Lanfranco Raparo, Marradi

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domenica 18 settembre 2022

Successe nel 1923 a Marradi


Rassegna tratta
dalla stampa locale
Ricerca di Claudio Mercatali



Il 1923 è il secondo anno del Ventennio, perché Mussolini è andato al potere con la marcia su Roma, il 28 ottobre 1922. I fascisti sono padroni del campo, anche se i partiti non sono ancora fuori legge. 
Chi si oppone viene bastonato o costretto a bere olio di ricino. Seguiamo gli eventi  con una rassegna stampa tratta dal Messaggero del Mugello, un giornale che all' epoca si stampava a Borgo S.Lorenzo. Questa testata, che negli anni precedenti era di ispirazione cattolica e moderata, è da pochi mesi sotto il controllo dei fascisti, come si capirà dal tono degli articoli qui di seguito.




21 gennaio
Antonio Cassigoli, un attivista del Partito Popolare che poi diventerà sindaco di Marradi, è un giovane maestro di Borgo S.Lorenzo, che va a Vicchio per fare propaganda per il suo partito. I fascisti al ritorno lo aspettano sotto casa e succede che ...

NOTA: Antonio Cassigoli, terziario francescano, democristiano di ferro, riprese i suoi giri di propaganda nel 1948, per la campagna elettorale della Democrazia cristiana in opposizione allo schieramento social comunista. Una sera tornò a casa con un bernoccolo e le figlie gli chiesero: "Babbo, icché t'ha fatto lì?" E lui rispose: "Unnè nulla ... unnè nulla".



1 marzo
Si dimette il Sindaco di Marradi, Edmond Schmidt von Secherau che era a capo di una giunta di cattolici del Partito Popolare e di Socialisti. In attesa di nuove elezioni il Prefetto manda un Commissario. Tutto regolare? No, perché il Commissario prefettizio, che è un funzionario dello Stato e dovrebbe essere imparziale, è un fervente e dichiarato fascista, come si legge nell' articolo qui accanto.



8 marzo
A Garminana, un podere nel crinale sopra Crespino sul Lamone, una lupa aggredisce e uccide un colono.










23 marzo
I Comuni della Romagna Toscana passano alla Provincia di Forlì. E' una decisione del Duce in persona, per ampliare la provincia natìa. Cambiano: Modigliana, Tredozio, Dovadola, Rocca S.Cassiano, S.Benedetto, Castrocaro, Galeata, S.Sofia, Premilcuore, Sorbano, S.Piero in Bagno, Verghereto. I fascisti del Mugello non sono contenti, ma non si può criticare il Duce e il Messaggero commenta il fatto così ...


15 aprile
Ci sono le elezioni amministrative. E' favorita la Lista Nazionale, composta da fascisti, ex combattenti e indipendenti.




29 aprile
Passa da Marradi e poi da Palazzuolo la reliquia di S.Francesco Saverio, che è un pezzo del braccio del santo. Per noi questo è abbastanza incredibile ma allora ci furono manifestazioni di fede e venerazione ...




6 maggio
Facendo seguito a un decreto del governo in ogni paese viene costruito un Parco della Rimembranza, a ricordo dei caduti della Prima Guerra Mondiale, anche a Lutirano ...







20 maggio
La lista del PNF (Partito Nazionale Fascista) vince le elezioni a Marradi, e il nuovo Consiglio Comunale, è composto come si legge qui accanto. Il sindaco è Federico Consolini, che poi nel 1928 diventerà podestà e governerà Marradi fino al 1938, anno della sua morte.



3 giugno 
C'è grande festa a Tredozio, perché finalmente si inaugura la centrale idroelettrica, che funziona con l'acqua del Tramazzo, raccolta in un apposito bacino. Interviene anche la banda di Marradi e tutto va per il meglio finché i soliti Comunisti ...


2 settembre 
Al Teatro degli Animosi si tiene il Convegno antiblasfemo, una curiosa manifestazione contro l'abitudine a bestemmiare. Ci sono tutte le autorità, venute anche dai paesi vicini e naturalmente c'è il nuovo sindaco di Marradi. Il teatro è parato a festa, con i làbari neri delle associazioni fasciste, secondo una scenografia che poi diventerà abituale negli anni seguenti.
Perché tanta pompa? Il fatto è che i fascisti, dopo aver sconfitto i cattolici del Partito Popolare, cercano di accreditarsi come difensori della Chiesa e assecondano, con qualche mugugno, quasi tutto quello che la curia chiede loro. Devono farsi perdonare anche il fatto che stanno per mettere fuori legge l'Azione Cattolica, sostituita dalle associazioni del regime.


