Lanfranco Raparo, Marradi

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martedì 7 marzo 2017

In giro fra la Romagna Toscana e lo Stato Pontificio


Un tour in bici
come se oggi
fosse un giorno
a metà dell’Ottocento
Fatto da Claudio Mercatali


Il percorso

Questo giro in bicicletta si svolge fra Marradi, Modigliana e Brisighella, cioè fra le province di Firenze, Forlì e Ravenna. Nella prima metà dell’Ottocento, percorrendo questi siti avremmo incontrato due volte il confine fra il Granducato di Toscana (Marradi e Modigliana) e lo Stato Pontificio (Brisighella).

Le strade di oggi c’erano già, ma le biciclette non erano ancora state inventate e avremmo dovuto usare un cavallo. Se partiamo da Marradi dopo 5 km, a S.Adriano comincia la Traversa di Romagna, oggi è la Provinciale che va a Modigliana. A metà Ottocento era modernissima e sostituiva la vecchia via, da Marignano a Galliana e a Santa Reparata.

In bici dopo 5 km di salita dura si arriva in cima al Torretto. Con la mia gamba devo salire con calma, con il 34/27, il rapporto dello stento, però per voi potrebbe essere più facile.

Al Passo di Beccugiano (il Torretto) si imbocca una discesa al 18% e per chi non è pratico di bici dirò che si percorre con i freni tirati al massimo, tanto che alla fine fanno male le dita.

A metà c’è la villa di Sessana, con la sua chiesetta, antica parrocchia. Nel 1838 il parroco di Sessana, che aveva subito un furto, scrisse così …

Al Vicario di Marradi 

Il sacerdote Alessandro de’ Pazzi, parroco a Sessana, vi riferisce che la sera del primo giugno 1838 alle 11, udito qualche rumore, uscì di casa e trovò una persona, non riconosciuta stante il buio, che aveva trascinato lontano la sua cagna da caccia e aveva posto una leva fra la soglia e l’uscio della stalla del cavallo e forzato il catenaccio.
Rincorse detta persona per i campi ed esplose contro di essa una fucilata con la munizione n°3, ma sparò a stabilita distanza. Tanto si crede di dover far noto a Vostra Signoria.       

 L’esponente don Alessandro de’ Pazzi       


Dopo la frazione di Abeto comincia una piacevole strada piana. Al Ponte di Santa Reparata cambia la regione e si passa da Firenze (Marradi) a Forlì (Modigliana). Però alla metà dell’ Ottocento qui cambiava solo il comune, perché ambedue i paesi facevano parte del Granducato di Toscana.

La chiesa di Santa Reparata



Nel febbraio 1811 il brigante Buriga e la sua banda di renitenti alla leva napoleonica avevano ben chiaro il fatto e sconfinarono nel comune di Marradi a Santa Reparata. Pensavano di essere al sicuro ma i gendarmi di Marradi li aspettavano e all’ Osteria de Vdòc (del pidocchio ) ci fu lo scontro. Morirono due briganti e un gendarme, però Buriga e i suoi furono arrestati e processati.

Dov’è precisamente questo posto? Se prendiamo a riferimento il Catasto Leopoldino il Poggio del Pidocchio è proprio sopra la chiesa di Santa Reparata.



La strada è sempre pianeggiante e non si fa fatica. Si arriva così a Modigliana, paese agitatissimo nel 1848 - 49, perché i patrioti che volevano l’Italia Unita erano molti. La popolazione gioì in questo modo quando il Granduca dovette fuggire, a seguito degli eventi della Prima Guerra di Indipendenza.

In quegli anni qui viveva don Giovanni Verità, prete patriota e rivoluzionario, scomunicato dal vescovo ma tollerato perché la gente lo amava. Nel 1885 ai suoi funerali c’era una folla esagerata, come si vede in questa fotografia. Però con il tempo sopravvenne l’oblio.




Nel 1929 la sua tomba era in abbandono al cimitero comunale e alcuni modiglianesi, in una vampata di patriottismo, fecero quello che si può leggere qui accanto.



