Lanfranco Raparo, Marradi

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lunedì 6 giugno 2022

L'Arte di Giocondo Albertolli a Marradi

Gli altari laterali della chiesa
arcipretale di San Lorenzo

ricerca di Claudio Mercatali



Albertolli quarantenne
all'epoca dei fatti narrati


Giocondo Albertolli da Bedano (Lugano) nella seconda metà del Settecento fu pittore, architetto, scultore ed ornatista neoclassico di talento, specializzato nelle decorazioni a stucco. Svizzero, lavorò quasi sempre in Italia, a Milano, Firenze, Roma e fu uno dei fondatori della Accademia di Brera. E' un riferimento importante per la storia dell'arte, la sua biografia si trova facilmente su internet e quindi non è il caso di dilungarsi.








Perché ora ci interessiamo di Giocondo ? Il motivo è semplice: è l'autore degli stucchi negli altari della Madonna del Popolo e di San Giuseppe, nella chiesa arcipretale di San Lorenzo in Marradi. La scoperta è avvenuta per caso leggendo una lettera trovata in una filza del Settecento, all' Archivio Storico del Comune di Marradi e richiede una breve spiegazione.

Nel 1782 – 83 fu ultimata la costruzione della chiesa arcipretale di Marradi, edificata ex novo a partire dal suolo al posto di una precedente lesionata in modo irreparabile dal terremoto del 1661 e usata ugualmente per più di un secolo per mancanza di fondi. Il nuovo edificio costruito anche con il contributo del granduca Leopoldo I di Lorena richiedeva arredi e decori adeguati e non si badò a spese.



Però dopo qualche anno il decoratore Albertolli e i suoi collaboratori mossero causa al Magistrato Supremo di Firenze contro il Patrimonio Ecclesiastico granducale per non essere stati pagati, che girò la lamentela al Comune di Marradi invitandolo a provvedere. Infatti era successo che i signori Fabroni, Torriani e altri, radunati in casa dell'arciprete Giuseppe Sangiorgi avevano commissionato decori e stucchi al miglior artista sulla piazza e poi, di fronte al costo di 475 lire (era una bella cifra) avevano cercato di scaricare i costi all' Amministrazione Granducale, che però li aveva rigettati. Il tutto è descritto nella lettera autografa qui sopra.


L'episodio in sé non sarebbe importante, perché si sa che i furbetti c'erano anche allora, però ci permette di individuare gli autori di una pregevole serie di stucchi d'altare, meglio di quanto si potrebbe fare confrontandoli con altri eseguiti altrove.


Gli stucchi sono alla sommità degli altari laterali di San Giuseppe (qui accanto) e della Madonna del Popolo (sotto).






Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire




Gli altari furono modificati negli anni Sessanta e la statua vestita della Madonna del Popolo fu sostituita da quella attuale ma gli stucchi alla sommità e nei capitelli furono mantenuti.

Con questi riferimenti è facile trovare nel Catalogo dell'artista qualche modello realizzato a Marradi. E' possibile che siano di Albertolli anche alcuni stucchi degli altari Pescetti e Fabroni, nella chiesa del Suffragio, a Marradi.






Non si sa se Albertolli e i suoi riuscirono a riscuotere dai signori di Marradi, però la gente apprezzò i decori. La festa della Madonna del Popolo del 1790 fu particolarmente solenne e partecipata, come si può leggere in questo articolo della Gazzetta Toscana.

Per Ampliare
1)  Opuscolo di L.Galeotti, C.De Angelis, C.Mercatali: La nuova chiesa di San Lorenzo in Marradi. I progetti di Bernardo Fallani e Giuseppe Pistocchi (gli originali sono esposti nella Sala Consiliare del Municipio di Marradi).
2)  Il campanile della chiesa di San Lorenzo in Marradi, nel blog 19.05.2015
3)  Si costruisce la nuova chiesa arcipretale, nel blog 07.12.2013




lunedì 2 novembre 2015

L'acquedotto di Sambruceto

L'impianto idrico 
più vecchio
del Comune di Marradi
ricerca di Vincenzo Benedetti


Sambruceto 
e la sua sorgente


Sambruceto è un podere lungo la strada per la Badia del Borgo, a 500m dal paese. L'acqua sgorga abbondante in mezzo a un campo e per secoli è stata la fonte primaria di approvvigionamento per il capoluogo. Secondo gli estimi fatti dallo studioso Carlo Mazzotti il podere era di proprietà del Convento delle Domenicane di Marradi già nel 1655.
Nel Settecento il Comune aveva già i diritti di emunzione da queste sorgenti e anche la servitù di dover fornire acqua gratis o quasi alle Suore del Convento della SS.Annunziata. La servitù è stata attiva fino a pochi anni fa, quando il Comune chiuse l'impianto perché non era più a norma.

