Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi
Visualizzazione post con etichetta Musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Musica. Mostra tutti i post

lunedì 26 marzo 2012

L'impronta delle canzoni dei migliori anni a Marradi è Musicaimpronta

di Rodolfo Ridolfi





I Tati, noto complesso marradese degli anni Sessanta. 
Dall'Alto: Enrico Gurioli, Flavio Bellini, Giorgio Casadio, 
Saverio Tagliaferri, Amos Fabbri.


Dino Campana scriveva: "Così conosco una musica dolce nel mio ricordo senza ricordarmene neppure una nota: so che si chiama la partenza o il ritorno". 

E’ stato anche per me un ritorno agli anni della gioventù ma le parole di quella musica dolce me le ricordavo tutte dopo pochi accordi accennati dalla chitarra di Amos.
Una serata indimenticabile quella della Cena Sociale dell’Associazione Musicaimpronta. Associazione musicale costituita per ricostruire la memoria storica musicale marradese e promuovere la cultura e l’attività musicale locale nel primo anniversario della sua costituzione. L’Albergo Ristorante Il Lago negli anni ’60 era il ritrovo di tutti i giovani del tempo, una sala da ballo che ospitava spesso gruppi e band.
All’imbarcadero del Lago in occasione della inaugurazione, ricordo come noi giovani e tutto il Paese assistemmo entusiasti al concerto del gruppo marradese del tempo che raggiunse vette di successo importanti non solo in Toscana: I Tati. Sabato sera 17 marzo il Presidente dell’Associazione, Amos Fabbri, intelligente e colto musicista, ha mirabilmente coordinato una serata che ci ha riproposto il sapore d’epoca. Eravamo in molti, i sessantottini della canzone, fra i Tati l’unico assente era Flavio Bellini (Trivilì) gli altri c’erano tutti: Enrico Gurioli (Cinto) alle tastiere, Giorgio Casadio (Celentano) al basso, Saverio Tagliaferri (Saverio) voce, Amos Fabbri (Amos) chitarra solista.


 








 
A sinistra: il ristorante Il Lago, negli anni Sessanta
A destra: il cosiddetto "imbarcadero" dove si noleggiavano i mosconi e le barche a remi per fare un giro nel lago dell'Annunziata.

 Dopo la cena tipica con tagliatelle e tortelli home made, musica dolce per il palato, ha preso il via il self made together che ha coinvolto proprio tutti da Gelly, batterista de la Filiale con Amos Fabbri, Angelino Cappelli ed il compianto Luciano Ravagli, a Franco Senzani che ha duettato con Amos Fabbri nella canzone Occhiali da sole, di Jonathan & Michelle (Cantagiro 1967) a Silva Gurioli che ha affrontato il microfono, non per parlare, ma per cantare Questo mio mondo (1968 I Giois), da Claudio Cappelli Maccherino che ha interpretato Una Miniera ( New Trolls 1969) fino alle eccellenze Angelino Cappelli, Pape Gurioli, Enrico Maria Papes dei veri e propri Giganti che hanno ricordato insieme i migliori anni della nostra vita: Tema (1966) e Una ragazza in due (1967), riportando alla mente quell’inizio degli anni ’70 quando il Gruppo di Enrico Maria Papes, Checco e Sergio inaugurava la Piscina Comunale con un indimenticabile concerto.

In conclusione le ultime leve di giovani talentuosi musicisti: Giovanni Vonella, batteria, Mattia Cappelli sax e Tommaso Scalini chitarra basso hanno dimostrato di aver raccolto il testimone di una tradizione musicale in piena espansione qualitativa e che grazie a Musica Impronta si arricchisce di un lavoro di ricerca, di testimonianze professionali e stimoli straordinari.


 
 

destra: I New Trolls 

A sinistra: Enrico Maria Papes



martedì 6 settembre 2011

Al teatro degli Animosi



La magia pianistica di Liszt
di Antonio Moffa



Sabato 10 settembre 2011, al TEATRO degli ANIMOSI, la magia pianistica di FRANZ LISZT con Mirco Ceci e Federica Bortoluzzi, della SCUOLA DI MUSICA DI FIESOLE (ingresso libero).