... nonostante i 501 anni di permanenza nel Granducato i Modiglianesi non avevano perso per niente il loro umore di Romagnoli e questo è un bel segno ...

La circonvallazione di Modigliana non esisteva e quindi non la facciamo. Passiamo dall’ex Seminario, poi dalla piazza della Chiesa Vescovile, poi dalla stretta via che porta al centro, anche
se è un senso unico e non dovremmo.



Siamo vicino alla parte storica del paese, quella sotto la Rocca. Nel 1773 passò il Duca di Chartres Orléans e si fermò ospite al Palazzo della contessa Borghi. In quei giorni sua moglie partorì una femmina, ma per motivi dinastici aveva bisogno di un maschio, e la scambiò con il pupo che una domestica della contessa Borghi aveva avuto in quei giorni. Il padre era Lorenzo Chiappini, guardia granducale al carcere di Modigliana. Nel 1826 Maria Stella Chiappini, in realtà duchessa d’Orléans, apprese tutto da una tardiva lettera di suo padre in punto di morte e denunciò il fatto. Ne venne una controversia infinita, ma gli Orlèans non la riconobbero mai. Non potevano, perché il figlio scambiato era diventato re di Francia con il nome di Luigi Filippo d’Orléans, dal 1830 al 1848.


Ora andiamo a Violano, un sobborgo all’inizio del Passo del Trebbio dove c’era la Dogana Granducale. Siamo diretti verso Faenza, lungo la via vecchia che passa dal nuovo cimitero di Modigliana, dove c’è appunto la tomba rifatta di don Giovanni Verità.



La strada è sempre pianeggiante e si va con il 50/17 un rapporto da pianura che permette di tenere i 30 km/h senza faticare tanto. Oggi è una fresca giornata di mezza stagione e si sta benissimo. Quasi senza accorgersene si arriva alla chiesa di Tossino, l’ultima parrocchia del Granducato e poi al Ponte sul Marzeno (cioè alle Cantine Intesa) dove c’era il confine.

Si passa così nella Provincia di Ravenna, ossia nello Stato della Chiesa. Dopo un chilometro c’è via delle Balze, con la vecchia Dogana Pontificia. Alle Dogane si veniva fermati in entrata, per pagare le tasse in ragione delle merci trasportate. Dunque andando in questa direzione i doganieri di Modigliana non ci avrebbero fermato ma quelli pontifici si.

Nel 1845, a seguito di un moto rivoluzionario romagnolo fallito, arrivarono qui due gruppi di rivoltosi in fuga, che cercavano scampo nel Granducato, e nella collina qui di fronte (le Balze di Scavignano) furono affrontati dalla Gendarmeria Pontificia. Don Giovanni Verità li aveva avvisati ma costoro, guidati dal patriottico conte Pasi di Faenza accettarono lo scontro e riuscirono a passare al prezzo di due morti e un certo numero di arrestati. L’episodio è illustrato in questo quadro …

Ora si tratta di imboccare “la Carla” una strada provinciale corta ma dura che scavalca il calanco dalla parte di Brisighella. In cima c’è il Monumento al Ciclista, un cippo in un crinale panoramico che in qualche modo ripaga della fatica fatta. Si scende per un miglio fino a Sarna, dove una piacevolissima strada piana porta alla chiusa di Errano, uno sbarramento sul fiume Lamone.
Comincia la risalita della valle del Lamone, verso Brisighella e si incontra una chiesina ad ogni miglio. La strada qui ha ancora l’antica toponomastica romana: Quartolo, Rio Quinto, Sestolo, Pieve di Ottavo, Ponte Nono, sono tante località che distano dalla via Emilia quanto dice il loro nome.



A quei tempi la strada passava dentro Brisighella e quindi faremo il percorso
segnato in questa carta del Catasto
Pontificio Gregoriano.

