Lanfranco Raparo, Marradi

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martedì 6 ottobre 2020

L' Ospedale di Marradi negli anni dell'Unità d'Italia

L'amministrazione nel triennio
1859 - 1863
ricerca di Claudio Mercatali



A metà Ottocento gli ospedali di Marradi, Modigliana e Brisighella erano amministrati in modo diverso da oggi. La gestione coinvolgeva i negozi e gli artigiani dei paesi e c’erano pochi fornitori esterni. 



A Marradi l' Economo comprava le vettovaglie dalle botteghe: Pellegrino Bombardini nel 1861 fornì pane vino e sale e suo cugino Rinaldo 43 kg di carne. 




L'ospedale non aveva la lavanderia e i panni sporchi venivano dati alle lavandaie del paese, che li facevano bollire nelle tinozze assieme alla soda (imbiancatura) e poi li lavavano, quasi sempre nel fiume. La "bucataja" Angiola Benini lavorò parecchio nel 1860: 150 lenzuoli, 61 camicie, 84 asciugamani (sic) e chiese 6,93 ducati romani (moneta pontificia). Era ormai l'anno dell' Unità e il Camarlingo saldò il conto con la nuova moneta, 36 lire Italiane e 36 centesimi. La bucataja forse rimase un po' perplessa ma accettò, firmando la quietanza con una croce perché era analfabeta.







Le medicine furono comprate alle farmacie Ghezzi e Baldesi. La prima fu poi rilevata da Giovan Battista Ciottoli ed era dov'è oggi, invece la Farmacia Baldesi chiuse nel 1922 per la morte del farmacista Ubaldo, che non aveva eredi in grado di portare avanti il mestiere. Era in piazza Scalelle, come si vede nella foto qui accanto.






Che cosa vendette la farmacia Ghezzi? 










Nel ricettario che presentò al Camarlingo c'è una lunga lista di decotti e poi olio di fegato di merluzzo e di ricino.



C'è anche il conto per 130 mignatte (sanguisughe) che servivano per riassorbire gli edemi e il lividi. Non c'è traccia di nessun farmaco così come lo intendiamo noi oggi.

L'Ospedale dava il servizio di ricovero a domicilio, per chi non era infermo e poteva essere assistito a casa.  Il medico condotto visitava il malato e gli prescriveva le medicine. I poveri le avevano gratis se il Gonfaloniere (fino al 1960) e poi il Sindaco, gli rilasciavano un attestato di miserabilità come questo qui accanto.




Il farmacista registrava la vendita gratuita e rimetteva il conto al Camarlingo della Comunità, cioè all' Ufficio di ragioneria del Comune.

Matteo Fabbri, il barbiere, rimise un conto di 10 lire, "barbe e tosature" fatte nel 1860 ma il Camarlingo tirò sul prezzo e lo saldò con 8 lire e 14 centesimi.

La spesa più grossa fu per il tetto, perché si ruppero due travi portanti e una squadra di persone dovette provvedere alla loro sostituzione. L'ospedale era stato costruito solo da una cinquantina di anni, ma evidentemente il tetto era stato fatto male.


mercoledì 15 aprile 2020

La Spagnola

La terribile epidemia del 1918
ricerca di Claudio Mercatali


New York 
novembre 1918

L'influenza Spagnola è stata un’influenza dovuta ai virus del ceppo H1N1 e fu la più grande pandemia della storia umana. L’iniziò fu  segnalato nel 1918 dai giornali iberici, liberi dalla censura perché la Spagna non era in guerra e da questo viene il nome.


La rivista Especialidades Medicas di Madrid ristampò nel novembre 1918 un articolo premonitore del periodico La Medicina Valenciana, settembre 1918


Forse i primi focolai furono in Kansas e Texas e giunse in Europa con i soldati americani, sbarcati in Francia nell' Aprile del 1917. 
La Spagnola colpì in tutto il mondo e scomparve dopo due anni, forse per una mutazione meno letale del virus. Nell' estate del 1918 esplose e gli effetti si sommarono alle infezioni batteriche che aggredivano i soldati in trincea. A quel tempo non esistevano gli antibiotici e la penicillina fu scoperta solo nel 1928 da Alexander Fleming.



