Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi
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lunedì 12 agosto 2024

La stella Arturo

Una Gigante rossa 
dal nome buffo

Ricerca di Claudio Mercatali



Arturo è la stella più luminosa della costellazione di Boote. Dopo Sirio è la più brillante fra quelle visibili alle nostre latitudini. 


A parità di distanza sarebbe 200 volte più luminosa del Sole e ha delle dimensioni notevolmente maggiori.


Come si trova?

E’ semplice: basta prolungare il timone del Grande Carro (l’Orsa Maggiore) mantenendone la curvatura. Si vede da febbraio a settembre ma i mesi migliori sono quelli estivi perché è più alta nel cielo. La sua ricerca è una delle classiche osservazioni del cielo estivo.

E’ giovane o vecchia?
Tutte le stelle hanno un ciclo di vita e le Giganti rosse come Arturo sono nella fase della maturità. Hanno finito di fondere l’idrogeno e cominciano a fondere l’elio, con un ciclo di reazioni nucleari potenti, che noi possiamo solo immaginare. Per questo espandono e diventano grandissime e rarefatte. Da vecchia questa stella diventerà una nebulosa planetaria e poi una nana bianca e infine una nana nera. Però questo avverrà fra qualche decina di miliardi di anni.

Perché si chiama così?
Il nome deriva dal greco antico Ἀρκτοῦρος "il guardiano dell'Orsa", perché secondo il mito sarebbe stata posta lì da Giove a guardia dell’ Orsa Maggiore, la costellazione della ninfa Callisto, una delle tante amanti sue. Nell’astronomia araba fa coppia con Spica e si chiama Al simāk, che significa l' "elevata". Spica si trova prolungando l’arco tracciato per trovare Arturo.


Arturo serve anche per individuare la piccola costellazione della Corona boreale, che ha la forma di un diadema. Si vede bene negli stessi mesi in cui Arturo è alta in cielo. Anche qui naturalmente c’è un mito: Arianna figlia di Minosse si innamorò di Teseo, l’eroe che uccise il mostro Minotauro a Creta, e poi uscì dal labirinto seguendo il filo che Arianna gli aveva dato come guida. Lei partì con lui ma poco dopo l’ Eroe la abbandonò sull’isola di Nasso. Passò Dioniso (o Bacco, il dio del vino) che si innamorò e la sposò regalandogli un diadema di stelle, che sarebbe la costellazione di cui stiamo parlando.



lunedì 24 giugno 2024

Antares dello Scorpione

La stella dei cacciatori

Ricerca di Claudio Mercatali


Secondo il mito il cacciatore Orione, bello e strafottente, sfidò la dea Diana: “Io sono più bravo di te, mandami l’animale che vuoi e io lo caccerò!” Diana si offese e gli mandò un animale che lui non poteva cacciare, cioè uno scorpione velenoso, che punse Orione e lo uccise. Sempre secondo il mito greco proprio per questo quando in primavera inoltrata compare la costellazione dello Scorpione scompare la costellazione di Orione e in autunno succede il contrario.




Che caratteristiche ha?

Antares è la stella più luminosa dello Scorpione. Il suo nome in greco è Ἀντάρης (antàres) che vuol dire "anti Ares", ossia "opposto a Marte" a causa del suo colore rosso molto simile. E’ la sedicesima stella del firmamento come brillantezza. E’ una supergigante rossa a circa 600 anni luce da noi con un raggio di 850 volte quello del Sole, e questo la pone ai primi posti nella classifica delle stelle enormi.


Si vede bene?


E’ facile individuarla al centro della sua  costellazione. Il colore rosso arancio spicca fra le stelle che la circondano, che sono quasi tutte bianco azzurre. Però ci può essere un problema a trovare lo Scorpione, perché questa costellazione è bassa sull’orizzonte e nei posti circondati da monti si vede solo la parte più alta. In compenso una volta individuata non si dimentica più perché è di certo la più bella della volta celeste.

A Marradi sorge a est dietro i monti della Colombaia e percorre il cielo sopra al paese verso Monte Colombo senza mostrarsi mai per intero. Del resto avendo la forma di uno scorpione è forse giusto che si muova un po’ di soppiatto come lui.


