Lanfranco Raparo, Marradi

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domenica 12 marzo 2023

La gente di Biforco nel 1945

Il lento ritorno alla normalità
alla fine della guerra
dai documenti della famiglia Parrini

Biforco, fine anni Trenta


I dodici mesi dal giugno del 1944 al giugno del 1945 furono drammatici a Marradi. Due bombardamenti aerei devastanti spianarono la maggior parte del capoluogo e di Biforco, poi ci fu l’eccidio di Crespino, il passaggio del fronte, l’accampamento dei soldati Inglesi, Scozzesi, Canadesi, Polacchi e soprattutto degli Indiani e Nepalesi della divisione Mahratta, che subirono tante perdite sulla Linea Gotica nella avanzata lungo la valle del Lamone.


Rimasero accampati in paese fino all’inverno, bruciando qualsiasi cosa per scaldarsi in qualche modo. In autunno la Liberazione era un fatto compiuto ma i dolori e i lutti continuarono. Cominciò il conteggio dei morti, il ritorno degli sfollati e poi da giugno quello dei reduci dall’ Africa, da mezza Europa e degli internati in Germania. Era un lento patire, fatto di speranza e angoscia per chi vedeva tornare tanti giovani ma non i propri famigliari. Questa che segue è la corrispondenza intercorsa fra i componenti della famiglia Parrini di Biforco. La madre Luisa e il padre Giuseppe (che vediamo qui accanto) scrivono ai figli Renzo ed Enrico e descrivono la loro vita, le loro difficoltà e le loro angosce. I figli rispondono e fanno altrettanto. Ne viene un intreccio di sentimenti, di apprensioni e di speranze, mescolato a tante notizie su Biforco che permettono di intuire o intravedere i cento altri drammi nelle famiglie di questo paesino. Leggi (e clicca sulle immagini se le vuoi ingrandire a tutto schermo):




Carissimo figlio 
Firenze 9 febbraio 1945

Credo avrai ricevuto la lettera che ti ho scritto di qui dove ti raccontavo la nostra vita di profughi. Però nel giungere la lettera tua dal ….. (?) ….. credo che sia difficile che ti giungano le nostre corrispondenze come prigioniero e subito io pure ti scrivo, dicendoti l’immenso piacere provato nel sentire che ormai sei tornato in Italia e si nutre la speranza di rivederti presto. Ci sarà da sperarlo?…

Noi poveri vecchi siamo lontani dalla nostra casa da giugno a causa del primo bombardamento e ci eravamo ritirati alla casetta di Barbuglio (= Casetta Barbagli) dove il 2 settembre i Tedeschi ci hanno messi in colonna e portati a Brisighella. Di qui venuti gl’Inglesi ci hanno fatto partire di nuovo in camion profughi in campo di concentramento prima a Meldola, poi a Rimini, Chiaravalle Assisi poi Firenze che di qui dicevano di mandarci a casa invece è quasi un mese e non ci mandano ancora il permesso, pensa che vita avremo fatto. Io credo se ancora siamo in vita lo devo a miracoli, però giunta a Firenze i signori Conti mi hanno levata dal campo e con tante cure mi sono rifatta un poco qui in casa con loro; babbo però è sempre al Centro Profughi assieme ad altre 18 persone di Marradi viene sempre qui a trovarmi sta bene ti saluta ti bacia e si fa tanto coraggio.


Il nostro paesello di Biforco fa piangere, i più fortunati siamo noi che la nostra casa è l'unica rimasta in piedi nella nostra contrada è tutto un piano, io però non ho ancora visto nulla che impressione mi farà?





Nulla ti avevo detto ma il nostro caro Renzo è prigioniero in Germania ancora dal giorno 8 settembre. Come si troverà? Ha scritto il giorno 18 dicembre. In che pena staremo noi?

Dimmi non hai mai ricevuto notizie nostre? … Sempre ti ho risposto. Tutti ti ricordano e pensano. Molti hanno perso la casa e tutte le cose più care. Certo anche noi abbiamo avuto dei danni molti ma l’avere in piedi la casa e anche tante cose di famiglia bisognerà dire di contentarci, almeno se avremo grazia di tornarci il letto e materassi esistono ancora. Quante cose avremo da raccontarci. E’ stato a trovarci Adolfo. Era in licenza e disse che veniva da Napoli. Rispondi subito che ci sarà di conforto. Saluti e bacioni da chi tanto ti pensa, ti ama e benedice. I tuoi genitori Luisa e Giuseppe Parrini





Carissimo amato figlio 
12 marzo 1945

Ieri abbiamo ricevuto la tua carissima il descrivere la nostra consolazione è stata grande, e più ancora nel sentire che almeno dopo due anni hai potuto sapere che i tuoi genitori vivono ancora sebbene soffrano tanto per la vostra lontananza e per essere anche privati nella nostra vecchiaia delle comodità e libertà che si poteva avere nella nostra casa.

