Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

martedì 14 novembre 2017

1785 La confisca dei beni della Chiesa

Il Granduca Leopoldo abolisce
le Congregazioni religiose
ricerca di Claudio Mercatali

 Archivio storico del Comune di Marradi
1780 - 1798 Filza di Rescritti, suppliche, atti


Nel Settecento le Congregazioni religiose e le Confraternite avevano un patrimonio immobiliare enorme, accumulato in secoli e secoli di donazioni. Questi beni godevano di tanti privilegi e pagavano pochissime tasse.
Per porre rimedio a questo, e per limitare il potere temporale della Chiesa, il Granduca Leopoldo abolì le Congregazioni e quasi tutto il loro patrimonio passò all’ erario granducale.

E i preti? 
Il Motu proprio (= la legge) del 30 ottobre 1784 diceva che:

“Al fine di assicurare la sussistenza dei parroci ed il mantenimento delle Chiese e dei Ministri della religione, il Granduca stabilisce che in ogni Diocesi venga creato un Patrimonio Ecclesiastico. Questi uffici avranno una totale dipendenza dal Governo tramite il Segretario del Regio Diritto. Nelle Diocesi di Firenze, Siena, Pisa, Arezzo e Pistoia i Patrimoni Ecclesiastici avranno un Amministratore, un Computista e un Cassiere”.          S.A.R    Leopoldo I   di Lorena

La decisione di confiscare i beni degli Enti ecclesiastici fu rapida, quasi inaspettata, e l’Editto del 21 marzo 1785 stabilì:

“La soppressione nel Granducato di Toscana di tutte le Compagnie, Congregazioni, Congreghe, Centurie e Confraternite di qualsiasi nome o natura, siano essi di ecclesiastici o secolari, uomini o donne, compresi i Terzi Ordini".

Gli Enti Ecclesiastici

La Confraternita è una società di persone devote con sede in chiese o oratorii, che celebra esercizi di religione e di pietà, onora un mistero o un santo e esercita uffici caritatevoli. La Congregazione (da congregare,  "riunire in gregge") è un gruppo di persone radunato per motivi religiosi. I Terzi Ordini sono associazioni i cui membri conducono una vita apostolica e tendono alla perfezione cristiana secondo le regole di un istituto religioso.

"Gli amministratori del Patrimonio Ecclesiastico dovranno prendere possesso di Chiese, Case, Libri, Arredi Sacri, Effetti e Fondi usufruendo, in campagna, dell’aiuto dei Cancellieri Comunitativi (= i segretari comunali). Case, Fondi e Beni saranno immediatamente stimati e venduti; le Chiese che i vescovi non riterranno utili per le Cure saranno vendute. 
Per quanto riguarda invece gli arredi sacri verranno compilati degli inventari che saranno comunicati ai vescovi che, in accordo col Segretario del Regio Diritto, stabiliranno una loro ridistribuzione alle parrocchie della Diocesi più bisognose. Saranno ugualmente ridistribuiti le ufficiature e i benefici delle chiese soppresse, salvi i diritti dei patroni privati. 
Beni e rendite saranno incorporati nel Patrimonio Ecclesiastico, che userà tali denari per aumentare la congrua delle parrocchie più bisognose. Il Granduca stabilisce anche che in ogni Cura del Granducato sarà creata un’unica Confraternita che avrà il titolo del Santo titolare della cura e non avrà chiesa, né oratorio separato e non avrà patrimonio da amministrare”.
 
Sua Altezza Reale Leopoldo I di Lorena, Granduca di Toscana

Anche senza essere esperti in diritto si capisce che questa legge era rivoluzionaria. Come venne applicata a Marradi? Che effetto ebbe?
L’Editto stabiliva in modo perentorio che i Cancellieri Comunitativi (= erano un po’ come i nostri segretari comunali) dovevano censire le Confraternite da chiudere, che qui da noi erano tante.
C’era la Confraternita del Santissimo Sacramento, nella chiesa arcipretale di Marradi, del Santissimo Sacramento e Rosario a S.Martino in Stagnana, San Giovanni Battista a Badia della Valle, San Iacopo a Cardeto, Santa Reparata al Salto, San Mattia a Popolano, San Domenico a Campigno, San Barnaba a Gamogna, San Lorenzo in Bulbana, San Michele a Grisigliano

C’era anche la Centuria del Santissimo Rosario, presso la chiesa di Marradi, che viene così descritta nel censimento:

