Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

venerdì 12 giugno 2026

Successe nel 1922 a Marradi

L’ultimo anno 
di democrazia

Ricerca di Claudio Mercatali




Nel 1922 qui in paese il tran tran quotidiano, le liti dei politici, le beghe di paese sembra che abbiano avuto più importanza dell’evento dell’ anno, che è la Marcia su Roma. Sembra quasi che una ebbrezza collettiva abbia colto i Marradesi impedendo loro di distinguere il tanto dal poco. L’Amministrazione comunale non funzionava, c’erano tafferugli in paese fra Fascisti e Comunisti, a Biforco la Sezione comunista Spartaco spadroneggiava e tuttavia dalla stampa locale si ricavano delle notizie minori, piccole liti, impuntature e quant’altro.

Cerchiamo di cogliere il lato positivo della cosa: nel Regno d’Italia, autoritario, di vecchia cultura cattolica e ancora di stampo risorgimentale la dittatura non era prevedibile, non si era mai verificata e la gente non sapeva che cosa fosse. Il Regno aveva sempre eletto i suoi deputati alla Camera e il Sindaco, che magari poi governavano male ma comunque alla fine del mandato si potevano sempre cambiare.


Però la Democrazia in sé non garantisce il buon governo perché quello spetta ai Governanti. Se vengono eletti i corrotti e gli incapaci il sistema si inceppa. Come si dice “ognuno ha il governo che si merita”. Leggiamo:











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La Cassa Rurale di Sant'Adriano era una piccola banca cooperativa con la sede nella canonica (era stata fondata dal parroco don Attilio Tarabusi).

























































































































lunedì 1 giugno 2026

I bozzetti e le incisioni di Francesco Galeotti

Alla Biblioteca Panizzi 
di Reggio Emilia


Francesco Galeotti, pittore naif di Sant’ Adriano, è un marradese illustre. Qui in paese molti hanno in casa un quadro suo, con le immancabili faraone in circolo e la torre di Casa Cappello sullo sfondo. E’ noto a livello nazionale, c’è tanto di lui su internet e non importa ripetersi qui.

Fra i collezionisti che lo apprezzarono c’era Dino Menozzi, di Reggio Emilia, che comprò una serie intera di bozzetti e incisioni per stampe in tiratura limitata. Nel 2021 furono donate alla Biblioteca pubblica Panizzi di Reggio Emilia e ora sono nel sito www.collezionidigitali.comune.re.it . Questa Biblioteca per gentile concessione ha dato il permesso di pubblicarle sul nostro Blog, e noi abbiamo affiancato illustrazioni di contesto per inquadrarle nell’ambiente di Sant’Adriano, che fu di ispirazione per l’artista.




















Fonte

Per gentile concessione della dr.ssa Chiara Panizzi, Responsabile del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe "A.Davoli" Sezione di Conservazione e Storia Locale della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia

Le illustrazioni sono state aggiunte da Claudio Mercatali




martedì 12 maggio 2026

La visuale dalla Colla di sant'Ilario

Il Passo fra Marradi e Palazzuolo

Ricerca di Claudio Mercatali

  

Sant’Ilario è un personaggio da leggenda, della prima cristianità. A Galeata (Forlì) ne rivendicano la nascita che sarebbe avvenuta nel 476. Secondo i galeatesi S. Ilaro o Ellero fu asceta ed eremita e vicino al paese fondò l’abbazia di Sant’ Ellero, dove secondo loro c’è la sua tomba. Predicatore e camminatore instancabile, percorse buona parte della Romagna Toscana.

  



E’ patrono di Galeata e di Lugo di Romagna. Si festeggia il 15 maggio. Le vaghe notizie su di lui emergono dalle nebbie dell’ Alto Medioevo e da quelle ancora più fitte dei secoli prima. Dunque bisogna prenderle così come sono. Però questo frate un po’ scalcagnato ha un non so che di simpatico e forse per questo è ancora oggetto di culto popolare. In maggio a Galeata la sua chiesa è meta di pellegrini, che scendono nella cripta per ricevere la benedizione per la guarigione dal mal di testa. La tradizione popolare immagina che la cripta sia la cella dove S.Ellero pregava e al foro nella sua volta i fedeli accostano il capo porgendosi alla benedizione per essere sanati dalle emicranie.

 


Di sicuro passò anche qui da noi da quella che appunto si chiama Colla di Sant’ Ilario e mena da Marradi a Palazzuolo. Al Passo, nella villa Andreani, c’è ancora una stanzina con un suo quadro antico. Secondo il ricordo di una signora di Palazzuolo la villa era l’ arrivo delle processioni fatte per “chiedergli l’acqua” ossia per invocare la pioggia e suo babbo quando era bambina la mandava a pulirla prima che arrivasse il prete. Altri mondi.

Dalla Colla verso Marradi si vede il Lavane, il monte più alto del territorio, con i suoi 1242m e la vetta tripla. La visuale è ampia e gratifica lo sguardo in tante situazioni, come si vede in tutte queste foto. 



Questa zona dell’appennino è di incontro fra due venti: se prevale la Tramontana il cielo è sereno e la giornata è fredda. Se prevale la Corìna, che spira da sud il cielo è nuvoloso, è caldino ma l’aria è umidiccia.


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Di solito la temperatura cala con la quota ma a volte succede il contrario. Se di notte è molto freddo l’aria umida a contatto dei suoli del fondovalle forma la nebbia. All'alba la vetta dei monti si scalda prima dei fondovalle e si verifica  “l’inversione termica” ossia in quota la temperatura cresce.


Il sito era importante nell’Alto medioevo, perché la Colla di Sant’Ilario e il Poggio di Santa Lucia, che è accanto, sono a metà strada fra il Castellone di Marradi e la Roccaccia di Palazzuolo.



Qui c’è un’ampia visuale che favoriva il controllo del territorio al tempo degli Ubaldini e dei Pagani di Susinana. Ecco qui accanto Santa Lucia, protettrice della vista, che un po’ perplessa regge due occhi in questo quadro di Francesco del Cossa (Bologna, 1436 – 1478).


In pratica se qualche suo parente accendeva un fuoco o gli faceva qualche segnale con il fumo, Maghinardo Novello degli Ubaldini dal suo castellare al Frassino poteva sapere se qualche ostile milizia fiorentina valicava il Passo della Faggiola o saliva da Marradi. Altri mondi.

 

Nel settembre 1916 passò di qui anche Dino Campana, di ritorno a Marradi da Casetta di Tiara, che scrisse a Sibilla Aleramo:

 “Mi sono messo in viaggio questa mattina con un tempo magnifico e per tutta la mattina ho pensato a te come per raccoglierti intorno gli ultimi splendori della bella stagione nei prati umidi, un verde intenso di velluto …”

 Tutto questo pian piano svanisce con il tempo, perché i secoli non passano invano. Però il futuro si sogna, il presente si vive e il passato si deve ricordare.