Lanfranco Raparo, Marradi

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venerdì 29 novembre 2024

Crespino sul Lamone 1944

Una sentenza a favore
delle famiglie delle vittime


dal quotidiano La Nazione
del 29 novembre 2024










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una comoda lettura


Per ampliare sul blog leggi gli articoli alla voce "Comunità di Crespino" nell'Archivio tematico.










mercoledì 24 gennaio 2024

L’Abbazia di Crespino sul Lamone

Breve storia di una Badia 
dell’anno Mille

Ricerca di Claudio Mercatali



Nel Comune di Marradi ci sono sei grandi monasteri antichi: Badia della valle, Gamogna, la Badia del Borgo, la Badia di Crespino, il Monastero dell’Annunziata e il Monastero delle monache domenicane.

Ognuno ha una sua storia: i primi due sono dell’anno Mille fondati da San Pier Damiani, il terzo e il quarto furono prima camaldolesi e poi vallombrosani, invece l’ Annunziata era un convento del Quattrocento dei Padri Serviti di Firenze.

Per carenza di vocazioni Badia della Valle e Gamogna furono chiusi e declassati a semplice parrocchia alla metà del Seicento, le Badie del Borgo e di Crespino subirono la stessa sorte circa un secolo dopo. L’Annunziata e il Convento delle Domenicane vennero chiusi d’autorità nel 1808, espropriati al tempo di Napoleone. I Padri Serviti non riaprirono più, invece le monache domenicane riuscirono a riprendere il loro monastero dopo l’epoca napoleonica e ancora oggi lo abitano, seppure in numero esiguo.


Questo è il quadro d’insieme di queste istituzioni, in estrema sintesi. Ora ci interessa la Badia di Crespino sul Lamone e ci concentreremo su quella. 




Una delle descrizioni migliori della sua storia si deve a Emanuele Repetti, storico e geografo della prima metà dell’Ottocento, ed è qui accanto.






Anche il prete veneziano Andrea Cappelletti scrisse nel 1862 sul monastero di Santa Maria nascente in Crespino, partendo da quanto aveva detto Repetti ma aggiungendo alcune notizie pungenti.




La chiesa di Santa Maria nascente, oggi parrocchiale, è quella del monastero, che ha ancora gran parte delle forme originarie. Nell’altare destro c’ è un interessante dipinto del Trecento, attribuito a Jacopo del Casentino e studiato in dettaglio dalla prof.ssa Livietta Galeotti che né raccontò la curiosa storia in un pregevole lavoro.



Per ampliare

Chi vuole notizie più ampie e precise dei sei monasteri può cliccare alla voce Conventi e monasteri, nell’Archivio tematico del blog.

Chi vuole sapere di più sul dipinto mutilo dell’altare destro può digitare questo titolo “Storia di un dipinto del Trecento La madonna della chiesa di Crespino” nella casella di ricerca del blog e si aprirà l’articolo completo della prof.ssa Livietta Galeotti Pedulli.


sabato 24 giugno 2023

Saluti da Crespino sul Lamone

Una raccolta di vecchie cartoline
ricerca di Claudio Mercatali



Ci sono molte cartoline vecchie di Crespino. E' chiaro che diversi crespinesi presero l'iniziativa di stamparle: il Ristotante La Ginestra, la tabaccheria di Cesarino, il bar e forse qualche associazione. Il paese fu rappresentato in ogni suo scorcio, e spesso nelle cartoline compare la scritta "saluti da".






L'idea di pubblicare delle cartoline con i saluti cominciò presto. Questa è una cartolina spedita nel 1907. Inquadra il ponte di ferro (ora è di cemento). Il fotografo per un migliore effetto aspettò il passaggio del treno, che allora era una novità qui.






Il paese sorse nel medioevo attorno a un monastero vallombrosano dell'anno Mille, uno dei più antichi della zona.



E' noto anche per la cascata di Valbura, citata dagli storici e rappresentata nelle stampe del Settecento.









La Ginestra era un ristorante all'inizio della strada che porta alla chiesa, meta di tanti buongustai soprattutto per i tortelli.


Assieme a Casaglia è stato meta di tanti trekking e tuttora i suoi sentieri sono abbastanza trafficati.




