Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

lunedì 3 ottobre 2011

Lozzole, antica rocca

Un trekking nel cuore 
del feudo
degli ultimi Ubaldini  
 in lotta  con Firenze      
di Claudio Mercatali

Lozzole (immagine UOEI Faenza)



Dov’è Lozzole? Lo storico E. Repetti, nel suo Dizionario (1833) risponde con queste belle pa­role:
“… Lozzole, nella Valle del Senio in Romagna. Castello con diruta rocca a circa 4 miglia toscane a ostro-libeccio di Palazzuolo. La rocca risiede sul vertice del monte posto fra la Valle del Senio e quella del Lamone, il quale si collega alla catena dell'Ap­pennino di Casaglia”. Dunque siamo in mezzo ai monti, fra Palazzuolo e Marradi, su un crinale a 800m di quota. La strada più facile per ar­rivare qui parte dalla chiesa della Madonna delle nevi a Quadalto, vicino a Palazzuolo, e si può per­correre quasi tutta in macchina. Per chi vuole faticare un po’ c’è la strada che sale da Fantino, che è una località fra Crespino e Marradi, e ci sono anche altri percorsi.   

Perché parlare di Lozzole? Sempre da Repetti apprendiamo che:
“… La rocca di Lozzole era uno dei fortilizi più celebri degli Ubaldini, rammentato spesse volte nelle cronache fiorentine da Matteo Villani, specialmente sotto gli anni 1349 e 1353. Questo ca­stello faceva parte della signoria degli Ubaldini del ramo di Mainardo di Pagano …”

A metà del Trecento Firenze cominciò a estendere il suo dominio oltre l’appennino. Gli Ubaldini, signori di questi luoghi, erano ormai dei feudatari in crisi, destinati alla sconfitta. Matteo Villani nel Tomo I della Cronica, al cap. XXIII dice:
“… Negli anni di Cristo 1348, essendo gli Ubaldini in pace, ma in corrotta fede con il nostro co­mune, fidandosi delle loro alpigiane fortezze, cominciarono a ricettare sbandati del comune di Fi­renze e insieme con loro entravano di notte nel Mugello rubando nelle case e uccidendo gli uomini e ricoglieansi nell’alpe con le ruberie. E avendo fatto questo di notte il cominciarono a fare di dì. E tornando da Avignone un certo Maghinardo da Firenze con duemila fiorini d’oro, gli Ubaldini il se­gui­rono e uccisono, rubandolo sul contado di Firenze ...”

Forse non è vero che questi feudatari erano così crudeli e rapaci ma, come al solito, la “ve­rità” la scrive chi vince e la storiografia fiorentina ce li ha consegnati così:
“… Vedendo i fiorentini che la latrocinia superbia degli Ubaldini non si castigava per una battitura, feciono decreto, che si dovesse tornare sopra di loro tanto che fossero privati delle alpi­giane spelon­che … nel luglio 1349, mandarono l’oste del comune nell’alpe, che si di­rizzò a Montegemmoli, una rocca quasi inespugnabile nella quale era Maghinardo da Susinana con due de’ suoi figlioli, con pa­recchi franchi masnadieri, i più usciti da Firenze. Maghi­nardo e’ figlioli, co­nobbono il loro pericolo ... e fatti i patti diedono la rocca al comune di Firenze. L’oste de’ fiorentini assediò Montecoloreto e presolo; e mi­sonvi fornimento e bona guardia. Anda­rono a Rocca Bruna ed eb­bonla; ed entrarono nel Podere (= Palazzuolo) e presono Lozzole per trat­tato… E fornito che ebbono tutte le ca­stella di vittuva­glie e d’arme e di buona guar­dia, nell’agosto 1349, senza impe­dimento, sani e salvi con vitto­ria tornarono a Fi­renze”.

Qui c’è un po’ troppo ottimismo. Gli Ubaldini erano tenacissimi e dopo tre anni cercarono di ri­prendersi Lozzole. La rocca assediata chiese aiuto e dal Mugello partì una spedizione di soccorso, che andò a finire male. Continuiamo a leggere la Cronica di Matteo Villani, al Tomo 1 pg 195 “Come i Fiorentini che andavano a rifornire Lozzole furono rotti dagli Ubaldini”:


“… Nel mese d’aprile 1352, ordinato da Fi­renze al Capitano del Mugello di rifornire Lozzole, si mise a farlo con si poca provvi­sione che fu palese agli Ubaldini la cavalcata che fare si doveva … Il folle capitano, con quattro­cento ca­valieri e con pedoni del Mu­gello, non avendo prima presi i passi dell’ alpe, né fatto provve­dere se agguato vi fosse, si mise per la via di Rezzuolo con la salmeria e con la sua gente; quando ebbono valicato Rezzuolo furono as­saliti da’ nemici dinanzi, e di dietro per modo che piccola di­fesa v’ebbe, altro che di fuggir chi potè. Rimasonvi morti cinquanta uomini fra cavallo e a piede, e ot­tanta presi con tutta la salmeria … il capitano fu Rosso di Ric­ciardo de’ Ricci di Firenze”.


