Lanfranco Raparo, Marradi

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sabato 6 luglio 2024

Le acque sotterranee

La risorsa idrica 
più nobile e pura

Ricerca di Claudio Mercatali




Quando piove una gran quantità d’acqua filtra sotto terra. Che cosa fà una volta penetrata nel sottosuolo? Scorre o rimane ferma? Dove va a finire? Qui parleremo delle acque sotterranee, quelle che si infiltrano sotto terra e apparentemente scompaiono.

LA DISCESA VERSO IL BASSO

L’acqua filtra nel sottosuolo lentamente. Se il terreno è sabbioso, la velocità verso il basso può essere di qualche millimetro al secondo, e spesso anche meno; fino a un minimo di pochi millimetri al giorno se il suolo è argilloso.

La prima caratteristica delle acque sotterranee è la bassa velocità di scorrimento.

C’è anche da dire che una parte dell’acqua penetrata nel sottosuolo torna in superficie quasi subito. Se il suolo è caldo l’evaporazione ne riporta in superficie una certa quantità sotto forma di vapore. Un altro quantitativo torna in superficie dopo essere stato assorbito dalle radici. L’acqua rimasta cola lentamente sempre più in basso, finché non incontra uno strato d’argilla. Che cos’è l’argilla? E’ la terra dei campi, o quella che si usa per modellare i vasi o gli oggetti di terracotta. L’argilla è impermeabile e l’acqua non la può attraversare.
Quando l’acqua incontra uno strato d’argilla smette di scendere e scorre in orizzontale filtrando attraverso i terreni permeabili che sono sopra. Così si forma un sistema idrico sotterraneo, fatto di strati che si lasciano attraversare dall’ acqua. Il sistema idrico più semplice si chiama falda freatica ed è composto così:


1 Alla base c’è uno strato d’argilla detto letto, che impedisce all’ acqua di scendere e si comporta come un foglio di plastica.

2 Sopra al letto argilloso c’è uno strato sabbioso o ghiaioso, chiamato filtrante, che permette all’acqua di filtrare, come attraverso una carta assorbente.

L’ACQUA
 DENTRO LE FALDE FREATICHE

Il movimento lento consente all’acqua di rimanere a lungo a contatto con le rocce e così le scioglie. Un litro d’acqua dolce, di rubinetto, contiene diversi tipi di sali, che provengono dalla dissoluzione delle rocce. Invece l’acqua piovana è praticamente distillata. Queste sono altre due importanti caratteristiche delle acque sotterranee:

La bassa velocità non permette l’erosione come nelle sponde o nel letto dei fiumi. 
Le acque delle falde acquifere portano in soluzione alcuni minerali delle rocce che attraversano, e per questo spesso sono ricche di sali. 

LE FALDE ARTESIANE

In certe zone quando si trivella un pozzo, succede che l’acqua zampilla. Questo avviene in modo tipico attorno a Modena e anche nella regione francese dell’Artois. Perciò le acque che fuoriescono dal suolo con uno zampillo si chiamano artesiane o modenesi. Per avere un efflusso zampillante non basta una normale falda freatica, ma serve una falda artesiana. Questa falda si compone di tre parti:


1
Alla base c’è uno strato d’argilla che si chiama letto.

2 Sopra c’è uno strato filtrante, di sabbia o ghiaia.
3 Sopra al filtrante c’è un altro strato d’argilla, che si chiama tetto.

Osserva la figura qui accanto: se l’acqua scorre in una falda artesiana, rimane fra il letto e il tetto ed entra in pressione. I due strati argillosi si comportano come le pareti di un tubo. Se una trivella perfora il tetto della falda, l’acqua sale lungo il foro verso la superficie. Può darsi che le falde freatiche e artesiane siano presenti assieme, a diversi livelli. In genere le falde artesiane sono più profonde delle freatiche, ma questa non è una regola valida in generale. Qui da noi non ci sono falde artesiane a efflusso zampillante.

LA CIRCOLAZIONE PER FESSURAZIONE

Certe rocce sono molto fratturate e l’acqua scorre percorrendo le varie fessure, senza un sistema freatico o artesiano. Il calcare è una tipica roccia fessurata, così come la nostra arenaria e nei millenni è solubile cosicché le fessure si allargano. 


