Lanfranco Raparo, Marradi

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venerdì 6 dicembre 2024

Le costellazioni di Eridano e della Fenice

Una difficile ricerca 
nel cielo d’inverno

Ricerca di Claudio Mercatali



Nella volta celeste ci sono costellazioni visibili dall’emisfero nord (il nostro) e costellazioni visibili a sud dell’equatore. Adesso siamo al limite dei due emisferi, ma già nell’emisfero sud. Perciò stiamo cercando delle stelle molto basse sull’orizzonte, che si vedrebbero più alte e quindi meglio nei cieli del Sahara o ancora più a sud.

Eridano

Questa costellazione è una lunga sequenza di stelline che disegnano una figura sinuosa poco appariscente. L’Eridano per i Greci era un fiume mitico che poi fu identificato con il Po, ma anche con il Rodano e il Nilo. Qui cadde Fetonte, fulminato da Giove perché non sapeva guidare il carro del Sole.

Per arrivare a Eridano conviene partire da Rigel di Orione, una bella stella bianca e brillante facile da trovare. Lì accanto c’è Beta Eridani, una stellina che marca l' Inizio del fiume, poi serpeggiando lungo il “corso” si arriva alla stella Acamar (Teta di Eridano), una stella di media magnitudine a 161 anni luce da noi. Il suo nome deriva dall’arabo e significa La fine del fiume. E’ già nell’ emisfero australe ed è bassa sull’orizzonte. Acamar è una binaria formata da un astro bianco – giallo abbinato ad un altro simile, ma appare come una stella unica. Gli appassionati di fantascienza sanno che attorno alla stella Keid (omicron Eri) orbita il pianeta Vulcan, dove è nato il dr.Spock dei telefilm di Star Trek.

La Fenice

L’ araba Fenice era un uccello che poteva rinascere dalle sue ceneri. Il mito è egizio e dice che la Fenice, dopo 500 anni di vita, faceva il suo ultimo nido in cima a una palma, con tanti legnetti di sandalo e con la resina dell’arbusto della mirra. Poi si lasciava bruciare dal Sole e dal fuoco di questi due legni odorosi, ma risorgeva dopo qualche giorno. 

Il mito passò nella nostra cultura nel Settecento con la nota frase di Metastasio “L’Araba Fenice che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa” per indicare una cosa in cui molti credono ma che nessuno ha mai visto. Metastasio con queste parole esprimeva un giudizio sugli amanti, come si può leggere qui accanto. 
La stella più brillante della costellazione è Ankaa (Alfa della Fenice). E’ di media magnitudine e forse si vede se il cielo è terso, molto bassa sull’orizzonte. Il nome è arabo e da noi è nota come Testa della Fenice. Il periodo migliore per cercarla è il mese di dicembre. E’ una gigante arancione, rarefatta, con una massa 2,5 volte quella del Sole e un raggio 13 volte superiore. Si stima che sia ancora nella fase di combustione dell’elio ma va verso la vecchiaia. Alla fine di questa fase scaglierà nello spazio il suo strato esterno e poi si comprimerà per diventare una nana bianca in modo molto progressivo.

Come si fa a cercare nel cielo del nostro Appennino queste costellazioni così basse sull’ orizzonte?

Conviene partire da Beta Eridani, la stellina vicina a Rigel di Orione di cui abbiamo detto prima e scendere serpeggiando verso Acamar. A quella altezza sull’ orizzonte c’è Ankaa della Fenice.

Le notti più favorevoli sono a metà dicembre, a mezzanotte, perché Orione raggiunge il culmine. Però la ricerca è difficile, anche perché in questa parte del cielo non ci sono stelle di prima grandezza da usare come di riferimento. Acamar e Ankaa sono le uniche due evidenti a occhio nudo mentre il resto è un puntinato di stelle minime. Siamo proprio al limite di visibilità e in caso di difficoltà ricordatevi che cosa disse Metastasio a proposito della Fenice. Affinché il nostro girovagare notturno non sia vano teniamo conto che il 13 - 14 dicembre di ogni anno (ma anche nelle notti successive) arrivano le Geminidi, uno sciame di stelle cadenti simile a quello estivo della notte di San Lorenzo. 