Per ora siamo sempre qui, io certo non soffro perché nulla mi manca e i signori Conti mi tengono cara come fossi di famiglia, ma troppo è il disturbo perché il 17 sono due mesi che siamo qui e non si sa il termine altroché dicono ….. non sarà occupato Bologna. Da quando siamo giunti qui dico di stare molto meglio perché il dottore che mi visitò al campo disse al babbo la metta subito in letto senza muoversi avevo un affanno spaventoso con gran tosse e più le gambe gonfie fino al ginocchio, il babbo povero vecchio per farmi salire dai Conti ebbe daffare e subito con punture e un nutrimento migliore posso dirti che oggi ho fatto i muscoli perché le gambe sono tornate normali come prima; certo un po’ di asma e tosse c’è sempre ma tu ben sai che ho la bronchite cronica.

Forse il buon Dio mi tiene in vita per rivedere i miei cari figli? Questa è la mia preghiera. Il babbo resiste alla vita del campo ma certo il mangiare è ben poco, minestrone il giorno e a cena con una razione di pane e basta, si compra un poco di vino, e fichi secchi perché credi qui a Firenze si trova di tutto ma ci vorrebbe a testa 100 lire il giorno e poi non mangi nulla pensa che dal 6 giugno 1944 epoca del primo bombardamento che siamo sfollati alla Casetta di Barbaglio (= Casetta Barbagli) e il 2 settembre ci portarono in più tappe, pensa si dové farla tutta a piedi e una notte abbiamo viaggiato sotto il temporale e giunti alla fermata alle 3 della notte; qui ci siamo stati 4 lunghi mesi e il più doloroso viaggio fu l’ultimo che si credeva ci portassero a casa nostra e invece come ti ho scritto sai già che giro abbiamo fatto e ancora qui in attesa del giorno sospirato. Pensa che il babbo dorme sempre in un paglierino senza spogliarsi mai e quindi io ne soffro tanto per lui che si fa abbastanza coraggio.


Quanto vi ricorda e vi pensa non posso descriverti e lui dice sempre almeno Enrico spero di rivederlo presto. Cosa posso sperare di Renzo da quanto si legge nei giornali? Che il buon Dio l’assista. Ben poco posso dirti di novità di Biforco da quanto ci raccontano la nostra casa è l’unica rimasta in piedi senza danni forti al fabbricato ma in casa mancano abiti e mobili, ed è già piena di persone che non hanno più casa e fra questi vi è Moschino credo il Fabbro e il Barbiere se avremo fortuna di tornare anche noi una stanza ci sarà anche per tutti. I morti nel bombardamento …. (?)….. …. La maestra Fabbri … … che la tengono a farle il servizio il Chiarini … … suo fratello Pietro è stato internato in Germania è rimasto morto pure Domenico il fratello dell’Egle e il babbo di Pierino Rontini e venti contadini che venivano dal mercato di Marradi. Dicono che sia morto Vecchi, come pure per malattia Saralvo. L’arciprete di Marradi colpito con una granata è pure morto. Presto si sposa Tullio con la Liliana il 7 aprile e vedrai che saremo ancora qua anche noi. Cesare hanno stabilito di sposare di settembre pensa l’Ida com’è contenta. Non vedo l’ora che voi pure siate liberi per trovarvi una donnina perché ora è troppo il bisogno nella nostra famiglia e questo lo riconosce anche babbo. Siamo prossimi alla Pasqua e unita al babbo ti faccio i migliori auguri, ma come la passeremo triste così tutti divisi? Renato e Maria stanno bene e alla fine di aprile mi dice Renato che verrà alla luce un altro figlio, a loro ha fruttato bene la guerra ora lui è qui a Firenze e guadagna un monte di denari sempre al mercato nero che è la rovina di tutti. La Teresina è cresciuta di famiglia con un’altra bambina che ha finito l’anno ancora di novembre, vedi quante cose nuove …

