Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi
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martedì 3 marzo 2020

Marradi alla metà del Settecento

Le lettere al Capitano e altro, dalla filza 563
“Uffizi e negozi”
dell’Archivio storico
Ricerca di Claudio Mercatali



Nel 1737 dopo quasi tre secoli finì la dinastia dei Medici. Giangastone, ultimo granduca del Casato aveva regnato per quattordici anni, oppresso da una corte bigotta e intollerante, represso fin dall' infanzia dalla madre egoista e dal padre esagitato. Dissoluto, depravato e vizioso, ma anche colto e raffinato, era stato messo per forza sul trono e aveva reagito standosene sempre a letto, in una camera in cui venivano sparsi mucchi di fiori profumati per coprire i cattivi odori, tra cortigiani dediti alla cràpula, senza amore da parte della città. Un regnante da dimenticare. Fu sepolto alle Cappelle Medicee ma la sua cripta subì una specie di damnatio memoriae e se ne persero le tracce. Solo di recente è stata ritrovata sotto un tombino dietro l'altare maggiore.





I regnanti europei non tardarono a manifestare le loro mire sul Granducato di Toscana ed ebbero la meglio gli Asburgo. In quegli anni l’Alsazia e la Lorena erano state cedute alla corona di Francia e gli Asburgo governanti in quelle contrade, detti appunto i Lorena, furono compensati con il Granducato. Però anche il re di Spagna aveva delle mire su Firenze. Ne venne un conflitto fra Spagna e Impero d’Austria, tutto combattuto in Italia per sette o otto anni, con gli eserciti dei contendenti che scorazzavano lungo la penisola.  Nella nostra zona non ci furono battaglie ma il continuo passaggio delle truppe, con le relative razzie e spese contribuì a deprimere l’economia ancora di più. Per questo la prima metà del Settecento è un periodo triste per le nostre terre. Nel tematico del blog ci sono due articoli che danno un’idea delle condizioni miserabili della gente. Poi nel 1745 gli Asburgo prevalsero e cominciò il loro governo, durato fino all’Unità d’Italia (1861).

Un finale roseo dunque? Non proprio perché Francesco Stefano di Lorena, primo Granduca e marito dell’ imperatrice Maria Teresa d’Austria, governò fino al 1765 standosene a Vienna, come se Firenze fosse una semplice città dell’ Impero, fidando su un Consiglio di Reggenza formato dai suoi funzionari e dalla nobiltà fiorentina. Per questo gli storici chiamano il ventennio 1745 – 1765 Periodo della Reggenza Lorenese. Nel 1765 il granduca Pietro Leopoldo I subentrò a suo padre Francesco Stefano, e si stabilì a Firenze. Nel giro di pochi anni lasciò il segno del buon governo e delle riforme audaci, come si può leggere nei due articoli del blog indicati nella bibliografia.

Fatto questo complicato ma necessario inquadramento storico veniamo a noi. Com’è la situazione negli ultimi anni della Reggenza? Il peggio è passato e Firenze aspetta il nuovo Granduca che ha fatto sapere di voler risiedere in città. La gente gli crede? Si, perché già al suo arrivo comincia a governare di persona e riduce i poteri del Consiglio di Reggenza.

Che cosa succede a Marradi? 
La vita scorre, la gente scrive al Capitano le sue lagnanze sulle piccole quotidianità, la miseria è tanta e si rischia la fame. Nell' Archivio storico del Comune c'è una ricca serie di documenti:

1) L'imperatore si sposa e concede una elargizione al popolo. 2) Come se ce ne fosse bisogno il vescovo di Faenza richiama al rispetto del digiuno Quaresimale. 3) Ci sono molte tasse, piccole ma un po’ su tutto. 4) Il Governo Granducale ha appaltato la riscossione ai privati, che a volte fanno delle preferenze e anche del contrabbando ... Leggiamo:

 


Ottobre 1760  
Si sposa l’imperatore
Giuseppe d’Asburgo

Giuseppe era il fratello maggiore di Leopoldo di Lorena. Come spesso succedeva in occasione delle nozze, i regnanti concedevano qualcosa al popolo. In questa lettera  i funzionari fiorentini  chiedono al Comune di Marradi i nomi dei contribuenti che non hanno versato la tassa per la costruzione delle strade Bolognese, Pisana e Aretina, perché evidentemente a costoro non toccheranno le elargizioni che il Governo si appresta a fare per il lieto evento. Ricordiamoci che i Lorena erano dei tedeschi. 


