Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

sabato 6 marzo 2021

1861 Apre la Banca dei Marradesi

Breve storia della Cassa
di Prestiti, Risparmi e Depositi
di Marradi
ricerca di Claudio Mercatali


Una azione nominale 
da 200 lire del 1929


Nel 1861 a Marradi fu fondata una banca, la Cassa di Prestiti, Risparmi e Depositi che poi nel 1890 cambiò nome in Cassa di Deposito e Sconto. Era un Istituto con una sola agenzia, nel centro del paese. 


La prima sede era al piano terra dell’Ospedale poi nel 1870 circa, si trasferì dove ora c’è il Bar Sport, perché la Congregazione di Carità, Ente che amministrava l’Ospedale, aveva bisogno di aumentare la capienza del nosocomio. Nei primi anni del Novecento la sede era dove ora c'è la Cassa di Risparmio di Firenze. 


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1906  
Nell' insegna che si intravede appena sulla facciata di via Talenti dove oggi c'è la filiale della banca Intesa Sanpaolo c'è scritto Banca di credito e sconto.



Attiva fino al 1934, fu coinvolta nella crisi bancaria mondiale di quegli anni. Fallì e fu rilevata dalla Cassa di Risparmio di Firenze, che ora è stata inglobata in Banca Intesa. Invece il Credito Romagnolo, detto “e Bànc di prit” perché amministrava i soldi della Chiesa in Romagna, aprì la sua Agenzia nel 1921 nella strettoia vicino al palazzo Torriani e poi nel 1928 costruì la sede in piazza Scalelle, dove ora c'è l'Unicredit.

Lo storico Giovanni Mini, nello Studio storico araldico di Marradi (1892) dice che era:

“ … una Cassa di Prestiti Risparmi e Depositi, promossa nel 1860 dal Cav, Evaristo Piani e dal sig. Giovanni Bandini, accolta assai favorevolmente dai loro conterranei, approvata con Regio Decreto del 9 giugno 1861 e aperta al pubblico esercizio il 16 febbraio 1862 e oggi diretta da un Consiglio di Amministrazione, la quale ha un giro annuo di capitali pressoché di 3.000.000 di lire” 

Quanti erano tre milioni di lire? Per averne un'idea consideriamo che questi erano gli stipendi annui dei dipendenti comunali nel 1884: segretario 1250, aiuto segretario 750, scrivano 650, capo cantoniere 550, spazzino, 400, becchino, 360

Sempre dal Mini apprendiamo che:

“Il Minghetti, Ministro dell’Interno, all’approvazione del suddetto Regio Decreto, che attribuiva a codesta Società la condizione giuridica di Corpo Morale, si compiacque encomiare tale filantropico concorso diretto a favorire una Istituzione, Egli dice, che versa la sua azione senz’altro corrispettivo che quello di fare cosa utile al proprio paese, e assume poi nelle sue operazioni il ca­rattere, forse imperfetto, di Istituto di Credito in quanto mira a favorire il piccolo commercio e l’industria e in­tende uniformarsi in molte parti alle leggi commerciali. Essa riveste un carattere del tutto speciale per non essere soggetta alle leggi delle Opere Pie e per non doversi riguardare come un vero e pro­prio Istituto di Credito …”

Regio Decreto di modifica dello Statuto
della Cassa di prestiti, risparmi e depositi in Marradi
Vittorio Emanuele II per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia:
·         Visto il R.D. del 9 giugno 1865, che approva l’istituzione nel Comune di Marradi, provincia di Fi­renze di una Cassa di prestiti, risparmi e depositi.
·         Veduta la delibera del 25 marzo 1866 dell’ adu­nanza generale di detta Cassa e udito il Consiglio di Stato. Su proposta del Ministro dell’agricoltura, Industria e Commercio abbiamo decretato e decretiamo:

