Lanfranco Raparo, Marradi

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martedì 24 ottobre 2023

Il Passo della Colla

Un passaggio storico 
dalla Romagna
al Mugello

ricerca di Claudio Mercatali



La strada del Passo della Colla è uno dei quattro valichi che permettono il passaggio dalla Romagna al Mugello. Gli altri sono il Passo della Futa, il Valico del Giogo e il Passo del Muraglione. 

A ciascuno di questi fa capo un sistema di sentieri di antica viabilità per carbonai, mulattieri, pastori transumanti, pellegrini diretti a Roma, contrabbandieri e fuggiaschi per qualche motivo. 

In questi Passi c'è sempre stato traffico, fin dai tempi della Antica Roma, perché i valichi sono tutti a circa 900slm, cioè bassi. La strada della Colla, la Faentina, partiva da Firenze, arrivava a Borgo San Lorenzo in modo agevole ma poi peggiorava fino al valico e nel versante romagnolo fino a Marradi. Era un fatto voluto dalla Signoria di Firenze, perché una semplice mulattiera permetteva a fatica il transito delle salmerie e degli eserciti provenienti da nord ed era una barriera difensiva. Questa necessità venne meno alla fine del Settecento, perché i granduchi di Lorena, succeduti a Medici, erano Asburgo e governavano anche nel nord Italia. Quindi non avevano necessità difensive da quella parte e favorirono il commercio del grano e del sale che spesso scarseggiavano in Toscana.

L'antico tracciato si può ritrovare con un sopralluogo usando la cartografia storica e le vecchie foto dei versanti spogli. Nelle immagini qui accanto è il tracciato più in basso.



Una nevicata poco prima del valico. La casa è l'Hotel Gran fonte dell'Alpe, oggi in disuso.




La stessa visuale negli anni Cinquanta.






Gli ultimi tornanti prima del Passo visti dalla pendice sopra il bar ristorante della Colla. 



L'erosione della roccia qui ha formato una specie di profilo molto noto.
Il valico fu sede di accaniti combattimenti nel 1944 perché era sulla Linea Gotica. Questo è il periodico americano Parade che illustrò i fatti con belle foto.


Negli anni Cinquanta la valletta del torrente Ensa, dove sorge Razzuolo era ancora brulla.



Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire





Oggi non c'è più la necessità di tagliare il più possibile per scaldarsi e la macchia ha ripreso il sopravvento. Il tracciato però si vede molto bene nei prati di Casaglia, dal monte Faggeta.








Come ai Passi del Giogo e del Muraglione in cima c'è un punto di ristoro.

Gli edifici più vecchi sono quelli nel versante di Casaglia.

I geometri del granduca Leopoldo abbandonarono il tracciato vecchio perché era franoso e lo portarono in alto, scavando nella roccia, come si vede qui.


Il valico è alto quanto basta per essere soggetto a delle copiose nevicate, ma il manto nevoso scompare presto perché la Colla è esposta a scirocco.





La strada della Colla per gli Inglesi che la percorrevano nel 1944 era la Strada freccia (Arrow route) per la lentezza e il disagio nel transito.







Fu festa grande il 12 dicembre 1898 perché si inaugurò l'Hotel Gran Fonte dell'Alpe. Ecco il resoconto scritto dal corrispondente del settimanale Il Messaggero del Mugello.










L'albergo venne costruito dalla famiglia Sicutèri, di Razzuolo. Erano ricchi allevatori di pecore, proprietari di grandi estensioni di terreno.




... Furono ballate delle danze con molto slancio da questi pastori con certe movenze da suscitare l'ammirazione di un professore di coreografia. Chiuse la festa una corsa di cavalli alla romana, senza sella, davvero emozionante ...






mercoledì 14 giugno 2017

1840 L'Imparziale

Un periodico di scienze
lettere, arte e varietà
ricerca di Clauduo Mercatali



Il 30 gennaio del 1840 nasceva a Faenza “L'Imparziale, foglio periodico di scienze lettere arte e varietà” che, come dichiarava il sottotitolo, si stampava “nel centro della Romagna”. Uscì il 10, 20 e 30 di ogni mese, fino al 31 dicembre 1843, poi cessò ma riprese le pubblicazioni, dal 15 maggio 1844 con una cadenza differente: “si pubblica di otto pagine ogni 15 giorni o di quattro ogni settimana”. Il formato era 29 x 20 cm.



La copertina aveva un fregio che rappresentava Minerva con la fiaccola. Le pagine erano numerate anno per anno e in totale furono 1556. 