“IL GENIO DEL TERRITORIO” si manifesta ancora a Marradi per commemorare il “mago” del pianoforte ottocentesco Franz Liszt, a duecento anni dalla nascita (1811 – 1886+).
Dobbiamo essere grati a questa iniziativa della Provincia di Firenze e dei Comuni del comprensorio fiorentino, che permette di ascoltare la buona musica, spesso collegata ad eventi cronologici rilevanti: lo scorso anno fu festeggiato il bicentenario natale di Chopin, quest’anno possiamo ascoltare cinque brani del grande musicista ungherese. 

Franz Liszt

Ci sono alcune affinità e molte differenze fra Chopin e Liszt: da molti il polacco è considerato il più grande compositore di letteratura pianistica e Liszt il più grande virtuoso della tastiera al pari di Paganini per il violino. Ambedue amavano l’ambiente salottiero ma, quanto Chopin era malaticcio, malinconico e poetico, tanto Liszt era vulcanico, roboante, itinerante e presenzialista. Chopin è morto a 39 anni, Liszt a 75, età biblica fra i grandi musicisti.
L’aspetto predominante del compositore ungherese è l’eclettismo: grandissimo pianista, compositore di svariati generi musicali (concerti, poemi sinfonici, messe, oratori, studi, sonate, parafrasi e trascrizioni da opere per piano ed altro), direttore d’orchestra, insegnante, critico musicale, promotore di eventi musicali e abate. Sì proprio abate, con il placet di Pio IX. 

 Frédéric Chopin

Ironicamente si può dire che Liszt fu un virtuosissimo pianista ma un abate poco virtuoso, poiché l’abito talare, indossato a Roma, gli servì soprattutto per tirare a campare ed avere le entrature giuste nella nobiltà capitolina. Quell’abito non consentiva a Liszt di celebrare messa, né amministrare sacramenti ed egli poteva tornare allo stato laicale ad libitum. 

Antonio Vivaldi

Vivaldi fece di peggio: il prete rosso ottenne la dispensa dai doveri sacerdotali per “ristrettezza di petto” (!) e sappiamo che alla fine del ‘600 i vincoli religiosi erano molto più rigidi, anche nella Serenissima.
La produzione musicale di Liszt è impressionante; solo G.P. Telemann, contemporaneo di Bach e Vivaldi, lo supera per numero di lavori ed anche per età (il tedesco morì a 86 anni!). La parte più ampia di tale produzione è, ovviamente, quella pianistica, fondamentale ancora oggi per gli studiosi dello strumento-principe.
Il suono del pianoforte lisztiano è alternativamente limpido, celebrativo, brillante, solenne e meditativo. Sul pianoforte Liszt trasferisce tutta la sua generosità musicale.
 I brani in programma sabato prossimo ci permettono di verificare tre aspetti fondamentali della sapienza pianistica di Liszt: la sonata in si minore rappresenta la forma astratta, i tre brani tratti dalla raccolta “Années de pèlerinage” sono un buon esempio del diario musicale itinerante e le reminiscenze da “Norma” di Bellini ci fanno apprezzare la maestria di Liszt nelle trascrizioni di lavori operistici. In pieno ‘800 questa forma musicale ebbe molto successo, perché consentiva di cogliere le linee essenziali del melodramma anche fuori dal contesto scenico ed era un veicolo pubblicitario dell’opera lirica: gli strumenti che riproducono suoni e voci si affermeranno solo all’inizio del 20° secolo. 

