragioni principali nell’ostacolo naturale ma nell'antichità è stata anche una frontiera etnica fra i popoli gallici e l’elemento etrusco. Limitandoci ora a considerare il suo ruolo nella linguistica italiana, rileviamo nella figura qui accanto che la linea La Spezia-Rimini è un fascio di isoglosse. La Linea La Spezia-Rimini divide nettamente il territorio dell’Alto Mugello tra un’area gallo-italica e una toscana.

L’odorosa pantera
Dante Alighieri è stato il primo a indagare i dialetti d'Italia, alla ricerca del “Latium Vulgare”: la lingua teoricamente parlata e intesa ovunque in Italia. Ma un volgare che fosse anche illustre, cardinale, aulico, curiale: un italiano elevabile a dignità letteraria, l'italiano già lingua di una nazione e di un popolo. Quella lingua che, come un'odorosa pantera, si sentiva in ogni luogo e non dimorava in nessuno. Nell'opera De vulgari eloquentia (1303 - 1304), Dante dà una prima classificazione dell'Italia dialettale. Rileviamo come elementi utili alla nostra riflessione almeno alcuni argomenti:  a) Appennino come confine Per prima cosa Dante divide i dialetti in due gruppi secondo i due versanti, tirrenico e adriatico, dell'Appennino «il quale, come la cima di una grondaia sgronda da una parte e dall’altra le acque che gocciolano in opposte direzioni …».

Quale dovrebbe essere la pronuncia corretta della lingua nazionale? I modelli sono sostanzialmente quattro: 
  • ·                 quello tradizionale, il modello fiorentino temperato, prescrive una pronuncia di base fiorentina senza i fenomeni dialettali più vistosi, come l'aspirazione delle consonanti occlusive intervocaliche detta “gorgia”.
  • ·                 quello detto dell'italiano neutro, astratto e ideale. In questa ottica il parlante modello sarebbe quello del quale non si rieesce ad individuare la regione di provenienza.
  • ·                 quello detto “lingua toscana in bocca romana”, affermatosi in particolare durante il ventennio fascista, che è una mediazione tra la pronuncia romana e quella toscana.
  • ·                 quello che accetta alcune varianti dell’italiano settentrionale per quanto riguarda la distribuzione delle vocali semiaperte e semichiuse.

Riteniamo che nella Romagna-Toscana e in particolare nel territorio marradese i nativi parlino, un italiano che trova corrispondenze in primo luogo nei modelli 1 e 2, mantenendo alcune aperture verso il modello 4.  La cosa singolare è che la maggioranza della popolazione italiana crede di parlare italiano, quando invece parla quasi sempre un italiano regionale marcato. Afferma Antonio Sorella nel suo Manualetto di dizione, “conosco […] un numero grande di meridionali che sono convinti di dire cugino ed invece pronunciano cuggino, o di settentrionali che pensano di dire pazienza invece di pasiensa. La cosa sorprendente è che queste stesse persone riescono a percepire ed a valutare come “erronee” tali pronunce quando le ascoltano sulla bocca, per esempio, dei giornalisti del proprio TG Regionale” (Sorella 2001 p.48). A quanto pare dunque continuiamo a essere un popolo di “dialettofoni inconsapevoli”. 

Carta dei dialetti

Insomma alla fin fine, nell'Alto Mugello siamo Toscani o Romagnoli dal punto di vista linguistico? Walter Scarpi conclude che:
Senza pretendere che in altre zone d'Italia non si possano realizzare le condizioni per un italiano puro, restiamo fedeli all'assunto per cui la pronuncia ideale dell'italiano è un'astrazione che può manifestarsi “naturalmente” solo in un territorio fiorentino che impatta la linea La Spezia-Rimini formando, non una linea di confine più o meno sfumata, ma un'area ibrida autonoma.  La Romagna-Toscana o Romagna fiorentina è una sub-regione storica che corrisponde all'estensione massima settentrionale raggiunta dal comune e dalla repubblica di Firenze, su confini rimasti inalterati per circa 600 anni finché c'è stato il Granducato di Toscana. Nel 1923 una consistente porzione nel versante adriatico di questo antico territorio fu incorporata nella provincia di Forlì. La parte rimasta amministrativamente in Toscana corrisponde alla zona definita Alto Mugello, che comprende i tre comuni di Firenzuola, Palazzuolo sul Senio, Marradi. Al termine di questa prima sommaria ricognizione lungo la linea La Spezia-Rimini, riteniamo l'Alto Mugello nel suo complesso candidabile a essere considerato e riconosciuto come uno dei pochi territori italiani estremamente significativi nell'ottica dello studio e della successiva valorizzazione dell'italiano puro, nell'accezione e nei limiti sopra indicati.

Fonte  Il testo è un riassunto estremo del saggio del dr. Walter Scarpi: Fonetica dell'italiano a Marradi e nella Romagna Toscana: una risorsa da conoscere e valorizzare,    22 febbraio 2010

3 commenti:

  1. Sono d'accordo anche per spirito campanilistico, però l'italiano privo di particolari inflessioni e accenti è parlato anche dai volterrani, leccesi, sassaresi, abitanti della val d'Orcia e Garfagnana.
    Antonio M.

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  2. Penso anch'io che ci sia un livello di neutralità "nativa" abbastanza raro.

    Credo però che il modello 1 (il cosiddetto "fiorentino emendato") sia un po' distante dal marradese per la sonorizzazione delle esse intervocaliche. Nel fiorentino emendato ad esempio si direbbe /marra'dese/, qui a Marradi /marra'deze/.

    E dal modello "neutrale astratto [1]" ci separa il raddoppiamento fonosintattico, qui a Marradi quasi assente.
    Un osservatore imparziale noterebbe subito questa caratteristica, che è tipica di tutto il nord italia a partire da queste isoglosse che ci tagliano il paese.

    Quindi in sintesi direi che si tratta di un italiano settentrionale con un buon grado di neutralità.

    [1] Ché poi è astratto anche il modello 1, perché nessuno lo parla nativamente.

    Valerio Vanni

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  3. vi consiglio anche di dare un'occhiata alla linea di espansione dei galli senoni in Italia. Corrisponde esattamente al tracciato delle isoglosse che passano all'incirca da La Spezia ad Ancona.

    Marco C.

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