“La Centuria non possiede cosa alcuna e supplisce con le tasse dei fratelli e sorelle, essendo composta di cento uomini e cento donne, venticinque sacerdoti e venticinque monache, che pagano due crazie (= erano delle piccole monete d’argento) ogni anno, la prima domenica di ottobre, e la somma viene spesa nell’organizzazione della festa del Santissimo Rosario e nella celebrazione di una messa nella prima domenica di ogni mese per i fratelli vivi o defunti.. Marradi, 30 ottobre 1784

Poi c’era la Congrega di S.Lorenzo martire, presso la chiesa arcipretale “… formata da cento sacerdoti che pagano due baiocchi ogni due anni …” e la Congrega di S.Antonio Abate, composta di 40 soci che pagano un testone (= era una moneta d’argento di un certo valore) ogni anno, da spendere nella festa di S.Antonio.




Congregazione di S.Antonio abate: questa Congregazione non possiede cosa alcuna ...



Dunque si trattava di un intreccio di organizzazioni parrocchiali e di oratorio, ognuna con il suo bilancio, le sue regole, i suoi affiliati e i suoi privilegi. Naturalmente oltre agli scopi dichiarati c’erano gli interessi economici, che si concretizzavano nella raccolta delle elemosine e delle donazioni. Il granduca Pietro Leopoldo era un Asburgo e ragionava da tedesco, sicché tutto questo non poteva durare. 
 
Ecco qui accanto uno dei tanti editti che spiegano chiaramente il suo pensiero:
“All’oggetto di prendere in considerazione tutte le Società del Granducato sotto il nome di Compagnie, Congregazioni, Congreghe, Centurie e Terzi Ordini, che nello stato in cui al presente sono non portano alcun utile alla Religione, abbiamo voluto che …”

Si fece un inventario dei beni e degli arredi da vendere o da distribuire alle chiese più povere. La Confraternita di Marradi era ricca e fu privata di tutto.
L’arciprete protestò e il Cancelliere Domenico Lelli, per non esagerare, gli lasciò questi oggetti:
 
“Un ostensorio d’argento del peso di libbre sei, un turribulo d’argento con la sua navicella, del peso di 3 libbre, tre tavolette d’altare, d’argento, un baldacchino telato e frangiato d’oro falso, un paliotto di seta bianca guarnito d’oro, una lampada d’argento di sette libbre, un ombrellino di damasco perlato e ornato d’oro, una pianeta di raso rosso a fiori”.         Marradi, 16 maggio 1785



Il turribulo (a sinistra) serve per incensare,
la navicella è un contenitore
per incensi e aromi

Maddalena di Biforco aveva un debito con la Compagnia di S.Iacopo a Cardeto. Pensò e sperò che, siccome questa era stata soppressa, si potesse sopprimere anche il suo debito e scrisse al Cancelliere questa lettera:

“Compiego a Vostra Signoria Eccellentissima l’annessa supplica di Maddalena de’ Pazzi debitrice della soppressa Compagnia di S.Iacopo a Cardeto, pregandola di prendere in considerazione le di Lei circostanze domestiche e propormi se meriti la richiesta condanagione di sorte e frutti o dei frutti solamente o una composizione dei frutti dei quali va debitrice. Intanto con il più perfetto ossequio passo a segnarmi.
 

Maddalena de’ Pazzi, Marradi 18 ottobre 1786

Gli Enti soppressi non furono più riattivati, salvo qualche piccola eccezione, come questa qui di seguito.
Fu così che Michele di Pistoglia (un podere vicino a Lutirano) dovette ricominciare a dare ogni anno un po’ di vino al Curato di Abeto, che gli rilasciò questa specie di ricevuta:



La chiesa di Abeto



“Attesto io iscritto Curato di S.Michele ad Abeto che il signor Michele Bandini da Pistoglia ha somministrato 18 fiaschi di vino per la festa del Santissimo Sacramento e questo in forma di un Legato fatto da uno dei suoi antenati a tal fine. Siccome nell’anno scaduto non si fece detta festa essendo la chiesa atterrata (= abolita), dal medesimo Bandini non fu consegnato il vino perché, mancando il fine per cui fu lasciato, pare che non fosse dovuto l’adempimento”. 
Io, Niccolò … Viarani      Curato come sopra 20 giugno 1786

All’atto di soppressione le Confraternite depositarono i libri contabili a Firenze. La Compagnia di Marradi non lo fece nel modo dovuto e successe che:
 
