Lanfranco Raparo, Marradi

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domenica 20 ottobre 2019

Le coop operaie di Biforco e S.Adriano

Gli scalpellini e i braccianti
agricoli si associano.
ricerca di Claudio Mercatali

La cooperativa scalpellini, muratori,
manovali di Biforco
Secondo il Codice Civile una cooperativa è una società costituita per gestire in comune un’ impresa. Si tratta di una forma di organizzazione del lavoro che prende le mosse dalle prime che furono fondate nella seconda metà dell'Ottocento e dalle moltissime costituite nel primo Novecento. I capisaldi di questo tipo di associazione erano e sono: la mutualità, la solidarietà e la democrazia.


Lo scopo mutualistico consiste nell’assicurare ai soci il lavoro o i beni di consumo a condizioni migliori di quelle che otterrebbero da soli. Ecco questo è proprio il punto che favorì l'associazione in cooperativa degli scalpellini di Biforco e dei braccianti agricoli di S.Adriano, che cercavano di sottrarsi alle condizioni di debolezza contrattuale che incontravano quasi sempre quando si presentavano uno alla volta sul mercato del lavoro.

… Regnando Sua Maestà Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e volontà della Nazione Re d'Italia, l'anno millenovecentodieci, questo dì tredici del mese di novembre ... 
I predetti signori … costituiscono una società anonima cooperativa sotto il titolo Cooperativa fra scalpellini, muratori, manovali di Biforco … allo scopo di assumere ed eseguire per conto proprio lavori pubblici e privati assicurando così ai Soci l'intero frutto delle proprie fatiche ... 

… E richiesto io Notaro ho ricevuto e pubblicato il presente atto che è stato scritto da persone di mia fiducia in pagine sei di due fogli di carta libera in ordine dell'Art. 228 del Codice di Commercio e righe nove della settima ed è stato sottoscritto dai Comparenti, dai Testimoni e da me Notaro, meno però che dai Signori Neri Domenico e Antonio Scalini che mi hanno dichiarato di non saper scrivere.
Clicca sulle immagini
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una comoda lettura 


Società anonima cooperativa fra braccianti, sterratori,
muratori ed affini di S.Adriano



L'anno millenovecentoquattordici e questo dì venti del mese di Dicembre in Sant'Adriano ... 

… il capitale è costituito da azioni da lire 10 ciascuna …



Art 2 dello Statuto
Lo scopo della Società è l'assunzione diretta di lavori pubblici mediante concorso ed appalti, licitazioni e l'esecuzione di lavori agricoli e questi specialmente la mietitura del grano, trifoglio ecc. ecc. 

domenica 9 luglio 2017

Un trekking di notte fino al Passo della Cavallara

 
La stralunata
dell' otto luglio
 
 
Il percorso
 



Siamo 120 questa sera al campo sportivo di S.Adriano, punto di partenza per il trekking notturno di oggi.


E' una sera caldissima, senza un filo di vento e la temperatura è ancora vicina ai 25 - 30 °C anche se sono le otto di sera. In compenso l'aria è secca e non c'è nemmeno un insetto.


Si imbocca il sentiero che passa dal molino di S.Adriano, dietro la chiesa.
Sul retro di questo edificio nel corso dei secoli si sono aggiunte e stratificate una quantità di costruzioni fino a formare il complesso edilizio che si vede qui accanto.





Il sito a prima vista non ha niente di particolare, ma osservando meglio si nota che le case sono antichissime.
 
L'edificio di Casa Cappello è una casa torre medioevale, che per motivi di difesa non aveva nemmeno la porta a pian terreno e quindi per entrare si doveva salire con una scala di legno al primo piano.


Non era un gran che comoda, però era più sicura, perché i nemici non potevano sfondare una porta che non c'è. La storiografia più attendibile dice che nel 1302 qui morì Maghinardo Pagani, un temibile feudatario signore di gran parte delle alte valli del Lamone e del Senio, fondatore di Brisighella e citato anche da Dante per la spregiudicata disinvoltura con la quale passava dai Guelfi ai Ghibellini e viceversa:

« Le città di Lamone e di Santerno
conduce il lïoncel dal nido bianco
che muta parte da la state al verno »
(Dante Alighieri, InfernoCanto XXVII, 49-51)

 Nel crinale dove siamo diretti c'era la sua dimora, il castellare di Benclaro, di cui rimangono pochi resti, perché le pietre furono usate chissà quando per costruire la casa di Montebello.

