Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi
Visualizzazione post con etichetta Emeroteca La Nazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Emeroteca La Nazione. Mostra tutti i post

giovedì 1 maggio 2025

1908 La stampa locale

Gli articoli sui giornali
più letti a Marradi 
e a Palazzuolo

Ricerca di Claudio Mercatali



Nei primi anni del Novecento i Marradesi e i Palazzuolesi potevano leggere diversi giornali, alcuni toscani e altri faentini. (a volte ci sono dei vantaggi a essere sul confine di due regioni). Il quotidiano La Nazione (1859) già ai tempi di Firenze capitale arrivava con la diligenza, così come Il Lamone poco dopo e il Messaggero del Mugello. A fine secolo arrivarono Il Piccolo e Il Popolo. C'erano anche i periodici come Il Vero Operaio, un foglio clericale oltre misura, distribuito in ambito parrocchiale. Un articolo è proprio qui di seguito. Che cosa lessero i nostri bisnonni nelle cronache del 1908? Leggiamo anche noi:

6 gennaio 

 A Palazzuolo i Socialisti 
non si erano mai presentati in piazza …

12 gennaio

Il secondo tentativo di comizio socialista a Palazzuolo andò meglio ...



Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire
a tutta pagina



29 marzo

Dietro interessamento del conte Giovanni Gucci Boschi, deputato di Faenza, le Ferrovie concedono un treno merci con carrozza per viaggiatori.






26 aprile  

Clicca sull'immagine


21 giugno


A Palazzuolo un giovane non si toglie il cappello al passaggio della processione del Corpus domini e un fedele si offende …






5 luglio

A Marradi ci sono le elezioni 
amministrative parziali



8 luglio

La Fanfara ciclistica La Giovane Marradi era una società sportiva che organizzava dei giri in bicicletta con tanto di musica, suonata pedalando (!). 


Le fanfare consorelle, di Faenza e Borgo San Lorenzo oggi si danno appuntamento a Marradi …




16 luglio

Filippo Zacchini viene eletto sindaco. C’è qualcosa che non va: è un Repubblicano dell’Estrema e il 5 luglio ha vinto una lista di clerico moderati …



26 Luglio

Zacchini nomina la nuova Giunta …




15 agosto

Zacchini si dimette. Al suo posto viene eletto l’avvocato Giuseppe Baldesi, un moderato, liberale o clericale a seconda delle sue convenienze.


9 agosto


A Palazzuolo dura ancora la polemica per l’atto irriverente di Giuseppe Piani alla Processione del Corpus Domini.

9 agosto

Arrivano i redattori del Corriere della Romagna Toscana, un periodico che pubblica notizie su Marradi. Oggi non si trova più nemmeno nelle biblioteche più fornite.



23 agosto


A Palazzuolo si festeggia il quattordicesimo anno di attività della Cassa Rurale, la piccola Banca Cooperativa del paese.


6 settembre


Pietro Nenni, all’epoca giovane dirigente Repubblicano, pubblica sul giornale del partito un editoriale contro l’insegnamento della religione a scuola.



6 settembre

L'Ottavario è una serie di esercizi 
devoti con la quale si continua per otto giorni  a celebrare un mistero o una fede.






7 novembre

Galileo Chini zittisce l’assessore 
Vicini di Faenza che aveva 
criticato un busto scolpito da Rodin …




8 novembre 

Si pensa di costruire una linea telefonica da Marradi a Ronta (verrà inaugurata nel 1914)

9 novembre

Si inaugura il nuovo asilo infantile di Marradi.







29 novembre

Ancora sull'inaugurazione
dell'asilo di Marradi


6 dicembre

A Marradi Sta per cominciare l’attività della filanda Guadagni – Nati – Vespignani




27 dicembre

Ancora per la Cassa Rurale di Palazzuolo




mercoledì 24 agosto 2022

1892 Il duro lavoro degli operai nella ferrovia Faentina

Tensioni e incidenti a Marradi
ricerca di Claudio Mercatali






Il 1892 fu un anno senza eventi storici particolari ma qui da noi fu importante. Stava per essere completata la costruzione della Ferrovia Faentina, inaugurata nella primavera del 1893. Il Comune era pieno di operai forestieri a volte in agitazione sindacale o comunque tesi per la durezza dei lavori nelle gallerie e nelle cave. Questa situazione andava avanti da tempo e aveva stravolto la quiete del paese, ma era fondamentale per l'economia. Le tensioni crescevano a vista d'occhio con l'avvicinarsi della fine dei lavori, perché alle migliaia di operai era chiaro che sarebbero stati licenziati. Leggiamo:




Clicca sulle immagini
per avere
una comoda lettura






Nell'ultimo decennio del Novecento gli unici settimanali in vendita a Marradi erano Il Lamone (foglio del Partito Repubblicano, sez. Faenza) e Il Messaggero del Mugello, edito dalla Tipografia Mazzocchi di Borgo S.L (di stampo cattolico e liberale).



