Lanfranco Raparo, Marradi

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giovedì 6 aprile 2023

Castrum Treudacium


Il castello 
che sovrasta Tredozio
sopralluogo di Claudio Mercatali




Anche Tredozio aveva un castello, soprastante l'attuale abitato. Era un fortilizio dei Conti Guidi, passato a diversi signorotti e poi lasciato andare in rovina dopo l'arrivo dei Fiorentini (1428). E' la fine un po' triste degli edifici che non servono più e diventano un costo per chi li deve mantenere. Il fortilizio compare per la prima volta in un documento dell'anno 925 e poi nel Diploma dell'imperatore Federico II che lo concede in signoria ai Guidi di Modigliana.



Il diploma di Federico II nella trascrizione conservata all'Archivio di Stato di Firenze




Nella sua secolare storia il castello non fu coinvolto in nessun episodio importante di storia, ma fu al centro di una lunga serie di scontri e dispute, specialmente fra i vari personaggi della famiglia Guidi o fra i loro rivali.

Lo studioso Carlo Martelli nel suo libro Tredozio ieri e oggi ci spiega ogni cosa e saremo senz'altro edotti dei fatti se ci affidiamo a lui.




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In un disegno di Romolo Liverani (metà dell' Ottocento) il castello compare già in rovina ma con la struttura principale ancora in piedi. 


In una cartolina del 1923 il degrado appare già in stato avanzato.



... 1892 Alla distanza di 1 km circa ... dalla ... Terra di Tredozio ... sorgeva ... un fortilizio quasi del tutto smantellato e diruto a cavalcioni del principio della strada provinciale che s'avanza all' antico castello di Portico di Romagna ...




... La torre del castello sorgeva nel punto centrale dell' ottagono: alta 17m aveva sulla cima la campana ... per annunziare l'alba e il tramonto e l'arrivo dei nemici (questa campana fu portata a Tredozio nel 1702).
E noi aggiungiamo: nel 1943 fu donata alla patria per fonderla e costruire ordigni di guerra.












Dunque ora non rimane che salire alla sommità del poggiolo e vedere che cosa rimane del fortilizio. Si parte dal ponte di Tredozio che è all'inizio della strada per il Monte della Busca.

















giovedì 18 agosto 2022

La SOMS (1883) e la Cassa Rurale (1917) di Tredozio

Due Enti plurisecolari
a servizio della gente

Ricerca di Claudio Mercatali



Perché ora interessano le Associazioni storiche di mutuo intervento di Tredozio? La ricerca serve soprattutto per completare il quadro di insieme di queste Società attive per lungo tempo dalla fine dell' Ottocento o dai primi del Novecento in tutti i paesi del nostro territorio: Marradi, Palazzuolo, Brisighella, Fognano, Modigliana. A quel tempo gli interventi dello Stato nel sociale lasciavano molto a desiderare e i cittadini si erano organizzati per provvedere in prorio.

La storia dell'associazionismo storico è lunga, intricata, interessante e non è il caso di affrontarla qui ma in linea di massima si può dire che le iniziative più incisive furono condotte dai cattolici, con la fondazione delle Casse Rurali e dai laici con la fondazione delle Società cooperative di Mutuo soccorso. Questa che segue è la storia delle Società di Tredozio che, caso unico qui da noi, sono attive ancora oggi, anche se modificate e aggiornate rispetto alle origini. Leggiamo che cosa dice Carlo Martelli nel suo libro Tredozio ieri e oggi:


1883 Viene fondata la SOMS (Società di Mutuo Soccorso)



Il giorno 30 gennaio 1883 alle ore 7 1/2 pomeridiane nel corso di una adunanza tenuta in una casa del signor Giovanni Ghetti ...




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... Nella Adunanza straordinaria del 2 giugno il Presidente fece presente che avendo ricevuto invito dal Circolo Repubblicano Giuseppe Mazzini di Modigliana per partecipare alla commemorazione del primo anniversario della morte di Giuseppe Garibaldi a cui prendon parte tutte le associazioni democratiche e al riguardo sotto la sua responsabilità, ha accettato l'invito medesimo ...







... Inoltre dallo Statuto Sociale si rileva che ... non avendo la Società politici patteggiamenti è vietata nel suo seno qualsiasi discussione o spesa che ad essi si riferisca ...


... il contributo settimanale per tutti i Soci indistintamente è di cent. 15 per gli uomini e 10 cent. per le donne ...

















