Lanfranco Raparo, Marradi

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sabato 6 agosto 2022

La Cassa Rurale di Fognano

Un prestito 
dal parroco 
banchiere

Ricerca di Claudio Mercatali



Ai primi del Novecento la maggior parte delle persone della nostra zona viveva in ristrettezze e non poteva dare garanzie per un credito bancario. Per affrontare questo problema la Chiesa Cattolica si fece promotrice di tante piccole banche, che spesso avevano sede nelle canoniche e erano amministrate dal prete. Erano società cooperative in nome collettivo, cioè i soci facevano fronte personalmente ad eventuali ammanchi o rovesci.







La storia di questi mini istituti è stata descritta tante volte qui nel blog e chi volesse rinfrescarsi la memoria potrebbe leggere gli articoli del tematico alla voce Archivio delle banche. C'era una Cassa Rurale a Palazzuolo, a Tredozio, a Lutirano, a Sant'Adriano e anche a Fognano, come state per leggere. Oggi ci occuperemo di quest'ultima in un modo un po' insolito, cioè lasciando la storia vera e propria alle immagini e il fatto quotidiano a un noto racconto di Pino Bartoli, forse un po' inventato ma piacevole da rileggere ogni tanto:

E banchìr
(da Fuochi sulle colline, di Pino Bartoli)

" ... La Nerina era diventata una parrocchiana di primo piano nel senso lato della parola, perché aveva cura di prendere sempre posto nella prima fila di panche. Se ne stava tutta compunta, a testa bassa, e non passava domenica senza che si accostasse ai sacramenti. La preparazione spirituale della ragazza era completa quando si recò alla Cassa Rurale ...


- Don Antonio ... -

Il prete sollevò la testa dai suoi "messali" pieni di nomi e di cifre sorpreso di essere chiamato con il suo vero nome. Ormai da tempo era per tutti don Birzighèn.

- Don Antonio sono venuta per un piccolo prestito ... -








La Nerina era sola, senza altra dote che la sua bellezza. Non aveva né un ronco né un pezzo di casa ma per don Antonio erano queste le pecorelle che meritavano di essere aiutate e non pensò per niente al pericolo che poteva rappresentare un prestito senza alcuna garanzia. Si preoccupò invece quando la Nerina, rossa e confusa, sussurrò la cifra di cui aveva bisogno.


- Cinquemila lire? Ma dì, sei matta? Cosa vuoi "spularmi" la Cassa? Ma che cosa ne devi fare di tutti questi soldi? -

Doveva sposarsi, la Nerina, con Cencio, un disperato come lei ...

- E va beh ... ma cinquemila lire sono baiocchi, cara mia ... Non ti bastano che so ... mille ... duemila ... -

- Non ho niente don Antonio ... niente. Sono povera e nuda come Gesù Cristo ... -

E per meglio dimostrare quanto fosse nuda, si aprì con fare innocente la camicetta scoprendo un tesoro di tette da ributtare di colpo gli occhi annebbiati del prete sui registri.

- Dai, dai chiudi lì quella roba, che non ti venga un raffreddore. Chiudi, che adesso vedremo che cosa si può fare ... -


Si accommodarono su un prestito di tremila lire, sebbene Nerina cercasse di rialzare la cifra, lasciando che sul piano dello sportello si accucciasse, con la morbidezza di un gatto soriano, tutto il suo ben di Dio nella studiata cura che usò nel firmare la cambiale.



- Sessanta giorni ... Hai capito? Sessanta giorni. Di più non posso concederti Ci sono altri come te che hanno bisogno di essere aiutati. E sìì puntuale, mi raccomando ... -

E venne la scadenza. E la Nerina fu puntuale. Birzighèn alla sua vista se ne uscì con un respirone di sollievo che adombrò il vetro dello sportello e gli fece recitare una muta preghiera verso San Tommaso, protettore dei banchieri.

- Eccomi qua, don Antonio ... -

- Brava, brava ... è un po' che non ti vedo. Come mai non sei più venuta a Messa? -

- E sa come succede don Antonio ... il matrimonio ... debbo prepararmi ... comprare tanta roba ... -

- Con i miei soldi, pensa Birzighèn - fortuna che è tornata ... -

E ad alta voce:

- Ecco qua la cambialina, cara la mia bella Nerina ... -

e ride per la rima improvvisata, fa il galante il prete severo che in tutta la sua vita ha avuto per amore quello verso Dio e quello verso la sua Cassa ...