Nel Carso c’è un’ampia zona in cui avviene questo fenomeno e per questo la filtrazione dell’acqua dentro le rocce calcaree fratturate si chiama anche circolazione carsica. Nei sistemi a circolazione carsica sono molto frequenti le grotte. Dal soffitto pendono le stalattiti, depositi di calcare lasciati dall’ acqua che gocciola. Invece dal pavimento si innalzano le stalagmiti, che hanno la stessa origine. Nell’arenaria dell’ appennino romagnolo avviene il contrario: la percolazione lenta dell’ acqua permette il deposito dei carbonati e le fessure tendono a chiudersi. Per questo nella formazione marnoso arenacea dei nostri monti non ci sono grotte profonde. Invece a Brisighella, nella formazione gessoso solfifera le cavità profonde sono tante.
LO SBOCCO DELLE FALDE

Abbiamo detto che l’acqua scorre nei sistemi sotterranei. Dove va? Ci sono due possibilità: se la falda finisce presso la superficie l’acqua torna a giorno e forma una sorgente. Invece se la falda rimane sempre sotto terra scorre lentamente, come l'acqua di un fiume. 

Nella bassa pianura se l’acqua sotterranea arriva alla costa, entra in mare dal fondale, e lo sbocco non si vede. Ecco qui sopra un tipico sbocco di falda artesiana: la pressione vince quella dell’acqua salata e l’acqua della falda si riversa in mare, però questa situazione ora non ci interessa. Nel nostro appennino le forti pendenze dei versanti prima o poi permettono alla falda di tornare in superficie e lì si genera una sorgente.


LE ACQUE MINERALI

Di regola una normale  acqua potabile contiene circa un grammo al litro di sali disciolti. Se ne ha di più è acqua minerale.  Però c'è anche il caso opposto: sono acque oligominerali quelle che hanno un contenuto salino molto inferiore alla norma.
Spesso le acque sotterranee sono ricche di sali. Per legge l’analisi chimica dell’ acqua minerale deve essere stampata nell’ etichetta e periodicamente va ripetuta. Inoltre l’acqua minerale deve essere batteriologicamente pura. Deve essere prelevata alla fonte senza lunghi percorsi dentro tubature. Ha una data di scadenza impressa su ogni bottiglia.
Le acque minerali hanno una azione benefica per l’organismo? Tutto dipende dal tipo e dalla quantità di sali disciolti. Per chi soffre di calcoli al fegato o ai reni (i calcoli sono piccole palline ricche di calcio, che si formano all’interno del nostro corpo) vanno bene le acque oligominerali, perché hanno potere diuretico ossia fanno urinare. Chi soffre di eccessiva sudorazione talvolta trova giovamento dal bere acque a forte contenuto salino, perché i sali dell’acqua prendono il posto di quelli che il sudore ha fatto uscire dal corpo.

LEGGIAMO L’ETICHETTA DI ALCUNE ACQUE MINERALI

Procurati delle bottiglie d’acqua minerale naturale, di diversa marca. Fra queste interessa in particolare un’acqua oligominerale tipo Fiuggi e un’acqua a forte contenuto salino, tipo Ferrarelle. Leggi le etichette:




Il più basso contenuto salino è quello dell’ acqua oligominerale. Quasi certamente lo ione a maggiore concentrazione sarà HCO3- perché quasi tutte le rocce ne contengono molto. L’acqua può essere più o meno ricca d’ossigeno. Il pH indica l’acidità. Se è pari a 7 l’acqua è neutra, a meno di 7 è acida, oltre 7 è alcalina. Il sodio e il potassio sono alcali, quindi ad un pH maggiore di 7 spesso corrisponde un alto contenuto di ioni Na + e K+

LE NOSTRE FALDE


Ora interpretiamo il funzionamento delle falde acquifere di Marradi.

La parola Coltreciano deriva da coltro, che era un particolare tipo di aratro per i terreni argillosi e sassosi, tipici qui a Marradi. Questi hanno degli ottimi strati filtranti e serbatoi (sono anche dei pessimi terreni agricoli).


La frana del 1899, detta di Gamberara, fu un disastro ambientale nella valle di Campigno, dovuto al distacco di un intero fianco della montagna, con la formazione di un lago. La circolazione delle acque sotterranee fu sconvolta.
La costruzione della ferrovia Faentina aveva isolato la Fonte di Sette, principale punto di approvvigionamento per Crespino. Allora le Ferrovie la resero accessibile con un ponticello sul Lamone e un sottopasso ferroviario. 


La Fonte delle Fabre è a Crespino, lungo la strada statale. Dal 1906 fornisce acqua molto apprezzata dai viandanti.