Spartito della "Campanella " di Liszt

 Gli esecutori, già citati all’inizio, giovani e di bella presenza, hanno un’ottima scheda artistica e sono stati applauditi nelle precedenti esibizioni del circuito “IL GENIO NEL TERRITORIO”: l’aristocratica atmosfera del nostro Teatro e la sua invidiata acustica garantiscono a loro e agli ascoltatori un’altra serata di successo. L’incontro preparatorio al concerto viene tenuto nella Biblioteca comunale di Marradi giovedì 8 settembre alle 21.

domenica 19 giugno 2011

LA BUONA MUSICA È COSA BUONA per MARRADI di Antonio Moffa

Domenica 29 maggio il complesso orchestrale OPERA IN-STABILE, con sede legale a Marradi, ha qui esordito ufficialmente, nella chiesa delle Domenicane, eseguendo lo Stabat Mater di Pergolesi, sotto la guida del maestro Giacomo De Simonis, fresco diplomato in Direzione d’Orchestra.






L’esordio di “Opera In-Stabile”, recentemente costituita nella sua veste giuridica e organica definitiva,, è stato un evento musicalmente significativo per Marradi in quanto il complesso vuole sentirsi marradese, anche se la sua sede operativa è Firenze ed i programmi hanno obiettivi internazionali, coerentemente con le esperienze dei suoi principali esponenti.

“Muor giovane colui ch’al ciel è caro”: questa citazione leopardiana da un frammento di Menandro ci fa pensare che Pergolesi sia andato in paradiso due volte. Infatti il musicista, nato a Jesi, ma di formazione musicale tutta napoletana, scrisse lo Stabat Mater poco prima della morte, avvenuta a soli 26 anni, nel 1736. In tal senso il suo ultimo capolavoro ricorda il Requiem di Mozart, anche se Pergolesi è morto 9 anni più giovane. Egli resta grande ed eccezionale nella storia della Musica perche in soli 5 anni (sic) di attività compositiva si cimentò anche nel teatro musicale (Serva padrona, Frate ‘nnamorato, Olimpiade) ed in fresche e piacevoli composizioni cameristiche, che il neoclassicismo novecentesco rivisitò con grande attenzione (vedi Pulcinella di Stravinskij).

L’Opera In-Stabile ha dato un’interpretazione intima e commovente del lavoro pergolesiano in un’atmosfera di composta drammaticità. Le due voci soliste (l’alto è stato superbo) e gli strumenti si sono amalgamanti in una densità musicale senza cedimenti. Gli archi acuti hanno sottolineato i momenti di più intenso dolore mentre i violoncelli ed il contrabbasso, suonato dalla nostra concittadina Barbara Betti, hanno descritto con grande effetto i passaggi più cupi e meditativi. Il lungo applauso finale ha portato al bis della “Sancta Mater”, la sezione più lunga.

Speriamo di riascoltare presto l’Opera In-Stabile e buttiamo là due titoli: lo Stabat Mater di Vivaldi e il Te Deum di Kodaly.

Dopo il concerto, il pubblico ha girovagato fra corridoi, scalini e stanzette dell’ala del convento di clausura aperta al pubblico, degustando un generoso e raffinato buffet offerto dalle monache.

All’uscita la facciata nobile di palazzo Torriani sembrava più solenne e via Fabroni più ampia: miracoli della Musica e del vento di grecale che aveva reso fresca e cristallina l’aria serale di fine maggio.





Antonio Moffa

sabato 16 aprile 2011

IL "CANTO del CIGNO" di MOZART

Quest'articolo è uscito sul Piccolo di Faenza n. 14 di venerdì 15 aprile 2011.

411
<><><><><><>

Al teatro degli ANIMOSI il “CANTO del CIGNO” di MOZART:
La sera del sabato santo la Corale S. CECILIA e l’Orchestra Opera IN-STABILE eseguiranno il REQUIEM, ultimo capolavoro del sublime AMADEUS, ricco di suprema densità musicale, di mistero e leggenda.