Carissimo figlio solo poche righe ti scrivo per non ripetere ciò che ha scritto la mamma. Ora ti dico che sempre siamo in 20 di Marradi in via della Scala e in questa caserma siamo in tremila e più, voglio sperare che presto ci rimanderanno a casa, così non saremo più sfollati. E staremo nella nostra casa che abbiamo avuto fortuna che è ancora su …


Carissimo figlio 
13 giugno 1945

Ieri abbiamo ricevuto la tua carissima in data 2 questa volta la posta ha funzionato bene abbastanza, ora qui la posta parte a mezzo di camion tutti i mercoledì quindi bisogna stare attenti a impostare in quel giorno. Godo nel sentire che di salute stai benone ma ancora la tua venuta ritarda!

Speriamo come tu dici che sia fra giorni tu puoi ben comprendere come sei desiderato da tutti. Di Renzo purtroppo ancora nulla mentre tutti i giorni ne giungono sempre. Ieri è venuto anche Leo da Fabbro dall’Albania Pietro Farolfi e tanti altri che erano stati presi dai Tedeschi. Puoi pensare vedendo giungere questi io specialmente mi sento morire d’angoscia, vorrei farmi animo ma non posso tu sai bene come il mio carattere sia sempre stato molto impressionabile. … (?) … in tempo Alfredo a rientrare altrimenti ci … (?) …… anche ……….. e la vetrina e due comodini che quelli ci sono ancora.


Il babbo è rimasto un po’ mortificato per il tuo giusto rimprovero, ma non credere perché sia che non ti pensi perché credi che col suo carattere non vorrebbe far conoscere a me la sua apprensione per voi soffre anche più di me. Compatiscilo e pensa che qualche volta è stato anche per colpa mia che ho spedito la lettera non essendoci lui presente. E’ sempre dietro a chiedermi quant’ è che non ha scritto la tua fidanzata e anche te. Alla tua fidanzata dille che si faccia una bella foto uguale alla tua così si vede bene la sua effige è troppo piccolina quella che ci hai mandato è un caro ricordo per noi nell’avervi così lontani. Tutti qua credono che presto la porterai a Biforco ma credo che prima vorrai vedere come sistemarla. Non è vero?

Scrivile e dille che sempre noi la ricordiamo ed è ormai nella nostra famiglia come una figlia amata e desiderata. I suoi parenti ne sono contenti? Suo padre perché sento che la madre non l’ha più! Spero che quando ti giungerà questa mia avranno deciso per inviarti a casa. Noi di salute benino io non posso pretendere ormai di stare meglio di così. Solo desidero la vostra venuta e poi venga pure la morte che mi sento rallegrata, ho pregato tanto per ottenere questa grazia. Ma pazienza il buon Dio avrà pure misericordia di noi e ci darà questo conforto di riunirci insieme.

Dalla tua fidanzata ho ricevuto una lettera in data 6 maggio e poi più nulla, però non mi faccio meraviglia perché la mia risposta chiusa quando ha ritardato perché non si trovava un mezzo per spedirla, però le ne ho scritto una dietro l’altra che spero le saranno giunte. Scrive bene e si esprime con frasi molto gentili, non dubitare che l’affetto nostro è diviso con lei e non vediamo l’ora di conoscerla. Però quanto sarei stata più felice quando avevo una casa veramente bella e nulla mi mancava ma oggi noi siamo fra i fortunati ci troviamo privi di tante comodità che lei stessa lo potrà figurare perché sapete già dove ha passato la guerra che strage ha fatto. Di biancheria ne abbiamo rimasta molta coperte e materassi tant’è vero che non sappiamo dove tenerla perché il guardaroba e i due comò ce li hanno bruciati gli Indiani arrivo (?) e spero che il buon Dio me la vorrà concedere. Tutti ti ricordano e salutano Leo Fabbri e famiglia, Teresina e Alfredo e baci dalla bimba. Moschino e la sua moglie e la famiglia Ferri, Giulia che ora stanno a Marradi.

Il ponte che avevano fatto nel nostro orto ora non c’è più lo rifaranno di nuovo dov’era il molino alle case di Nello che ora non esistono più, insomma Biforco non si riconosce più però c'è allegria e ballano la domenica qui nella nostra pista, Saluti bacioni cari da me e babbo e in un caro amplesso ti benedice la tua mamma Luisa.


