Lanfranco Raparo, Marradi

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venerdì 18 luglio 2025

1917 Luigi Orsini incontra Dino Campana

Un trekking 
con il Poeta 
sul Falterona

Ricerca di Claudio Mercatali



Luigi Orsini all'epoca del fatto


Il Monte Falterona era una delle mète preferite da Campana. Passò di qui per la prima volta nel 1910 partendo da Campigno, nel famoso viaggio a La Verna, descritto in alcune delle pagine più alte dei Canti Orfici. Ora siamo nell’agosto del 1917 e il poeta sta salendo un’altra volta lungo le pendici della montagna. E’ in una condizione del tutto diversa da quella del 1910, perché la malattia ha ormai preso il sopravvento e nemmeno la montagna tanto amata riesce a dargli un po’ di serenità. 

A un certo punto incontra due gitanti faentini, Luigi Orsini e il suo amico Cicognani e si accoda.






 Loro non sanno chi è ma colgono il suo disagio e la confusione mentale che lo tormenta. Leggiamo:



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a tutto schermo


Luigi Orsini era nipote di Orso Teobaldo Felice Orsini da Meldola (Forlì), che nel 1858 attentò alla vita di Napoleone III (fu arrestato e fucilato). Nacque a Imola nel 1873, dottore in legge ma professore di Lettere dal 1911 al 1938 al regio Conservatorio di Milano. 
Era una cattedra di prestigio, Orsini era subentrato a Emilio Praga e a Giuseppe Giacosa e dopo di lui fu tenuta da Salvatore Quasimodo. Scrisse diversi articoli soprattutto su Il Popolo d'Italia, Il Resto del Carlino e L'illustrazione italiana. Visse a Milano, ma restò sempre legato alla Romagna. Morì a Imola nel 1954.


venerdì 30 dicembre 2022

La strada di Dino Campana

La via percorsa dal poeta per andare nel casale più amato

ricerca di Claudio Mercatali




E' noto che il Poeta si trovava bene soprattutto a Campigno, la più isolata frazione di Marradi, sito di pastori transumanti abituati alla vita dura, regolata da consuetudini tramandate da secoli e rispettate con scrupolo. Ai primi del Novecento l'unico collegamento con Marradi era una accidentata mulattiera che risaliva la valle per 4 km mantenendosi sempre sul lato sinistro del torrente e poi dopo la borgata di Gamberara di colpo si inerpicava sul lato destro per 1 km fino ad arrivare alla chiesa. Proprio qui nel 1899 una frana devastante ostruì il torrente e si formò un lago nel quale rimase sommersa tutta Gamberara cosicché il tracciato divenne ancora più torto e malagevole. 


Il Messaggero del Mugello nel settembre 1900 descrisse in questo articolo l' antica Festa di Santa Croce che si teneva a metà del mese a Campigno. 


La ricorrenza era un appuntamento importante per Campana, che nel 1910 partì per il viaggio a La Verna proprio dopo la fine della festa.







Al tempo di Campana la frana di Gamberara era avvenuta da poco e l'ambiente era ancora devastato dagli effetti del movimento di circa un milione di metri cubi di macigni e pietrame. L'impressione destata nel poeta da questo caos si coglie netta nei suoi scritti:

Campigno: paese barbarico, fuggente, paese notturno, mistico incubo del caos. Il tuo abitante porge la notte dell’antico animale umano nei suoi gesti. Nelle tue mosse montagne l’elemento grottesco profila: un gaglioffo, una grossa puttana fuggono sotto le nubi in corsa. E le tue rive bianche come le nubi, triangolari, curve come gonfie vele: paese barbarico, fuggente, paese notturno, mistico incubo del Caos.




Dino Campana risalì tante volte questa via del tutto diversa da quella odierna per arrivare nel posto amato, nel quale si sentiva accettato e compreso. Ora faremo così anche noi e dal podere Ravale arriveremo alla Colonna delle Scalelle, vicina a Campigno, senza mettere piede nell' asfalto della strada comunale. 






Il sito si riempie di suggestioni se si percorre tenendo a mente le varie descrizioni che ne diede il poeta. Era impresso in fondo all' animo di Campana, e l'immagine di questi luoghi  emerge più volte nella prosa poetica Salgo, anche se il poeta parla del monte Falterona, al ritorno dal viaggio a La Verna.


