Lanfranco Raparo, Marradi

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martedì 12 maggio 2026

La visuale dalla Colla di sant'Ilario

Il Passo fra Marradi e Palazzuolo

Ricerca di Claudio Mercatali

  

Sant’Ilario è un personaggio da leggenda, della prima cristianità. A Galeata (Forlì) ne rivendicano la nascita che sarebbe avvenuta nel 476. Secondo i galeatesi S. Ilaro o Ellero fu asceta ed eremita e vicino al paese fondò l’abbazia di Sant’ Ellero, dove secondo loro c’è la sua tomba. Predicatore e camminatore instancabile, percorse buona parte della Romagna Toscana.

  



E’ patrono di Galeata e di Lugo di Romagna. Si festeggia il 15 maggio. Le vaghe notizie su di lui emergono dalle nebbie dell’ Alto Medioevo e da quelle ancora più fitte dei secoli prima. Dunque bisogna prenderle così come sono. Però questo frate un po’ scalcagnato ha un non so che di simpatico e forse per questo è ancora oggetto di culto popolare. In maggio a Galeata la sua chiesa è meta di pellegrini, che scendono nella cripta per ricevere la benedizione per la guarigione dal mal di testa. La tradizione popolare immagina che la cripta sia la cella dove S.Ellero pregava e al foro nella sua volta i fedeli accostano il capo porgendosi alla benedizione per essere sanati dalle emicranie.

 


Di sicuro passò anche qui da noi da quella che appunto si chiama Colla di Sant’ Ilario e mena da Marradi a Palazzuolo. Al Passo, nella villa Andreani, c’è ancora una stanzina con un suo quadro antico. Secondo il ricordo di una signora di Palazzuolo la villa era l’ arrivo delle processioni fatte per “chiedergli l’acqua” ossia per invocare la pioggia e suo babbo quando era bambina la mandava a pulirla prima che arrivasse il prete. Altri mondi.

Dalla Colla verso Marradi si vede il Lavane, il monte più alto del territorio, con i suoi 1242m e la vetta tripla. La visuale è ampia e gratifica lo sguardo in tante situazioni, come si vede in tutte queste foto. 



Questa zona dell’appennino è di incontro fra due venti: se prevale la Tramontana il cielo è sereno e la giornata è fredda. Se prevale la Corìna, che spira da sud il cielo è nuvoloso, è caldino ma l’aria è umidiccia.


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Di solito la temperatura cala con la quota ma a volte succede il contrario. Se di notte è molto freddo l’aria umida a contatto dei suoli del fondovalle forma la nebbia. All'alba la vetta dei monti si scalda prima dei fondovalle e si verifica  “l’inversione termica” ossia in quota la temperatura cresce.


Il sito era importante nell’Alto medioevo, perché la Colla di Sant’Ilario e il Poggio di Santa Lucia, che è accanto, sono a metà strada fra il Castellone di Marradi e la Roccaccia di Palazzuolo.



Qui c’è un’ampia visuale che favoriva il controllo del territorio al tempo degli Ubaldini e dei Pagani di Susinana. Ecco qui accanto Santa Lucia, protettrice della vista, che un po’ perplessa regge due occhi in questo quadro di Francesco del Cossa (Bologna, 1436 – 1478).


In pratica se qualche suo parente accendeva un fuoco o gli faceva qualche segnale con il fumo, Maghinardo Novello degli Ubaldini dal suo castellare al Frassino poteva sapere se qualche ostile milizia fiorentina valicava il Passo della Faggiola o saliva da Marradi. Altri mondi.

 

Nel settembre 1916 passò di qui anche Dino Campana, di ritorno a Marradi da Casetta di Tiara, che scrisse a Sibilla Aleramo:

 “Mi sono messo in viaggio questa mattina con un tempo magnifico e per tutta la mattina ho pensato a te come per raccoglierti intorno gli ultimi splendori della bella stagione nei prati umidi, un verde intenso di velluto …”

 Tutto questo pian piano svanisce con il tempo, perché i secoli non passano invano. Però il futuro si sogna, il presente si vive e il passato si deve ricordare.






sabato 24 settembre 2022

Il nome di Giano

Quando la visuale 
dà il nome a un  posto
Foto di Claudio Mercatali



Giano (janus) era la divinità romana dal doppio volto, che poteva guardare di qua e di là. Da noi il nome deformato è tipico delle località che hanno una doppia visuale, su due versanti oppure a destra e a sinistra per largo tratto. E’ così anche in molte altre parti d’Italia, per esempio a Roma il Gianicolo è un colle dove si vede un ampio panorama.

Ci sono tanti esempi: Cà d’Zènn (a Marradi, lungo via Francini) e Mont Zènn (Monte Gianni) hanno il nome derivato da janus, Giano e non da Gianni, che in romagnolo si dice zvàn. Da Loiano (locus janus) si vede la valle del Lamone dal Castellone al castello di San Cassiano, da Luiano la valle di Campigno dallo spartiacque fino quasi a Biforco, dalla villa di Beccugiano si gode di una visuale incantevole della vallata, così come da Grisigliano, che è lì di fronte, o da Piangiano, al confine con Tredozio.

