Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

domenica 18 settembre 2016

Galileo Chini a Grisigliano

Gli affreschi in una elegante 
villa di campagna
Ricerca di Claudio Mercatali



Galileo Chini, autoritratto.

La villa di Grisigliano è una casa padronale bella, sede di una fattoria già attiva ai primi dell’ Ottocento.
Lo sappiamo perché è cartografata nel Catasto del Granduca Leopoldo del 1822.





Venne formata o acquistata assieme a molto altro dagli Zacchini, commercianti di grano e allevatori, di Marradi.
Nel primo Novecento l’ampia proprietà di Giovan Giuseppe Zacchini fu divisa fra i suoi figli: Filippo, avvocato, Domenico, chimico, e Dina.


La villa di Grisigliano
(Casa Checca) nella carta
del Catasto Leopoldino.


Siamo già stati in casa di Domenico, il chimico, proprietario del palazzo in piazza Scalelle, ora della famiglia Rossi. Siamo stati anche in casa di Filippo, l'avvocato, proprietario del palazzo a Ponte di Camurano, che oggi è di sua nipote Lucia. In ambedue i siti abbiamo trovato quello che cercavamo: dei dipinti attribuiti a Galileo Chini.

A questo punto è sorta una domanda: se in famiglia la sensibilità per l'arte era questa, vuoi che nella terza parte della proprietà, la fattoria di Grisigliano toccata a Dina, non ci sia niente da vedere?




Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire










Dalla villa di Grisigliano la vista
spazia. Marradi è al centro 
della foto, nel fondovalle, 
dietro al monte più scuro.






Dina Zacchini sposò il colonnello Altini, originario di Lugo di Romagna ed ebbero una figlia di nome Mirosa, che sposò Alvaro Carratù, ufficiale dell'Aeronautica originario di Napoli.

Mi rosa,  con la "o" chiusa, in romagnolo significa "la mia rosa" e la parola è molto dolce. E’ ancora proprietaria della fattoria di Grisigliano e torna alla villa ogni anno in agosto. Di buon grado ci fa entrare, mostra gli affreschi e racconta tante cose. Suo figlio Alessandro, altrettanto gentile, permette volentieri che gli affreschi siano fotografati, e così li possiamo vedere …




La villa era la residenza di caccia 
della famiglia Zacchini ...













In famiglia c'era anche 
chi suonava il pianoforte











Una delle tecniche per gli affreschi delle sale consisteva nel pitturare le pareti come se fossero delle verande aperte verso
 un panorama ampio e profondo.










E' evidente che in questo modo
lo spazio si dilata 
e la stanza "si apre".

E' lo stesso espediente utilizzato
dall'artista nel quadro del suo
autoritratto, che si vede qui sopra.









Il gazebo è disegnato anche
nel soffitto, che così diventa un cielo.












La villa fu ripetutamente cannoneggiata dagli Inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale, perché i Tedeschi avevano approfittato dell' ampia veduta per fissare qui un punto di osservazione.

Per questo nel soffitto sono rimaste alcune macchie sui dipinti, danneggiati dalle infiltrazioni d'acqua di allora.










Però le pareti sono intatte
e a suo tempo vennero restaurate.










Nessuno spazio della sala è stato trascurato
dal pittore, nemmeno i contorni delle
finestre e delle porte.





Nelle case di Marradi ci sono altri affreschi realizzati con questa tecnica, che i Francesi chiamano Trompe d'oeil  (inganno per l'occhio).
Sono nell'archivio tematico del blog sotto l'etichetta "affreschi".









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