Lanfranco Raparo, Marradi

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domenica 1 giugno 2025

Eduardo Gordigiani a Popolano

I quadri del paese dove visse
gli ultimi suoi anni

ricerca di Claudio Mercatali




Eduardo Gordigiani, pittore, figlio del famoso ritrattista Michele Gordigiani, fu per tanti anni compagno di Irene Fabbri, di Popolano, che era stata sua allieva negli anni Trenta. La sposò nel 1956 dopo la morte della prima moglie, dalla quale era separato. Negli anni Cinquanta la coppia viveva a Popolano nella casa di famiglia di lei e così Eduardo divenne marradese di adozione. Nel 1957 fu nominato cittadino onorario perché aveva dipinto decine di quadri della nostra zona. Popolano era di certo il soggetto più amato, in ogni scorcio e in tanti aspetti della vita di campagna. Nella bibliografia qui sotto ci sono due ricerche sui suoi dipinti e questa che segue è una serie ulteriore.

La chiesa di Santa Maria in Popolano, sede della Priorìa, è antica. Era uno dei soggetti preferiti dal pittore e compare in diversi quadri.







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Fu un grave errore demolire il ponte vecchio per far posto al nuovo, che oltretutto è brutto.




Montebello è un sito citato nel Cronicon di Agostino Tolosano, uno storico di Faenza che narra di una battaglia avvenuta lì nel 1183 al tempo di Federico Barbarossa (vedi nel blog alla voce tematica Storia 1100 - 1200).
 


Anche Casa Parigi è un sito antico, come ben si vede dalla sua struttura e dalla forma delle finestre. Non si sa quale fosse la sua funzione.


La cuccola è una casa di Popolano, a cento metri da Casa Fabbri, dove abitava il pittore.






Casa Cappello, assieme a Montebello, più in alto, e a Benclaro, ancora più in quota, formava un complesso medioevale difensivo e di avvistamento. Siamo a Sant'Adriano, un paesino a due km da Popolano. Qui nel 1302 morì Maghinardo Pagani, il signore di tutta la nostra zona. E' citato da Dante.

Dunque il pittore non dipinse delle semplici case di campagna, più o meno caratteristiche, ma colse bene la realtà storica di questi paesi, che formavano una Corte Medioevale ben strutturata e ricca.


Per ampliare sul blog

Digita nome e cognome del pittore nella casella di ricerca del blog per leggere questi post:
27 febbraio 2013 Eduardo Gordigiani "pioniere della luce"
20 agoso 2020 Una serie di quadri del pittore fiorentino
Oppure cerca:  6 giugno 2021 La civiltà curtense nell'alto medioevo.


sabato 24 dicembre 2022

I disegni di Romolo Liverani


Una rassegna di scorci e 
chiese della nostra zona

ricerca di Claudio Mercatali



Romolo Liverani (Faenza, 1809 -1872) è stato un pittore, scenografo e decoratore, molto attivo nella sua città natale. Alla metà del suo secolo realizzò per passione decine di disegni dei punti salienti della valle del Lamone e dintorni, con scorci di paesi e vedute che sono una preziosa testimonianza grafica della nostra zona in quei tempi.

Gli edifici storici e quelli con un valore simbolico vengono modificati meno degli altri e il loro aspetto si conserva più a lungo.

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Però in questa rassegna c'è soprattutto una serie di chiese di campagna tuttora esistenti, sconsacrate e in parte vendute a privati. Ancora oggi sono edifici suggestivi, talvolta ristrutturati con cura, ma tutti molto diversi da quelli disegnati da Liverani, per le tante modifiche e demolizioni subite a fine Ottocento o nel primo Novecento. 





Tutto normale: le case vennero ristrutturate a seconda delle necessità di chi le abitava e le chiese di campagna non erano fatte per piacere ai posteri ma per le necessità della parrocchia, mutevoli anche quelle con il tempo. D'altra parte i secoli non passano invano.