2 settembre 

A Campigno qualcuno spara dentro la finestra della camera da letto di Romano Cheli e la pallottola rimbalza nella stanza e cade sul letto.



sabato 24 luglio 2021

A scuola a Marradi nel 1933

La vita scolastica alle Elementari
nelle tante scuole di campagna

ricerca di Claudio Mercatali


La Nuova Scuola Italiana era un settimanale per insegnanti, scritto da insegnanti e quindi spesso un po' noiosino da leggere. Nei vari articoli ogni maestro descriveva le sue esperienze, il comportamento della sua classe e le sue difficoltà. Da questo viene il nostro interesse: qui si trovano tanti quadretti di vita quotidiana, un intreccio di rapporti fra bambini della scuola elementare del Comune di Marradi, senza episodi grandi.

Siamo negli anni Trenta, nel pieno del Ventennio e la stampa non è libera. Tanto meno lo è la scuola, perché in tutti i regimi lo Stato cerca di indottrinare i nuovi cittadini in modo da avere un futuro consenso. Leggiamo:





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Ernesto Codignola (Genova 1885 Firenze 1965) direttore di questo settimanale, era pedagogista e filosofo. Fu collaboratore di Giovanni Gentile nella stesura della sua riforma e uno dei fondatori della casa editrice La Nuova Italia. 



Il redattore per gli articoli che riguardavano Marradi era il maestro Antonio Cassigoli (che poi divenne direttore e sindaco).














mercoledì 28 marzo 2018

La stampa del Regime

Un periodico della Federazione
provinciale Fascista di Ravenna
ricerca di Claudio Mercatali


Santa Milizia è il nome un po' particolare di un periodico di propaganda fascista che si stampava a Ravenna e diffondeva le notizie sull' attività delle organizzazioni del Regime e dei gerarchi locali.





Il periodico venne pubblicato
dal 1923 al 1944.




marzo 1928
In questo lungo articolo G.Grossi, segretario politico del Fascio di Modigliana, spiega la convenienza di un passaggio dei due comuni alla provincia di Ravenna.





Per volontà del Duce nel 1923 i 14 comuni della Romagna Toscana erano stati tolti dalla provincia di Firenze e aggregati a quella di Forlì, compresi i comuni di Tredozio e Modigliana. 




...  Sotto questo punto di vista pratico non solo, ma incombente, il congiungimento colla provincia di Ravenna, più ricca di quella di Forlì, faciliterebbe la soluzione dei gravi problemi amministrativi che premono su questi comuni e ne ostacolano il risanamento economico ...

 


Luglio 1937
La sistemazione dei calanchi
con l'esplosivo (!)



giugno 1939
Donna Rachele (la moglie del Duce)
visita a San Cassiano la zona della frana avvenuta quell'anno.




settembre 1939
Sedici Camice Nere della Legione Manfreda si sposano con una cerimonia collettiva in Piazza a Marradi. Queste foto vennero riprese anche dalla stampa estera.
 
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ottobre 1939
La Seconda Guerra Mondiale è già scoppiata ma l'Italia è ancora neutrale. Nei paesi della nostra zona si svolgono tante parate militari.






















martedì 30 gennaio 2018

1923 L'ampliamento della provincia di Forlì

Il passaggio
dei comuni
della Romagna
Toscana all’ Emilia
ricerca di Claudio Mercatali

 I territori “transappenninici” della Romagna Toscana.

Nel 1861 con l' Unità d'Italia la Romagna entrò nella nuova regione detta Emilia. Ravenna era già capoluogo di provincia e Forlì lo divenne. Però molti territori romagnoli erano in altre province: Imola qualche anno prima era stata aggregata a Bologna, i quattordici comuni della Romagna Toscana rimasero sotto Firenze, i sette comuni dell’alta Val Marecchia entrarono nella provincia di Pesaro.

 

Perché la Romagna subì una penalizzazione così forte?
Secondo una ipotesi un po’ campanilista ma  molto logica tutto fu dovuto alla diffidenza di Cavour per l’ambiente romagnolo dell’ epoca, che era parecchio umorale e di tendenza ribelle. C’è un detto che riassume questo atteggiamento duro e focoso:
 
“A vég per la mì stréda, encòntra a la mi guèra, sa casc a casc par tèra, azidénti a chim tù sò”.
 
