Lanfranco Raparo, Marradi

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domenica 6 gennaio 2019

Un comizio socialista a Palazzuolo sul Senio

6 gennaio 1908
I Socialisti organizzano
il primo convegno
ricerca di Claudio Mercatali

 
 
Nei primi anni del Novecento Palazzuolo di Romagna (oggi Palazzuolo sul Senio) era un paese amministrato dal Partito Monarchico Costituzionale con un largo peso dei cattolici, che pur non avendo un partito proprio godevano di ampio credito.
I Socialisti mancavano del tutto e per colmare questa "lacuna" i Circoli Unione di Casola Valsenio e di Marradi organizzarono un comizio da tenere nella piazza del paese. Era la prima volta che succedeva un fatto del genere e per creare un po' di pubblico i compagni di Marradi e di Casola andarono a sostenere l'oratore.

Non deve essere stato semplice andare a Palazzuolo il 6 gennaio, visto che nel 1908 il collegamento con la corriera non c'era ancora e l'automobile non ce l'aveva nessuno. E' facile immaginare che i socialisti di Marradi abbiano noleggiato qualche carro e siano partiti avvolti nei gabbani, magari cantando l'Internazionale per scaldarsi un po'. In piazza Garibaldi si assieparono vicino al palco dell' oratore e successe che ...

 

Leggiamo la cronaca del fatto così come la racconta "Il Vero Operaio" un giornale cattolico che in quegli anni si stampava a Borgo S.Lorenzo.
 
 

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I commenti dei palazzuolesi erano stati salaci e bisognava rimediare. Allora i Socialisti organizzarono un' altra manifestazione. Intervenne il signor Valmaggi, della Camera di Forlì, che espose le tesi con grande tatto, dato che la piazza non gli era favorevole. Così il Partito Socialista fece il suo primo debutto locale. Non si verificò nessun incidente e dopo il comizio ci fu l'immancabile sbicchierata alla locanda di Baietto, seguita dai canti dei lavoratori.


Dov'era la locanda di Baietto? Dai ricordi dei vecchi palazzuolesi si sa che si trovava in fondo a via XXIV settembre, che comincia a fianco della Cassa di Risparmio di Firenze. Ha chiuso circa ottanta anni orsono.

domenica 8 luglio 2012

Dino Campana, la sera di fiera


La festa della Madonna 
del Popolo del 1906
 di Claudio Mercatali



La festa della Madonna del Popolo si tiene ancora oggi nella seconda domenica di luglio, e quindi quest'anno il giorno otto. Per quasi un secolo e mezzo è stata la ricorrenza religiosa popolare più importante dell'estate marradese, ma dagli anni Cinquanta è andata via via perdendo di importanza.
La festa del 1906 fu particolarmente solenne. Per farla coincidere con una lotteria indetta per finanziare la costruzione dell'asilo del capoluogo, in via eccezionale si celebrò il giorno 22 luglio. Le cose andarono così, secondo il resoconto dell' inviato del "Vero Operaio", un giornale che si stampava a Borgo S.Lorenzo. Leggiamo ...




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Franco Scalini nel suo lavoro "Nell'odore pirico di sera di fiera" fu il primo a osservare che il grande afflusso di gente delle fiere estive marradesi dei primi anni del Novecento colpì anche Dino Campana, che allora era un ragazzo, e il poeta ne parla nelle sezioni 11 e 12 della Notte. Un altro riferimento è nella poesia "La sera di fiera".







Confronta il passo evidenziato in blu della poesia con le ultime righe dell'articolo "Cronaca del Mugello" (1906)  che è qui sopra  ...





Come andò la lotteria per la costruzione dell'asilo? Bene, a quanto ci dice il corrispondente del Messaggero del Mugello nel trafiletto qui sopra.




La sera di fiera 
Il cuore stasera mi disse: non sai?
La rosabruna incantevole
Dorata da una chioma bionda:
E dagli occhi lucenti e bruni colei che di grazia imperiale
Incantava la rosea
Freschezza dei mattini:
E tu seguivi nell’aria
La fresca incarnazione di un mattutino sogno:
E soleva vagare quando il sogno
E il profumo velavano le stelle
(Che tu amavi guardar dietro i cancelli
Le stelle le pallide notturne):
Che soleva passare silenziosa
E bianca come un volo di colombe
Certo è morta: non sai?
Era la notte
Di fiera della perfida Babele
Salente in fasci verso un cielo affastellato un paradiso di fiamma
In lubrici fischi grotteschi
E tintinnare d’angeliche campanelle
E gridi e voci di prostitute
E pantomime d’Ofelia
Stillate dall’umile pianto delle lampade elettriche
 

......................................................
Una canzonetta volgaruccia era morta
E mi aveva lasciato il cuore nel dolore
E me ne andavo errando senz’amore
Lasciando il cuore mio di porta in porta:
Con Lei che non è nata eppure è morta
E mi ha lasciato il cuore senz’amore:
Eppure il cuore porta nel dolore:
Lasciando il cuore mio di porta in porta.


La Notte, sez11 

 ... Nell'odore pirico di sera di fiera, nell'aria gli ultimi clangori, vedevo le antichissime fanciulle della prima illusione profilarsi a mezzo i ponti gettati da la città al sobborgo ne le sere dell'estate torrida: volte di tre quarti, udendo dal sobborgo il clangore che si accentua annunciando le lingue di fuoco delle lampade inquiete e trivellare l'atmosfera carica di luci orgiastiche ...