Lanfranco Raparo, Marradi

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sabato 6 luglio 2024

Le acque sotterranee

La risorsa idrica 
più nobile e pura

Ricerca di Claudio Mercatali




Quando piove una gran quantità d’acqua filtra sotto terra. Che cosa fà una volta penetrata nel sottosuolo? Scorre o rimane ferma? Dove va a finire? Qui parleremo delle acque sotterranee, quelle che si infiltrano sotto terra e apparentemente scompaiono.

LA DISCESA VERSO IL BASSO

L’acqua filtra nel sottosuolo lentamente. Se il terreno è sabbioso, la velocità verso il basso può essere di qualche millimetro al secondo, e spesso anche meno; fino a un minimo di pochi millimetri al giorno se il suolo è argilloso.

La prima caratteristica delle acque sotterranee è la bassa velocità di scorrimento.

C’è anche da dire che una parte dell’acqua penetrata nel sottosuolo torna in superficie quasi subito. Se il suolo è caldo l’evaporazione ne riporta in superficie una certa quantità sotto forma di vapore. Un altro quantitativo torna in superficie dopo essere stato assorbito dalle radici. L’acqua rimasta cola lentamente sempre più in basso, finché non incontra uno strato d’argilla. Che cos’è l’argilla? E’ la terra dei campi, o quella che si usa per modellare i vasi o gli oggetti di terracotta. L’argilla è impermeabile e l’acqua non la può attraversare.
Quando l’acqua incontra uno strato d’argilla smette di scendere e scorre in orizzontale filtrando attraverso i terreni permeabili che sono sopra. Così si forma un sistema idrico sotterraneo, fatto di strati che si lasciano attraversare dall’ acqua. Il sistema idrico più semplice si chiama falda freatica ed è composto così:


1 Alla base c’è uno strato d’argilla detto letto, che impedisce all’ acqua di scendere e si comporta come un foglio di plastica.

2 Sopra al letto argilloso c’è uno strato sabbioso o ghiaioso, chiamato filtrante, che permette all’acqua di filtrare, come attraverso una carta assorbente.

L’ACQUA
 DENTRO LE FALDE FREATICHE

Il movimento lento consente all’acqua di rimanere a lungo a contatto con le rocce e così le scioglie. Un litro d’acqua dolce, di rubinetto, contiene diversi tipi di sali, che provengono dalla dissoluzione delle rocce. Invece l’acqua piovana è praticamente distillata. Queste sono altre due importanti caratteristiche delle acque sotterranee:

La bassa velocità non permette l’erosione come nelle sponde o nel letto dei fiumi. 
Le acque delle falde acquifere portano in soluzione alcuni minerali delle rocce che attraversano, e per questo spesso sono ricche di sali. 

LE FALDE ARTESIANE

In certe zone quando si trivella un pozzo, succede che l’acqua zampilla. Questo avviene in modo tipico attorno a Modena e anche nella regione francese dell’Artois. Perciò le acque che fuoriescono dal suolo con uno zampillo si chiamano artesiane o modenesi. Per avere un efflusso zampillante non basta una normale falda freatica, ma serve una falda artesiana. Questa falda si compone di tre parti:


1
Alla base c’è uno strato d’argilla che si chiama letto.

2 Sopra c’è uno strato filtrante, di sabbia o ghiaia.
3 Sopra al filtrante c’è un altro strato d’argilla, che si chiama tetto.

Osserva la figura qui accanto: se l’acqua scorre in una falda artesiana, rimane fra il letto e il tetto ed entra in pressione. I due strati argillosi si comportano come le pareti di un tubo. Se una trivella perfora il tetto della falda, l’acqua sale lungo il foro verso la superficie. Può darsi che le falde freatiche e artesiane siano presenti assieme, a diversi livelli. In genere le falde artesiane sono più profonde delle freatiche, ma questa non è una regola valida in generale. Qui da noi non ci sono falde artesiane a efflusso zampillante.

LA CIRCOLAZIONE PER FESSURAZIONE

Certe rocce sono molto fratturate e l’acqua scorre percorrendo le varie fessure, senza un sistema freatico o artesiano. Il calcare è una tipica roccia fessurata, così come la nostra arenaria e nei millenni è solubile cosicché le fessure si allargano. 