C’è da meravigliarsi? 
Non tanto perché il nostro cielo con le sue costellazioni è uno dei tanti possibili. Chi vive in Argentina non sa che cos’è la Stella Polare, non vede l’Orsa Maggiore, Cassiopea ecc. Non cerca il nord ma la Croce del Sud. In compenso non avrebbe nessuna difficoltà a vedere La Fenice. Dunque anche l’astronomia visuale è una questione di punti di vista.




giovedì 12 ottobre 2023

L'asterismo di Thuraya

La mitologia 
degli altri

ricerca di Claudio Mercatali






Andromeda, assieme alle costellazioni di Perseo, Cassiopea, Cefeo e Pegaso rappresenta un famoso mito greco. 

Essa era figlia di Cefeo re d'Etiopia e di Cassiopea, che per vanità e per orgoglio di mamma andava dicendo a tutti che lei e le sue figlie erano più belle delle Nereidi, le stizzose ninfe del mare. Costoro si lamentarono con Poseidone, che mandò un mostro marino a devastare il regno. Per far cessare questa piaga Cefeo doveva legare la figlia a uno scoglio e lasciare che il mostro la divorasse. 
All'ultimo momento arrivò Perseo sul cavallo alato Pegaso; l'eroe si era avvicinato invisibile perché portava uno speciale cappello che lo rendeva tale, e uccise il mostro salvando la figlia del re. 
I due intrecciarono anche una appassionata relazione, che però durò poco perché l'Eroe era di carattere instabile e partì per un' altra avventura. Alla loro morte Atena li trasformò un una macchia bianca che in realtà è una galassia simile alla Via Lattea (però questo gli antichi greci non lo sapevano). I nonni raccontavano questo ai nipoti guardando il cielo via via che comparivano le costellazioni all' orizzonte, come se fossero attrici di una pièce teatrale: prima la vanitosa Cassiopea, poi il quadrato di Pegaso e la galassia di Andromeda, l'ultima a sorgere.

Come si individua Andromeda? Conviene partire da Cassiopea e immaginare di tracciare due segmenti come qui accanto. Poi con pazienza bisogna esplorare lo spazio compreso fra questi finché si nota una debole zona  chiara (galax in greco significa bianco, latte), che è la galassia cercata. E' meglio usare un binocolo.

Però anche gli Arabi hanno una antica cultura astronomica, che viene loro dalla visione del cielo stellato nelle favorevoli condizioni di buio e aria secca dei deserti. Secondo il mito arabo la sequenza Cassiopea, Perseo, Pleiadi è un asterismo (una figura immaginaria) che rappresenta una donna molto bella che si chiamava Thuraya. La stella più brillante di Cassiopea per gli arabi è Caph, «al-kaf al-khadib» (mano tinta di henna) che rappresenta la mano destra di Thuraya tatuata con il pigmento dell' henna, un arbusto spinoso. Il corpo della donna è l' ammasso stellare che i Greci chiamavano Le Pleiadi. 

Il pastore Al Dabraan si innamorò perdutamente di lei ma ... Leggiamo nella figura qui accanto come andarono le cose secondo il mito arabo ...





Per ampliare sul blog
17.10.2015 La costellazione di Andromeda.




giovedì 12 gennaio 2023

Gli astri dell'esagono invernale

Sei stelle famose 
nel cielo di Gennaio

resoconto di Claudio Mercatali


L'Esagono invernale è un poligono con ai vertici le stelle Sirio, Procione, Polluce, Capella, Aldebaran e Rigel, che fanno parte di altrettante costellazioni: Cane Maggiore, Cane Minore, Gemelli, Auriga, Toro, Orione.