1917 Viene fondata la Cassa Rurale e Artigiana




... Il 4 luglio 1917 con Atto del notaro FIlippo Mazzotti si costituì la Cassa Rurale Cattolica di San Michele in Tredozio ...



12 dicembre 1971 Si inaugura la nuova sede della Cassa Rurale


Nel 1969 la bancavenne fusa con la Cassa Rurale e Artigiana di Faenza.














Per ampliare sul Blog

I post sulle società mutualistiche dei vari paesi vicni a Marradi sono nell' Archivio tematico alle voci: Comuni di: Brisighella, Marradi, Tredozio, Palazzuolo, o alle voci Comunità di: Biforco, San Martino in Gattara, Casaglia.

giovedì 12 agosto 2021

La SOMS di Tredozio

Breve storia di una Società
di Mutuo Soccorso
ricerca di Claudio Mercatali

Tredozio alla fine
dell' Ottocento



Dopo l’unità d’Italia varie categorie di lavoratori cominciarono ad organizzarsi per avere una assistenza medica, una cassa infortuni e un fondo pensione. Nacquero spontaneamente diverse società di mutua assistenza (SOMS) e la loro attività fu preziosa, visto che allora non c’era la Previdenza Sociale. 

Per regolare queste associazioni fu promulgata la Legge del 15 aprile 1886.  I primi dodici articoli sono qui accanto.





La gestione delle SOMS era quanto di più democratico si potesse avere e molti articoli della legge andrebbero bene anche oggi per le nostre associazioni senza fini di lucro.

Fra il 1870 e il 1885 furono fondate le Società Operaie di Mutuo Soccorso di Brisighella, Fognano, Marradi, Palazzuolo di Romagna, Modigliana e Tredozio.



Con il trascorrere dei decenni alcune SOMS divennero anche dei laboratori politici, soprattutto per i partiti della Sinistra, altre fondarono delle cooperative. Questo non era tollerabile per il Fascismo che infatti negli anni Trenta le abolì e inglobò i loro beni negli Enti del Regime. Negli anni Cinquanta alcune SOMS dopo azioni legali e politiche complesse, si ricostituirono e riuscirono a riavere dallo Stato le loro proprietà. In Italia 146 SOMS sono attive anche oggi e si occupano soprattutto di previdenza integrativa e di assistenza sanitaria, ma qui da noi riaprì solo la SOMS di Tredozio, che ora ci interessa.


La storia comincia agli inizi del 1883 quando un gruppo di benestanti del paese aprì il Circolo Democratico di Tredozio, una associazione composta soprattutto da mazziniani, repubblicani e in seguito anche da Socialisti, in netto contrasto con il clero locale . I più ferventi animatori furono Giovanni Ghetti e Pier Matteo Fabbroni, figlio del medico Giuseppe originario di Marradi e fratello della poetessa Virginia Fabbroni.


L’avvocato Luigi Bonfante, discendente di alcuni soci fondatori e autore di un saggio fondamentale su questa Società ci dice che in uno dei primi verbali del Circolo c’è scritto quello che si può leggere qui accanto:





Il socio onorario don Verità forse non fece a tempo a far visita alla SOMS perché era già malato e morì nel novembre del 1885. Al suo funerale la SOMS partecipò con la bandiera sociale, assieme alle altre associazioni del circondario, come si legge in questo articolo del settimanale faentino Il Lamone.


Era un rito civile, con le bande musicali dei paesi limitrofi, anche quella di Marradi, e il funerale di un prete senza preti già dà l'idea della situazione. Don Giovanni Verità era mazziniano, garibaldino, scomunicato, le chiese di Modigliana furono chiuse e le campane rimasero mute.


Dopo pochi mesi i soci del Circolo fondarono la SOMS, riconosciuta ope legis il 5 novembre 1886.






I fondatori rivendicarono spesso la primogenitura nei confronti dei nuovi iscritti, specialmente se cattolici e questo fu un grave errore, perché la casa della solidarietà non ha le porte. I toni furono a volte eccessivi, come si può leggere qui accanto.







I Soci fondatori ebbero un coinvolgimento forte in questa iniziativa e alcuni ricchi lasciarono in eredità una parte delle loro proprietà. Così fece Giovanni Ghetti, il più attivo fondatore della Società Operaia.






Il lascito consisteva in tre poderi, che sono subito dopo la attuale piscina comunale e una casa nel centro del paese.









