Lanfranco Raparo, Marradi

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sabato 22 febbraio 2020

1809 Un matrimonio all'estero

Una disputa fra il maire di Marradi
e il vescovo di Faenza
di Claudio Mercatali


 
Fino alla fine del Settecento in tutti gli Stati il matrimonio era considerato soprattutto un sacramento e quindi spettava al prete celebrarlo. Nei primi anni dell' Ottocento il Codice Napoleonico introdusse nell' Impero Francese il matrimonio civile celebrato dal Maire, cioè dal Sindaco e anche il divorzio. Fu uno scandalo e il Vaticano protestò. Marradi e S.Martino in Gattara distano solo 5 km, ma nel 1809 erano in due stati, perché la Toscana era stata annessa alla Francia e i Marradesi erano diventati cittadini dell' Impero francese, mentre l'odierna Emilia Romagna, il Veneto e altri territori avevano formato il Regno d'Italia e perciò nel documento qui di seguito i sanmartinesi sono chiamati "italiani".





L'Italia al tempo di Napoleone

Il 16 luglio 1808 il marradese Benericetti (cittadino francese) sposò la signorina Tondini di S.Martino in Gattara (italiana) in Municipio, a Marradi, secondo il nuovo Codice in vigore nell' Impero. Il prete di S.Martino ritenne nullo il matrimonio civile e per lui gli sposi sarebbero stati concubini e peccatori se fossero andati a vivere assieme. I due, un po' spaventati da questa minaccia, tornarono ognuno a casa propria in attesa di chiarire la questione. Il parroco di San Martino insisteva e chiamò in causa il vescovo di Faenza, che gli diede ragione.

Allora Remigio Fabroni, Maire di Marradi,  rispose al vescovo di Faenza


Il Maire di Marradi al Veneratissimo monsignore
Vescovo di Faenza

"Veneratissimo Monsignore, ho rilevato dalla pregiatissima Sua quanto ha allegato il parroco di S.Martino in Gattara in giustificazione del suo operato nell'affare matrimoniale Benericetti e Tondini, che a me però non sembra giusto. In prova di questo mio sentimento io parto dal principio che l'art.170 del Codice di Napoleone per il suddetto regno riconosce come valido il matrimonio contratto in paese estero fra due italiani e tra un italiano e un estero".





Che cosa dice l'art. 170 del Codice Napoleonico? E' qui accanto, chi lo vuole leggere può ingrandire la figura cliccando con il mouse.

Il Maire continua:

"Il codice suddetto dunque autorizza un' italiana a contrarre matrimonio in un paese estero: la Tondini dunque ha validamente e lecitamente contratto il suo matrimonio qui, giacché vi ha fatto precedere tutte le pubblicazioni nel Comune di S.Martino, suo domicilio, e tutte le altre formalità volute dal citato art.170. Noi pertanto qui siamo nel caso di una italiana che contrae matrimonio in un paese estero  e non di un forestiero che voglia contrarlo nel Regno d'Italia (leggi la norma qui accanto).



Clicca sulle immagini
per avere
una comoda lettura



Non vedo pertanto per quale ragione un parroco Italiano debba avere difficoltà ad amministrare il sacramento ai due contraenti. Sottopongo questi rilievi all' illuminato suo discernimento, Veneratissimo Monsignore, e aggiungo inoltre che questa qualifica di estero non è forse interamente giusta tra Italiani e Francesi, che tali sono ora i Toscani.

Uno è il Sovrano, uno il Codice Civile da cui appunto si regolano atti simili, in ambedue gli stati; io bramerei per quanto possibile di non dover render conto al mio governo di questo affare e dell' incaglio che ho trovato giacché troppo sarei dolente se questo accelerasse lo smembramento di quella Diocesi e parrocchia, che avendo i Vescovi e i Parroci residenti fuori dall' Impero hanno poi dei sottoposti fra i sudditi dell' Impero medesimo.
Il meglio accomodamento di questo affare sarebbe quello di autorizzare questo sig. Arciprete di Marradi, parroco dello sposo, ad amministrare egli il sacramento ai due sposi, nel qual caso io li assicuro che l'interesse del parroco di S.Martino non resterà per niente pregiudicato. La supplico alfine di accelerare la risoluzione di questo negozio giacché il ritardo disastra moltissimo quel povero contadino, che è lo sposo, e a cui fa bisogno di avere la moglie a casa, per le imminenti faccende della seta e altre.
E nella lusinga di tal grazia con il più distinto ossequio le bacio le sacre vesti nell' atto che ho l'onore di confermarvi.
fatto a Marradi, 30 aprile 1809       Le maire Remigio Fabroni


Fonte: documenti dell'archivio storico di Marradi, filza 659 miscellanea

sabato 19 gennaio 2019

1810 Le Ordinanze Prefettizie del Dipartimento dell'Arno

Rassegna delle disposizioni
del Prefetto
di Firenze da applicare
anche a Marradi
ricerca di Claudio Mercatali



Il 25 maggio 1808 l’ex Granducato di Toscana, che i Francesi avevano ribattezzato  Regno d' Etruria, fu annesso alla Francia e diviso in Dipartimenti, a loro volta divisi in Arrondissement. Il Dipartimento dell’ Arno comprendeva gli Arrondissement di Firenze, Arezzo, Modigliana (per tutti i comuni della Romagna Toscana) e Pistoia. Che lo volessero o no, i toscani divennero cittadini francesi a tutti gli effetti.