Il campanile originale della chiesa di Sant' Eufemia era a vela, come si vede qui sotto, ma crollò nel 1923 distruggendo mezza canonica. Fu sostituito dopo qualche anno con il campanile attuale, a torre.


La vecchia strada Faentina passava accanto alla chiesa dalla parte sinistra per chi guarda la facciata.


Il complesso chiesa e canonica di Casale aveva una armonia costruttiva che avrebbe meritato la conservazione.




La chiesa di San Martino in Gattara, antichissima, venne ristrutturata negli anni Sessanta senza alcun riguardo per la sua struttura originaria.

Il campanile a vela, pericolante, fu demolito e sostituito con il campanile a torre odierno.


venerdì 18 novembre 2022

Ugo Savorana

Un bravo scultore e pittore
Ricerca di Claudio Mercatali


Ugo Savorana,
autoritratto

Sul retro di un altare di Badia della valle c’è scritto “fecit Ugo Savorana”. Chi era? A questa domanda anche molti esperti d’arte locale stentano a rispondere. Nacque a Modigliana nel 1890 e fu pittore ma soprattutto scultore di buona abilità, come si può notare da alcune opere. 





Una sua biografia con una conclusione non molto lusinghiera è qui accanto spiega che il suo lunghissimo percorso artistico cominciò nel primo Novecento e negli anni Sessanta pian piano finì nel dimenticatoio, però di recente è stato giustamente rivalutato.

La figlia Bianca Maria fornisce altri particolari della sua vita e così si sa che nel 1911 fu spedito in Libia per la guerra di conquista e poi tornò ma nel 1915 cominciò la Prima Guerra Mondiale. Dunque gli altari di Badia della Valle sono del 1912 – 1914 perché il parroco in una lapide dà per conclusi i lavori nel 1914. La graniglia è materiale scultoreo un po’ insolito e Savorana la usò nel 1908 nella sua prima esperienza di lavoro a Forlì: 

“ … finalmente una buon’anima pensò per me. Il dottor Enrico Magagni, di Bologna, mi trovò un lavoro presso un suo zio che aveva un’impresa edile e un cantierino dove si lavorava il marmo, gli stucchi, si facevano modelli e stampi per getti in cemento. Il 15 agosto mi accompagnò assieme a mio padre da questo zio e così si aprì la via all’ arte”.




LE SCULTURE
DI MODIGLIANA


Il paese natale fu il centro della sua attività e a Modigliana ci sono diverse cose di Savorana: i fregi della facciata della Cassa di Risparmio di Forlì, le decorazioni del Bar del Corso e anche l’insegna della ex macelleria di via Saffi 13.



Le decorazioni del Bar del Corso sono particolarmente eleganti.








L'insegna dell'ex macelleria di via Saffi è ben nota e anche un po' inquietante.


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L'insegna dell'ex Caffé Assirelli ha una storia particolare.





LE SCULTURE

DI BADIA DELLA VALLE


La chiesa di Badia della Valle ha una storia millenaria. Faceva parte del cenobio fondato da San Pier Damiani, abbinato all’eremo di Gamogna.

I due siti formavano un unico complesso monastico, perché la Regola del fondatore prevedeva periodi di vita cenobitica, alternati a tempi di ascesi ed eremitaggio duro. Il monastero fu chiuso il 14 novembre 1532 per carenza di vocazioni, con la Breve del papa Clemente VII che soppresse anche Gamogna. 
I tempi erano cambiati, il Medioevo era finito e la dura Regola di San Pier Damiani aveva fatto il suo tempo. I beni del monastero passarono al Capitolo della chiesa di San Lorenzo in Firenze al quale nei secoli successivi spettò la nomina dei due parroci, di Badia e di Gamogna. Nel 1851 la valle Acerreta entrò nella nuova Diocesi di Modigliana e dal 1866 i parroci furono nominati dal vescovo.