Che fine farà?

Tutte le stelle sono delle fornaci nucleari. Hanno una fase adulta e una vecchiaia al termine della quale si spengono. La massa di Antares è molto grande e c’è ancora tanto combustibile nucleare da bruciare. Però è entrata nella fase finale della sua esistenza e gli astronomi stimano che entro un milione di anni esploderà e diventerà un Supernova, cioè un corpo celeste visibilissimo ma destinato a spengersi in poco tempo. In una delle vostre prossime vite ve ne accorgerete.


venerdì 18 agosto 2023

Vega della Lira


Una stella
proprio sopra di noi
Ricerca di Claudio Mercatali



Non avete una stella preferita? Perché non ne scegliete una? Vega potrebbe essere adatta per voi, così come lo è per me.

Come si trova?
Vega in luglio e agosto si trova puntando il dito esattamente sopra alla nostra testa perché in questi mesi è allo zenit, ossia proprio su di noi. In estate è una delle prime a comparire, appena si fa sera.

E quando non è allo zenit?
Bisogna cercare il triangolo boreale, un asterismo composto da tre stelle molto luminose: Vega della Lira, Altair dell’Aquila e Deneb nel Cigno.

Si vede bene?
Si, perché è bianca e brillante, vicina alla Terra e non è piccola. Dista da noi 25 anni luce (235.000 miliardi di chilometri) che in astronomia sono poca cosa.

La carta di identità
Nome ufficiale: Alpha Lyrae (α Ly). Tipo: stella bianco blu. Massa: 2 - 3 volte più del Sole e 37 volte più brillante. Diametro: 2,2 / 2,8 volte più del Sole. Temp. 9600 K (°C) il 30% più del Sole. Distanza dalla Terra: 25 anni luce.


E’ giovane o vecchia?

Ha circa 450 milioni di anni e quindi è giovanissima, ma consuma rapidamente il suo idrogeno. Si pensa che durerà altrettanto e poi si spengerà.

La costellazione della musica

La lira era uno strumento a corde costruito da Apollo col guscio di una tartaruga e le corde di budella di pecora ma la sua forma classica è un arco di legno con una serie di corde tese.



Anche con la più fervida fantasia non si riconosce una lira in questa costellazione, che alla vista è un gruppetto di astri fra i quali spicca solo Vega. Secondo il mito la lira era lo strumento di Orfeo, un cantore così bravo che alla sua musica anche le bestie feroci si ammansivano.



Invece nei miti cinesi Vega è Zhi Nu, figlia dell’ Imperatore e della Regina del Cielo, tessitrice così brava che le nubi si fermavano per ammirarla. Si innamorò di Niu Lang, un guardiano di buoi , dopo averlo sentito suonare il flauto. La Regina non era per niente contenta di questa storia e con una spilla tracciò una linea nel cielo creando il grande Fiume d’Argento (per noi La Via Lattea) che li separò. L’Imperatore del Cielo, impietosito decise che un giorno all’anno, il settimo del settimo mese, i due innamorati avrebbero potuto incontrarsi, portati dalle gazze sulla stessa sponda, vicino alla stella del Cigno (per noi Deneb). Da tutto questo vengono le antiche feste della Principessa Tessitrice, al settimo giorno del settimo mese lunare del calendario cinese Qi Xi (in inglese The Night of Sevens”).

Anche gli Americani hanno i loro miti celesti, che spesso sono delle conquiste scientifiche. Infatti Vega fu la prima stella ad essere fotografata, il 17 luglio 1850, dagli astronomi James Adams Whipple e William Bond, con il telescopio da 15 pollici (38 cm circa) di apertura dell’ Harvard College Observatory su una lastra di rame fotosensibile esposta per 20 minuti.

Ha dei pianeti?
Questa domanda non è di fantasia, perché gli astronomi sono sicuri che ci sono molte stelle con dei corpi orbitanti, come attorno al Sole. Pare che Vega abbia due fasce di asteroidi e nello spazio di mezzo ci potrebbero essere dei pianeti, che per ora non sono stati individuati.