Carissimo figlio


Noi ti salutiamo bene ma molto ci siamo invecchiati che quando tu verrai troverai pure tu la differenza dalla tua assenza. Sono purtroppo persuaso delle vostre gravi sofferenze ma pure noi abbiamo passato il ….. Forse il buon Dio ha aiutato e voglio sperare di arrivare fino al buon fine di riabbracciarvi tutti e due prima di passare all’altra vita. Tutto quello che desidero è di potervi almeno una volta abbracciarvi e baciarvi. 


Quanto ho pensato a voi sempre mi siete stati nella mia mente e mi sono fatto talmente forte che mai ho dato a nessuno da confessarlo, per ora non sono ancora contento perché non ho trovato ancora l’esito della mia volontà vorrei dirti tante cose ma tralascio bacioni per la tua fidanzata e credimi sempre il tuo padre Giuseppe Parrini



Carissimo fratello 
Marradi (Biforco) lì, 12 luglio 1945



Il nove di questo mese verso le 20 sono giunto a casa dopo 17 giorni di viaggio e dopo una assenza di 43 mesi. Puoi figurarti la contentezza dei nostri genitori e maggiormente la mia, perché dalla morte ritornavo alla vita. Sono giunto purtroppo non in ottime condizioni di salute, sono dimagrito e dolori reumatici mi assillano da diverso tempo. Però l’armatura sono riuscito a portarla a casa e ora, in questi due mesi di licenza che ho ottenuto spero di poterla inguarnire di un po’ di carne che i sacrifici mi avevano fatto lasciare in Germania. Raccontarti la mia odissea è cosa troppo ardita. I sacrifici che ho provato e le privazioni di ogni genere mi sembrano un lontano ricordo che voglio in ogni modo dimenticare per poter riformarmi una nuova vita.



Giunsi a Firenze l’ 8 e mi si disse che Biforco come Marradi era stato tutto distrutto e fu il più gran dolore. Pensai ai genitori che non avrei più rivisto, pensai alla casa e non a te perché ti credevo ancora prigioniero nel Sudafrica. Pensa che erano 14 mesi che non ricevevo notizie e quindi giungevo all’oscuro di tutto. Fu solamente su l’autocarro che mi conduceva da Firenze a Biforco che Ermanno Calosci mi diede le belle notizie che mi fecero piangere di gioia. Seppi da lui l’odissea passata dai nostri cari e il loro ritorno a Biforco, seppi nella medesima maniera come tu eri già tornato in famiglia e seppi inoltre che nonostante tutte le distruzioni operate nel nostro paese la casa, forse l’unica del paese, era rimasta in piedi. 


Ho saputo dopo la tua intenzione di sposarti, mamma mi ha raccontato tutto. Io non voglio sconsigliarti e dirti sia un bene o un male solo ti avverto che questi sono momenti abbastanza critici e non conoscendo le tue condizioni finanziarie né quelle della tua futura moglie mi astengo dal formulare concetti che potrebbero essere errati in pieno. Pensa che Biforco, specialmente ora, offre ben poche possibilità di vita. Rimanendo qua dovresti lavorare materialmente ed è per questo che io ti consiglierei di trovarti prima una sicura posizione indi sposarti che ne sarei oltremodo contento anch’io dato che la nostra madre è vecchia e dagli sostegni. Puoi ottenere una licenza o un permesso? Tu sapessi come ti rivedrei volentieri. Interessati presso il tuo comando. E’ mai possibile che noi non ci si abbia mai a vedere. Termino caro Enrico salutandoti cordialmente e voglio sperare che sia vicino il momento in cui potrò stringerti fra le braccia. Bacioni tuo Renzo

Cara Giuseppina

Oggi stesso ricevo notizie da Enrico il quale mi ricorda tanto voi e mi dice che è da diverso tempo che voi non avete ricevuto mie notizie.
Sempre vi ho risposto alle vostre carissime ……. Che sebbene in ritardo vi giungerà certamente. Sono dispiacente perché lui pure si lamenta perché attende notizie nostre, potete pensare se per vederlo contento quanto sia propenso un genitore a dar le notizie. Forse già da Enrico avete saputo della nostra felicità per il ritorno in famiglia dell’altro figlio Renzo prigioniero in Germania non sto a descriverlo perché voi sapevate della nostra preoccupazione essendo da 14 mesi che più nulla si sapeva di lui. Credete che da quanto ci racconta è un miracolo averla scampata la vita … ? … privazioni di ogni genere che mai avrebbe pensato di rivedere la sua famiglia. E’ rimasto tanto dispiacente nel sentire che pochi giorni avanti c’era a casa il suo caro fratello che sono 4 anni che non si sono visti e ora si teme con questo congedo che si tardi il suo ritorno perché a lui finisce la licenza il 9 settembre: quale dolore sarebbe per tutti.