*************
Quando il direttore di un’antica banda musicale incontra il direttore di una prestigiosa corale, può nascere un’idea artistica a beneficio degli amanti della grande musica.
Un incontro di tal genere è avvenuto lo scorso dicembre fra “l’ascoltatore” Eolo Visani, maestro della Banda di Popolano e Andrea Sardi, giovane direttore della corale S. Cecilia di Borgo S. Lorenzo, in occasione della “prima” del Requiem mozartiano in Mugello. Il prof. Visani colse subito l’alto livello artistico dell’esecuzione. Molti marradesi avevano già apprezzato la Corale a Crespino del Lamone nell’estate del 2010. C’erano tutte le buone premesse per proporre al sig. Sardi un’esibizione a Marradi e il nostro “Eolo” non si fece scappare la stimolante occasione.
Il prossimo sabato santo il teatro degli Animosi potrà rivivere gli antichi fasti, accogliendo un organico d’alto livello che eseguirà l’ultimo lavoro di Mozart, ricco d’intensità religiosa e densità musicale. Ci auguriamo che l’evento dell’anno coinvolga tutti i marradesi e gli amanti della grande musica dei dintorni. L’arciprete di Marradi ha spostato l’orario delle funzioni serali del Sabato Santo per assicurare al concerto la totale autonomia di tempo: di questa iniziativa la cittadinanza marradese è grata a don Patuelli.
Le attese non sono frutto d’iperboli promozionali ma di concrete valutazioni artistiche: il teatro degli Animosi garantisce un’acustica perfetta perché è un canone architettonico settecentesco ancora insuperato e il lavoro in programma è la forma musicale più idonea per fare risaltare le voci soliste, il coro e gli strumenti previsti dalla partitura mozartiana. Al riguardo è doveroso ricordare alcune note storiche, aneddotiche e musicali.
Il lavoro fu commissionato al grande salisburghese in Vienna nel 1791 da un misterioso personaggio e Mozart si mise al lavoro con febbrile impegno, dedicandovi gli ultimi giorni e le ultime notti della sua vita. Il Requiem lo colse in punto di morte (nomen omen), forse mentre stava dettando alcune battute ad Antonio Salieri, dominus musicale di Vienna e rivale di Amadeus. Mozart morì il lunedì 5 dicembre 1791 e nei suoi appunti mancavano completamente le seguenti parti: Sanctus, Benedictus, Agnus Dei e Communio; esse furono completate dall’allievo Süssmayr, che utilizzò molto materiale già impiegato dal Maestro.
Nonostante quest’operazione a più mani, il capolavoro risulta unitario e perfetto nella forma e nell’emozione del drammatico tema.
La morte di Mozart, secondo una tradizione fantasiosa causata da avvelenamento per opera di Salieri, ma smentita dalle più recenti indagini d’archivio, ed il Requiem sono stati oggetto di lavori letterari (Puskin), teatrali (Shaffer) e cinematografici (Forman).
Nel 1964 lo studioso Otto E. Deutsch, curatore del ponderoso catalogo di Schubert, scoprì il misterioso committente del Requiem. Era il conte Franz von Walsegg che pagò totalmente quanto pattuito poiché Susssmayr, d’accordo con la vedova di Mozart, Costanza, ricopiò l’intera partitura, imitando la grafia di Mozart, compresa la firma e datando il tutto 1792 (!), cioè l’anno dopo la morte del genio; un clamoroso falso. Tutto ciò risulta dalle carte ritrovate dal già citato studioso.
Quanto sopra porta ad una conclusione in due punti:
1) Mozart è l’immortale genio insuperabile, ma rimane figlio del ‘700, secolo in cui il musicista è ancora musico, cioè servitore di prelati, nobili e case reali. Beethoven, il suo più illustre erede, sarà il primo musico a ribellarsi ed a conquistare il prestigio e la statura del musicista in senso moderno.
2) Il “canto del cigno” mozartiano ha in sé la potenza corale bachiana e i semi fecondi dell’imminente romanticismo che Beethoven formalizzerà 13 anni dopo (1804) nella grandiosa e rivoluzionaria 3^ sinfonia.
Antonio Moffa

venerdì 12 novembre 2010

PIANISTE della SCUOLA di MUSICA di FIESOLE suonano CHOPIN al TEATRO degli ANIMOSI

Marradi L. 08.11.2010

NEL TEATRO ANIMOSI UN CONCERTO DA NON PERDERE:
ballate, notturni, valzer e polacca di Fryderyk CHOPIN, come “cannoni sepolti sotto i fiori”.