Sarà la prossima Stella Polare?
L’asse terrestre punta verso la Stella Polare ma si sa che nel corso dei millenni si sposta con un complicato moto detto Precessione degli equinozi. Nell’anno 13.600 Vega indicherà il polo nord e dopo altrettanti anni tutto tornerà come ora, però il ciclo si ripeterà negli stessi tempi. Oggi è il punto di riferimento per osservare la pioggia di stelle cadenti detta delle Liridi, dal 15 al 28 aprile di ogni anno.

In conclusione
Ci sono tanti motivi per tenere d’occhio Vega: è di un bel colore bianco brillante, è vicina, facile da trovare, potrebbe avere dei pianeti, sta allo zenit per tutta l’estate e sarà la prossima Polare, come potrete constatare in una delle vostre prossime vite.



domenica 6 agosto 2023

Deneb del Cigno

Una stella estiva 
enorme e lontanissima

Ricerca di Claudio Mercatali



Non avete una stella preferita? Perché non ne scegliete una? Qui di seguito vi propongo Deneb, un astro lontanissimo che forse vi piacerà.

Deneb è la stella più brillante della costellazione del Cigno e quindi il suo nome scientifico è alfa Cigni. E’ una supergigante bianca, meno luminosa di altre perché lontanissima, si stima da 1400 a 3200 anni luce. Per intenderci Vega, che con Altair dell’ Aquila forma con Deneb il Triangolo boreale, è a 25 anni luce.

I mesi migliori per vedere Deneb sono luglio e agosto, ma nel nostro emisfero si può osservare anche in primavera e in autunno. Invece nell’ emisfero sud non si vede. I soliti astronomi greci l’avevano già notata e inserita nell' asterismo del cigno in volo.

La luminosità


Siccome la distanza di Deneb è enorme e nonostante ciò questa stella è ben visibile, si stima che le sue dimensioni siano gigantesche.

Il destino finale

Secondo gli astronomi Deneb oggi è ancora nella fase di fusione nucleare dell’idrogeno, proprio come il Sole. Ma la sua massa enorme porterà in seguito alla fusione dell’ elio, secondo un ciclo di reazioni potentissime, a noi ignote. Dunque Deneb diventerà una luminosa Supernova e poi si esaurirà. Però questo avverrà fra qualche miliardo di anni.

L’astronomia storica

Basta con le ipotesi degli astronomi, che riguardo a questa stella sono tutte da provare e andiamo all’astronomia visuale degli antichi, che si limitavano a considerare solo quello che vedevano senza ipotizzare nessuno scenario futuro.

Johannes Hevelius nel 1690 la rappresentò vicino alla coda di un cigno in volo, nel modo che si vede qui accanto. Anche gli astronomi Arabi dell’ XI secolo avevano fatto più o meno così e le avevano dato il nome di Dhanab (coda) intendendo che l’uccello in volo fosse una gallina.


Invece i Cinesi la chiamarono Tiān Jīn (guado celeste) e secondo la loro visuale non ci sono il cigno o la gallina ma un ponte che consentiva il passaggio attraverso la Via Lattea dei due amanti Niu Lang (Altair) and Zhi Nü (Vega) che lo potevano percorrere solo una volta all’anno. Questa è una fantasia bella, perché in effetti il Triangolo boreale è a cavallo della Via Lattea, come si vede anche dal disegno di Hevelius.


Secondo l'astrologia Deneb conferisce a chi la ammira un intelletto vivace che facilita la fantasia. Perciò è la stella che fa per voi se vi sentite creativi.




domenica 12 giugno 2022

Antares dello Scorpione

Una stella enorme 
che sta per esplodere
ricerca di Claudio Mercatali



Antares, alfa dello Scorpione, ha una magnitudine apparente di +1,07 sedicesima nella classifica della luminosità delle stelle. E' una supergigante rossa, 850 volte più grande del Sole, lontanissima, a 600 anni luce da noi. E' la più luminosa della sua costellazione e con β, δ e π Scorpii forma l'asterismo del Grande Uncino noto anche come Testa dello Scorpione.