Sirio e Procione
Sirio è la stella più brillante, vicina perché dista "solo" 8,6 anni luce ( 90.000 miliardi di Km). Secondo gli egizi in luglio la sua comparsa segnava l'inizio delle piene del Nilo, invece secondo i Romani portava l'afa e il caldo d'agosto. Da questo viene il nome di Canicola per indicare la settimana del ferragosto. Procione è uno dei vertici del Triangolo Invernale (vedi la bibliografia del blog) e dista 11,5 anni luce.

Polluce
E' una stella gigante giallo arancio distante 34 anni luce, compagna di Castore nella costellazione dei Gemelli. Polluce e Castore erano due fratelli figli di Zeus. Il primo aveva il dono dell' immortalità e quando suo fratello morì chiese al padre di rinunciare per essergli vicino agli Inferi. Però Zeus gli consentì la rinuncia solo per metà e così vissero per sempre un giorno agli Inferi e un giorno sull' Olimpo (i Greci erano specialisti in queste favole).

Capella
Dista 43 anni luce e in realtà è un sistema di quattro stelle molto vicine fra loro, che si distinguono solo con un telescopio potente.








Aldebaran

E' una stella arancione a 65 anni luce. Ha un pianeta più grande di Giove, che forse è Alderaan nella saga cinematografica Guerre Stellari, dov'è cresciuta la principessa Leila  (gli Americani sono degli specialisti in queste favole).


Rigel
E' una supergigante blu situata a circa 860 anni luce. Nella sua costellazione contende il primato di luminosità a Betelgeuse. Il nome arabo è riǧl al ǧabbār, che significa "il piede del gigante" perché si trova ai piedi della costellazione di Orione.


Per ampliare
Digita "Il triangolo invernale" sulla casella di ricerca del blog.

mercoledì 6 aprile 2022

Il cielo di aprile nel 2022

La luna di primavera, 
i pianeti e altro
Ricerca di Claudio Mercatali



Lilith, la Luna nera e
lo sciame delle Liridi


Nella nostra cultura la Luna è un riferimento meno importante del Sole e a volte un po' negativo. Per esempio un individuo imprevedibile è un lunatico, invece una persona chiara nei suoi intenti è solare. 


Però la luna di primavera serve per stabilire la data della Pasqua, secondo la regola del Concilio di Nicea (325 d.C): "è Pasqua nella domenica che segue il primo plenilunio dopo l'equinozio di Primavera" cioè quest'anno cade il 17 aprile. Il plenilunio è a metà mese e nella notte di Pasqua ci sarà la luna piena.




In altre culture la Luna è molto più importante ...

Per gli indiani del Nord America il tempo trascorso era dato dal numero delle lune passate. Ogni lunazione aveva il nome, legato a qualche evento stagionale e così a gennaio c'era la Luna piena del lupo e in aprile la Luna rosa, non per il suo colore che è il solito, ma perché secondo loro favoriva la fioritura dello Phfox, un' erba che di giorno pareva più rosata nella settimana della luna piena.




Anche gli Arabi fanno riferimento alla luna più di noi. Nel loro calendario i mesi cominciano alla fine del novilunio, secondo una prescrizione di Maometto: mesi di 30 e 29 giorni si alternano per dodici volte a formare un anno di 354 giorni (o 355 ogni tre anni). Il Ramadan è il nono mese, quello del digiuno (Sawm) durante il quale non si mangia e non si beve dall'alba al tramonto. Dato che l’anno lunare ha 11 giorni meno dell'anno solare, il Ramadan di anno in anno anticipa rispetto al nostro calendario: nel 2021 iniziò il 12 aprile, nel 2022 comincia il 2 aprile, nel 2023 inizierà il 22 marzo.



Per un astrofilo, di qualunque cultura sia, il mese di aprile 2022 è interessante perché si verifica un evento astronomico che si ripete ogni due o tre anni e cioè ci sono cinque fasi lunari invece delle solite quattro. Infatti con il novilunio all'inizio di aprile e il plenilunio al giorno sedici c'è tempo anche per la successiva luna nuova. 