In rosa: i territori annessi alla Francia.




Nell’ordinamento Francese, allora e anche oggi, c'è la figura fondamentale del Prefetto, rappresentante ufficiale del governo, che emette le Ordinanze Prefettizie, obbligatorie per i Sindaci.
Il Prefetto del Dipartimento dell’Arno dava disposizioni abbastanza perentorie agli Arrondissement e ai Comuni, fra i quali c’era anche Marradi. Queste che seguono sono appunto le Ordinanze prefettizie del 1810, che le Maire di Marradi (= il sindaco) dovette applicare.


Il Prefetto
in uniforme (fine Ottocento).




Dopo la caduta di Napoleone il  Regno di Sardegna mantenne la figura del Prefetto, che passò al Regno d'Italia nel 1861, quando la legislazione piemontese fu estesa a tutto il territorio nazionale. La legge del 20 marzo 1865, n. 2248 recita:

"Il Prefetto rappresenta il potere esecutivo in tutta la provincia; esercita le attribuzioni a lui demandate dalle leggi, e veglia sul mantenimento dei diritti dell'autorità amministrativa elevando, ove occorra, i conflitti di giurisdizione ...; provvede alla pubblicazione ed alla esecuzione delle leggi; veglia sull'andamento di tutte le Pubbliche Amministrazioni, ed in caso d´urgenza fa i provvedimenti che crede indispensabili nei diversi rami del servizio; sopraintende alla pubblica sicurezza, ha il diritto di disporre della forza pubblica, e di richiedere la forza armata; dipende dal ministro dell'Interno, e ne esegue le istruzioni".

Oggi le funzioni del Prefetto sono cambiate e senza fare ora un corso di diritto quelle più importanti le possiamo riassumere circa così:
1  Il Prefetto ha responsabilità dell'ordine pubblico nella provincia (art. 13 della L. 121/1981) ed è  affiancato dal Comitato Provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Fino alla riforma prevista dalla legge n. 121/1981 dal Prefetto dipendeva il Questore.
2  Se ci sono motivi  gravi e urgente necessità può sospendere i sindaci, i presidenti delle province, i presidenti di consorzi e comunità montane, in attesa che il Ministro dell' Interno intervenga.
3  Può avviare la procedura per sciogliere i consigli comunali o provinciali e l'invio di un commissario in attesa del decreto del Ministero dell'Interno.
4  Sovrintende alla Protezione civile. Secondo la legge 24.02.1992, n. 225, predispone il piano per fronteggiare l'emergenza sul territorio della provincia.

 
1810 Febbraio
La nomina delle Commissioni anmministrative degli Spedali. Per Marradi ci sono anche Luca Fabbroni e Giuseppe Pescetti, due dei fondatori dell'Ospedale San Francesco.


1810 Febbraio

Lo stabilimento degli Ufizj di Beneficienza.

Erano degli organi caritatevoli per i miserabili. Il primo della lista è Lorenzo de' Pazzi, l'arciprete.



Marzo e Aprile

Il giorno 22 aprile sono previste le nozze di Napoleone.



I





L'Impero stabilisce che il giorno sia festivo e per gioire assieme all'Imperatore il Prefetto chiede che quel giorno siano celebrati tanti matrimoni ...

  


  
Chi accetta di sposarsi il 22 aprile avrà un contributo di 600 Franchi
 Aprile

La Tariffa per gli Agenti del Fisco
(I Percettori delle tasse) è fissata in 5 cent. di aggio su ogni bolletta.
Giugno
Vengono nominati i Commissari per le vaccinazioni. Per Marradi ci sono: le Maire Remigio Fabroni e il dr. Ciaranfi, chirurgo dell' Ospedale San Francesco . 
Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire
Novembre
Arriva la nuova suddivisione in Arrondissement della Toscana.
dicembre
Nuove tasse in arrivo. Il dominio napoleonico applicava di continuo nuove imposte soprattutto per finanziare le continue guerre di Napoleone e per questo era poco amato qui da noi.

venerdì 7 dicembre 2018

Le Maire di Marradi


Quando Marradi
faceva parte
dell'Impero Francese
ricerca di Claudio Mercatali

 

Le Maire in Francia o il borgomastro in Belgio e altrove, è l'equivalente del nostro Sindaco, però con maggiori poteri. Anche il Comune di Marradi, per circa cinque o sei anni, venne amministrato da un maire.