SALGO (nello spazio, fuori del tempo)
L’acqua il vento
La sanità delle prime cose Il lavoro umano sull’elemento
Liquido - la natura che conduce
Strati di rocce su strati - il vento
Che scherza nella valle - ed ombra del vento
La nuvola - il lontano ammonimento
Del fiume nella valle E la rovina del contrafforte - la frana
La vittoria dell’elemento - il vento
Che scherza nella valle.
Su la lunghissima valle che sale in scale
La casetta di sasso sul faticoso verde:
La bianca immagine dell’elemento.
La tellurica melodia della Falterona. Le onde telluriche.



Le rocce, l'acqua, il vento della valle danno vita a uno dei passi più alti dei Canti Orfici.



26 settembre 1910 
Viaggio a La Verna    Il ritorno

Ecco le rocce, strati su strati, monumenti di tenacia solitaria che consolano il cuore degli uomini. E dolce mi è sembrato il mio destino fuggitivo al fascino dei lontani miraggi di ventura che ancora arridono dai monti azzurri: e a udire il sussurrare dell’acqua sotto le nude rocce, fresca ancora delle profondità della terra. Così conosco una musica dolce nel mio ricordo senza ricordarmene neppure una nota: so che si chiama la partenza o il ritorno: conosco un quadro perduto tra lo splendore dell’arte fiorentina colla sua parola di dolce nostalgia: è il fìgliuol prodigo all’ombra degli alberi della casa paterna. Letteratura? Non so. Il mio ricordo, l’acqua è così.


La stessa immagine è all'inizio del viaggio a La Verna

15 Settembre 1910 (per la strada di Campigno)
Tre ragazze e un ciuco per la strada mulattiera che scendono. I complimenti vivaci degli stradini che riparano la via. Il ciuco che si voltola in terra. Le risa. Le imprecazioni montanine. Le rocce e il fiume. . . . . . . . . .

Il poeta tornò qui molte altre volte. Da una lettera scritta a Sibilla Aleramo (Rina) sappiamo che nell' estate del 1917 era nell'amata valle:

"Cara Rina Mi trovo finalmente a Marradi fra le vergini foreste paese che tu pure hai veduto. Compiango il tempo che ho trascorso in paesi meno vergini.... Dalle rupi di Campigno, nelle cui rupi petrose abita permanentemente il falco io spero di superarle e volare sopra di esse con tutta la fierezza e la forza dell’aquila… Dino Campana Cosi detto poeta del presente e dell’avvenire."      Campigno Martedì 8 agosto 1917

Nei primi giorni d'autunno 1917 scrisse da Campigno a Giovanni Papini e parlando della sua drammatica condizione di salute descrisse un punto dove scorreva dell' acqua fredda in un pozzetto sotto una cascatella. Nella strada vicina un crapaud, un rospo, stava in mezzo e Dino avvilito e scoraggiato per la sua condizione, si immedesimò. Era mattina presto e il sole non si era ancora levato sopra i castagni. Leggiamo:





Dino Campana a Giovanni 
Papini via Colletta 10 Firenze

Come un fauno deluso prendo il ghiaccio dell'acqua di un bacino sotto una cascatella montanina. Il sole non s'affaccia ancora dietro i castagni. Incontro nel ritorno l'amico notturno crapaud illuso dalla freschezza dell' acquazzone. Povero Dino. Non restare in mezzo alla via ti schiacceranno. Ma lui resta in mezzo alla via. Sono nate fuori le cavallette e mi saltano intorno con ruote rosse. Pure in tutto c'è una certezza che io ... (c'est un secret par tous connu). Devo farmi coraggio?        Marradi 25 settembre 1917





Dov' è questo posto? La strada, la  cascatella, il castagneto sono tanti indizi che fanno pensare alla Fonte del lago, una sorgente al Lago di Gamberara, formato a seguito della frana del 1899 descritta prima. La strada di allora passava dal podere E Trè, nella parte opposta del fosso rispetto a quella di ora e tenuto conto di questo tutto torna.

Il poeta era consapevole che la sua malattia stava prendendo il sopravvento e si rendeva conto che c'era una certezza per lui … Dopo quattro mesi venne ricoverato definitivamente a Castelpulci e non uscì più.


Per approfondire sul blog
15.01.2014 In giro per Marradi con Dino Campana
12.09.2015 L'alba, la fonte e il rospo

Bibliografia
Per la lettera a Papini: Gabriel Cacho Millet, Souvenir d'un pendu p.219
Il più lungo giorno. Vallecchi editore,1973




mercoledì 3 agosto 2016

Sibilla incontra Dino

Dalla Topaia
a Casetta di Tiara
ricerca di Claudio Mercatali


La campestre per S.Giovanni


La Topaia è una casa di campagna vicino a Panicaglia. Si arriva lì prendendo la campestre verso la chiesa di S.Giovanni Maggiore per poi scendere in una valletta. Ora è un agriturismo ben condotto, ma nel primo Novecento era una delle tante case di campagna del Mugello.