Nelle antiche tradizioni ebraiche la seconda Luna Nera del mese si chiamava Lilith, nome di una compagna di Adamo prima di Eva. Anche lei cercò di imporsi ma non ci riuscì, lo maledì e lo lasciò. Il pittore Filippino Lippi agli inizi del Cinquecento la rappresentò nella chiesa di Santa Maria Novella, a Firenze, come un serpente con la testa di donna, avvolto all'albero della Conoscenza del bene e del male mentre offre un frutto ad Adamo, che però stavolta non lo prende. Nei secoli successivi altri pittori raffigurarono Lilith come libidinosa e ammaliatrice in quadri molto belli ma ingiusti nei confronti delle donne e in fondo anche dei serpenti. Nell'aprile 2022 succederanno molte altre cose:

Il giorno 5 ci sarà una congiunzione fra Marte e Saturno, cioè i due pianeti appariranno molto vicini perché Marte è in transito davanti a Saturno.

Il 21 e 22 aprile, all'ultimo quarto di luna, arriverà lo sciame meteorico delle Liridi, con provenienza apparente dal quadrante della costellazione della Lira, visibile molto in alto nel cielo a partire dalla tarda serata.



A fine mese l'ultimo quarto della luna di Aprile sarà accompagnato da quattro pianeti in fila: Saturno, Marte, Venere, Giove. Anche questo è un evento periodico atteso dagli astrofili, però c'è da precisare che ogni pianeta percorre un'orbita più o meno distante dal sole e il fatto che sia in fila con gli altri è un effetto ottico dovuto alla prospettiva.

A fine mese passerà vicino alla Terra la cometa C/2017 K2 PanSTARSS. Può darsi che si verifichi un evento unico: la Luna crescente, Mercurio e la cometa potrebbero essere assieme vicino alle Pleiadi. Non facciamoci illusioni, perché la visibilità delle comete con piccoli telescopi è un evento raro e imprevedibile, ma se gli astronomi confermeranno ai primi di maggio ne riparleremo.




sabato 5 febbraio 2022

Le costellazioni dello Zodiaco

12 costellazioni 
nel cielo di Marradi
ricerca di Claudio Mercatali





Ormai il seeing, il disturbo dell’ osservazione astronomica dovuto ai lampioni, alle polveri e agli inquinanti, preclude ai più la vista di molte costellazioni, specialmente quelle dello zodiaco, che in città non sono fra le più facili da individuare. Nei paesi dell’appennino lontani dal riverbero delle luci cittadine non è così e il cielo si può ancora osservare bene. 


Dunque cerchiamo di individuare le costellazioni zodiacali sul cielo di Marradi. Non è un’operazione che si può compiere in una sera sola, perché le costellazioni zodiacali sono basse sull’orizzonte e si vedono a seconda delle stagioni. Sette si trovano bene, per le altre ci sono difficoltà (Ariete, Cancro, Capricorno, Pesci, Acquario). 

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Lo zodiaco (dal greco ζώον, zòon, animale) è una fascia di cielo sull'eclittica, cioè nella striscia sulla quale si muovono i pianeti la luna e il sole. Lo zodiaco, come si sa, è diviso in dodici parti, che duemila anni orsono prendevano il nome della costellazione che è a est, all'alba, ogni mese. Oggi questa corrispondenza non c'è più a causa del fenomeno astronomico detto Precessione degli equinozi, però questo adesso non ci interessa. 

Per convenzione il primo segno zodiacale è l'Ariete, che comincia all'equinozio di primavera, quando appunto il sole sorge di fronte a questa costellazione. Dunque le costellazioni dello Zodiaco sono in fila, secondo l’ordine qui sotto e ognuna è un po’ più a est rispetto alla successiva.






In pratica che cosa bisogna fare per trovarle senza perdersi nel cielo notturno? Intanto conviene individuare il tracciato dell’eclittica osservando il percorso della luna nel cielo. Per un marradese è facile: la Luna sorge circa a Monte Gianni e tramonta a Monte Colombo. Il punto esatto varia nel corso dell'anno rispetto all'est esatto ma questo ora non ci interessa. Se non siete di Marradi prendete a riferimento due monti comodi per voi. Se siete vicino a una città rassegnatevi, il seeing probabilmente vi impedirà di vedere tutto lo zodiaco.