Il virus si diffuse veloce, negli USA e in Europa. Era sconosciuto e le autorità politiche e sanitarie furono colte alla sprovvista. Non fu adottato nessun "contenimento sociale" e le attività lavorative continuarono come prima. Per giunta nel novembre 1918 in Europa si festeggiava la fine della Prima guerra mondiale e i cortei, le adunanze e le feste erano continue. I governi non negarono l'evidenza ma a questa sciagura venne dato il minor risalto possibile.

La situazione in Italia

Si stima che in Italia il morbo abbia colpito circa 4 milioni e mezzo di persone, uccidendone da 400.000 a 650.000. Un numero impressionante, se si considera che all' epoca la popolazione italiana era di 36 milioni di cittadini. I più colpiti furono i giovani tra i 18 e i 30 anni. 
La prima ondata della pandemia, nel 1917 soprattutto, era un’influenza più o meno severa, a seconda delle varietà mutanti del virus che la produceva. La seconda ondata della pandemia del 1918 fu letale forse proprio perché il virus era mutato. Secondo una interessante ipotesi le persone che non erano al fronte quando si ammalavano seriamente rimanevano a casa, e chi era solo lievemente malato continuava con la sua vita, diffondendo la forma meno grave della malattia. 
Nelle trincee accadde il contrario: i soldati che avevano contratto una forma leggera rimasero dov' erano, mentre i malati gravi vennero inviati su treni affollati verso ospedali da campo altrettanto affollati, diffondendo il virus più pericoloso. Forse la seconda ondata iniziò così e l'influenza si diffuse rapidamente.

 La situazione qui da noi






Il Messaggero del Mugello, un settimanale che si stampava a Borgo San Lorenzo ed era in vendita anche a Marradi, il 3 novembre 1918 pubblicò questo interessante articolo, nel quale si spiegavano le precauzioni igieniche che conveniva adottare per limitare il contagio. Merita leggerlo perché queste sono in sostanza le stesse che vengono raccomandate oggi per il Covid 19.




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lettura


Le celebrazioni per la vittoria definitiva a Vittorio Veneto erano propagandate anche nella nostra zona come una rivincita per la disfatta di Caporetto del 1917 e furono tante, con grande partecipazione della gente entusiasta.




Anche Il Piccolo, settimanale di Faenza, scrisse sull' epidemia, segnalandone la pericolosità e il fatto che in Romagna, a dire del giornalista, i contagi non erano stati moltissimi. 







Nel comune di Marradi la Spagnola si diffuse abbastanza e per evitare di ricoverare i malati nell'Ospedale assieme agli altri venne allestito un lazzaretto, vicino al viadotto di Villanceto. Si chiama ancora così, anche se molti non sanno l'origine di questo nome. 

Il suo aspetto originario si vede in questa cartolina del 1920, sullo sfondo, accanto agli archi del viadotto. Fu distrutto da un bombardamento nel 1944 e ricostruito nella forma attuale, come sede della Scuola di Avviamento e poi della Scuola Media fino al 1965.

Così come oggi con il Covid 19 il personale sanitario era particolarmente esposto e ci furono dei morti. Questa lapide, murata in una cappella del cimitero di Biforco ricorda la morte del dottor Arturo Baldesi, di Marradi, e di suo fratello Ubaldo, titolare di una farmacia che era in piazza di fronte alla chiesa del Suffragio.




Poi l'epidemia scomparve, con la stessa rapidità con la quale si era manifestata, lasciando però un ricordo terribile. Dopo qualche anno il governo concesse al Comune di Marradi un finanziamento per costruire le cosiddette Case dei Mutilati, ossia due edifici destinati ai grandi invalidi della guerra. Sul davanti, venne costruito per arredo un tabernacolo dedicato a San Rocco, che nella tradizione popolare è il santo che protegge dalle epidemie.