In Piazza Guerrini, a Marradi, finisce l'antico acquedotto di Sambruceto e c'è una fonte che ha dato da bere ai marradesi fino agli anni Sessanta.

Durante lo scavo della Galleria degli Allocchi, fra Crespino e Ronta del Mugello, venne scoperta una falda sotterranea enorme, intubata in un acquedotto ancora esistente, che arrviva a Faenza. Secondo un detto locale, chi beve l'acqua degli allocchi prima o poi tornerà a Marradi.


L'acqua sulfurea è una minerale particolare, ricca di acido solfidrico. Quella di Marradi è dovuta all' azione di solfobatteri (quella di Brisighella è dovuta alla dissoluzione del gesso, che è un solfato di calcio idrato).

Le acque minerali della Romagna Toscana, quindi anche quelle di Marradi, furono analizzate e classificate per la prima volta da Giuseppe Giuli, per incarico del granduca Leopoldo II.




venerdì 12 aprile 2024

La tettonica del nostro appennino

Uno sguardo alle strutture dei monti

ricerca di Claudio Mercatali


Le strutture dei monti nelle alte valli del Senio e del Lamone



Tutti i materiali sottoposti a uno sforzo prolungato cambiano: se l’azione non oltre passa il limite di elasticità quando cessa tornano alla forma iniziale, come se non fosse successo niente.



Ma se il limite è superato la deformazione è irreversibile, plastica, e rimane anche quando la forza è cessata. Infine se si va oltre il limite di rottura il materiale si spezza. In geologia le strutture che si generano dalla deformazione dei corpi rocciosi sottoposti a sforzo sono oggetto di studio della tettonica. Questa parola strana viene dal greco tectaino, che vuol dire costruisco. E’ la stessa radice di architetto e tetta e indica qualcosa che viene costruito o si forma. In tempi umanamente brevi le rocce che vediamo in superficie in genere si rompono senza piegarsi, però in profondità la situazione cambia perché la pressione e il calore favoriscono le deformazioni plastiche. Il tempo fa altrettanto, in ogni ambiente profondo o superficiale.

In conclusione, una roccia profonda si comporta in modo plastico ad alta temperatura, alta pressione e tempi lunghi. Altrimenti una forza intensa la spezza senza piegarla.

Detto questo cerchiamo di ricostruire la storia delle nostre montagne e dedichiamoci alla tettonica dell’ Appennino. Però prima vediamo di definire la situazione di partenza. In origine, cioè dieci o dodici milioni di anni orsono le odierne rocce erano degli strati di sabbia e fango stesi in un fondale marino profondo, molto distante dalla costa. 
Si capisce perché dentro mancano i detriti più grossolani e le pietre tonde scaricate dai fiumi, cioè i materiali riversati in mare vicino alle coste. Ogni strato è formato da una parte di arenaria, che non è altro che sabbia cementata, sovrastata da un galestro (o marna) che era fango. Perciò la nostra formazione geologica si chiama Marnoso Arenacea. Poi, tre o quattro milioni di anni orsono, tutto il deposito fu sollevato con la deriva dei continenti e dalla disposizione piana e regolare iniziale si giunse alla odierna situazione, nella quale si vedono gli strati spezzati e piegati in ogni modo, ben lontani dal livello del mare, che è circa al livello di allora.



Le pieghe

La deformazione plastica più tipica di un corpo roccioso si chiama piega. E’ formata da una parte curva rivolta in basso (l’anticlinale) e da una concava verso l’alto (la sinclinale). Si forma quando due forze convergenti spingono su un corpo roccioso profondo e nel giro di un milione di anni o più lo sollevano fino a formare una catena montuosa.


Una azione così forte avviene in tanti modi ma è chiaro che la piega è simmetrica, diritta, se le forze laterali avevano la stessa intensità, mentre è asimmetrica se una forza è stata molto maggiore dell’ altra. Così avremo le pieghe inclinate, coricate e ultracoricate.


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se le vuoi ingrandire







Le faglie


Se lo sforzo tettonico di sollevamento passa oltre il limite di rottura il corpo roccioso si spezza e se le due parti si spostano, come in una frattura scomposta, si forma una faglia. Dunque questa parola indica uno schiantamento con movimento delle parti rotte, verso l’alto, verso il basso o in rotazione. Si tratta di movimenti non catastrofici, lenti, nell’ordine delle centinaia di migliaia di anni e quindi deformativi ma non devastanti per le rocce e costruttivi per le montagne che li subiscono.