Nel Carso c’è un’ampia zona in cui avviene questo fenomeno e per questo la filtrazione dell’acqua dentro le rocce calcaree fratturate si chiama anche circolazione carsica. Nei sistemi a circolazione carsica sono molto frequenti le grotte. Dal soffitto pendono le stalattiti, depositi di calcare lasciati dall’ acqua che gocciola. Invece dal pavimento si innalzano le stalagmiti, che hanno la stessa origine. Nell’arenaria dell’ appennino romagnolo avviene il contrario: la percolazione lenta dell’ acqua permette il deposito dei carbonati e le fessure tendono a chiudersi. Per questo nella formazione marnoso arenacea dei nostri monti non ci sono grotte profonde. Invece a Brisighella, nella formazione gessoso solfifera le cavità profonde sono tante.
LO SBOCCO DELLE FALDE

Abbiamo detto che l’acqua scorre nei sistemi sotterranei. Dove va? Ci sono due possibilità: se la falda finisce presso la superficie l’acqua torna a giorno e forma una sorgente. Invece se la falda rimane sempre sotto terra scorre lentamente, come l'acqua di un fiume. 

Nella bassa pianura se l’acqua sotterranea arriva alla costa, entra in mare dal fondale, e lo sbocco non si vede. Ecco qui sopra un tipico sbocco di falda artesiana: la pressione vince quella dell’acqua salata e l’acqua della falda si riversa in mare, però questa situazione ora non ci interessa. Nel nostro appennino le forti pendenze dei versanti prima o poi permettono alla falda di tornare in superficie e lì si genera una sorgente.


LE ACQUE MINERALI

Di regola una normale  acqua potabile contiene circa un grammo al litro di sali disciolti. Se ne ha di più è acqua minerale.  Però c'è anche il caso opposto: sono acque oligominerali quelle che hanno un contenuto salino molto inferiore alla norma.
Spesso le acque sotterranee sono ricche di sali. Per legge l’analisi chimica dell’ acqua minerale deve essere stampata nell’ etichetta e periodicamente va ripetuta. Inoltre l’acqua minerale deve essere batteriologicamente pura. Deve essere prelevata alla fonte senza lunghi percorsi dentro tubature. Ha una data di scadenza impressa su ogni bottiglia.
Le acque minerali hanno una azione benefica per l’organismo? Tutto dipende dal tipo e dalla quantità di sali disciolti. Per chi soffre di calcoli al fegato o ai reni (i calcoli sono piccole palline ricche di calcio, che si formano all’interno del nostro corpo) vanno bene le acque oligominerali, perché hanno potere diuretico ossia fanno urinare. Chi soffre di eccessiva sudorazione talvolta trova giovamento dal bere acque a forte contenuto salino, perché i sali dell’acqua prendono il posto di quelli che il sudore ha fatto uscire dal corpo.

LEGGIAMO L’ETICHETTA DI ALCUNE ACQUE MINERALI

Procurati delle bottiglie d’acqua minerale naturale, di diversa marca. Fra queste interessa in particolare un’acqua oligominerale tipo Fiuggi e un’acqua a forte contenuto salino, tipo Ferrarelle. Leggi le etichette:




Il più basso contenuto salino è quello dell’ acqua oligominerale. Quasi certamente lo ione a maggiore concentrazione sarà HCO3- perché quasi tutte le rocce ne contengono molto. L’acqua può essere più o meno ricca d’ossigeno. Il pH indica l’acidità. Se è pari a 7 l’acqua è neutra, a meno di 7 è acida, oltre 7 è alcalina. Il sodio e il potassio sono alcali, quindi ad un pH maggiore di 7 spesso corrisponde un alto contenuto di ioni Na + e K+

LE NOSTRE FALDE


Ora interpretiamo il funzionamento delle falde acquifere di Marradi.

La parola Coltreciano deriva da coltro, che era un particolare tipo di aratro per i terreni argillosi e sassosi, tipici qui a Marradi. Questi hanno degli ottimi strati filtranti e serbatoi (sono anche dei pessimi terreni agricoli).


La frana del 1899, detta di Gamberara, fu un disastro ambientale nella valle di Campigno, dovuto al distacco di un intero fianco della montagna, con la formazione di un lago. La circolazione delle acque sotterranee fu sconvolta.
La costruzione della ferrovia Faentina aveva isolato la Fonte di Sette, principale punto di approvvigionamento per Crespino. Allora le Ferrovie la resero accessibile con un ponticello sul Lamone e un sottopasso ferroviario. 


La Fonte delle Fabre è a Crespino, lungo la strada statale. Dal 1906 fornisce acqua molto apprezzata dai viandanti.