“Pende indecisa davanti al Magistrato Supremo una causa contro il Patrimonio Ecclesiastico introdotta dai signori Andrea e Giovanni Albertoli e Biagio Pedretti che domandano il pagamento di 475 lire per alcuni stucchi della cappella della Vergine del Popolo ordinati dai Fratelli della soppressa Confraternita del Santissimo Sacramento di Marradi. 
Rilevo che nell’aprile 1782 don Giuseppe Sangiorgi, Antonio Torriani, Gregorio Pescetti e Carlo Franco Fabbroni si adunarono nella canonica e loro stessi si impegnarono nella spesa e non la Confraternita. Non trovo in archivio alcuni libri appartenuti a detta Compagnia, e vorrei sapere dove sono perché ho motivo di sospettare che vi sia qualche intrigo a danno del Patrimonio Ecclesiastico”.
Firenze, dalla Règia amministrazione dei Patrimoni Ecclesiastici,
14 ottobre 1789 Carlo Setticelli

Il cav. Bandini, doveva dei soldi alla Compagnia di Badia della Valle, della quale era amministratore. Nella confusione dovuta alla soppressione fece finta di niente, ma il Cancelliere si arrabbiò e gli scrisse così:

“Non è questa la prima volta che Vostra Eccellenza viene ricercata sulla nota pendenza del credito proveniente dalla soppressa Compagnia della Madonna del Carmine nella chiesa della Badia di valle Acereta. Per rinfrescargliene la memoria le trasmetto in appunto lo stato attivo di detta Compagnia da lei compilato (= il bilancio) e siccome questo affare, sebbene già discusso è rimasto sempre sospeso, la prego di volersi prestare con l’ordinaria sua intelligenza e impegno onde ottenerne in un modo o nell’altro la debita terminazione. Già lei cav. Bandini insiste nella sua negativa di pagare, e siccome domanda le autentiche prove del credito e queste non vi sono, è forza almeno che in Foro Juri (= in tribunale) io convenga della sua buona ragione”.

Il Signor Cancelliere Comunitativo 
di Marradi       dì 25 ottobre 1789


A fianco ... non è questa la prima
volta che Vostra Eccellenza ...




Poi negli anni successivi cominciarono le aste. Una gran quantità di terreni, poderi e case furono venduti ai migliori offerenti, che quasi sempre erano i signori del paese. Però da queste compravendite emergono anche altre famiglie, come i Piani e i Mercatali.

Vincenzo Mercatali, abitante alla Badia del Borgo, con i suoi dieci fratelli comprò quasi tutta la proprietà dei monaci e lui stesso descrive così il suo acquisto:
“Da altro pubblico istrumento rogato dal notaio Clemente Sangiorgi datato 25 aprile 1791 apparisce che i Comparenti (= gli undici fratelli Mercatali) acquistarono dai Reverendi Monaci Vallombrosani vari beni al prezzo di 10.582 scudi fiorentini con l’obbligo di pagare scudi 100 ogni anno in diminuzione della sorte, e sul rimanente il frutto recompensativo nella ragione del 3% e sopra questi beni vi rimane ancora un debito 9.200 scudi”.
GLI SCUDI
Quanto valeva uno scudo? Fare paragoni con la nostra moneta è impossibile, però si può tener conto che la costruzione del Palazzo del Comune nel 1774 costò 3351 scudi e la costruzione della chiesa arcipretale 3570 scudi nel 1783.


Bibliografia Documenti dell’Archivio storico del Comune di Marradi, filza rescritti e suppliche degli anni dal 1780 al 1798. L'archivista Francesco Cappelli diede un indispensabile aiuto per questa ricerca.


mercoledì 8 novembre 2017

Damiano Casanti

Un chimico di Marradi
da riscoprire
Ricerca di Claudio Mercatali
  
L'antica aula di chimica
dell'Istituto Salvemini,
ancora esistente in via Giusti,
a Firenze (è un Istituto Tecnico).