C'era già il quotidiano La Nazione, che però pubblicava solo notizie locali di un certo rilievo, come questa.


L'evento tragico qui descritto ebbe anche una eco nella stampa nazionale e fu oggetto di una interrogazione alla Camera dei Deputati.





Il fatto tragico descritto prima non ebbe seguito e i cantieri della Faentina uno alla volta chiusero senza incidenti. I periodici locali ripresero a pubblicare le solite notizie sulla vita di paese.

Da pochi anni il Primo Maggio era giorno festivo.




Le legge elettorale in vigore nel 1892 prevedeva il cosiddetto "rinnovo del quinto" ossia ogni anno un quinto dei consiglieri veniva estratto a sorte e sostituito con nuove nomine, dopo un apposito turno elettorale. 


Pedrizzi, reduce delle patrie battaglie risorgimentali, aveva scelto Biforco come sua residenza pur non essendo originario di qui. 












sabato 14 settembre 2019

25 marzo 1892 Un grave fatto di sangue a Marradi

Degenera una rissa fra paesani
e operai della ferrovia
ricerca di Claudio Mercatali


Negli anni dal 1885 al 1892 i lavori per la costruzione della ferrovia faentina fecero arrivare a Marradi un gran numero di operai. Il paese era in pieno fervore per la presenza di tutta questa gente e naturalmente non mancavano i problemi, perché queste presenze sconvolsero le tranquille abitudini e provocarono molte tensioni.


Si toccò il culmine nel 1892, quando i lavori del tratto Marradi - Crespino erano ormai al termine. Lungo i dieci chilometri che separano questi due paesi erano alloggiati duemila o tremila operai, nelle baracche dei cantieri e soprattutto presso le case coloniche.



Clicca sulle immagini per avere
una comoda lettura

Ogni tanto gli operai scendevano in paese e nel gran via vai non è difficile immaginare le tensioni e le liti che scoppiavano. I duri turni di lavoro e la certezza che i lavori ormai erano alla fine e si avvicinava il momento del licenziamento contribuivano a innervosire le persone.


Alla fine avvenne il fatto grave. In un primo momento le autorità chiesero alla stampa di riportare la notizia senza darle rilievo, per evitare altre tensioni. Però la voce si era diffusa in tutto il Mugello e, come capita in questi casi, la mancanza di notizie certe aveva contribuito ad ingigantire il fatto, che già di per sé era gravissimo. 

 
Allora le autorità, constatato che l'intento aveva sortito l'effetto contrario, invitarono i periodici locali a fornire il racconto dettagliato di quanto era successo.  Il Messagero del Mugello inviò un corrispondente a Marradi, che scrisse l'articolo qui sopra. Leggiamolo. 
 






I Carabinieri arrestarono Giuseppe Pazzi e Giuseppe Bandini, due biforchesi che si ritenevano implicati nel fatto, ma apparve subito evidente che le persone coinvolte erano molte di più e in pratica era successo un mezzo tumulto. Uno dei tre uccisi era Ernesto Chiarini di Biforco, che fu sepolto a Cardeto con qualche apprensione delle autorità, come si legge nell' articolo della Nazione che è qui sopra. Gli animi dopo il funerale non si placarono e la notizia dei fatti di Marradi ebbe un'eco anche nella stampa nazionale.
 






Il deputato del nostro collegio, l'on. Brunicardi fece addirittura un' interrogazione al Ministro dell' Interno, per sapere quali misure si intendevano prendere per garantire l'ordine pubblico a Marradi. Ecco qui sopra come riporta la notizia un giornale piemontese. Poi piano piano si tornò alla normalità. Nell'aprile 1893 la ferrovia fu ultimata e inaugurata. Tutti gli operai se ne andarono e si perse la memoria di questo fatto.

sabato 19 novembre 2016

1874 I disordini in Romagna

Gli anarchici cercano 
di occupare Bologna
 ricerca di Claudio Mercatali





La Lega Internazionale dei Lavoratori fu un'organizzazione di Anarchici, Socialisti e Mazziniani fondata nel 1867 a Londra e attiva fino al 1874.