In Piazza Guerrini, a Marradi, finisce l'antico acquedotto di Sambruceto e c'è una fonte che ha dato da bere ai marradesi fino agli anni Sessanta.

Durante lo scavo della Galleria degli Allocchi, fra Crespino e Ronta del Mugello, venne scoperta una falda sotterranea enorme, intubata in un acquedotto ancora esistente, che arrviva a Faenza. Secondo un detto locale, chi beve l'acqua degli allocchi prima o poi tornerà a Marradi.


L'acqua sulfurea è una minerale particolare, ricca di acido solfidrico. Quella di Marradi è dovuta all' azione di solfobatteri (quella di Brisighella è dovuta alla dissoluzione del gesso, che è un solfato di calcio idrato).

Le acque minerali della Romagna Toscana, quindi anche quelle di Marradi, furono analizzate e classificate per la prima volta da Giuseppe Giuli, per incarico del granduca Leopoldo II.




sabato 6 aprile 2024

L'abate Francesco Fontani descrive Valbura

Una descrizione 
della nota cascata

Ricerca di Claudio Mercatali


Francesco Fontani nacque a Firenze il 23 maggio 1748 da Niccolò e Maria Francesca Meucci, in una famiglia di modeste condizioni. Ancora ragazzo fu accolto fra i chierici Eugeniani del duomo di Firenze, dove apprese la Grammatica, Le Scienze umanistiche e la Retorica. Proseguì gli studi di Filosofia, di Diritto e di Teologia al seminario arcivescovile fiorentino e fu ordinato sacerdote nel maggio 1772.

Testimonianza dell'impegno spirituale di Fontani sono Le Regole della futura mia vita, scritte a ventidue anni. Per vivere da "vero ecclesiastico" egli si imponeva obblighi severi di condotta, di preghiera e studio, secondo il metodo appreso alla "scuola di spirito" di S. Salvatore a Firenze.


Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire










... E' Marradi un castello posto ai piè dell' Alpi che dividono la Toscana dalla Romagna, ma da quella parte che guarda verso la Romagna ...  (Machiavelli)




... vaghe ed eleganti fabbriche lo rendono gaio e brillante ...





martedì 12 marzo 2024

Il terremoto del 22 marzo 1661

Il sopralluogo 
di Giovanni Battista Pieratti

Ricerca di Claudio Mercatali



Il granduca Ferdinando II avuta notizia di un terremoto nella Romagna Toscana, mandò l’arch. G.B. Pieratti a fare un sopralluogo, in ognuno dei paesi devastati. Questa che segue è la sua relazione:

A dì 28 Marzo 1661

Ci partimmo di Firenze per arrivare in Romagna per veder le rovine, cagionate dal terremoto. Non sentimmo niente di rovina insino à San Godenzo, dove era rovinato un camino, e fatto alcune fessure nella chiesa metropolitana di non troppa considerazione, e con grande spavento de’ popoli. E di lì arrivammo a Castel dell’ Alpe dove era rovinato la chiesa più di mezza, e tre case del medesimo luogo similmente rovinate, et il restante delle case non si potevano abitare, et i popoli dormivano alla campagna. 


Arrivammo poi à Premilcuore e vedemmo nel castello la rocca che minacciava rovina, e si era aperta in grado, che non credo si possa fare di meno di scapezzarla a una parte, acciò non faccia rovinare alcune case contigue, e fui pregato add’ arrivare alla chiesa della parrocchia per vedere quello avrei fatto, perché non rovinasse; gli dissi che facessero due catene, e lui dette ordine di comprare i ferramenti che vi bisognavano, et alcune case di detto luogo avevano patito. 


A Santa Sofia trovammo la pieve rovinata, dove io ne ho levata la pianta come è grande, et insieme la spesa che ci vuole a rassettarla. E tutte le case di detto castello la maggior parte rovinate e crepate dentro à segno tale che pochissimo si possono abitare, e la rocca di detto castello si è aperta e crepata in grado che se rovinasse cadrebbe addosso ad alcune case contigue e farebbe moltissimo danno, e ci è morto otto persone, e molti feriti da dette rovine, e tutti i popoli abitano alla campagna. E di qui arrivai ad’ un luogo detto Pianetto, dove trovai, che la chiesa parrocchiale era scoperta in più luoghi, e non si poteva ufiziare, e stava serrata perché non seguisse maggior danno ai popoli, e così ne levai la pianta, e considerai la spesa. E contiguo alla medesima chiesa ci è un convento de Padri Francescani dove la lor chiesa patisce e minaccia rovina, e particolarmente il coro è di considerazione e vuol rovinare, e perciò ne levai la pianta, e la spesa che ci voleva a rassettarlo. Et il convento di detti Padri ha molte stanze aperte, e cinque stanze rovinate del medesimo convento, e tutte le case, che si ritrovano in questo luogo sono rovinate dentro in modo, che non vi si puole stare. E poco lontano a Pianetto, ci è un luogo detto il Mercatale, dove sono parecchie case, che sono rovinate in maniera, che non visi abita, e ci è morto in questi luoghi da 26 persone, e molti feriti, e tutti i popoli di questi luoghi dormono alla campagna. 