Febbraio 1761   
Non cercate scuse

Il Vescovo di Faenza al signor Capitano di Marradi


Avendo Benedetto XIV in una sua Costituzione stabilito che la scarsezza di cibi Quaresimali non possa essere scusa sufficiente a dispensare una intera Comunità dall’ osservanza del digiuno, non può darsi a me campo di soddisfare le istanze da lei prodottemi, per parte di codesto Pubblico con le suddette cause per la dispensa e auguro io pertanto altre occasioni, che mi possano dar modo di servire la di lei persona e codesti signori le rappresentanze de’ quali n’ha che udire. E con vera cordialità e stima mi segno.      Il Vescovo   Faenza 11 febbraio 1761


1762   Le richieste 
di impiego



1) Il maestro di scuola
Eccellentissimo Signor Cancelliere e Rappresentanti della Terra di Marradi, volse Giuseppe Mirri, benefiziario della Città di Imola, servo umilissimo delle Signorie Loro Illustrissime, riverente a Voi espone come a tenore della Notificazione affissa per questa scuola vacante sarebbe in stato di accudire l’Uffizio di Maestro, esercitando anche di presente un tale Uffizio nella sua città e perciò supplica la bontà Loro per essere ammesso al Partito.       Che della grazia   …   Deus  7   7bre  1762
2) Il dottore
Giuseppe Ricci Fiorentino Dottor di Medicina avendo inteso esser vacante il posto di medico per codesta inclita Comunità, perciò umilmente supplica la Vostra Signoria Eccellentissima, che mentre saranno affissi quegli editti che sogliono pubblicarsi in simili occasioni, voglia aver la bontà di iscrivere il di Lui nome alla nota dei concorrenti, protestandosi frattanto, che per tal favore resterà a V.S. Ecc.ma estremamente obbligato. Medico Giuseppe Ricci, quegli che è sopra, di mano propria.

3) Il prete
Domanda a V.S. Ecc.mo Cancelliere per Sua Altezza Reale di Marradi e Palazzuolo il sacerdote Cristoforo del fu Francesco Antonio Filipponi di Palazzuolo al presente Curato di Anime della chiesa di Santa Maria a Sommorio, Stato Pontifizio, le riferisce essere venuta a sua extragiudiziale notizia di essere rimasta vacante la Chiesa Curata di  San Lorenzo a vivaio, Capitanato di Palazzuolo, di iuspatronato del popolo,  per la morte seguita il dì 16 settembre 1767 del sacerdote Giannantonio Filipponi, ultimo, e immediato Rettore della medesima, che perciò fa istanza per essere messo in nota con gli altri Concorrenti  detta Chiesa.


Agosto 1765   
Una lite in famiglia per la strada di Imo il Borgo

Molto Maggiore nostro Capitano

Sebbene codesto Giusdicente con la sua replica ci apparisca che a forma delle nostre sentenze del 27 dicembre 1764 da Pietro Carloni di codesto luogo sia stata rimessa in pristinum la strada comunale da esso devastata in località detta Imo il Borgo e che dalla via pubblica della Maestà conduce al podere di Valconte; non ostante Domenico Carloni, querelante in causa, con suo ricorso, ci suppone che ciò non sussiste. Vi incarichiamo pertanto di verificare se detta strada sia stata o no rimessa nel suo primiero stato sentiti i Rappresentanti codesta Comunità e chiunque altro occorra; eseguite, rispondete e vi preghiamo dal Signore ogni bene. 
Dal Magistrato nostro    9 agosto 1765   Gli Uffiziali de’ fiumi della città di Firenze

Risposta: Illustrissimi La strada comunale per cui si querelò Domenico Carloni contro Pietro Carloni devastatore in località detta Imo il Borgo che dalla via pubblica va alla Maestà è stata rimessa …



Febbraio 1766 
 Sospetti di contrabbando del sale


Illustrissimi Signori

La continua pertinacia di questo Canoviere del Sale nell’abusarsi delle grate ammonizioni fatteli dalle Signorie Illustrissime per non dar più luogo ai ricorsi per la di lui amministrazione mi costringe nuovamente a infastidire la Loro sofferenza con la presente dicendole come il medesimo persiste a tenere la botte del sale nella solita stanza terrena sopra il condotto dell’ acqua la quale stanza tiene sempre serrata prendendo il lume da una piccola grata di ferro esistente nell’ imposta della bottega, quale mai apre, e mai vi penetra l’aria, avendo la stanza l’ingresso per di dentro alla di lui abitazione, il che resta in pregiudizio dei compratori reclamando sempre che invece di sale comprano l’acqua, tenendo ancora la sacca del sale nell’ istesso pavimento a terreno che è lastricato, ed assai umido, cose che danno luogo a questi Comuni di provvedersi di sale forestiero conforme. Le Signorie Illustrissime vedono dalle tante trasgressioni che seguono in queste parti un grave pregiudizio all’ Ufficio del Sale. Io dubito poi che le descrizioni non possino essere state fatte con tutta l’esattezza che si richiede e credo possi esservi stati dei maneggi per far comparire meno persone di quelle che effettivamente sieno perché se fossero tutti descritti e dal canoviere non fossero cancellate, le trasgressioni non seguirebbero e non si comprerebbe altro sale se non quello della Canova ed essendo il sale, da cucina, da bestiame, da cacio, credo che anche qui vi sia una rilevante mancanza.
Mi fa lecito assicurarle che vi è una reciproca intelligenza di maneggi fra persone abitanti in queste adiacenti parti essendo amici intrinseci e di tutti i tempi frequentano la sua osteria perché il medesimo è Officiale Pubblico e questo pure ridonda in pregiudizio degli altri nelle levate del sale a chi ne descrive di meno dopo averlo levato, a chi ne descrive in portata senza esserne stato levato punto volendo inserire che chi resta troppo aggravato e chi alleggerito e so di certa scienza che questi ricorsi furono fatti al signor Cancelliere che abita a Marradi, e questo seguì in occasione che venne qua per suoi affari avendo il medesimo risposto che se queste cose gli fossero prima venute alle orecchie non avrebbe cooperato a di lui favore per la conferma restandone ora pieno di rossore vedendo deluso anch’ esso per non essere seguita veruna ammenda.
Dandomi l’onore di farle umilissima e approfondita istanza, le resto.

