Lanfranco Raparo, Marradi

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Visualizzazione post con etichetta Lavori pubblici (1922 - 1944). Mostra tutti i post
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domenica 1 febbraio 2026

La Scuola elementare di Gamogna

Il sopralluogo del tecnico 
e i ricordi di una maestra

ricerca di Claudio Mercatali



L’eremo di Gamogna sorge in uno dei siti più sperduti del Comune di Marradi. La parrocchia nel primo Novecento contava quasi trecento abitanti, perché era molto estesa. Tutti boscaioli, castagnini e agricoltori nei pochi terreni fertili, dai quali si ricavava poca risorsa e molta miseria.

Il 27 febbraio 1925 venne nominato parroco don Giacomo Piazza, detto don Postumio, famoso camminatore, in grado di andare a piedi a Faenza e anche a Firenze. Don Postumio insistette tanto presso il Comune per avere una scuola decente e chiese di ristrutturare lo sgangherato locale vicino alla canonica. Così il podestà Federico Consolini mandò il tecnico comunale a fare un sopralluogo e decise di sistemarlo.


Nella relazione del tecnico si legge:

Marradi 9 marzo 1928

Dal sopralluogo fatto alla scuola di Gamogna il giorno 7 corrente ho potuto constatare che la parete interna che divide l’aula scolastica dal corridoio è formata da un tramezzo di mattoni in coltello posti a filarone che è tutto scollegato e minaccia rovina essendo costruito su un falsoe per di più riceve il continuo urto della bussola che chiude l’apertura d’accesso della scuola. Più necessita l’imbiancatura di detto vano che è in pessime condizioni e con poca luce avente una sola finestra e un’inferiata di luce limitatissima 0,70 x 110 e che non è possibile poterla ingrandire perché è posta sopra un tetto di un sotto coperto e l’architrave di detta forma il piano di gronda del tetto che copre l’aula scolastica. Per fare riparo alle suaccennate degradazioni si propone i seguenti lavori:

demolizione e ricostruzione del tramezzo divisorio di metri 2 x 3 = 6mq
Imbiancatura dell’aula pareti 5,70 + 5,70 +v 3,00 + 3,00+ 3,00 x 3 = 52,20mq
Soffitto 5,70 x 3 = 17,10mq

Per fare le suaccennate integrazioni accerto che compresa la manodopera i materiali e il trasporto da Marradi a Gamogna la spesa è di 160 lire.



Anni Quaranta  
La processione in arrivo sul sagrato.

Dopo la guerra la parrocchia di Gamogna era ancora abitata e ogni anno il Provveditorato nominava una maestra con supplenza annuale. A turno toccò a tutte le maestre di Marradi, che accettavano questa destinazione con poco entusiasmo, giusto se erano in fondo alla graduatoria.

Nel 1948 - 1949 toccò a mia mamma Emma Piazza e suo babbo Attilio la prima volta la accompagnò perché lei non sapeva neanche dov’era questo posto. Era un giorno di ottobre con una nebbia così fitta che i due videro Gamogna proprio quando erano ormai alla porta della chiesa, mentre di solito il monastero si vede da lontano.
La maestra aveva una cameretta vicino alla canonica e tornava a casa il sabato, a piedi naturalmente. Il lunedì andava un po’ meglio perché saliva lassù la carovana dei muli di Armando Sartoni, detto il Muto, che andava a caricare la legna.

Lo spopolamento fu veloce, e nel 1956 la scuola fu chiusa per mancanza di alunni.




martedì 8 marzo 2016

1930 La Casa del Fascio

Viene inaugurata
 la nuova sede
 del partito in via Roma

dai documenti 
di Francesco Cappelli












Finalmente nel 1930 fu completata la Casa del Fascio di Marradi. Il lavoro era durato diverso tempo, un po' con il volontariato e un po' con le collette in paese, ma anche con i contributi dello stato. Sono gli anni di massima popolarità del Fascismo e non deve meravigliare che la gente qui in paese tutto sommato fosse favorevole. La storia è nota: quasi tutte le dittature attraversano un periodo di favore popolare, e quasi tutte dopo qualche anno vanno a finire male.