Questo vincolo secolare dava luogo a qualche contenzioso, perché le suore ogni tanto avanzavano qualche richiesta o perché il Comune veniva meno agli obblighi. Successe così anche nel dicembre del 1735 e Giovan Michele Nuti, Cancelliere di Marradi, un po' preoccupato per la disputa che si era aperta, scrisse a Firenze per sapere come si doveva regolare. Il funzionario granducale gli rispose così:





Filza di lettere e negozi 
del cav. Giovan Michele Nuti 
(1735 Archivio del Comune 
di Marradi)


Circa il rifacimento della pila di codesta fonte per il mantenimento dell'acqua per servizio di codeste monache sopra di che ultimamente voi mi scriveste, ho presente che risposi che dette monache non voglino più l'acqua capta nei termini delle concessione fattali dal Pubblico ma d'alzare in modo la loro vasca, che non possa più alcuno aver l'uso dell'acqua, come dicono aver sempre avuto da tempo memorabile in qua, sopra di che non manchi di informarmi se si vadi a operando fuori del solito e in pregiudizio del Pubblico, nel qual caso farà anco sospendere quel lavoro, chi l'andasse facendo, e la saluto.

Firenze 13 dicembre 1735


Il contenzioso non era grave e si risolse per il meglio. Ora a noi interessa la frase: " ... aver l'uso dell'acqua, come dicono aver sempre avuto da tempo memorabile in qua ..." perché dimostra che l'uso di quest'acqua già allora era antico tanto da non ricordare quando fosse iniziato e le suore vantavano diritti altrettanti vecchi sulla medesima.

Le sorgenti di Sambruceto sono alimentate da acque che scorrono dentro la roccia, subito sottostante la poca terra di cui sono fatti i campi di quel podere.
La circolazione è veloce e per questo l'acqua arrivava in paese torbida dopo le prime piogge e scarseggiava in estate, visto che l'insieme delle fratture della roccia non si presta a filtrare o accumulare risorsa.
I due inconvenienti erano ben noti anche nei secoli scorsi e più volte si cercò un rimedio.

Ecco che cosa disse nel 1782 l'ingegnere Marco Moretti, fiorentino, rispondendo agli Amministratori del Comune che gli avevano chiesto un intervento:

Illustrissimi Signori Confaloniere
e Residenti nella Magistratura Comunitativa di Marradi

La fonte d'acqua viva che esiste sulla piazza della Terra di Marradi è senza dubbio uno dei maggiori comodi che risenta il pubblico di codesta Comunità per la scarsezza dei pozzi d'acqua buona che si ritrova nella Terra medesima: questa fonte peraltro oltre a rendersi quasi esausta nei tempi d'estate s'appare notabilmente torba dopo le pioggie, non già le più dirotte, ma anche mediocri. Venendo pertanto a mancare in ambedue dei mentovati casi il citato benefizio è ottimo il pensiero condotto sopra ai medesimi soggetti ...

Umilissimo e devotissimo ing. Marco Moretti                              31 dicembre 1782

..................

Non sembra che il Comune nel 1782 abbia posto rimedio a questi inconvenienti perché da altre carte risulta che l'intervento risolutivo fu fatto a metà dell'Ottocento.

Con il nuovo acquedotto ottocentesco vi furono dei miglioramenti ma l'inconveniente dell' acqua torbida un po' rimase, anche se fu costruita una vasca di decantazione sotterranea. L'attuale acquedotto, inattivo ma ancora sostanzialmente intatto, è di quest' epoca e fu costruito in una galleria praticabile che attraversa il parcheggio del Chiuso e palazzo Ceroni. Il punto di arrivo era alla fonte di  Piazza Guerrini. Ecco che cosa rimane oggi di questa mirabile opera ...



La vasca per chiarificare l'acqua è dentro questa porticina, lungo la strada di S.Benedetto, a poche centinaia di metri dall'inizio del paese.





E' una vasca circolare, fatta di tanti scomparti, nei quali l'acqua torbida in arrivo dalle sorgenti passava successivamente e rimaneva
 in deposito finché la finissima argilla 
che la intorbidava non si era depositata.

Poi le varie vasche venivano ripulite
 una alla volta.