La chiesa di Badia della Valle nel corso dei secoli fu modificata più volte. Quella attuale ha ancora la cripta originaria ma l’edificio è in sostanza quello ottenuto con gli sventramenti del Seicento. Anche negli interni si sono stratificati rifacimenti di varia entità e tipo. Tutto normale: le chiese non sono monumenti immutabili fatti per piacere ai posteri, ma per esercitare il culto e la liturgia secondo le necessità e gli usi mutevoli nei secoli.



L’altare principale è di graniglia, dello stesso tipo di quella dell’ altare laterale sinistro e del battistero. La graniglia con polvere di marmo cementato, è un materiale scultoreo povero, ma nel 1914 il parroco don Giovanni Piani non poteva permettersi di più. Chi era? Fu parroco dal 1910 al 1942, socio fondatore della Cassa Rurale di Lutirano (1911!) e committente dei nuovi altari e del fonte battesimale. Una lapide al muro spiega il tutto e fuga il dubbio. Quindi il bravo don Giovanni ristrutturò la chiesa chiamando un ragazzo di Modigliana poco più che ventenne, fresco di studi ma già promettente nell’arte.


Sopra il fonte battesimale c'è un pezzo della frase "Sicut cervus desiderat ad fontem acquarum ita anima mea ad te Deus" (Come un cervo desidera l'acqua di fonte così l'anima mia anela a te, Dio) tratta da un canto Gregoriano. Per questo il tema del dipinto è l'abbeverata di due cervi.


Non c'è dubbio che Savorana sia l'autore degli altari e del fonte battesimale perché nell'altare principale è scolpita la sua firma e gli altri due arredi sono di graniglia identica. Invece per le decorazioni delle cappelle laterali bisogna fare una ipotesi. Intanto bisogna escludere che l'autore sia stato Tito Chini perché questo ottimo pittore nacque nel 1898 e nel 1912 – 14 era ancora un ragazzino. 




Siccome Savorana era anche un discreto pittore, come si vede in questi quadri della chiesa di Cardeto (Marradi, anni Trenta) e di San Martino in Gattara (1943) con il campanile a vela cadente che poi fu demolito, è logico pensare che il parroco lo abbia incaricato di pitturare i muri delle cappelle laterali. Anche i pavimenti sono di graniglia, del tipo in uso nel primo Novecento e forse vengono dallo stesso cantiere che lavorava la marmetta degli altari.



LE SCULTURE A LUTIRANO 
E A MARRADI

A Lutirano, nella casa di famiglia del generale Domenico Bandini, vicino al ponte per Tredozio, c'è un camino in cemento bianco decorato, scolpito e firmato.


A Popolano nella Cappellina della Dogana c'è un monumento a ricordo dei caduti della Prima Guerra Mondiale. Questa chiesina è antica e ha una storia particolare: in origine era rivolta al contrario, si entrava dal retro attuale, perché la vecchia strada Faentina passava di là. 

Nel primo Novecento la porta fu murata e venne aperta quella odierna, cosicché il retro divenne la facciata ed è probabile che il suo disegno sia opera dello stesso Savorana.



Per approfondire:

Ugo Savorana scultore, Ardebat ut facula, Filograf, Forlì 2010
Giuliano Bettoli e altri, Gamogna, Tip. faentina, 1995 (Biblioteca Comunale di Marradi).
Blog 12 luglio 2015 Con l’ultimo quarto di luna a Badia della Valle
Blog 26 marzo 2016 Il Comune costruisce una strada moderna nella Valle Acerreta.



lunedì 12 settembre 2022

Le scritte scolpite e la memoria

La necessità di scrivere 
perché gli altri sappiano

ricerca di Claudio Mercatali



Chi pittura o scolpisce una scritta ha la necessità di comunicare qualcosa di sé. Per esempio l'anno inciso sopra a un portone e le iniziali del padrone di casa sono un messaggio per chi passa oppure una frase scolpita su un marmo ricorda un fatto successo. Chi incide sa che il lettore quasi sempre rimane indifferente al messaggio ma tant'è, ha bisogno di comunicarlo lo stesso.