Secondo una diffusa voce popolare qui si sarebbe fermata una pestilenza antica per intercessione del santo, ma in realtà il tabernacolo non è per grazia ricevuta ma è votivo per le pestilenze a venire, dato il vivo ricordo lasciato dal colera del 1855 e soprattutto dalla Spagnola. Non è antico e come si vede in questa foto del 1917 non c'è.



Rocco di Montpellier, noto come san Rocco (Montpellier, 1345 circa, Voghera 16 agosto 1376 - 1379), è stato un pellegrino e taumaturgo francese. È il protettore dalle epidemie in genere, anche quelle degli animali. Spesso è rappresentato nell'atto di sollevare il mantello per mostrare il bubbone della peste nella coscia.




Per ampliare 

www.scienze.fanpage.it/influenza Spagnola, la più grande pandemia della storia.
Per le informazioni generali, Wikipedia.
Per le informazioni specifiche: Enciclopedia della Medicina Treccani.

sabato 16 marzo 2019

1911 Il Primario dr. Augusto Pellegrini

La descrizione delle sue operazioni
all' Ospedale S.Francesco
di Marradi
ricerca di Claudio Mercatali
 

1917 Truppe schierate nel Foro Boario
(oggi Parco dei Caduti), di fianco all'Ospedale,
che si vede sullo sfondo.

 
 

Nel 1907 l'arrivo del primario dottor Augusto Pellegrini segnò l' inizio di un periodo d' oro per l'Ospedale San Francesco di Marradi.
Questo medico energico e sferzante riorganizzò tutto il nosocomio, lo rese moderno e molto attivo. Questa che segue è la sua relazione per l'attività chirurgica svolta nel 1911 e 1912 che fu a dir poco frenetica: 619 operazioni di ogni tipo, dal capo agli arti inferiori, condotte da lui e dai suoi assistenti. Lasciamo che sia lo stesso dottore a raccontarci come andarono le cose, e leggiamo un estratto della sua relazione ...

 
 
Note di tecnica chirurgica

 

L'organizzazione del servizio chirurgico è rimasta tal quale l'ho descritta nella relazione precedente, (il resoconto clinico statistico di chirurgia operativa, Faenza 1911). I resultati sono stati costantemente buoni e perciò non ho avuta ragione di introdurre notevoli modificazioni. I locali non permettono che un isolamento relativo dalle infezioni settiche ed operati asettici si trovano non di rado vicini ad ammalati purulenti; pur tuttavia non si è verificato nessun caso di infezione post operatoria, il decorso è stato sempre regolare e la guarigione avvenuta per prima intenzione. Ciò sta a dimostrare la bontà dell'organizzazione del servizio.
 

 
 

Il quadro riassuntivo
delle operazioni eseguite

 
 

Nella preparazione del materiale di medicazione e di sutura non ho introdotte modificazioni apprezzabili: solo la seta dopo la preparazione ordinaria, descritta nella precedente relazione, viene sterilizzata nell'autoclave e dopo conservata il alcool in vasi piombati.
Gli strumenti dopo essere stati bolliti per mezz'ora - un'ora in una soluzione di carbonato di soda all' uno per cento, vengono, durante l'operazione, distesi sopra un tavolo coperti da un telo sterilizzato e adoprati asciutti.


 
 
Nella preparazione dell'operatore e degli assistenti ho cercato di portare qualche modificazione collo scopo di rendere la preparazione più rapida, più semplice e più sicura. Così per la disinfezione delle mani invece di usare il metodo Fürbringer, che è troppo lungo, mi disinfetto le mani e gli avambracci mediante sfregamento accurato per 7 - 8 minuti con una compressa di garza sterilizzata imbevuta di alcool a 90°; complessivamente la disinfezione dura 10 minuti: tale durata può venire alquanto abbreviata in operazioni di urgenza assoluta.