Successe dal 1808 al 1814, durante il periodo napoleonico, quando la Toscana fu annessa all'Impero Francese ed entrarono in vigore qui da noi gli ordinamenti transalpini. L'unico maire di Marradi fu un certo Remigio Fabroni e non ebbe un successore, perché Napoleone cadde e tornarono in vigore le leggi del Granducato di Toscana, che non prevedevano un maire ma un gonfaloniere.

Remigio era un signore che scriveva molto e bene, era un po' polemico nelle sue richieste, e per vezzo non si firmava quasi mai. Le sue lettere hanno solo l'intestazione "Maire di Marradi" o "Al Prefetto di Firenze" e danno per scontato che si riconoscesse la sua grafia e che il maire era lui. Che cosa successe a Marradi nei cinque anni in cui il paese fece parte dell'Impero Francese? Le maire Remigio dovette far fronte a una serie di situazioni incredibili. Leggiamo ...
 
19 luglio 1809
 
Nel 1809 il Comune di Marradi era poco sicuro, perché il confine con l'agitata Romagna del primo Ottocento, che faceva parte di un altro stato, veniva spesso oltrepassato da "insorgenti". Chi erano costoro? Era gente varia: ribelli anti napoleonici, disertori, renitenti alle leve francesi, sbandati ...



Sig. Direttore della Polizia e Sig. Prefetto

Oggi verso le ore sette pomeridiane sono corsi qui in fretta il tenente d'ordine della Dogana di Popolano ed il Cancelliere di questa Giustizia di Pace ad annunziare che un preposé (in italiano un preposto, un doganiere) aveva riferito che una grossa banda di insorgenti si avanzava verso questo paese. La costernazione è stata somma, ma uguale si è dimostrato il buono spirito degli abitanti e il loro attaccamento al Governo. Sembra certo che la voce suddetta non abbia avuto altro fondamento che l'ubriachezza del suo preposé. Qui tutto è tranquillissimo ...



L'Italia sotto Napoleone (1809 - 1814). In chiaro i territori uniti alla Francia.
In grigio i territori del Regno d'Italia e di Napoli.

 
 

 Non era vero niente. C'era in giro la banda del bandito Burìga, però chiamare i soldati francesi sarebbe stato peggio. Chi era questo Buriga? Per saperlo si può leggere l'articolo pubblicato nel luglio 2010 su questo blog. Dunque non si poteva far finta di niente e Remigio scrisse quest' altra lettera al Prefetto:
 

21 Luglio 1809 I Banditi

Al Sig. Prefetto e al Sig. Direttore Generale della Polizia in Toscana, Firenze
 
Dall'accluso Processo Verbale rileverete che ieri si è fatta vedere, dall'estremità di questo comune dalla parte del Regno Italico (... dalla Romagna) una banda di uomini armati la quale però ha fatta un'apparizione momentanea ...



 4 Agosto 1809   San Napoleone

Il nome Napoleone mancava di un onomastico, che poteva servire per il culto della personalità. Nel 1805 il cardinale Caprara, consultando il Martirologio, trovò al 2 maggio la memoria dei santi martiri di Alessandria, tra cui un certo "Neopolus", parola che assomigliava a "Napoleo". Così, l'ignoto san Neopolo venne ribattezzato san Napoleone.
La memoria del santo fu spostata dal 2 maggio, data del suo martirio, al 15 agosto, compleanno dell' Imperatore. Che cosa non si fa per accontentare il despota!



L' 11 agosto 1809 la festa del "santo" il Prefetto scrisse al Vicario maire di Marradi perché organizzasse le opportune celebrazioni, e così Remigio dispose che i marradesi alle cinque del pomeriggio di ferragosto andassero alla chiesa arcipretale dove si celebrò una messa solenne con tutti i preti. Ecco qui accanto il resoconto del fatto ...
 
Sig Vicario di Marradi
 
Il Decreto Imperiale del 29 febbraio 1806 all'art. 3 prescrive che nella celebrazione della Festa di San Napoleone del 15 agosto di ciascun anno un ministro del culto pronunzierà davanti alla processione un discorso analogo alla circostanza ...
 
 
 
 

Ottobre 1809 Il disertore

Napoleone era saldo al potere ed era prevedibile che Marradi sarebbe rimasto per sempre nell' Impero. Remigio per adeguarsi ai tempi cominciò a scrivere al Prefetto in francese. Ecco qui accanto una corrispondenza, scritta in un francese un po' nostrano, in cui le Maire dà notizie di uno dei tanti coscritti disertori ...
Ms le Prefet
Jai le deplaisir de voir par votre lettre ...


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se vuoi  una comoda lettura






 Il prefetto non gradì per niente lo sgrammaticato francese di Remigio e gliela restituì ... però nemmeno lui era un gran che a scrivere ...
 
Sig. Sindaco di Pace di Marradi
 
Vi ritorno la vostra lettera acciò mi facciate il piacere di farmene una traduzione perché è scritta in una lingua che rassomiglia in qualche parola il francese ma che assolutamente non è il francese che ho studiato ...
 
