Lanfranco Raparo, Marradi

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mercoledì 6 settembre 2023

Leonardo da Vinci qui da noi

Una descrizione
della valle del Lamone

Ricerca di Claudio Mercatali




Leonardo

Il 26 agosto 1492 il cardinale spagnolo Rodrigo Borgia divenne papa e prese il nome di Alessandro VI. Era padre di sette figli, tra i quali Cesare, detto "il Valentino", e Lucrezia Borgia che si dice eliminasse i suoi nemici con il veleno che teneva nell’anello.

Lucrezia Borgia

Cesare ambiva a un proprio ducato e cercò di formarlo nelle terre della Chiesa, cioè nelle Marche e in Romagna. Nel 1500 – 1502 cacciò i Montefeltro da Urbino, i Malatesta da Rimini, Caterina Sforza da Forlì e Imola e i Manfredi da Faenza. 



La conquista di Faenza fu cruenta e il diciassettenne Astorre III Manfredi che era appena diventato signore della città fu imprigionato a Castel Sant’Angelo, a Roma, poi l’anno seguente fu strangolato e gettato nel Tevere. 



Astorre III Manfredi



Il dominio del Valentino sulla Romagna durò fino alla fine del pontificato di suo padre, cioè due o tre anni. Il successore di Alessandro VI fu Giuliano della Rovere, Giulio II, che lo fece arrestare e spedire in esilio in Spagna, dove morì nel 1507. Nonostante tutto, questo incredibile personaggio fu di beneficio per i suoi sudditi, che sotto i precedenti signorotti erano messi peggio. 


Nel 1502 chiamò Leonardo da Vinci e lo incaricò di fare un sopralluogo in tutta la Romagna. 



Com’è noto il genio di Leonardo spaziava in molti campi e in breve progettò il porto canale di Cesenatico, disegnò la mappa di Imola e forse disegnò anche il duomo di Faenza in una Tavola.


Nel Codice Hammer, una raccolta di disegni di Leonardo del 1504 - 1506, ci sono anche appunti sulla geologia della valle del Lamone. Sono osservazioni precise, fatte durante il viaggio di andata da Firenze a Faenza e da successive risalite lungo la valle, perché le cose che dice non si possono cogliere tutte in una volta:

Nel foglio 9 recto Leonardo parla dei fossili nelle rocce dell’ appennino e delle Argille azzurre del Pleistocene (quelle nelle colline di Errano):

"... dove per antico li monti Appennini versavano li lor fiumi nel mare Adriano, li quali in gran parte mostrano in fra li monti gran somma di nichi (il nicchio è un mollusco) insieme coll'azzurrigno terren di mare...".


Nel foglio 10 recto Leonardo parla della Valle del Lamone e ne descrive le rocce:
"Come le radici settentrionali di qualunque alpe non sono ancora petrificate; e questo si vede manifesta mente dove i fiumi, che le tagliano, corrono inverso settentrione, li quali taglian nell'altezze de' monti le falde delle pietre vive, e, nel congiungersi colle pianure, le predette falde son tutte di terra da fare boccali, come si dimostra, in Val Lamona, fare dal fiume Lamona nell'uscire del monte Appennino, far lì le predette cose sulle sue rive".


Nel foglio 36 c’è uno schizzo stratigrafico e una descrizione geologica delle formazioni della valle del Lamone: la Marnoso arenacea: “falde delle pietre”, la Gessoso solfifera e le Argille del Pleistocene “terre da far vasi” e dei calanchi “terra comune”: … le falde delle pietre, non passano troppo sotto le radici (= la base) de' monti, che sono di terra da far vasi, piena di nichi; e ancora questi vanno (= sono) poco sotto, dove si trova la terra comune, come si vede ne' fiumi, che scorron la Marca e la Romagna, usciti dalli monti Appennini ...


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Le vicende del Valentino non toccarono Marradi, Modigliana e Tredozio, che erano sotto la Signoria di Firenze, però gli echi e i timori si sentirono bene in paese. Nel 1494 i Medici erano stati cacciati dalla Città e c'era un governo repubblicano, che durò fino al 1512 quando i Medici tornarono. Nel blog ci sono due articoli che parlano della situazione nella Romagna Toscana:

26.07.2017   Il papa Giulio II passa da Marradi (1506)
22.12.2018   I Medici cercano di tornare a Firenze (1512)

domenica 6 marzo 2022

Don Ascanio Marchesini descrive le chiese di Marradi

 Il sopralluogo preparatorio
alla visita pastorale
del vescovo di Faenza nel 1573
Ricerca di Claudio Mercatali


La visita di un vescovo ai luoghi e alle persone della sua diocesi si dice Pastorale. E’ una pratica antica durante la quale il vescovo ispeziona la cattedrale, le chiese parrocchiali, le plebane, le canoniche, gli oratori e i monasteri soggetti all' Ordinario. L'attuale Codice di Diritto Canonico (1983) stabilisce che la visita pastorale si può fare in parte ogni anno, in modo da completarla almeno ogni cinque anni.