1766   Le lamentele dell’esattore delle tasse.

Chi può lamentarsi se un Sovrano, con generosità, per motu proprio come si diceva allora, concede un condono sulle tasse? L’esattore naturalmente, che avendo l’appalto della riscossione vede svanire il guadagno ma gli restano gli importi da pagare al Camarlingo del Comune (al contabile) fissati al momento del rilascio della sua patente … ma come? … e ora come faccio?  …  Mi inginocchio alla clemenza vostra … Leggiamo:



Gaetano del fu Giovanni Sartoni di Marradi umilissimo servo e suddito della A.V.R. (Altezza Vostra Reale) con ogni umile ossequio gli espone come essendo l’oratore proventuario dei proventi del pedaggio, piazza, casella del Capitanato di Marradi per i quali è obbligato a pagare al camarlingo di questa Comunità circa quaranta scudi e non potendo di presente ritirare cosa alcuna, com’era solito, dai baratti e dai contrabbandieri, com’era solito, atteso l’indulto dalla A.V.R concesso per l’introduzione ed esenzione dalle grasce di macina, e trovandosi questo povero supplicante ora forzato da questo medesimo Camarlingo a corrisponderli, né potendo per tal causa contribuire né esimersi dall’esecuzione che lo sovrasta, genuflesso ai piedi dell’innata clemenza e somma carità della A.V.R. sempre dimostrata verso i suoi sudditi, supplica volersi degnare di ordinare la sospensione dell’esecuzione che per tal causa sovrasta l’oratore e che le sia fatto un deciso e doveroso defalco, come ancora è successo al Proventuario di Modigliana, al Proventuario della Rocca San Casciana e a quello di Castrocaro.

Per la Grazia che manda Dio   Io Orazio Bini per il supplicante affermo e supplico di mano propria.


Dicembre 1766    
A Campigno 
la chiesa è decrepita

Magnifico nostro

In risposta alla vostra del 12 istanza circa i rifacimenti necessari alla chiesa di San Domenico di Campigno, vi diciamo che se i Popolani Padroni di essa non sono in stato di poter in quest’anno supplire a detti rifacimenti, sarà necessario nondimeno che procuriate intanto di far assestare i tetti di detta chiesa, acciò non rovini, con pensare a qualche provvisionale compenso, e vedere se possano scovarsi assegnamenti per fare i convenienti rifacimenti, o trovare alcuno che intraprendesse a farli e che si contentasse di essere però rimborsato alla futura raccolta; che è quanto, e Dio vi guardi.    Firenze, 20 settembre 1776

Quante possibilità c’erano di trovare qualcuno che a Campigno facesse i lavori a credito fidando su un rimborso a venire? La risposta è qui di seguito.

Maggio 1767   
A Campigno c’è la carestia

Magnifico nostro … Rispetto poi alle urgenze che dite essere nel Comune di Campigno vedete di regolarvi presentemente coll’ elemosine da farsi in modo che alcuno non perisca dallo stento con operarsi tutto con onore, via coscienza giacché non può sapersi quale possa essere la resoluzione sopra il Memoriale del Popolo di detto Comune; eseguite dunque con aver in vista l’interesse più che sia possibile di codesta Comunità; e Dio vi guardi.         Firenze 14 maggio 1767




Dicembre 1767  
I debiti dell’ Arciprete

Illustrissimi Signori de’ Nove 
(era un Tribunale)

Giuseppe del fu Sallustio Salaroli umilissimo servo delle Signorie Illustrissime abitante in Marradi, le rappresenta che fino all’anno 1766 somministrava al prete Vincenzo Màa ... (?) arcimaestro di questa Comunità, pane, biancheria e altro a uso di detto Arciprete componente la somma e quantità di lire centoventi circa, e avendo l’oratore più volte rinviato e fatto richiedere al signor Arci tali mercedi ma avendo fin qui potuto ritirare cosa alcuna, quindi è che abbia stimato più espediente ricorrere alle Signorie Illustrissime acciò si vogliano degnare di ordinare al Signor Cancelliere di questa Terra di tirarsi in proprie mani quel tanto di che l’oratore va creditore da detto Arciprete.