Sono arrivato alla terra di Galeata dove trovai la chiesa della parrocchia cattedrale rovinata à un segno che da una parete della chiesa in poi è spiantato affatto, e ne disegnai la pianta e considerai la spesa che è di considerazione; e tutte le case di detto luogo sono in terra la maggi r parte e le altre case stanno in grado, che ci vuole della spesa à poterle abitare. E per non vi esser maestranze da poterle puntellare, gli detti animo che li puntellassero, e così in due volte che ci sono stato hanno rimediato à molti pericoli che sarebbono accaduti, e n’è morti in detto luogo tra dentro e fuori 51 e molti feriti, e detti popoli dormono in campagna. 


Mi sono trasferito poi alla Rocca à San Casciano dove trovai la chiesa cattedrale rovinata, e ne levai la pianta per considerar la spesa siccome ancora per rassettare il luogo dove abita il Podestà e la torretta dove stà l’oriuolo per considerar la spesa. In quanto alle case della terra sono rovinate à segno che non si può camminar per le strade e nessuna di quelle case restate non si può abitarle senza resarcirle, e detti popoli dormono parte in piazza, e parte alla campagna, e dicono ne sia morti34 e cinque dicono non si sieno ancor trovati. 


E dalla Rocca arrivai à Portico dove trovai la chiesa cattedrale scoperta in modo che non si puole ufizziare, e considerai la spesa, sì come ancora il palazzo del Podestà, e la torretta dove stava l’ oriuolo è cascata più di mezza, et ancora la fortezza del castello è mezza rovinata e bisognerà scapezzarla, et una parte di case rovinate di dentro, che hanno di bisogno di rassettare à volerle abitare, e qui non si dorme alla campagna.







Arrivai ancora à Terdozzio, dove trovai la chiesa cattedrale rovinata quasi affatto, e ne levai la pianta per considerar la spesa. Sì come ancora il convento delle Monache dell’Annunziata in detto luogo, e ne levai la pianta. Et il palazzo del Podestà è in malissimo grado, una parete di detto palazzo su la strada Maestra che vuole sbonzolare, e si è fatta puntellare acciò non segua maggior danno, e moltissime case hanno bisogno di restaurare à volerle abitare, et è morto solo una donna in dette rovine di questo luogo. 

E dopo arrivai à Modigliana, dovesi è trovato la cattedrale in maniera, che non ci è rovine, e cisi puole uffizziare, e non ci è danno di considerazione. È ben vero che il mastio della fortezza è scoperto, et è rovinata quasi tutta la coperta, e lo hò visitato su luogo, et ò considerato la spesa, come anco altre particolarità di detta fortezza. 

A Marradi poi ò trovato la cattedrale di questo luogo, che hanno puntellato una parte di detta chiesa, che è in sù la strada Maestra, che rovinerebbe al sicuro se non l’avessero aiutata con i puntelli, sì come ancora il tetto delle navate piccole laterali si sono lontanate in maniera che non si può far di meno di rassettarle, à voler che si abiti detta chiesa, e considerata la spesa; sì come ancora il palazzo del Capitano ci è di bisogno resarcire una parete dell’oriuolo, et altre stanze di maniera, che bisogna restaurarle di nuovo, e molte fessure che riescano nelle prigioni di detto palazzo, e nelle case poi ci è pochissimo danno.
A Palazzolo poi, stante la pioggia non ci sono arrivato; è ben vero che il signore Cancelliere dice esserci di bisogno di rassettare la cancelleria, et ancora alcune cose dentro il palazzo, che son di necessità. Questo è quanto mi occorre dire per la visita di Romagna. È ben vero che le case del contado di tutti questi luoghi sono tutte per terra. E questo è quanto occorre dire.