L’andare avanti senza “badare a niente” in politica paga poco. Visto con gli occhi dei funzionari del Re della nuova Italia anche il fatto che un prete scomunicato (don Giovanni Verità), un repubblicano agitato (Giuseppe Garibaldi) e un bandito di strada (Stefano Pelloni, detto il Passatore) avessero inciso così a fondo nell’ animo e nei ricordi della gente non era un buon segno.
Perciò si preferì spostare il baricentro della Regione il più possibile verso l’Emilia, che oltretutto aveva un’ ottima tradizione amministrativa, perché Modena, Reggio, Parma e Piacenza erano state per lungo tempo capitali di ducati indipendenti. Questa situazione cambiò nel 1923, quando venne allargata la provincia di Forlì, con l’aggregazione dei comuni della Romagna Toscana, esclusi Marradi e Palazzuolo sul Senio.



Torniamo indietro al 1923, e cerchiamo di capire come venne vissuto dalla gente questo passaggio da una provincia all’ altra, perché un trasferimento in blocco di dodici comuni non è una cosa che capita tutti i giorni. Il periodico repubblicano Il Pensiero Romagnolo, edito a Forlì, fece una  doppia considerazione, negativa dal punto di vista finanziario e positiva per l'aspetto politico. Il Comune più danneggiato dal cambiamento fu Rocca San Cassiano, che cessò di essere capoluogo del Circondario e perse qualche ufficio amministrativo e la sede del tribunale. Quindi in un primo momento il passaggio non fu tanto gradito in quel paese.

Qualche altra polemica sorse a Modigliana e Tredozio, che volevano essere aggregati a Ravenna, come Faenza. In effetti sarebbe stato logico ma lo scopo primo di tutta l’operazione era l’allargamento della Provincia di Forlì e i modiglianesi “obtorto collo” si rassegnarono. Però i due comuni furono aggregati a Ravenna per il tribunale e a Faenza per la Pretura e questo fu interpretato come un primo segnale di un ripensamento e calmò i più.



In fin dei conti il cambio di provincia fu accettato, perché era conveniente e giusto, ma non ci furono grandi entusiasmi. Se dietro l’operazione non ci fosse stata la precisa volontà di Mussolini forse le cose sarebbero rimaste così com’ erano per molti anni ancora. Il fatto è che cinque secoli di dipendenza da Firenze avevano lasciato il segno, i Medici erano stati bravi governanti e l’amministrazione laica e un po’ asburgica dei Granduchi di Lorena era stata nettamente migliore di quella papalina del resto della Romagna. E nel Mugello? La decisione era penalizzante per la Toscana ma fu accettata perché c'era la precisa volontà di Mussolini, come si capisce leggendo l' articolo qui sotto.
 
 
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La Carta della provincia di Firenze
prima del 1923.

 
E Marradi? In sostanza il paese era rimasto fuori da tutto questo, perché la vallata del Lamone gravita su Faenza e non su Forlì. Per noi il trasferimento degli altri Comuni della Romagna Toscana fu uno svantaggio, perché il bacino del Lamone rimase diviso fra Forlì (Modigliana e Tredozio), Ravenna (Brisighella) e Firenze (Marradi). Quattro comuni in tre province di due regioni differenti.
 
La sensazione di essere rimasti tagliati fuori, staccati dagli altri comuni della Romagna Toscana era evidente e ogni tanto veniva fuori. Ad un certo punto, nel 1933, intervenne il Segretario Federale del Fascio Pavolini e troncò i dubbi nel modo che si legge qui accanto ...

Però dopo il Fascismo la questione del passaggio di Marradi all' Emilia Romagna è stata posta molte altre volte e non è detto che non risalti fuori.

 




 
Fonti
Legge 4 marzo 1923 n° 544 (G.U. 23 marzo 1923 n° 72)
Resto del Carlino 22 febbraio, 2 e 3 marzo 1923
La Nazione 3 marzo 1923
Il pensiero romagnolo Giornale del PRI dell’ 8 marzo 1923
Il Momento, giornale del PPI di Forlì, 22 febbraio 1923
Il Messaggero del Mugello 4 marzo 1923 e 19 novembre 1933

Si ringrazia la Biblioteca Comunale di Forlì per l'indispensabile aiuto dato.