Per la Grazia che Dio manda     Io Giuseppe Salaroli supplicante, di mano propria   13 Xbre 1767


Aprile 1768 
I messi e i cavallari


Molto Illustre ed eccellente Capitano
Avendo fatto l’esperienza conoscere che i Messi e i Cavallari sono poco attenti ai  doveri del loro Impiego, e che una delle cause del Loro trascurato servizio è l’andare tutto il giorno vagando e lasciare in abbandono i loro rispettivi vetturali in pregiudizio del Pubblico e del Privato con il differire l’esecuzione delle notificazioni commesseli; e volendo rimediale a un tal disordine le ordino di aver subito a sé tutti i Messi, e Cavallari, che risiedono nelle Comunità di detta Cancelleria, e gli ordinerà in mio nome, che in avvenire avessero di non partirsi dal loro impiego senza averne avuta da me la presente licenza, la quale dovranno domandarmi per mezzo di Vostra Signoria; altrimenti saranno licenziati dal loro Ministero senza speranza di più ritornarvi e poiché vi sono i Messi e i Cavallari del contado che devono ogni sei mesi venire al Sindacato a render conto ai Tribunali di Firenze di aver eseguito le poste e le notificazioni commesseli ed a ritirare il Loro Salario  da questa Casa de’ Signori Nove e questo serve loro per scusa per trattenervisi più tempo di quello che comporti un tal rendimento di conti nel quale possono al più impiegare otto giorni di tempo. Perciò ordinerà Loro che resta da me ai medesimi accordato il solo tempo di giorni otto e non più a trattenersi per adempiere si fatte incombenze. Spirati i quali dovranno recarsi immediatamente all’esercizio del Loro impiego. Vigilerà ella credo che resti ciò eseguito e in caso di contravvenzione me ne renderà informato, per poter prendere quei provvedimenti che crederò necessari. Mi mandi la ricevuta della presente, e resto.          Firenze 30 aprile 1768

Il 13 maggio 1768 ricevo … Il 24 corrente maggio feci notificare detta lettera …. 
Dal suo affidabilissimo servo Giovan Battista Nelli Capitano



Luglio 1768  
Non mi rompere 
le scatole

Molto Illustre ed eccellente
Signor Capitano

Comprendo dalla lettera da Voi scrittami nel mese di luglio corrente che Ella da che esercita la professione di Cancelliere sottoposto a questo Tribunale de’ Nove non ha capito ciò che sia l’impiego di soprasindaco, perché avendole data permissione di portarsi a suo talento e quando più le piaceva a questa Dominante in conformità della richiesta fattami, nuovamente torna ad inquietarmi per ottenerla, quando già gliela avevo concessa. Le dirò pertanto che io non ho tempo da perdere inutilmente e perciò se in avvenire mi scriverà lettere così inconcludenti, Ella sarà sicuro di non ricevere da me risposta, e resto.            Firenze, 23 luglio 1768


Per approfondire, nel tematico alla voce “Storia ‘700”
ci sono questi articoli:

Periodo della Reggenza Lorenese
1735 L’ultimo granduca 07.12.2016        1744 I soldati del principe di Lobkowitz 27.10.2017
Primi anni del governo leopoldino
1774 La riforma dei comuni 10.10.2013      1785 La confisca dei beni della chiesa 14.11.2017


martedì 14 novembre 2017

1785 La confisca dei beni della Chiesa

Il Granduca Leopoldo abolisce
le Congregazioni religiose
ricerca di Claudio Mercatali

 Archivio storico del Comune di Marradi
1780 - 1798 Filza di Rescritti, suppliche, atti


Nel Settecento le Congregazioni religiose e le Confraternite avevano un patrimonio immobiliare enorme, accumulato in secoli e secoli di donazioni. Questi beni godevano di tanti privilegi e pagavano pochissime tasse.
Per porre rimedio a questo, e per limitare il potere temporale della Chiesa, il Granduca Leopoldo abolì le Congregazioni e quasi tutto il loro patrimonio passò all’ erario granducale.

E i preti? 
Il Motu proprio (= la legge) del 30 ottobre 1784 diceva che:

“Al fine di assicurare la sussistenza dei parroci ed il mantenimento delle Chiese e dei Ministri della religione, il Granduca stabilisce che in ogni Diocesi venga creato un Patrimonio Ecclesiastico. Questi uffici avranno una totale dipendenza dal Governo tramite il Segretario del Regio Diritto. Nelle Diocesi di Firenze, Siena, Pisa, Arezzo e Pistoia i Patrimoni Ecclesiastici avranno un Amministratore, un Computista e un Cassiere”.          S.A.R    Leopoldo I   di Lorena

La decisione di confiscare i beni degli Enti ecclesiastici fu rapida, quasi inaspettata, e l’Editto del 21 marzo 1785 stabilì:

“La soppressione nel Granducato di Toscana di tutte le Compagnie, Congregazioni, Congreghe, Centurie e Confraternite di qualsiasi nome o natura, siano essi di ecclesiastici o secolari, uomini o donne, compresi i Terzi Ordini".