Umilissimo et devotissimo di V.S. Ill.ma Giovanni Battista Pieratti


A Marradi è’ rimasto qualche ricordo di questo sisma, uno dei più gravi mai capitati in questa zona? Si, ce ne sono diversi.


Il più facile da trovare è nella relazione dell’ architetto Fallani che nel 1780 presentò un progetto per rifare la chiesa arcipretale di San Lorenzo. Da lui sappiamo che l’edificio danneggiato nel 1661 venne rinforzato alla meglio accumulando terra a fianco dei muri sbilenchi, lungo la strada, che era sullo stesso tracciato di quella odierna. Rimase così per 120 anni perché non c’erano i soldi per far di meglio. Nel progetto dell’architetto c’è anche un disegno della facciata della chiesa antica, con i muri piegati. Nel 1780 l’edificio non era recuperabile e fu demolito per far posto alla chiesa attuale.



Sul fianco della chiesetta di San Martino in collina, al confine con Tredozio, il parroco don Vincenzo Vespignani pose una lapide a ricordo dei lavori di riparazione che lui aveva fatto a sue spese.




Dall’ Archivio storico del Comune di Marradi affiorano diverse lettere che parlano di questo sisma. 




Nelle due qui accanto gli Uffici di Governo di Terra del Sole (dove allora c’era il Delegato granducale) sollecitano il pagamento delle tasse e il Cancelliere di Marradi chiede un rinvio perché in cassa non c’è un soldo a causa del terremoto …





Come dice l'architetto Pieratti nella sua relazione Modigliana e Marradi  furono i due paesi meno colpiti dal sisma, almeno in termini di morti e di sfollati. Per questo in ambedue i paesi venne fatto un ex voto alla Madonna che stabiliva una processione solenne ogni anno il 22 marzo, giorno del terremoto. A Marradi si teneva ancora nel 1873, come risulta da questo permesso richiesto dal cappellano della chiesa arcipretale (in quel tempo le processioni dovevano essere autorizzate). Erano passati 212 anni e quasi nessuno si ricordava più del voto del 1661 ma il terremoto qui da noi è un evento che si ripete e la gente accetta volentieri una benedizione, anche se ormai sappiamo che lascia il tempo che trova.



lunedì 11 dicembre 2023

Raffaele Bendandi e i terremoti

Una teoria 
per prevedere i sismi

Ricerca del geologo Claudio Mercatali



Raffaele Bendandi (Faenza 1893 – 1979) fu un uomo di scienza autodidatta che si occupò di astronomia, geologia e meteorologia in modo amatoriale ma con molto acume. Fra le tante ipotesi che formulò ora ci interessa la sua teoria sulla genesi e la previsione dei terremoti che a suo tempo generò discussioni e critiche. Il Regime Fascista, dopo averlo lodato e nominato Cavaliere lo mise da parte e gli vietò di pubblicare le sue teorie perché si diceva che procuravano allarme nella popolazione. Da vecchio si isolò, venne dimenticato, da ultimo visse in miseria e nel 1979 fu trovato morto nella sua casa di Faenza.

Bendandi pensava che la causa dei terremoti fosse l’allineamento di Venere, Marte, Giove, Saturno con il Sole e la Luna, perché la somma delle loro forze di attrazione provocano un aumento delle tensioni sulla crosta terrestre. L’idea gli era venuta osservando le maree: se la forza di attrazione lunare provoca un innalzamento dell’acqua del mare, eserciterà anche una forza sulla crosta terrestre, soprattutto se in allineamento ci sono i pianeti. Era un attento osservatore e aveva considerato che questa forza era notevole, come in effetti è.



Dai calcoli dei fisici di oggi sappiamo che l’attrazione della Luna alza una marea di 54 cm in mare aperto e il Sole concorre per un altro 46% di questa, cioè per circa 25 cm. Marte, Venere Giove e Saturno hanno un effetto minimo, di circa un decimillesimo di quello lunare. Dunque le forze che generano le maree sono luni solari e lontano dalla costa alzano il mare di 79 cm (vicino alla costa l'innalzamento può essere maggiore per altri motivi). Non sappiamo che riscontrì cercò Bendandi per la sua teoria, ma forse partì dalla serie sismica del 1661, la prima di cui poteva avere dati sicuri leggendo le relazioni degli esperti Pontifici e Granducali sui danni prodotti nella Romagna Toscana. Poi avrà considerato le due scosse del 1781 e quella del 1919. In effetti tre dei cinque terremoti che negli ultimi 500 anni hanno devastato l’appennino Tosco romagnolo sono avvenuti con la luna nuova, quando il Sole e la Luna sono allineati e “tirano” sulla Terra.


