Lanfranco Raparo, Marradi

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martedì 14 agosto 2018

1886 La festa di ferragosto a Popolano

Fuochi d'artificio e
 musica in una calda
sera d'estate
ricerca di Claudio Mercatali


Si fece festa a Popolano, a metà agosto del 1886. Il corrispondente del Messaggero del Mugello, un marradese che si firma gavròche (monello, nel francese popolare) doveva avere qualche interesse di cuore da quelle parti, perché manda qualche messaggio in codice ...

La festa riuscì bene:

... arrivammo sul tardi, proprio nell'ora dei fuochi d'artifizio. Le poche case del villaggio erano guarnite di lampioncini di colori diversi ...  il resto è qui sotto ...
Matulli Ernestino, Cappelli Ettore (tromba) Fabbri Luca (trombone) e Scheda Pasquale (clarinetto) di cui si parla nell'articolo sono qui accanto.
Fonte della foto: Argento vivo,
La Banda di Popolano e il Maestro Eolo Visani,  25 anni insieme
(1987 - 2012)

sabato 13 settembre 2014

1926 La maestra di Popolano

Una descrizione
della scuola elementare
ricerca di Mario Catani



Il Diploma, Marradi 1922



Nell'ottobre del 1926, all'inizio del nuovo anno scolastico, la maestra Rosa Cattani, indispettita per aver trovato ancora una volta la scuola comunale in pessime condizioni, scrisse questa lettera al Sindaco:






Illmo Signor Sindaco

La sottoscritta - insegnante titolare nella scuola mista rurale di Popolano, appartenente a codesto Comune - fa premura presso la S.V. Illma affinché voglia tenere presente che l'aula scolastica, di proprietà dei signori Scheda, posta nella frazione suddetta, fu adibita provvisoriamente, perché ad essa mancavano tutti i requisiti necessari alla dignità, all'igiene, alla serietà di scuola italiana, intesa secondo il nuovo regime.
Con tutto lo spirito di adattamento che l'insegnante italiano deve religiosamente coltivare nel cuore, parallelamente alla sua - vorrei chiamarla - vocazione di Maestro, per non sentirsi umiliata continuamente, di fronte alla società civile e pulita, io debbo affermare che è impossibile la vita scolastica, non solo ma semplicemente sana, in quell' ambiente.
Non parlo tanto della scuola in sé come aula scolastica, quanto all'ambiente in cui è posta.
L'aula è in una casa abitata anche da privati ed è posta in un vicolo breve, umido, stretto e buio: è posta proprio nella località più povera e più sporca della frazione. Un poco a sinistra della scuola, nella casa di fronte, vi è una stalla di suini che grugniscono continuamente e prendono i loro pasti - meno male un po' rari causa il caroviveri - proprio sotto le finestre della scuola.
Appena oltrepassata la porta di ingresso per la quale si accede al locale in cui è posta la scuola, a destra, sempre al piano terreno, vi è la latrina che può dirsi pubblica, perché di essa si servono non solo i pigionali, gli alunni e il maestro, ma ancora tutto il vicinato.

E ora saliamo la scala.
A sinistra vi è l'inizio della scuola, a destra, sullo stesso pianerottolo vi è l'inizio dell'abitazione di una mendicante (auguro alla scuola che ciò non sia una amara ironia). Al piano superiore abita una famiglia di operai in continua lotta ... per sbarcare il lunario, forse. Quindi:
a) sul pianerottolo, tutto il giorno, vi sono bimbi a cantare ed a giocare, suini a grugnire e stridere maledettamente;
b) in fondo alla scala, il continuo sbatacchiare dell'uscio della latrina per opera di visitatori interni ed esterni:
c) al piano superiore il vocio continuo di una donna che grida, accompagna e assiste con la voce un continuo tramestio del quale è opera di un bimbo;
d) sul pianerottolo (almeno da quando è aperta la scuola quest'anno) un'anatra, imprigionata sotto una cesta, urla tutto il giorno graziosamente;
e) dappertutto, cattivo odore di latrina; ronzio e pizzichi di mosche, le quali sono prodotte dai suini;