L’Ariete è’ di dimensioni medie, un po’ più grande del vicino Toro. Però non ha una forma particolare e le sue stelle più visibili, Hamal (α Arietis) e Sheratan (β), non spiccano rispetto alle altre attorno. Si trova un po’ a ovest delle Pleiadi, per tutto l’inverno.



Il Toro
(in latino Taurus) si trova bene, perché comprende l’ammasso delle Pleiadi e la grande stella rossa Aldebaran. 




I Gemelli (Gemini) sono due stelle di luminosità simile,  Castore e Polluce. Più in alto c’è la costellazione dell’ Auriga, che non fa parte dello Zodiaco. 


Il Cancro
(in latino Cancer, granchio) è una costellazione poco luminosa, che si trova facendo riferimento alla successiva, il Leone o ai soprastanti Gemelli.




Il Leone (in latino leo) si individua bene sotto il Grande Carro, cercando alfa Leonis (Regolo) una stella azzurra molto luminosa. 




La Vergine
(in latino Virgo) si può trovare prolungando il timone del Carro Maggiore fino ad arrivare alla stella α Spica, la più luminosa di questa costellazione. 


La Bilancia (Libra) era parte dello Scorpione, ma fu separata per avere la dodicesima costellazione dello Zodiaco. Le sue stelle più brillanti erano le chele dello Scorpione. 


Lo Scorpione (Scorpius) è una delle più brillanti costellazioni, si individua con facilità ed è un riferimento nel cielo estivo. 



Il Sagittario (in latino Sagittarius) è raffigurato come un centuaro che tende un arco; però non si riconosce senza un grande sforzo di fantasia. Assomiglia di più ad una teiera inclinata. 





Il Capricorno
(Capricornus) è quasi tutta nell'emisfero australe, fra il Sagittario a ovest e l'Acquario a nord e a est e qui da noi si vede male. 




L'Aquario (in latino Aquarius) è vasta e formata da tante stelline che rappresentano l'acqua che scende a fiotti da un’anfora. 

I Pesci (in latino Pisces) è una costellazione piuttosto debole, la meno appariscente fra le zodiacali.: la stella più luminosa ha una magnitudine apparente di solo 3,6 cioè è appena visibili a occhio nudo e α Piscium o Alrischa,  è detta "il nodo", che sarebbe il nodo che tiene assieme i due pesci. 

Il segno zodiacale indica il mese in cui il Sole sorge davanti alla costellazione che gli dà il nome. Per esempio quelli del segno dei Pesci sono nati nel mese in cui il Sole all’ alba è davanti a questa costellazione, il che avviene in marzo. L’oroscopo serve per prevedere un po’ il futuro? Nell'antichità molti credevano di si, ma la scienza moderna lo esclude del tutto. Però la nostra memoria collettiva ha impresso questa possibilità, tanto che ognuno ricorda il suo segno zodiacale e d'istinto spesso legge il suo oroscopo sul giornale o sul telefonino, anche se poi non crede a quello che ha letto.





Secondo la credenza medioevale era peccato grave interrogare le stelle per sapere il proprio destino. L’astrologo Guido Bonatti è all’Inferno al Canto XX, 117-120 cerchio 8 bolgia 4 quella degli Indovini perché interrogò le stelle per dire a Guido da Montefeltro il momento giusto per la battaglia durante l'assedio di Forlì del 1282.