Articolo unico

Le nuove “Costituzioni” della Cassa di prestiti, risparmi e depositi in Marradi, viste d’ordine nostro dal Ministro predetto, sono approvate, con che si intendano aggiunte all’ art.3 le seguenti parole: “e l’approvazione governa­tiva” Ordiniamo che il presente Decreto, munito del si­gillo di Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiun­que spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Firenze addì 18 luglio 1866  Registrato alla Corte dei Conti il 4.08.1866


Gaspare Finali, (nella foto) nel 1875 era Presidente della Corte dei Conti e perciò firmatario del Regio Decreto qui accanto. Da giovane era stato patriota e rivoluzionario. Sorvegliato dalle Guardie Pontificie in Romagna, si rifugiò a Marradi, dove era al sicuro. Pò piano piano divenne un marradese d’adozione, e morì qui da noi nel 1914.


Dunque era un Istituto un po’ ibrido, però su questa natura bisognerebbe approfondire, perché in quasi tutti gli atti costitutivi della banche dell’Ottocento c’era la motivazione benefica ad agire “senza scopo di lucro” che poi magari si perdeva con il trascorrere degli anni.

Sta il fatto che i documenti della nostra Banchina sono conservati nell’ Archivio storico della Banca d’Italia nei rendiconti degli istituti di credito ordinario. La Cassa di Marradi era una società per azioni, con un capitale di 10.000 lire, controllata da azionisti locali, che erano gli immancabili Fabroni e i proprietari terrieri più ricchi: Torriani, Strigelli, Ceroni, Piani, Nati e altri. Il Regio Decreto del 18 luglio 1866 portò anche l’approvazione del Governo e della Corte dei Conti e così l’attività cominciò e andò a gonfie vele fino agli anni Trenta.


Il mercato creditizio dell’epoca, soprat­tutto nel contesto del nostro paese era semplice, adatto a un istituto di credito piccolo, con forte radicamento sociale e locale. La gente si fidava e depositava i soldi nel libretto di risparmio.


Dobbiamo immaginare i marradesi dell’ Ottocento, il lunedì giorno di mercato, che andavano alla banca con il Libretto a versare o ritirare un po’ di denaro. Oppure pagavano le tasse e le bollette perché qui c’era l’esattoria comunale. Il bravo impiegato della Cassa scriveva in bella calligrafia gli importi, timbrava a inchiostro l’operazione, faceva una firma con lo svolazzo e riconsegnava la ricevuta al cliente. Qui da noi e altrove, molti libretti erano al portatore, cioè si dava il denaro a chi li presentava e quindi in teoria se andavano persi non si poteva ritirare più niente. Perciò tutti li conservavano con somma cura nel cassettone.


L’operazione finanziaria più importante era lo sconto delle cambiali, un classico per una banca. Il Codice Civile lo disciplina così all' art. 1858: "il contratto con il quale la banca, dedotti gli interessi, anticipa al cliente l'importo di un credito non ancora scaduto, vantato dal cliente verso un terzo, ed egli cede alla banca, salvo buon fine, il credito stesso". 


Questo era importante per il commercio e anche chi non si intende di circolazione monetaria sa che i soldi contano di più se circolano in fretta, soprattutto quando ce ne sono pochi. 




Lo sconto delle cambiali era importante per la  nostra banca, tanto che nel 1890 cambiò nome e si chiamò Cassa di Deposito e Sconto. I libretti si potevano fare a prelievo libero  o vincolato, che davano un interesse più alto. La gente aveva pochi soldi, gli importi delle singole operazioni erano minimi e si lavorava “a formichina” cioè la raccolta avveniva un chicco alla volta. Nel 1874 l’importo medio delle operazioni era così basso che si dovette cambiare lo Statuto per stabilire un limite minimo all'importo delle operazioni.




La banca nei primi anni Trenta, al tempo della crisi. C'è già il palazzo del Credito Romagnolo (1929), è un giorno festivo di primavera, perché ci sono i fiori nel terrazzo...


