Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi
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venerdì 12 novembre 2021

Il limo del Lamone

Il trasporto delle terre fertili 
nella pianura
ricerca di Claudio Mercatali


Il Lamone nasce alla Colla di Casaglia, nel podere Crucifèra, di fianco al Passo, ma raccoglie anche alcune sorgentelle del podere Camera de' Bovi. 




Il nome Camera de' Bovi sembra indicare un comodo rifugio per il bestiame al pascolo libero, che ancora oggi si pratica qui, ma non è così: don Bovi era un prete del Settecento che girava le campagne per predicare e si fermava a dormire lassù. Ecco qui accanto un articolo della Gazzetta Toscana del 1777 che parla della sua venuta annuale.





Il torrente diventa un fiume vero e proprio dopo qualche chilometro, a Crespino del Lamone, quando riceve le acque del Fosso del Lago. Anche questo è un nome fallace perché è la errata traduzione in italiano del romagnolo antico Lagõna, lacuna, che indicava un sito ricavato per disboscamento. Ci sono altri esempi a Marradi (Pian di Laguna, Lago, Berlago) tutti in cima ai monti e non è possibile che qui ci siano stati laghi da tutte le parti.



Il fiume è gagliardo fin dall' inizio e arriva all' Adriatico dopo 98 Km, a Marina Romea. Dal punto di vista idrologico fino quasi a Faenza (50 km) è in fase erosiva, poi fino a Ravenna è nella fase del trasporto e nell' ultimo tratto deposita tanta terra. 






Nella relazione che stiamo per leggere l'ing. Capo del Genio Civile di Ravenna dice che questo fiume può depositare ogni anno tre milione di metri cubi di terre fertili, che sono uno spessore di tre metri su un chilometro quadrato, ossia su 100 ettari. 





Nei secoli passati furono provati diversi sistemi per sfruttare tutto questo ben di Dio e per capirli bene prima di andare avanti serve un breve inquadramento dei fiumi romagnoli vicino a Ravenna.




Il Po di Primaro era un ramo deltizio del Po, che da Ferrara scendeva verso Argenta e poi sfociava nell' Adriatico passando appena a sud delle valli di Comacchio. Il suo percorso dava tanti problemi e venne tagliato e interrotto. Nel tratto in secca da Argenta al mare venne fatto confluire il fiume Reno. Il tracciato antico di questi due fiumi si vede ancora.




Il Lamone nel Medioevo sboccava nel Po di Primaro, così come il Reno e questo aumentava la portata d'acqua provocando continui straripamenti. 




Nel Cinquecento al tempo del papato di Gregorio XIII il Reno e il Lamone vennero portati al mare ognuno per suo conto, con un lavoro enorme di scavi e canalizzazioni, che durò tanti anni a fasi alterne e con diversi ripensamenti. 
La storia in questo articolo del 1912, è dell'ing. Mederico Perilli.



giovedì 23 settembre 2021

1886 Una gita per la valle del Lamone

Una scampagnata in carrozza
da Faenza a Crespino sul Lamone

ricerca di Claudio Mercatali



Il cavalier Achille Lega scrisse diversi libretti di storia locale, editi dalla Tipografia Conti di Faenza. Il più noto si intitola Fortilizi di Val di Lamone ed è una rassegna dei vari castelli di questa valle, fra i quali anche il Castellone di Marradi.

Lega era particolarmente motivato per questa tematica, perché aveva ereditato dai suoi, che erano originari di qui, il Castello di San Cassiano. Nello scritto che stiamo per leggere ci parla del territorio in generale così come lo vide nel corso di una sua gita:

... una gita dalla gaia città di Faenza per l'amena valle del Lamone a Marradi fatta nell'autunno è un vero piacere ...




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martedì 24 novembre 2020

1781 Le Cronache e le relazioni sul terremoto in Romagna


Resoconti, impressioni
 e umori sui fatti
Ricerca di Claudio Mercatali



Avere una descrizione  e valutare le conseguenze di un sisma antico è un lavoro interessante e difficile, ma per me che sono un geologo è quasi irresistibile. Per le scosse della primavera 1781 che sconquassarono Faenza e la tutta la media collina fino a Marradi si trovano tanti documenti, ma è bene leggerli con le dovute riserve.
Le relazioni delle Autorità pontificie sono una prima fonte, però risentono delle convinzioni scientifiche di chi le compilò e delle sue impressioni durante i sopralluoghi. 