In qualche fascicolo era inserito un supplemento non numerato. Il costo dell' abbonamento annuo era, per lo Stato Pontificio, di 1,50 scudi. 




Tranne qualche interruzione fra il 1843 ed il 1844 ed ancora fra il 1845 ed il 1846 il giornale si pubblicò fino al 31 marzo del 1847. 
Fu stampato dalla tipografia Conti, dal 1° al 17° fascicolo (30 giugno 1840) dell’anno I. 
Poi al Conti successe la stamperia Montanari e Marabini e poi la stampa passò a Vincenzo Marabini con il figlio. La direzione fu sempre di Vincenzo Rossi, che era anche il proprietario.

Queste dettagliate notizie ci vengono da Alberto Fuschini.




Alcuni articoli dell' Imparziale riguardano Marradi e ci interessano. Ora parleremo della strada Faentina, che allora era una modernissima via di collegamento fra la Romagna e la Toscana.







Clicca sulle immagini
per avere una comoda lettura.








Fonte: Emeroteca della
biblioteca comunale di
Faenza.







lunedì 2 luglio 2012

1856 - 1859 La copertura del Rio Salto


Che cosa c’è sotto 
il centro di Marradi
di Luisa Calderoni
e Francesco Cappelli



Marradi 1833

Fino alla prima metà dell’Ottocento il Rio Salto (fosso della Badia) scorreva a giorno, dagli Archiroli al Lamone, di fronte a Casa Vigoli, ed era scavalcato da tre ponti: il Ponte delle Monache, davanti alla chiesa del convento delle Monache, il Ponte del Suffragio, di fianco alla chiesa omonima e il Ponte del Magazzino, davanti al palazzo Fabroni ora sede della Banca popolare di Ravenna. Il "magazzino" che dava il nome al ponte era quello del grano, di Enea Fabroni (del '500), all'imbocco di via Fabbrini. La cartina qui sopra, tratta dal Catasto Leopoldino del 1833 chiarirà il tutto.
Il centro del paese era senz'altro caratteristico, con le case che partivano dal fiume, un po' com'è ora la zona di Casa Vigoli, però i problemi igienici non mancavano. Per questo un certo numero di cittadini scrisse questa lettera al Gonfaloniere, cioè al Sindaco di allora:


Eccellenza

Il Municipio di Marradi facendo eco al voto della maggioranza della popolazione con sue deliberazioni del dì 29 novembre e 30 dicembre 1853 ordinò il cuoprimento del fosso denominato Rio di Salto, sanzionò la Perizia dei Lavori, l'esecuzione degli stessi e le spese previste, salva la Superiore approvazione accettando nel tempo medesimo le rilevanti offerte di denaro fatte da diversi abitanti della Comunità in attestato di gradimento per quell'opera pubblica tanto importante e per lungo tempo desiderata così per lato dell'ornamento e della politezza del paese, come per lato della pubblica igiene.
Il fatto del Municipio indusse la popolazione a vivamente sperare che quel fosso (posto per sventura del Paese nella di lui parte migliore e più popolosa), quel fosso sorgente di grande umidità nel Verno, ricettacolo nell'Estate quand'è privo di acqua di tutte le immondezze gettatevi dalle fabbriche circostanti e scaricatevi dalle latrine e dai pozzi neri della metà del paese, che tutte vi fanno capo, quelle vaste pozzanghere di acqua putrida nera esalante perniciosi miasmi, quella indecenza pubblica, quella ributtante offesa alla presente Civiltà, finalmente fosse tolta, e fatta scomparire dalla pubblica vista ... Ma basta egli forse che un'opera pubblica sia bella ed utile perché debba incontrare l'assenso di tutti?
Corre la fama che vi fossero oppositori segreti anche tra coloro che apparentemente e ad alta voce favorivano il lavoro e oppositori puranche fra i possidenti della campagna i quali ingiustamente disconoscevano il principio che ad ogni comodo aggiunto al capo luogo ritorna a pro della campagna medesima perché essa viene a trovar così in lui tutte le facilitazioni migliori per lo spaccio delle proprie derrate. Di fatti sottoposto l'affare alla Superiore Approvazione questa restò sospesa. Frattanto nell'anno presente il morbo asiatico dominante invase la maggior parte del comune e il paese medesimo. Il flagello fu spaventevole perché in tre mesi secondo gli Stati Parrocchiali mancarono dai vivi 619 individui e il paese con una popolazione di 1600 abitanti ebbe 193 decessi. Nessun comune vi è stato in Toscana che relativamente sia stato più percosso di questo. Non poche delle famiglie dimoranti lungo il fosso fatale partirono: avrebbero forse dovuto rimanere a respirare le emanazioni pestifere di quel luogo di abominazione? E nonostante le partenze 47 furono i casi di colera in quel circuito e 24 i morti.