Damiano Casanti era un chimico, nato a Marradi nel 1816, compagno di università di Celestino Bianchi e di Giovan Gastone Fabroni, che gli dedicarono il discorso che si può leggere in questo articolo del giornale L'Imparziale, di Faenza.
Clicca sulle immagini
se vuoi
una comoda lettura

  
Era il 1842 e Casanti aveva vinto la medaglia d'argento All'Accademia delle Belle Arti e si era iscritto nell'albo dei Farmacisti Toscani. Cominciava così la sua brillante carriera di professore di chimica all'istituto Salvemini di Firenze.
Sappiamo molto di lui perché essendo membro dell' Accademia fiorentina dei Georgofili, ci è giunta una dettagliata Memoria stampata, che è qui accanto. Si parla della sua vita, felice nella prima parte e poi sempre più disgraziata, fino al dramma finale. Leggiamo:

  



L'Accademia dei Georgofili è una Fondazione culturale fiorentina del Settecento, ancora oggi esistente, che ha sede nella Torre de' Pulci, vicino agli Uffizi.



... Damiano Casanti di Antonio e Valeria Maccolini di Brisighella, fu di Marradi e nacque l' 11 febbraio 1816 ...
... si avviò agli studi delle Lettere al Seminario di Faenza ...
... Venne a Firenze e attese agli studi di farmacia ...
... professore di farmacologia (1851 e finalmente professore di chimica generale al Regio Istituto Tecnico di Firenze (che poi si chiamerà Istituto Salvemini) ...
 La vita per lui non fu tutta rose e fiori, perché ai successi professionali fece riscontro la morte del figlio e altro ancora, sicché alla fine ebbe un ictus e:
 ... fu inutile la pietà dei suoi, il ricondurlo all' aspetto del luogo nativo ricercato sempre nell' ora della miseria ... La sera del 10 dicembre 1859 ... la stretta comitiva di parenti e d'amici  pregò pel Casanti l'ultimo vale.

Però ora più della sua biografia ci interessano i suoi metodi di analisi delle acque minerali. Casanti aveva ricevuto  dal Granduca Leopoldo II l'incarico di valutare la qualità delle acque del versante romagnolo dell' appennino, che ai suoi tempi faceva parte del Granducato di Toscana, e anche delle sorgenti di Montecatini. Infatti in questi luoghi a metà dell'Ottocento iniziò l'attività termale come la intendiamo noi oggi, con grande afflusso di gente alla ricerca di relax e benessere.

In particolare il Governo Granducale promosse una serie di indagini sulle risorse di Castrocaro e Dovadola.

Le acque salse bromo iodiche di Castrocaro (oggi in provincia di Forlì) erano già note in età Romana ma furono utilizzate per la prima volta a scopo terapeutico nel 1838.
Ebbero successo rapidamente e l’affluenza della gente crebbe, tanto che nel 1844 fu realizzato un primo stabilimento termale. 

 Nel primo Novecento gli stabilimenti termali di Castrocaro Terme erano già rinomati e furono decorati dal ceramista Tito Chini di Borgo S.Lorenzo nel modo che si vede qui accanto.

Come ragionava un chimico dell'Ottocento? Che analisi poteva fare? 

Per rilevare la presenza di una certa sostanza, la si faceva reagire provocando un effetto visibile, come un colore o un'effervescenza. E' lo stesso metodo che si usa oggi. Per esempio si può dire che un sasso è di calcare se si corrode e produce anidride carbonica sotto l'azione dell'acido muriatico. Oppure si può dire che il fiato contiene anidride carbonica se soffiando con una cannuccia nell'acqua di calce si provoca il suo intorbidamento.

Avete qualche ricordo di chimica di quando andavate a scuola? Se la risposta è "si" potrete forse apprezzare quello che segue, altrimenti no.

Leggiamo direttamente dai suoi scritti i ragionamenti di Casanti e rifacciamo le stesse esperienze con gli strumenti e i reagenti di cui lui poteva disporre:

Saggio 1

"La carta di laccamuffa tenuta in immersione per alcuni momenti nell'acqua proveniente dalla polla del Sassi manteneva immutato il suo colore azzurro ..."

La carta di laccamuffa oggi si chiama cartina tornasole e indica l'ambiente basico o non acido se rimane di colore azzurro, mentre rivela un ambiente acido colorandosi di rosso.

 
Saggio 2

"... ma questa maniera di concludere non era consentita dal modo suo di comportarsi in presenza dell'acqua di calce, la quale, occasionandovi un intorbidamento, ... veniva a dimostrarvi la presenza di acido carbonico libero".