Nelle faglie dirette i campi di forza erano divergenti, in trazione, e i due lembi della faglia sono come si vede qui accanto. Nelle faglie inverse le forze agirono in compressione e le due porzioni sono disposte in altro modo.





Nel nostro appennino ci sono centinaia di faglie, che spesso hanno uno spostamento ingente delle due parti, tanto che si perde la continuità degli strati. A volte, come in questo caso i due blocchi si sono spostati poco e si nota l’entità della frattura.








Infine nelle faglie rotazionali la compressione fu così forte che in una parte della montagna c’è un pacco di strati in verticale, ruotati di 90° rispetto alla originaria disposizione orizzontale.


La faglia rotazionale è una struttura enorme, che si estende in profondità per qualche chilometro e chi la osserva senza sapere le cose dette fin qui in genere non riesce a capire la sua genesi. Si è formata per effetto di una forza immensa, che ha tagliato un intero gruppo di monti e ne ha messo una parte in verticale, lentamente, in centinaia di migliaia di anni, senza devastarli più di tanto.



Le monoclinali

Spesso le forze della deriva continentale agirono per semplice sollevamento, senza piegare o schiantare i corpi rocciosi. Se la disposizione degli strati è ancora orizzontale come in origine si dice che è piano parallela ma se è inclinata si parla di monoclinale.


Campigno, la Riva bianca (reggipoggio)

Il versante di una montagna è monoclino quando i suoi strati pendono tutti per lo stesso verso, a reggipoggio se sono rivolti verso l’interno del monte o a franapoggio se formano un piano inclinato. 



Campigno, Prato cavallo (franapoggio)  


Con una pendenza uguale o inferiore e quella del pendìo c’è una situazione di instabilità ma se la pendenza è maggiore il versante è stabile. Il versante sinistro della valle di Campigno (quello della Riva bianca) è a reggipoggio, a rupe, e questa disposizione degli strati è molto solida. Invece il versante destro, di fronte, è a franapoggio a alla sommità di Prato cavallo ha la morfologia che si vede qui sopra.

Ecco, queste sono le figure tettoniche principali dei nostri monti, che però non sono le uniche. In diversi milioni di anni di deriva continentale e di sollevamento gli eventi capitati nei nostri monti furono tanti e ognuno agì deformando la struttura precedente.
Così ci sono le pieghe faglia, che si formano se la rottura taglia una serie di pieghe precedenti, gli embrici tettonici, quando le pieghe sono compresse e sovrapposte come i coppi in un tetto e i sistemi di faglia, quando una rottura spezza e taglia un corpo roccioso che era già rotto prima. Però noi ora ci fermiamo qui e lasciamo tutto questo ai geologi.

giovedì 17 febbraio 2022

50 anni di terremoti

Gli eventi non distruttivi
dal 1930 al 1980 nell’appennino
Tosco - romagnolo
Ricerca di Claudio Mercatali



L’appennino tosco romagnolo come ognuno sa è zona sismica. Le scosse lungo la catena sono abbastanza frequenti e danno effetti distruttivi all’incirca ogni 150 – 200 anni. Tutto normale: i monti nascono sempre per effetto di spinte compressive e le forze interne non si esauriscono quasi mai del tutto. Nel nostro caso la causa remota e generale è dovuta alla spinta della Placca Tirrenica che preme sulla Adriatica e infatti risalendo le valli romagnole verso la Toscana si incontrano formazione geologiche via via più vecchie:

1)  Le Argille del Pleistocene della collina faentina (100.000 anni o poco più)
2)  La Vena del gesso (5 – 6 milioni di anni)
3)  La Marnoso arenacea (15 – 20 milioni di anni

Quest’ultima c’è anche sotto il fondovalle del Mugello, sepolta dai detriti depositati dalla Sieve e dai suoi affluenti.



Strati verticalizzati 
alla Colla di Csaglia



LE PRINCIPALI STRUTTURE 
DI SFORZO

Il rilevamento geologico ha permesso di individuare le principali strutture probabili sedi delle forze che generano i terremoti. Ce ne sono anche in profondità, che non si vedono dalla superficie ma sono state scoperte per mezzo dei rilevamenti geofisici.

La prima struttura è una lunga frattura che percorre tutto l’appennino dal Passo del Giogo fino al Falterona. Qui da noi passa da Palazzuolo sul Senio, poi taglia l’abitato di Marradi, la valle della Badia del Borgo all’altezza del podere Trebbo di Val della Meda e prosegue. Si riconosce bene perché in un’epoca remota lo sforzo fece ruotare gli strati e li pose in verticale. Questo grande schiantamento non è l’unico, ma fa parte di un sistema di fratture parallele accompagnate da tante ramificazioni.