Da una parte si vedono ancora
 le porte di entrata 
dell'acqua torbida, 
in arrivo 
come un ruscello dalle sorgenti 
di Sambruceto.

Clicca sulle immagini se
le vuoi ingrandire





I meccanismi per regolare
la portata, ci sono ancora,
ossidati e inceppati come
si vede qui ...









Dopo il deposito dell'argilla fine l'acqua 
chiara rimaneva un po' in un pozzo 
finché non cominciava 
il prelievo dalle fonti.



La torbidità è un grave inconveniente ma se non è eccessiva l'acqua è potabile lo stesso, perché l'argilla fine non è una sostanza inquinante.

Però questo provoca dei disturbi digestivi a molte persone e quindi la normativa attuale vieta l'uso di acque poco limpide per l'alimentazione umana. Questo è il motivo per cui l'acquedotto di Sambruceto è attualmente in disuso. E' stata valutata diverse volte l'ipotesi di ripristinarlo, perché oggi ci sarebbero i sistemi per risolvere l'inconveniente, però la Società HERA, che gestisce le nostre acque potabili, non ha ancora deciso se farlo o no.



Dopo la vasca una conduttura di tubi in cotto immanicati uno nell'altro portava l'acqua fino alla Fonte della Vasca, poi alla fonte di Piazza Guerrini e infine al confine del monastero delle Suore Domenicane.

La condotta correva in una galleria apposita, dove una persona poteva camminare quasi eretta.
C'è ancora, sotto il parcheggio detto Il Chiuso, nel centro di Marradi.


La condotta dell'antico acquedotto 
di Sambruceto sotto il parcheggio
 di Marradi.


Fonte: Documenti raccolti da Vincenzo Benedetti



martedì 17 marzo 2015

Il palazzo pretorio di Marradi


Indagine sul nostro palazzo comunale
ricerca di Lucia Dalle Luche





Chi è Lucia Dalle Luche? Oggi è una dottoressa in Storia dell' Arte, laureata nel 2014 alla Università di Pisa con una tesi che parla anche del nostro Palazzo Comunale.
Quando venne qui da noi era ancora studentessa, in cerca di documenti del nostro Archivio Storico Comunale. E' nata a Viareggio il 22/05/1985 e vive a Camaiore (LU).

Come si capirà leggendo qui di seguito ha tratto profitto da quanto le abbiamo dato, per sé e anche per noi, ampliando con molti altri documenti; così ora apprendiamo delle cose che ci riguardano e che non conoscevamo. Leggiamo:




Estratto dalla tesi di laurea

Allo stato attuale delle ricerche, niente si conosce circa l’origine del palazzo pretorio di Marradi. Nel 1892 l’abate Giovanni Mini di Castrocaro, assiduo frequentatore della cittadina, descrivendo le fabbriche principali, accenna alla presenza di “antichi e vasti palazzi fra cui primeggia il Comunale”, senza tuttavia fornire alcuna informazione aggiuntiva a tale presunta quanto vaga antichità (4).
Certo è che, quando nell’agosto 1772 l’ingegnere Agostino Fortini visita l’edificio, trova una struttura in pessime condizioni, con le mura “tutte piene di squarci, scollegazioni, e spanciature, con esservi una parte della loggia fuori di piombo […] dal che ne viene che detta loggia si tira dietro il muro maestro che è pure strapiombante e sciolto (5) […], una fabbrica inoltre “molto umida, e quasi fradicia”, “malandata di palchi, mattoni, tetti, che sono cattivissimi intonachi, impostàmi, e vetrate che non vi è stanza che non abbia bisogno di essere risarcita” (6).






La descrizione, oltre all’evidente trascuratezza di cui doveva aver sofferto l’edificio fino a quel momento, lascerebbe facilmente pensare a una certa antichità della struttura, composta da murature molto vecchie e per questo assai malandate dal tempo e dall’incuria.
Nel 1428 i Fiorentini riescono a strappare Marradi agli antichi proprietari, e il territorio viene aggiunto al Vicariato di Palazzuolo, costituendo il capitanato di Marradi e Palazzuolo. Il giusdicente, che è un cittadino fiorentino, risiede per sei mesi in una città e per sei mesi nell’altra. Nel 1540 le due circoscrizioni vengono separate e istituiti due capitanati distinti, tuttavia già nel decennio seguente il capitanato viene riunificato.