Nel luglio 1916 la casa era in affitto a Julien Luchaire, dell' Istituto Francese di Firenze, che l'aveva data a Sibilla Aleramo per un soggiorno. Qui la poetessa lesse i Canti Orfici e scrisse al poeta chiedendo di incontrarlo. Dino gli rispose con una cartolina postale in francese:


Rifredo (Firenzuola)  30 luglio 1916

Jeudis matin je serais a Borgo S.Lorenzo au train des 8,55. Vous me verrez a la fenêtre du vagon, venant de S.Piero a Sieve, e vous me reconnnetrez a ma tête rousse et à une lettre a la main que j'aurai.  Nous irons a Marradi, alors? Comme vous voyez, je dois prendre l'automobile d'ici jusqu'à S.Piero et ensuite le train de Marradi. Ma bonne Sibille, je ne saurais jamais, vous être agréable a Marradi. C'est un pays où j'ai trop souffert et quelque peu de mon sang est resté collé aux roches de là haut. Mais ça ne se vois péut être pas que par moi et vous pouvez voir ça mieux dans les couchants étranges des mes poesies. -


Rocce lungo il Fosso di Campigno (Marradi)

... Mia buona Sibilla, io non so proprio se vi troverete bene a Marradi. E' un paese dove ho troppo sofferto e un po' del mio sangue e rimasto attaccato alle rocce di lassù ...

Alors donc je pense que je m'arreterais à la gare de Borgo si je vous verrai - Ecrivez-moi quelque chose. J'habite ici dans une trattoria quelconque, a Barco. Je ne suis pas trop sauvage et l'on me connait même pur un gentil garçon, jusq'au present. Vous pourriez trouver ici le silence, l'espace, et des pensions convennabbles. C'est année il n'y a personne. Je compte que si vous aurez besoigne encore de la campagne vous viendrez voir ici. La tente c'était pas serieux, mais quelque chose l'on fera si vous voudrez, quelque programma si vous l'aimez. Si vous venez ici je n'oublierais pas, jamais, votre grace. Vous trouverez tout prêt.  L'auto part de S.Piero au matin en vers 7h. et au jour vers 8h. J'attends quelque mots de vous.

 

Votre Cloche


Cloche è il nome  francese
di un particolare cappello da donna
a forma di campana.


Sibilla gli rispose e accettò di andare a Barco, sul Passo del Giogo, così come gli aveva chiesto Dino Campana:


Mio caro Cloche

incomincio a farmi un'idea dei nostri rispettivi eremi. Dal canto vostro avete da sapere che io mi trovo più vicino a Panicaglia che a Borgo. Alla stazione di Panicaglia si va in 15 minuti attraverso i campi, mentre a quella di Borgo ci vuole un'ora buona.
Vi direi di venire voi senz'altro, ma vedo che preferite che venga io costà, e va bene, poiché sperate che il posto mi invogli a tornare.

 

La stazione
di S.Piero a Sieve



Prenderò dunque l'automobile a S.Piero giovedì mattina alle sette e scenderò a Rifredo a meno che il conduttore non mi dica che Barco vien prima, nel qual caso voi mi aspetterete a Barco, sta bene? Non occorre rispondiate, se va bene. E io spero che nulla mi impedisca di venire. Forse resterò anche la sera - siamo poeti notturni, le stelle ci propizieranno l'avvenire - Se foste venuto qui, la prima impressione che vi avrei fatta sarebbe stata forse migliore, senza cappello e tutti gli altri imbarazzi del viaggio ...




... Prenderò dunque l'automobile
(= la corriera) a S.Piero giovedì ...


Ridete? Ma voi mi prospettate la vostra testa rossa e la vostra aria da gentil garçon! ...
Mio caro Campana. Ho un tono scherzoso ma voi sentite quanto in realtà sia profonda la mia tenerezza. Vi ringrazio di avermi scritto quelle parole sul dolore patito a Marradi. Vi saprò dir poco, a voce, sono una silenziosa, ma vedrete che il travagliato nodo della mia anima lascia tuttavia al mio volto e al mio silenzio un poco di chiarità.
                                                                                    Vostra   Sibilla



La stazione di Panicaglia


Sibilla, secondo gli accordi si avviò a piedi alla stazione di Panicaglia e aspettò il treno che scendeva da Marradi. Così cominciò la storia, prima al Barco per qualche giorno e poi a Casetta di Tiara, un paesino sperso fra i monti.