 

mercoledì 24 gennaio 2018

1931 Fascismo e Azione Cattolica

Un duro contrasto
a Marradi
ricerca di Claudio Mercatali

 
 
Il Partito Popolare (pipì per i denigratori) fondato da Don Sturzo nel 1919 segnò l'ingresso dei cattolici in politica con un partito fatto per questo preciso scopo, al quale poi seguì la Democrazia Cristiana.
Fu sciolto nel 1924 ma i Popolari continuarono in certi casi a fare una opposizione strisciante, soprattutto con l'Azione Cattolica.

Mussolini il 9 aprile 1928 sciolse tutte le associazioni non fasciste ma per questioni di opportunità in vista del Concordato dovette accettare l'Azione Cattolica. Era una situazione ambigua e ciascuno faceva a modo suo: il fascismo con l'Opera Nazionale Balilla, allevava le nuove generazioni come succede in tutte le dittature e la Chiesa insegnava ai giovani la sua dottrina sociale.

L'Azione Cattolica, con cinquemila sedi sparse in tutta Italia, svolgeva la sua attività anche con iniziative implicitamente politiche. L'Opera Balilla dal canto suo era ormai diventata un grande apparato del regime e contava più di un milione e mezzo di iscritti divisi in balilla, avanguardisti, piccole italiane e giovani italiane.

Il 3 agosto 1930 l'Avvenire d'Italia incitò l'Azione Cattolica «ad invadere tutti i settori della vita sociale». Il contrasto era insanabile e il regime la dichiarò disciolta con il decreto del 29 maggio 1931.
 
Eccoci al punto che ci interessa. Come venne vissuto lo scioglimento dell' Azione cattolica qui in paese, dove il Partito Popolare aveva avuto larghissimo seguito prima del fascismo e sotto sotto anche dopo?

Leggiamo l'articolo qui accanto dove si parla, senza dirne mai il nome, di don Mario Valentini parroco di Lutirano, che insisteva con il suo circolo dell' Azione Cattolica nonostante il decreto di scioglimento.

 Don Mario era nato a Rocca San Cassiano (1900) e nel 1925 era Mansionario nella cattedrale di Modigliana. Attivissimo nell' Azione Cattolica aveva fondato il Reparto Esploratori Cattolici, nome curioso di un gruppo di scout. Era quindi in contrasto netto con i fascisti dell' Opera Balilla di Modigliana, che cercavano di aggregare i ragazzi nelle organizzazioni del partito.

  Don Valentini in una foto dei primi anni Settanta.
 
 
 
 
Per questo fu nominato parroco di San Pietro in Lutirano (1929 - 1936) con la speranza che in quel paesino si mettesse tranquillo.

Dall' articolo de La Stampa sappiamo che non fu così e nel 1936 il vescovo lo nominò arciprete di San Domenico, la chiesa vescovile di Modigliana, per i suoi meriti e forse anche per tenerlo meglio sott' occhio. Nel 1960 era pievano a Rocca San Cassiano e fu colpito da ictus. Rimase paralizzato e tornò a vivere come privato, fino al 1972, a Lutirano, dove c'erano i ricordi dei suoi trent'anni. Morì a Ravenna nel 1978 ed è sepolto a Modigliana.

 Mario Montefiori

 Nell' articolo si parla anche di Montefiori " ... sturziano popolare accanito ... ". La descrizione corrisponde bene a Giuseppe, attivista del PPI, ex assessore e ancora meglio a suo fratello Mario, materassaio, sacrestano della chiesa arcipretale di Marradi, detto "fiorett".
Mario, consigliere comunale del Partito Popolare nei primi anni Venti, fu uno degli otto consiglieri (su venti) che ebbero l'ardire di presentarsi al consiglio comunale dell' 8 gennaio 1923 l'ultimo prima del fascismo. La Marcia su Roma era avvenuta due mesi prima e gli oppositori rischiavano l'olio di ricino e la bastonatura.