Nei documenti dell’Archivio storico comunale di questo periodo si legge che il Consiglio comunale generale si raduna “nel solito palazzo del capitano di Marradi” (7). L’edificio a cui ci si riferisce è senz’altro il palazzo pretorio in piazza delle Scalelle, per cui se ne potrebbe ipotizzare la costruzione all’inizio del secolo precedente, in occasione della conquista fiorentina e dell’instaurazione del Capitanato.
Non si conosce l’aspetto del palazzo in quel periodo, ma si sa della presenza di un orologio collocato sopra una torre, attestata a partire dal dicembre 1583, sotto il quadrante è affrescata l’immagine della Madonna e al di sopra un tettuccio assicura la protezione dalle intemperie (8). Il dipinto e il tetto sono ancora presenti nel 1639, quando entrambi vengono fatti riparare. Nel 1736 il congegno dell’orologio viene rovinato dall’imperizia del temperatore e non si riesce più a farlo funzionare a dovere tanto che nel 1766 si stanziano 100 scudi per farne costruire uno nuovo e sistemare la torre; tuttavia il provvedimento non ha seguito (9).











Negli anni settanta del XVIII secolo il palazzo, particolarmente degradato, viene completamente ristrutturato; nella stessa occasione si delibera la costruzione di due torrette laterali con funzione di torre dell'orologio e torre campanaria, tuttavia il progetto non viene realizzato a causa delle difficoltà costruttive e degli alti costi (10). In occasione delle ristrutturazione viene prodotta la planimetria del palazzo nello stato in cui si trova nel 1772 (tav. XV), nella quale si nota che al di sopra del porticato del pianterreno esiste una terrazza, affacciata sulla piazza e coperta da una tettoia, affiancata da due locali anch'essi a tetto; di conseguenza il piano superiore consta di una metratura ridotta, arretrata rispetto alla piazza.
L'ingresso principale al piano nobile è garantito da una scala esterna, addossata al fianco sinistro del palazzo, mentre l'accesso al secondo piano è costituito da una scala che parte dal primo piano.





Nel 1775 anche l'orologio viene rinnovato, con spesa di 200 scudi, dandone incarico all'orologiaio fiorentino Giuseppe Bargiacchi, che termina il suo lavoro nel giugno 1776 (11).

Alcune riproduzioni fotografiche della facciata del pretorio, risalenti fra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, dimostrano l'aspetto dell'edificio, sostanzialmente come uscito dalla ristrutturazione della fine del secolo precedente (fig 36 - 37). La differenza più evidente con il palazzo odierno sta nella presenza di una loggia a sole cinque arcate, contro le sette attuali.
L'ampliamento del portico, con conseguente aggiunta della porzione di corpo di fabbrica soprastante, risale alla prima metà del XX secolo (12). A seguito di un forte terremoto avvenuto nel 1919, il palazzo subisce alcuni danni strutturali per cui si rende necessario un intervento di consolidamento. 





La relazione del 1924 dell'ingegner Enrico Vallini (13) include le planimetrie e una sezione del palazzo (fig. 38 - 41) nelle quali si nota qualche cambiamento rispetto al progetto esecutivo della ristrutturazione del XVIII secolo (tav. XVI) in particolare le tre carceri, affacciate sul cortile, sono collocate nella parte tergale del palazzo su tre piani sovrapposti e sono raggiungibili attraverso una scala di servizio (14).



Anche la scala esterna, addossata al fronte laterale del palazzo lungo l'odierna via Fabroni, non è più presente.
Inoltre nelle planimetrie novecentesche si nota che l'ingresso dell'edificio è collocato in posizione centrale rispetto alla loggia, proprio in corrispondenza della scala principale interna a due rampe, mentre i due piani superiori caratterizzati da due ampie sali prospettanti sulla piazza, sono pressoché collimanti.
Nel corso dell'intervento del 1924 il fabbricato viene ampliato nella parte destra e la loggia allungata di due arcate (fig. 35); l'ingresso viene spostato di conseguenza, fino a raggiungere la posizione attuale.
Dopo l'unità d'Italia a Marradi viene istituita la Pretura. Le carceri, umide e poco illuminate, sono affidate alla custodia di un guardiano e gestite da una commissione di quattro membri nominata dal Consiglio comunale (15).
Attualmente il palazzo è sede del Comune e la maggior parte degli ambienti è stata adattata ad ospitare gli uffici, altri contengono archivi e magazzini.