Questo edificio era nello stesso tempo la sede della sezione locale, il luogo degli incontri, del circolo e della polisportiva, perché i fascisti avevano comprato anche il terreno retrostante per costruire il campo sportivo.

Stiamo parlando della attuale via Dino Campana, poco prima del ponte di Villanceto, esattamente dell'area dove oggi c'è un supermercato. Il campo sportivo degli anni Trenta nel 1971 divenne il parco piscina, e chi osserva l'area con occhio critico noterà che è rettangolare. Nella foto qui sopra si vede la via prima della Guerra.



Clicca sulle immagini
per avere una comoda lettura



La Casa del Fascio 
bombardata (1944)
(foto di Ottorino Randi)


Nel 1944 la Casa del Fascio venne centrata da una bomba d'aereo e rimasero solo pochi mozziconi di muri anneriti, tanto che dovette essere demolita del tutto.









Leggiamo come andarono le cose e come i Fascisti descrivono il paese in questo libricino pubblicato per l'occasione:



Marradi: il terzo comune della Provincia
di Firenze per vastità di territorio, 
alle falde dell' Appennino 
conta ora 9600 abitanti ...



... Marradi è comune eminentemente 
montano e a economia prevalentemente 
agricola che ha i suoi maggiori cespiti ... nell'allevamento del bestiame, nei marroni di ottima qualità ricercatissimi all'estero ...




... Il Fascio di Marradi si costituì 
ufficialmente il 27 aprile 1921
 con un piccolo gruppo di audaci, 
di cui alcuni già iscritti 
a Bologna e Firenze ...


... Casa del Fascio: in uno spirito 
di concordia e ardore si sono strette 
le fila: si sono moltiplicate le attività: 
finché oggi a compimento 
di un insieme di lavoro non trascurabile ...



... Ha ben 48 ambienti fra sale 
e stanze comuni. Vi sono riuniti gli Uffici ciascuno indipendente, di tutte 
le organizzazioni, associazioni 
e istituzioni del Regime  ...




... Di pari passo con il Fascio maschile 
è sorto con carattere di beneficienza
 e assistenza il Fascio femminile 
marradese ...






Marradi ha offerto il suo contributo 
di ardore e di sacrificio dei migliori 
suoi figli: 
252 i caduti nelle Guerra ... 






...  La Sezione Ferrovieri Fascisti: 
si estende da Fornello a Faenza, 
per un percorso di 50 km: fondata 
fra le prime in Italia nell'anno 1922 
conta atualmente 103 iscritti 
su 121 ferrovieri esistenti ... 


Delegazione fascista commercianti: 
... provvida e indovinata fu l'iniziativa 
della Delegazione presa nel 1927 
in accordo col Fascio: e cioè 
la istituzione di un concorso 
per la migliore "mostra" dei negozi 
di qualsiasi genere
nell' occasione del Venerdì Santo ...



Fin dalle prime enunciazioni sindacali 
del Fascismo i lavoratori marradesi 
hanno  disposto "presente" e si sono 
inquadrati nelle sue incipienti 
organizzazioni ...







 ... Troppo lungo sarebbe elencare 
i lavori provocati 
e le sistemazioni fatte ...



 ... A tutte le manifestazioni 
patriottiche: alle varie adunate 
comunali e provinciali 
del Partito i lavoratori marradesi 
hanno partecipato in massa 
incuranti di disagi e sacrifici, 
superando anche 16 e 20 km 
di viottoli montani in piena notte ...





Così il Fascismo opera: 
senza vane promesse. 




