Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

venerdì 8 settembre 2017

La stazione di Marradi

Breve storia
della stazione ferroviaria
ricerca di Claudio Mercatali

  
Le stazioni di Borgo S.L.
e Marradi a confronto

La storia cominciò negli anni 1880 - 1890, al tempo della costruzione della linea Faentina. Marradi era un punto nodale, perché da Faenza fino a qui si sale facilmente, ma dopo cominciano i problemi. Perciò si costruì una stazione enorme, molto superiore alle necessità del paese, perché serviva un sito in cui dimezzare i treni e raddoppiare la trazione per affrontare il tratto appenninico. La stessa cosa sul versante opposto capitò a Borgo S.Lorenzo e quindi le due località ebbero due stazioni di prima categoria, identiche.

Per quella di Marradi si distrusse il podere di Marciana, come si vede in questa foto famosa e centinaia di scariolanti pareggiarono i campi che prima erano in pendenza verso il fiume.

 
 
Il podere di Marciana era vicino all'attuale passaggio a livello. La casa poderale fu demolita e per compensazione furono costruiti alcuni edifici di Casa Gondi. 

Venne spostata anche la strada d'accesso al paese, che prima scendeva da Casa Carloni passando più o meno davanti alla attuale fonderia FOMAR. 

Nel 1888, il primo treno giunse a Marradi e questa fu l'immancabile foto ricordo. Ce n'è anche un' altra simile, del 1949, quando la Faentina venne ricostruita ex novo dopo i danni della guerra.  


La stazione di Marradi 1888 e 1949

 Nel 1888 ci fu un ricco pranzo, con questo menù ...
 
 
 
 ... vitello tonné guarnito, sardine e burro, minestra alla reale, galantina alla parigina ... 

Marradi da allora è stato tutt' uno con la ferrovia, che è la principale via di comunicazione ed era la principale fonte di posti di lavoro. Prima dell' automazione in ogni casello viveva una famiglia, in ogni stazione c'era un presidio di ferrovieri e a Marradi una squadra trenta operai provvedeva alla manutenzione. Oggi non è più così, perché con l'automazione e i computer tutta questa gente non serve e non c' è più.
 
Le sorti del paese si sono sempre intrecciate con quelle della sua linea ferroviaria, nel bene e nel male, quando nel 1915 - 1918 passavano sessanta treni al giorno, e quando nel 1944 il paese fu distrutto dai bombardamenti aerei che in realtà miravano ai binari. 
 
 
 
1926 passò il treno presidenziale con il Duce.
I Marradesi accorsero alla stazione,
c'era anche la banda.
 
Qui si vede lo stesso luogo ora (2017)
 e allora (1926)

Che cosa rimane di tutto questo? Molto a dire il vero, perché la stazione è ancora come allora e i pezzi della sua storia sono ancora lì, riconoscibili se si guarda attentamente.

Non si potrebbe girellare nell' impianto ferroviario, ma approfittando del fatto che il personale di sorveglianza scarseggia mi sono infilato fra i vecchi binari e nella rimessa dei treni ...
 
 
 
 
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Là, nel vecchio garage delle locomotive ci sono ancora i binari dell'Ottocento, come si legge nella scritta stampata nel ferro: acciaieria di Terni 1887.
 
 
 
In giro, lungo i binari morti, c'è la storia della stazione: i binari delle Acciaierie di Piombino, del 1913, 1927, 1958 e quelli americani della ricostruzione (1947), fusi nelle acciaierie di Sparrows Point nel Maryland o a Steelton in Pennsylvania.
 
 
 
 
I binari secondari hanno ancora lo scambio manuale, con il "macaco", il contrappeso da ruotare.
 
 
 
 
 
In fondo al piazzale c'è ancora il ponte girevole per invertire il senso di marcia delle locomotive. Un tempo, quando c'era il servizio merci, qui era un andirivieni continuo di locomotive a vapore, che spostavano i carri merci parcheggiati e formavano i  treni da mandare su fino al valico.
 
 
 
 
La rotatoria delle locomotive e il collegamento delle stazione con il magazzino del molino a cilindri detto Il Molinone (disegno del primo Novecento).
 
 
 
 
 
La manovra dei treni a vapore è un'attrazione anche oggi, e quando ci sono i treni storici la gente si affolla: la locomotiva con il suo sbuffare e il movimento dei suoi meccanismi ha qualcosa di vivo.
 
Ne rimase colpito anche Dino Campana, che ne parla così nei Canti Orfici: 
 
Dai Canti Orfici  Sogno di prigione
 
... Ora il mio paese tra le montagne. Io al parapetto del cimitero davanti alla stazione che guardo il cammino nero delle macchine, sù, giù. Non è ancor notte; silenzio occhiuto di fuoco: le macchine mangiano rimangiano il nero silenzio nel cammino della notte. Un treno: si sgonfia arriva in silenzio, è fermo: la porpora del treno morde la notte: dal parapetto del cimitero le occhiaie rosse che si gonfiano nella notte: poi tutto, mi pare, si muta in rombo:

Da un finestrino in fuga io? io ch'alzo le broccia nella luce!! (il treno mi passa sotto rombando come un demonio).
 

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