Tutte queste sono notizie sicure e l'assetto urbanistico del sito è stato ricostruito dall' arch. Marco Cappelli, nativo di qui, con uno studio dal quale vengono queste illustrazioni.


Questo posto ha lasciato una memoria storica anche per vicende più vecchie di questa detta ora.
 
Nel 1176 i Liberi Comuni della Lega Lombarda, della quale faceva parte anche Faenza, sconfissero l'imperatore Barbarossa nella battaglia di Legnano. La vittoria fu chiara però i Comuni della Lega arrivarono a un accordo con l'imperatore per chiudere la questione.
 
Nella Pace di Costanza i Liberi Comuni riconobbero l'autorità teorica dell' imperatore e accettarono di pagargli un contributo annuo abbastanza salato. Una quota di questo toccò a  Faenza, che la spartì fra tutti gli abitanti del suo territorio. Però "i montanari" non accettarono la tassa e a Montebello successe che ... (ingrandisci e leggi il documento qui accanto).




Dopo mezz'ora siamo arrivati su un punto panoramico del crinale, dal quale la vista spazia sulla valle del Lamone e le sue laterali.



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Il sito è ottimo come visuale e per questo i Tedeschi, nella Seconda Guerra Mondiale stabilirono qui uno dei capisaldi della Linea Gotica per la valle del Lamone.





... e così il fronte di guerra, dopo l'arrivo degli Alleati a Marradi, avvenuta il 29 settembre 1944, si fermò in questa zona per due o tre settimane.





I combattimenti furono feroci e gli Inglesi dovettero conquistare questi rilievi uno alla volta.









Il 6 ottobre 2014 venne trovato qui un intero deposito di bombe da mortaio, e intervennero gli artificieri da Firenze per farle esplodere e mettere tutto in sicurezza.



 
 
 
Passiamo a cose più liete.
Con un certo sforzo siamo saliti fino alla Cavallara, rimanendo sempre sul crinale.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Eccola, compare la protagonista
della serata ...
 
 
 
 
 
 
 


E' ora di scendere. Imbocchiamo un lungo sentiero nel fosso che va a S.Adriano, dove finalmente si sente un po' di frescura.
Deve aver pensato così anche questa mucca, che è scesa quaggiù dopo aver pascolato tutto il giorno nei campi più alti, e ora ci guarda passare un po' perplessa ...





E siamo così tornati al campo sportivo di S.Adriano, che si vede illuminato laggiù, dopo il ponte. Ci aspetta una bella tavolata, con vino e pasta, per recuperare le forze e tutte le calorie consumate, così ... tanto per non dimagrire ...
 
 
 
 
 
 

lunedì 2 gennaio 2017

1917 La banca di S.Adriano

Breve storia della Cassa Rurale
di S.Isidoro
ricerca di Claudio Mercatali




La chiesa di S.Adriano vista 
dalla parte della canonica



Una Banca a S.Adriano? 
Ebbene si, nel 1917 ventisei santadrianesi fondarono la Cassa di S.Isidoro Agricola, con sede nella casa parrocchiale di quel paesino. Sarebbe lungo spiegare ora come mai proprio nella parrocchia e prima di questo articolo conviene leggere la ricerca "Le Casse Rurali e Artigiane", che è nell' archivio del blog alla data 11 gennaio 2016. 


 



Secondo i documenti originali rintracciati nell' Archivio della Camera di Commercio di Firenze le cose andarono così:

Illmo Signor Presidente 
del Tribunale Civile 
e Penale di Firenze

Il sottoscritto Filippo Mazzotti notaro, residente a Modigliana, iscritto al collegio notarile di Firenze, visto l'art. 90 del Codice di commercio deposita in codesto Tribunale l' estratto autentico del suo rogito 23 febbraio 1917, portante il n° 4921 del suo repertorio, dal quale emerge che 26 soci hanno costituito in S.Adriano, nel Comune di Marradi, una società cooperativa di prestiti denominata "Cassa Rurale Cattolica in nome collettivo sotto il patronato di S.Isidoro Agricola" sotto l' osservanza dello statuto approvato e allegato al citato atto di costituzione ...