E’ il caso della relazione qui di seguito, del conte Annibale Ferniani che scrisse al sig. abate don Girolamo Ferri, professore di eloquenza all’Università di Ferrrara. Annibale era convinto che i terremoti fossero causati anche dai periodi di siccità degli anni trascorsi, cosa non vera. Però era un attento osservatore e ci dà un bel po’ di notizie. Leggiamo:




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Un’altra relazione fu fatta pubblicare da un prelato alla tipografia faentina Archi, una istituzione all’epoca, e descrive soprattutto gli effetti sulle chiese, le canoniche e le solennità religiose organizzate per chiedere la protezione divina. Anche qui i dettagli sui danni non mancano, però sono rimarcati quasi solo quelli sui beni ecclesiastici. In più c’è l’interessante descrizione dell’ effetto emotivo che il sisma ebbe sulla gente e anche un’interpretazione del fenomeno, del tutto diversa da quella del conte Ferniani, ma errata ancor più di quella:

Per trarre gli uomini dalla via di perdizione a quella di penitenza Iddio più volte si è servito del flagello del terremoto …

E dunque leggiamo:











Infine si può fare riferimento ad una fonte esterna, in questo caso la Gazzetta Fiorentina, che rilevò il fenomeno perché una parte del territorio colpito era nella Romagna Toscana,  Dominio del Granduca. 


Questo periodico evitò ogni commento sulla Romagna Pontificia e sottolineò che il Granduca, nella magnificenza sua, aveva concesso l’esenzione dalle tasse (mente lo Stato Pontificio non lo fece).

Le vicende umane sono così, cambiano a seconda dell'intensità con la quale vengono vissute.


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Archivio tematico alla voce Scienze della Terra e Scienze geologiche

giovedì 12 novembre 2020

1944 I voli di ricognizione della RAF

Gli Alleati cercano le vie 
di comunicazione 
più importanti
Ricerca di Claudio Mercatali







La RAF (Royal Air Force) nel 1944 compì una infinità di voli di ricognizione in tutte le parti d’Italia. I modernissimi aerei degli Alleati erano dotati di macchine fotografiche di alto livello che davano delle immagini nitide dei territori. Noi non lo sapevamo e non ce ne rendiamo conto nemmeno oggi, ma fummo letteralmente scrutati e studiati fino al dettaglio.




Queste che seguono sono immagini della valle del Lamone scattate allora. Che cosa c’era da vedere in questa valle? Ogni tanto ci sono dei paesini e tanta campagna ma senza fabbriche. Osservando meglio si capisce che gli Inglesi studiavano il modo di interrompere la ferrovia Faentina e i suoi impianti, come poi fecero nell’estate del 1944.




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se le vuoi ingrandire

Questa è una strisciata aerofotogrammetrica della zona di Fognano. E' una serie di immagini scattate in parziale sovrapposizione. Messe a coppie in un apposito dispositivo danno una immagine in rilievo oppure coprono una vasta area se vengono messe in serie.




Anche le vallate vicine furono fotografate, ma in misura minore. Questo è San Benedetto in Alpe con la strada che porta a Marradi.







Palazzuolo sul Senio all'inizio del 1944. Il ponte fu minato a settembre dai Tedeschi in ritirata. Il paese non fu bombardato ma venne duramente cannoneggiato al passaggio del fronte. 







Ecco, gli obiettivi sono stati scelti. Questa è Faenza bombardata. Ogni puntino è il cratere di una bomba.












Le tipiche bombe dei Liberator americani erano degli ordigni da 1000 libbre (circa tre quintali). Ogni apparecchio ne portava a decine e venivano sganciate tutte in una volta nel modo che si vede qui sopra.




Il cavalcavia della linea ferroviaria
Bologna - Ancona.











Il piazzale antistante la stazione di Faenza, con la statua di Luigi Farini capovolta. I danni all' edificio furono tali che dopo la guerra la stazione venne edificata ex novo.













Sullo sfondo, il viadotto di Villanceto, a Marradi, distrutto nel giugno 1944 assieme a tutta la parte circostante del paese.





Dopo ogni bombardamento passava un ricognitore per verificare se l'azione aveva avuto l'esito voluto. In questo caso si vedono gli effetti del bombardamento su Villanceto. Ogni puntino è il cratere di una bomba da 1000 libbre.




Ecco un esempio di quanto è stato appena detto. La foto mostra il bombardamento della linea Faentina a Borgo San Lorenzo, il 30 dicembre 1943. La ferrovia è la traccia circolare in alto. Come si vede l'obiettivo venne mancato e le bombe caddero sull' abitato. Fu distrutta la fornace di laterizi Brunori, la fabbrica di ceramiche dei Chini e la parte del paese circostante.








Per questo motivo il bombardamento fu ripetuto e come si vede qui accanto la nuvola delle polveri indica che il viadotto ferroviario Paoli fu distrutto.




Questa è una foto di verifica scattata da un ricognitore USAF (US Army Air Force)  sul viadotto Paoli di Borgo San Lorenzo.









Le riviste di informazione americane riportavano spesso le foto aeree delle città colpite. Qui si vede la Stazione di Campo di Marte, capolinea della Faentina a Firenze "prima, durante e dopo" l'azione dei bombardieri americani Marauder .