LA VISIBILITA'

E' una delle quattro stelle di prima magnitudine sull'eclittica, che danno il nome ad altrettante costellazioni zodiacali. Le altre sono: Aldebaran del Toro, Regolo del Leone e Spica della Vergine. Si osserva bene in estate e ai primi di giugno è visibile tutta la notte. Invece ai primi di dicembre non si vede affatto. Secondo il mito il cacciatore Orione, bellissimo e prepotente. sfidò Diana, la dea della caccia: "io sono più bravo di te, mandami l'animale che vuoi e io lo caccerò". La dea si offese e gli mandò un animale che lui non poteva cacciare, cioè uno scorpione velenoso, che punse il cacciatore e lo uccise. Per questo la costellazione di Orione tramonta a primavera quando comincia a vedersi lo Scorpione.


L' EVOLUZIONE


Secondo gli astronomi Antares è ormai vecchia e non ha quasi più idrogeno da bruciare. Lo sappiamo perché la luce che ci arriva è carente delle righe spettrali di questo elemento e ha lo spettro dell'elio (la luce ha le lunghezze d'onda della fonte che la genera). La fine delle stelle di queste dimensioni provoca una enorme esplosione che avverrà in un futuro prossimo ma non prevedibile. Se fosse domani noi vedremmo la luce dell'esplosione fra 600 anni dato che questa è la distanza che ci separa da Antares. In pratica oggi ci arriva la luce che è partita dalla stella nel Quattrocento e questa è una condizione insolita per noi, abituati a vedere la luce subito al momento dell' accensione di una lampadina.

L' ASTRONOMIA ANTICA

Il nome Antares deriva dal greco antico Άντάρης e significa "rivale di Ares" forse a causa del colore rossastro simile a quello di Marte. Questa stella fu notata da molti popoli antichi: per gli Arabi era Ķalb al Άķrab (Calb al acrab) "cuore dello Scorpione" per gli Egizi era il simbolo della dea Iside nelle cerimonie religiose dentro le piramidi, per i Persiani era una delle quattro "stelle regali" assieme ad Aldebaran del Toro, Regolo del Leone e Fomalhaut del Pesce Australe.


COME SI TROVA

Lo Scorpione è una costellazione sempre bassa sull'orizzonte, inconfondibile, però fà comodo un percorso per trovarla, almeno le prime volte. Si parte dalla Croce del Cigno e si traccia un segmento fino ad Albireo, nel Triangolo estivo. Preso questo segmento come unità si prolunga otto o nove volte e si arriva alla Testa dello Scorpione. A parole è difficile ma con un disegno la cosa si semplifica parecchio.

QUANDO SI VEDE

Antares è in opposizione al Sole dal 31 maggio alla metà di giugno e questa è una condizione ottima per osservarla perché sorge quando il Sole tramonta e viceversa.



giovedì 24 giugno 2021

Le stelle dell'Orsa Maggiore

Una occhiata a una costellazione 
molto importante
ricerca di Claudio Mercatali


L'Orsa Maggiore (sul dorso e nella coda dell' animale) nel Catalogo Uranometria (1603).


Questa è una costellazione famosa e tutti l’hanno sentita rammentare. La sua posizione è a nord e quindi per vederla bisogna guardare a settentrione. Assomiglia a un carro da buoi o a un mestolo o al carrello del supermercato. Gli antichi romani la chiamavano Grande Carro perché le sue sette stelle disegnano il profilo del carro trainato dai triones, dai pazienti bovi. Da questo viene la nostra parola settentrione, che indica il nord.



Karl Philips Spierincks: Giove e Callisto

Allora perché i Greci la chiamarono Orsa Maggiore? Secondo la mitologia Giove si era invaghito della ninfa Callistòs (= bellissima) e Giunone era gelosa e la cercava per ucciderla. Quando lei era in pericolo Giove la tramutava in un’orsa, e così la confondeva con gli altri animali della foresta delle ninfe. Però Giunone si rivolse a Diana, la dea della caccia, che non poteva essere ingannata con questo trucchetto, e lei la trovò e la uccise. Giove per ricordarsela sempre la proiettò nel cielo in mezzo a un gruppetto di sette stelle che non tramontano mai e sono appunto quelle dell'Orsa Maggiore, che noi abbiamo la comodità di vedere in ogni mese dell’anno.