L' idrossido di calcio in soluzione (acqua di calce) reagisce con l' acido carbonico o l' anidride carbonica e si forma carbonato di calcio bianco. Perciò l'acqua si intorbida. Il saggio dà lo stesso effetto se si soffia con una pipetta in un becher d'acqua di calce, perché il fiato contiene anidride carbonica. La reazione è questa:

Ca(OH)2 + H2CO3  ®   CaCO3 + 2H2O

 
 
Saggio 3
 
" ... il cloruro di bario affuso nell'acqua acidulata da prima con acido cloroidrico vi cagionava un lieve intorbidamento dovuto a una polvere bianca e sottile che restava permanente in seno al liquido acido e la comparsa di questo precipitato congiunta alla sua insolubilità nell'acido cloroidrico presente, mostravano che nell'acqua in esame esistevano i solfati".

Il cloruro di bario in presenza dei solfati provoca sempre la formazione di solfato di bianco, insolubile, che precipita in fondo alla provetta secondo questa reazione:

BaCl2 + SO4-2  ®  BaSO4 + 2Cl-



Saggio 4

"Il nitrato d'argento vi produsse un precipitato abbondante di stracci voluminosi e bianchi, insolubili nell'acido azotico puro (acido nitrico) e solubili nell'ammoniaca ..."
 
 
 Il cloruro d'argento è biancastro e insolubile. Scurisce dopo un po' perché è fotosensibile:
AgNO3 + Cl- ®  NO- + AgCl


Saggio 5

"La colla d'amido e l'acido nitrico impuro vi mostravano in chiaro modo la presenza dell' iodio, e ciò per il colore azzurro che manifestavasi nel liquido di saggio ..." 
 
 
 
La colla d'amido (salda d'amido) diventa blu o nerastra in presenza di iodio. Questo saggio merita qualche considerazione in più. Lo iodio I2  disperso nell' acqua minerale bromo iodica si scioglie se si aggiunge un po' di acido nitrico e lo ione I3  che si forma reagisce con l' amido e lo scurisce.

 
Casanti avrebbe potuto usare anche il reattivo di Jean Guillaume Lugol (un suo contemporaneo) che rivela la presenza di amido e lo colora di una tinta scura. Il Lugol è una soluzione di KI e iodio.
Tutto questo per noi è chiaro e possiamo ripetere facilmente i saggi di Casanti nel laboratorio di un liceo. Però teniamo conto che alla metà dell' Ottocento le conoscenze scientifiche erano molto minori delle nostre: l'alluminio era stato scoperto da pochi anni (1827) i Lantanidi e gli Attinidi erano una novità e Mendeleev non aveva ancora pubblicato la Tavola Periodica (1869).

Effetto del Lugol sull'amido

Altri studi di Casanti    
(Dai documenti dell'Accademia dei Georgofili di Firenze)

  • Sulle modificazioni della santonina nell'organismo animale (lettera al prof. G. Taddei).
  • Analisi chimica dell'acqua di Luiano presso Certaldo Val d'Elsa.
  • Acqua salsa iodica di Castrocaro dalla polla di M. Sassi illustrata coll' analisi chimica.
  • Sulla presenza dello zucchero nell'uovo dei gallinacei.
  • Analisi chimica dell'acqua minerale Tintorini.
  • Analisi chimica dell'acqua minerale della Regina di Monte Catini in Val di Nievole. 
  • Sulla ricerca della bile negli umori dell' organismo animale e più specialmente nell' orina. (Memoria all' Accademia medico fisica nell'adunanza del 10 agosto 1851).
  • Studj analitici sulle foglie dei gelsi e su quelle della maclura e dell' olmo. (Memoria 1, Accademia  dei Georgofili,  seduta del 1 febbraio 1846).
  • Esame chimico comparativamente istituito fra la cenere della foglia del gelso, della maclura e dell' olmo, e la materia inorganica ottenuta per la incinerazione del bozzolo e del flugello. (Memoria all' Accademia dei Georgofili di Firenze nell' adunanza del 18 agosto 1848).



Come si legge nel Quadro Sinottico qui accanto, Casanti trovò questi sali minerali nell' acqua di Castrocaro, che perciò venne riconosciuta come salso iodica e quindi di interesse termale.
Non siete mai stati là? Andate a sorseggiare l' acqua Salubria, la Salsubia, la Beatrice e anche la Ferrugginosa .... una meraviglia.


Fonte: Emeroteca della Biblioteca Manfrediana di Faenza, periodico L'Imparziale.
Le esperienze descritte da Casanti sono state riprodotte nel laboratorio di chimica del liceo Giotto Ulivi di Borgo S.Lorenzo (FI)