E ora entriamo nell'aula scolastica.
E' piccola, insufficiente al bisogno ed al numero degli alunni; i banchi son quasi tutti rotti e portano pazientemente secolari ricordi di chiodi e temperini; essi sono addossati gli uni agli altri, non solo ma anche al tavolino dell'insegnante, in una maniera che il maestro, appena raggiunto per mezzo di sforzi acrobatici la sua seggiola, non può muoversi più. I banchi sono contro tutte le prescrizioni didattiche e igieniche della scuola, perché il margine interno del sedile non si trova sulla perpendicolare del margine interno del leggio ma sono distanti, l'uno dall'altro, di ben 19 centimetri. I bimbi di prima si sdraiano addirittura per giungere ai loro quadernini!
La lavagna è piccola, appoggiata su di un cavalletto il quale, a sua volta, si regge su di un tavolino perché, durante la non breve età, i tarli gli hanno fatto perdere una gamba. Il tavolino è incassato nel vano della finestra, costruita a sua volta con sistemi medioevali, in maniera da rendersi necessaria una scala per dare aria alla stanza. Il soffitto è ricoperto di un panno rosso (!?) e si fa ricettacolo di tutta la polvere e di tutti i microbi. E guai ad urtarvi: una pioggerellina fine e fitta di polvere si spande per tutta la stanza. In essa manca perfino l'armadio indispensabile in ogni scuola. Il cassetto sul tavolino non si chiude.
Sembra impossibile che una località come Popolano abbia delle aule scolastiche così pezzenti. Si rende subito necessario provvedere un locale unico per ambedue le aule, un locale che sia igienico e decoroso, per l'onore della scuola e anche - Dio mio - per la dignità dell'insegnante il quale ogni giorno deve arrossire della sua posizione, sentirsi umiliato e confuso, aver la coscienza dolorosa che Maestro sia la condanna più umiliante per un individuo. Giacché è nuovamente in vendita il locale, già di proprietà del signor Luca Fabbri, la S.V. Illma farebbe atto prettamente umano, generoso, italiano e fascista, a volersi interessare direttamente per l'acquisto di quella parte del locale che potrebbe ottimamente adibirsi a locale scuola.
Io credo che la S.V. Illma vorrà tener presente quanto veridicamente ho espresso in questo mio breve memoriale, il quale sarà firmato dall'Ufficiale Sanitario e dal Direttore didattico, nonché dall' insegnante, a comprovare la impellente necessità di provvedere, prima che la popolazione stessa abbia a reclamare alle Autorità superiori della scuola.
Con tutta la stima ossequio attendendo impazientemente e fiduciosamente.

Popolano 17 ottobre 1926                            
 La maestra   Rosa Mara Cattani

L'Ufficiale Sanitario  dott. Tommaso Savorani    
 Il Direttore Didattico   Torquato Campana


Il Sindaco (che dopo il 1928 diventerà Podestà), rispose cortese ma un po' risentito, per aver ricevuto da una maestra una lettera così pungente ...


All'Illmo Direttore Didattico di Marradi
OGGETTO : scuola di Popolano

E' pervenuto un lungo esposto della maestra di Popolano Rosa Maria Cattani firmato anche dalla S.V. Ritengo che quasi tutte le lagnanze dell'Insegnante siano fondate e disporrò che siano adottati almeno i provvedimenti più urgenti. Non deve essere dimenticato che la scelta dell'aula ebbe carattere provvisorio e che contemporaneamente erano state iniziate trattative (rimaste senza risultato per cause non imputabili all' Amministrazione) coi Signori Fabbri per l'acquisto di un fabbricato il quale avrebbe potuto accogliere entrambe le scuole della frazione e che della scelta ebbe notizia preventiva anche la S.V.
Questo comunico con preghiera di disporre che, da ora in poi, di qualsiasi argomento relativo alle Scuole tratti con l'Amministrazione la S.V. esclusivamente anche per evitare carteggi eccessivamente lunghi, inutili e redatti in forma non ammissibile.