Gli Enti Ecclesiastici

La Confraternita è una società di persone devote con sede in chiese o oratorii, che celebra esercizi di religione e di pietà, onora un mistero o un santo e esercita uffici caritatevoli. La Congregazione (da congregare,  "riunire in gregge") è un gruppo di persone radunato per motivi religiosi. I Terzi Ordini sono associazioni i cui membri conducono una vita apostolica e tendono alla perfezione cristiana secondo le regole di un istituto religioso.

"Gli amministratori del Patrimonio Ecclesiastico dovranno prendere possesso di Chiese, Case, Libri, Arredi Sacri, Effetti e Fondi usufruendo, in campagna, dell’aiuto dei Cancellieri Comunitativi (= i segretari comunali). Case, Fondi e Beni saranno immediatamente stimati e venduti; le Chiese che i vescovi non riterranno utili per le Cure saranno vendute. 
Per quanto riguarda invece gli arredi sacri verranno compilati degli inventari che saranno comunicati ai vescovi che, in accordo col Segretario del Regio Diritto, stabiliranno una loro ridistribuzione alle parrocchie della Diocesi più bisognose. Saranno ugualmente ridistribuiti le ufficiature e i benefici delle chiese soppresse, salvi i diritti dei patroni privati. 
Beni e rendite saranno incorporati nel Patrimonio Ecclesiastico, che userà tali denari per aumentare la congrua delle parrocchie più bisognose. Il Granduca stabilisce anche che in ogni Cura del Granducato sarà creata un’unica Confraternita che avrà il titolo del Santo titolare della cura e non avrà chiesa, né oratorio separato e non avrà patrimonio da amministrare”.
 
Sua Altezza Reale Leopoldo I di Lorena, Granduca di Toscana

Anche senza essere esperti in diritto si capisce che questa legge era rivoluzionaria. Come venne applicata a Marradi? Che effetto ebbe?
L’Editto stabiliva in modo perentorio che i Cancellieri Comunitativi (= erano un po’ come i nostri segretari comunali) dovevano censire le Confraternite da chiudere, che qui da noi erano tante.

C’era la Confraternita del Santissimo Sacramento, nella chiesa arcipretale di Marradi, del Santissimo Sacramento e Rosario a S.Martino in Stagnana, San Giovanni Battista a Badia della Valle, San Iacopo a Cardeto, Santa Reparata al Salto, San Mattia a Popolano, San Domenico a Campigno, San Barnaba a Gamogna, San Lorenzo in Bulbana, San Michele a Grisigliano

C’era anche la Centuria del Santissimo Rosario, presso la chiesa di Marradi, che viene così descritta nel censimento:

“La Centuria non possiede cosa alcuna e supplisce con le tasse dei fratelli e sorelle, essendo composta di cento uomini e cento donne, venticinque sacerdoti e venticinque monache, che pagano due crazie (= erano delle piccole monete d’argento) ogni anno, la prima domenica di ottobre, e la somma viene spesa nell’organizzazione della festa del Santissimo Rosario e nella celebrazione di una messa nella prima domenica di ogni mese per i fratelli vivi o defunti.. Marradi, 30 ottobre 1784

Poi c’era la Congrega di S.Lorenzo martire, presso la chiesa arcipretale “… formata da cento sacerdoti che pagano due baiocchi ogni due anni …” e la Congrega di S.Antonio Abate, composta di 40 soci che pagano un testone (= era una moneta d’argento di un certo valore) ogni anno, da spendere nella festa di S.Antonio.




Congregazione di S.Antonio abate: questa Congregazione non possiede cosa alcuna ...



Dunque si trattava di un intreccio di organizzazioni parrocchiali e di oratorio, ognuna con il suo bilancio, le sue regole, i suoi affiliati e i suoi privilegi. Naturalmente oltre agli scopi dichiarati c’erano gli interessi economici, che si concretizzavano nella raccolta delle elemosine e delle donazioni. Il granduca Pietro Leopoldo era un Asburgo e ragionava da tedesco, sicché tutto questo non poteva durare. 
 
Ecco qui accanto uno dei tanti editti che spiegano chiaramente il suo pensiero:
“All’oggetto di prendere in considerazione tutte le Società del Granducato sotto il nome di Compagnie, Congregazioni, Congreghe, Centurie e Terzi Ordini, che nello stato in cui al presente sono non portano alcun utile alla Religione, abbiamo voluto che …”

Si fece un inventario dei beni e degli arredi da vendere o da distribuire alle chiese più povere. La Confraternita di Marradi era ricca e fu privata di tutto.
L’arciprete protestò e il Cancelliere Domenico Lelli, per non esagerare, gli lasciò questi oggetti:
 
“Un ostensorio d’argento del peso di libbre sei, un turribulo d’argento con la sua navicella, del peso di 3 libbre, tre tavolette d’altare, d’argento, un baldacchino telato e frangiato d’oro falso, un paliotto di seta bianca guarnito d’oro, una lampada d’argento di sette libbre, un ombrellino di damasco perlato e ornato d’oro, una pianeta di raso rosso a fiori”.         Marradi, 16 maggio 1785



Il turribulo (a sinistra) serve per incensare,
la navicella è un contenitore
per incensi e aromi

Maddalena di Biforco aveva un debito con la Compagnia di S.Iacopo a Cardeto. Pensò e sperò che, siccome questa era stata soppressa, si potesse sopprimere anche il suo debito e scrisse al Cancelliere questa lettera:

“Compiego a Vostra Signoria Eccellentissima l’annessa supplica di Maddalena de’ Pazzi debitrice della soppressa Compagnia di S.Iacopo a Cardeto, pregandola di prendere in considerazione le di Lei circostanze domestiche e propormi se meriti la richiesta condanagione di sorte e frutti o dei frutti solamente o una composizione dei frutti dei quali va debitrice. Intanto con il più perfetto ossequio passo a segnarmi.
 