Qui da noi le lapidi più antiche sono due pietre tombali che risalgono ai tempi dell'antica Roma. Una è nota come Stele di Calesterna ed è murata nell'atrio di una casa in via Fabbrini, a Marradi. L'altra è nella chiesa di San Martino in Gattara, murata sul lato destro della navata.




Si trovano molte incisioni antiche anche sulle campane delle nostre chiese parrocchiali, perché il fonditore imprimeva l'anno, il suo nome e anche quello dei committenti e del parroco. Tutti costoro volevano lasciare memoria di sé sapendo che le campane durano tanto tempo, il suono rimane identico per dei secoli e fa emergere dal passato remoto dei ricordi nitidi.

Queste che seguono sono lapidi, incisioni o scritte vecchie di almeno duecento anni nelle pietre degli edifici della nostra zona, che a volte danno qualche notizia storica e altre volte sono testimonianza di una emozione, di un dramma o di una soddisfazione.




Se partiamo dal Medioevo la notizia più antica viene da una lapide della chiesa di Badia della valle, dove si dice che l'edificio fu costruito al tempo dell' abate Andrea di Vidigliano, dal 1329 al 1334. Vidigliano è un sito di Tredozio citato anche nel Privilegio di Federico Barbarossa (1164) in favore del conte Guido Guerra di Modigliana.



Anche nella Badia di Santa Maria in Crespino, antica come Badia della Valle, c'è una memoria dipinta alla base di un dipinto mutilo, che dice:

Anno dni MCCCXLII Dominus johs Ghetti de Rambrinis de Florentia abbas con. Sce Marie de Crespino fieri fecit hanc tabulam Restau (rata) vero anno dni MDIII

(In italiano: Nell'anno del Signore 1342 Giovanni Ghetti dei Rambrini, fiorentino, abate del convento di S.Maria di Crespino, fece fare questa tavola. Restaurata nell'anno del Signore 1503).


La casa qui accanto, in centro a Marradi, è un edificio descritto in un documento del Seicento come "magazzino del grano di Enea Fabroni" e ha sulla facciata degli stemmi interessanti, che però hanno varia provenienza e sono stati murati qui in diverse occasioni, anche di recente. Il più grande è un blasone mediceo con le solite sei palle e la scritta Ferdinando magnus dux Etruriae e si riferisce a Ferdinando de' Medici granduca ai primi del Seicento. I due stemmi più piccoli, accanto alla finestra, ingranditi qui accanto sono di persone di cui non si sa nulla, forse Capitani del Comune di Firenze spediti a Marradi a governare, nel 1457 e nel 1446. 








La Maestà di Piaiano è una chiesina al confine con Tredozio, nella soppressa parrocchia di Cesata. Sito di culto antichissimo, anche oggi a settembre apre e vi si celebra una messa seguita da una festicciola abbastanza frequentata. All'interno nel margine basso di un affresco c'è una scritta del 1556 dove il committente ricorda l'obbligo di un ex voto.


Il monastero delle Domenicane, nel centro di Marradi, fu fondato nel 1568. Sull'arco della porta c'è la data e una sola parola: Jesus.




Nel 1899 una frana enorme, un milione di metri cubi di terra e macigni, si staccò dal monte di fronte a Gamberara, un casale a metà strada fra Biforco e Campigno e sbarrò il torrente. Si formò un lago e il villaggio venne sommerso. Oggi il lago è stato colmato dai detriti portati dalle piene ma le case sono ancora là sotto. Le casette a mezza costa di fronte alla frana non furono coinvolte. Una di queste si chiama La Tana e nella facciata c'è la data 1581 senza frasi leggibili. L'anno da solo dà poche indicazioni ma in questo caso dimostra che il sito di Gamberara era antico, vecchio di almeno 400 anni al momento del disastro.