Fonti delle notizie
4 Marradi nel 1892, Blog della biblioteca, 28.01.2013
5 e 6 Archivio di Stato Firenze Camera di soprintendenza comunitativa, affari diversi, 398 Marradi
7  I Consigli comunali di Marradi, Blog della biblioteca, 07.01.2012
8 - 9 - 11 L'orologio del Comune di Marradi Giorgetti, 1999, c/o Archivio storico del Comune.
10 Archivio di Stato di Firenze. Per esteso nei paragrafi 3 e 4 della tesi.
12 - 13 - 14 - 15 Da ricerche dell'archivista Mario Catani, Archivio storico di Marradi.


Chi ne vuole sapere di più può consultare la tesi di laurea completa, che è conservata presso la Biblioteca Comunale di Marradi.



sabato 7 dicembre 2013

1780 Si costruisce la chiesa arcipretale


 Breve storia della chiesa 
di S.Lorenzo in Marradi

di Claudio Mercatali


Nel 1944 la Chiesa scampò per miracolo ai bombardamenti aerei. Il buco nella facciata, in alto a destra, è dovuto a una cannonata sparata dagli Inglesi prima di entrare in paese.





L'attuale chiesa arcipretale è del 1780, e fu costruita al posto di un edificio precedente di cui si sa poco. Questa antica chiesa era stata lesionata dal terremoto del 22 marzo 1661 e il muro esterno era fuori piombo. In mancanza di soldi si continuò a usarla, ma negli anni 1770 – 1775 l’Arciprete e il Comune cominciarono a darsi da fare per avere una chiesa nuova. Si commissionò un sopralluogo a un certo ing. Fallani, ed egli suggerì di demolire la chiesa vecchia e edificarne una nuova nel campo “dei signori Tamburini, che si dovrebbe all’uopo comprare”. Questo campo fu poi usato per costruire il teatro. Da un punto di vista urbanistico la sua proposta era sensata ma non se ne fece nulla a causa dei costi troppo elevati e si preferì demolire la vecchia chiesa per edificare al suo posto quella nuova. Il progetto fu fatto dall’architetto Pistocchi, di Faenza.

Una costruzione così grande non era un lavoro da poco. L’arciprete Giuseppe Sangiorgi si attivò per trovare i necessari finanziamenti e nel 1778 scrisse al Gonfaloniere che:

 “Il Preposto Carlieri, camarlingo del Monastero degli Angeli, è stato in quest’oggi qui da me per dirmi che avendo sentito che codesta Comunità di Marradi è nella circostanza di dover improntare la somma di 2000 scudi per la costruzione della Chiesa, si trova esso nel comodo di poterlo servire della somma di circa 2200 scudi e mi ha dato l’incombenza di segnalare a Vostra Eccellenza (= il Gonfaloniere) affinché acciò partecipi codesta Magistratura (= il Consiglio comunale), per sentire se sia in grado di prendere detta somma. Desidera una pronta risposta e siccome io gli ho aggiunto che si potrà avere nella futura settimana, attesa la necessità di dover adunare i Priori, (= la Giunta) desidera sapere da lei frattanto quali capitali abbia detta Comunità per assicurare detta somma, se possegga e quanto possegga e se non possedendo voglia assicurargli sull’annua imposizione … ed esibisce detta somma nel frutto annuo del tre e mezzo per cento”.           
 Marradi, 1778


IL MONASTERO DEGLI ANGELI

Il Convento di Santa Maria degli Angeli fu soppresso da Napoleone nel 1808. Era uno dei più importanti e ricchi di Firenze. Oggi è sede della Facoltà di Lettere e Filosofia.


Dunque il ricco monastero fiorentino offrì un finanziamento al Comune di Marradi al tasso del 3,5% annuo e chiese un bel po’ di garanzie. Forse il Comune non prese a prestito questi soldi, perché il Granduca autorizzò i lavori e concesse un suo contributo, senza allargare troppo i cordoni della borsa, come si legge in queste due lettere:

LETTERA 1
“Illustrissimo Gonfaloniere, Sua altezza Reale, con Regio Decreto ha risoluta la supplica attorno alla fabbrica della Chiesa e al denaro richiesto per costruirla nei seguenti termini:approvasi il partito del Comune di Marradi del 13 agosto 1779 col quale viene ordinata la fabbrica di quella chiesa nel suolo antico. La Comunità provveda alla maniera di eseguirla. Vostra Signoria (= il Gonfaloniere) farà noto a chi occorre per il sollecito adempimento dei comandi di Sua Altezza”. 