Maddalena de’ Pazzi, Marradi 18 ottobre 1786

Gli Enti soppressi non furono più riattivati, salvo qualche piccola eccezione, come questa qui di seguito.
Fu così che Michele di Pistoglia (un podere vicino a Lutirano) dovette ricominciare a dare ogni anno un po’ di vino al Curato di Abeto, che gli rilasciò questa specie di ricevuta:



La chiesa di Abeto



“Attesto io iscritto Curato di S.Michele ad Abeto che il signor Michele Bandini da Pistoglia ha somministrato 18 fiaschi di vino per la festa del Santissimo Sacramento e questo in forma di un Legato fatto da uno dei suoi antenati a tal fine. Siccome nell’anno scaduto non si fece detta festa essendo la chiesa atterrata (= abolita), dal medesimo Bandini non fu consegnato il vino perché, mancando il fine per cui fu lasciato, pare che non fosse dovuto l’adempimento”. 
Io, Niccolò … Viarani      Curato come sopra 20 giugno 1786

All’atto di soppressione le Confraternite depositarono i libri contabili a Firenze. La Compagnia di Marradi non lo fece nel modo dovuto e successe che:
 
“Pende indecisa davanti al Magistrato Supremo una causa contro il Patrimonio Ecclesiastico introdotta dai signori Andrea e Giovanni Albertoli e Biagio Pedretti che domandano il pagamento di 475 lire per alcuni stucchi della cappella della Vergine del Popolo ordinati dai Fratelli della soppressa Confraternita del Santissimo Sacramento di Marradi. 
Rilevo che nell’aprile 1782 don Giuseppe Sangiorgi, Antonio Torriani, Gregorio Pescetti e Carlo Franco Fabbroni si adunarono nella canonica e loro stessi si impegnarono nella spesa e non la Confraternita. Non trovo in archivio alcuni libri appartenuti a detta Compagnia, e vorrei sapere dove sono perché ho motivo di sospettare che vi sia qualche intrigo a danno del Patrimonio Ecclesiastico”.
Firenze, dalla Règia amministrazione dei Patrimoni Ecclesiastici,
14 ottobre 1789 Carlo Setticelli

Il cav. Bandini, doveva dei soldi alla Compagnia di Badia della Valle, della quale era amministratore. Nella confusione dovuta alla soppressione fece finta di niente, ma il Cancelliere si arrabbiò e gli scrisse così:

“Non è questa la prima volta che Vostra Eccellenza viene ricercata sulla nota pendenza del credito proveniente dalla soppressa Compagnia della Madonna del Carmine nella chiesa della Badia di valle Acereta. Per rinfrescargliene la memoria le trasmetto in appunto lo stato attivo di detta Compagnia da lei compilato (= il bilancio) e siccome questo affare, sebbene già discusso è rimasto sempre sospeso, la prego di volersi prestare con l’ordinaria sua intelligenza e impegno onde ottenerne in un modo o nell’altro la debita terminazione. Già lei cav. Bandini insiste nella sua negativa di pagare, e siccome domanda le autentiche prove del credito e queste non vi sono, è forza almeno che in Foro Juri (= in tribunale) io convenga della sua buona ragione”.

Il Signor Cancelliere Comunitativo 
di Marradi       dì 25 ottobre 1789


A fianco ... non è questa la prima
volta che Vostra Eccellenza ...




Poi negli anni successivi cominciarono le aste. Una gran quantità di terreni, poderi e case furono venduti ai migliori offerenti, che quasi sempre erano i signori del paese. Però da queste compravendite emergono anche altre famiglie, come i Piani e i Mercatali.

Vincenzo Mercatali, abitante alla Badia del Borgo, con i suoi dieci fratelli comprò quasi tutta la proprietà dei monaci e lui stesso descrive così il suo acquisto:
“Da altro pubblico istrumento rogato dal notaio Clemente Sangiorgi datato 25 aprile 1791 apparisce che i Comparenti (= gli undici fratelli Mercatali) acquistarono dai Reverendi Monaci Vallombrosani vari beni al prezzo di 10.582 scudi fiorentini con l’obbligo di pagare scudi 100 ogni anno in diminuzione della sorte, e sul rimanente il frutto recompensativo nella ragione del 3% e sopra questi beni vi rimane ancora un debito 9.200 scudi”.
GLI SCUDI
Quanto valeva uno scudo? Fare paragoni con la nostra moneta è impossibile, però si può tener conto che la costruzione del Palazzo del Comune nel 1774 costò 3351 scudi e la costruzione della chiesa arcipretale 3570 scudi nel 1783.