Sabato 20 novembre 2010, ore 21.00, nel più antico e bel teatro dell’Appennino tosco-romagnolo ci sarà un evento musicale di alto livello nel quadro del programma culturale promosso dalla Provincia di Firenze sotto il titolo “IL GENIO NEL TERRITORIO”, “musica insieme”, al quale partecipa con entusiasmo ed impegno il Comune di Marradi. La perfetta acustica del teatro, dovuta ad un antico canone architettonico ancora insuperato, garantisce un ascolto limpido e avvolgente. L’ingresso è libero.

La scelta di Chopin non è casuale, ma è temporalmente causale perché quest’anno si celebra il bicentenario della sua nascita. Marradi è lieto di partecipare a questa importante ricorrenza con un programma di ottima scelta che include brani per pianoforte di grande intensità emotiva, interpretati da due giovani esecutrici, poco più che ventenni, ma con un curriculum già promettente ed ora attive presso la Scuola di Musica di Fiesole sotto la guida di Pietro De Maria e Bruno Canino, sommi maestri dello strumento preferito dal compositore polacco, tanto che i suoi lavori per strumento singolo e complesso orchestrale sono definiti concerti per orchestra e pianoforte perché lo strumento costruito per primo da Cristofori nel 1698 (chiamato inizialmente fortepiano) con Chopin diventa l’elemento concertante e l’orchestra interviene solo per dare spessore al suono e sviluppo alla forma-sonata.

I suddetti aspetti tecnici ed estetici sono ancora più comprensibili se si inquadra Chopin in brevi note biografiche e nel contesto territoriale, storico e culturale in cui egli operò: nacque a Varsavia nel 1810, un anno dopo Mendelssohn, e morì a Parigi nel 1849, due anni dopo lo stesso autore tedesco, di cui divenne amico proprio a Parigi. Entrambi hanno avuto vita breve, ma quanto Mendelssohn era “Felix” (nomem omen), vitalistico e itinerante, Chopin era meditabondo, pessimista e stanziale, un Leopardi della musica. Il suo carattere rappresenta la quintessenza dello spirito romantico “debole”, che muove la nostra tenerezza e commuove quando le note dei suoi lavori ci arrivano alle orecchie e invece di salire al cervello, vanno direttamente al cuore. La grandezza di Chopin sta proprio nell’apparente spontaneità delle sue melodie, nell’ingannevole facilità del motivo musicale. Se invece di “sentire” le sue ballate, i notturni, gli improvvisi, i preludi, le amate mazurche e polacche (omaggio generoso e spontaneo alla terra natale), “ascoltiamo” anzi ci concentriamo in meditazione sui suoi lavori, scopriamo che la spontaneità chopiniana è frutto di genio precoce e persistente associato a virtuosismo tecnico e la facilità è una complessità risolta. La nomea di Chopin salottiero, malaticcio, morboso e languido non riguarda la sola personalità del compositore ma quella di tanti letterati e artisti nati nel o intorno al primo ventennio dell’‘800, come Schubert, Baudelaire e il già citato Leopardi. A noi rimane per sempre il piacere dei suoi brevi e immortali lavori.

Siamo pronti ad ascoltare al pianoforte Gaia Federica Caporiccio e Irene Novi che fanno della loro giovane età una dote proprio chopiniana. Il loro curriculum ci fa sperare in un futuro ricco di progresso e maturità artistica. Attendiamo con impazienza la loro esibizione perché quando si parla di Conservatorio L. Cherubini di Firenze, dove si sono formate, e Scuola di Musica di Fiesole, dove stanno perfezionandosi, abbiamo la certezza che le radici e il tronco sono sani e nobili; saranno Irene e Gaia Federica a crearsi una bella e attraente chioma. Il terreno di coltura è fertilissimo: sulle incantevoli e blasonate colline nordorientali di Firenze sono nate iniziative musicali di grandissima fama: oltre alla già citata Scuola di Fiesole, L’Homme armé di Settignano e Radio Montebeni che ha trasmesso per decenni musica classica ogni giorno 24ore.
Antonio Moffa