Sopra: Lozzole vista dalla strada della Sambuca
Sotto: dallo stesso punto con il teleobiettivo
(foto UOEI, Faenza)


Lozzole sta per cadere, bisogna rifornire il castello. Da Firenze parte un’altra spe­dizione: 
“… I Fiorentini poco tempo in­nanzi per mala condotta rotti dagli Ubaldini nell’alpe, volendo rifor­nire Lozzole, prov­vedono di fornirlo con più avviso e provvi­denza; senza fare apparecchiamento nel Mugello, avendo in Firenze cavalieri e pe­doni e la vittuvaglia apparecchiata: senza alcuna vi­sta fe­ciono pigliare a buoni masnadieri i passi e i poggi dell’alpe. E presi i passi la notte, la mat­tina vi mandarono cento cavalieri e quattrocento bale­strieri eletti, e seicento buoni masnadieri di soldo … e furono sopra agli Ubaldini di Lozzole, in­nanzi che potessero avere soccorso; e vedendosi sorpren­dere dalla gente de’Fiorentini, abbandona­rono la bastia e l’arme e gittaronsi per le ripe per salvare le persone. I Fiorentini misono ogni cosa nel castello di Loz­zole e sani e salvi tornarono a Firenze nel maggio di detto anno (1352)


Però non basta perché gli Ubaldini non mollano e a Lozzole le cose si mettono male di nuovo. Al­lora dal Mugello parte un vero esercito:
“… All’uscita di Novembre di detto anno (1352) avendogli Ubaldini stretto il castello di Lozzole, i Fiorentini manda­rono dugento cavalieri e millecinquecento masna­dieri col vicario di Mugello nell’alpe, e presono in sul giogo dell’alpe il poggio di Malacoda e quello di Vagliana, e fecionli guardare à fanti a pié e a’ ca­valieri, e con seicento masnadieri ten­nero i Prati: ed eletti cento buoni masna­dieri condussero il rifor­nimento con la salmeria, e rotti quelli del battifolle (= della barricata) che vole­ano contrastare il passo, la roba condus­sero nel castello …”



Tutto a posto? No, perché: 
"… Certi villani del paese, pochi e male armati, con trenta femmine ch’aveano con loro salite, sopra Malacoda gridavano contro a’masnadieri che erano a quella guar­dia, e le femmine urlavano senza arresto; i codardi masnadieri chiesero soccorso a messer Giovanni degli Alberti, che mandò cinquanta cava­lieri i quali si rimasono nella Piaggia. Il castello era fornito e l’animo della gente codarda era di tor­nare in Mugello. Quei di Malacoda, non vedendo venire soc­corso, impau­riti dalle grida delle fem­mine abbandonarono il poggio, fuggendo alla china. I fanti de­gli Ubaldini, che erano settanta per no­vero, li cominciarono a seguire e lasciarono i palvesi (= gli scudi) per es­sere più spe­diti e le trenta femmine se­guitavano rinforzando le grida; allora tutta l’oste si mosse di­rupan­dosi e voltolan­dosi per le ripe. Il Vicario fu il primo che portò la novella della rotta alla Scar­peria. … rimasono prigioni centoventi cavalieri e più di trecento pedoni; morti n’ebbe pochi. Ha merito qui essere no­tata per esempio della mala condotta, che spesso i vinti fa vincitori e i vincitori vinti”.


Insomma questa battaglia è vinta dalle donne. Però la forza di Firenze aumenta di anno in anno. La conquista definitiva si ha nel 1362 e 1373 quando: 
 “… essendo venuto a morte Giovac­chino di Mainardo degli Ubaldini, la Repubblica fiorentina fu di­chiarata libera ed assoluta erede dal sud­detto dinasta mediante testamento dei 6 agosto 1362. No­nostante ciò la Signoria di Firenze per istrumento del 30 agosto 1373 volle comprare le ragioni che potevano pretendere sopra il castello di Lozzole e il villaggio delle Pignole i due fratelli Andrea ed Ugolino figli di Ottaviano Ubaldini con tutti i servi, vassalli, usi, censi e accomandigie”. (da E.Repetti, Dizionario, 1833).

Detto questo vediamo come si fa per arrivare a Lozzole. Se passiamo dalle mulattiere percorse dai Fiorentini nel 1352 abbiamo due possibilità: 