 
 
 
 
Accanto: i coscritti in una rievocazione storica a Tolentino

 
Aprile 18010  I coscritti

I Francesi portavano idee nuove, la modernità, la liberté, l'egalité, la fraternité, ma qui da noi erano poco amati, perché con loro arrivavano anche tante tasse per le spese di guerra e la coscrizione, cioè l'obbligo di arruolarsi negli eserciti dell' Impero. Con Napoleone la guerra si faceva davvero, di continuo e dappertutto in Europa e i marradesi non erano per niente contenti di essere "coscritti" cioè richiamati alle armi, però non era facile sottrarsi. Ecco un elenco di coscritti dell'anno 1810.
 
 

 

 

Aprile 1810 Il matrimonio dell'Imperatore

Il primo aprile 1810 Napoleone sposò Maria Luisa, figlia dell' Imperatore d'Austria. Il Prefetto da Firenze ordinò di gioire e Remigio organizzò una festa, con la distribuzione di pane a cento poveri, l'albero della cuccagna in piazza, una festa da ballo in comune e altro ancora, come si legge nel bando qui accanto ...

 Le maire della Comunità di Marradi ai suoi Amministrati
 
Un avvenimento quanto impensato, altrettanto fecondo delle più lusinghiere speranze il Matrimonio, cioè, di Sua S.M. l'Imperatore e Re Nostro Sovrano risvegliar deve in ogni cuore la riconoscenza e la gioia.
Penetrato da tali sentimenti il maire predetto per vie più inspirali altrui intende al Decreto del Sig. Prefetto del Dipartimento dell'Arno de 4 aprile 1810 e alla di Lui lettera del 16 detto.
Gode di annunciare che domenica prossima 29 aprile è il giorno destinato a festeggiare in questo Comune l'augusta unione foriera di pace e di felicità.
La mattina pertanto circa le ore undici Cento Poveri riceveranno una distribuzione di pane onde esultino essi pure in un giorno si lieto ...
 

 
 
Accanto:
il Re di Roma

 


Marzo 1811
Il Re di Roma

Napoleone ebbe un figlio da Maria Luisa d'Asburgo, detto il Re di Roma. Il suo vero nome era Napoleone Francesco Giuseppe Carlo Bonaparte o Napoleone II (1811 - 1832). Nei giorni seguenti la nascita, come al solito, il Prefetto scrisse al Maire di Marradi perché la popolazione fosse informata e gioisse. E il copione si ripeté: elemosina ai poveri, messa solenne e fuochi d'artificio, come si legge in questo bando ...
Però a parte tutto questo nel periodo napoleonico vennero introdotte importanti riforme. I privilegi degli ordini religiosi furono aboliti e i monasteri soppressi, compreso quello delle Domenicane di Marradi, che furono espropriate (e depredate) di tutto.
Il nuovo Codice Napoleonico abolì quasi tutte le vecchie leggi granducali e introdusse il matrimonio civile e il divorzio, destando scandalo. Ognuna di queste novità ebbe un effetto a Marradi, ma ora non è il caso di parlarne per non allungare troppo questa ricerca.
 
 
1 luglio 1810  
La "denuncia dei redditi"
 
Fra le tante riforme napoleoniche c'era anche quella della pubblica amministrazione e il maire, con i suoi consiglieri, venne obbligato a pubblicare i propri redditi.
Fu così che Remigio Fabroni, abituato per tradizione di famiglia a stare un po' al di sopra delle leggi, dovette rassegnarsi a rendere pubblici i suoi redditi.
Però trovò uno stratagemma per non farlo, e infatti nel documento qui accanto ci sono le rendite di tutti i consiglieri ma non le sue. Come fece? Dichiarò nel documento che i suoi beni non erano definibili perché indivisi con quelli di suo fratello Antonio. Il compito di controllore di se stesso era difficile anche allora.
  

 

 

16 marzo 1814 La disfatta
Tutte le fortune politiche toccano un vertice e poi scendono e quella di Napoleone non fu da meno.
Dopo la disastrosa campagna di Russia l'imperatore fu sconfitto a Lipsia, alla metà di ottobre del 1813, e confinato in un primo tempo all' isola d'Elba.
Quando arrivò la notizia del disastro di Lipsia l'Armée d'Italie si sfasciò e i soldati disertarono in massa vendendo le armi. Il viceprefetto di Firenze (il Prefetto si era defilato) mandò un bando a Marradi, nel quale si offriva un premio ai cittadini che riconsegnavano alle autorità le armi abbandonate.

Il documento è qui accanto.
 
STATO MAGGIORE GENERALE Ordine del giorno
 
Un gran numero di soldati italiani e di disertori napoletani rientrati nei loro focolari con armi e bagagli si sono disfatti delle prime vendendole a prezzi vili agli abitanti delle terre occupate ...
 
L'ultimo tentativo di rifare l'Impero fallirà a Waterloo il 18 giugno 1815.
 

