Lanfranco Raparo, Marradi

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lunedì 13 marzo 2017

Angelo Gatti

Uno scienziato mugellano 
da rivalutare
 ricerca di Claudio Mercatali


Jenner vaccina 
un bambino 



Il fatto è noto a tutti: iniettando un po' di agente infettivo nel corpo di un paziente si sollecita il suo sistema immunitario a produrre gli anticorpi che poi serviranno per agire subito se ci sarà un contagio vero.

Perché il vaccino si chiama così? Che cosa c'entra la vacca?
La storia della biologia ci dice che il primo vaccino, contro il vaiolo, fu ricavato dal medico inglese Edward Jenner dal corpo delle mucche infette. Egli infatti si era accorto che i figli dei contadini, che vivevano a stretto contatto con il bestiame, si ammalavano di vaiolo vaccino, che non è mortale, e rimanevano poi immuni dal vaiolo umano, ben più pericoloso. Perciò pensò di iniettare in un bambino un po' di vaiolo di mucca e, dopo la sua guarigione, un po' di vaiolo umano, per vedere se guariva ...
Se oggi un medico facesse una cosa del genere finirebbe in carcere subito, ma nel Settecento le cose andavano diversamente.

 


Angelo Gatti era un medico di Ronta, emigrato in Francia dove lavorava al servizio del re. Il suo metodo di immunizzazione era diverso da quello di Jenner e consisteva nell' iniettare nei pazienti il vaiolo umano, in soluzione acquosa molto diluita, in modo da provocare solo l'inizio della malattia.

Ecco qui accanto un articolo su questo argomento pubblicato sul periodico Al Contrario, un foglio originale e alternativo che si stampava a Borgo san Lorenzo nei primi anni Ottanta.



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Questo sistema detto vaiolazione, era efficace ma pericoloso. 
Gatti tornato in Toscana convinse il Granduca a far "vaiolare" gli abitanti del Mugello, che però non ne volevano sapere ...

Allora il Granduca per dare l'esempio sottopose  alla vaiolazione i suoi figli, che guarirono dopo pochi giorni e rimasero immunizzati. Così i contadini del Mugello e anche i marradesi si sottoposero alla cura con meno scetticismo.


Perciò qui da noi a fine '700 venne fatta una delle prime campagne di prevenzione di massa nella storia della medicina. 

Lapide nella casa natale di Gatti, al Fondaccio, cioè all' ingresso di Ronta da Borgo S.L.  




Dallo storico Emmauele Repetti (1839, leggi qui sopra) apprendiamo che i Marradesi non erano tanto diffidenti nei confronti delle vaccinazioni:

"... Prova della robustezza e della sanità di codesti abitanti sia la decrepita età alla quale giungono; giacché a Marradi e nel distretto si contano molti vecchi di età superiore alla ottuagenaria e nonagenaria. Le malattie dominanti costà sono quelle dei climi freddi e rigidi, del genere cioè infiammatorio.
Sono già decorsi diversi anni senza siasi riaffacciato il vaiolo arabo, stante la facilità con la quale i genitori si prestano a far inoculare il vaccino ai loro figliuoli, e mercé lo zelo dei professori dell'arte salutare che hanno potentemente cooperato a togliere un notevole pregiudizio ...".


Il fatto che il Granduca si fosse fidato delle nuove cure di Angelo Gatti fece scalpore anche fuori dalla Toscana.
Ecco qui accanto alcune corrispondenze da Firenze pubblicate dalla Gazzetta di Ravenna del 1774.





Fonte: periodico Al Contrario, per gentile concessione del dr. Benvenuti, proprietario di Radio libera Mugello e a suo tempo editore della testata.



sabato 11 febbraio 2017

Una vestigia da recuperare

Un ponte antico
sulla strada Faentina
medioevale


Il periodico Al Contrario era un mensile di informazione che si stampava a Borgo San Lorenzo negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta. Trattava di temi di cronaca mugellana ma anche di storia locale.
Il tutto con spirito critico, come era di moda in quegli anni. Per esempio l'articolo in prima pagina del n° 22 dell' aprile 1980 tratta dei pro e dei contro della costruenda diga di Bilancino e propone di chiedere un parere referendario alla gente, come si può leggere qui accanto.

Però adesso ci interessa un articolo nelle pagine interne, che parla di un antico ponte abbandonato ma quasi intatto a metà strada fra Ronta e Razzuolo.




Lo vediamo nella fotografia qui sotto, di traverso sul torrente Ensa, che scende gagliardo da Razzuolo.
Il ponte è orientato in modo del tutto diverso rispetto alla viabilità odierna e quindi la Faentina, in un tempo antico aveva un altro tracciato.




In effetti l'attuale strada per il Passo della Colla è una realizzazione voluta dai Granduchi Lorena all' inizio dell' Ottocento e il tracciato non sempre ricalca il precedente percorso medioevale.












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Dunque il vecchio ponte abbandonato risale almeno al Settecento, quando la via per la Romagna era una straduccia che finiva al monastero di Razzuolo e proseguiva fino al Passo della Colla solo come semplice mulattiera.

L'articolista già nel 1980 faceva presente la necessità di recuperare questa vestigia ma non successe niente.
Siamo ancora in tempo.


 Fonte: Periodico Al Contrario, per gentile concessione del Dr. Benvenuti a Claudio Mercatali