- Ecco qua ...-

Posa la cambiale sul banco.

- Fate un po' vedere se scade proprio oggi ... -

La Nerina prende la cambiale, la scruta attentamente, poi si slaccia velocemente la camicetta e infila il candido foglio fra le tette come se fosse un fazzoletto di batista.

Don Birzighèn è di sasso. Si riscuote.

- Beh! Ma dico! Cosa fai? Sei diventata matta? Dammi qua ... -

Si sbraccia don Birzighèn, poi si infila nel buco dello sportello allungandosi come un lombrico ...

- Avanti, su prendetela, avanti dunque ... -

Il parroco protende la mano e infila le dita in quella carne viva palpitante. La ritira di colpo come se avesse toccato il fuoco dell'inferno.

- Su dunque ... di che cosa avete paura? -

Sorride la Nerina. Sa che il prete, quel prete, non avrebbe rischiato la perdizione eterna frugando in quell' oasi peccaminosa.
- Grazie don Antonio, vi rifarete con altri ... con quelli che hanno più di me ... io ho solo queste cose che a voi non piacciono ... almeno prendete questo ... e afferra il prete per le orecchie stampandogli un bacio con lo schiocco sulla guancia ... ".


venerdì 6 agosto 2021

La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Fognano

Un Ente di assistenza
anche per le necessità delle donne
ricerca di Claudio Mercatali

  

Perché gestire una Società di Mutuo Soccorso a Fognano in aggiunta a quella di Brisighella, attiva dal 1879? 
I due paesi distano solo quattro chilometri. Il fatto è che questa frazione si sentiva trascurata dal capoluogo e lo scontento alimentava la sfiducia e il campanilismo. Nella stampa locale dell' epoca ci sono decine di articoli che danno voce a questi malumori e nel  1907 Fognano chiese anche di formare un comune in proprio. Non lo ottenne e nacque lo sfottò dei brisighellesi: A Fugnân i avrà e comôn quant ch' el guerz e farà i limôn.


I delegati al Congresso del 1880


Può darsi che la Società di Mutuo Soccorso di Fognano sia stata fondata in contemporanea con quella di Brisighella, o sia più vecchia, perché nell'ottobre 1880 partecipò al secondo Congresso delle Società operaie di Bologna e pare già attiva da tempo.

I Soci fondatori erano quasi tutti dei mazziniani di spirito libertario e risorgimentale, con diversi Repubblicani e qualche Socialista.


Nel dicembre 1885 una Delegazione della Società partecipò ai funerali di don Giovanni Verità, a Modigliana.
Era un prete mazziniano, che salvò Garibaldi in fuga nel 1949. Scomunicato, chiese il rito civile e il funerale di un prete senza preti già dà l'idea dell'aria che tirava a Modigliana in quei giorni.






Una delle più tipiche iniziative delle Società di Mutuo Soccorso era la fondazione e la gestione di Enti cooperativi o assistenziali. Qui accanto si parla della fondazione di una scuola o doposcuola a Fognano.


In questo articolo del 1886 un dirigente della Società polemizza con l'amministrazione comunale di Brisighella, rea a suo dire di trascurare le necessità dell'istruzione per quelli di Fognano.





Clicca sulle immagini
per avere una comoda lettura










Il forte spirito anticlericale dei Soci si manifestava spesso. Era dovuto anche al fatto che la Stato Pontificio, cessato da non molto, era stato un ostacolo per l'Unità d'Italia. 


All'epoca i Repubblicani, specialmente quelli romagnoli erano abbastanza contestatori e venivano tenuti sott' occhio dai Carabinieri e dalla Pubblica Sicurezza. 


Però non dobbiamo dimenticare che il Regno d'Italia nell'Ottocento fu sempre democratico, e le Società di Mutuo Soccorso erano legali e riconosciute anche negli atti della Gazzetta Ufficiale.

I contrasti fra laici e cattolici furono sempre aspri, però non giunsero mai ad una rottura definitiva. Ecco qui accanto una celebrazione del Primo Maggio fatta in comune, con tanto di sfilata.






L'iniziativa più interessante della SOMS di Fognano fu la fondazione di una Società di Mutuo Soccorso femminile, avvenuta nel 1901.