Le vampate di patriottismo e le storie un po’ tese dette prima colpirono la fantasia della scrittrice irlandese Ethel Lilian Voynich che nel 1898 scrisse il romanzo The  Gadfly (Il Tafano) ambientato nella valle del Lamone (il Cap. 11) e tradotto il italiano con il titolo “Il figlio del Cardinale”. Parla di Arthur Burton, detto Il Tafano, mazziniano della Giovine Italia, impegnato in un traffico d’armi verso la Romagna per fare la rivoluzione, e perciò pedinato a Marradi e poi arrestato dopo una sparatoria in mezzo al mercato di Brisighella. Leggiamo …





Clicca sulle immagini
per avere una comoda
lettura





E così, dopo tutti questi racconti, si arriva alla Dogana Pontificia di San Cassiano, che era proprio vicino al ponte. Stiamo uscendo dallo Stato della Chiesa e non dobbiamo pagare dazio, sicché i doganieri non ci avrebbero fermato.





  A sinistra: la Dogana Pontificia
di San Cassiano (Brisighella)

Sotto: La Dogana Granducale
di Rugginara (Marradi)
Al contrario i dazieri del Granduca ci avrebbero imposto l’alt a Rugginara, che era la dogana granducale. Nel 1848 ci furono dei problemi, perché allo scoppio della Prima Guerra di Indipendenza i marradesi, avuta notizia della rivolta di Modigliana, corsero qui e tagliarono la catena che sbarrava la strada.



Tutto sommato ottennero poco, perché la guerra fu persa in pochi mesi e tornarono gli Austriaci. Però nella zona rimase una certa agitazione, con tanti sbandati che si aggiravano senza una meta precisa. Lo storico di Brisighella Antonio Metelli racconta che …

Prima di arrivare a Marradi ci sarebbe toccato un altro controllo, alla Dogana di Popolano, cioè al ponte, e poi finalmente avremmo avuto il permesso di arrivare in paese. Così andavano le cose nella agitata Romagna Toscana di metà Ottocento.

domenica 11 settembre 2016

Al Passo della Sambuca in bicicletta

 Un tour abbastanza impegnativo
resoconto di Claudio Mercatali



La strada da percorrere 
vista dall'aereo



Oggi facciamo il "giro della Sambuca", un classico qui da noi. A Marradi se uno ti dice che ha fatto questo giro in bicicletta vuol dire che ha una buona gamba.
Si tratta di salire al Passo del Carnevale (701m) per andare a Palazzuolo e poi al Passo della Sambuca (1078m). Questo valico è a giogo, ossia arrivati in cima si scende un po' e poi si risale. Dunque la strada scende sotto quota mille ma poi rimonta fino a 1036m, al valico di Prato all'Albero.

Vi basta? E allora andiamo. Questo tour non si fa a inizio stagione, perché per affrontare tutte queste salite bisogna avere nelle gambe almeno mille chilometri di strade più facili.

Se partiamo da Marradi la strada è subito impegnativa, perché il paese è a 321m di quota e bisogna arrivare a 701m in 5,5 km, cioè la strada ha una pendenza media del 6%. Se avete trent'anni il problema è facile, se ne avete il doppio un po' meno. In ogni caso l'arrivo al Passo del Carnevale è piacevole: c'è la soddisfazione di aver guadagnato la vetta, la strada spiana per un chilometro, si vede un bel panorama. Poi una discesa veloce porta a Palazzuolo.

Occorre fare rifornimento, perché alla Sambuca non ci sono fonti né punti di ristoro. Da qui alla Colla di Casaglia ci sono sedici chilometri, quasi tutti in salita, immersi nella natura, soli, in silenzio e solo con il cigolìo della catena della bicicletta. Al massimo si possono incontrare due o tre automobili.

Ormai sono venuto qui tante volte e so che devo salire con il 34/27, il rapporto dello stento, a otto chilometri all' ora per due ore, ma non mi rincresce. Dopo un po' la gamba va per conto suo e anche la testa, cosicché si pensa a tante cose, oppure volendo si può ascoltare la musica in cuffia.

Tutto questo vi sembra strano?
Gli esperti spiegano che lo sforzo puro, ripetuto, un po' ottuso, senza strategia, non richiede l'intervento del cervello e le gambe si muovono istintivamente, con gli ordini ritmici dati dal midollo spinale. E' per questo che la bicicletta è rilassante, se non si forza il passo.


