Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

sabato 9 dicembre 2017

I nostri terremoti

La Storia sismica di Marradi
e dell' appennino tosco romagnolo
ricerca di Claudio Mercatali
 
I danni del 1688
(Ing. Ferri, inviato dal Granduca)
 
 
 
La datazione degli eventi sismici avvenuti qui da noi è stata un' opera lunga ma non difficile, perché ci sono tanti documenti antichi che parlano dei terremoti avvenuti.
Con gli archivi delle parrocchie e i resoconti delle autorità Pontificie o Granducali è stato possibile datare tutti i sismi della Romagna Toscana e del Mugello dal 1661 e in parte anche prima.
L'elenco è qui sotto: il primo numero a sinistra è il grado secondo Mercalli, segue la data, l'ora della scossa e il luogo dell' epicentro. Tutti questi eventi furono percepiti anche a Marradi, e soprattutto quelli del 1661, del 1781 e del 1919 provocarono dei danni notevoli. Leggiamo: 
 
08.008.07 1661 22 marzo 12:50 Appennino romagnolo
06.06  1688 04 11 12:20 1688 11 aprile  12:20 Romagna
08.07  1725 10 29 17:40 1725 29 ottobre  17:40 Appennino tosco emiliano
7  06.51781 07 17 09:40 1781 17 luglio 09:40 Romagna
06.06  1874 10 07 1874 07 ottobre Imolese
04.55  1892 12 29 13:48 1892 29 dicembre 13:48 Appennino bolognese
04.04  1892 12 29 20:11 1892 29 dicembre  20:11  Palazzuolo sul Senio (FI)
04.04  1895 05 18 19:55 1895 18 maggio 19:55 Appennino Fiorentino
05.05 1904 11 17 05:02 1904 17 novembre 05:02 Appennino Pistoiese
05.05 1909 01 13 00:45 1909 13 gennaio 00:45 Bassa padana
05.56 1913 07 21 22:35 1913 21 luglio 22:35 Valle del Lamone
05.05 1917 12 02 17:39 1917 02 dicembre 17:39 Galeata
05.05 1918 11 10 15:12 1918 10 novembre 15:12 Appennino romagnolo
07.57 1919 06 29 15:06 1919 29 giugno 15:06 Mugello
03.54 1929 04 10 05:43 1929 10 aprile  05:43 Appennino Bolognese
06.06 1929 07 18 21:01 1929 18 luglio 21:01 Mugello
04.04 1931 04 05 13:34 1931 05 aprile 13:34 Faentino
04.55 1931 09 05 01:25 1931 05 settembre 01:25 Mugello
06.06 1931 12 15 03:31 1931 15 dicembre 03:31 Mugello
07.07 1939 02 11 11:16 1939 11 febbraio 11:16 Marradi
04.55 1952 07 04 20:35 1952 04 luglio 20:35 Appennino romagnolo
04.04 1956 04 26 03:00 1956 26 aprile 03:00 Appennino tosco-emiliano
05.05 1956 05 26 18:39 1956  26 maggio 18:39 Appennino romagnolo
05.05 1956 06 03 01:45 1956 03 giugno 01:45 Appennino romagnolo
04.04 1957 04 17 02:22 1957 17 aprile 02:22 S. Sofia
04.54 1991 01 14 07:38 1991 14 gennaio 07:38 Aretino
04.54 2000 05 08 12:29 2000 08 maggio 12:29 Emilia Romagna
04.04 2001 11 26 00:56 2001 26 novembre 00:56 Casentino
04.54 2003 01 26 20:15 2003 26 gennaio 20:15 Forlivese
 



 I danni del terremoto del 1919 a Barberino del Mugello (sopra) e a Rupecanina, Vicchio.

 
Le intensità sono misurate con la scala del geologo A.Sieberg che nel 1930 aggiornò la scala Mercalli.  
La scala Mercalli - Càncani - Sieberg (MCS) ha il pregio della semplicità, perché all' effetto provocato corrisponde il grado del sisma. Però se l'epicentro è in aperta campagna dove non c'è quasi niente da danneggiare come si fa a stabilire l'entità del terremoto? Per questo oggi si usa la scala Richter, che non è basata sui danni. Però adesso la scala MCS ci serve, perché dei terremoti antichi abbiamo solo la descrizione dei danni.
La scala intera conta dodici gradi ma qui di seguito sono descritti solo i livelli di chiara percezione (IV e V) e quelli dei danni di media e forte entità (VI e VII) perché i terremoti storici avvenuti qui da noi sono compresi fra questi valori.  Ogni tanto leggerete qualche parola insolita, perché questa è una descrizione fatta ai tempi di Mercalli.  