A sinistra: Il centro di Marradi
 prima del 1853, secondo un plastico 
di Vitaliano Mercatali
Sotto: i firmatari della petizione 
al Gonfaloniere

Ove il terribile morbo tornasse di nuovo l'anno venturo a colpire questo infelice paese che sventuratamente ha tutte le condizioni per favorire il colera, perché collocato nel basso di una valle, solcato da un fiume, anche due fossi,  in mezzo all'umidità e alle emanazioni pestilenziali, quale potrebbe essere il suo destino? Ma gli Abitanti non disperano che la Provvidenza voglia abbandonarli e neppure disperano nell'aiuto del Governo per difenderli dal Flagello con tutti i mezzi possibili con togliere i germi di distruzione che il Paese tiene in seno. La vita di un popolo val più del suo oro. I sottoscritti Abitanti di Marradi pregano l'Eminenza Vostra di volersi degnare di ottenere Loro dalla clemenza del Principe l'approvazione dei Partiti Magistrali dei giorni 29 e 30 novembre 1853 e l'esecuzione dei lavori in quelli ordinati.
Che è quanto   Marradi 18 novembre 1855

..........................................................................................

Alla fine i dubbi e le perplessità vennero superati e i lavori partirono. Chissà che confusione ci sarà stata dal 1856 al 1859 nel centro del paese, con il cantiere aperto e i lavori di copertura del fosso!
Che cosa c'è oggi sotto la volta che copre il Rio Salto? Vincenzo Benedetti, Enzo Lollini, Vitaliano Mercatali, Claudio Mercatali, Giovanni  Tagliaferri sono andati a vedere:


A sinistra: questa galleria 
è sotto via Fabroni.
A destra: quello che rimane 
degli archi del 
“ponte delle Monache”


Clicca sulle foto se le vuoi ingrandire





Accanto: disegno della metà 
dell’ 800. Si vede il profilo 
del ponte del Magazzino, 
a schiena d’asino, e il nuovo 
ponte che gli venne sovrapposto.


 














L'arco del ponte del Magazzino c'è ancora e si vede nella foto qui sopra a sinistra scattata dal greto del Rio Salto, dietro a Palazzo Fabroni, in un punto accessibile e visibile solo dopo aver percorso la galleria descritta prima. La copertura ottocentesca arrivava fino alla chiesa delle Monache, poi il Rio Salto era a giorno, lungo via Castelnaudary, fino allo sbocco nel Lamone. Quest’ultimo tratto è stato coperto nei primi anni del Novecento, subito dopo l’edificazione delle Scuole Elementari. Prima l'aspetto del paese era quello mostrato qui sopra.


Fonti Documenti dell'archivio storico del Comune di Marradi

giovedì 26 aprile 2012

La Faentina dei Granduchi


La costruzione della strada Faentina
secondo alcuni documenti del 1825
di Vincenzo Benedetti 
e Claudio Mercatali


 

Leopoldo I (sopra.) Ferdinando III 
(in mezzo) e Leopoldo II.



Nel Settecento attraversare l’Appennino partendo dal Mugello era un problema. Il granduca di Toscana Leopoldo I era un sovrano al passo con i tempi e capì che i collegamenti transappenninici erano necessari per il commercio. Nel decennio 1780 – 1790 cominciarono i lavori per le strade Regie della Futa e del Muraglione e subito dopo si diede inizio anche alla nuova strada granducale Borgo S.Lorenzo – Faenza, per il Passo della Colla. La nuova Faentina suscitò animate dispute nel Mugello, un po’ come le discussioni di oggi sulla Direttissima e la Variante di valico.

Questa che segue è una ricostruzione della storia della Faentina ricavata da lettere e documenti dell’epoca.
Cominciamo dal 1825, quando il signor Alessandro Fabroni, ricco proprietario di Marradi, chiede notizie su certi ritardi nei lavori e il marchese Gerini, proprietario del palazzo signorile al poggio di Ronta, gli fa rispondere dal suo Maestro di Casa, ossia dal suo segretario, o maggiordomo, un tal Pasquale Marini.