30.01.2019

Dunque volendo fare delle foto di ampia visuale un sito con il nome che termina in “giano o iano” è quello che ci vuole. Queste che seguono sono panoramiche scattate dal Passo di Beccugiano in diverse situazioni.



                                          20.11.2020


Dal Passo c'è una visuale di 10 - 15 Km verso la fattoria di Galliana, ultimo rifugio dei Galli Boi ventitre secoli orsono, quando i Romani risalirono la valle come la nebbia, e colonizzarono tutto il fondovalle.


12.12.2020


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Però la visuale più interessante per le fotografie è quella verso ovest, all'inizio dei campi della Villa di Beccugiano.


20.11.2021

La villa della fattoria  fu cartografata già nel Cinquecento dai geometri dei Granduchi di Toscana, perché era oggetto di un contenzioso confinario con lo Stato Pontificio, che ne rivendicava la sovranità.



05.04.2021


Non si conoscono i motivi della contesa, però dai documenti dell'Archivio storico di Marradi e dell'Archivio di Stato di Firenze risulta che i disguidi e i dispetti durarono fino alla metà del Settecento, quando furono risolti con una rettifica confinaria fra i due stati lungo la valle del Lamone, e la fattoria venne assegnata al Comune di Marradi.



07.04.2021


Una nevicata tardiva sui campi appena arati. 



18.07.2015


Sono buffi i girasoli! Sembra che si siano messi d'accordo per stare tutti girati allo stesso modo.






05.09.2015


Le piante non fioriscono per piacere agli umani ma per produrre i semi.
Dopo il fiore diventa inutile. Com'è brutta la vecchiaia!





21.03.2019


E' il primo giorno di primavera. Il sole tramonta dietro ai monti di Gamberaldi. I campi sono pronti per la semina.





23.09.2020


Comincia l' autunno. C'è un tempaccio dietro ai monti di Gamberaldi. Nei campi sono rimaste le stoppie, dopo il raccolto.




12.12.2019












15.03.2021





15.09.2018












23.11.2025












06.02.2026













giovedì 12 maggio 2022

L'arcobaleno

La bellezza dell’effimero
Fotografie di Claudio Mercatali


Secondo il mito gli gnomi nascondono una pentola d’oro alla base dell’arcobaleno e dunque arrivando al momento giusto si diventa ricchi. La scienza è meno fantasiosa e spiega che questo è un fenomeno ottico dovuto alla dispersione della luce solare in un cielo ancora fradicio a causa di una recente pioggia.



In pratica la luce solare entra nella goccia, la percorre, viene riflessa all’indietro ed esce. In questo percorso le varie lunghezze d’onda che la compongono si separano (si dice che vengono rifratte) e quando escono formano una banda di colori. In ogni arcobaleno il colore blu – violetto è interno e il rosso è all’esterno. Però se c’è un arco doppio nel secondo i colori sono invertiti.



Un arcobaleno sopra San Martino
 visto da Popolano








Da Sant'Adriano verso Marignano


Sotto: l'imbocco della strada per Modigliana






Non ci sono regole precise per fotografare un arcobaleno ma è meglio se il sole è basso così i raggi percorrono un tratto più lungo nell’aria umida.

 


Il vento favorisce il fenomeno perché nebulizza le gocce d’acqua. Le valli del Lamone e dell’Acerreta e anche le altre accanto offrono tanti scorci di visuale e sono adatte per fotografare gli arcobaleni.



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Sopra: Zana, 2 Km verso Modigliana


Il valico del Monte Beccugiano è una delle entrate nella valle Acerreta. Da qui si vede un bel panorama verso la valle del Lamone.









Sessana è la prima fattoria che si incontra scendendo il cosiddetto Torretto.






Questo arcobaleno doppio parte dal podere Il Poggiolo, sopra ad Abeto. Andrò a vedere se gli gnomi hanno lasciato qualcosa.






Gerbaròla (acerbina) che si vede là in fondo è una delle più belle fattorie di Lutirano.







Badia della Valle è un ex convento millenario. L’arcobaleno si vede appena sulla destra, proprio sopra al Passo della Collina, dal quale si va a Tredozio.


27.11.2021
L'arcobaleno visto dalla zona della stazione ferroviaria di Marradi.





Il podere Funtana Quéra è alla Badia del Borgo. A volerlo proprio tradurre il nome sarebbe Fontana chiara (o Fonte bona com'è nel Catasto Leopoldino) però il cartografo dell'IGM a fine Ottocento non conosceva il romagnolo e lo trascrisse come Fontana Tevere, che non significa niente.


Al Passo dell'Eremo c'è una visuale ampia verso ovest.



La chiesa di Cardeto










Monte Colombo, Marradi











Abeto









La valle Acerreta vista da Lutirano verso il Molino di Veriolo


La valle Acerreta al confine con Modigliana. Al centro in basso la chiesa di Santa Reparata, in alto nell'
arcobaleno, il podere Casalino.



Marradi: il campanile della chiesa di San Lorenzo e il Ponte Grande sul Lamone.


Biforco visto dai campi dietro al Monastero dell'Annunziata.


Marradi, via Dino Campana.


Trebbo di Val della mèda. A sinistra, lontanissimo, si vede Ronchi di Berna (La Sambuca) dove piega l'arcobaleno, a circa 20 km in linea d'aria.




Galliana dal Passo del Beccugiano
(Il Torretto)