La scienza ci riporta con i piedi per terra e ci dice che questa costellazione, come tutte le altre, in realtà non esiste e le stelle sembrano disegnare una figura ma in realtà sono a diversa distanza rispetto a noi e quello che vediamo è solo un effetto della prospettiva.




Superiamo questa delusione e torniamo agli astronomi antichi, che diedero il nome ad ogni stella: secondo l’uso greco la prima, quella in fondo al carro, si chiama Alfa Ursae Maioris (Alfa dell’Orsa Maggiore) alla quale fanno seguito beta, gamma, delta, epsilon zeta, eta. Gli astronomi arabi dell’ anno Mille furono più eleganti e diedero ad ognuna un nome proprio: Alfa Ursae Maiors è Dubhe, beta è Fegda, e poi Merak, Megrez e Alioth. La penultima è Mizar, una stella doppia, cioè accompagnata da Alcor, una stellina lì vicino. Nel cielo terso del deserto, con l’aria secca e al buio completo chi riusciva a distinguere le due stelle aveva la vista perfetta. L’ultima è Alkaid, la timoniera, quella che sta alla barra dov’è aggiogato il bue, oppure al manico del carrello del supermercato, se avete preso a riferimento questo veicolo. La parola ha la stessa radice di Al Kaida, il nome dell’organizzazione terrorista araba che si propone appunto come guida per il mondo islamico.

Torniamo agli astronomi moderni: le indagini sulla natura della luce che ci mandano queste stelle, dicono che: 

Alioth (ε epsilon) è la più luminosa, di colore bianco.
Dubhe (α alfa) è gialla e si trova a 124 anni luce da noi.
Alkaid (η eta) è azzurra, a 101 anni luce da noi.
Mizar (ζ teta) è bianca e fa coppia con Alcor.
Merak (β beta) è bianco - azzurra.
Fegda (γ gamma) è bianco - azzurra.
Megrez (δ delta) è bianca, la meno luminosa.

Così apprendiamo che le stelle possono avere diversi colori, sono più o meno calde, più o meno giovani e più o meno lontane.


Queste quattro caratteristiche non si colgono ad occhio nudo e gli antichi, greci o arabi, considerarono le stelle sempre bianche, anche se più o meno brillanti. Per tutti loro l’Orsa Maggiore serviva a trovare il nord, per navigare o per spostarsi nel deserto. La stella Polare fa parte dell’Orsa Minore, una costellazione vicina e poco evidente. E’una stellina qualsiasi e per trovarla bisogna immaginare di unire con un segmento Merak con Dubhe e di prolungarlo quattro o cinque volte. In questo modo si attraversa una porzione di cielo dove non ci sono stelle evidenti e la prima che si incontra è la Polare. 


La sua posizione è fondamentale, perché si trova nel prolungamento dell’asse terrestre e quindi è sempre nella stessa posizione ad ogni ora della notte. Invece tutte le altre stelle percorrono un cerchio più o meno ampio. Così ad una certa ora l’Orsa Maggiore può avere la posizione di un mestolo appoggiato su un tavolo, oppure appeso a una parete o a rovescio.

venerdì 3 gennaio 2020

Algol, la stella del Diavolo

Un mito per i Greci e gli Arabi
Ricerca di Claudio Mercatali



Ci sono certe stelle che per diversi motivi cambiano la loro luminosità ad intervalli fissi. Chi abita in campagna può approfittare del cielo senza il riverbero dei lampioni, con poche polveri e verificare, ma è un’osservazione sofisticata, non facile. 

E’ il caso di Algol, della costellazione di Perseo, che varia la sua brillantezza una volta ogni due o tre giorni, per un motivo sconosciuto agli antichi ma chiaro per noi oggi. Infatti questa è una binaria, una stella doppia, formata da due corpi che orbitano uno attorno all’altro e quando il più piccolo passa davanti al più grande provoca un calo della sua luminosità, diciamo un parziale oscuramento, anche se la stellina passante non è un corpo nero.  Questa spiegazione venne data per la prima volta dall’ astronomo John Goodricke nel 1782.