Bibliografia Documenti dell’Archivio storico del Comune di Marradi, filza rescritti e suppliche degli anni dal 1780 al 1798. L'archivista Francesco Cappelli diede un indispensabile aiuto per questa ricerca.


venerdì 27 ottobre 2017

1744 I soldati del principe di Lobkowitz

Mille Tedeschi passano
nella valle del Lamone
Ricerca di Claudio Mercatali
 

Soldati Austriaci e Ungari
del Settecento

 

Nei secoli passati ogni crisi europea di un certo rilievo provocava la discesa di qualche esercito in Italia.
Accadde così anche nel 1743 e nel 1744, nel corso della Guerra di Successione Austriaca, che fu un complicato conflitto fra Austria e Spagna.

Dallo storico dell' Ottocento Antonio Metelli apprendiamo che nel 1743:

“… Durante la vernata si calarono a schiere dalla Germania le genti del Principe di Lobkowitz e passarono da Forlì e Rimini verso gli Spagnoli che da Pesaro si ritiravano verso il Lazio.
Lo scontro a Velletri fu sanguinoso ma di esito incerto e di dubbia vittoria. Gli eserciti stettero l’uno a riscontro dell’ altro lungamente finché il Principe di Lobkowitz vedendo assottigliarsi per le malattie le sue truppe levò il campo per tornare donde era venuto e a Perugia una parte delle sue truppe passò in Toscana e poi raggiunse la Romagna …”

 Eccoci al punto che ci interessa
 
Dalla piega degli eventi era chiaro che almeno una colonna di Austriaci e Ungari in ritirata, dopo aver percorso la Toscana in lungo e in largo per le necessità della guerra, avrebbe valicato la Colla per scendere nella Valle del Lamone e allora bisognava provvedere. Provvedere a cosa?
La secolare esperienza dei passaggi degli stranieri in Italia aveva insegnato che gli eserciti in transito andavano favoriti, foraggiati, pagati, perché altrimenti si abbandonavano ai saccheggi. Era una dura necessità che periodicamente si ripeteva e questa di cui stiamo parlando non è nemmeno la peggiore che sia capitata qui da noi.

Antonio Metelli, di Brisighella, ci dice che:

“ …Il cardinale che reggeva la Provincia di Ravenna, affinché la mancanza delle cose necessarie ai soldati non originasse qualche disordine, ordinò a Faenza che cinquanta carri ogni giorno fossero lesti in servigio delle truppe e i Faentini chiesero a Brisighella e a Marradi che si fornissero per aiuto venti paia di buoi da aggiungere ai traini. Arrivò l’avviso che una parte dell’esercito tedesco veniva verso Marradi per la qual cosa servivano tremila e duecento pani da mandare a quella volta.
Si inviarono a Marradi undici barrocci con cinquantatrè sacchi di pani numerati e si mandarono avanti alcuni villani armati di zappe che appianassero la via e dessero comodità di transito ad alcuni soldati Austriaci di scorta. Corsa voce che i Tedeschi erano a Marradi si stabilì di avvisare il fornaio (di Brisighella) che si tenesse pronto e si esercitò prudentemente e pavidamente l’ufficio cosicché a quei soldati non si porse l’appicco di tumultuare …”.

Così la colonna dei Tedeschi passò senza tanti guai e a Brisighella non furono “… da null’altro turbati che dal peso delle pubbliche imposte, che il furore della guerra aveva reso più gravi”.

E a Marradi che cosa si fece?
 
Qui da noi ci fu meno apprensione perché Francesco Stefano di Lorena, Granduca di Toscana, era uno dei pretendenti alla corona d’Austria e dunque gli Austriaci e gli Ungari del Principe di Lobkowitz in pratica stavano attraversando le terre del loro padrone e non potevano saccheggiarle. Però i marradesi non potevano lasciare a digiuno le truppe del Granduca e quindi si dovettero rassegnare a spendere.
Nei documenti dell’archivio storico del comune di Marradi c’è scritto che la guerra durava già da qualche anno e il Granduca aveva fatto una legge per regolare la questione:

 
“Avendo questo Real Consiglio delle Finanze considerati i disordini che sono nati in vari Luoghi della Comunità in occasione del passaggio e permanenza di Truppe, ha ordinato il seguente regolamento da osservarsi in futuro, in occasione di detti passaggi ... E Dio vi guardi”.
 
I Conservadori del Dominio fiorentino,  Firenze 16 novembre 1742

Il Regolamento stabiliva tante cose ma la sostanza era che i Comuni attraversati dalle truppe dovevano mettere mano al portafoglio.