Non c’è dubbio che la teoria di Bendandi abbia un fondamento logico, ma i geologi e gli astronomi non la ritengono vera come prima causa. Il motivo è nelle scoperte della geologia avvenute negli anni Sessanta, quando cominciò la navigazione nelle fosse oceaniche con i sommergibili nucleari. I fondali profondi, studiati con cura dagli Americani e dai Russi alla ricerca di nuove rotte per insidiarsi l’un l’altro rivelarono tanti aspetti che dalla superficie non si vedono. Non tutto il male vien per nuocere.


Così si scoprì che la crosta terrestre è divisa in tante placche che strisciano e si scontrano fra loro. Questa è la cosiddetta Tettonica a placche, che spiega la causa dei terremoti e la loro imprevedibilità.


Nella cartina qui sopra si vedono i confini delle placche e il loro reciproco movimento, che può essere di almeno tre tipi: se due placche si scontrano (frecce rosse convergenti) si possono spezzare provocando dei sismi. Se strisciano una contro l’altra (frecce con verso opposto) possono frantumarsi per attrito e se divaricano (frecce divergenti) favoriscono la fuoriuscita del magma profondo con le relative scosse telluriche.

Il moto delle placche non dipende dall’attrazione luni solare, perché è in senso orizzontale e non verticale come sarebbe se le forze che lo provocano agissero per trazione dall’alto. Il moto dipende dai circoli di magma profondo, che divarica le placche quando risale, le fa scontrare quando discende o le fa strisciare.

Dunque la prima causa dei terremoti è endogena (è sotto la crosta terrestre) e non esogena (esterna alla Terra), ma tutte queste cose Raffaele Bendandi non le poteva sapere.

Però un criterio di previsione si può elaborare anche con la Tettonica a zolle perché si sa che il movimento dei magmi è lentissimo e si mantiene costante per milioni di anni. Dunque con il trascorrere del tempo le forze endogene si accumulano, mettono in tensione le rocce che infine si spezzano. Quanto ci vuole?
La serie storica dei nostri terremoti, qui nell’appennino tosco romagnolo, dice che dopo 120 – 140 anni c’è un corpo roccioso che si spezza sotto di noi, assume un altro assetto e poi ricomincia a mettersi in tensione finché non si rompe di nuovo. Almeno così è stato dal 1542 ad oggi. Dei secoli precedenti sappiamo poco perché non ci sono giunte testimonianze chiare. Se le cose stanno così qui da noi alla metà del secolo ci sarà un terremoto distruttivo (anno 1919 + 130 anni circa = 2049). Però la teoria di Bendandi non è da scartare del tutto: la causa è endogena ma è possibile che l’attrazione luni solare sia un fattore che favorisce i terremoti, pur non essendo sufficiente da sola a provocarli. Questo punto di vista è emerso anche da alcuni studi giapponesi, ripresi dal prof. Carlo Doglioni, che nel 2016 era direttore dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.


Sarà così? Non si sa, ma il terremoto del 18 settembre 2023 con epicentro a Marradi è avvenuto tre giorni dopo la luna nuova.

Per ampliare

Nell'archivio tematico del Blog, alla voce Scienze della Terra ci sono altri articoli su questo argomento.



lunedì 30 ottobre 2023

I seccatoi per i marroni a Marradi

Indagine su vecchie costruzioni

ricerca di Claudio Mercatali


Lo schema del classico
seccatoio a due piani



Per utilizzare i marroni bisogna sbucciarli e nei secoli vennero messi a punto diversi procedimenti adatti allo scopo. In casa si lessavano per fare el balòt, le ballotte da sbucciare a caldo, compito ingrato che come al solito toccava alle donne, o si incidevano con un coltello (marôn castré) poi si arrostivano finché non diventavano caldarroste (el brused). Ma per i marroni di seconda e terza scelta questi due procedimenti non andavano bene e allora come si faceva?


Una rievocazione storica della battitura dei marroni a Firenzuola.