Il buon Dio misericordioso ha esaudito le mie preghiere mi ha ridonato i figli e quindi dovrò ringraziarlo e dirgli che alla mia età e alle sofferenze che ho passato mi ha fatto vivere per avere questa bella soddisfazione, a loro stesso nel sentire tutto quello che le abbiamo raccontato ………. a un vero miracolo l’aver rivisto sua madre, il babbo è molto più robusto di me e quindi i disagi gli ha superati molto meglio. Anche questo figlio nel vedere il suo paese così ridotto un mucchio di macerie e la nostra casa in piedi con poche altre potrete pensare come ne avrà ringraziato il buon Dio perché tutti anche se la casa non è bella si sente di esserci molto affezionati.



Certo ora ci troviamo molto sacrificati perché come vi ho detto altre volte è tutta occupata dalle famiglie che sono senza tetto e a noi ci resta libera una camera e il resto si vive insieme a un’altra famiglia anche Renzo come Enrico si rassegnano perché vedono come vivono male gli altri si spera che in Comune si interessino per provvedere a questi sfortunati ma vediamo che i mesi passano e nulla viene sistemato. Certo la nostra casa ha sofferto coi bombardamenti e più con l’invasione di soldati Indiani e di tutte le razze che hanno bruciato mobili e sciupato la casa che dovrebbe essere riparata ma come fare in questi momenti?



Neppure si trova il materiale e se un poco si trova ha prezzi spaventosi che nessuno ha il coraggio. Pazienza, torneranno i tempi migliori e quello che non è più possibile far noi lo faranno i figli se il buon Dio li assiste. Certo il mio sogno sarebbe ancora di vedervi sistemati e speriamo di vivere ancora per vedervi pienamente felici. Enrico non vuole sentir dire che ormai la mia felicità è completa per aver avuto la felicità di rivederli, …. ….. ma pure bisogna rassegnarsi! …Vedete quanto a lungo vi scrivo e vi parlo dei miei figli e come desidero la sua felicità. Voi pure che …. Mi comprendete e siate certa che l’affetto che avete per lui vi unisce a mia carne come una figlia. Saluti cari affettuosi da noi tutti fatene a parte alla vostra famiglia e con un abbraccio sono vostra affezionatissima Luisa.

FONTE
Documenti di famiglia, gentilmente concessi dalle nipoti di Luisa Cavallari e Giuseppe Parrini: Giuliana (Giuly) che abita a Montepulciano, Luisa che abita a Lugo e Patrizia che abita a Ravenna.



sabato 6 novembre 2021

Biforco nel Seicento

Lo storico faentino Francesco
Maria Saletti descrive Biforco

ricerca di Claudio Mercatali


Biforco nel 1947

E’ una fortuna quando si trovano vecchie descrizioni di posti e paesi, perché a leggerle si fa un salto nel passato. Tante cose si ritrovano uguali o si riconoscono, di altre si recupera la memoria, di altre ancora è svanita ogni traccia. Succede anche questo, in fondo i secoli non passano invano. Francesco Maria Saletti era uno storico faentino del Seicento che scrisse i Commentari di Val d’Amone. Sofisticato e dotto, si esprimeva spesso in latino e si fa fatica a ricavare le notizie da lui. Però ora la sua penna ci interessa poco: invece ci interessa molto quello che vide quando passò da Biforco in un anno imprecisato, circa alla metà del Seicento.

 


Nei secoli passati Biforco era diviso in due parti:

 “…prima castello, et al presente villa, o contrada non solo bella … ma di sito tanto ampia che in due portioni uguali si trova divisa … una delle quali detta Biforco di sopra e l’altra, che unita a questa se ne va con Marradi a terminare, Biforco di sotto è chiamata ...”


 Biforco di sopra (a sin.) e Biforco di sotto (a dx) a fine Ottocento. la chiesa di Cardeto, in alto a sinistra sullo fondo, non ha ancora il campanile. 