Il paese di Galliano e sullo sfondo il lago di Bilancino 
(conca del Mugello)


La seconda struttura è l’ampio fondovalle della Sieve, da Galliano e San Piero a Vicchio. E’ mai possibile che questo fiume, che in fondo non è un gran che, abbia potuto scavare una valle così larga? 







I geologi pensano di no e dicono che l’escavazione del fiume ha prodotto la tipica valle a V che c’è da Vicchio a Pontassieve, ma non la piana di Borgo San Lorenzo. Le trivellazioni in quest’area hanno rivelato uno spessore di argille lacustri di diverse centinaia di metri, segno che qui un tempo c’era un lago, che poi si vuotò per effetto dell’escavazione del fiume alle Balze di Dicomano, dove comincia la valle a V di cui si è detto prima. Gli studiosi spiegano che i tanti episodi di compressione che portarono alla nascita dell’appennino si alternarono a qualche episodio di rilassamento, che favorì la formazione di conche lacustri. E’ successo così anche nel Casentino, la valle parallela e quasi gemella del Mugello, che infatti è sede di alcuni centri sismici che trasmettono delle scosse fino a noi.

Tutti questi ragionamenti formano la cosiddetta tettonica, che è una parte nobile della geologia, ma impone ragionamenti ampi, sofisticati e difficili, che ora non ci interessano oltre. E’ sofisticato anche il nome, che come al solito viene dal greco tectaino = costruisco, così come architetto e architettura. Dunque scendiamo nel dettaglio per vedere come andarono le cose nel '900 qui da noi.

I NOSTRI TERREMOTI DAL 1930 AL 1980

In questi cinquanta anni qui da noi sono avvenuti solo terremoti non distruttivi, più o meno allarmanti ma senza danni. L’ultimo sisma devastante com’è noto fu il 29 giugno 1919 e adesso è fuori dall’ intervallo di tempo della nostra indagine.
I geofisici ci dicono che le scosse sismiche avvengono di continuo e oltre alle sette di cui stiamo per dire ce ne sono state molte altre, inavvertite perché sotto la nostra soglia di sensibilità ma registrate dagli strumenti dell’Osservatorio Sismologico di Prato e dallo Ximeniano di Firenze. In fondo è meglio così perché in questo modo le forze nel sottosuolo si scaricano progressivamente senza fare danni.

Per studiare un terremoto occorre prima di tutto trovare il suo epicentro, ossia il punto in cui la scossa è stata massima perché probabilmente la frattura profonda che l’ha prodotto è lì sotto, a qualche chilometro di profondità. Poi attorno all’ epicentro si disegnano le isosiste, o isosisme, ossia le linee sinuose che circoscrivono le aree dove il fenomeno ha avuto la stessa intensità o ha prodotto gli stessi danni. Si ottiene così una cartina geografica che circoscrive il fenomeno ed è anche facile da leggere.

3 Maggio 1931
Nella prima settimana di questo mese ci fu un ciclo sismico fitto, con un massimo di di 16 scosse ben avvertite a Palazzuolo, dove destò un vivo allarme.





15 dicembre 1931
Ecco le isosiste di una bella scossa con epicentro nella zona Giogo - Colla di Casaglia, accompagnata da 22 eventi di assestamento.








11 – 13 febbraio 1939
Erano ormai sette anni che non tirava il terremoto quando avvenne una scossa con epicentro Lat 44° 04’ 24’’ e Long 11° 38’ 42’’ cioè al podere La Schiavonia, che non diede danni. Ci fu solo qualche lesione nelle case più vecchie del paese.







26 aprile 1956

Questo fu un ciclo di scosse breve ma intenso e i fenomeni furono a volte accompagnati da un cupo rombo. Il rumore accompagna spesso le scosse telluriche e contribuisce non poco ad alimentare l'inquietudine della gente.








3 giugno 1956
Arriva fino a Marradi l'effetto di una serie di cosse con epicentro a Rocca San Cassiano - Santa Sofia. Non è un fatto insolito: l'appennino forlivese è sede di un attivo centro sismico nella valle del Savio.









29 ottobre 1960
 Si aprì un periodo sismico che il direttore dell’ Osservatorio di Prato definì formidabile, con un totale di 96 scosse in due mesi. L’evento ebbe una eco anche sul quotidiano La Stampa, che pubblicò un ampio resoconto fatto dal suo corrispondente dal Mugello.