Girolamo era un ragazzo che abitava a Imo il Borgo. Si capisce perché nella lapide il suo nome è seguito da quello del padre e del nonno ancora vivente, accanto alla torretta dove c'è la lapide. Annegò o cadde dal muro (demengio = demersit). In latino emergo significa "vengo a galla" e demergo "vado a fondo". L'anno (1586) è inciso con i numeri romani con la regola sottrattiva, cioè togliendo degli anni dal centenario finale: XIIIIC = 100 – 14 = 86.







Filetto è un grande edificio a metà strada fra Marradi e Popolano. Compare in una mappa del 1594 con una planimetria simile a quella odierna. Era una casa signorile, forse una fattoria o un edificio pubblico. E' una secolare proprietà della famiglia Scalini della Scala e ha una cappella funeraria, ora vuota, con un' urna dipinta sulla porta e la scritta Ora pro nobis.





La parola Spedale in antico indicava un ostello per viandanti più che un luogo di cura. Il nome viene dal greco podòs, che significa "del piede". Che cosa successe a San Martino in Gattara il 6 maggio 1609? La scritta scolpita nella facciata dell' Oratorio di Santa Lucia non ce lo dice. Ai tempi dell' anonimo incisore tutti conoscevano quell'evento, ma per noi oggi non è così.




La chiesa arcipretale di San Lorenzo in Marradi fu costruita alla fine del Settecento al posto di un' altra precedente, demolita perché lesionata dal terremoto del 1661. Di questa rimangono solo alcuni arredi, il fonte battesimale e l'acquasantiera, con inciso l'anno di fabbricazione (1619).






Sotto il primo arco delle logge del Municipio ci sono le verghe di ferro delle misure di lunghezza in uso nel mercato di Marradi. Prima del Sistema metrico decimale ogni paese aveva misure proprie, che nel nostro caso sono i vari tipi di Braccio usato in Toscana e in Romagna. Per evitare truffe il capitano Carlo Marucelli, Gonfaloniere di Marradi nel 1621 -1622 le fece piombare al muro e appose il suo sigillo.


In una finestra della chiesina di Santa Maria delle Grazie, più nota come Cappellina, c'è la scritta Jacopo e Fabio Bug .... ti, 1663. Forse ricorda un ripristino dopo il disastroso terremoto del 1661.





La scossa di terremoto del 23 marzo 1661 fu disastrosa in tutta la Romagna Toscana. L'ing. Pieratti, inviato dal Granduca, rilevò che la chiesa arcipretale aveva i muri sbilenchi e il palazzo comunale si era spaccato a metà. Come al solito il ciclo sismico durò un paio di anni e nel 1662 ci furono altre scosse distruttive. Con una di queste la chiesetta di San Martino in collina, al confine con Tredozio, fu devastata e dovette essere ricostruita. Una lapide sul fianco ricorda il fatto.





Sull'architrave all'ingresso della chiesa di Grisigliano è inciso l'anno di costruzione (1712) di una parte dell'edificio, cosa insolita per una chiesa. La parte opposta è in una mappa del 1594 e quindi ai primi del '700 la chiesa venne voltata e la parte vecchia divenne canonica.





La chiesa di Casaglia è recente (1912) e il campanile ancora di più (1925 -26). Prima la chiesa era nella prima casa del paese, dalla parte di Marradi. Ora è un edificio privato, ben ristrutturato. Sull'architrave di una porta murata è impresso l'anno 1763.



Sulla facciata della canonica della chiesa arcipretale di San Lorenzo c'è la lapide a ricordo della visita del Granduca Leopoldo di Lorena del 1777 nei paesi della Romagna Toscana. E' una dedica molto bella fatta per un sovrano amato.






Il seccatoio per i marroni era una casetta per seccare i frutti stesi su un pavimento dal quale entrava il calore e il fumo delle braci al piano di sotto. Ce n'erano diverse centinaia a Marradi e questo della fattoria di Gamberaldi è ancora intatto. Lo costruì Francesco Cavina Pratesi, proprietario nel 1801 e, soddisfatto della sua iniziativa fece incidere la croce e il suo nome nell'architrave, cosa insolita in queste costruzioni. Il numero otto è scolpito in orizzontale, come si usava a quei tempi.