30 ottobre 1926     Distinti saluti
Il Sindaco   dott. Federico Consolini



I provvedimenti disposti dal Sindaco non furono così solleciti come egli disse, perché un mese dopo la combattiva maestra scrisse all' Ispettorato di Firenze, che a sua volta scrisse al Sindaco ...


Regio Ispettorato Scolastico di Firenze
OGGETTO: scuola di Popolano


All'Illmo Signor Sindaco di Marradi

Sono ancora una volta rese presenti a questo Ufficio le deplorevoli condizioni nelle quali trovasi dal punto di vista del locale la scuola tenuta a Popolano dalla maestra Cattani Rosa Maria. Il locale è piccolo, esposto a tutti i rumori, con un cesso frequentato da chiunque, antigienico, per riconoscimento dell'Ufficiale Sanitario.
E' necessario provvedere sollecitamente ad allogare detta scuola in altra aula dove gli inconvenienti lamentati non esistano; e fido per questo nell'opera premurosa della S.V. Illma a cui stanno tanto a cuore le sorti della scuola.
In attesa di sapere che sono stati adottati i necessari provvedimenti, gradirò intanto un cortese cenno di assicurazione.

Con distinta stima
Il Regio Ispettore Scolastico    L. Menichetti





Gli alunni delle scuole di Marradi alla Festa degli Alberi,
Castellaccio di Biforco 28.04.1929



Fonte: Documenti dell'Archivio Storico del Comune di Marradi, Illustrazioni di Silvana Barzagli (quaderno), Paola Cassigoli (Festa degli Alberi), Sergio Zacchini (il bambino e il topo).

venerdì 28 febbraio 2014

E lòm a merz

I fuochi nell'ultima notte
di febbraio, a Popolano
di Claudio Mercatali

 Il fuoco 
nel sagrato



I fuochi nella notte del 28 febbraio sono una tradizione romagnola che si perde nella notte dei tempi. Si dice che risalgano addirittura ai riti celtici della primavera, quando il fuoco rituale salutava l'arrivo degli spiriti della buona stagione e dava l'addio a quelli malefici dell'inverno. E' una consuetudine che corrisponde ai fuochi della Notte di Valpurga, che nella tradizione germanica cade il 30 aprile, perché a quelle latitudini la primavera arriva dopo.





Nella valle del Lamone, quando le campagne erano abitate, in questa notte si vedevano decine di falò, vicino alle case dei contadini e chi oggi ha più di cinquanta anni probabilmente ha qualche ricordo suo personale legato a questi.

 I volontari della parrocchia di Popolano hanno allestito una cucina. C'è il tradizionale menù di carne di maiale, i ciccioli appena fatti e poi naturalmente la polenta e anche la zuppa di farro.  








Oggi e lom a merz nelle campagne non si fa più, perché era un rito spontaneo fatto da chi le abitava. Però certi ricordi radicano così a fondo che non è possibile perderli del tutto e così i fuochi di saluto alla primavera nelle valli romagnole ci sono lo stesso: a Popolano di Marradi da qualche anno si fanno nel sagrato della chiesa, con tanto di cena all'aperto, naturalmente a base di carne di maiale ...

 Si fa cena nel chiostro della canonica, 
coperto da un telo
perché è caduta una pioggerella 
sottile e un po' fastidiosa.