PS: MARTEDì 16 NOVEMBRE, ore 20.30, in BIBLIOTECA ci sarà un incontro di preparazione al CONCERTO

giovedì 1 luglio 2010

NELL’ALTA VAL LAMONE L’ESTATE È INIZIATA ALLA GRANDE -UNA PERLA MUSICALE a CRESPINO DEL LAMONE

610

NELL’ALTA VAL LAMONE L’ESTATE È INIZIATA ALLA GRANDE

Tanti eventi si stanno svolgendo in questo inizio d’estate fra Marradi e Crespino del Lamone e non tutti riescono ad avere spazio sulla stampa locale. Sabato 19 giugno a Marradi ci sono state: la consegna della cittadinanza onoraria a Margherita Boniver per il suo diretto intervento che ha consentito la liberazione del nostro concittadino Pieralbino Previdi nel 2009 in Sudan; la presentazione al Teatro degli Animosi del volume su Francesco Galeotti, fra i maggiori pittori naïf italiani, per festeggiare i suoi 90 anni. A Crespino del Lamone il 17 luglio ci sarà la dolorosa commemorazione annuale dell’eccidio nazista e domenica 20 giugno, nell’ambito della 5^ manifestazione delle Giornate dell’acqua, ha avuto ampio successo l’intervento di Padre Bernardo G. Boschi sul tema “L’acqua nella Bibbia”. Padre Boschi, professore in Bologna e all’Angelicum di Roma, è un grande biblista, poliglotta di 7 lingue, diretto conoscitore dei luoghi dove sono nate le tre grandi religioni monoteistiche e archeologo in loco. Il sabato, nella chiesa medievale dell’abbazia vallombrosana, si è esibita la corale SANTA CECILIA” di Borgo San Lorenzo ed a questo complesso “a cappella” vogliamo dedicare uno spazio specifico, che è comunque insufficiente per esprimere tutte le emozioni vissute dagli ascoltatori.
…e poi dicono che la provincia italiana sonnecchia!