  • Percorso uno (sentiero CAI 129, facile) Saliamo da Fantino, verso il podere Prati­cino ( “I Prati” di cui parla Matteo Villani) e poi pas­siamo dai poderi Vigliano di Sotto e Vigliano di Sopra (il “Poggio di Vagliana”). La strada prosegue per Stabbia e Fintomorto, che è proprio sotto la chiesa di Lozzole. Così facendo in pratica percor­riamo la mulattiera su cui passarono le vettovaglie e le sal­merie per il castello assediato.
  • Percorso due (parte del sentiero CAI 105, difficile) Passiamo “in sul giogo dell’alpe” cioè an­diamo in macchina alla Colla di Casaglia, poi a Prato all’Albero e giù fino al ponte sul Rovigo. Qui c’è la vecchia mulat­tiera, che passa vicino al ristorante “Le Spiagge” e poi va a Ca’ di Vagnella e al Passo di Ronchi di Berna. Siamo quasi sempre sopra ai 1000m di quota, le salite sono dure, la zona è bella e selvaggia. Qui le “trenta femmine” urlanti spaventarono i masnadieri, nel no­vembre 1352. Le Spiagge (Matteo Villani dice “la Piaggia”) è il posto in cui si fermarono i cavalieri che avreb­bero dovuto soccorrere i masnadieri di guardia a Malacoda (che forse è il podere Mala­frone).



E ora non rimane che andare lassù.
Oggi è il 25 settembre e a Lozzole c'è la festa, organizzata dal solito don Antonio e dal suo gruppo, che di recente hanno ricostruito la chiesa e la canonica. Dunque si ripete la storia già descritta per la chiesa di Trebbana (vedi in questo blog alla data 18 settembre).


Passiamo dal "percorso uno" di cui si è detto prima. Si parte da Cà dlà, una casa sulla strada per Colla di Casaglia che è nella curiosa situazione di essere per metà nel comune di Marradi e per metà nel comune di Palazzuolo. La leggenda dice che uno che abitava qui, recatosi all'anagrafe di Marradi per registrare una nascita, si sentì chiedere in che stanza era nato il pargolo ...


Si sale subito verso il podere Praticino, percorrendo una strada massicciata dal Consorzio di Bonifica di Brisighella negli anni Cinquanta, perché allora il comune di Palazzuolo pensava di costruire qui un collegamento al paese. Non era un'idea sbagliata ma non ci furono i soldi per arrivare alla fine dei lavori.

In alto: L'inizio del percorso, a Ca dlà
In mezzo: Praticino
Sotto: Vigliano di sopra, "il poggio di Vagliana" citato da Matteo Villani.

La strada sale sempre e per chi non ha la gamba allenata l'inizio può essere un problema. I poderi si susseguono, prima Praticino e poi Vigliano di sotto e di sopra. Sono insediamenti secolari, citati nella Cronica di Matteo Villani (1350) che abbiamo letto prima e anche nel testamento di Maghinardo Pagani (1302). In questa valletta c'è della pietra ottima e quindi i muri sono fatti ad arte, rigorosamente a secco.


Piano piano si fa l'abitudine alla salita e il livello di fatica si stabilizza. Di qui oggi passa diversa gente, perché a mezzogiorno a Lozzole ci sarà la messa. Tutti motivati e sudati i "pellegrini" salgono, decisi ad arrivare in cima. Passano accanto alla villa di Stabbia senza fermarsi, ma io so che questo edificio dalla parte opposta al sentiero ha una facciata mirabile, che è questa. Era una casa molto amata dal cardinal Cattani. Su un muro un elegante stemma con il Sole e la Luna porta questa scritta: "Il primo di gennaio Matteo fece 1598".


Lo stemma e la facciata della villa 
di Stabbia,
una delle residenze preferite 
del cardinal Cattani.




Da qui in poi la strada spiana un po' e Lozzole ormai è vicina. Prima di arrivare al crinale si passa da Fintomorto, un singolare gruppo di case distrutte. Ora la chiesa si vede, là sul crinale, e fa una certa figura.


 A sinista:
Le case del sito detto "Fintomorto"
Sotto: Lozzole vista da Fintomorto
 
Clicca sulle immagini 
se le vuoi ingrandire
 











Quelli della Compagnia di don Antonio curano l'anima ma anche il corpo. Accidenti! Sono le dieci e tre quarti e c'è già qualcuno che ha acceso il fuoco per fare la brace per le bistecche. La chiesa è stata ricostruita completamente, e ora si presenta bene, dentro e fuori.





Non mi fermo perché voglio andare al monte Carnevale, che è lontano. Dalla mulattiera che va al poggio di Santa Lucia Lozzole fa ancora più figura. Mi dispiace un po' di tirar dritto, ma tornerò qui per la messa di Natale.

  Lozzole dal sentiero per il Carnevale












Sopra: La strada per il Passo della Sambuca vista da Lozzole, lungo il sentiero per il monte Carnevale.




NOTA Un altro articolo che parla di un trekking notturno a Lozzole è in archivio al giorno 8 maggio 2012 e altre ricerche sono nell'archivio tematico sotto la voce "trekking".

2 commenti:

  1. Buona sera, mi piace molto questo blog, per me Lozzole è uno dei luoghi del cuore dell'Appennino. Per quanto riguarda la messa di Natale mi potete dire l'orario?
    Cari saluti
    Dino Giommi - Ravenna
    d.giommi@libero.it

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  2. Salve Ilki. Complimenti per l'articolo! Lì è come se ci fossero le mie radici, ogni volta che salgo è un'emozione nuova.

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