Gli Arabi nel XI secolo avevano notato il fenomeno e lo attribuirono a un demone; infatti Algol è la trasposizione nel nostro alfabeto della parola “ra’s al-ghul” ossia testa del diavolo. Oggi sappiamo che dista 93 anni luce e quindi è abbastanza vicina a noi ed è una delle poche stelle a mostrare questo effetto a chi la guarda ad occhio nudo. La sua luminosità apparente varia (tra 2,3 e 3,5) in un periodo di 2 giorni, 20 ore e 49 minuti.

La debole costellazione di Perseo raggiunge il punto più alto sull’orizzonte ai primi di gennaio. Conviene partire da Cassiopea, una costellazione più facile da trovare, e seguire il percorso indicato in questa figura. Oppure individuare le Pleiadi e Capella e tracciare idealmente un triangolo equilatero del quale Algol sarà il vertice.


Il Perseo di Benvenuto Cellini, Loggia dei Lanzi, 
Piazza della Signoria, Firenze


Naturalmente la variabilità di Algol non era sfuggita ai Greci che la inserirono nel mito di Perseo, che si può riassumere così: la vanitosa regina Cassiopèa si vantava di essere più bella delle Nereidi, le stizzose ninfe marine, che protestarono con Poseidone, il dio del mare. Costui mandò un mostro a devastare il regno di Cassiopèa e il re Cefèo, per venire a capo del pasticcio provocato da sua moglie, si rivolse all’oracolo. I sacerdoti del tempio gli dissero di sacrificare la figlia Andromeda, che c’entrava niente, per placare il drago. All’ultimo momento passò l’eroe Perseo e salvò la sventurata appena in tempo, se ne innamorò, la sposò e fecero tanti figli.


Perseo era già famoso per aver ucciso Medusa, il mostro che trasformava in una statua di pietra chiunque lo guardasse.  Per non essere pietrificato le mozzò il capo con un colpo di spada guardando la sua immagine riflessa in uno specchio.
L’eroe quando morì fu messo in cielo da Atena, come costellazione, e la testa di Medusa nelle mani di Perseo è appunto Algol, che pulsa intermittente. A Firenze c’è anche una famosa statua di bronzo di Benvenuto Cellini che celebra questo mito, noto anche agli Arabi.



Ecco qui un articolo del settimanale faentino Il Piccolo, del 1927, che dice più o meno le stesse cose che avete letto qui sopra.



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lunedì 16 maggio 2016

Ares e Antares



Il pianeta Marte 
passa dallo Scorpione
ricerca di Claudio Mercatali


Marte (foto NASA). 
Le striature sono i cosiddetti "canali".





Marte il 22 maggio e i giorni successivi sarà in opposizione. Questo significa che verso la fine del mese si troverà dalla parte opposta al Sole rispetto alla Terra e sarà visibile per tutta la notte. Sorgerà subito dopo il tramonto, culminerà verso sud a mezzanotte e tramonterà all'alba.

Eh già! I pianeti e le stelle sorgono e tramontano come il Sole.
L'opposizione di Marte non è un evento raro e capita una volta ogni due anni. Per giunta il pianeta sarà in moto retrogrado, cioè compirà un circuito al contrario rispetto al suo moto prima di riprendere la sua via.
Il moto retrogrado in dettaglio lo lasciamo agli astronomi e ora ci basta sapere che chi guarderà il cielo verso sud, circa a mezza notte, nell' ultima settimana di maggio, avrà l'impressione che il pianeta sia fisso come una stella.




Il fatto venne notato già nell'antichità e siccome il nome greco di Marte è Ares, la luminosa stella sullo sfondo del pianeta, la più brillante dello Scorpione, venne chiamata Antares, "quella che contrasta Ares".
Infatti Lo Scorpione è una costellazione bassa sull'orizzonte, appena sotto l'eclittica, cioè vicino al percorso dei pianeti nel cielo.


Antares è una stella enorme. Se le dimensioni fossero come qui accanto il Sole sarebbe un puntino appena visibile, come quello indicato in questa figura in basso a sinistra (Sol).



Poi Marte ripartirà lungo la sua orbita, i giorni 29 e 30 passerà al perielio, alla minima distanza da noi (75 milioni di chilometri) e in giugno lo vedremo ancora, più piccolo, nella costellazione della Bilancia.