Sibilla a Dino,  ricordo del 3 agosto 1916


FAUNO

Lontane dal mondo,
quercie,
rade nel sole d'agosto,
acque fra i sassi,
lontane dal tempo,
e tu
dorato ridi,
tu alla bianca mia spalla
tu alla verginea sua musica
gioia dagli occhi ridi.

Il fauno era una divinità dei boschi

.............................................



La pensione Il Bagnolo, a Barco,
dove Dino Campana soggiornava.
(foto di Ivo Morini).



E dunque ora non rimane che andare a Barco e fare a piedi il sentiero che forse i due percorsero ai primi d'agosto del 1916 per andare a Casetta di Tiara, che è abbastanza distante da qui.

Si tratta di scendere da Rifredo a Badia Moscheta, che oggi è un attrezzato agriturismo, e poi imboccare il sentiero lungo la Valle dell' Inferno, che finisce sotto Casetta di Tiara.
Non è provato che Dino e Sibilla siano passati proprio di qui, però per questa via campestre si arriva a Casetta dopo circa otto chilometri, invece prendendo la strada per Firenzuola e la valle del Santerno se ne devono percorrere diciannove.


 


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 Il percorso comincia dal Ponte di Moscheta, che si vede qui sopra.

Si imbocca il sentiero di ingresso nella valle passando dietro il Molino del Veccione
 
Nel primo chilometro il percorso
è agevole e ben attrezzato.

 

 Poi diventa più aspro, perché la valle dell'Inferno è stretta e la pendice è solcata da fossi che ora sono secchi ma d'autunno hanno un regime rovinoso.
 



Il bosco è fitto e lo sguardo può
spaziare verso l'esterno solo
in alcuni punti.


  Al centro della valle l'ambiente è suggestivo e selvaggio. Il ghiaccio stacca continuamente i blocchi d'arenaria e la pendice ha un aspetto sconquassato, come se un diavolo l'avesse messa sottosopra.









Dopo circa due chilometri si arriva a Val dell'Inferno, il rudere di una casa poderale dove la vita doveva essere veramente dura.

Nel sentiero ogni tanto si incontra il cartello giallo con il numero di telefono per un eventuale soccorso.





Dopo un'ora si arriva alla fine della valle. Sotto il ponte che si vede qui accanto il torrente Veccione sbocca nel Rovigo.






Ormai siamo vicino alla strada asfaltata che porta a Casetta di Tiara.
Questa casa è la prima del comune di Palazzuolo sul Senio. Infatti Casetta è una frazione di questo comune anche se siamo nella valle del Santerno.










Il paesino dista ancora un chilometro o due. Bisogna salire lungo gli strettissimi tornanti di una stradina sgangherata che finisce nella piazzetta vicino alla chiesa.

E' festa a Casetta in questi giorni.
D'inverno il paese conta una decina di residenti ma d'estate si rianima.






Dove alloggiarono Dino e Sibilla?
L'unica casa che nel 1916 poteva ospitare dei forestieri in modo decente è questa, 
vicino al campanile.
C'è anche un buon indizio in una lettera di Dino Campana, dove descrive il laghetto del Molino della Lastra, che è sul Rovigo, giù in basso da dove siamo saliti e che si vede dal terrazzino.





Ci sono tante foto di Sibilla Aleramo, da giovane e da vecchia. Però quale era il suo aspetto quando Dino  Campana si innamorò di lei? Questa foto è del 1917 un anno dopo i fatti raccontati ora.



Fonte dei documenti: Campana - Aleramo, Lettere.
Ed. Vallecchi 1958, a cura di Niccolò Gallo

Per approfondire, nel tematico del blog ci sono altri articoli:
03/08/2013 Sui passi di Dino.
07/08/2013 Dino Campana legge Omar Kaimar.
19/09/2013 Il ritorno da Casetta di Tiara
22/09/2013 Dino a Casetta di Tiara, il paese del grande amore.