E così cominciò l'avventura.
Il 13 marzo 1918 i Consoci si riunirono per discutere il primo bilancio:




13 marzo 1918 
Relazione dei Sindaci 
al bilancio consuntivo del 1917

Signori Consoci
assolvendo uno dei nostri compiti principali abbiamo esaminato il rendiconto 1917, anno primo di questa nostra istituzione. 


Dobbiamo subito confessare che le cifre sono abbastanza lusinghiere; difatti dopo solo sette mesi di vita i depositi ammontavano al 31 dicembre scorso a £ 24.780.

 



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Considerato che il 1917 fu un anno di guerra, il peggiore di tutti, le cose andarono abbastanza bene.



L'entusiasmo per l' inizio dell' attività fu grande e i soci fecero pubblicare sul periodico Il Piccolo la notizia del loro successo.
E l' articolista aggiunse:

"... ai buoni parrocchiani di S.Adriano noi diciamo di tutto cuore: coraggio! Chi lavora per il popolo e col popolo, lavora per il Signore e avrà grande ricompensa da Dio e plauso dai buoni".

Nell' Archivio della Camera di Commercio di Firenze ci sono tutti i verbali dei venticinque anni successivi, dai quali risulta che la banchina assolse con cura i suoi compiti erogando prestiti ai contadini di S.Adriano.


Nel 1943, anno della resa dell' Italia nella Seconda Guerra Mondiale, le cose andarono male e si registrò un passivo.

La riunione per la liquidazione del bilancio si tenne il 26 marzo 1944 e fu tesa.
Per ripianare il deficit i soci, che erano rimasti in nove, dovettero mettere mano al portafoglio e sborsare 200 lire ognuno.








Cassa Rurale di S.Adriano
in liquidazione

Verbale dell'assemblea generale ordinaria del 26 marzo 1944

In questo giorno, previo invito, in S.Adriano, in una sala della locale canonica, si tenne l' assemblea generale ordinaria dei Soci. 
A ore 14 sono presenti sei soci e la riunione è rimandata a ore 15 in seconda convocazione. A ore 15 sono presenti 9 soci e il Liquidatore. I convenuti con unanime acclamazione designano a presiedere l' Assemblea il socio Neri Francesco e a redigere il verbale il socio Matulli Giuliano. Letta la relazione dei Sindaci e del Liquidatore si inizia l' esame e la discussione del bilancio chiuso il 31.12.1943 che viene approvato all'unanimità.
I presenti udita la relazione del Liquidatore riconfermano l'obbligo di ciascun socio di contribuire personalmente alla perdita sociale con il versamento da farsi in contanti di lire 200 (dugento) e contro i ritardatari si dà mandato al Liquidatore di agire per le vie legali essendo fermo il proposito di veder conclusa quanto prima la liquidazione. Questa deliberazione messa ai voti è approvata all' unanimità convinti i presenti che la quota di lire 200 sia sufficiente a coprire la totale perdita.
A ore 16 la riunione è sciolta.




Che cosa si poteva comprare nel 1943 - 1944 con 200 lire?
Molti beni di consumo erano razionati e non avevano un prezzo di mercato. I più significativi sono i prezzi dei servizi a tariffa: poste, ferrovia, sigarette ...






Nel dopoguerra la Banca fu attiva ancora per un po', ma i tempi erano cambiati e si andava verso la fine.
Questa qui accanto è la nomina degli ultimi amministratori (1946) che rimasero in carica circa tre anni.
La banca cessò nel 1948 - 49 e fu cancellata dal Registro della Camera di Commercio.