Nel nostro Appennino si stendevano i marroni in un graticcio di verghe di castagno (la listèla) e sotto si manteneva il fuoco senza fiamma, solo con la brace. Per fare questo serviva il seccatoio (e scatùi), una casina a due piani con la stesa dei marroni sopra, le braci sotto e il fumo in uscita dal tetto fra i coppi e da una finestrella. Era un procedimento lento, che durava circa un mese. Poi i marroni venivano battuti su un ceppo e agitati in un piatto di legno (la piatèla) per staccare la buccia.


L'uso di un seccatoio come quello dell' eremo di Gamogna è descritto qui accanto in un articolo dell' Eco del Senio (un periodico di Palazzuolo) scritto quando don Antonio ripristinò quello che ancora oggi è nel "sagrato" della chiesa. Nel seccatoio il distacco della buccia avviene perché la polpa cala di volume quando si secca. In più la brace produce monossido di carbonio, gas soffocante per gli insetti penetrati nei frutti e le loro larve. Infine il fumo del legno che brucia è ricco di ossido di potassio che modifica il pH dell' ambiente e lo rende sfavorevole per muffe e batteri, così come avviene per la carne affumicata.






Però la procedura richiedeva una certa esperienza perché altrimenti il fumo lasciava nei frutti un odore e un sapore non gradito a tutti. Siccome Marradi è il paese dei marroni non non deve sorprendere il sapere che nel Comune ci sono diverse centinaia di seccatoi in disuso e in abbandono perché i tempi sono cambiati.


Anche a Gamogna di Sopra, un podere oltre l'Eremo, c'è un seccatoio grande, trasformato in chiesina dalle suore francesi che curano questi siti, disabitati da più di mezzo secolo.

I seccatoi avevano anche altri usi quando non era il tempo della raccolta. Quelli che sono nelle marronete hanno a volte un piccolo camino incassato nel muro, segno che servivano anche da capanni. Quelli accanto a casa se il caminetto era costruito bene servivano come piccoli ambienti riscaldati o per seccare altri frutti o per appendere aglio e cipolle. 


A Coltriciano di Sotto il seccatoio spento era usato come bagatéra, ossia come stanza per far proliferare il baco da seta in una stesa di foglie di gelso.



Poi i marroni venivano macinati per fare la farina. Qui da noi c'erano dei molini adatti per questo scopo. I marroni secchi richiedono una molitura lenta, attraverso un foro di macina grande, con le due pietre della macina più distanti, perché la polpa le impasta facilmente. Accanto alle case vicine ai grandi castagneti si trovano a volte i resti di questi opifici, vicino ai seccatoi. 


E' il caso di Vangiolino di Gamberaldi, di fronte ai castagneti del Corno e di Valdorséra, che lavorava con un minimo di acqua deviata da un fossetto, appena sufficiente solo in inverno. 




Lo stesso avveniva a Valcuccia, podere sotto ai castagneti di San Bruceto, e al molino della Guadagnina, alla Badia del Borgo. 


Erano dei tipici molĕn dla botazéda, che lavoravano aspettando ogni volta che il rivoletto d'acqua del fosso riempisse la botazéda (il bottaccio) ossia la vasca dell' acqua, che a volte era multipla, come a Valcuccia.






Il molino della Guadagnina fu demolito negli anni Cinquanta per usare le pietre dei muri nella costruzione di una briglia nel fosso sottostante. Era un edificio della fine del Settecento, costruito dai fratelli Mercatali che avevano comprato il monastero della Badia del Borgo ormai dismesso. "Guadagnina" è sinonimo di "Bottaccio" (o botazéda), la vasca  da dove partiva il canale della gòra.




Ce n'era uno anche sotto la chiesa di Valnera, che macinava i frutti dei grandi castagneti di questa zona, di fronte a Cà di Bando e a Valnera di Sopra, sopra Vaglino e oltre. Nel 1822 i cartografi del Granduca lo disegnarono con cura nel Catasto Leopoldino, perché i punti di macina erano soggetti a tassazione e siccome non conoscevano il romagnolo scrissero il nome così come l'avevano capito cioè Molino della bottacciuta.




Il seccatoio di Cà di Bando è in rovina ma la sua struttura è riconoscibile. Quello di Valnera di Sopra è crollato, così come la casa. Ambedue gli edifici erano a torre e nella cartografia del Cinquecento sono indicati come "Case del Pratese" (I Pratesi sono anche oggi proprietari della soprastante fattoria di Gamberaldi). 


Il seccatoio di Gamberaldi è ben conservato e volendo potrebbe funzionare. E' antico, risale al periodo napoleonico.