Questo è lo Statuto originale, un atto da leggere per intero perché sembra scritto l'altro ieri e non 120 anni orsono.




Per approfondire sul Blog

Digita nella casella di ricerca "Società di Mutuo Soccorso di ...  Brisighella, Marradi, Tredozio" oppure "Cassa rurale di ... Palazzuolo, S.Adriano, Lutirano, Tredozio".








venerdì 18 dicembre 2020

1424 L'imboscata di Fognano

I popolani aggrediscono 

il capitano Niccolò Piccinino

al servizio dei Fiorentini

Ricerca di Claudio Mercatali


Niccolò Piccinino


Nel 1424 il Comune di Firenze cercò di conquistare la Romagna. Ogni cosa era stata predisposta con cura: c’era una fitta rete di alleanze con i signori locali e un forte esercito schierato a Zagonara, un sito appena fuori a Lugo di Romagna. Si doveva affrontare in una battaglia campale Filippo Maria Visconti, che aveva le stesse mire. Era un confronto diretto fra Firenze e Milano, per decidere una volta per tutte chi doveva prevalere. Le cose andarono male per i Fiorentini, tanto che la loro storiografia glissa parecchio su questo episodio e pur non potendo ignorarlo, è abbastanza avara di particolari. Perciò conviene fare riferimento allo storico Flavio Biondo, che ci narra i fatti visti dalla parte dei Milanesi vincitori. Ecco qui una sintesi da uno studio dello storico Marco Cavalazzi:

 

La battaglia di Zagonara



Da “Historiarum ab inclinatione Romanorum imperii decades” (Le decadi storiche dal declino dell'impero romano di Flavio Biondo, storico e umanista italiano del Rinascimento.

 


28 luglio1424


I Forlivesi assediati da Carlo Malatesta chiesero aiuto a Filippo Maria Visconti, che mandò in Romagna 4000 cavalieri e 1000 fanti, comandati da  Angelo Della Pergola. Alberico da Barbiano, al servizio dei Fiorentini,, decise di chiudersi con pochi in Zagonara e Angelo Della Pergola l’assediò e diede l’attacco al castello da due fronti, notte e giorno. Accortosi che Alberico contava soprattutto sulla difesa fornita dall’acqua nei fossati del Castello, la fece defluire. Messo così alle strette Alberico patteggiò con Angelo Della Pergola una tregua di quattro giorni e avvertì Carlo Malatesta e i Fiorentini che se non fosse stato soccorso con urgenza avrebbe dovuto arrendersi.


Al tramonto del terzo giorno di tregua Carlo Malatesta diede l’ordine di partire con i soccorsi ma all’improvviso si scatenò un nubifragio che durò tutta la notte, impacciando nel buio e nel fango i cavalieri e rendendo penosa la marcia della fanteria. All’alba Carlo ricompose le fila, molti erano rimasti indietro per il maltempo, ma ordinò comunque l’avanzata. Della Pergola fece allora rompere gli argini del canale derivato dal Senio nei pressi di Maiano.

Carlo Malatesta, quando giunse non trovò un posto asciutto in cui schierare l’esercito, ma ordinò l’attacco, che non riuscì. I Fiorentini si ritrassero, alcuni fuggirono e Angelo della Pergola, con un contrattacco li travolse.

Carlo Malatesta cadde da cavallo e venne fatto prigioniero. Filippo Maria Visconti avrebbe potuto fare prigionieri tutti i Fiorentini se si fosse spinto avanti, ma non capì quale grande occasione gli si era offerta.

L’esercito fiorentino, travolto, fuggì in disordine verso la valle del Lamone e quando la notizia giunse a Firenze in città si diffuse il panico. Si temeva che i Visconti potessero invadere il Mugello  e in fretta si allestì un nuovo esercito, con i resti di quello vecchio e tante milizie fornite da tutti i comuni toscani legati a Firenze. C’era anche una milizia di cinquanta cavalieri e altrettanti fanti provenienti da Marradi, condotti da Ludovico Manfredi, signore del Castellone. Il comando di tutte queste genti venne dato al capitano di ventura Niccolò Piccinino, che lentamente scese da Marradi verso Brisighella per contrastare Angelo della Pergola, che stava devastando le colline. Il Piccinino non aveva la forza per ingaggiare una battaglia campale di rivincita e si limitava a fare terra bruciata davanti ai Milanesi che risalivano la valle del Lamone.