La parte alta del Passo, dopo il podere Valle, vista dalla chiesa di Lozzole. E' il tratto meno impegnativo ... fatevi un'idea ...

In tutte le salite c'è un punto di massimo sforzo, che spesso non è in cima.
Nel caso della Sambuca la fatica massima è al podere Valle, dove la strada cambia versante. Da qui fino alla vetta ci sono ancora diversi chilometri, ma il peggio è passato.




Questo è anche il "punto del non ritorno" ossia i pentiti non hanno convenienza a tornare indietro fino a Marradi, perché siamo a metà dello sforzo.

I tornanti della Sambuca si vedono nello sfondo della foto 
qui accanto.




La Croce della Sambuca è una meta
agognata. Una volta lassù la strada
spiana un po' e si prova un certo sollievo.





Clicca sulle immagini
 se le vuoi ingrandire







Il panorama dal Passo visualizza la fatica fatta. Il paesino laggiù è Palazzuolo 
e chi viene da Marradi ha scavalcato anche il monte sulla destra.

Il cartello "Passo di Prato all'Albero" è uno di quelli che si leggono volentieri.
C'è il sollievo della strada che spiana, la soddisfazione di avercela fatta, il pensiero piacevole che per Marradi mancano ancora 18 km ma sono tutti in discesa, ci saranno le fonti d'acqua fresca, i paesini per prendere un caffè e per scambiare quattro chiacchiere.


 
Passo di Prato allAlbero
 (quota 1036m).


 


Il passaggio sotto la ferrovia che
porta alla Fonte di Sette.



Per abitudine di solito mi fermo alla fontanella del Passo della Colla, dopo tre chilometri di discesa, per bere e sciacquarmi dalla faccia il sale del sudore.
Da qui in poi serve un kway anche d'estate, perché il vento della discesa è piacevole ma si paga duramente nei giorni successivi.



A Crespino per me è ora della pausa caffè e del secondo pieno.
In un giro come questo si perdono circa due litri d'acqua e bisogna reintegrare un po' alla volta.
Crespino è il paese delle fonti e non c'è problema: si può scegliere la Fonte di Sette, fatta nel 1893 al tempo della costruzione della ferrovia, che dista cento metri dall' asfalto, poco prima dell' ingresso in paese, oppure la Fonte (1906) in mezzo al viale della stazione.



Mi piace la discesa di Valbura, ed esagero volentieri quasi sempre.
Spingendo nei pedali con poco rischio si raggiungono i 60 km orari per un breve tratto.


L'inizio della discesa
di Valbura.
E' accanto alla Ferrovia Faentina.




venerdì 4 settembre 2015

Tre monti nella Romagna Toscana



 Un giro in bicicletta
nelle valli del Lamone,
dell'Acerreta 
e del Tramazzo
di Claudio Mercatali



Oggi 3 settembre è una giornata tiepida di fine estate, giusta per un giro in bicicletta nei monti della Romagna Toscana. Si parte da Marradi e si torna da Tredozio dopo essere passati da Modigliana. A dirsi è semplice e a farsi può essere complicato: sono 50 km, con tre salite a scavalcare tre monti, non lunghe ma toste: il Beccugiano (circa 5 Km) la Collina (3 km) e la strada di Pian di sopra (3,3 km). Siamo in tre e abbiamo impiegato 4 ore e 30, comprese due soste e qualche divagazione.

 Cinque chilometri a valle di Marradi si imbocca la strada per Modigliana al paesino di S.Adriano. La salita del monte Beccugiano comincia qui ed è subito dura. I miei due amici salgono gagliardi ma per me è un impegno e ho usato il 34/27 fino al Passo. Questi numeri un po' misteriosi chiariscono la situazione per chi è avvezzo al pedale, gli altri sappiano che è il rapporto più alto, quello dell' affanno.
 

La villa di Beccugiano


Dalla vetta si vede un bel panorama, verso Monte Romano e la villa di Beccugiano, un bell' edificio del Settecento. Al Passo prendiamo la discesa del Torretto, e al ritorno sboccheremo dalla strada che si vede a destra in questa foto, ossia la comunale di Pian di Sopra. Chi ha gamba potrebbe fare anche il contrario, ma il cartello spiega che la pendenza qui è del 18% e se uno non è ben allenato sale con la lingua di fuori e con la bici a mano.