Ottobre 1814
Il ritorno del Granduca

L'epoca napoleonica finì così, e tornarono i vecchi regnanti. Ferdinando III di Lorena rientrò in Toscana nel settembre 1814. I marradesi avevano un buon ricordo di lui e forse non furono scontenti. In Comune venne allestita una cerimonia di giuramento di fedeltà al Sovrano, un po' mesta a dire il vero, che si svolse come si legge in questo documento.

A Sinistra: Il giuramento

... Sarà preparata una stanza, con un tavolino con tappeto sopra del quale la và collocato il ritratto del Sovrano ...

 
Ferdinando III di Lorena

 

La calligrafia non è quella di Remigio, perché non ha le esse con lo svolazzo. Evidentemente le Maire aveva pensato di sparire per qualche tempo. Però non ci furono vendette, perché il Granduca amnistiò tutti.
 

Fonti: Documenti dell'Archivio storico del Comune di Marradi. Si ringrazia l'archivista Mario Catani per l'indispensabile aiuto dato.
 

mercoledì 29 gennaio 2014

1808 La soppressione del Monastero delle Domenicane di Marradi


Un editto i Napoleone
abolisce i conventi

ricerca di Claudio Mercatali




Il ponte sul Lamone 
e  il Convento nel 1801




Nel 1796 Napoleone conquistò l’Italia e dopo qualche anno fondò la Repubblica Cisalpina. Tutti i vecchi sovrani furono cacciati e anche il Granduca di Toscana dovette lasciare Firenze. Dal 1799 al 1807 il Granducato si chiamò Regno d’Etruria. Le vicende di quegli anni furono tumultuose e sarebbe difficile riassumerle qui. In sostanza l’inizio del periodo napoleonico segnò una vera rivoluzione politica e di costume, con tante leggi nuove. Una di queste aboliva i privilegi della Chiesa e i monasteri, con una procedura dura e spicciativa.

Vediamo che cosa successe al Monastero delle Domenicane di Marradi, secondo il racconto dello storico Carlo Mazzotti: “ … il giorno 13 giugno 1808 il Commissario governativo dell’ Amministrazione generale della Toscana, procedeva all’inventario dei beni immobili del monastero e poco dopo si venne alla confisca del patrimonio e all’abolizione del convento...”

E le suore? “ … Quando il convento fu abolito le Religiose dovettero far ritorno alle loro famiglie. Alcune furono accolte presso famiglie distinte del paese. Si narra che quando le famiglie vennero a riprendere le loro figlie la Superiora, lasciata la chiave nella porta di clausura, si ritirò nella sua cella per non essere spettatrice di tali strazianti partenze …” .


E il convento? “ … Il Convento fu venduto, il 15 ottobre 1810 per lire 2500, ad un certo Francesco Ravagli di Marradi, il quale per ricavarne qualche utile lo affittò ad alcuni inquilini”. Costui era il nonno di Ottavio Ravagli, per tanti anni gestore di un tabaccheria al centro del paese.


Sopra: il giardino interno
Sotto: La parte detta “Ort del Mong”.



L’epoca napoleonica fu una tempesta. Gli editti di Napoleone avevano immediata efficacia ed erano applicati senza indugio. Dunque per le monache non ci fu nulla da fare e furono sfrattate ed espropriate di ogni bene. Diciamo pure che furono depredate di tutto. Il dramma per loro, che erano di clausura, era soprattutto il fatto che dovettero tornare alla vita quotidiana, di tutti noi, senza conoscerla e senza saper fare un mestiere. Questo per sette lunghi anni, cioè finché durò il Regno d’Italia napoleonico.  




Alla caduta di Napoleone (1815) 
successe che:

“ … non appena piacque a Dio di ridonare la pace alla Chiesa, esse si affrettarono a riacquistare il loro convento e a ritornare alla pace della vita claustrale. Fu la superiora Teresa Margherita Torriani, di Marradi, a recarsi alla Corte di Firenze (quella del Granduca che nel frattempo era tornato) a perorare la causa del Monastero e a riacquistarlo per il prezzo stesso per il quale era stato venduto… non tutte fecero ritorno, perché alcune, nelle angosce dell’esilio, erano volate al cielo; due, insofferenti di rimanere più a lungo nel mondo, erano entrate nel Monastero delle Domenicane della Crocetta, a Firenze, ove continuarono a permanere fino alla morte …”




La pianta del monastero nel catasto
leopoldino (1822).



Le Domenicane di Marradi furono brave e intraprendenti e riuscirono a rientrare in possesso dei loro beni. Non fu così per tutte le suore.

Per esempio quelle di Tredozio:
 “ … le Religiose tornate nella Comunità furono 31, ma fra loro vi erano alcune Domenicane del convento di Tredozio, le quali non videro più ritornato a nuova vita il loro Convento dopo la raffica napoleonica. Queste portarono nel Convento di Marradi, spoglio di tutto, molte mobilia, utensili da cucina, panche del coro, le tavole del refettorio, le campane della chiesa, eleganti e preziosi paramenti sacri, scampati alla confisca...”.

IL CONVENTO DI TREDOZIO
Il convento Domenicane di Tredozio, fu venduto nel 1840 ai Fabroni
di Marradi ed è stato acquistato dal Comune di Tredozio nel 1986.