Nei documenti antichi il nome Biforco è spesso alternato a Castellum, perché:
 “ … crederei che fosse quell’istesso castello in cui Antonino Pio imperatore, nel suo Itinerario, pose la prima stazione da Faenza … “

Si parla anche di Camurano (Camorana). Apprendiamo così che questo paesino è citato nel testamento di Maghinardo Pagani, il potente feudatario morto nel 1305 al castello di Benclaro (Casa Cappello, a S.Adriano). Camurano è uno dei siti più antichi del comune di Marradi.

“… alla destra del fiume, si vede Camorana, come la chiamò Maghinardo Pagani nel suo testamento … vicino alla quale villetta circa due tiri di mano trovasi un borghetto di case col nome di Biforco di sopra dove, sopra un ponticello che le sorge in faccia, vedesi la parrocchiale di S.Giacomo, e nel piano la chiesina dé santi Francesco e Carlo senza cura, dalla comunità di Marradi per sua devozione negli anni andata eretta; e quivi passando il fiume medesimo, sopra un ponte di pietra che vi sta fabbricato, entrasi in un altro borghetto di case simile al suddetto … Biforco di sotto, dentro al quale è un’altra chiesina sotto l’invocatione di S.Maria ad Nives, e poco più in basso un convento dé padri Serviti, dalla famiglia Fabroni con la sua chiesa sotto il titolo dell’Annunziata edificato. Donde per fianco viene da un torrente o rivo del medesimo nome irrigato che in detto luogo di Biforco di sotto col Amone unendosi, e seco per la distanza di un miglio solo incaminandosi, se ne va al castello di Marradi a ritrovare. ”


Biforco si chiama così perché è alla confluenza del Fosso di Campigno con il fiume Lamone, che scendono da due valli contigue che qui si biforcano, rispetto a chi sale verso la Colla di Casaglia.


La chiesa di San Giacomo è Cardeto, ma la chiesina dei santi Francesco e Carlo dov’era? E Santa Maria ad Nives? A dire il vero qui Saletti fa confusione perché Santa Maria ad Nives (alle Nevi) è la chiesa di Albero. Invece la chiesina di San Francesco e Carlo era all’ imbocco del ponte del Castellaccio e fu distrutta nel 1944. Poi Saletti parla di un ponte, di fronte all’ Annunziata:

 

 “ … si vede all’altra parte del fiume, e sulla ripa di quello, l’antico palazzo in cui da Antonio Fabroni fu ricevuto papa Giulio II, detto al presente il Casone dé Fabroni, con la sua torre, e loggia davanti,, secondo il costume delle famiglie più nobili, e con un ponte di pietra al dirimpetto, che per servitio di esso all’altra ripa si appoggia; il tutto fassi dal medesimo Antonio, se non da altri più vecchio, ivi costrutto, leggendosi tuttavia sotto uno dé capitelli delle colonne della medesima loggia questa memoria in una pietra intagliata, cioè: Antonio Fabroni fece fare questo palazzo …”.

Dai Commentari di Saletti, ricaviamo anche delle notizie sul mitico monastero di Biforco, di cui già nel Seicento non c’era più traccia:

 “… Affermerò probabilmente non solo che in questo eremo di Biforco risplendeva una congregazione di sante persone, ma che anco nell’anno 1070 … quella continuava… e di assai quantità di religiosi cresciuta”.

Se si cerca di approfondire si sconfina nella leggenda ed emerge la figura del beato Pietro da Biforco, sul quale merita spendere qualche parola perché forse è il monaco della Grotta del Romito. Nella illustrazione qui accanto Romoaldo Maria Magnani (1741) lo descrive. Ne parla anche frà Serafino Razzi, un monaco camaldolese del Seicento.


“ … Biforco è piccolo castello sopra Marradi … quivi era un monastero dedicato a S.Benedetto, il quale fu donato da S.Enrico imperatore a S.Romoaldo nell’anno 1012, affinché vi ponesse i monaci del suo istituto, che viveano in molta osservanza; il che ricavasi da un diploma spedito a detto S.Romoaldo da quel principe … In questo luogo di Biforco vissero in santità molti religiosi e fra questi si segnalò un tal monaco Pietro nativo di questo paese … e fabbricossi a Biforco una picciola celletta larga quattro braccia. Quivi menando una vita eremitica e solitaria era da tutti stimato e tenuto per uomo grave e da bene. Era d’una incredibile astinenza, facendosi soltanto di pochi legumi dopo tramontato il Sole. Sì assiduo nel fare orazione e nel dire salmi che non si saziava di consumarvi la maggior parte del giorno in un silenzio profondo. Amava la povertà in sommo grado, nella cella e nel vestito, volendo che così fossero alcuni pochi suoi discepoli … e venne a tale perfezione di vita, che non più sembrava uomo mortale, finché terminato il corpo di vivere se ne passò al Signore con placida morte sul principio del decimoprimo secolo di nostra Redenzione …”