FINO AL 25 AGOSTO PRESSO IL CENTRO STUDI CAMPANIANO E' APERTA LA MOSTRA ICONOGRAFICA IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DELL'INCONTRO FRA
DINO CAMPANA E SIBILLA ALERAMO
 
 

venerdì 25 settembre 2015

1917 Dino Campana per l'ultima volta a Campigno

 L'alba, la fonte e ... il rospo
ricerca di Claudio Mercatali




... come un fauno deluso ...
(dipinto di Pal Merse)


Dalle lettere scritte a Giovanni Papini, sappiamo che nell' estate del 1917 Dino Campana passò molto tempo nelle montagne attorno a Marradi, specialmente nell' amata valle di Campigno.

Ora siamo nei primi giorni d'autunno del 1917, probabilmente proprio nella valle di Campigno, in un punto dove scorre dell' acqua fredda in un pozzetto sotto una cascatella. Nella strada vicina un crapaud, un rospo, sta in mezzo e Dino avvilito e scoraggiato per la sua condizione, si immedesima. E' mattina presto e il sole non si è ancora levato sopra i castagni.

Dino Campana a Giovanni Papini
via Colletta 10 Firenze

 Come un fauno deluso prendo il ghiaccio dell'acqua di un bacino sotto una cascatella montanina. Il sole non s'affaccia ancora dietro i castagni. Incontro nel ritorno l'amico notturno crapaud illuso dalla freschezza dell' acquazzone. Povero Dino. Non restare in mezzo alla via ti schiacceranno. Ma lui resta in mezzo alla via. Sono nate fuori le cavallette e mi saltano intorno con ruote rosse. Pure in tutto c'è una certezza che io ... (c'est un secret par tous connu). Devo farmi coraggio?                                                                                                              Marradi 25 settembre 1917


Il poeta è consapevole che la sua malattia sta prendendo il sopravvento e si rende conto che c'è una certezza per lui ...
Dopo quattro mesi venne ricoverato definitivamente a Castelpulci e  non uscì più.

 
Dov' è questo posto?

La cascatella, la strada, il castagneto sono tanti indizi che fanno pensare alla Fonte del lago, una sorgente al Lago di Gamberara, che al tempo di Campana si era formato da pochi anni a seguito della cosiddetta Frana del 1899.


La strada di allora passava dal podere E Trè, nella parte opposta del fosso rispetto a quella di ora e tenuto conto di questo tutto torna.







Facciamo una prova oggi

23 settembre 2015,
al mattino.



Per verifica aspettiamo lungo la vecchia via che il sole si alzi oltre le cime dei castagni dei poderi Ravale e Scalelle, proprio quello dove avvenne la famosa battaglia del 1358 e poi andiamo verso Marradi dalla vecchia via passando il torrente al bivio per I Faldi.
La strada antica c'è ancora, intatta, piana, e si percorre bene. Dopo la casa detta E Trè si ricongiunge alla viabilità di oggi al podere Ravale.

Questa ricostruzione non sarà una fantasia? Può darsi, però nella valle di Campigno non c'è un'altro posto che corrisponda così bene alle parole del poeta.



Fonte: Per la lettera a Papini: Gabriel Cacho Millet, Souvenir d'un pendu p.219


mercoledì 1 luglio 2015

Con Dino Campana a Orticaia

Un trekking da Marradi
alla casa  amata 
dal poeta
ricerca di Mario Catani
e Claudio Mercatali





Orticaia è una casa in cima a un monte, nella parrocchia di Gamberaldi, proprio al confine con L'Emilia Romagna. Nel 1910 era di Angelo Costa, figlio di Caterina Pescetti, discendente da una antica famiglia marradese di notai e scritturali. 
La casa era divisa in due parti, una padronale di tre o quattro stanze, e una per il colono. Invece la casa di famiglia dei Pescetti e dei Costa era a Marradi in via Pescetti, che appunto prende il nome da un loro parente, scrittore del Seicento. Era a pochi metri dalla casa di Dino Campana ma una bomba d'aereo la rase al suolo nel 1944. 
Forse i genitori di Campana confidarono ai vicini le loro preoccupazioni per il figlio, che nell' autunno 1910 era tornato stremato e agitato dal pellegrinaggio a La Verna e forse Costa  offrì la sua casa di campagna perché Dino potesse stare un po' tranquillo. Questo fu il primo soggiorno del poeta a Orticaia e altri ne seguirono negli anni successivi.





Ripercorriamo la strada da Marradi a Orticaia, ma non quella attuale, costruita quasi tutta dal Consorzio di Bonifica di Brisighella negli anni Cinquanta. La vecchia via si imbocca dal podere Il Corno, prendendo una campestre sulla destra che porta verso il podere Poggio Lungo.