 
Fonte: Archivio personale di Francesco Cappelli, per gentile concessione.

martedì 11 agosto 2015

1925 La strada per S.Benedetto in Alpe

Una strada per tre comuni
da una ricerca di Mario Catani 
e Claudio Mercatali



Prima del 1925 la Valle del Rio Salto, più nota come Valle della Badia del Borgo, era accessibile solo con una mulattiera sgangherata, che saliva fino a Val della Meda e poi diventava un sentiero con il quale si poteva arrivare A San Benedetto in Alpe (non senza peripezie).

La viabilità odierna è assicurata da una comoda strada asfaltata, la Provinciale n° 74, che a un certo punto ha una deviazione per Tredozio. 
La Provinciale è lunga 21 km e percorre quasi tutta l'Alpe di S.Benedetto, zona di monasteri medioevali. Lungo questa via si incontra la Badia del Borgo e si arriva al Passo dell'Eremo, da dove con un trekking di 2 ore circa si può raggiungere l'eremo di Gamogna. Invece proseguendo si arriva a S.Benedetto in Alpe, dove c'è un altro monastero.


Per costruire la strada i tre comuni di Marradi, S.Benedetto in Alpe e Tredozio si costituirono in consorzio, in modo da accedere ai finanziamenti che lo Stato concedeva negli anni Venti per realizzare queste viabilità.


Il progetto venne preparato dall' ing. Enrico Vallini, di Roma, e i lavori furono appaltati nel 1924 alla Società Anonima per Costruzioni di Pilade Di Giacomo, anche lui di Roma.

L'inizio dalla parte di Marradi era già un problema, perché si trattava di abbandonare il vecchio tracciato, da Casa della Volpe alla Presìa, per spostarlo dalla parte opposta del torrente, dov'è oggi.




Fu costruito il Ponte della Presìa, per tornare a solame, sullaa vecchia via.











L'ing. Enrico Vallini era un bravo disegnatore e quindi da qui in poi parleranno soprattutto le immagini.










L'Alpe di S.Benedetto è un sito appenninico aspro. Il valico è a giogo, con una sommità al Passo dell'Eremo e un'altra al Passo della Peschiera, ambedue a più di 900m.


Ingrandisci l'immagine se vuoi leggere la cartina



La nuova strada era importane per Marradi, perché tagliava a metà il territorio comunale e rendeva accessibili dei territori fino ad allora remoti. Perciò i lavori vennero fatti con cura e con opere moderne, come il Ponte di Camperia.





Il tratto a maggiore pendenza comincia dal podere Sambuco e arriva al podere Trebbo. Lo sanno bene i ciclisti che valicano il Passo dell'Eremo.















Il tracciato odierno in prossimità del Trebbo non è più come questo qui accanto, perché la Provincia negli anni Settanta lo modificò per renderlo agevole al transito delle automobili.





Il progetto dell'ing. Vallini prevedeva una galleria di valico.








Campo del Fango è il primo podere che si incontra lungo la via, in discesa verso S.Benedetto.


La strada arriva sopra l'abitato di San Benedetto il Alpe e scende in paese con una serie di tornanti strettissimi che sono ancora oggi come allora.

La strada vecchia c'è ancora, adattata a percorso di trekking e scende a rotta di collo dalla località Il Poggio
fino al ponte della statale per il Muraglione.


I lavori per questa strada erano importanti anche per S.Benedetto e Tredozio, che ottenevano un collegamento con la stazione ferroviaria di Marradi.

Perciò il Consorzio dei tre comuni, definite le cose da fare, volle celebrare l'inizio dei lavori con una cerimonia.
Era l'8 novembre 1925.









Tutto bene dunque? Non tanto perché ben presto le spese si rivelarono quasi insostenibili. In questa lettera il commissario del comune di Portico - S.Benedetto scrive al Consorzio che sospende il pagamento della sua quota per mancanza di mezzi.






In compenso i lavori richiesero tanta mano d'opera e furono un mezzo per combattere la drammatica disoccupazione che in quegli anni affliggeva la nostra zona. 