Questa sera 
il tema è il fuoco



 

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mercoledì 15 maggio 2013

La chiesa di S.Maria in Popolano


già castello, monastero
e casa signorile
di Claudio Mercatali




Popolano è la porta d'accesso a Marradi. Qui c'è il passaggio obbligatorio attraverso il ponte e prima dell'Unità d'Italia c'era la dogana. Per questo era un posto da tenere ben sorvegliato e infatti nel medioevo c'era un castellare, che fu modificato radicalmente e subì un "cambio di destinazione e d'uso". Insomma il vecchissimo castellare di Popolano, in un secolo imprecisato, quando ormai non serviva più in quanto tale, venne trasformato in campanile.

Siamo sicuri di questo? Lo storico Emanuele Repetti, un'autorità in questo campo, non ha dubbi e nel suo Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana (1846) ci dice che:

"Popolano, nella Valle del Lamone nella Romagna granducale. Villaggio e borgata con dogana di frontiera ed una chiesa plebana (S. Maria). Il Castello con la pieve si trova sopra l'estreme pendici di un poggio denominato del Cavallaro, mentre la borgata e la dogana esistono in pianura sulla strada provinciale di Faenza alla sinistra del fiume Lamone presso la testata occidentale del ponte di Popolano che lo attraversava.
Fu Popolano uno dei feudi de' conti Guidi di Modigliana confermato loro dagl'Imperatori Arrigo VI e Federico II. (anni 1191 e 1220).  Prima di quel tempo gli uomini di Popolano esercitarono un atto di civile giurisdizione, e con provvisione del 22 gennajo 1126 deliberarono d'investire nella signoria di Popolano, previe alcune reciproche promesse, l'abate del monastero di S. Reparata nel borgo di Marradi. (Archivio diplomatico, Carte della Badia di Ripoli). La chiesa plebana di Popolano sorge sopra i ruderi del castellare, la di cui antica torre serve alla medesima da campanile. Essa era matrice di tre cure, S. Adriano, S. Rufillo a Gagliana e S. Maria alle Campora, l'ultima delle quali spetta allo Stato pontificio. La contrada di Popolano innanzi il regolamento del 4 dicembre 1774 abbracciava due comunelli del distretto di Marradi, cioè Popolano di sopra, cui spettava il popolo della pieve, mentre quelli di S. Pietro a Valnera e di Popolano di sotto, sono compresi nella parrocchia di S. Adriano. La dogana di Popolano è di seconda classe, il cui doganiere soprintende anche a quella di terza classe di Marradi".





"Anno 1126 Investitura data dagli uomini di Popullano a don Domenico abate del Monastero di S.Reparata ed ai monaci del medesimo del loro Borgo uomini con alcune vicendevoli promesse fatte tra loro".

Rogante Gerardo, notaro, copiò Ridulfo da Faenza, notaro. Collazionavano Rustichello e Jacopo, notari.





E' rimasto qualcosa del vecchio castellare? Don Nilo Nannini, attuale parroco di Popolano, ha concesso generosamente il permesso di entrare e fotografare tutto quello che serve per la ricerca e quindi non rimane che andare. Mi accompagna Amedeo.



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Il Castellare

Entriamo in chiesa e andiamo all'altare. Da una parte c'è la porticina che dà accesso alle scale del campanile. Nel muro c'è un elegante tabernacolo della bottega dei Della Robbia, in terracotta policroma, e questa è una prova della ricchezza della priorìa, che aveva tanti diritti sulle terre circostanti. Però quello che ci interessa di più ora è la finestra murata sopra al tabernacolo, che per fattura e collocazione di certo faceva parte della vecchia torre di guardia del castellare. Questa parete della chiesa è infatti il muro maestro del campanile.
Saliamo le scale ardite del campanile - torre e lungo le rampe troviamo quello che ci serve e cioè una finestra a balestriera e una per l'avvistamento.



























Qui sopra: la porticina d'accesso alle scale 
del campanile e la finestra della torre.