 Don Giuseppe Mercalli, geologo,
ideatore della prima scala
di misura per i terremoti (1908)

 IV grado. Moderato

All'aria aperta non molte persone  percepiscono il terremoto. All' interno delle case il sisma viene invece riconosciuto da un maggior numero di persone, ma non da tutte, in seguito al tremolio, oppure alle lievi oscillazioni dei mobili, in conseguenza delle quali la cristalleria ed il vasellame, posti a breve distanza, si urtano come quando un autocarro pesante passa su un asfalto sconnesso; i vetri delle finestre tintinnano; porte, travi ed assi in legno scricchiolano, crepitano soffitti.
In recipienti aperti i liquidi vengono leggermente smossi. In casa si ha la sensazione che venga rovesciato un oggetto pesante (un sacco, un mobile), oppure di oscillare insieme con la sedia o il letto, come avviene su una nave con mare mosso. Questo movimento tellurico di solito non provoca paura nelle persone a meno che non siano nervose o apprensive a causa di terremoti precedenti. In rari casi si sveglia chi sta dormendo.

Il campanile della chiesa di S.Lorenzo, a Marradi,
prima del 1919 e nel 1930.
Sotto: La piazzetta di Casaglia dopo il sisma
del 29 giugno 1919
 
V grado. Abbastanza forte

Il sisma viene percepito da numerose persone anche da quelle impegnate nelle attività giornaliere, in strada e, se sensibili, anche all’ aria aperta. Nelle abitazioni si avverte la scossa in seguito al movimento ondulatorio dell'intero edificio. Si vedono le piante e le frasche, nonché i rami più piccoli dei cespugli e degli alberi agitarsi, come se ci fosse un vento moderato.
Oggetti appesi come tendaggi, semafori, lampade e lampadari non troppo pesanti iniziano ad oscillare; dei campanelli risuonano; gli orologi a pendolo subiscono un arresto oppure un’ accelerazione, a seconda che la direzione della scossa sia perpendicolare o normale al moto di oscillazione; allo stesso modo gli orologi a pendolo fermi possono riprendere a funzionare; le molle dell'orologio tintinnano; la luce elettrica si mette a tremolare o viene a mancare in seguito ai movimenti che interessano le linee della corrente; i quadri urtano rumorosamente contro le pareti, oppure si spostano; da recipienti colmi ed aperti vengono versate fuori piccole quantità di liquido; possono cadere a terra ninnoli ed piccoli oggetti, così come avviene anche per oggetti addossati alle pareti; gli arredi leggeri possono perfino essere un po’ spostati; i mobili strepitano; le porte e le imposte si aprono e si chiudono sbattendo; i vetri delle finestre si infrangono. Si svegliano quasi tutti coloro che stanno dormendo. In qualche caso le persone fuggono all'aperto.
 
 

Il progetto per il rinforzo del tetto
della chiesa arcipretale
di Marradi (anno 1931)

 

VI grado. Forte

Il terremoto viene percepito da tutti con un certo panico, tanto che molti fuggono all'aperto, mentre alcuni hanno anche la sensazione di cadere.
I liquidi si agitano fortemente; quadri, libri ed analoghi oggetti cadono dalle pareti e dagli scaffali; le stoviglie vanno in pezzi; le suppellettili, anche quelle in posizione stabile, e perfino singole parti dell’ arredamento vengono spostati se non addirittura rovesciate; si mettono a suonare le campane di dimensioni minori nelle cappelle e nelle chiese, gli orologi dei campanili battono le ore. In alcune case, anche se costruite in maniera solida si producono lievi danni: fenditure nell' intonaco, caduta del rivestimento di soffitti e di pareti. Danni più gravi, ma ancora non pericolosi, si hanno su edifici mal costruiti. Si può verificare la caduta di qualche tegola e pietra di camino.

 
VII grado. Molto forte

Ragguardevoli lesioni vengono provocate all’ arredamento delle abitazioni, anche agli oggetti di considerevole peso che si rovesciano e si frantumano. Rintoccano anche le campane di dimensioni maggiori. Corsi d' acqua, stagni e laghi si agitano di onde e s' intorbidiscono a causa della melma smossa. Qua e là, scivolano via parti delle sponde di sabbia e ghiaia.
I pozzi variano il livello dell' acqua in essi contenuta. Danni modesti a numerosi edifici se solidamente costruiti: piccole spaccature nei muri, caduta di parti piuttosto grandi del rivestimento di calce e della decorazione in stucco, crollo di mattoni e in genere caduta di tegole. Molti camini vengono le si da incrinature, da tegole in caduta, dalla fuoruscita di pietre; i camini danneggiati crollano sul tetto e lo rovinano. Dalle torri e dagli edifici più alti cadono le decorazioni non ben fissate. Nelle costruzioni a traliccio, risultano ancora più gravi i danni ai rivestimenti. In alcuni casi si ha il crollo delle case mal costruite oppure riattate.
 