Con questo metodo, che offre il vantaggio della semplicità e della rapidità, ho ottenuto costantemente buoni resultati e le guarigioni sono sempre avvenute per prima intenzione. Tuttavia per maggiore sicurezza soglio usare il guanti di Chaput, tanto più che, dopo una certa pratica, sono riescito a operare con i guanti tanto spedito come senza guanti. Per il passato riserbavo l'uso dei guanti per le operazioni, medicature ed esplorazioni in campo settico; da qualche tempo li uso costantemente anche per le operazioni asettiche, avendo cura di non usare in queste ultime guanti già usati per operazioni settiche.

Per ragioni di economia nella disinfezione delle mani faccio uso di alcool denaturato. Da qualche tempo ho pensato di trattare l'alcool denaturato con vapori di cloro, con lo scopo di attenuarne l'odore penetrante e disgustoso, sia di aumentarne l'azione disinfettante  ...
  
Il frontespizio e l'inizio della relazione di Pellegrini

 





Nella preparazione dell'operando nessun modificazione ho sentito il dovere di introdurre. Seguito a valermi con vantaggio del metodo Grossich, per la disinfezione del campo operatorio. Ho cura di non abusare nell'uso della tintura di iodio per non produrre irritazioni della pelle. Appena il malato viene portato in sala operatoria, faccio polverizzare estesamente il campo operatorio con alcool contenente solo un quarto di tintura di iodio; solo poco prima di cominciare l'atto operativo sfrego una sola volta con una spugna sterile imbevuta di tintura di iodio e montata sopra una pinza di Pean.

 
 
 
Anestesia Nel praticare l'anestesia ricorro, a seconda dei casi, ora all' anestesia per inalazione, ora all'anestesia spinale, ora a quella locale. Per produrre l'anestesia locale uso la novocaina recentemente preparata secondo la formula di Braun e ne inietto di solito 5 centimetri cubi al 5%

... Fino a tre anni fa nell'anestesia per inalazione davo la preferenza la cloroformio e ricorrevo all'etere solo nelle narcosi dei bambini, dei vecchi e delle narcosi di durata eccessivamente lunga; dopo cominciai a praticare l'eteronarcosi come metodo ordinario e di scelta.

I risultato sono sempre stati ottimi e non mi sentirei affatto disposto a tornare al cloroformio. Adopro la maschera di Schimmelbusch e somministro l'etere a gocce versandolo con un comune contagocce, evitando così di far inalare la paziente vapori di etere molto concentrati, come suole avvenire usando maschere di tipo Juilliard, che è la più comunemente usata per la somministrazione dell'etere.

Prima di cominciare la narcosi faccio praticare un'antisepsi più efficace che sia possibile della bocca e della faringe e sono solito di far somministrare un'iniezione di 1cg di morfina alquanto prima di cominciare l'eterizzazione.

 
 
 
... Per l'anestesia locale uso una soluzione di novocaina al mezzo per cento. Di solito ricorro all'anestesia locale nelle ernie strozzate e per praticare stome di individui in condizioni generali cattive, ed in operazioni di minore importanza.

 
 
 


Durante l'atto operatorio sono solito calzare i guanti di Chaput, uso medicatura seta e strumenti asciutti: la testa dell'operatore e degli assistenti viene coperta con un berretto sterilizzato di seta , provvisto di una specie di visiera, che ricopre il volto lasciando scoperti solo gli occhi. e le suture dò la preferenza alla seta.


 
 
 
 
Il decorso post operatorio viene rigorosamente sorvegliato. E' mia abitudine tenere gli operati ben caldi nei primi giorni dopo l'operazione. Tutti i malati vestono calze e camiciole di lana durante l'atto operatorio e dopo l'operazione i malati vengono tenuti caldi con bottiglie di acqua calda. In quinta giornata si tolgono le agraffes e in nona giornata di solito gli operati si alzano. Con tale organizzazione, con tale tecnica operatoria e con una sorveglianza diretta, continua e rigorosa, i resultati sono stati costantemente buoni.
 