A destra: la struttura interna
del campanile - torre








E' probabile che l'attuale campanile fosse la torre di un castellare, alla quale venne sovrapposta la cella campanaria. La struttura aveva anche degli edifici attorno, e accanto alla chiesa c'è un chiostro con un pozzo e un certo numero di archi.




















Anche lo storico Emanuele Repetti nel suo Dizionario (1840) segnala questa probabile origine.

Anche l'ingresso è "importante", molto più di quello che di solito si trova agli ingressi delle canoniche.
Questo fatto, la presenza di archi in successione, la struttura del cortile interno somigliante ad un chiostro, lascia supporre che un tempo qui ci fosse una dipendenza del convento della Badia del Borgo.

Qui accanto: l'ingresso con gli archi


In questi mesi tutto l'edificio è in corso di ristrutturazione e sarà trasformato in struttura ricettiva adatta anche ad alloggiare gruppi di persone. Il lavori sono stati vastissimi e già se ne intravede la fine. Le dimensioni della parte conventuale sono tali che si perde l'orientamento nella gran quantità di stanze e corridoi interni.



 

A destra: l'interno della chiesa 
negli anni Trenta e oggi.







Il monastero

Siamo sicuri che qui c'era un monastero? Probabilmente questa era una dipendenza della Badia del Borgo, non un convento autonomo, perché negli antichi documenti non se ne trova menzione. Però nella  prima stanza della canonica in una pittura si vedono due monaci che pregano e ci ammoniscono "silentium!". In una lapide al muro, datata 1318, il priore di allora ci ricorda qualcosa su S.Nicola, che non si legge bene perché il tempo ha consumato la pietra.
Le volte a sesto acuto degli archi testimoniano che qui alloggiavano dei canonici importanti e di certo non un parroco di campagna. Gli arredi sacri sono di squisita fattura, e ci sono anche dei reliquiari.








 
Al muro una pergamena elenca i Legati Pii, cioè gli obblighi in danaro che i signorotti locali avevano sottoscritto con questa chiesa.

Sopra: ... Silentium! ... 
si entra nel vecchio
monastero (ora canonica)


                                                                   Qui accanto: due reliquiari e la pergamena 
con i Legati Pii.


La residenza signorile

La visita prosegue di stanza in stanza e con sorpresa lo scenario cambia. Si attraversa una decina di stanze dipinte nel soffitto e lungo le pareti, con soggetti della mitologia classica, soprattutto dee. C'è Giunone, con i seni ben pronunciati, Venere in posizione allusiva, Diana in caccia ...



Dunque qui non siamo più nel monastero e nemmeno nella canonica, perché queste non sono pitture da frati. I dipinti dovrebbero essere dell' Ottocento e quindi a quel tempo questa parte dell' edificio era una residenza signorile.




 


 Chi erano i Signori del luogo? All'ingresso c'è lo stemma degli immancabili Fabroni, però non è nella posizione originaria e dimostra poco. Però si sa che essi erano proprietari di molte terre qui attorno.







Ecco dunque che la chiesa di S.Maria in Popolano si rivela per quello che è stata: un castello diventato un campanile e forse un monastero, poi trasformato in parte in residenza signorile.
Siccome oggi l'intera proprietà è della Chiesa, la residenza signorile in anni ormai lontani fu venduta al priore di Popolano e in anni ormai vicini diventerà una casa di accoglienza. Il tempo qui non è passato invano.


lunedì 21 febbraio 2011

LÒM a MERZ 2011 a POPOLANO

211



Marradi febbraio 2011
LÒM a MERZ 2011
A POPOLANO LA SERA DEL 28 FEBBRAIO TUTTI ASPETTANO TRE EVENTI:
clemenza del tempo, un’ottima polenta e l’estrazione della grande LOTTERIA.
Programma: all’imbrunire (18 – 18.30): accensione del falò, segue polenta ed estrazione