Nel Cinquecento la Chiesa cattolica ammetteva il vaticinio per la semina, la previsione del tempo e altro purché non si interrogassero le stelle per le vicende umane. Affidiamoci a Serafino Razzi, predicatore e teologo marradese, per sapere come stavano di preciso le cose:







... è da notare che l'Astrologia o vero sermone delle stelle (fuori da questi casi detti) non solo non è biasimevole, ma è una delle Arti libere, è raccomandabile e necessaria alla salute humana perciocché per essa si conoscono i tempi opportunati alle sementi, alle medicine e altre cose simili; purché non si travagli direttamente intorno gl'atti umani.





giovedì 24 giugno 2021

Le stelle dell'Orsa Maggiore

Una occhiata a una costellazione 
molto importante
ricerca di Claudio Mercatali


L'Orsa Maggiore (sul dorso e nella coda dell' animale) nel Catalogo Uranometria (1603).


Questa è una costellazione famosa e tutti l’hanno sentita rammentare. La sua posizione è a nord e quindi per vederla bisogna guardare a settentrione. Assomiglia a un carro da buoi o a un mestolo o al carrello del supermercato. Gli antichi romani la chiamavano Grande Carro perché le sue sette stelle disegnano il profilo del carro trainato dai triones, dai pazienti bovi. Da questo viene la nostra parola settentrione, che indica il nord.



Karl Philips Spierincks: Giove e Callisto

Allora perché i Greci la chiamarono Orsa Maggiore? Secondo la mitologia Giove si era invaghito della ninfa Callistòs (= bellissima) e Giunone era gelosa e la cercava per ucciderla. Quando lei era in pericolo Giove la tramutava in un’orsa, e così la confondeva con gli altri animali della foresta delle ninfe. Però Giunone si rivolse a Diana, la dea della caccia, che non poteva essere ingannata con questo trucchetto, e lei la trovò e la uccise. Giove per ricordarsela sempre la proiettò nel cielo in mezzo a un gruppetto di sette stelle che non tramontano mai e sono appunto quelle dell'Orsa Maggiore, che noi abbiamo la comodità di vedere in ogni mese dell’anno.

La scienza ci riporta con i piedi per terra e ci dice che questa costellazione, come tutte le altre, in realtà non esiste e le stelle sembrano disegnare una figura ma in realtà sono a diversa distanza rispetto a noi e quello che vediamo è solo un effetto della prospettiva.




Superiamo questa delusione e torniamo agli astronomi antichi, che diedero il nome ad ogni stella: secondo l’uso greco la prima, quella in fondo al carro, si chiama Alfa Ursae Maioris (Alfa dell’Orsa Maggiore) alla quale fanno seguito beta, gamma, delta, epsilon zeta, eta. Gli astronomi arabi dell’ anno Mille furono più eleganti e diedero ad ognuna un nome proprio: Alfa Ursae Maiors è Dubhe, beta è Fegda, e poi Merak, Megrez e Alioth. La penultima è Mizar, una stella doppia, cioè accompagnata da Alcor, una stellina lì vicino. Nel cielo terso del deserto, con l’aria secca e al buio completo chi riusciva a distinguere le due stelle aveva la vista perfetta. L’ultima è Alkaid, la timoniera, quella che sta alla barra dov’è aggiogato il bue, oppure al manico del carrello del supermercato, se avete preso a riferimento questo veicolo. La parola ha la stessa radice di Al Kaida, il nome dell’organizzazione terrorista araba che si propone appunto come guida per il mondo islamico.

Torniamo agli astronomi moderni: le indagini sulla natura della luce che ci mandano queste stelle, dicono che: 

Alioth (ε epsilon) è la più luminosa, di colore bianco.
Dubhe (α alfa) è gialla e si trova a 124 anni luce da noi.
Alkaid (η eta) è azzurra, a 101 anni luce da noi.
Mizar (ζ teta) è bianca e fa coppia con Alcor.
Merak (β beta) è bianco - azzurra.
Fegda (γ gamma) è bianco - azzurra.
Megrez (δ delta) è bianca, la meno luminosa.

Così apprendiamo che le stelle possono avere diversi colori, sono più o meno calde, più o meno giovani e più o meno lontane.