Il ponte per Campiume a metà dell'Ottocento


Nel corso di una di queste operazioni giunse a Fognano e con l’avanguardia passò il Lamone a Campiume, di fronte al paese. Aveva dato ordini precisi, perché il grosso delle sue milizie guarnisse il ponte che poi avrebbe dovuto ripercorrere tornando indietro. 



Era il gennaio 1425, le milizie fiorentine avevano bisogno di rifornimenti, il paese di Fognano sembrava sotto controllo, non si vedeva nessuna minaccia e allora si abbandonarono al saccheggio. Però i Fognanesi reagirono violentemente e demolirono il ponte di legno sul Lamone. Così Niccolò Piccinino e Oddo da Montone rimasero isolati e furono assaliti da Angelo della Pergola. 





Oddo fu ucciso, Piccinino fu preso prigioniero e portato a Faenza legato e diritto su un carro, perché tutti potessero vedere com’era ridotto. L’esercito fiorentino abbandonò il paese e risalì in disordine la valle fino a Marradi. 


L’episodio ci interessa perché lo conosciamo dalle Istorie Fiorentine di Giovanni Cavalcanti, un importante storico contemporaneo di questi fatti, che lo trascrisse in base ai racconti del suo amico Ludovico Manfredi da Marradi, che era a Fognano e vide tutto. Giovanni e Ludovico avevano tempo per parlarsi perché per alcuni anni furono in carcere insieme, alle Stinche, a Firenze. Ludovico era lì accusato di tradimento e Giovanni di bancarotta ed evasione fiscale, infatti era un ottimo cronista ma un pessimo amministratore dei suoi beni.


sabato 28 maggio 2016

1907 Un referendum a Fognano

Il Comitato per l'autonomia
chiede il distacco da Brisighella
ricerca di Claudio Mercatali 
(seconda parte)


Fognano visto dalla parte 
del Lamone (primi del 900)


Nel giugno 1907 la richiesta di Fognano per un comune autonomo ebbe il suo compimento, con il voto contrario del Consiglio Comunale di Brisighella (15 contrari, 6 favorevoli) e il verdetto paritario della Provincia di Ravenna (15 favorevoli e 15 contrari). Il dettaglio di questa vicenda è descritto in un precedente articolo e ora non staremo a ripetere.

Il voto del Consiglio di Brisighella era scontato, perché i consiglieri di Fognano erano sei. Invece il responso della Provincia lasciò l'amaro in bocca, perché era una bocciatura di misura e in fondo non c'era stata l'approvazione ma nemmeno il diniego. Per un punto Martin perse la cappa? Il Comitato Promotore si attivò ancora una volta per chiedere un referendum consultivo e per avere un parere autorevole una delegazione si recò dal deputato di zona, il conte avv. Giovanni Gucci Boschi, cattolico moderato, che il 25 agosto 1907 scrisse questa lettera al Prefetto di Ravenna:






25 agosto 1907 
 Al Prefetto 
di Ravenna

... Il Comitato di agitazione pro Fognano presume di avere per sé la maggioranza degli elettori richiesta dall'art. 15 della legge e intende dimostrarlo mediate domande sottoscritte in complesso da 354 su 427 elettori delle frazioni di Fognano e San Cassiano, che chiedono il distacco. 
I rappresentanti di Brisighella, alla loro volta infirmano la validità di tali domande, presentando in contrapposto della prima una lista di 192 firme raccolte con grande facilità nella sola frazione di S.Cassiano, favorevoli al mantenimento dello statu quo ...


La raccolta firme dei brisighellesi era insidiosa, perché tendeva a dimostrare che solo nel paese di Fognano la gente era favorevole al distacco, mentre nelle frazioni a monte si preferiva lo stato attuale.

... e poiché Brisighella ha raccolto firme nella sola frazione di San Cassiano, così è veramente questa la massa elettorale il cui pensiero si trova in contestazione poiché ciascuno i dei due contrapposti Comitati la ritiene a sé favorevole ...


Il deputato Giovanni Bucci Boschi concluse che:

... Tanto i rappresentanti dell'agitazione per l'autonomia di Fognano quanto il municipio di Brisighella, dovrebbero convenire che alla libera maggioranza della volontà di quegli elettori sia rimesso il giudizio. Il referendum naturalmente dovrebbe aver luogo a S.Cassiano, essere presieduto da un commissario prefettizio sotto il controllo delle due parti contendenti.







