Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

mercoledì 1 aprile 2026

Un confronto fra la storia di Firenze e Ravenna

Il diverso governo nella Romagna Toscana
e nello Stato Pontificio

Ricerca di Claudio Mercatali



Le province di Firenze e Ravenna sono confinanti ma hanno avuto dei percorsi storici del tutto differenti. Nel 568 d.C. la discesa dei Longobardi divaricò le sorti di queste due città, che poi per 1300 anni (fino al 1861) andarono ognuna per conto suo.


La prima divaricazione storica

Nel 568 d.C. in Toscana arrivarono i Longobardi dal Passo della Cisa, guidati dal mitico duca Gummarith, del quale si sanno solo cose leggendarie, fondatore del Ducato di Tuscia con capitale a Lucca. 


I Longobardi si allargarono in tutta la Toscana fino oltre il crinale dell’appennino ma non riuscirono ad estendersi nella Romagna, che rimase sotto i Bizantini di Ravenna, difesa dall’Adriatico con la flotta (i Longobardi non andavano per mare). Questa è la disastrosa divisione dell’ Italia, della quale rimane il ricordo nei nomi Lombardia (= Longobardia) ed Emilia Romagna (= dei Romani, cioè dei Bizantini).



La seconda divaricazione

Il 751 il re longobardo Astolfo prese Ravenna, ma il papa chiamò i Franchi che lo sconfissero e attribuirono la Romagna al Papa, creando di fatto un potere pontificio che fu a lungo teorico ma che creò una base di diritto e impedì il formarsi di signorie indipendenti. 


In Romagna si governava sotto il suggello pontificio, in modo più o meno indipendente e anche a lungo, ma non contro la volontà di Roma. Invece in Toscana si formarono dei veri Stati, come le Repubbliche di Lucca, di Siena, la Marinara di Pisa, e il Comune di Firenze, che piano piano le assorbì tutte nel Trecento, nel Quattrocento e nel Cinquecento.



La terza divaricazione

Nel Cinquecento a Firenze si formò il Granducato e i Medici dopo governarono più o meno bene e senza contrasti interni fino al 1737 quando morì Giangastone l’ultimo di loro, senza figli. Arrivarono gli Asburgo Lorena, fino al 1861e anche questo fu un secolo di stabilità e buon governo. Invece in Romagna il Cinquecento passò fra lotte cittadine truci. Ci fu anche una vicenda drammatica e unica, quella di Valentino Borgia, figlio del papa, che provò a conquistarla tutta e poi la riconquista di Giulio II che fondò lo Stato Pontificio.


Nel Settecento il sistema di governo dei Lorena Asburgo e quello Papalino erano diversi come più non si potrebbe. Il primo laico, il secondo confessionale e paternalistico. I Lorena governavano con funzionari granducali e Vicari e li cambiavano spesso in modo che non avessero il tempo di formare delle clientele. I Comuni eleggevano ogni sei mesi un Gonfaloniere e il Consiglio comunale (votavano solo i benestanti maschi). Invece lo Stato della Chiesa nominava i Legati pontifici e i Governatori dei vari comuni su indicazione dei vescovi. Qui si votava poco e quasi tutte le cose importanti erano sotto la supervisione delle Curie. Il Legato, come dice il nome latino, è una persona vincolata a ben precisi obblighi. Non può prendere iniziative al di fuori di questi se non è autorizzato. Invece il Gonfaloniere era una persona che presiedeva un Consiglio Comunale eletto e aveva più margini di manovra.


Ora veniamo a noi: se si legge la storia di Brisighella scritta da Antonio Metelli (un capolavoro) bisogna mettersi in questo ordine di idee perché si incontrano ad ogni pié sospinto delle figure che qui da noi a Marradi, ma anche a Modigliana e a Tredozio non esistono e sono appunto: il Governatore, il Cardinal Legato il Messo Pontificio, e il Vicario di Romagna. Tutti i 14 comuni della Romagna Toscana (Marradi, Palazzuolo, Modigliana, Tredozio, San Benedetto, Rocca San Cassiano, Dovadola, Castrocaro, Premilcuore, Santa Sofia, Galeata, Sorbano, Verghereto e Bagno di Romagna) fino all’ Unità d’Italia sono stati sotto Firenze e hanno vissuto le vicende storiche di questa provincia, ignorando in sostanza le vicissitudini dei paesi della bassa collina romagnola, che potete leggere nella storia qui accanto.

giovedì 12 marzo 2026

Successe nel 1837

Le inserzioni 
nella Gazzetta di Firenze

ricerca di Claudio Mercatali



La Gazzetta di Firenze era un periodico stampato a Firenze dal 1814 al 1848, come pubblicazione ufficiale del Granducato di Toscana. Usciva il martedì, il giovedì e il sabato e riportava notizie di cronaca ma anche avvisi legali, d’asta e di vendite coatte. Era anche un periodico di informazione, che riportava i fatti più importanti avvenuti in Europa.




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domenica 1 marzo 2026

Pietro Nenni da giovane

La necessità di una scuola laica
Dall’emeroteca 
del settimanale Il Popolo

Ricerca di Claudio Mercatali


Pietro Nenni nacque a Faenza e fu uno dei più grandi leader del socialismo italiano. Leggiamo nelle le sue Pagine di diario:

«Sono nato in Romagna, a Faenza, il 9 febbraio 1891. Mio padre era un contadino che la città aveva strappato sul tardi alla campagna facendone una specie di fattore dei conti Ginnasi, una nobile famiglia faentina che celava dietro la facciata di un opulento palazzo la lenta disgregazione della vecchia nobiltà papalina. Mia madre era anch’essa venuta dalla campagna alla città per essere dapprima bàlia nella famiglia dei Ginnasi e poi lattaia. Con la morte del babbo la miseria era entrata in casa nostra. La malignità del destino volle che i lunghi onorati e poco pagati servizi di mio padre e di mia madre alla nobile famiglia Ginnasi mi valessero la protezione della vecchia contessa. La quale si considerò in regola con gli obblighi della cristiana solidarietà quand’ebbe ottenuto di farmi vestire per oltre dieci anni l’uniforme nera a filetti rossi dell’orfanotrofio cittadino. I dieci anni di orfanotrofio sono stati l’inguaribile piaga della mia vita. A questa claustrazione devo un certo complesso di rivoltoso che non mi ha più abbandonato».

Nenni ventenne fu un giovane dirigente repubblicano faentino, attivista e stimato opinionista della locale sezione, che scriveva sul settimanale repubblicano Il Popolo articoli piacevoli e ben impostati. Poi ai tempi della prima guerra mondiale avvenne la rottura con questo partito, che era favorevole all’entrata in guerra dell’Italia mentre Nenni era fermamente convinto della necessità di una neutralità. 

Per questo aderì al Partito Socialista del quale divenne dirigente di spicco e poi massimo esponente. Questi che seguono sono due articoli in polemica con il settimanale faentino Il Piccolo, favorevole all’ insegnamento della religione cattolica a scuola.