Dopo la caduta di Napoleone una parte del patrimonio dei Vallombrosani della Badia di Susinana fu concesso alle suore di Marradi. Con le nuove rendite fu costruita la chiesa del Monastero, la “gisa del mong”. Quella precedente era pericolante. A ricordo fu posta una lapide all’ ingresso:

Questa chiesa
dedicata a Maria V. madre di Dio
che il tempo edace
aveva reso labente
e le pie monache
del patriarca S.Domenico
fecero di nuovo costruire
ed abbellire
fu consacrata con solenne rito
il 21 ottobre 1838
 da Mons. Giovanni Alberto Folicaldi




La sottopriora del Convento, suor Margherita Torriani di cui abbiamo detto prima, guidò con polso fermo la ricostituzione e pur di avere indietro i beni del convento accettò l’obbligo di far scuola alle figlie del popolo, cioè capì che era necessario darsi anche un’utilità sociale, pur rimanendo di clausura. Inoltre non accettò la supervisione dell’Arciprete sulle faccende del Monastero, così come era stato per più di duecento anni.
L’arciprete di Marradi, un certo don Lorenzo de’ Pazzi, il 3 febbraio 1817 si lagnò di questo con il Vescovo:
 … Non essendo a mia notizia se sia ripristinato nelle debite forme questo Convento, ricorro all’ Eminenza Vostra per intendere come mi debbo regolare circa i diritti parrocchiali relativi a detto Convento, tanto più che ora sta per morire una monaca, della quale io non ne sono stato informato per somministrarle i Sacramenti. Se questo Convento adunque è esente dai diritti parrocchiali, come sembra che creda l’attuale custode don Giovanni Fabroni, il quale nella notte di Natale cantò messa a porta aperta, anzi nell’atto stesso che si cantava nella parrocchiale … attendo dell’E.V. le opportune istruzioni…”.
In sostanza il buon Arciprete si lagnava della perdita “dei diritti parrocchiali” e di una certa “concorrenza“ che le suore gli stavano facendo con queste forme di apertura verso l’esterno.

E il Vescovo gli rispose: … non è così facilmente definibile quali siano le debite forme perché un convento abbia a dirsi ripristinato se principalmente si abbia a riguardo alle attuali circostanze. La Clausura ristabilita, la Superiora dichiarata, la Disciplina prescritta possono riguardarsi come dati, nel caso, bastanti… Confido nella saggia di Lei prudenza che vorrà prestarsi a queste mie viste e protestandole la mia distinta stima”.
 



Perciò il vescovo disse che il Monastero poteva andare bene così e da allora l’arciprete non fu più automaticamente il Confessore delle monache. Insomma il monastero riaprì in una forma che potremmo dire un po’ più aggiornata e aperta verso l’esterno con la chiesa fruibile anche per il pubblico, con il coro delle monache durante la messa, l’educandato, la scuola di cucito, e soprattutto con l’obbligo di istruzione delle bambine. E dunque in fondo anche il terremoto napoleonico ebbe qualche utilità per le monache e non passò invano.


Fonte Carlo Mazzotti Il Monastero delle domenicane di Marradi,  Lega srl, Faenza 1960







mercoledì 10 agosto 2011

1799 - 1800 Arrivano i Francesi

Comincia il periodo napoleonico
anche a Marradi
di Claudio Mercatali



Gli anni 1799 e 1800 furono densi di avvenimenti anche a Marradi, che si possono ricostruire con i documenti dell’ Archivio storico del Comune e con i bandi che venivano affissi ai muri, in giro per il paese. Nel marzo 1799 i Francesi occuparono Firenze e il Granduca lasciò la città. Si formò un Governo Provvisorio, accolto in modo tiepido dalla gente, perché Ferdinando III aveva governato bene e il popolo non gradì il cambiamento. Ebbe inizio una politica più libertaria, più moderna, con le idee rivoluzionarie che i Francesi portavano ovunque arrivassero.
Questa prima occupazione francese durò poco, e il Governo Provvisorio toscano fu veramente tale. Infatti dopo due mesi gli Austriaci reagirono e vinsero una decisiva battaglia a Cassano d’Adda e l’Armata francese in Italia si sfasciò. Si tornò al vecchio Governo Granducale. I bandi dell’Archivio storico di Marradi descrivono bene la Restaurazione:

  • 9 luglio 1799 da Firenze fanno sapere che c’è in giro un gran numero di soldati francesi sbandati e potrebbero esserci dei problemi di ordine pubblico.
  • 21 luglio si comunica ai marradesi che “le Maire”, ossia il Sindaco nominato dai francesi è decaduto e si formerà una nuova amministrazione, secondo la legge Granducale del 1774 vigente prima dell’invasione.
  • 23 luglio un bando rimette al proprio posto tutti i dipendenti del Comune e i funzionari granducali che erano stati cacciati dai Francesi.
  • 1  Agosto il bando qui accanto vieta di trattare male i francesi e i militi della Repubblica Cisalpina che si sono arresi.