E resto. Firenze, 30 settembre 1779    
Il Cancelliere Girolamo Cini





La chiesa nel Catasto Leopoldino del 1822
 LETTERA 2
“Illustrissimo Gonfaloniere, la Reale Segreteria di Finanza in risposta alla supplica per avere un imprestito di 5.000 scudi per costruire la Chiesa, comunica che Sua Altezza non è nella disposizione di fare un simile imprestito ma bensì di contribuire alle spese con un soccorso gratuito con denari pari alla quinta o al massimo alla quarta parte del totale e questa somministrazione di denaro sarà fatta dopo che la Comunità (= i Marradesi) avranno provveduto al rimanente”.

Firenze 17 dicembre 1779 Il Cancelliere G. Cini



Il Granduca Leopoldo I all'epoca 
dei fatti era giovanissimo




Le cose andarono a rilento e nel Consiglio Comunale si accese una discussione. Alcuni consiglieri che erano in disaccordo con il Gonfaloniere ( = il sindaco), scrissero una lettera di protesta a Firenze e il Cancelliere Girolamo Cini rispose così:

“Illustrissimo Gonfaloniere, Sua Altezza Reale ha ricevuto una supplica da alcuni componenti del Magistrato di Marradi in cui si lamenta che non si addiviene alla costruzione della chiesa nonostante il Rescritto del 30 settembre scorso e il soccorso di contanti del 17 dicembre….

E resto, Firenze, 30 maggio 1780       Il Cancelliere Girolamo Cini



Il Gonfaloniere rispose al cancelliere Cini e riassunse così la dura discussione che si era accesa nel Consiglio comunale:

  • Primo I residenti di Valle Acereta lamentano di dover corrispondere la quota loro riconosciuta come dovuta pur non essendo fruitori di detta chiesa.
  • Secondo perché la Comunità non ha avuto alcun sussidio per cominciare la fabbrica ed è già indebitata con debiti fruttiferi al 5%.
  • Terzo per questo non si vorrebbero prendere a cambio altre somme e ammassare debiti su debiti che non si potrebbero pagare.
  • Quarto perché la chiesa attuale di Marradi quantunque strapiombi nelle sue muraglie ha resistito per tempo immemorabile e non si ricorda a memoria d’uomo che sia stata diversa da quello che è.
  • Per dar conto poi di quanto è stato disposto da questo Magistrato dirò che si è aumentata l’imposta di dazio per scudi 500.




Poi i lavori partirono e l’arciprete Giuseppe Sangiorgi il 23 settembre 1780 fece pubblicare sulla Gazzetta Toscana l’avviso che la chiesa era chiusa. Ecco qui vicino il trafiletto.



Con il procedere della costruzione la gente si rese conto che la facciata della chiesa era bruttina e il Gonfaloniere chiese a Firenze se si poteva fare una facciata come quella di una chiesa di Reggio Emilia, che era piaciuta a Carlo Torriani, ma ricevette un no secco dal Granduca e un invito a portare avanti con sollecitudine il lavoro: 

“Eccellentissimo signor Gonfaloniere, relativamente alla fabbrica di codesta chiesa arcipretale da costruirsi nel sito già stabilito su disegno di altra chiesa di Reggio e colle condizioni fatte dai signori deputati Carlo Torriani e Alessandro Bandini, le rimetto una copia autentica della obbligazione di Sua Altezza del 7 giugno con l’oggetto che Ella faccia il tutto presente al Magistrato di Marradi, perché senza la minima dilazione e con il maggior impegno faccia proseguire il lavoro e prenda per tempo le necessarie misure perché acciò sia fornito il denaro che potrà abbisognare e che si sono formalmente obbligati a sborsare i Vostri Deputati predetti per la somma già fissata in scudi 3570 compreso il soccorso gratuito di scudi 1.000 che S.A.R ha avuto la clemenza di concedere talché l’effetto sia che la spesa a carico della Comunità di Marradi non ecceda i 2.570 scudi. Sono persuaso che la divisata Magistratura corrisponderà efficacemente alle sovrane intenzioni. 

E resto, Firenze, dalla Camera delle Comunità  1 luglio 1782,  Francesco Marinaj


 
Nel 1785 la chiesa fu ultimata così come la vediamo oggi. Era un edificio moderno e nessuno rimase scontento, però non piacque. In tutta questa vicenda mancò la cosiddetta “unità di intenti”, perché in realtà fra i marradesi di allora c’era chi la voleva nell’area dove pochi anni dopo fu costruito il teatro, chi preferiva la facciata della chiesa di Reggio e chi, come il sig. Alessandro Bandini per conto suo e a sue spese costruì la chiesa del Suffragio, per motivi che non conosciamo, e che non era stata richiesta da nessuno.