Ghetti era stato assessore e sindaco di Tredozio e al suo funerale civile vennero anche dai paesi vicini, con una cerimonia simile a quello di don Verità. Anche questa volta partecipò una delegazione della SOMS di Marradi, che era già attiva da diversi anni, accompagnata dalla banda. 


Anche Francesco Frassineti fece una donazione alla SOMS. Come altri della sua famiglia era un fervente mazziniano e il rito funebre senza prete fu duramente commentata dal pievano don Antonio Tabanelli.




La SOMS ormai era uno dei riferimenti  per la solidarietà paesana e non mancava mai in caso di bisogno. Fu così anche in un tragico giorno dell' aprile 1895 quando una frana si staccò dalla pendice sopra la attuale piscina e travolse diverse case poderali.



Alla fine degli anni Venti, con l'avvento del Fascismo l'attività si ridusse molto e alla fine la Società fu sciolta d'autorità e i beni furono incamerati dalle organizzazioni del Regime. Però resistette fino al 1939 e fu l'ultima delle SOMS della nostra zona a cessare. Fu anche l'unica a ricostituirsi dopo la Seconda Guerra Mondiale e opera anche oggi. Ora che c'è l'INPS e la Cassa Integrazione che cosa fa? Leggiamo come si descrivono i soci attuali:




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C'è un futuro per le SOMS? Nella Finanziaria 2021 si prevede la loro trasformazione in ATS (Associazioni     del Terzo Settore) secondo una normativa in divenire sulla quale si sa ancora troppo poco.







Però la SOMS fondata dai laici non fu certo l’unica associazione attiva a Tredozio nel campo del sociale. Il paese era di profonda cultura cattolica e anche le famiglie benestanti più o meno legate alla Chiesa erano sensibili alle necessità dei poveri, come si può leggere qui accanto in questo articolo del settimanale faentino Il Piccolo, patrocinato dalla curia e dunque in permanente contrasto con il settimanale repubblicano Il Lamone. 

Inoltre a fine Ottocento il pievano don Antonio Tabanelli aprì un Circolo con un doposcuola e a sue spese costruì il campanile della chiesa di San Michele. Spesso fu anche in contrasto con quelli della SOMS per la diversa sensibilità che entrambi avevano sui temi sociali e di fede.
Nella prima metà del Novecento Jacopo Vespignani proprietario della fattoria La Collina, che si estende anche nella valle Acerreta fu per tanti anni sindaco democristiano e la piazza principale del paese porta il suo nome.

Per approfondire

Luigi Cesare Bonfante La Società di Mutuo Soccorso di Tredozio, un testo fondamentale.
La SOMS di Palazzuolo, nel blog 26.04.2018
La SOMS di Marradi, nel blog 28.10.2018
La SOMS di Brisighella, prossimamente.
La SOMS di Fognano.



martedì 28 gennaio 2020

Faustino Perisauli

Un arguto umanista del Cinquecento
Ricerca di Claudio Mercatali



Faustino Perisauli, umanista, nacque a Tredozio nel 1450 e morì a Rimini nel 1523. La sua opera più nota è il De triumpho stultitiae, un poemetto in esametri latini edito postumo nel 1524, composto forse tra il 1480 e il 1490, che ha delle somiglianze con l' Elogio alla follia di Erasmo da Rotterdam (1511).
Giovanni Papini, noto qui da noi per le vicende legate allo smarrimento del manoscritto di Dino Campana, aveva notato che l'opera del Perisauli "ricorda nella generale intelaiatura l'operetta Erasminiana". Erasmo venne in Italia nel 1506 – 1509 e forse lesse gli scritti ancora inediti di Perisauli.



Di certo il piccolo Fausto, prete di Tredozio, (così viene descritto dai contemporanei) precedette Erasmo con piacevole arguzia. E’ altrettanto certo che Erasmo aveva uno stile migliore di Faustino e non è certo che avesse preso ispirazione da lui. Questa che segue è una parte del secondo libro, dei tre che compongono il De Triumpho.

 
Faustino ed Erasmo da Rotterdam in una scultura di Leonardo Poggiolini, Piazza J.Vespignani, Tredozio.


Perché interessarsi a Faustino Perisauli? Questo scrittore, Silvano Razzi, suo fratello Serafino, Bartolomeo Mariscotti e Orlando Pescetti sono scrittori del Cinquecento e del Seicento nativi delle nostre zone, che dimostrano come la cultura fosse ben radicata qui in queste parti dell’appennino. Leggiamo:

L'arte medica è un mestieraccio. Il Dottore studia, si aggiorna, si ingegna e poi se l'ammalato peggiora e muore la gente dice:

... I medici non sanno ed è logico, perché anche loro si ammalano ... Tutta questa fatica e questi studi che cosa sono se non una favola vana? 