FONTE: Documenti dell'Archivio Storico del Comune di Marradi.


sabato 11 luglio 2015

1924 La ristrutturazione del municipio

Si riparano i danni 
del terremoto del 1919

ricerca dell'archivista Mario Catani




Il 1919 tirò il terremoto, il più forte a memoria d'uomo. L'epicentro fu a Vicchio ma la scossa produsse danni anche a Marradi. Dalle cronache sappiamo che crollò una parte della chiesa di S.Lorenzo, in particolare l'abside, e sotto le macerie morirono il sagrestano e un chierichetto.
In paese non ci furono altri crolli ma i danni strutturali furono tanti. Che cosa sono? Questo termine un po' tecnico indica le crepe, i dissesti interni, l'inclinazione dei muri e dei solai e quant'altro può succedere ad un edificio che non crolla ma che però rimane lesionato.




Questi danneggiamenti a Marradi furono moltissimi, come si capisce dalla gran quantità di catene e tiranti che ci sono nei vecchi edifici del centro storico. Anche il Municipio subì dei danni, che vennero riparati nel 1924 quando si trovarono i soldi per farlo. L'ing. Vallini ,un tecnico di fiducia del Comune, rilevò una piantina precisa della Casa Comunale, che è questa qui di seguito.



Clicca sulle immagini 
se le vuoi ingrandire



Fra le cose più notevole possiamo notare che l'edificio aveva solo cinque archi di loggia e non sette come oggi, al pianterreno c'era il locale delle carceri (che furono chiuse dopo pochi anni) e la sala consigliare, di otto metri per otto circa, era al primo piano, dove ora ci sono gli uffici della segreteria. Invece al piano secondo c'era l'Anagrafe ...


 


























































Fonte: documenti dell'Archivio storico del Comune di Marradi, filza dell'anno 1924, trovati dall'archivista Mario Catani.







giovedì 7 maggio 2015

La strada per Campigno (seconda parte)

La costruzione del ponte del Corneto
dai documenti trovati 
da Mario Catani




La strada di Campigno fu un'opera cominciata e realizzata al tempo del Fascio fino al podere di Ravale (all' attuale presa dell'acquedotto consorziale). Il tratto mancante, fino a Farfareta fu costruito dal Consorzio di Bonifica di Brisighella negli anni Cinquanta.







Nei primi anni Venti il problema maggiore era lo scavalco del torrente Campigno nella località detta Il Corneto, un chilometro dopo Biforco. Questa necessità veniva dal fatto che il vecchio tracciato correva lungo i campi di Villanova (cioè dalla parte opposta del fiume rispetto a quello odierno) e andava a finire in un posto franosissimo, detto Le Balze di Bagnò:


Progetto per il completamento
 da Biforco a Val di Mora

RELAZIONE

Da molti anni la strada mulattiera che congiunge Campigno con la strada provinciale Firenze - Faenza in località Biforco, a causa delle continue frane verificatesi  ...



30 aprile 1927
ing. Enrico Vallini


Clicca sulle immagini se
le vuoi ingrandire



Ci furono discussioni su come dovesse essere il nuovo ponte e i progetti presentati furono questi:



Ponte di ferro con travi imbullonate,
dell' ing. Bellincioni (Milano)











Ponte ad arco in muratura ordinaria,
dell' ing. Vallini (Roma)










Ponte con piloni di cemento armato,
dell' ing. consorziale Giulio Menicucci (Brisighella)






Quest'ultimo alla fine venne preferito agli altri e costruito.
L'ing. Enrico Vallini ebbe la direzione dei lavori.




STRALCIO
DELLA DELIBERA D'APPALTO

L'appalto ha per oggetto ... la costruzione di un ponte carrettiero in cemento armato sul fosso di Campigno in località Corneto ...          

Marradi 1932 anno X° E.F.       L'Ufficio Tecnico Comunale




I Tedeschi lo minarono nel 1944 ma fu ricostruito tale e quale negli anni Cinquanta dal Consorzio di Bonifica di Brisighella e oggi rispetto al progetto originario è come si vede nella foto accanto al titolo.