Sentiamo che cosa gli dice:

“… Pasquale Marini fa i suoi rispettosi ossequi al sig. Alessandro Fabroni e nel tempo istesso si fa compiacere di lasciare in mano della sua donna di servizio alcune notizie dettagliate riguardanti la strada da Firenze a Faenza, stategli trasmesse dal sig. Priore di Ronta questa mattina, onde proporle alla sua considerazione. Le lascia pure la lettera scritta dal predetto sig. Priore, nella quale si trova la nota di quelle persone sul sentimento delle quali desiderava d’essere inteso. E pregandolo frattanto gradire gli attestati della sua rispettosa stima si dichiara suo obbligatissimo servitore”.
P.M Maestro di casa Gerini alle cinque pomeridiane del 24/09/1825


  • I Priori erano amministratori sorteggiati fra i possidenti. Formavano il Magistrato Comunitario, presieduto da un Gonfaloniere. La loro funzione assomigliava un po' a quella degli odierni assessori.


Che cosa scrive il Priore di Ronta? Leggiamo:

“… Nel 1797, sotto il governo di Ferdinando, Nostro Amatissimo Sovrano, si risvegliò di nuovo il progetto della strada di Romagna. Il trasporto dei grani provvisto per conto del Governo in quell’anno di Pubblica indigenza, aveva fatto conoscere per esperienza che, dall’Adriatico a Firenze, non vi era tragitto più breve, meno aspro e meno costoso, di quello che da Faenza, per Marradi e Borgo S.Lorenzo, conduce alla Capitale dell’ Etruria. Fu dunque spedito l’ingegner Neri Zocchi ad esaminarla. La perizia che egli presentò al Governo porta che nella peggiore ipotesi centodiecimila scudi bastano per eseguire questa impresa. Dietro la fatta perizia S.A.I e R Ferdinando III incominciò i lavori e al finire dell’anno 1794 il tratto di 4 miglia che dal Borgo S.Lorenzo conduce al Poggio di Ronta divenne accessibile alle ruote e lo è ancora … Secondo ogni verosimiglianza i lavori sarebbero di poi stati proseguiti se le passate politiche vicende non avessero arrestato il corso della Sovrana Beneficenza. Ma non si deve tacere che anche il cessato Governo prese ad esame questo progetto di Pubblica prosperità … I destini riservavano però questo fausto avvenimento a S.A.I e R nostro amatissimo Sovrano”. (“S.A.I e R” significa: Sua Altezza Imperiale e Reale).





La Colla
di Casaglia
a fine Ottocento




Quali furono le “passate politiche vicende” che interruppero i lavori? E il “cessato Governo”? Queste frasi si riferiscono al fatto che nel 1800 iniziò l’epoca napoleonica e il Granduca andò in esilio (… si arrestò la sua Sovrana Beneficenza). Il “cessato Governo” è quello francese finito nel 1815 dopo la sconfitta di Napoleone. Il Granduca tornò nel 1816 e i documenti ci dicono che:

“… nel 1817 appena il Gonfaloniere del Borgo S.Lorenzo con alcuni dei primi Possidenti di quella Comunità porsero le loro suppliche al Nostro Sovrano implorando il proseguimento di detti lavori, S.A.I e R si degnò di emanare un Regio scritto, fatto il 28 marzo, anno suddetto, in cui ordinava che per ora si rendesse carreggiabile il tratto di strada Faentina che dal Poggio di Ronta conduce a Razzuolo, che le somme da impiegarsi in detti lavori fossero pagate per metà dal Regio Erario e l’altra metà dai fondi della Comunità stessa. L’ingegnere Franco Guasti, aveva presagita una spesa di lire 130.613. Ora siccome la Comunità doveva concorrere per metà a detta spesa, affinché non restasse soverchiamente aggravata, il Governo nella sua saviezza ordinò che corrispondesse per tale riduzione in nove anni dal 1817 al 1826…”


Razzuolo
agli inizi
del Novecento








UN PO' DI CONTI

Nel 1830 i fiorini d’argento valevano 1,7 lire. La strada da Ronta a Razzuolo costò circa:
130.613 lire : 1,7 = 76831 fiorini d'argento. Un fiorino d’oro (3,48g) valeva 8 fiorini d’argento;
76831 : 8 x 3,48 = 33,421 Kg
Dunque la spesa fu equivalente a circa 30 chili d’oro
(il totale è approssimativo).