La vecchia strada per Gamberaldi

Giovanna Diletti Campana, la cugina, ricorda di averlo visto tante volte passare:

"Egli stava molto a Orticaia, noi avevamo allora una modesta villetta in campagna al Corno, e per andare a Orticaia egli passava davanti alla nostra. Una volta si fermò e stette a desinare da noi. Fu tanto allegro e di buon umore che se ne andò via di mala voglia ...".


La vecchia via è ripida, passa sotto Poggio Lungo che è il posto di cui parla la cugina Giovanna Campana e dopo una serie di tornanti arriva alla chiesa di Gamberaldi. 
E' antica, faticosa, a mezza costa, sorretta da un muro lunghissimo che deve essere costato una fatica incredibile a chi nei secoli passati lo costruì.

E' una tipica strada "dei passi perduti", abbandonata e sostituita dalla viabilità odierna, ma piena di suggestioni, come sono spesso i percorsi frequentati per tanti secoli.


Il poeta parla di Orticaia descrivendo il suo pellegrinaggio a La Verna, in una delle prose più belle della letteratura del Novecento.
La descrizione c'è anche nel manoscritto perduto e ritrovato Il più lungo giorno, identica a quella dei Canti Orfici ma con qualche dettaglio in più e ora useremo questa:

8bre E' la fine del pellegrinaggio

Sono capitato in mezzo a buona gente. La finestra della mia stanza che affronta i venti e una vedova già serva padrona di un nobile romagnolo, il figlio povero uccellino dai tratti dolci e dall' anima indecisa, povero uccellino che trascina una gamba rotta e il vento che batte alla finestra dall' orizzonte annuvolato, i monti lontani ed alti, il rombo monotono del vento. Lontano è caduta la neve. La serva padrona zitta mi rifà il letto e l'aiuta la fanticella. Monotona dolcezza della vita patriarcale.


Siamo sicuri che il poeta parla 
proprio di Orticaia?
Si, perché lo disse lui stesso al medico Carlo Pariani, nel manicomio di Castelpulci e il dottore lo scrisse nel suo famoso libro. Dino aveva una camera nella parte padronale della casa.




Chi era
... il povero uccellino dai tratti 
dolci e dall'  anima indecisa  ... ?





Mettendo assieme quello che dicono il poeta, il dottore e i dati dell' Anagrafe di Marradi, si ricava che Angelo Costa, nato a Riolo Terme, possidente, era il "nobile romagnolo" perché sua madre era della aristocratica famiglia Pescetti.


Sposò Caterina Nati, analfabeta, di dodici anni più giovane, dopo aver avuto da lei Pietro, nato nel 1902 e invalido. Il bambino aveva otto anni al tempo del soggiorno di Campana a casa sua.

E così fra i pochi personaggi maschili dei Canti Orfici, dopo il Russo e Regolo Orlandelli forse possiamo mettere Pietro Costa, l'uccellino di Orticaia ...





La casa dei Pescetti (e dei Costa) era un edificio di pregio architettonico coperto dal vincolo delle Belle Arti. Fu rasa al suolo da una bomba d'aereo nel 1944, mentre la casa dei Campana, che è lì accanto, non subì danni.



Il vincolo architettonico del 1928


Che cosa si vede da Orticaia e dai monti intorno, che senz' altro il poeta 
avrà girato in lungo e in largo?


Il Lavane e la corona di monti percorsi nel ritorno dal viaggio a La Verna, visti dal podere Perdolina.








Marradi visto dal Passo di Giugòla,
 sottostante a Orticaia.


La scheda dell'anagrafe di Marradi dice che Pietro Costa si trasferì a Pisa nel 1942 e da qui a Scarperia fino al 1946. L'anagrafe di quel comune ci dice che era residente alla Casa di Salute S.Francesco, un ricovero per disabili.  Dal 1946 al 1948 fu residente a Marradi, poi di nuovo a Scarperia ... e infine alla Piccola Casa di Riposo del Cottolengo di Pisa.


Da qui scrisse questa cartolina al sindaco di Marradi, che si era interessato della sua infermità. Senza volerlo Pietro scelse un soggetto che calzava molto bene con il nomignolo che gli aveva dato Dino Campana.



Fonti: Archivio storico e anagrafe del Comune di Marradi. Le ricerche dei documenti sono state fatte dall' archivista Mario Catani.
La ricerca sul vincolo architettonico è di Luisa Calderoni. Le notizie su Orticaia vengono da Vittorio Pratesi, perché suo padre acquistò il podere dai Costa nel 1925.