Le scosse di questo mese procurarono un vivo allarme nella popolazione del Mugello.




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20 marzo 1980
Una lunga serie di scosse a Palazzuolo e Marradi, ripetuta in modo insistente fino alla fine del mese destò fastidio e apprensione.






Che cosa si deve fare in caso di sisma? Occorre sapere che una scossa può durare 30 – 40 secondi e quindi non dà tempo di ragionare. Crea disorientamento, difficoltà di equilibrio e quindi si riesce a compiere solo qualche movimento, specialmente se già programmato in precedenza: conviene mettersi sotto un tavolo o lungo un muro e rimanere fermi. Alla fine della scossa con calma si deve uscire e andare senza indugio all’area di raccolta che ogni Comune per legge deve aver predisposto nei vari quartieri e soprattutto deve mantenere agibile negli anni. Non conviene fare altre mosse, anche se sono di sollievo per scaricare la tensione, come intrattenersi a parlare con i conoscenti scesi in strada. L’interno delle auto e i camper sono posti sicurissimi.


Per ampliare

P.Francesco Coccia Attività sismica in Toscana durante il cinquantennio 1930 – 1980. Edizioni del Palazzo.
Nell’Archivio tematico del Blog c’è la voce “Scienze della Terra” dove puoi trovare altri articoli di questo argomento.

lunedì 12 aprile 2021

1919 Il terremoto devasta il Mugello e il Casentino

Il dramma della gente 
raccontato da un testimone

da un documento di Mario Montuschi







Il 29 giugno 1919 il terremoto devastò il Mugello, il Casentino e l'appennino da Firenzuola a La Verna. A Marradi crollò l'abside della chiesa di San Lorenzo, un chierichetto e un frate morirono sotto le macerie e ci furono tanti danni in paese. Nel fondovalle del Mugello andò molto peggio: a Vicchio e a Borgo San Lorenzo quasi il 50% degli edifici rimasero inagibili per diversi anni e ci furono circa 100 morti. Questa che segue è la descrizione della situazione, fatta da un Anonimo che visitò tutti i paesi, annotando i danni in ognuno.

Non si sa di preciso perché lo fece e chi lo incaricò però dai suoi discorsi si capisce che era un tecnico, un esperto nell'estimo dei danni degli edifici. La sua relazione è precisa, un po' pignola, ma questo ora ci fa comodo perché ci permette di sapere anche gli aspetti più curiosi di questo evento drammatico e le impressioni della gente. Leggiamo:


Il nostro Anonimo aveva anche idee sue sulla propagazione dei sismi, e con una serie di osservazioni interessanti si convinse che l'onda aveva agito in direzione SSW – NNE.


Figura 1 A Borgo S,Lorenzo ... Nella chiesa del Crocifisso con l'asse diretto SSW – NNE, 18 candelieri si sono rovesciati sul davanti cioè verso NNE.


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Figura 5   A Crespino ... Il parroco, entrato in chiesa mezz'ora dopo la scossa vide che una lampada appesa al soffitto con un cordino lungo sei metri oscillava trasversalmente all'asse della chiesa, che è SSW – NNE. Questa direzione è confermata dal fatto che nessuna delle quattro campane ha suonato, potendo oscillare solo secondo l'asse della chiesa.







Non mancano naturalmente i racconti sulla allerta degli animali, secondo la convinzione diffusa che essi hanno una percezione dei terremoti più pronta della nostra: ... pochi istanti prima della scossa a Marradi una donna vide schizzare via a pelo ritto un gatto, come se avesse visto un cane ... a Marradi un signore tornava in paese con il barroccio e all'improvviso il suo cavallo si bloccò ...















In effetti l'epicentro del sisma fu poco a monte di Vicchio, nella frazione di Caselle, un sito compatibile con gli orientamenti rilevati dall' Anonimo, però le onde sismiche si propagano anche per rimbalzi sotterranei di vario tipo a seconda del terreno che incontrano.




Sono descritte altre osservazioni: sulla oscillazione dei pendoli nelle botteghe degli orologiai, sulla direzione di ribaltamento delle lapidi nei cimiteri e delle bottigliette nelle farmacie.

Figura 13  A Scarperia ... cinque merli del Palazzo dei Vicari, caduti verso NNE sembrano indicare questa direzione.




Per ampliare

Nel tematico del blog alla voce "Scienze geologiche" ci sono altri articoli sui terremoti avvenuti nella nostra zona.