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In queste foto del 1955 si vede il ponte della ferrovia in costruzione. In origine era di ferro ma fu minato dai Tedeschi e ricostruito in cemento armato.













mercoledì 9 settembre 2020

Crespino negli anni '50 e '60

Dalle foto dei crespinesi raccolte 
dalla maestra Giovanna Pieri



Crespino sul Lamone è stato il paese del Comune di Marradi che ha patito di più durante la Seconda Guerra Mondiale. I Tedeschi qui commisero un eccidio di 44 persone e prima di ritirarsi minarono tutto l’impianto ferroviario, devastando l'abitato perché la ferrovia Faentina lo attraversa. Dopo la guerra la vita riprese lentamente, con difficoltà. I lutti avevano lasciato il segno, il lavoro non c’era e si poteva contare solo sulla poca agricoltura di montagna e sul taglio della legna. Però la gente con ammirevole costanza e con grande semplicità ebbe la forza di ricominciare …



La posa della prima pietra del 
Sacrario dei Martiri del 1944.









In partenza.














C’era il telegrafo e il telefono pubblico, la fermata della SITA, il distributore della benzina OZO.

L'auto parcheggiata è una FIAT Topolino famigliare.



Vanda Pieri impegnata al telegrafo.




La villa Mazza. Sullo sfondo si vede 
lo scheletro del ponte della ferrovia 
minato nel 1944 dai Tedeschi.


La stazione ferroviaria ancora devastata dalla guerra, senza binari e con la facciata bucherellata dai proiettili.






Il ponte di Valbura minato nel 1944 
e in fase di ricostruzione nel 1954 – 55.




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a tutto schermo

Il viadotto della ferrovia distrutto 
e il suo aspetto prima della guerra.




Il molino di Valbura



La cascata di Valbura


Nello Sartoni, detto Gabbanino in azione. Questa foto è stata scattata alla Locanda Le Spiagge. I ragazzi sono quasi tutti di Ronta.

Gabbanino era nato al podere Giuvigiana (Razzuolo) ma per 32 anni abitò a Crespino, soprattutto al casello ferroviario di Spèdina.


La fonte delle Fabre.
E' nel viale della stazione, 
oggi è più spostata rispetto alla strada.


Una carovana di muli va a caricare la legna.


La catasta della legna 
all'inizio del paese.


Al lavoro con i buoi.


Una cerimonia alla fine 
degli anni quaranta.


La cerimonia è finita e il vescovo torna alla badia. Sullo sfondo, a destra, si intravedono resti del grande ponte di ferro minato dai Tedeschi.


Un particolare e bellissimo taxi, la Vespa faro basso a risciò (1955).
.






Il peggio è passato. La ferrovia è stata ricostruita. Ha aperto il ristorante La Ginestra, nella via che porta alla chiesa, come indicato nella cartolina.










FONTI DELLE IMMAGINI
Tutte vengono da una raccolta della maestra Giovanna Pieri, che con pazienza ha chiesto a ogni crespinese una copia delle fotografie che aveva in casa. Dunque qui c’è il contributo di tutto il paese, una memoria colletiva, tanto che non è possibile fare un elenco esauriente di chi ha dato.



domenica 26 giugno 2016

Giornate d'acqua e di terra

Domenica 19 giugno 2016
resoconto di Claudio Mercatali



Quest’anno l’ormai tradizionale giornata per la conoscenza del territorio di Crespino del Lamone è dedicata al Castagneto di Pigara, che è un complesso forestale eccezionale anche nel contesto del Comune di Marradi, dove i castagneti belli non mancano di certo.

Gli antichi documenti dicono che le piante furono messe a dimora nel Seicento, in file ordinate, distanti 24 braccia fiorentine (dodici metri) le une dalle altre. Se una generazione umana cambia ogni 25 anni possiamo dire che questi enormi castagni hanno sfamato 14 generazioni di crespinesi abitanti in questo podere e in altri.









Arrivare a Pigara è semplice: si parte dalla strada statale all’ altezza del Molino di Valbura e si sale lungo una strada poderale comoda. 




La maestra Giovanna Pieri, organizzatrice di questo incontro, ha pensato a tutto: il sottobosco è stato falciato, don Bruno ha accettato di dire la messa al “castagno sacro" il Gruppo Alpini di Marradi ha predisposto la parte enogastronomica, ossia il pranzo all’ aperto e alcuni crespinesi hanno offerto un buffet di dolci casalinghi. Il dr. Roberto Micucci ha tenuto una conferenza dal titolo “Dalla natura le risorse per il benessere: l’acqua e le piante secondo uno scienziato”




La salita verso Pigara 
è piacevole e panoramica.











Siccome in questi casi le immagini contano più delle parole, guardiamo le fotografie:










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Oggi il frutteto ha una produzione bassa, perché tre secoli e mezzo non passano invano e la sua attrattiva è soprattutto dal punto di vista monumentale.










Il castagneto in questi ultimi anni è deperito parecchio. Servirebbe una potatura generale che per ora non  è stata possibile a causa dei costi elevati.







Don Bruno Malavolti 
non manca mai alle Giornate 
d'acqua e di terra ...