La sezione italiana nacque nel 1868 in seno a gruppi anarchici, autonomisti e repubblicani, su iniziativa di Michail Bakunin. Dopo l' entusiasmo iniziale Mazzini si fece da parte, ostile agli sviluppi marxisti dell' organizzazione. Marx dopo l'iniziale appoggio definì la Lega:

"un gruppo di spostati, rifiuto della borghesia, buoni a giocare al biliardo al bar, medici e avvocati senza clienti in cerca solo di carriera e di scampo".

Dunque alla fine in questo partito rimasero soprattutto gli anarchici. Tra i fondatori della sezione italiana della Lega c'erano Carlo Cafiero, Errico Malatesta e Andrea Costa.
 Nel 1874 gli anarchici internazionalisti misero a punto un piano per occupare Bologna, nella speranza di estendere la rivolta a tutta l’Italia (in fondo una cosa del genere l'aveva fatta anche Garibaldi vent'anni prima ...).
Il piano prevedeva che mille rivoluzionari, tra cui Errico Malatesta, Carlo Cafiero, Andrea Costa e Napoleone Papini, divisi in due gruppi sarebbero entrati a Bologna, dove li avrebbe attesi Michail Bakunin.


 



La Nazione, 
9 agosto 1874



Il 5 agosto Andrea Costa fu fermato e arrestato. Il giorno seguente circa duecento rivoluzionari, anziché i mille previsti partendo da Imola si diressero verso Bologna, abbattendo la linea telegrafica, rompendo i binari e fermando i treni. Il piano fallì perché la polizia, messa al corrente dei preparativi da alcuni informatori, intervenne e bloccò sul nascere l’iniziativa degli anarchici. Molti si dispersero e altri furono arrestati, tra questi Errico Malatesta, Napoleone Papini e Carlo Cafiero. Bakunin fuggì a Lugano travestito da prete.

Dopo il fallimento dei moti di Bologna (1874) il gruppo si sciolse. Andrea Costa fondò il movimento socialista italiano e diventò deputato. Carlo Cafiero si chiuse su posizioni radicali ed intransigenti.

........................................

Bakunin a Bologna? D'intesa con gli anarchici romagnoli? Il 4 agosto 1874 il questore di Firenze preoccupato e un po' minaccioso scrisse una lettera a Marradi: 

 
Michail Bakunin

 



 
Firenze 4 agosto 1874
Riservata personale  Urgente


Al Signor delegato 
di pubblica sicurezza
di Marradi

Prego la S.V. a voler rimettere al più presto possibile e non più tardi del giorno 9 una Nota nominativa di tutti quelli individui di Marradi nella di Lei giurisdizione che le resultassero come i Caporioni più influenti del Partito Internazionale. Di costoro vorrà pure comunicarmi un qualche cenno biografico con la indicazione precisa della loro dimora e intanto la S.V. procurerà di attivare a loro riguardo una cauta ma indefessa sorveglianza onde Essa possa essere pronta a perquisirli e al bisogno arrestarli non appena riceverà da me gli ordini opportuni.
 Il Questore

  
Il Delegato di pubblica Sicurezza in servizio a Marradi ripose prontamente al Questore:
 

lì 7 agosto 1874
Oggetto: Internazionale
Riservata

All' Illmo Questore di Firenze


Non trascuro tempo alcuno per porgere alla S.V. Illma riscontro alla Nota al margine segnata relativa alla richiesta di notizie fattami sui caporioni che potessero esservi in questa mia giurisdizione del partito Internazionale.
I sentimenti internazionali non regnano certo in alcuno di questi abitanti giacché pochi sono coloro che si occupano di politica e dal più ricco al più proletario non si tralascia in ogni circostanza di far mostra piuttosto di sentimenti clericali all'eccesso senza però avere il coraggio civile di farsi pubblicamente propugnatori di simili idee.