15 settembre 1907
La proposta 
dei Repubblicani

  La proposta di coinvolgere nel referendum solo quelli di S.Cassiano non piacque ai repubblicani, che erano fautori dichiarati dell'autonomia e avevano la roccaforte elettorale proprio a Fognano. Perciò il loro settimanale, Il Popolo, pubblicò una proposta alternativa, formulata da Paolo Montuschi:





... occorre trovare un mezzo logico, pratico giusto soddisfacente per tutti e che tolga ogni dubbio, ogni incertezza: il referendum. Esteso a tutta la zona che reclama il distacco e a tutti i cittadini superiori a 21 di anni di età: praticato con criteri leali, onesti, equanimi, giusti; è senza dubbio l'unica soluzione.







15 settembre 1907
La risposta dei cattolici

Il disegno politico dei Repubblicani era chiaro e i cattolici risposero duramente:

... i Repubblicani di casa nostra aspirano evidentemente a farsi un feudo in Fognano mossi non da ragioni di giustizia,  ma da ragioni politiche e di partito ...

... val meglio un organismo solo più sano e forte, che non due necessariamente gracili e deboli. Perciò pur apprezzando i motivi che spingono Fognano a chiedere la propria autonomia ci siamo guardati dall'  incoraggiarlo in questa separazione ...






In queste vicende spesso c'è qualcuno del paese accanto che vuole dire la sua, anche a distanza
di tempo.
Così fece Guglielmo Ranieri, detto Il Parigino, un sarto  di Marradi noto qui in paese per la sua militanza socialista. Era contrario al nuovo comune ...

... un tagliapanni socialista piovuto, non si sa come, dalla vicina Toscana ...


Il referendum non si tenne e i fognanesi, volenti o nolenti, dovettero abbandonare l'idea di costituirsi comune a sé. In vicende come questa alla fine di solito scatta lo sfottò per chi ha perso e così fu anche questa volta: "A Fugnà i'avrà e Comò quant che el guerz e farà i limò".


Fonte: Emeroteca della biblioteca Manfrediana di Faenza, per gentile concessione.


domenica 22 maggio 2016

1907 Il Comune di Fognano

La frazione cerca di staccarsi
dal suo capoluogo
ricerca di Claudio Mercatali
(prima parte)




Il centro di Fognano 
nei primi anni del Novecento



Capita in molti Comuni che una frazione si senta trascurata dal capoluogo. In questi casi si innescano le polemiche e gli inevitabili rancori. Non è raro nemmeno il caso che una frazione cerchi di staccarsi per fare comune a sé. Nella nostra zona questo capitò nel 1907 a Brisighella, quando la frazione di Fognano chiese l'autonomia perché si riteneva poco considerata dal suo capoluogo. E' facile immaginare il clima provocato da una richiesta del genere, maturata dopo una serie di contrasti sempre più aspri e poi portata in Consiglio comunale.

Seguiamo le vicende attraverso la stampa locale con gli articoli pubblicati dal settimanale Il Piccolo, cattolico e apertamente contrario all'autonomia di Fognano.

A Fognano era sorto un Comitato Promotore che, raccolte le firme necessarie, chiese la convocazione del Consiglio Comunale di Brisighella per discutere la questione.


3 marzo 1907 Al Consiglio Comunale di Brisighella



... Una folla di quella borgata (Fognano) aveva invaso l'aula delle adunanze onde assistere alla discussione, passata attraverso la tranquillità di una burrasca ...




Secondo il Comitato Promotore il nuovo ente avrebbe avuto soldi a sufficienza per il proprio bilancio e anzi ci sarebbe stato anche un avanzo.
Nel corso della discussione l'ufficio ragioneria di Brisighella smontò questa tesi e dimostrò che invece il passivo sarebbe stato quasi inevitabile. Il giornalista de Il Piccolo commentò così:

 ... se l'aritmetica non è un'opinione l'esito che si raggiungerebbe col creare un nuovo comune a Fognano è davvero incoraggiante pei i suoi futuri amministrati!!! ...