 Non si sa altro del beato Pietro da Biforco; peccato perché questo personaggio “che si faceva soltanto di pochi legumi dopo tramontato il Sole” e viveva “in una picciola celletta larga quattro braccia” (0,58 cm x 4 = 2,32 m) ha un non so che di simpatico. Il nostro viaggio nel Seicento a Biforco finisce qui. Abbiamo letto la descrizione di Cardeto e dell’Annunziata, che c’erano già, del ponte del Casone, che c’era ma oggi non c’è più e del monastero del beato Pietro, che forse non è mai esistito.


Per ampliare

I Commentari di Val D'Amone, traduzione curata dal prof. Pietro Lenzini e altri.



domenica 20 ottobre 2019

Le coop operaie di Biforco e S.Adriano

Gli scalpellini e i braccianti
agricoli si associano.
ricerca di Claudio Mercatali

La cooperativa scalpellini, muratori,
manovali di Biforco
Secondo il Codice Civile una cooperativa è una società costituita per gestire in comune un’ impresa. Si tratta di una forma di organizzazione del lavoro che prende le mosse dalle prime che furono fondate nella seconda metà dell'Ottocento e dalle moltissime costituite nel primo Novecento. I capisaldi di questo tipo di associazione erano e sono: la mutualità, la solidarietà e la democrazia.


Lo scopo mutualistico consiste nell’assicurare ai soci il lavoro o i beni di consumo a condizioni migliori di quelle che otterrebbero da soli. Ecco questo è proprio il punto che favorì l'associazione in cooperativa degli scalpellini di Biforco e dei braccianti agricoli di S.Adriano, che cercavano di sottrarsi alle condizioni di debolezza contrattuale che incontravano quasi sempre quando si presentavano uno alla volta sul mercato del lavoro.

… Regnando Sua Maestà Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e volontà della Nazione Re d'Italia, l'anno millenovecentodieci, questo dì tredici del mese di novembre ... 
I predetti signori … costituiscono una società anonima cooperativa sotto il titolo Cooperativa fra scalpellini, muratori, manovali di Biforco … allo scopo di assumere ed eseguire per conto proprio lavori pubblici e privati assicurando così ai Soci l'intero frutto delle proprie fatiche ... 

… E richiesto io Notaro ho ricevuto e pubblicato il presente atto che è stato scritto da persone di mia fiducia in pagine sei di due fogli di carta libera in ordine dell'Art. 228 del Codice di Commercio e righe nove della settima ed è stato sottoscritto dai Comparenti, dai Testimoni e da me Notaro, meno però che dai Signori Neri Domenico e Antonio Scalini che mi hanno dichiarato di non saper scrivere.
Clicca sulle immagini
per avere
una comoda lettura 


Società anonima cooperativa fra braccianti, sterratori,
muratori ed affini di S.Adriano



L'anno millenovecentoquattordici e questo dì venti del mese di Dicembre in Sant'Adriano ... 

… il capitale è costituito da azioni da lire 10 ciascuna …



Art 2 dello Statuto
Lo scopo della Società è l'assunzione diretta di lavori pubblici mediante concorso ed appalti, licitazioni e l'esecuzione di lavori agricoli e questi specialmente la mietitura del grano, trifoglio ecc. ecc. 

giovedì 24 marzo 2016

Il mitico monastero di Biforco

Alla ricerca 
di un eremo perduto
ricerca di Claudio Mercatali



L'Alpe di S.Benedetto è un tratto dell' appennino che comprende anche la fascia più elevata del comune di Marradi. La cartina a fianco chiarirà più delle parole. 
Il nome venne dato perché qui nell' Alto Medioevo, vicino all' anno Mille, furono fondati eremi e monasteri.
Gamogna, Badia della Valle e la Badia di S.Reparata al Salto sono fra i più noti e sono disposti a triangolo proprio in mezzo al comune di Marradi. C'è poi il Monastero di S.Benedetto in Alpe, che addirittura dà nome al paese in cui sorge. C'era anche una leggendaria comunità a Biforco, di riferimento per gli eremiti che vivevano in spelonche sparse nelle alte valli del Campigno e del Lamone.