... Sei pazzo, se credi piantato qui, in terra di poter scrutare i secreti del cielo. Questa è una pazzia che suscita un riso senza fine .




... L'alchimista sogna felice monti d'oro e insegue una ricchezza così incerta ...

... Questo modo di agire non è forse un delirio? Non chiameresti follia questa tua fatica?




... A te che cerchi i sacri arcani di Dio, la via del cielo ed a noi sveli i pensieri della mente divina, che si trovano spiegati nei libri della sapienza divina; a te che ami questi libri sacri, ora mi rivolgo perché tu insegni al popolo a distinguere il sole dall'ombra, quanto sia lontano il vero dal falso, la virtù dal vizio, il premio dalla pena, qual sia la strada buona che conduce al cielo ...




... O funesta fame dell'oro, o malsana ingordigia, dove vai così sfrenata, abbandonando la mèta?

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... V'è ancora una specie di gente stoltissima che arde sempre dal desiderio inesausto di costruire qualcosa. Ora prepara la calce, il gesso, la calce ...










... Finalmente o miseri, di che ci lamentiamo se il genere umano è una commedia? ...











Chiudiamo qui, con l'ultimo paragrafo dell' Elogio alla follia di Erasmo da Rotterdam. Non ce ne voglia Faustino, ma fra i due c'è una differenza di cilindrata.

... Perciò addio! Applaudite, bevete, vivete, famosissimi iniziati alla follia.

Bibliografia
Il libretto di Erasmo da Rotterdam si trova anche su Internet se digiti Elogio alla follia liber liber .


giovedì 8 agosto 2019

I Fabbroni di Tredozio

Le delicate poesie
di Virginia
Ricerca di Claudio Mercatali


L'ex monastero di Tredozio,
dimora storica dei Fabbroni nell'Ottocento


Ma come, ci sono i Fabbroni anche lì? Ebbene si, un ramo della famiglia prolificò anche a Tredozio, naturalmente in un bel palazzo. Questa genìa inossidabile e inaffondabile si incontra a ogni pié sospinto nella storia di Marradi per mille motivi, secondo una discendenza complicata, difficile da seguire, che per giunta ripeteva con cura i nomi dei nonni  e quindi nei secoli si incontrano sei o sette Jacopo, Carlo, Gastone … 
Fabbroni o Fabroni? Il cognome si trova scritto in tutti e due i modi ed è oggetto di discussione. Ora useremo la dizione con la doppia “b” ma solo perché nell’ Annuario della Nobiltà Italiana del 1882 che stiamo per usare c’è questa dizione.


Come si può vedere  qui di seguito l’ albero genealogico ha vari rami, e in tanti documenti ce ne sono anche altre versioni.





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In questo albero genealogico mancano i Fabbroni di Faenza, eredi del colonnello Domenico Fabbroni detto Il Ploia, che poi furono soprannominati "i Marradi" e forse anche i Fabbroni di Livorno, discendenti del capitano Alessandro Fabbroni. 




Lasciamo da parte i Fabbroni di Marradi, di Firenze, di Prato, di Pistoia, di Faenza e di Modigliana e di Livorno e parliamo di quelli di Tredozio, in particolare della poetessa Virginia Fabbroni.


Il dr. Giuseppe Fabbroni, padre della poetessa, in un ritratto di Silvestro Lega. Originario di Marradi, assunse la condotta di Tredozio e là visse tutta la vita.
 

Figlia del dottor Giuseppe Fabbroni, nacque a Tredozio nel 1851, studiò musica al Conservatorio di S.Anna, a Pisa dal 1862 al 1868, poi tornò a Tredozio, paese amato dal quale non riuscì mai a distaccarsi, anche a causa della salute malferma che la costringeva ad appoggiarsi alla famiglia più di quanto in effetti avrebbe voluto. Morì di tisi giovanissima (1878). Alcune delle sue delicate poesie che sono qui di seguito le scrisse quando aveva solo diciassette anni.






















































Il ricordo della poetessa rivive oggi per l'interessamento del suo Comune e dei suoi compaesani, ma non si spense del tutto alla sua morte, come si può leggere in questo articolo del settimanale Il Piccolo del 30 gennaio 1910.