7 maggio
Visita a Valnera.  La visita pastorale cominciò ai primi di maggio, ma fu sospesa subito e rinviata a giugno per l'inclemenza del tempo.



2 giugno
Visita a Campora. La Badia di Campora, oggi località con case e una villa, era un edificio religioso, cartografato nella mappa qui accanto.



3 giugno
Visita a San Martino in Gattara 
e Boesimo.







La Visita pastorale era un evento solenne, da celebrare con una processione e un cerimoniale particolare. Nelle settimane precedenti i sacerdoti incaricati dal vescovo visitavano la diocesi per avvisare i parroci in modo che tutto fosse a posto nel giorno previsto.






Avvenne così anche nel 1573 quando il vescovo Giovan Battista Sighicelli, ormai vecchio, inviò monsignor Ascanio Marchesini in avanscoperta in ogni chiesa della Diocesi di Faenza per annunciare il suo arrivo e preparare l’evento. Il sacerdote partì da Bagnacavallo e giorno dopo giorno percorse la diocesi verso l’appennino, aiutato da don Barnaba Nicolino e altri sacerdoti, annotando lo stato di ogni chiesa.



17 giugno
Visita a Cesata


Don Ascanio era preciso nelle sue cose, forse anche un po’ pignolo, e ci ha lasciato un resoconto dettagliato conservato in copia nelle Carte Rossini della Biblioteca di Faenza. Nel giugno del 1573 i suoi collaboratori e lui stesso percorsero tutto il Comune di Marradi e descrissero le nostre chiese.
Quante erano?  Lo storico dell’ Ottocento  Repetti elenca 20 parrocchie, che nel 1551 avevano il numero di abitanti riportato qui accanto, ma don Marchesini descrive anche molti altri luoghi di culto.






18 giugno
Visita a Badia della valle
e a Gamogna







19 giugno
Visita a Bulbana
e ad Abeto.







20 giugno
Visita a Cardeto e Crespino





25 giugno
Visita della Terra di Marradi, dove giunse nel tardo mattino dopo un lungo cammino (poster iter longum).



Don Tamburini descrive la chiesa e la parrocchia con molta cura: "Chiesa di San Lorenzo in Marradi, rettore don Bartolomeo Mariscotti di Marradi (Il Santissimo era conservato in una bella cappella nel lato destro dell’altare maggiore), Adest Societas SS. Sacramentum satis frequens (la Società del Santissimo Sacramento viene qui abbastanza di frequente).




La chiesa di cui parla don Marchesini  fu demolita nel 1780 e sostituita dalla attuale perché irrimediabilmente danneggiata dal terremoto del 1661. E' mostrata qui accanto.


Tiene nove lampade accese durante le maggiori solennità, e di continuo bruciano molte candele. (Gli olii SS per il battesimo si prendevano dalla Pieve del Tho). Oltre all’altare maggiore vi erano: l’altare e cappella di San Sebastiano (per la devozione dei Fabbri) l’altare di Sant’Antonio (per la devozione dei Paganini), l’altare di San Pietro (per la devozione dei Perfetti, che erano molto poveri), l’altare dell’Annunziata (della Compagnia delle donne dell’Annunziata, con una antichissima e devota immagine) l’altare presso la porta maggiore senza titolo (per la devozione dei Guerrini) un altro altare nudo a sinistra della porta (per la devozione dei Nuti), l’altare di San Francesco (quasi spoglio, dei Mariscotti), l’altare di Santa Caterina (degli Ubaldini) ha una cappella con colonne di marmo e un’icona, l’altare di San Giuseppe, l’altare di San Girolamo (ha una cappella con le colonne, per la devozione dei Guerrini)".



Il Convento delle Domenicane occupa quasi il 20% del centro storico di Marradi. Al tempo di don Marchesini era stato appena costruito.


26 giugno
Predica e processione. 