UNA PERLA MUSICALE a CRESPINO DEL LAMONE

Alle 17 di sabato 19 giugno nella chiesa romanica dell’abbazia vallombrosana di Crespino del Lamone è iniziata l’esibizione della Corale SANTA CECILIA di Borgo San Lorenzo: le panche erano tutte occupate e l’entrata dell’ensemble vocale ha subito zittito il brusio del pubblico.
Una trentina di membri quasi tutti giovani e tutti giovanili, equamente divisi fra donne e uomini, eleganti e di bella presenza nei loro vestiti neri e camicia bianca, si è schierata in semicerchio su due linee sotto la direzione di Andrea Sardi. Il maestro ha introdotto il programma, rilevando che i14 brani coprono un millennio di musica corale, dal gregoriano medievale ad autori viventi con equilibrato florilegio di sacro e profano.
Fin dall’inizio l’uditorio ha percepito l’ottima preparazione del maestro nei riferimenti storici e come preciso e sicuro direttore del coro.
Il coro a cappella è una formazione musicale molto impegnativa, in quanto l’armonia e l’affiatamento del gruppo sono affidati solo ai tempi dettati dal maestro e alla coordinata fusione delle voci, frutto di lunghi tempi di prove; manca la rete di salvataggio degli strumenti, che dettano il tempo musicale e mantengono l’intonazione. La SANTA CECILIA, nella tersa acustica della chiesa di Crespino, ha dimostrato la padronanza della più antica e difficile forma di esibizione musicale e l’uditorio l’ha gratificata di insistenti applausi fin dai primi brani.
Il maestro Sardi, dopo l’esecuzione di lavori di due compositori francesi, si è soffermato su Pier L. da Palestrina, autore del 16° secolo, dai suoi contemporanei definito princeps musicae e che resta princeps polyphoniae di ogni tempo. Il successivo accostamento di Palestrina con il vivente Domenico Bartolucci, già direttore della Sistina e concittadino della corale, ci ha fatto capire dalle parole di Sardi e dai brani eseguiti che ci può essere continuità musicale anche con un salto di 5 secoli.
Il goliardico e ridanciano madrigalista Adriano Banchieri, della generazione successiva a quella di Palestrina, ha divertito il pubblico, con una “capricciata” ed un “contrappunto bestiale…” dove i virtuosismi vocali hanno esaltato la bravura e l’elasticità vocale del gruppo.
Il maestro Sardi è stato puntuale, chiaro ed esauriente anche quando ha presentato lo Stabat Mater di Kodaly e il Locus iste di Bruckner. Del grande compositore ungherese ha sottolineato la primogenitura nella ricerca etnomusicale che Bartok sviluppò e completò in trascrizioni più ardite.
Kodaly e Bartok nacquero nel penultimo decennio dell’ ‘800, come altri grandi autori europei. Massimo Mila ha parlato della “generazione italiana dell’ ‘80” (Alfano, Casella, Malipiero, Pizzetti, Respighi), ma con Sardi possiamo dire che esiste ed è grande anche una generazione dell’ ’80 europea ( coevi di Bartok e Kodaly sono Berg, Prokofiev, Stravinskij, Szymanowski, Varèse, Webern): le due generazioni hanno in comune lo spirito di ricerca e sperimentazione.
Di Bruckner il maestro ha citato l’involontaria ammirazione che aveva per lui l’imbianchino capopopolo del terzo reich, sebbene il grande sinfonista fosse di animo mite e vita appartata. Forse la passione era nata nell’imbianchino per la vicinanza della casa di Bruckner alla danubiana Linz che sarebbe dovuta diventare la città-modello delle allucinazioni hitleriane su un nuovo ordine mondiale.
L’esecuzione dello Stabat Mater e di Locus iste ha messo in risalto anche la potenza vocale del gruppo con moderna espressione di religiosa solennità.
Il concerto si è concluso con una breve cantata di Bach, che Sardi ha definito con un po’ di esitazione il più grande, sebbene i suoi 11 figli, anche loro musicisti, lo considerassero un “parruccone”, perché per tutta la vita il grande Sebastian si è cimentato con il contrappunto anche quando, a metà del ‘700, lo stile galante conquistava perfino le giovani generazioni luterane della severa Sassonia. Per quasi un secolo Bach venne dimenticato, poi un Mendelsshon giovanissimo ne diresse una cantata e da quell’evento risorse uno degli autori attualmente più studiati ed eseguiti al mondo.
Gli applausi di fine concerto sono stati lunghi ed insistenti e così Sardi ha proposto un bis col quale siamo tornati al medioevo, grazie ad un brano in stile di ballata che ci ha fatto pensare a Carl Orff: il bavarese ascoltava spesso le danze di corte e i canti di taverna dei secoli bui per prendere il giusto ritmo nella rielaborazione novecentesca dei Carmina burana.
Il complesso ha salutato il pubblico con un perfetto inchino, comandato dal maestro con bel gesto ripetuto due volte, fra gli applausi che hanno continuato anche dopo l’uscita dalla chiesa di tutto il gruppo.
Siamo grati alla SANTA CECILIA, che ci ha presentato, in un’esecuzione impeccabile, un repertorio vario, eclettico e coerente e ci ha confermato che la musica non segue la freccia del tempo, ma vive nella circolarità dei tempi: tutto varia, ma tutto ritorna. Aveva ragione T. Adorno: la musica è sempre contemporanea.
Completiamo l’opera, sviluppando un concetto esposto dal maestro Sardi sulla buona musica: quando un evento musicale entra e rimane nel cuore delle persone, perché il programma, ben congeniato, è privo di facili effetti, i brani sono belli e gli esecutori sono bravi, l’avvenimento deve essere conosciuto e riconosciuto, in quanto il miracolo non è successo a Milano per l’intervento di una divinità scaligera, ma in un piccolo borgo dell’Appennino granducale grazie ad una corale che canta con alta professionalità e solo per passione.

Antonio Moffa

Giugno 2010