            La chiesa di S.Pietro a Reggio Emilia


Com’è la facciata della chiesa di Reggio Emilia che era piaciuta a Carlo Torriani e Alessandro Bandini? Non sembra difficile rispondere perché a Reggio c’è solo una chiesa del Settecento con la facciata compatibile con l’edificio della nostra Arcipretale, ed è questa qui sopra.


IL CAMPANILE

Gli scritti antichi non parlano del campanile che forse è ancora quello della vecchia chiesa oppure fu costruito in un secondo tempo, visto che nella carta del catasto Leopoldino (1822) non è segnato. Negli ultimi cento anni ha cambiato aspetto, come si vede dalle fotografie qui sotto.





Sopra: il campanile nei primi anni 
del Novecento. 

A destra: il campanile negli anni 
Cinquanta. L’aspetto attuale è dovuto ai lavori 
eseguiti negli anni Sessanta.


 
Bibliografia Documenti dell’Archivio storico del Comune di Marradi. Si ringrazia il sig. Francesco Cappelli curatore dell’Archivio.




giovedì 23 dicembre 2010

1773 Il palazzo comunale di Marradi

Si costruisce il nuovo Pretorio
sulle fondamenta
di un vecchio edificiodi Claudio Mercatali


Il Pretorio nel 1898

Il Palazzo Pretorio di Marradi verso la fine del Settecento era mal ridotto, e si decise di ristrutturarlo completamente. Per questo il Granduca concesse 1500 scudi con un Regio Decreto datato 23 agosto 1773. Però questo era solo un contributo, e per far fronte al costo totale si dovettero aumentare le tasse nel biennio 1774 – 1775. Anche Palazzuolo fu chiamato a concorrere alla spesa, perché nel palazzo c’era la sede del nuovo Vicariato (= il tribunale), che comprendeva tutti e due i comuni e sostituiva le vecchie Podesterie, che erano state soppresse.

Il primo sopralluogo di un tecnico non fu molto confortante:
“Io sottoscritto, nel giugno 1772, ho visitato il Palazzo Pretorio di Marradi. Questo palazzo è com­posto di una pessima costruzione, tutta piena di squarci, scollegazioni, con una parte della loggia fuori piombo. Conviene disfare e rifare gran parte del muro maestro e porvi quattro catene che do­vranno arrivare da sotto a tenere diritta la fabbrica, la quale si trova malandata e umida …”.
Che è quanto, a dì 12 agosto 1772 Agostino Fortini, ingegnere

I lavori cominciarono nel 1773. Intanto il tribunale del nuovo Vicariato aveva cominciato a funzionare in modo un po’ provvisorio:
“Il notaro di codesto tribunale lamenta che essendo in costruzione il Pretorio, si pretende di obbli­garlo a portarsi a Palazzuolo, invece di trovargli una conveniente abitazione in codesta Terra. Se­condo le leggi in vigore, nel tempo in cui non sarà finito il Pretorio, gli spetta un quartiere dove possa tenere la sua abitazione senza alcuno aggravio o spesa. E resto”.
Il Notaro civile Filippo Cioni 15 marzo 1774

Durante la costruzione ci furono delle varianti nel loggiato (che aveva solo cinque archi e non sette come oggi) e si decise di costruire la Torre dell’orologio. Questo fece raddoppiare la spesa. Palazzuolo protestò e chiese di concorrere solo per la quota inizialmente prevista e iniziò così una lite. 

Quando il conto con la spesa raddoppiata arrivò a Firenze, assieme alle proteste di Palazzuolo, il Curatore granducale scrisse questa lettera dura e molto bella al Gonfaloniere di Marradi:
“Ho ricevuto la lettera di vostra Eccellenza datata 30 maggio, e con essa alcuni dei documenti da me richiestili per l’opportuno chiarimento delle ragioni di Codesta Comunità di Marradi in ordine al Palazzo Pretorile e ricevo pure un ristretto di ragioni della medesima Comunità contro quella di Palazzuolo. Tutto questo va bene, ma se non m’inganno credo che ancora qua siano mancanti altri documenti, perché non comprendo come avendo proposto quel Generale Consiglio un disegno che porta alla spesa di 1500 scudi, approvato dal Sovrano con il suo R.D. al dì 23 agosto 1773, si sia poi potuta fare la spesa di 3317 scudi. Io capisco benissimo che oltre alla spesa del divisato disegno vi sarà quella del loggiato, vi sarà quella del Rologio, della Torre e qualche altra cosa, ma se si hanno da fare le giustificazioni ci vuole per questo anco il corredo degli opportuni documenti. Perciò favo­rirà Vostra Eccellenza rimettermi tutto ciò che ci sia in codesta Cancelleria riguardo a questo affare. Vi aggiungerà tutte le decisioni del Consiglio Generale (= il Consiglio comunale) e dei Soli di Seggio (= i Priori, cioè gli assessori), affinché noi vediamo com’ei s’ingegna di sapere il bene e il male per poter fare l’opportuna distinta. Favorisca avvisarmi se il ricorso fatto dai Palazzolesi per l’esenzione di Palazzuolo dalla spesa fu fatto nel 1774 o dopo terminata la fabbrica e se fu fatto prima della terminazione della fabbrica mi invii quel foglio che fu fatto”.
La piazza di Marradi e il Pretorio nel 1822, (catasto Leopoldino).