Poi nel pomeriggio visitò l’oratorio della Societas Corporis Christi. Il Rettore di Marradi fu trovato pratico, esperto di Lettere e di Greco e abbastanza diligente. Fu lodato ma gli fu imposto di tenere un cappellano.
"… Vi era a Marradi pure un monastero fabbricato di nuovo con la sua chiesa, ma non ancora abitato dalle monache, sotto il titolo dell’Annunziata ed è qui che dovevano poi venire quelle dette “Sore d’Affrica” di Tredozio.




27 giugno

Chiesa parrocchiale di Santa Reparata, con monastero di Vallombrosani (La Badia). La cura parrocchiale era allora esercitata dal padre frà Clemente de Bernardis di Firenze Priore, deputato dall’abate di detto Monastero che era Unum de septem monasteriis fundatis a San Joanne Gualberto.


Fonte: Rescritto delle Carte Rossini, Biblioteca Manfrediana di Faenza per gentile concessione. Cartografia dell’Archivio di Stato di Firenze. Dizionario di Emanuele Repetti (1820 – 1830).



domenica 14 aprile 2019

La Valle del Lamone descritta da Giovanni Andrea Caligari

La storia  secondo il vescovo
di Bertinoro
Ricerca di Claudio Mercatali
              



Girolamo Mercuriali era un medico di Forlì che ricopriva degli incarichi importanti nella Firenze medicea della fine del Cinquecento. Ogni tanto tornava nella sua città natale e spesso passava dal Mugello.


Preferiva il Passo della Colla e  la valle del Lamone e quindi conosceva bene Marradi e Brisighella. Forse per questo divenne amico di Giovanni Andrea Caligari, un prelato di Brisighella che poi divenne vescovo di Bertinoro.

Un giorno il vescovo  regalò al medico una sua ricerca sulla storia della valle amata da entrambi e questo ora ci fa comodo, perché Caligari era un ottimo storico e per giunta scrive nel 1584,  in un tempo non  molto lontano dai fatti che narra.

Dunque se vogliamo sapere come andarono le cose qui da noi in quei secoli lontani possiamo leggere le memorie del vescovo di Bertinoro che sono qui di seguito …
 
 
 
 



 
Useremo l'edizione della Imprimeria Pietro Conti di Faenza, fatta dai consiglieri Anziani del Comune di Brisighella nel 1842 per donarla al Governatore Teodorico Conte Rasponi che quell'anno si sposava.
 
 
 
 
 
Astorre III Manfredi, rappresentato qui sopra nell'atto di pregare, divenne signore di Faenza all'età di tre anni a seguito della morte di suo padre, assassinato.


Nel 1501 il duca Valentino Borgia conquistò Faenza, lo prese prigioniero e lo fece imprigionare a Castel Sant'Angelo, a Roma. Qui fu assassinato, fatto a pezzi e gettato nel Tevere. Aveva diciassette anni.
 
 
 
 
 
 
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sabato 22 dicembre 2018

1512 I Medici cercano di tornare a Firenze

La Repubblica vuole arruolare
dei soldati. Tumulti a Marradi.
 ricerca di Claudio Mercatali

Scritti inediti
di Nicolò Machiavelli


Nel Quattrocento i Medici furono cacciati da Firenze due volte e ogni volta ritornarono fino ad imporsi definitivamente.
La cosiddetta “seconda cacciata” avvenne nel 1494 e a Firenze nacque la Repubblica, che durò fino al 1512.
Quell'anno la situazione era drammatica perché i sostenitori dei Medici erano tanti e avevano l'aiuto degli Spagnoli. Per difendere la Repubblica serviva gente armata e Niccolò Machiavelli propose di formare una Guardia Civica, per avere un esercito senza mercenari.
Quando l’Ordinanza per l’arruolamento arrivò a Marradi in paese scoppiò un mezzo tumulto, perché una parte dei marradesi era favorevole ai Medici e non voleva combattere per la Repubblica e poi perché così venivano a mancare le migliori braccia per l’agricoltura e si rischiava la carestia.

Ecco come andarono i fatti secondo lo storico dell' Ottocento Antonio Metelli:

“I Fiorentini, per consiglio di Nicolò Machiavelli si erano risoluti di eleggere nelle milizie paesane il fiore della gioventù. Per questo avevano dato incarico a Nicolò, ma quando egli volle metterlo in atto sorsero mali umori. Ai Marradesi, che allora erano gente poco sociabile, pareva che fossero stati iscritti più uomini di quanti il Comune potesse dare, e si dolevano che troppi per famiglia fossero estratti per militare. I clamori andarono crescendo e un certo Gaspare Fabbri di Popolano, fattosi capo, non solo aveva tentato di scompigliare l’Ordinanza, ma venuto davanti a Daniello da Castiglione, connestabile in Marradi, aveva con lui usate male parole. I Fiorentini temevano che tutte quelle genti, lacerate dalle discordie civili, nel raccozzarle insieme si appiccassero fra loro qualche zuffa, che guastasse ogni cosa”.