Un'altra serie di incisioni si trova nei tabernacoli lungo le strade antiche e di campagna. Questa per esempio è alla sommità dei Prati di Gruffieto, segnato anche nel Catasto Leopoldino del 1822.







Nel campo sul retro della Cappellina c'era un cimitero chiuso al primi dell' Ottocento quando venne aperto il camposanto attuale. Fu riaperto nel 1817 per seppellire i miserabili morti nell'epidemia di tifo petecchiale che afflisse il paese quell'anno. Ogni anno qui si svolgeva La festa alla Cappellina, molto partecipata. Anche oggi per tradizione la chiesa è aperta solo nel mese di maggio.


La battaglia di Lipsia (16-19 ottobre 1813) o Battaglia delle Nazioni segnò la sconfitta definitiva di Napoleone dopo la Campagna di Russia. I cittadini dell' Impero erano soggetti all' obbligo di leva e furono coinvolti nelle avventure napoleoniche. Per questo Michele Ciani dovette andare a piedi in Germania a combattere, di sicuro assieme ad altri coscritti di Marradi. Ce lo ricorda la lapide tombale nella chiesa di Santa Maria delle Grazie (La Cappellina) posta a suo ricordo da Evaristo Piani, il primo sindaco di Marradi, ammirato da questo fatto.

Nei secoli antichi la maggior parte della gente non sapeva scrivere né far di conto. Però anche tutti costoro ogni tanto avevano voglia di lasciare un ricordo di sé e delle loro cose. Come facevano? Un analfabeta alfanumerico può comunicare per iscritto con un linguaggio simbolico fatto di immagini e figure, con qualche lettera iniziale e da questo insieme si può ricavare il suo pensiero come da un rebus.


A volte la soluzione è semplice, come nel caso di questo contadino che incise nella pietra del capanno del suo castagneto questa descrizione di se stesso.







Altre volte la simbologia è chiara ma non se ne ricava una frase di senso compiuto. E' il caso della pietra incisa ritrovata al podere Le Lastre (Gamberaldi) dove si distinguono bene dei monti con le croci che per alcuni rappresentano il Calvario, con Cristo e i Ladroni.


In altri casi il significato è ancora più oscuro, come nel caso del graffito che è in una finestra della casa detta Il Castellaccio, a Biforco.



Il fatto è che la scrittura è codificata da regole precise, invece il graffito dipende solo dall' estro e dalla abilità di un individuo come incisore. Al Molino della Concia, oggi di proprietà della prof.ssa Livietta Galeotti ci sono alcune incisioni su roccia difficili da interpretare.





La prof.ssa Livietta pensa che potrebbero essere opera di pellegrini in viaggio verso o da Roma. Questo perché il motivo ricorrente è la croce impostata su una collinetta stilizzata, che potrebbe simboleggiare il Monte Calvario. In effetti anche il graffito delle Lastre di Gamberaldi ha questa impostazione.




Un'altra categoria di pietre scolpite è quella dei cippi confinari, ossia delle pietre sagomate poste a segnalare un confine. Questi qui accanto sono due segnali di confine fra il Granducato e lo Stato Pontificio.



Nel Catasto Leopoldino sono segnati con la lettera T = termine, o con una serie di numeri romani, come si vede qui sopra. Alcuni cippi ci sono ancora ma i più sono andati persi per tanti motivi, dopo essere diventati inutili con l'Unità d'Italia (1861).

Il fatto si presta a qualche curiosa osservazione: nella foto qui sopra Maurizio ed Ermanno sono in provincia di Ravenna e Claudio (che scatta) è nell'area metropolitana di Firenze.



Per ampliare sul blog
31 gennaio 2016   La famiglia di Vocusia
24 aprile 2014   La stele di Calesterna
03 agosto 2011   La Madonna della chiesa di Crespino