Quattro operazioni d'esempio

Quattro operazioni eseguite da Augusto Pellegrini a Marradi, accompagnate dalla descrizione originale delle medesime,
fatta dal dottore.
 
 

 










 
 
 
 
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se le vuoi ingrandire

 

Fonte  Archivio storico dell'Ospedale S.Francesco di Marradi. Si ringrazia l'archivista Mario Catani per l'indispensabile aiuto dato.
 
 


 

martedì 12 marzo 2019

Augusto Pellegrini

Primario dell'Ospedale
a Marradi dal 1906 al 1913
Il dottore parla di sé
ricerca di Claudio Mercatali
 

Durante gli anni in cui fu Direttore sanitario, l'Ospedale S.Francesco di Marradi toccò uno dei massimi di efficienza.
Rinnovato nelle tecniche e nelle attrezzature, il nostro nosocomio divenne un modello per tutti gli altri del circondario e la gente veniva qui in paese apposta per farsi operare. Questa che segue è l'autobiografia di Pellegrini, pubblicata in un opuscoletto che il dottore dava in visione alle commissioni d'esame quando andava a sostenere dei concorsi.

Sentiamo che cosa dice di se stesso:

Sono nato a Fucecchio il 26 giugno 1877 da Giovanni Pellegrini ed Enrichetta Mariotti, persone modeste, ma intelligenti e operose. Seguii l'intero corso di Medicina e Chirurgia nell'Istituto di Studi Superiori e di Perfezionamento di Firenze.

Durante l'anno scolastico 1900 - 1901 fui accettato come allievo interno nel Laboratorio di Patologia Chirurgica, dove mi esercitai nella tecnica istologica. Frequentai contemporaneamente la Clinica Pediatrica Chirurgica (Prof. D.Baiardi). La breve pratica chirurgica fatta in questa clinica servì a farmi meglio comprendere l'importanza di uno studio più profondo dell' anatomia; onde nell' anno successivo (1901 - 1902) fui ammesso, come allievo interno, nell' Istituto di Anatomia umana normale, diretto dal prof. G.Chiarugi: quivi mi occupai di preferenza di dissezioni anatomiche, riuscendo vincitore nel concorso indetto dal prof. Chiarugi fra gli studenti del V Corso di Medicina per una dissezione di Anatomia Topografica; e feci inoltre ricerche anatomiche sulle arteria succlavia e ascellare.

Nell' anno 1902 - 1903 frequentai il medesimo Istituto, dedicandomi in special modo allo studio dell' Anatomia Chirurgica, e continuando la serie delle ricerche sull' arteria succlavia e ascellare: queste ricerche furono oggetto della tesi di laurea, che discussi l' 8 luglio 1903, ottenendo 110 su 110.
Oltre agli esami prescritti dal Regolamento, superai l'esame di Pediatrica Medica nella Clinica del prof. G. Mya, riportando pieni voti legali.  

Quando Pellegrini arrivò a Marradi era giovanissimo, aveva 29 anni e aveva già i titoli per concorrere come Primario.

Il primo concorso cui mi presentai fu quello per Medico e chirurgo primario e direttore sanitario dell' Ospedale di Marradi nel giugno 1906. I concorrenti furono 46 e certo non inferiori per merito all' importanza di quell'ospedale. La commissione esaminatrice dei titoli mi classificò unico secondo su 45 concorrenti. La commissione così si esprimeva nei miei riguardi:

"Il dottor Augusto Pellegrini, di anni 29, laureato a Firenze con pieni voti assoluti, ha i perfezionamenti in Igiene, Clinica Medica, Clinica Ostetrica, Anatomia Patologica. E' da tre anni assistente presso la Clinica Chirurgica fiorentina prestando pure servizio all' Ambulatorio chirurgico d'Oltrarno. Nella Clinica ha avuto modo di assistere a moltissime operazioni e di eseguirne non poche, mettendo a pratico contributo le speciali e vaste cognizioni di anatomia patologica e di chirurgia, che risultano evidenti da 12 pubblicazioni di indiscutibile valore".