Ora ci interessa proprio questa, di cui si è persa ogni traccia. L'indagine sui documenti antichi non è facile perché il nome Biforco si ritrova in località diverse. C'è via del Biforco anche a S.Benedetto in Alpe che appunto è alla biforcazione del fiume Montone nei rii Troncalosso e Acquacheta, proprio come Biforco di Marradi rispetto alle valli di Campigno e del Lamone. Per giunta ambedue erano sedi di comunità benedettine che seguivano la Regola di San Romualdo.


Lo schedario Rossini della Biblioteca di Faenza è un vasto archivio di notizie storiche.



Dunque il nome di per sé non permette di distinguere l'uno dall' altro se non c'è qualche altra indicazione. Così nello Schedario Rossini della Biblioteca di Faenza sono citati entrambi i "Biforchi" e il geografo Emanuele Repetti nel suo Dizionario del 1833 cita perentorio solo il monastero di S.Benedetto in Alpe, ma con date di fondazione che sono forse più attinenti alla comunità dei monaci di Biforco di Marradi.




Il Dizionario di Emanuele Repetti è la fonte più importante per la storia e la geografia dei comuni che fecero parte del Granducato di Toscana. Però in questo caso è di poco aiuto.





In più c'è da considerare anche il paesino di Corezzo di Biforco del Casentino, vicino a La  Verna, dove c'era un antico monastero.


Per venire a capo della questione conviene fare riferimento ai settecenteschi Annali Camaldolesi di  Giovanni Benedetto Mittarelli. Forse anche l'abate Mittarelli aveva dei dubbi, perché nei suoi Annales si pone la domanda: Ubi Bifurci locus? (Dov'è Biforco?) e lo identifica così:




 
Clicca sulle immagini 
se le vuoi ingrandire


"Biforco è nei monti del Dominio Fiorentino verso Faenza, posto tra il castello di Marradi e l'abbazia di S.Maria di Crespino, dove c'è un monastero dedicato a S.Benedetto, chiamato anche di S.Benedetto in Alpe, da non confondere assolutamente con un altro monastero della Santissima Trinità o di S.Benedetto in Alpe, perché si trova in vetta ai monti del Casentino, non lontano dal Pratomagno …"

" ... In Biforco Romualdo fondò il monastero o l'eremo nel 986 (Grandius nelle sue tavole cronologiche stima 987) al tempo dell'edificazione di S.Michele in Verghereto".


E quindi ci siamo: 
... prima dell'anno Mille a Biforco di Marradi fu fondato un eremo secondo la regola di San Romualdo, che è in sostanza quella dei frati camaldolesi. 
L'abate Mittarelli annota anche che un certo eremita Pietro da Biforco ospitò San Romualdo presso di sé:

"... Adnotabimus infra Petrum Bifurcensem eremitam appellari a Damiano Romualdi discipulum, statim ac Romualdus Bifurcum se recepit. Sed de hoc monasterio plura in annis subsequentibus dicemus.

(Annotiamo da San Damiano fra le altre cose un eremita chiamato Pietro di Biforco, discepolo di Romualdo, ospitò senza indugio a Biforco presso di sé Romualdo. Ma di questo monastero diremo più cose negli anni a venire ..").

Chi era Petrus Bifurcenses? 
Per sapere qualcos' altro di lui bisogna seguire il consiglio del Mittarelli, che ci rimanda agli scritti del suo contemporaneo Romualdo Maria Magnani, prete faentino, che descrive l'eremita Pietro così:

" ... era questi, come dissi, nativo di quel contorno; e fabbricossi in Biforco una piccola celletta larga quattro braccia ad imitazione di quella antica di S.Ilarione. 



Quivi menando una vita eremitica e solitaria era da tutti tenuto e stimato per uomo grave e da bene. 
Era d'un incredibile astinenza facendosi soltanto di pochi legumi tramontato il sole ..."



Don Magnani scriveva in italiano ed è piacevole da leggere, al contrario dell' erudito Mittarelli e chi vuole può approfondire leggendo qui sopra.

Questo eremita Pietro, che viveva in una celletta larga quattro braccia (0,58 metri x 4 = 2,32 metri) e mangiava solo un pugno di fagioli dopo il tramonto ha un non so che di simpatico e potrebbe essere quello della Grotta del Romito.