Queste quattro caratteristiche non si colgono ad occhio nudo e gli antichi, greci o arabi, considerarono le stelle sempre bianche, anche se più o meno brillanti. Per tutti loro l’Orsa Maggiore serviva a trovare il nord, per navigare o per spostarsi nel deserto. La stella Polare fa parte dell’Orsa Minore, una costellazione vicina e poco evidente. E’una stellina qualsiasi e per trovarla bisogna immaginare di unire con un segmento Merak con Dubhe e di prolungarlo quattro o cinque volte. In questo modo si attraversa una porzione di cielo dove non ci sono stelle evidenti e la prima che si incontra è la Polare. 


La sua posizione è fondamentale, perché si trova nel prolungamento dell’asse terrestre e quindi è sempre nella stessa posizione ad ogni ora della notte. Invece tutte le altre stelle percorrono un cerchio più o meno ampio. Così ad una certa ora l’Orsa Maggiore può avere la posizione di un mestolo appoggiato su un tavolo, oppure appeso a una parete o a rovescio.

giovedì 6 agosto 2020

Le osservazioni astronomiche del notaio Pietro Cavina

Il cielo della Romagna osservato
dall’appennino nell’agosto 1669
Ricerca di Claudio Mercatali



Pietro Maria Cavina nacque a Faenza circa nel 1637 e fu notaio e amministratore della sua città. Uomo con cento interessi, coltivati con passione e fantasia scrisse molto di storia locale e di astronomia. Ora ci interessa il saggio Congetture fisico astronomiche della natura dell’universo sopra alcune osservazioni celesti delle fisse, havute in Faenza, nel quale descrive il cielo della Romagna osservato dall’ appennino nell’ agosto del 1669.

Dopo una minuta osservazione del cielo estivo, del tutto simile a quella che potremmo fare anche noi oggi, magari dall’ Osservatorio di Monte Romano, il Nostro si lascia andare a una serie di considerazioni sulla natura dell’Universo, tutte ormai superate dalle teorie di Copernico e Keplero: Cavina non accetta i moti della Terra, dice che le stelle risentono dell’azione del Sole, a loro vicino, ritiene che siano fisse in un cielo liquido come l'olio, e che siano fatte di materia corruttibile, via via meno luminosa. Non ci dobbiamo meravigliare perché la Rivoluzione Copernicana si impose lentamente e dopo più di un secolo c'erano ancora molti che credevano che la Terra fosse immobile al centro di un Universo fatto così.



Però Cavina era colto e aveva letto le opere di molti astronomi, che cita continuamente in modo esatto. Di certo in quelle sere d’estate, da qualche poggio vicino a Marradi, osservò il cielo per molte ore, facendo una serie di confronti fra la luminosità dei vari astri, che si esprime anche oggi con dei numeri da 1 a 6 stabiliti nel modo seguente.

La Magnitudine apparente (M) è l’unità di misura per la luminosità delle stelle. Nei secoli passati si prendeva a riferimento Vega della Lira, che nelle sere estive è allo zenit, ossia si trova puntando il dito sopra la propria testa. Sono M1 le stelle che brillano come Vega, M2 quelle brillanti la metà, M3 quelle brillanti la metà della metà e così via fino a M6, il limite di visibilità a occhio nudo. Il sistema è citato già dal greco Tolomeo nel suo Almagesto, che forse lo prese da Ipparco, un altro astronomo greco. Gli astrofili fanno così anche oggi.


Dove andò Cavina per le sue osservazioni? Forse prese alloggio per qualche giorno qui dalle nostre parti. Lui non ce lo dice ma qualche indizio traspare: 

1) Per osservare le stelline M5 e M6 doveva essere ad almeno 700m di quota, perché più in basso non avrebbe potuto vederle per bene. 
2) Anche se fece le sue osservazioni soprattutto nella prima settimana d' agosto sarebbe stato scomodo tornare a Faenza ogni giorno. 

Monte Romano, il circondario di Marradi, il confine Marradi – Tredozio sono siti adatti anche oggi per vedere quello che lui vide, fino alle stelline M5 e M6. Nel cielo non è cambiato proprio niente da allora.