Dal Consiglio comunale di Marradi risultai il primo eletto. Partecipai nel 1908 al concorso per chirurgo primario dell'Ospedale di Urbino, ove fui dalla commissione giudicatrice classificato nel secondo gruppo e mi furono assegnati 29 punti su 30. La relazione a mio riguardo fu benevola " ... presenta 16 pubblicazioni, alcune di indole scientifica, altre d'indole pratica: tutte della più alta importanza".
 
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In che condizioni era l'Ospedale prima del suo arrivo?

Trovai l'Ospedale di Marradi in pessime condizioni, come rilevasi dalle Relazioni, che pubblicai. Con attività e costanza mi dedicai al suo rinnovamento. Incontrai un forte ostacolo nella scarsezza di mezzi, di cui disponeva la Congregazione di Carità; ma con l'aiuto della pubblica beneficienza riuscì a trasformare e migliorare notevolmente l'Ospedale.
Dei miglioramenti fatti, dei risultati operatori ottenuti e della stima acquistata in questo Comune e nei paesi vicini fanno fede la deliberazione di encomio presa dalla Congregazione di Carità e gli attestati dei sindaci di Marradi e Palazzuolo di Romagna.
 
30 dicembre 1906 Il lavoro del dottore trovò un riconoscimento anche nella stampa locale.



I medici dell' Ospedale erano dipendenti della Congregazione di Carità, l'Ente che gestiva il nosocomio, che a sua volta dipendeva dal Comune di Marradi. Perciò gli stipendi dei dottori erano decisi dal Consiglio Comunale.

 



Delibera del 1 gennaio 1908: il Comune accorda un aumento di stipendio di 80 lire al Primario.

Per lo sviluppo preso dall'Ospedale, il Consiglio Comunale deliberò di accordarmi uno stipendio straordinario. Con deliberazioni del Consiglio comunale e della Congregazione di Carità di Marradi mi veniva poi tolto il servizio di condotta, onde potei dedicare tutta l'opera mia all' Ospedale, vista l'importanza acquistata da questo. La Congregazione di Carità (3 maggio 1911) deliberava ad personam un Assegno visto "l'ottimo servizio prestato dall'attuale Direttore a favore dell'Ospedale e dell'incremento dato dal suddetto a questo istituto"; e più tardi (1913) mi nominava chirurgo benemerito dell'Ospedale.



Un certificato del dottore

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Le pubblicazioni scientifiche
che riguardano Marradi sono queste:

1) Relazione statistica e sanitaria dell' Ospedale di Marradi, 1908. Tip.Cappelli Rocca S.Cassiano.
2) Relazione statistica e sanitaria dell'Ospedale di Marradi, 1909. Tipografia Brisighellese 1910.
3) Relazione sull'epidemia colerica del 1911 in Marradi. Tipografia di Brisighella 1912.

Nel 1913 il dottore vinse il concorso da primario all' Ospedale di Chiari (Bergamo) e si trasferì.
Però non si dimenticò di Marradi e il 2 luglio 1919, avendo saputo che il terremoto qui in paese aveva prodotto danni notevoli scrisse questo telegramma al sindaco di Marradi.




Fonti Archivio storico del Comune di Marradi, Archivio dell'Ospedale S.Francesco di Marradi, Documenti della biblioteca comunale di Chiari (BG).