“Natura deficit, fortuna mutatur, Deus omnia cernit”: questa bella frase che si ritiene fosse incisa dentro un anello dell’imperatore Adriano, sintetizza la lettera e lo spirito del “LÒM a MERZ” di quest’anno. Infatti la natura, nel senso della meteorologia, potrebbe ma non deve tradirci, la fortuna è volubile, ma ognuno di noi spera che ci sia amica e su tutto c’è Chi guarda e giudica.
L’ultima sera di febbraio, lunedì prossimo per intenderci, a Popolano il tradizionale falò del lume a marzo sarà seguito da una buona (ma non cara) polenta e dall’attesissima estrazione della grande lotteria, organizzata dalla diocesi per raccogliere fondi necessari a continuare i lavori di ristrutturazione della canonica parrocchiale.
Ecco spiegato l’incipit dell’articolo e, in questo caso, una frase solenne e antica non guasta: i riti propiziatori per tempo bello e buona sorte, se scritti in latino, sono più efficaci.
Tutta la vallata del Lamone ormai conosce questa ricca lotteria perché molti volonterosi attivisti hanno battuto il territorio per piazzare migliaia di biglietti e l’azione continuerà fino alla sera dell’estrazione per tentare di raggiungere il “totale venduto”. Sarà una gara dura ma stimolante e divertente perché le risposte di chi si vede offrire i biglietti sono sempre più fantasiose e restrittive: -me li ha già dati Carlo-; -proprio ieri è passata Maria e ne ho comprati 10-; -ne ho già 40!-; -ne ho 2 dal mese scorso-, -ma 2 sono pochi-, -saranno pure pochi, però se tutti ne comprassero 2 a testa si fa presto a venderne 10.000-.
In questa gara di ruspanti battitori liberi si sono distinti i grandi venditori con mezzo migliaio di biglietti piazzati da Faenza a Firenze e da Verghereto a Castiglion dei Pepoli, i medi e i piccoli venditori, da 400 a 100 biglietti, per finire ai non-venditori che, pur di non riportare i blocchetti interi ne hanno comprati una buona parte per loro stessi ed ora sperano vivamente di essere baciati dalla fortuna per tanto generoso masochismo.
Chi spera nella fortuna sogna già un bel viaggio a Praga per respirare l’aria romantica e multiculturale della città di Keplero, Dvorak, Kafka e Zatopek o di riposarsi per sette giorni sul Garda o a Palinuro. È facile capire che i premi sono sostanziosi e numerosi, quindi chi acquista gli ultimi biglietti ha il vantaggio di attendere la fortuna solo pochi giorni o, addirittura un paio d’ore; come è noto l’attesa logora più del potere.
Chi ha organizzato la festa, da vari giorni visita i siti meteo, legge le previsioni tradizional-astronomiche di Frate Indovino e trova sempre dei responsi favorevoli. Chi scrive percorre la strada probabilistico-scaramantica: da almeno tre anni abbiamo avuto inverni come quelli di una volta e, in particolare, negli ultimi 4 mesi abbiamo avuto solo pioggia, neve, freddo, nebbia e galaverna quindi il 28 prossimo deve essere bello e mite.
È chiaro che il veggente meteorologico scruta il futuro ma ha l’animus del politico che, secondo Churchill, è colui che fa previsioni e poi riesce a spiegare sempre perché non si sono avverate.
Ovviamente stiamo giocando sul tempo e col tempo, sulla fortuna e con la fortuna, ma sappiamo bene che lo spirito del “lòm a merz” è quello di ritrovarci per il bene della parrocchia (quest’anno ancor di più), per mantenere viva una bella e significativa tradizione e far gustare a tutti i convenuti, che speriamo siano tantissimi, la blasonata polenta di Popolano, di sapore intenso ed a prezzo modico e così, in conclusione, abbiamo giocato anche sulla polenta e per la polenta.
Antonio Moffa

PS:Quest'articolo è stato scritto per "il Piccolo" di Faenza n.7 di venerdì 25 febbraio 2011