Al momento della votazione i quindici consiglieri di Brisighella votarono contro la scissione e naturalmente i sei di Fognano furono a favore. I fognanesi presenti non la presero bene:

... ed anche le acclamazioni coscienti a base di fischi fatte dai fognanesi presenti al voto degli incoscenti consiglieri brisighellesi ...


10 marzo 1907 
La replica

I conteggi dell'ufficio ragioneria del Comune di Brisighella erano stati il pezzo forte della serata, forse decisivi per le incertezze di qualche consigliere.
Il fatto che Il Piccolo li avesse riportati con risalto nel suo articolo provocò una replica del Comitato:

... Non è vero che le affermazioni del Comitato promotore fognanese separatista siano state distrutte da incontestabili dati di fatto; le cifre non provano la verità, e i 15 voti contrari ottenuti non rappresentano per noi che lo spirito di avversione, di egoismo e di campanilismo innato nella grande madre patria che nella sua prodigalità eccessiva ha poi costretto tanti figli a chiedere la separazione ...

... concludiamo con l'affermare che il deliberato consigliare di Brisighella lascerà negli animi strascichi indelebili ...


5 maggio 1907
Il problema passa alla Provincia

La delibera del Comune di Brisighella non era un atto definitivo, perché secondo la legge dell'epoca l'ultima parola spettava alla Delegazione Provinciale. Il Comitato Promotore investì dunque del problema la Provincia di Ravenna e l'assemblea si tenne il 5 maggio 1907.

I trenta consiglieri discussero molto e infine furono presentate due proposte:

1) Il consigliere Buzzi propose un Ordine del Giorno che prevedeva un referendum consultivo, per conoscere precisamente il seguito popolare che aveva questa idea di fondare un comune autonomo.

2) Il Presidente Scalaberni  propose invece di risolvere la questione con una delibera, senza referendum, visto che la Provincia aveva per legge il diritto di intervenire sulla questione.

Ognuna delle due votazioni si chiuse alla pari, con quindici favorevoli e altrettanti contrari. Dunque, per legge, non avendo ottenuto la maggioranza le richieste dei fognanesi furono entrambe respinte.


 





L'articolista de Il Piccolo commentò:

... Questo risultato strano, se vogliamo, riteniamo per altro abbia chiuso ogni discussione e voto in merito e davanti al Consiglio Provinciale: il suo significato, secondo noi sarebbe questo: il desiderio del Consiglio Provinciale di una soluzione della vertenza che accontenti tutte due le parti, e questo se fosse possibile ci parrebbe certamente il meglio. 


Però un risultato come questo, che non era un si e nemmeno un no esarcerbò ancora di più gli animi, perché il Comitato Promotore, che non aveva vinto ma non aveva nemmeno perso continuò a darsi da fare ... ne riparleremo ...


Fonte: Emeroteca della Biblioteca Manfrediana di Faenza, per gentile concessione.


mercoledì 16 maggio 2012

Il Caffè Lamone


100 anni e non sentirli

E' facile che le persone che qualche volta sono passate dalle nostre parti abbiano memoria del Caffè Lamone di Fognano. Magari non sono mai entrati, ma la posizione particolarissima rimane ben impressa: chi scende la vallata se lo trova di fronte e se sbagliasse la curva si infilerebbe dentro con la macchina. L'attuale gestore, il gentilissimo Danilo Cavallari, alla domanda: qualcuno ha mai sfondato la vetrina? risponde con un sorriso, non dice né si né no e quindi di preciso non si sa.
L'interno è ampio e molto bello, con una terrazza panoramica sul retro, che dà sul fiume. Il caffé è buono e il servizio ottimo.

Il Caffé aprì nel 1907. I primi gestori furono i Billi e i Papi, ma dal 1942 la gestione è sempre stata della famiglia Cavallari. Nell'agosto 2010 ha ottenuto il riconoscimento di Antica Bottega storica, dalla Provincia di Ravenna e dal Comune di Brisighella.

 Il fatto ha avuto un bel risalto nella stampa locale, perché non capita tanto di frequente che un esercizio commerciale abbia più di un secolo di vita, e soprattutto che da 70 anni sia gestito dalla stessa famiglia..

Clicca sulle immagini 
se le vuoi ingrandire

 
Qui sotto si vede che il bar nel 1926 non era dov'è ora e nel 1957 l'edificio attuale aveva un aspetto del tutto diverso.