Dunque non ci rimane che leggere il resoconto del nostro notaio: 

La sera del 4 agosto essendo assai scuro osservai l’Orsa Minore e trovai le seguenti differenze da quello vien posto dal Baiero …

Johann Bayer (Giovanni Baiero) compilò il catalogo stellare Uranometria, pubblicato ad Augusta, Germania, nel 1603. La parola "Uranometria" deriva da uranòs, cielo in greco e mètrov, misura, e dunque significa misurazione del cielo.





L' Orsa Maggiore ...   Non è contadino tra noi che non conosca questa immagine da loro detta comunemente Il Carro …

Il Dragone ...  Non solo le figure di Aràto (è un astronomo greco), stampate a Venezia nel 1488 ma quelle di Igino di Basilea del 1570 dipingono il Dragone …





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venerdì 3 gennaio 2020

Il Triangolo invernale


Una bella figura nel cielo 
di gennaio
 ricerca di Claudio Mercatali



Il triangolo nell’ astronomia classica è una terna di stelle molto evidenti che perimetrano una porzione interessante del cielo. C’è il triangolo estivo (Deneb del Cigno, Vega della Lira, Altair dell’ Aquila), il triangolo primaverile (Spica della Vergine, Arturo di Boote, Denebola del Leone) e anche il triangolo invernale, che ci interessa ora.

Questo asterismo, come gli altri appena detti, è delimitato da tre stelle di tre costellazioni: Sirio del Cane Maggiore, Procione del Cane Minore e Betelgeuse di Orione.




Come si trova Betelgeuse

Questa stella è nella spalla della figura del cacciatore Orione, la principale costellazione del cielo d’inverno. Betelgeuse è un nome arabo, che significa appunto mano o  
spalla del cacciatore. Senza individuare Orione nel cielo d’inverno inverno ci si orienta poco e sostanzialmente non si trova niente. Betelgeuse è una gigante rossa, cioè una stella vecchiotta, di luminosità variabile secondo un periodo regolare già osservato dagli antichi che lo interpretarono, a torto, come un effetto malefico. Si stima che sia 40.000 volte più grande del Sole e distante quasi 300 anni luce.




Come si trovano Sirio e Procione

Il modo più semplice è partire dalle tre stelle della Cintura di Orione e immaginare di segnare in cielo un segmento che si prolunga fino a una stella particolarmente luminosa, che è appunto Sirio. Procione è lì sopra poco distante, quasi all’altezza di Betelgeuse. Le figure qui accanto chiariranno più delle parole.





Il Cane Maggiore

Il Cane Maggiore è una delle 48 costellazioni di Tolomeo e sorge assieme al Cane Minore un’ora dopo Orione, come se i cani da caccia seguissero il loro padrone. La stella principale è Sirio, la più luminosa di tutte in assoluto.
Sirio (α Canis Majoris) è vicina a noi, a circa nove anni luce e per questo è brillante, anche se gli astronomi dicono che non è molto grande. Alla metà dell’Ottocento gli scienziati si accorsero che è doppia, cioè è accompagnata da una stellina invisibile a occhio nudo (Sirio B) che provoca una diminuzione di luminosità quando le passa davanti e un leggero spostamento periodico della sua posizione nel cielo. Le altre stelle di questa costellazione sono difficili da trovare:



Mirzam  (β Canis Majoris), di magnitudine 2, il cui nome significa "l'Araldo" perché precede Sirio. E’ blu e quindi caldissima. Dista circa 500 anni luce e si ritiene molto grande.
Adhara (ε Canis Majoris) di magnitudine 1,5, è una supergigante blu, abbinata a una stellina che ne fa variare la luminosità quando le passa davanti, proprio come Sirio.

Il Cane Minore

Di questa costellazione di Tolomeo si vede solo la sua stella più brillante, Procione, che in greco significa «prima del cane» perché sorge un’ora prima del Cane Maggiore. Procione è una stella bianca che dista 11 anni luce ed è l'ottava stella del cielo in quanto a luminosità.