Anche durante la costruzione c’era stato qualche pa­sticcio e un certo Gaetano Piani si lamentò perché un muro del nuovo palazzo era stato costruito nella sua proprietà. Alla fine il capomastro ammise il fatto e il Piani fu risarcito:
“Io appiè sottoscritto perito muratore, capomastro alla ricostruzione del Palazzo Pretorio accetto la pura e vera verità di aver occupato un pezzetto del cortile di pertinenza della casa del sig. Gaetano del fu Francesco Piani, e di essermi servito di un suo muro d’appoggio e di aver murato una finestra dalla quale si vedeva maggior lume di quella che è stata aperta di nuovo. Io stimo e valuto il danno in 28 monete fiorentine (scudi). In fede io Stefano Mazza affermo quanto sopra

A chi spettava il mantenimento dei nuovi palazzi pretorili sedi di Vicariato? Data l’aspra lite fra Marradi e Palazzuolo il Granduca intervenne perentorio:
La piantina del primo piano del Palazzo Pretorio prima della ristrutturazione del 1773 (clicca sulla piantina per ingrandirla)
“Sua Altezza Reale, volendo togliere ogni dubbio sulla spese di mantenimento dei Palazzi Pretori, si è degnato di dichiarare che dette spese sono considerate ordinarie e toccano alle varie Comunità. Per il caso che un Palazzo Pretorio serva a più comunità, e non si trovi accordo nel riparto delle spese, ogni Comunità concorrerà con un importo pari a quello che ogni anno impegnava per la sua soppressa Podesteria”. Firenze, 6 febbraio 1776

Per attivare il nuovo Vicariato servivano anche le carceri, che erano nel retro del Comune. Perciò nel 1776 da Firenze si volle sapere se le prigioni erano finite e idonee:
“ Desidero sapere da Vostra Signoria (il Gonfaloniere) in quale stato si trovi codesto palazzo Preto­rio e le sue carceri, e se siano abitabili senza pericolo per la salute di chi vi fosse messo. Ella dunque unitamente a codesto Vicario a cui pure scrivo per l’istesso oggetto, si compiacerà di commettere a due periti muratori, al medico e al cerusico condotto una visita in dette carceri e gli farà fare la relazione del loro sentimento. Favorirà di trasmettermi la relazione dicendomi anche quello che ne pensa la Signoria Vostra, che assisterà alla visita. Vorrei un sicuro riscontro per decidere se convenga differire l’apertura del Tribunale del nuovo Vicariato e con sincera stima mi confirmo”. Dalle Legazioni delle Tratte, Firenze, 10 Settembre 1776

Finalmente alla fine del 1776 l’opera ebbe termine e fu inaugurato anche il nuovo orologio da torre, costruito dall’artigiano fiorentino Giuseppe Baggiacchi, che rilasciò questa garanzia:
Io infrascritto, avendo venduto al prezzo stabilito al Magistrato di Marradi un orologio da torre e postolo convenientemente nella nuova torre del Comune, in virtù di ciò prometto e mi obbligo che qualora detto orologio venisse a soffrire, nel corso di anni tre, qualunque alterazione e difetto dell’ arte, di raggiustarlo a tutte mie spese e di rimetterlo nello stato in cui di presente si ritrova e ciò sotto l’obbligo della mia propria persona, eredi e beni e beni de’ miei eredi, presenti e futuri, e che così sia fatto”.
Io Giuseppe Baggiacchi, orologiaio, tutto ciò affermo, In Dei nomine, amen 11 giugno 1776

Fonte Documenti dell’Archivio storico di Marradi, filza degli atti dal 1771 al 1778, come da inventario