Fonte: Archivio della Camera di Commercio e del Tribunale di Firenze. 
Atti depositati all'Archivio di Stato di Firenze.


giovedì 1 dicembre 2016

La chiesa di S.Adriano

Una chiesa forse ricavata 
da un granaio
ricerca di Claudio Mercatali




S.Adriano è un paesino che ha una sua storia. Il nome in antico era Scola, che deriva dal latino medioevale scholae, cioè della classe, del gruppo. Nell' Alto Medioevo una scola era un gruppo di abitanti organizzati in una comunità di confine, un po' agricoltori e un po' armigeri.
Era un tipo di insediamento che risale addirittura ai Bizantini dell' Esarcato di Ravenna, per i quali l' alta valle del Lamone era un territorio da difendere dai Longobardi che premevano dal Mugello.




Dell'insediamento di allora non ci è giunto niente e i primi documenti risalgono alla fine del Quattrocento. 
Don Anselmo Fabbri dice che in alcune carte conservate nell' archivio della parrocchia c'è scritto che alla fine di quel secolo era parroco un certo don Priamo Razzi, forse imparentato con la famiglia Razzi di Marradi. 
In canonica c'è anche un bello stemma di famiglia, in arenaria scolpita, che ha appunto tre razzi, tre frecce, in un campo rosso al centro.

Stemma dei Razzi



 

S.Adriano e le terre circostanti nel 1822. Mappa estratta dal Catasto leopoldino.


La chiesa era ricca, perché la campagna qui attorno ha una buona resa agraria. Per questo la parrocchia toccava spesso ai preti figli dei marradesi più agiati, come i Pescetti, che per tante generazioni furono notai e scritturali.
Una scritta su un' architrave dice che nel 1691 don Aloisio Pescetti costruì la camera da letto sottostante, e il suo successore Cesare Pescetti ebbe cura di scavare il pozzo (1723).
Evidentemente questi due parroci ci tenevano a trasmettere ai posteri queste loro iniziative, che a dire il vero non sono un gran che.


Di fianco, la lapide: 
Aloisius Piscettius 
praefectus cubiculum excitavit ...




L'interno della chiesa attuale è probabilmente del Seicento, ristrutturato nel Settecento.
La facciata è recente e fu costruita in occasione dell' ampliamento del 1905, quando la chiesa fu allungata di una quindicina di metri perché era divenuta troppo piccola, visto che gli abitanti della frazione allora crescevano continuamente. Il progettista prese a modello la facciata della chiesa arcipretale di Marradi e così questa è la copia in piccolo di quella.



La facciata attuale è una
copia quasi identica della
arcipretale di S.Lorenzo
a Marradi
 















L'interno è sobrio ed elegante, con decorazioni della fine del Seicento o del Settecento, sicuramente rimaneggiate più volte nel tempo. Le proporzioni sono un po' falsate a causa dell' allungamento della navata.

Il quadro dell'altare principale rappresenta il martirio di Adriano di Nicomedia. Costui era un ufficiale pagano di guardia a un gruppo di cristiani condannati a morte, che cantavano felici. Si convertì anche lui e fu giustiziato, mediante il taglio degli arti.






Gli eleganti altari



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Don Anselmo è veramente gentile e mi fa visitare anche la canonica. In una stanza c'è questo bellissimo tabernacolo, di legno scolpito e pitturato, che viene dalla chiesa di Grisigliano.







 





L'esterno dell'edificio è particolare, perché la canonica è di lato rispetto alla chiesa e forma un complesso articolato e ben proporzionato. 
La planimetria era sostanzialmente così già agli inizi dell' Ottocento.














Nel Settecento sul retro della chiesa e attaccata ad essa fu costruita la casa del contadino. Questo lato ha fatto discutere gli esperti in costruzioni, perché il fianco della chiesa non rispetta nessuno dei canoni costruttivi di un edificio di culto. Qualcuno ipotizza che l'edificio in realtà sia nato come granaio e sia stato trasformato in chiesa successivamente. 

  
La casa del contadino attaccata
alla chiesa e il fianco della medesima.

  
Anche il campanile lascia spazio a qualche supposizione, perché lo spessore dei muri alla base sembra esagerato per un costruzione tutto sommato non molto alta. Può darsi che il basamento fosse quello di una casa torre medioevale, capitozzata e adattata a campanile, come nella chiesa di Popolano.