Ci furono dei contrasti:

“… ma insorsero degli uomini nemici del pubblico bene a contrastare l’impresa e tanto bastò perché il Sovrano Regio scritto restasse senza effetto e le comuni speranze fossero deluse. Questi esseri abbastanza potenti per mantenere otto anni continui un posto fra i residenti in Magistrato e per farvi valere i loro insensati progetti hanno potuto impedire che questo importante affare fosse una sola volta trattato seriamente in tante adunanze tenute. Frattanto gli Abitanti della Comunità non cessavano di insistere con replicate suppliche il proseguimento di menzionati lavori. La buona fede e l’impegno col la quale la comunità di Marradi faceva avanzare ogni giorno le tre sezioni che gli appartengono, animava le loro querele e la dilapidazione dei fondi pubblici che il Magistrato del Borgo S.Lorenzo andava facendo le rendeva più giuste e nello stesso tempo più amare”.






Ronta 1822. E’ segnata la vecchia strada,
che passava (e passa) fra le case.
La Faentina attuale è appena abbozzata.








 Dopo questi sperperi, furono necessari altri finanziamenti:

“… Per ridurre carreggiabile la quarta sezione della strada Faentina, quel tratto cioè che da Ronta conduce al confine della Comunità del Borgo S.Lorenzo, la relazione dell’ing. Vittorio Gabbrielli che l’aveva più di una volta percorsa ed esaminata palmo palmo asserisce che con quattromila scudi per ogni miglio si può completamente eseguire. Ora essendo cosa certa che fra i menzionati due punti non vi corrono che nove miglia e mezzo, ne viene che soli scudi trentottomila basterebbero per renderla carreggiabile”. 


 A questo punto il Comune di Palazzuolo, chiese di far passare la strada dal suo territorio, lungo un tracciato simile a quello dell’odierna Sambuca.

“… Mentre queste cose seguivano, altre Comunità che meglio del Magistrato del Borgo S.L. conoscono i loro veri interessi hanno presentato suppliche a S.A.I e R chiedendo che la strada che si medita di aprire attraversi il loro Territorio. Si è quindi mossa di nuovo questione sulla linea da preferirsi. Eterno rimprovero per chi non ha curato un bene cui tante Comunità aspirano”.


Si accese una discussione e il Granduca:

“…Attese le diverse ragioni che militano in favore delle Linee che si potrebbero abbracciare per la costruzione di una strada carrozzabile S.A.I e R. è nella determinazione di mandare un ingegnere imparziale che dopo averle percorse ed esaminate tutte giudichi quale meriti di essere preferita.”

 L’ingegnere “super partes” concluse che:

“… Primieramente la Linea di Marradi è preferita da tutte l’altre dalla stessa natura. L’affluenza notabilmente maggiore de’ passeggeri per questa. Il maggior incasso delle Dogane erette in quella direzione per i diritti d’importazione o esportazione degl’ oggetti di commercio ne fanno una prova convincente. E tutto ciò è dovuto ai naturali vantaggi che essa ha sulle altre. Infatti è meno soggetta alle bufere per essere esposta intieramente a mezzogiorno e difesa dai venti del nord da una lunga catena di monti, motivo per cui è praticabile anche nel più crudo inverno”.


 I MURI A SECCO

Ai tempi della Faentina il cemento non era ancora stato inventato e i muri erano “a secco” oppure murati a calce. Qui accanto si vede un ponte in un tratto abbandonato a Pontaruscello, vicino a Razzuolo e, sotto, un tratto ora abbandonato del tracciato originario..







Clicca sulle immagini
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E così la Faentina andò a compimento. Ma perché c’era chi non la voleva? Il Priore di Ronta del 1825, un certo Andreani, ce l’ha con qualcuno:

“… Deliberata nell’anno 1817 dal Magistrato del Borgo S.Lorenzo l’esecuzione dei lavori di questa Strada fra i Possidenti che offrirono alla Comunità degli imprestiti per la prontissima intrapresa vi furono i signori fratelli Martini oriundi del Borgo e domiciliati a Firenze Ma non andò molto che senza sapere per quale animosità divennero essi i più accaniti nemici della Strada …”



Quindi le resistenze venivano da “oriundi del Borgo e domiciliati a Firenze” cioè da possidenti fiorentini che avevano interesse a migliorare le strade delle loro fattorie, più che quelle dirette in Romagna.

Ci è giunta la nota dei primi promotori della Faentina, che nel 1817 fecero delle offerte per i lavori. Ci sono anche i fratelli Vincenzo e Zanobi Martini che poi, come dice il Priore di Ronta, divennero accanitamente contrari. Gli altri sono: Leopoldo Nicolini, Buonaventura Lapi, Luigi Monti, Vincenzo Savi e Giobatta Cavini. Questi sconosciuti cittadini benestanti del Mugello offrirono 7520 lire (4300 fiorini), che non era poco.