Come andò a finire questa Cassa? Perché fallì? Ci sono diverse risposte a queste domande: la responsabilità principale a quel tempo venne addossata al direttore Odoardo Bandini, che era un accanito giocatore di borsa e aveva fatto degli ammanchi di cassa, ma in seguito si capì che non erano gravi, tanto che vennero risarciti dalla sua famiglia. 

Bandini scosso dal fallimento della banca e indebitato si suicidò nella Casa del Fascio con una revolverata alla tempia. Secondo altri il fallimento avvenne perché la banca si era esposta troppo con dei prestiti alla Fornace di laterizi Marcianella, che era dopo il vivaio forestale.
Però è più probabile che i veri motivi del dissesto siano stati la crisi del 1929, la recessione dei primi anni Trenta e la difficoltà a passare da una imprenditoria agricola a una industriale. La Cassa fu comprata dalla Cassa di Risparmio di Firenze. Forse era inevitabile che finisse così, perché il mercato del denaro nel Novecento era del tutto diverso da quello del secolo precedente e difficilmente un istituto così piccolo avrebbe potuto sopravvivere. Però è importante che ci sia stato e soprattutto che sia stato fondato e gestito da marradesi.



domenica 28 febbraio 2021

Una storia di famiglia alla fattoria di Stabbia

Una brava nonna 
e un padre assente
ricerca di Claudio Mercatali


La chiesa di Lozzole

Giovanni Naldoni nel 1794, un anno prima di morire, nominò sua moglie Rosa Gondi usufruttuaria dei beni di famiglia e designò come erede la figlia Domenica Teresa, che quando sposò Angelo Nuti ottenne dalla madre le rendite dei poderi La Piana e Casa del Piano (oggi Pianelle) e 4000 scudi di dote (era molto). 
Stiamo parlando della fattoria di Stabbia, a Lozzole. Nacquero Maria e Carolina, orfane di lei dopo pochi anni. Il loro padre Angelo oberato dai debiti nel 1810 “espatriò” (cioè fuggì in Romagna, nello Stato Pontificio) lasciandole sole. Così le due piccole furono allevate dalla nonna Rosa Gondi. Nel 1829 alla sua morte ereditarono la proprietà ma i creditori si fecero avanti. Fra questi i fratelli Gotti vantarono 1000 scudi per una ipoteca fatta dal padre Angelo nel 1808 sul podere La Piana ma le sorelle negarono il debito e si addivenne alla causa.

 





Il giudice ricostruì la storia che avete letto qui sopra ed escluse i Gotti dalla lista dei creditori delle sorelle, perché Angelo non aveva diritto di ipotecare ed essi avrebbero dovuto fare più attenzione a prestargli i propri soldi. Così i fratelli Gotti rimasero con il credito chirografario (il foglio dell’ipoteca) con il quale potevano chiedere il dovuto al sottoscrittore ma non alle sorelle, però Angelo Gotti non aveva un soldo.

 



Questa storia sembra di oggi, con il padre assente e oberato di debiti, la nonna energica che alleva le nipoti orfane e salva una parte della proprietà. In duecento anni certe situazioni non sono cambiate per niente. La storia ha un lieto fine: le due sorelle grazie all’azione energica della nonna salvarono gran parte della proprietà e all’anagrafe del comune di Marradi sono segnate come “benestanti”. Si sposarono, vendettero tutto all’asta e si spartirono il ricavato.

Il termine chirografario deriva dal greco “keiros” e “graphos” scrivere e significa “scritto a mano”. Indica un credito che deriva da un foglio firmato dal debitore: una fattura, un assegno, una cambiale, un’ipoteca. Il creditore chirografario è chi possiede uno di questi documenti.





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Vendita volontaria della fattoria di Lozzole e altro pubblicata dalla Gazzetta di Firenze nel 1838.










La registrazione dei matrimoni
delle due sorelle