 Il valico del Monte Beccugiano. A destra, con la croce, c'è l'inizio della strada per Pian di Sopra. A sinistra la campestre per la fattoria di Galliana.

Anche la discesa si fa sentire e si va giù con i freni ben tesi, passando dalla villa di Sessana e infine dalla chiesa di Abeto.


 

A lato: la villa di Sessana
Sotto: la chiesa di Abeto


Dalle fotografie si dovrebbe capire quanto pende la strada.





Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire



Dopo la chiesa di Abeto comincia il fondovalle e la strada piana. Non è caldo ma le mosche cavalline cominciano a farsi sentire.



Questi insetti pungenti campano rincorrendo e beccando i cavalli al pascolo e non ci sono tante possibilità di fuggire. Però non sopportano l'odore delle foglie di kiwi e quindi ci fermiamo un attimo nella piantagione di Campolasso per staccarne qualcuna da mettere nel manubrio e in tasca.



Campolasso

Siamo così giunti al chilometro 10 e al confine con l'Emilia Romagna. Fra 1 km usciremo dal comune di Marradi per entrare in quello di Modigliana. Il sito è bello, silenzioso e panoramico. La campagna è curata, coltivata fino a Briccola, che è l'ultimo podere di Marradi in alto, a mezza costa.



Il fondovalle dell'Acerreta al Km 10.
 In fondo alla strada c'è il ponte
di S.Reparata, confine con l'Emilia Romagna.
A mezza costa Briccola, 
ultimo podere di Marradi.



 
I miei compagni sono ripartiti e sono già un puntino laggiù in fondo. Mi capita spesso di attardarmi per fare qualche fotografia o curiosare un po', lo sanno e sopportano, ma non è bene insistere tanto.

Linari


Si passa vicino a Linari, la fattoria dove nel Cinquecento nacque Rocco Guerrini, un architetto progettista di fortezze che emigrò in Germania dove divenne famoso. I Tedeschi gli hanno dedicato un busto, a Lubbenau, vicino a Berlino, che è questo qui accanto, con lui che ci guarda un po' minaccioso. Per chi vuole saperne di più su questo blog alla data 15 aprile 2013 c'è una ricerca.
   
Si pedala veloci, con il 50/19, un rapporto per le strade di fondovalle con qualche saliscendi, e nel giro di poco si arriva a Modigliana. Con la bicicletta si può passare dalla via vecchia, accanto all'ex seminario e sboccare nella piazza con la chiesa dell'ex vescovado.


Modigliana. L'ex seminario (a destra)
e la strada vecchia.



 







Andremo a prendere un caffè in centro, vicino alla casa di don Verità, il prete scomunicato perché amico di Garibaldi e contrario al potere temporale dei papi.



  
Sullo sfondo: il podere Guida. Siamo entrati nel comune di Tredozio.

Si tratta ora di risalire la valle del Tramazzo per 10 km, fino a Tredozio. La strada è piacevole, nuova, ben asfaltata e la fatica non si sente. Eccoci a Guida, l'ultimo podere di Modigliana. Ora siamo nel territorio di Tredozio.




Facciamo il pieno dell'acqua perché ci attendono due scavalchi. Il primo è il Passo della Collina, che comincia da questo imbocco invitante. E' un' illusione: la strada sale senza pietà per tre chilometri e per me la storia si ripete, cioè pedalo lento, al limite del ribaltamento, però con soddisfazione arrivo in cima senza soste.

L'inizio del Passo 
della Collina
 
 
Al valico


Al valico c'è di nuovo il confine di regione e si torna in Toscana, nel comune di Marradi. Dal 1428 al 1923 tutti e tre i comuni formavano una parte della cosiddetta Romagna Toscana ed erano in provincia di Firenze. 

 
Poi quell'anno Benito Mussolini, per allargare la Provincia passò Tredozio e Modigliana sotto Forlì e lasciò Marradi sotto Firenze. Brisighella è sempre stata sotto Ravenna e così ora questi comuni, che in realtà formano un unico territorio, sono spartiti fra tre province di due regioni differenti, con una serie di inconvenienti che sarebbe lunga da dire ma si può immaginare.