I Marradesi mandarono degli ambasciatori al Magistrato fiorentino che aveva emesso l’ Ordinanza per ottenere un alleggerimento dell’ aggravio, e Machiavelli in persona il 24 gennaio 1512 scrisse al Comune di Marradi la lettera LVIII, qui accanto:

I Marradesi proprio non ne volevano sapere di spendere e il connestabile (= il funzionario di Firenze), un certo Daniello da Castiglione, aveva dovuto prendere alloggio in un'osteria, a spese sue.


Machiavelli si arrabbiò per questo e impose al comune di Marradi e a quello di Palazzuolo di pagare due ducati d'oro al mese per una sistemazione dignitosa.

Ecco qui accanto la lettera LIX spedita a Daniello che parla di questo e gli raccomanda anche di essere misurato e prudente, perché " ... tu vedi come cotestoro (= i Marradesi) sono poco socievoli ... tanto che a poco a poco e' si assuefaccino a questo ordine ..."






Il popolanese Gaspare Fabbri, che aveva dato il via a una protesta, doveva essere un tipo poco trattabile, tanto che Machiavelli scrisse questa lettera (LX) a Giovanni Ridolfi, commissario nella Romagna fiorentina:
Anche a Modigliana c'era agitazione e protesta per gli arruolamenti.
Machiavelli scrisse a Giovanni Ridolfi per dirgli che erano arrivati a Firenze gli ambasciatori di Modigliana. Avevano detto che il loro Comune non era disposto a fornire milizie. Machiavelli chiese di insistere.
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I modiglianesi risposero che in caso di bisogno il loro paese aveva una cinta muraria e una rocca. Machiavelli replicò:
... E avete per securtà vostra sanza dubbio a fare più fondamento in su questo ordine, che in su codesta fortezza, e in su codeste mura.
La Repubblica di Firenze non riuscì ad arruolare la milizia così come Machiavelli avrebbe voluto, né a Marradi né altrove. Dopo pochi mesi Giovanni de' Medici, sconfitti i Francesi di Luigi XII, rientrò a Firenze e la Repubblica venne abbattuta.

Fonti: Antonio Metelli Storia di Brisighella e della Val d'Amone
Giuseppe Canestrini (1857) Scritti inediti di Nicolò Machiavelli

  

mercoledì 26 luglio 2017

Il papa Giulio II passa da Marradi

Un complicato percorso per andare
da Forlì a  Bologna
ricerca di Claudio Mercatali

 Giulio II

Il papa Giulio II fece costruire S.Pietro e affrescare la Cappella Sistina. Passò da Marradi nei primi anni del Cinquecento, unico papa passato qui da noi, ma la sua non era una visita pastorale.
Per capire di che cosa stiamo parlando serve una breve premessa storica:

Nel 1503 Bologna e parte della Romagna erano occupate dai Veneziani che avevano profittato della debolezza dello Stato Pontificio.
Il nuovo papa Giulio II voleva ripristinare il governo della Santa Sede e con una brillante operazione le forze armate pontificie riuscirono ad entrare a Bologna.
Giulio II preparò anche un piano per cacciare i Veneziani da Faenza e dalla Romagna, occupata nel 1503 alla morte del suo predecessore papa Alessandro VI.
Siccome il Doge si rifiutava di ritirare le truppe, il papa si mise d' accordo con i Francesi e l' Imperatore.
Si era formata la famosa Lega di Cambrai contro la Repubblica di Venezia. Nel 1509 con la battaglia di Agnadello i Veneziani persero tutto.


Ora siamo nel luglio 1506 e Giulio II è a Forlì e vorrebbe riprendersi Bologna. Però a Faenza ci sono gli insorti e dalla via Emilia non si passa.
 Allora i suoi ambasciatori ottengono dalla Repubblica di Firenze il passo dalle terre della Romagna Toscana, da Castrocaro a Modigliana e poi a Marradi, Palazzuolo, Borgo Tossignano e Imola.
L’ospite è importante e così il comune di Firenze manda a Marradi Niccolò Machiavelli, commissario del governo perché organizzi il transito ed eviti ogni inconveniente.





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Il percorso del Papa in dettaglio
evidenziato in giallo nella cartografia delle nostre valli rilevata dal cartografo Luigi Giachi nel '700.