Il sacrestano probabilmente aveva l' appoggio implicito dell' arciprete don Luigi Montuschi, che agiva indirettamente. L'azione di disturbo era però fastidiosa e, come racconta il maestro Giuseppe Biagi nel suo libretto intitolato "E mi arziprit" ad un certo punto il segretario del fascio marradese, un certo Ugo Grossi, fece venire degli squadristi da fuori, perché non era opportuno coinvolgere i fascisti locali in una lite con il prete. E così un gruppo di loro si presentò ad una festa all' asilo in cui c'era don Montuschi e la cosa si risolse all' ultimo momento quando il prete aveva una sedia in mano.
Però nei primi anni Trenta ogni forma di dissenso cessò e il clero locale in generale non fu apertamente avverso al Fascismo. L'articolo qui sopra dice infatti: " ... su venti sacerdoti in tutto il comune, due giovanissimi e zelanti, con precedenti di rilievo a loro carico si sono gettati in una attività extra religiosa con la solita tinta antifascista; comunque arrecanti intralcio alle nostre organizzazioni e istituzioni fasciste". Chi erano? Uno era don Valentini, e l'altro? Il ricordo si è perso e forse non lo sapremo mai.

 
Fonti: Don Anselmo Fabbri, per la vita di don Valentini. Archivio storico del quotidiano La Stampa. Pino Bartoli, Fuochi sulle colline.

 

martedì 4 ottobre 2016

1930 I mercati di Marradi

Le nuove Regole del Podestà
ricerca di Luisa Calderoni


F.Pagliazzi,
il mercato del lunedì


Il Podestà

Considerato che incettatori provenienti da altri paesi, coadiuvati da incaricati locali, acquistano ancora fuori dai luoghi prestabiliti le derrate alimentari che vengono portate dal forese nel giorno di mercato e ostacolano così, l' approvvigionamento della popolazione del capoluogo, limitano la libertà del commercio e determinano alterazioni dei prezzi normali:
Ritenuta la necessità urgente di reprimere abusi che sono evidentemente dannosi anche alla igiene pubblica perché agevolano la vendita di derrate alimentari adulterate;



 Letto l'art. 155 della Legge Comunale e Provinciale

ORDINA

1) il mercato settimanale delle uova e dei pollami e dei latticini deve aver luogo esclusivamente in via Umberto I.
2) agli incettatori e a tutti indistintamente i cittadini è vietato nel modo più assoluto di acquistare, nei giorni di mercato, per qualsiasi causa, uova, pollame e latticini in luoghi diversi da quello indicato.
3) è vietato inoltre agli incettatori di acquistare in qualsiasi quantità i generi sopraindicati prima delle ore 10,30 nei mesi dall' ottobre al marzo inclusi e dalle ore 9 dall' aprile al settembre inclusi.
4) i Reali Carabinieri, le Guardie Comunali e Forestali sono incaricati dell'esecuzione di questa ordinanza.

I contravventori saranno puniti a norma di legge.

Dal Municipio il 15 aprile 1930, anno VIII°
 IL PODESTA'     Dott. Cav., Federico Consolini



  .............................................. 



Il Podestà

Visto il Regolamento per l'esercizio del Mercato delle Castagne

RENDE NOTO

a datare dal 3 ottobre 1930, anno VIII°, verrà aperto il peso pubblico delle castagne fresche e secche nella via Umberto I°  (sotto il loggiato delle scuole).
L'apertura del mercato avrà luogo alle ore 7,30 nei giorni di venerdì e lunedì di ogni settimana.
I mediatori che interverranno nelle contrattazioni, se non saranno subito rifiutati dalle parti, avranno diritto, a contratto concluso, al compenso di lire 1,40 per ogni quintale e a cent. 0,70 per ogni partita non superiore a 50 Kg. Tale spesa farà carico a metà fra compratore e venditore.
   
Dal  Municipio 24 settembre 1930, VIII°
IL PODESTA'       Dott. Cav. Federico Consolini



.................................................


 


Il Podestà

Visto l'Art. del Peso Pubblico
delle Castagne
NOMINA

a far parte della Commissione di Vigilanza sul mercato delle castagne per l'anno 1930 i Signori:
Zacchini dottor Domenico
Dacci Emilio
Benini Angelo

Dalla Residenza Municipale

Marradi, lì 30 settembre 1930, anno VIII°
IL PODESTA'         Federico Consolini




Il Mercato delle Castagne per i grossisti si teneva nell' edificio delle Scuole Elementari, che si vede qui accanto.

In quegli anni al piano terra c'era un loggiato aperto adatto allo scopo, che poi fu chiuso.
I locali ricavati in questo modo ora ospitano la Biblioteca Comunale, la sede della Pro Loco e il Centro Studi Campaniano.




Fonte: documenti dell'Archivio Storico del Comune di Marradi.
filza dei documenti "Arti e Commercio" anno 1930.