Dalla Collina si vede la valle dell'Acerreta e il crinale opposto, sul quale dovremo salire, perché Marradi è oltre quello.


Il primo scorcio della Valle Acerreta 
dalla Collina

Si tratta dunque di scendere nel fondovalle, percorrerlo per qualche chilometro e salire si nuovo.







Dalla Collina il paesino di Lutirano fa
un bell' effetto.



 Lutirano

  
 

L'incrocio per Pian di Sopra è ben segnalato e non si può sbagliare, anche perché poco prima c'è il B&B Rio Bulbana, che ha questo aspetto particolare.
Il rio è appunto quello della valletta laterale che stiamo per risalire.






Finalmente siamo al Casetto di Pian di Sopra, la salita è finita e si vede in panorama opposto a  quello di prima. Con un certo orgoglio uno che è arrivato qui gongola, perché la strada fatta di là in fondo a qui è tanta.

Il Casetto di Pian di Sopra

 

Per arrivare a Marradi mancano ancora 11 Km ma sono in discesa o in piano, panoramici e rilassanti. E così si chiude l'anello del giro ciclo turistico in questo angolo della vecchia Romagna Toscana.




 
La Provincia di Firenze all'epoca del Granducato di Toscana.

In blu è segnato il percorso fatto oggi. Non abbiamo sconfinato 
nello Stato Pontificio 
nemmeno di un metro.


 

mercoledì 22 luglio 2015

Al Passo della Colla di Casaglia

Un piacevole tour 
in bici fino al crinale 
dell' appennino
di Claudio Mercatali



Il Passo
 nel primo Novecento


Gira e rigira il Passo della Colla è quello più piacevole da fare in bicicletta, fra quelli raggiungibili da Marradi. La salita è agevole o dura a seconda dei tratti, panoramica, varia. A metà e in cima o quasi ci sono due paesini (Crespino e Casaglia) e ogni quattro chilometri una sorgente (Fantino, Crespino, Casaglia, Passo della Colla). Volendo si può anche scegliere fra l'acqua ferrugginosa della Fonte di Sette, la sulfurea di Casaglia e la sorgiva di roccia al Passo, oppure sua sorella alla Casa dell'Alpe, che è 500 metri oltre, verso il Mugello.

Siete di pianura e 16 km in salita vi fanno dubitare di voi stessi? A Crespino passa un treno ogni due ore, nelle pause un pulmino fa servizio pubblico da Casaglia a Marradi. Che cosa si può volere di più?

Da Marradi un bravo cicloturista impiega un'ora per arrivare in cima e un ragazzo dell'agonistica in tre quarti d'ora ce la fa. A me serve un'ora e venti, perché vado piano e mi distraggo facilmente a guardare la fioritura dei ciliegi selvatici se è aprile, quella dei castagni se è maggio, quella dell' iperico se è giugno o della cicoria in luglio ... ma andiamo con ordine ...

Secondo la segnaletica della Provincia di Firenze il Passo della Colla comincia a Marradi, dal ponte di Villanceto e qui, al km zero, un cartello indica che in inverno servono le catene da neve. 
I chilometraggi di cui dirò in seguito sono riferiti a questo punto.


Ca d'là è un edificio a cavallo del confine fra Marradi e Palazzuolo. Secondo la leggenda uno che abitava qui, andato a Marradi per registrare una nascita si sentì chiedere in che stanza era nato il pupo.


Salta Cavallo è un altro posto con la storia. In questo tratto c'è l'unico chilometro in pianura  e i vetturini alla guida della diligenza incitavano le bestie al traino.


La strada piana a Salta Cavallo
Il ponte di traverso è della ferrovia Faentina.





Valbura è la salita di prova. Dura, diretta, corta, chiarisce il fatto e cioè chi arriva in cima in condizioni penose è meglio che torni indietro dopo aver bevuto una borraccia d'acqua fresca alla fonte del viale della stazione di Crespino.