A metà novembre il Commissariato di Guerra di Firenze fece sapere al Gonfaloniere di Marradi che sarebbero passate due colonne di soldati Austriaci. Con una certa avarizia chiese anche di risparmiare al massimo sul pane da dare ai soldati, in questo modo:

“Trasmetto a Vostra Signoria la nota delle porzioni di pane che dovrà somministrarsi alla prima e seconda colonna delle truppe Austriache, secondo la disposizione che poi le invierò dalla quale conoscerà il giorno che le dette truppe saranno costì. Questo Commissariato di Guerra mi fa sapere che per minima spesa si potrebbe fare il pane di due terzi di farina e di un terzo di segalato, con che essendo buono il macinato servirebbe levare libbre quattro di semola della più costosa per ogni staio e con il restante fabbricare il pane”.
Firenze, 14 novembre 1744
 
Maria Teresa d’Austria nel 1744

Quanti erano e da dove venivano
i soldati Austriaci?

 
“C’è un istaccamento di truppe di Sua Maestà la regina d’Ungheria e Boemia (la futura Maria Teresa d’Austria), in marcia rotta, (in ritirata) consistente in numero di venticinque ufficiali e mille fra fanti e bassi ufficiali e soldati comuni che da Pisa passano a Marradi facendo le seguenti stazioni:
a dì 9 novembre a Pontedera, a dì  14 a Empoli, dove faranno un giorno di riposo, a dì 17 alla Lastra a Signa, a dì 24 a Prato, dove faranno un giorno di riposo, a dì 30 a Borgo S.Lorenzo, a dì 1 dicembre a Marradi, dove faranno un altro giorno di riposo, per poi passare più oltre dove saranno comandati. Sarà perciò cura delle suddette Comunità di fornire l’alloggio con letti agli ufficiali ed il coperto con libbre dieci di paglia e altrettanto di legna per testa ed una libbra di olio ogni trentadue di essi, riportandone le opportune ricevute dall’ uffiziale comandante.”

A.Campani, dal Commissariato di Guerra, Firenze 19 novembre 1744

Tenuto conto che una libbra toscana era circa 350 grammi, ogni soldato ebbe 3,5 kg di paglia per fare da cuscino e 3,5 Kg di legna da bruciare nella fredda notte del dicembre marradese. In più un po’ d’ olio per friggere qualcosa. Insomma una vera miseria. Però moltiplicando per mille, quanti erano i soldati, si arriva a 10.000 libbre di paglia (35 quintali) altrettanti di legna e circa 11 litri d’ olio e a questo, oltre a 350 kg di pane, dovevano provvedere i marradesi. Si spese anche per alloggiare in qualche modo al coperto mille persone e per un buon soggiorno dei venticinque ufficiali, che non si potevano lasciare a dormire nella paglia con un pezzo di pane per cena.

 
Da Firenze il Commissariato di Guerra raccomandò al Cancelliere di Marradi di far firmare al Comandante delle truppe la ricevuta per quanto fornito, perché non potesse dire di essere stato trascurato.

“Dalle annesse copie di marce rotte (= ritirate) fattemi pervenire da questo Commissariato di Guerra vedrà Vostra Signoria il passo che devono fare da codesto luogo i due distaccamenti di truppe della Regina d’ Ungheria e Boemia ai quali vedrà di preparare tutto il bisognevole, con avvertire di riportarne all’ Uffiziale comandante le opportune quietanze per poi trasmettermele immediatamente dopo il passo delle medesime. Soprattutto invigili che le cose camminino a dovere e senza inconvenienti e frattanto accusi la ricevuta di questo mio ordine”.   
Firenze 20 novembre 1744
 
Alla fine fu avvisata la popolazione. Nel Settecento il modo più efficace per diffondere un annuncio era con il Tamburino o il Trombettiere. Costoro passavano lungo la strada, ogni tanto si fermavano e, dopo un rullo di tamburo o uno squillo, strillavano la notizia. Il Cancelliere ordinò che la gente nascondesse gli oggetti di valore e impedisse l’accesso alle cantine. Da quanto risulta nei documenti dell' archivio il Tamburino o il Trombettiere gridarono più o meno così:

 “Nascondete l’argento … calate il rame in fondo ai pozzi … murate le cantine … perché passano i soldati del Principe di Lobkowitz … ma non abbiate paura … perché vanno a sostenere le ragioni del Granduca nostro Signore … per il trono d’Austria e d’Ungheria”.

Poi il peggio passò ma i conti furono salati per tutti. I brisighellesi spesero per non suscitare l’ostilità dei Tedeschi, e i marradesi perché essi non erano ostili ma non si potevano lasciare a digiuno e all’addiaccio.

 
Stemma di Francesco Stefano di Lorena, Granduca e Imperatore d’Austria.

 
 

Chi vinse la Guerra di Successione Austriaca?
Il Granduca Francesco Stefano di Lorena, il 14 settembre 1745 divenne imperatore d’Austria, e il Granducato fu amministrato da Vienna come una provincia dell' Impero. Nel 1765 la Toscana passò al figlio Leopoldo, che tornò a risiedere a Firenze.

 
Bibliografia
Documenti dell’Archivio storico del Comune di Marradi, filza degli anni 1743 – 45. Antonio Metelli Storia di Brisighella e della Val d’Amone.