Qual è il seccatoio più antico? Non si sa perché di solito queste costruzioni non hanno scritte scolpite. Però se ci fosse una classifica di certo uno dei primi posti spetterebbe al seccatoio di Monterotondo, sopra al monastero della Badia del Borgo, perché il podere è citato in contratti di compra vendita del 1100 e 1200 e tutta la pendice è coperta dagli enormi castagneti dei frati che già allora commerciavano castagne e farina.

Ci sono seccatoi in funzione? Si, uno è nel sagrato della chiesa di Popolano e viene acceso ogni anno.

Chi passa di lì in ottobre vede bene il fumo che esce dalle tegole e non dal camino. Più di una persona ha avuto l'impressione di un incendio, anche perché questo seccatoio ha una forma insolita, con la bocca di carico dei marroni in uno stanzino a lato e non dalla solita finestrella.



Un altro è al podere Gli Animaletti, sopra a Biforco e produce marroni secchi per fare la farina come una volta. E' una attività della Azienda agricola di Lia Perfetti.





La farina ottenuta con la macinatura a pietra del frutto essicato con il fumo del legno di castagno è il classico prodotto di base per preparare i dolci. Questa è in vendita a Marradi nel negozio l'Agrifoglio, di Maris Perfetti.




Alcuni seccatoi hanno dato il nome al podere in cui si trovano. E' il caso di Lischeta, un podere al Passo dell' Eremo che non figura nel Catasto Leopoldino del 1822 mentre il suo seccatoio c'è già.




E' probabile che sia stato così anche per il seccatoio di Scheta, un podere nella valle di Albero vicino a un grande castagneto di piante secolari.





Non è detto che il seccatoio sia nell'aia della casa poderale. Infatti i castagneti erano impiantati nei versanti a nord, a bacino, mentre si tendeva a costruire le case nei versanti a sud, a solame. Perciò certe volte il castagneto è distante anche un paio di chilometri dal podere al quale appartiene.



E' così per il seccatoio del podere La Costa, che si vede dalla strada per Palazzuolo nel versante a bacino mentre la casa poderale è nel versante opposto, a solame, e si incontra percorrendo la strada della Piegna.









Anche il seccatoio del podere Valle è in questa situazione. E' molto grande e Nello Camurani, che da ragazzo lavorò lì ricorda che si riusciva a seccare molti quintali di marroni ogni volta, in due mandate.

Profittando delle sue dimensioni e del sito remoto in cui si trova i mulattieri di Marradi che lavoravano a Terbana nel 1944 nascosero lì dentro i loro muli per evitare che venissero confiscati dai Tedeschi.



Capita spesso che a queste costruzioni, usate per secoli, sia abbinata qualche storiella o qualche circostanza particolare. Per esempio il seccatoio di Pian dell'Eremo oggi si trova in mezzo a una pineta con alberi alti una ventina di metri. Come mai?
Negli anni Cinquanta i marroni non li voleva più nessuno e molti castagni vennero abbattuti per vendere il legno dei tronchi ai falegnami e soprattutto alla fabbrica di tannino di Crespino del Lamone. In questo caso il Servizio Forestale provvide al rimboschimento con un impianto di pino nero, senza tener conto della flora precedente.






A  terra ci sono ancora i tronchi segati più grandi e più contorti, che evidentemente non erano adatti per le segherie o il tannino e furono abbandonati lì. Fanno da guida perchi scende da Casa del Gatto verso il Molino della Volta e verso sera sono anche un po' inquietanti.

Il fosso di Voltalto, dove siamo ora e dove si trova il castagneto di Scheta di cui abbiamo detto prima, è un sito ricco di castagneti secolari, coltivati anche oggi. Ci sono diversi seccatoi in rovina e anche qualcuno ancora in piedi, come nel paesino di Albero.



Altri seccatoi sono vicino ai castagneti dove si pratica la raccolta diretta dei frutti e vengono descritti alle persone che in ottobre passano di lì.



Questo per esempio è il seccatoio di Ravale, non attivo ma ben conservato.






Quest'altro è vicino al Maneggio La Casetta, alla Badia del Borgo, punto di partenza per trekking a piedi nei castagneti o a cavallo verso l'Eremo di Gamogna.



Nella stessa azienda agricola si può praticare la raccolta diretta dei marroni nel podere Funtèna Quéra.



Oppure si può fare un trekking rilassante che aiuta a pensare di meno (infatti Claudio Mercatali qui accanto non fa caso se piove).