 

lunedì 17 settembre 2018

1919 In cura all'Ospedale di Marradi

I ricoveri e le spese
ricerca di Claudio Mercatali

 

In Italia, prima dell'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, l'assistenza era basata sulle Casse Mutue. Ciascuna Mutua era competente per una certa categoria di lavoratori iscritti d'obbligo e finanziata con i contributi dei lavoratori e dei loro datori di lavoro. I principali inconvenienti di questo sistema erano che i disoccupati non avevano assistenza medica e le Casse Mutue delle categorie di lavoratori più povere davano prestazioni sanitarie peggiori. Per questi e per altri motivi a partire dal 1958, con diverse tappe, si giunse ad istituire i Servizio Sanitario Nazionale, che è quello in vigore oggi. Negli anni Venti chi aveva bisogno di un ricovero doveva pagarlo in qualche modo. C'erano diverse possibilità e queste sono le più comuni, ma non le uniche:

1) I Signori che non avevano un mestiere ma avevano il capitale pagavano in proprio.
2) Per i lavoratori in regola con il contratto di lavoro pagava la Mutua.
3) Per contadini in stato di necessità pagava il padrone.
4) Per i disoccupati e i nullatenenti pagava il Comune.
5) Per le casalinghe doveva garantire qualche famigliare.





Ecco qui accanto l'impegnativa di Mariano Giuseppe Neri, esercente in Marradi, in favore di sua moglie Maria Neri, sprovvista di mutua perché casalinga (anno 1919).

L'Ospedale accetta il ricovero purché il marito si impegni a pagare la retta giornaliera. Nel certificato di ammissione, in alto a destra, c'è il preziario stabilito dal Comune nel 1916, che andava in base al reddito, secondo le aliquote della Tassa di famiglia:
 

Fascia 1: 1,75 lire per chi pagava da 6 a 10 lire di Tassa
Fascia 2: 3,50 lire per chi superava la soglia delle 10 lire

Era tanto o poco? All'epoca di questo ricovero i prezzi dei generi alimentari erano quelli indicati nella tabella qui accanto.

 






Qui a sinistra c'è invece il foglio di ammissione di Ferdinando Ciaranfi, abitante al podere La Tana (di fronte alla colonna delle Scalelle), che essendo nullatenente era iscritto nella lista "dei gratuiti" del Comune di Marradi (anno 1919).

 
 
 
 
 
Anche i palazzuolesi si servivano dell' Ospedale S.Francesco e per i loro ricoveri la Confraternita di Carità accettava come valide le dichiarazioni del loro sindaco, come questa qui accanto, nella quale si chiede la gratuità per Agnese Tramonti, atta a casa, bisognosa, per la quale il marito non era in grado di provvedere.
 


La Confraternita non diceva di si a tutti. Ecco qui accanto una serie di ingiunzioni di pagamento (1929) inviate a persone che potevano pagarsi le cure ma cercavano di non farlo. Il Presidente "va giù" pesante: ... in caso contrario sarò costretto ad adire al altre vie ...

 
 
 
 
 
 
 
 
Una volta accettato il ricovero cominciavano le cure. Nell' archivio dell' ospedale ci sono centinaia di cartelle cliniche vecchie di un secolo e anche più che trattano di malattie di tutti i tipi. Prendiamone una, relativa a un malanno leggero, per non essere indiscreti e per evitare la tristezza. Il documento qui a destra, del 1903, si riferisce al ricovero di Paolo Boni, casante del molino di Rio di Mèsola (Lutirano) ricoverato per un blocco intestinale forse dovuto a indigestione.


La cartella clinica è un grafico molto semplice, che però spiega tante cose: il ricovero fu in giugno, per una settimana. La suora dell'ospedale gli misurava la febbre una volta ogni sei ore, di giorno e di notte, e ogni volta faceva un puntino sul grafico. Sotto segnava che cosa succedeva di giorno in giorno. Il 4 giugno, verso mezzogiorno ...

Questo dimostra che spesso una documentazione semplice e sintetica conta più di tanti discorsi.
Dato il suo malanno la dieta non poteva essere che rigida e forse gli sarà toccata la "mezza dieta lattea" una delle tante che l'ospedale prescriveva ai ricoverati.

Una Tabella dietetica dell'Ospedale
S.Francesco nel primo Novecento.

 
Fonte  Archivio storico dell'Ospedale S.Francesco di Marradi. Si ringrazia l'archivista Mario Catani per l'indispensabile aiuto dato.