Con tali mie convinzioni confermate anche dagli atti ufficiali dei miei antecessori non posso che dispensarmi dal rimettere qualsiasi elenco dei caporioni i più influenti del Partito Internazionale che non esiste.
Havvi però una classe di gente temibile la quale non attenderebbe che di compiere chiaramente un tentativo insurrezionario o nella limitrofa città di Faenza o in Firenze per sfogare i propri intendimenti che sono quelli della rapina spiegati con sentimenti repubblicani e questa classe di gente appartiene per fortuna a persone pregiudicate e ammonite che non cessano mai di essere regolarmente sorvegliate da me e dall' arma dei Carabinieri al punto direi quasi da non azzardarsi a tentare qualsiasi fatto perché certi di non andare impuniti.
Per costoro mi riservo di fare alla S.V. Illma alcune proposte per domicilio obbligatorio non appena avverrà che essi contravvengano alle ammonizioni inflittegli o si rendano responsabili di qualche atto che possa turbare l'ordine e la tranquillità pubblica.

Il Delegato     G. Astolfi



Nella filza della Pubblica Sicurezza del  1874 c'è un fascicolo per ognuno degli ammoniti e dei pregiudicati di cui dice il Delegato Astolfi, ma sono tutti schedati per reati comuni: furto, truffa, grassazione, rissa, e non pare proprio che siano dei rivoluzionari.
  Il piano per occupare Bologna fallì, perché l'esercito accerchiò gli anarchici prima che entrassero in città e quando uno di loro sparò, i soldati risposero e ci fu un fuggi fuggi generale. Chi non fu arrestato si rifugiò sulle colline dell' Imolese e poi si disperse nell' appennino.

Il Questore di Firenze, messo al corrente di questo fatto, scrisse un'altra lettera al Delegato Astolfi, perché pattugliasse i monti alla ricerca dei fuggiaschi e il bravo funzionario si diede daffare e gli rispose così:



14 agosto 1874
OGGETTO: Bande armate
Disposizioni di servizio

Trovo del mio dovere di notificare alla S.V. Illma che nessun indizio si è potuto avere a tutt'oggi della presenza su queste montagne degli individui fuggitivi della Banda Armata dal territorio bolognese. 
Io non ostante non ho trascurato che anche nelle decorse notti 12 e 13 corrente mese pattuglie composte da 6 Carabinieri e comandate dal maresciallo Noè percorressero i monti Poggio di S.Lucia - Casetta di Sotto - Cignato - Vonibbio - Badia - della Valle - Lutirano - Cignano - Trebbana - Grisigliano e S.Adriano, partendo da qui alle ore 3 pomeridiane e tornando in residenza alle undici, come fecero anche oggi senza avere notizie alcune. Non mancherò in caso favorevole d'informare la S.V. Illma     



Però l'impressione suscitata dai fatti di Bologna era stata forte, per il Questore ma anche per la gente. Così quando un brigante cercò di entrare in casa di Giacomo Benericetti  ...



... un marradese inviò questa corrispondenza al quotidiano La Nazione, che la pubblicò nella cronaca locale e in paese la gente si allarmò.
Secondo il quotidiano gli anarchici si aggiravano per le campagne e la notizia pareva confermata anche dal Questore.




Allora il buon delegato Astolfi scrisse di nuovo al Questore:




23 agosto 1874

OGGETTO: Articolo 
comparso nel giornale
La Nazione N° 235


Questa mattina al giungere della posta giunsero anche i giornali consueti per questo paese fra i quali quello della Nazione in data d'oggi stesso sul quale vi si legge un articolo riguardante l'aggressione a domicilio in danno di Benericetti Giacomo di Poggio lungo, di cui tratta il mio rapporto alla S.V. Illma in data 20 c.m.
A parte che l'articolo stesso sia poco veritiero nel raccontare il fatto in generale, viene chiuso con le seguenti parole: "Si dubita che i compagni dell'arrestato siano due sbandati della comitiva internazionalista che invase giorni orsono gli appennini".
Ciò fece cattivissima impressione nel pubblico e vi furono financo persone che attribuirono una tale inserzione a codesto onorevole Ufficio.
Mentre per parte mia ho trovato conveniente di escludere che simili indicazioni possano essere state attinte in codesta Regia Questura. Riferisco quanto sopra alla S.V. Illma pregandola di volersi compiacere , quando lo creda opportuno, all'oggetto di cancellare le cattive impressioni provate da questa popolazione di invitare la direzione del giornale stesso a descrivere i fatti tenendosi alla pura verità
 Il Delegato G. Astolfi      


Il delegato Astolfi aveva ragione perché il "rapinatore" di Poggiolungo era solo un ladro campagnolo. I tanto temuti anarchici in paese non si videro, perché si dispersero nei monti. Poi l'Organizzazione Internazionalista si sciolse, la gente non parlò più degli anarchici e in paese tornò la tranquillità.


Fonte: Archivio storico del Comune di Marradi