Questo pianeta ha sollecitato tanto la fantasia degli uomini, per l'aspetto rossiccio e la superficie rigata da misteriose strutture che sembrano dei canali. Ecco un articolo del 1920 comparso nel periodico faentino l'Idea Popolare (che è un altro nome dell'  odierno settimanale Il Piccolo) a firma di Raffaele Bendandi, astronomo, meteorologo, geologo autodidatta, un personaggio di cui avremo modo di riparlare.  


venerdì 23 agosto 2013

E' nata una stella



Una Nova nel cielo d'estate
 ricerca di Claudio Mercatali



Quando due stelle sono vicine formano un sistema binario. Può succedere che una delle due attiri la materia dell'altra, soprattutto se la "vittima" è una gigante rossa abbastanza rarefatta. I gas attratti sono idrogeno ed elio, che vanno ad alimentare le combustioni nucleari della stella "predatrice". Così succede che una piccola stella blu, quasi invisibile ad occhio nudo, può diventare evidente e sembrare nuova. Questo spiega anche il nome, coniato dagli antichi astronomi, che vedevano comparire "le novae" inaspettatamente nel cielo. 

 
Il tutto è riassunto nello schema qui sopra.


Il 14 agosto scorso l'astrofilo giapponese Koichi Itagaki ha scoperto che nella debole costellazione del Delfino, a 100 anni luce da noi, c'è stata un'esplosione e nel cielo è comparsa una stellina che prima non c'era. E' una notizia ghiotta per gli appassionati di queste cose e quindi ha fatto il giro del mondo.

La nuova stellina si vede se non c'è il disturbo delle luci artificiali e quindi anche da Marradi. Non è facile trovarla, perché è di magnitudine 4.5 e quindi non è che un puntino in mezzo ad altri mille. Se avete un amico astrofilo vi potrà guidare: bisogna trovare Altair dell'Aquila (facile) e poi le costellazioni della Freccia e del Delfino (difficile). La stella Nova è davanti alla punta della Freccia, come se questa la indicasse.



Il Triangolo estivo
visto dal centro di Marradi,
agosto 2013


Altair dell'Aquila è una delle tre stelle del Triangolo boreale, un importante riferimento nel cielo estivo. Le altre due sono Deneb del Cigno e Vega della Lira.
Queste tre stelle sono di prima grandezza e dal centro di Marradi si vedono così.

Non avete un amico astrofilo? Allora trovare la Nova del Delfino per voi sarà un problema. Però potete fare una specie di marcia di avvicinamento in due tappe:




A) La ricerca del triangolo boreale
Il triangolo estivo non è una costellazione, ma un asterismo (una figura) formata da tre stelle molto brillanti di tre costellazioni diverse. Forse la più facile da trovare è Deneb del Cigno, perché accanto a lei tre stelline in fila disegnano i bracci di una croce, la Croce del Cigno appunto. Oppure potete cercare Vega della Lira, che verso le dieci di sera è allo zenit, cioè sulla verticale proprio sopra la vostra testa, tanto che vi dovrete piegare col collo e con la schiena per vederla. Di conseguenza ora non dovrebbe essere difficile trovare Altair dell'Aquila, che assieme alle altre due è ai vertici del Triangolo, come mostrato qui sopra.



  
B) La ricerca del Delfino
Il Delfino è una costellazione debole, così come la Freccia e il Cavallino. Serve un binocolo  8x50 che punterete su Altair, e poi vi sposterete a sinistra lentamente fino a trovare un gruppetto di stelle che con molta fantasia possono assomigliare a un delfino che salta. Il nome della stella principale (alfa Del) è Sualocin, che è in nome dell'astronomo Nicolaus Venator scritto al contrario.

Posizione di Nova del Delfino



Non avete una stella preferita? Sceglietene una: sarà un po' vostra se saprete ritrovarla nelle notti successive. Avete trovato Nova del Delfino e avete scelto proprio quella? Bene, però tenete conto che fra qualche tempo finirà l'idrogeno rubato alla stella vicina e tornerà a essere quello che era, quindi non la vedrete più.