La prima occupazione francese creò molto scontento fra la gente. Ecco qui sotto un manifesto sca­rabocchiato da un marradese fedele al Granduca che con un fumetto fa dire all’ immagine francese della Libertà seduta: “Star ritta io più non posso” (clicca sull'immagine per ingrandirla). Il Granduca colse bene questo stato d’animo popolare ma cercò in ogni modo di evitare le vendette. Il grande pregio dei Lorena era proprio la tolleranza. Poi a Marradi si fece il conto dei “danni di guerra”. Qui da noi non ci furono battaglie, ma secondo l’uso dell’ epoca i Comuni dovevano sostenere il costo delle truppe in transito.

 Marradi dovette spendere per alloggiare i “liberatori” francesi e, dopo due o tre mesi, anche per i “liberatori” al servizio del Granduca, che avevano cacciato i Francesi, come si vede nella fotografia qui di seguito. Il conto fu salato. Il capitano francese dei Dragoni, un certo Pellisson, presentò un conto di 450 lire, per le vettovaglie, le biade e il fieno per i cavalli. Con le “Truppe aretine”, cioè con i controrivoluzionari fedeli al Granduca andò peggio ancora e si spesero 848 lire.
Siccome le disgrazie non vengono quasi mai una alla volta, nell’estate 1799 scoppiò un’epidemia di afta epizootica, che è una malattia infettiva dei bovini e temibile anche per l’uomo. Così i marradesi, con pochi soldi e quasi in carestia arrivarono alla fine dell’anno.


 Il rendiconto delle spese sostenute 
dal Comune di Marradi

Per questo il macellaio Giovanni Bombardini si premurò di scrivere alle autorità per avere l’appalto della macellazione anche per l’anno successivo:

“Sig. Amministratore generale delle Tasse di macina e macelli, Giovanni del fu Paolo Bombardini, proventuario del sigillo delle carni nel sito del Comune di Scola di Marradi (S.Adriano) espone alla Signoria vostra come egli abbia sempre venduto buone carni e al più discreto prezzo, per la qual cosa fa reverente istanza perché gli sia concesso il sigillo delle carni anche per l’anno 1800".
Io Giovanni Bombardini, per non saper scrivere prego 
il sig. Francesco Pescetti (notaro) a sottoscrivere quanto sopra. 
21 ottobre 1799

Il cibo scarseggiava anche per i ricchi:
“Sig.. Vicario Regio, le accompagno la supplica di Domenico Ceccherini e d’altri di Marradi con la quale si domanda qualche provvedimento suo perché in codesto luogo è difficoltoso l’acquisto di generi di prima necessità anco con il denaro in mano…”                                          24 gennaio 1800

LE CAMPAGNE DI NAPOLEONE IN ITALIA
· Prima occupazione (marzo 1799) I Francesi occuparono la Toscana, e il granduca Ferdinando III lasciò Firenze. Napoleone era in Egitto, e approfittando della sua assenza, Austria, Turchia e Rus­sia si coalizzarono e i Francesi, guidati dal generale Moreau, il 27 aprile 1799 furono sconfitti a Cassano d’Adda.

· Seconda occupazione (anno1800) All’inizio dell’anno 1800 Napoleone tornò dall’Egitto e assunse poteri dittatoriali. Scese di nuovo in Italia e il 14 giugno a Marengo sconfisse duramente gli Austriaci, ricostituì la Repubblica Cisalpina e riconquistò Toscana e Piemonte.

Napoleone era bloccato in Egitto e la breve stagione dei sogni rivoluzionari in Italia pareva proprio finita. Quasi nessuno era disposto a scommettere sul ritorno dei Francesi. In quei giorni il signor Lodovico Fa­broni, presentò domanda per essere assunto:

“ … desidero far presente l’età, condizione, studi e capacità del sig. Lodovico Fabroni che con le annesse preci domanda un posto di Aiuto nella Cancelleria Comunitativa; e lei sa come, dopo l’invasione delle Truppe Francesi in Toscana, detto postulante abbia nutrito sentimenti di attaccamento al proprio Sovrano”. 
In attenzione di tali notizie mi confermo suddito vostro  
31 dicembre 1799

Però la storia andò diversamente. Nei primi mesi dell’anno 1800 Napoleone sfuggì al blocco navale inglese, tornò in Francia, discese in Italia con un nuovo esercito e inflisse agli Austriaci una sconfitta dura e definitiva a Marengo, in Piemonte. Dunque il Granduca fuggì di nuovo e tornarono i Francesi, che questa volta, presente Napoleone, avevano un altro pìglio. Chissà se Lodovico Fabroni riuscì a farsi assumere dopo aver scritto la sua lettera. I nuovi bandi, in francese e in italiano, hanno un linguaggio rivoluzionario e perentorio. I Marradesi, nell’anno 1800 lessero “liberté” ed “egalité” nei muri del paese (e dopo un po’ anche le immancabili richieste di soldi per mantenere le truppe francesi). Poi piano piano tornò la normalità. Era cominciato il periodo napoleonico e il Granducato di Toscana cambiò nome in Regno d’ Etruria.