A Crespino comincia la parlata toscana. Mi ricordo che un giorno arrivammo qui stanchi morti, perché avevamo avuto sempre il vento contro. Eravamo in quattro e una donnina che stendeva i panni ci urlò: "Chi è vecchio e un ci crede in salita se n'avvede ...".





Subito dopo il paese, sulla sinistra oltre il fiume ci sono i Prati della Logre, posti molto antichi.
I padroni erano i frati del monastero e ogni crespinese ne aveva un pezzettino. Pagava l'affitto in natura, non con i prodotti della terra ma con un certo numero di ore di manodopera a seconda del suo mestiere. Perciò il nome esatto del sito nel romagnolo medioevale era "i Pré de gl'ovre" e poi si è deformato.







Questo è il tratto più duro e bisogna patire. Salgo con il 34/27, il rapporto dello stento, fino al Ponte del Pentolino. Dopo un po' un tabernacolo dedicato alla Madonna marca il confine fra Marradi e Borgo S.Lorenzo. I cicloturisti più spiritosi la chiamano la Madonnina degli affanni. E' il punto di massimo sforzo e il cardiofrequenzimetro segna facilmente 140 - 150 battiti.






Il  Pentolino, detto anche il Ponte dei Forconi, nell' Ottocento era uno dei posti preferiti dai briganti, perché la diligenza saliva piano e non poteva prendere la rincorsa. Fu così che il 16 maggio 1872 ...

Nei campi di Casaglia si riprende un po' il fiato. Il sottosuolo argilloso dà una morfologia ondulata, perché i terreni, nei millenni, sono scivolati lentamente verso il fiume Lamone.
In compenso la visuale si apre e il paesaggio assume un aspetto alpestre.





Casaglia è un paesino che oggi conta solo 34 abitati, ma cento anni fa i residenti erano qualche centinaio. L'abitato venne sconvolto il 29 giugno 1919 da un terremoto, lasciando tutti nella disperazione. I soccorsi vennero dallo Stato ma anche da una colletta promossa dalla Società Pronto Soccorso, di Faenza, e qui accanto c'è il ringraziamento che il parroco del luogo volle pubblicare nel settimanale faentino  Il Piccolo.



Alla fonte dell'acqua zolfa caso mai mi fermerò al ritorno, perché ora ho già in bocca il sapore del sudore salato e mi basta. Qui le rocce del monte disegnano un profilo, come una specie di monte Rushmore nostrano.

Ai tempi del Granduca Leopoldo II di Lorena (1820 - 1830) la strada della Colla era nuovissima, quasi un'autostrada, con una progettazione d'avanguardia per attenuare le pendenze. 



Ecco il divagare del percorso nella zona di Camera de' Bovi visto dal monte La Faggeta, un sito rupestre nella corona dei monti circostanti, tanto graditi agli amanti del trekking e agli appassionati di muntain bike più scatenati.








Stiamo arrivando alla Curva di Cencione, che era un commerciante di Ronta. I briganti lo aspettarono dietro la curva, spararono in aria, ma il cavallo si imbizzarrì, Cencione cadde, picchiò la testa in terra e morì. Era il 29 maggio 1874.








Perché il passo si chiama "della Colla"? Che cosa c'è di appiccicoso qui? Niente, colla sta per colle o collina e indica che si arriva in cima senza la tipica rampa finale di tante strade di montagna.


La casa il cima al Passo 
nei primi anni Cinquanta




E così siamo arrivati. Un buon bicchiere d'acqua alla fonte del Passo, dopo essersi sciacquati il viso dal sale del sudore è quello che ci vuole. Non mi piace bere l'acqua di fonte dalla borraccia di plastica e porto sempre con me un bicchiere pieghevole. Gli amici scuotono il capo e mi dicono che è di plastica anche questo, però secondo me la sensazione è diversa. Non sarà una fissazione?


Ora non rimane che il ritorno. La Colla è piacevolissima anche in discesa, perché il serpeggiare delle curve rende il percorso gradevole. Perciò questa strada era amata dai ciclisti anche cento anni fa, come si legge in questo articolo del giornale La Nazione del luglio 1910.