Da Firenze arrivò l’avviso che c’erano in giro dei soldi falsi:
“E’ pervenuta notizia che circolino monete da un Paolo false. Si rende necessario che i Cassieri, senza mettere il pubblico in diffidenza verso le monete vere, stiano oculati a non ricevere in paga­mento dette monete …”.        5 maggio 1800


Due manifesti affissi 
dai Francesi a Marradi


Da Modigliana arrivò un conticino da pagare in contanti al camarlingo (cioè all’esattore):
“La Comunità di Marradi deve a questa Comunità (Modigliana) la somma di lire 5 e 14 a rimborso di vitto e medicine somministrati nel carcere di questo tribunale a Francesco Cappelli di Popolano onde per cui sua Eccellenza si compiaccia di far avere detta somma nelle mani di questo Camarlingo comunitativo”.
Dal Comune di Modigliana 15 agosto 1800

Arrivò il nuovo maestro:
“…Mi è pervenuta oggi 3 settembre l’umanissima lettera del Magistrato di Marradi con la quale si compiace di comunicarmi la delibera con la quale si degna di eleggermi alla vacante condotta di Belle Lettere. Nell’atto adunque di accettare ben volentieri la detta carica dichiaro che mi presterò con attenzione e zelo alla carica a vantaggio di tutta la gioventù”.
Con il più ossequioso rispetto, 3 settembre 1800 Giovanni Sartoni

Arrivò anche il nuovo medico condotto:
“Venuto nella risoluzione di avanzare la mia istanza al Magistrato di Marradi per la Condotta di medico in questa Terra, invio a questa Commissione alcuni attestati e il diploma. Mi riservo di trasmettere il numero di matricola del Collegio Medico di Firenze".  
5 ottobre 1800    Con il dovuto ossequio dott. Antonio Lelli

Non era semplice fare il medico condotto a Marradi e il dott. Lelli ben presto se ne accorse:
“Sono venuto nel capo di dovermi ritirare, con mio sommo rincrescimento, dalla concorrenza a codesta condotta di medico. I vantaggi che ho ritrovato altrove mi ci hanno portato. Io vado medico in altro luogo con la provvigione di lire 100 al mese, senza l’obbligo del cavallo, con distretto limitato, senza altro medico e con la speranza di non pochi altri incentivi, perché la campagna è ricca. Queste ragioni spero mi garantiranno presso di Voi dalla taccia di uomo instabile, che d'altronde poteva essermi data. Vi prego di leggere questa mia lettera alla Generale Adunanza".                
17 piovoso  (9 febbraio) 1801 dottor Antonio Lelli

Le date in calce ai bandi e a volte anche ai documenti sono un po’ strane, perché nel calendario francese, riformato ai tempi della Rivoluzione, era stato cambiato il nome ai mesi. Chissà che effetto avranno fatto queste novità ai marradesi di allora.

Il Calendario della Rivoluzione (adottato al posto del Gregoriano)

Autunno Vendemmiaio, Brumaio, Frimaio
Inverno Nevoso, Piovoso, Ventoso
 Primavera Germile, Fiorile, Pratile
Estate Messidoro, Termidoro, Fruttidoro
L’anno cominciava all’equinozio d’autunno, il giorno 1 vendemmiaio
(22 settembre). Gli ultimi 5 giorni, dopo il 30 fruttidoro
(16 settembre) erano i cosiddetti sanculottidi, dedicati:
1 alla virtù, 2 al genio, 3 al lavoro, 4 all’opinione, 5 alla ricompensa.
Il giorno in più del anno bisestile era per la Rivoluzione.

Negli anni 1799 - 1800 la gente aveva subìto la carestia e all’inizio del 1801 finalmente stava meglio. Perciò il Magistrato di Marradi (cioè il “sindaco”) chiese al Vescovo di Faenza di esentare la popolazione dal digiuno quaresimale visto che negli anni precedenti si era digiunato abbastanza. Il vescovo rispose:

“Persuaso del quaresimale indulto per uova, latticini e carni di ogni genere, come suol farsi uso nel corso dell’anno, ne ho avanzate le mie più fervide istanze al Santo Padre per ottenerlo. Qualora dal Medesimo l’avrò ottenuto, lo distenderò alla popolazione di Marradi e così mi compiacerò di coo­perare al vantaggio di codesta porzione della mia Diocesi, che me ne fa istanza”.
12 febbraio 1801    Il Vescovo di Faenza a Giovanni Evangelista Pratesi, Magistrato di Marradi

Così, con un po’ più di libertà e con molto pane in meno finì il Settecento a Marradi.


Fonti Archivio preunitario, filza 571 doc.12, 21, 23, 44, 53, 57, 155, 196, 228, 241, 260, 297, 322, 327, 359, 385 e altro. Si ringrazia il sig. Francesco Cappelli per i consigli dati.