 Le isosisme del terremoto
del 15 dicembre1931,
con epicentro a Marradi.

Leggendo l'elenco cronologico si può avere l'impressione che in tempi recenti i terremoti siano avvenuti più spesso, ma  in realtà questo dipende dal fatto che le notizie antiche sono più scarse e di qualche evento non ci è giunta memoria. Dunque questa è la nostra "storia sismica", con il succedersi dei vari eventi e con i danni che gli abitanti della Val Lamone dovettero sopportare di volta in volta.
 
 
Tutto ciò ci può essere utile in qualche modo o è solo storia?
 
 
Secondo un'ipotesi accettata da molti ma criticata da altri il succedersi degli eventi in una certa zona tende a ripetersi ad intervalli quasi costanti, che sarebbero i tempi di ricarica delle tensioni nel sottosuolo. Secondo questa teoria siccome i sismi significativi qui da noi furono quelli nel 1542, 1661, 1781, 1919 a distanza di 120 - 140 anni uno dall' altro, dovremo aspettarci una scossa dello stesso genere nel 1919 + 130 = 2049 ossia circa alla metà di questo secolo.

Fantasia? Non tanto, perché in effetti le rocce del sottosuolo, a diversi chilometri di profondità, sono sottoposte alle tensioni dovute al sollevamento dell' Appennino, che non è finito.
L'accumulo delle tensioni mette le rocce sotto uno sforzo progressivo e alla fine c'è la rottura, lo scarico delle forze accumulate, che si manifestano come un'onda sismica. Poi il ciclo si ripete e lentamente si genera un nuovo accumulo di forze che si scaricheranno con il terremoto successivo.   Però non tutte le cose per noi logiche sono vere e non tutte le cose vere sono logiche. Parliamo di fenomeni profondi, che non possiamo osservare, e quindi non possiamo essere certi di niente.
 
Non preoccupiamoci più di tanto perché dalla mappa degli epicentri degli ultimi anni la nostra zona risulta una delle meno sismiche del circondario.

 
Fonti: Chi non ne ha avuto abbastanza può navigare in questi siti:


Qualche mappa epicentrale si può trovare su cnt.rm.ingv.it
Gli epicentri dei terremoti che avvengono in Italia e le stazioni sismiche della Rete Nazionale sono su: iside.rm.ingv.it
Le foto dei siti della Rete sono su http://www.flickr.com/photos/ingv/
 
 

sabato 2 dicembre 2017

1434 - 1459 Le lettere di Ludovico Manfredi

L'ultimo conte
di Marradi  
implora la grazia
ricerca di Claudio Mercatali

  
Il Carcere delle Stinche ai primi
dell' Ottocento
(ricostruzione di Paolo Borbotti)

Ludovico Manfredi, conte di Marradi, fu l'ultimo signore della Rocca del Castellone.
Nel 1425 circa, entrò in lite con il Comune di Firenze e i Fiorentini ad un certo punto lo invitarono in città per trattare. Era un tranello e appena arrivato fu imprigionato nel carcere delle Stinche, dove rimase per più di trent' anni. Marradi, come gli altri comuni della Romagna Toscana, venne inglobato nella Signoria di Firenze.
Il fatto è già stato raccontato su questo blog, ed è nell'archivio alla data 06.02.2012. Chi volesse saperne ancora di più potrebbe consultate il libro "La via del grano e del sale" di Giuseppe Matulli, disponibile alla biblioteca di Marradi.
 
Ludovico dopo qualche anno dal carcere cominciò a scrivere ai Medici e ad altri implorando la grazia. Nella prima metà del Quattrocento i Medici non erano ancora del tutto Signori della città e perciò le lettere indirizzate a loro in questo periodo sono in un fondo dell' Archivio di Stato chiamato "Mediceo Avanti il Principato". Ci sono giunte alcune lettere indirizzate a Cosimo il Vecchio, politico e banchiere, capostipite della famosa famiglia e ad Averardo de' Medici.
 

 Leggiamo questa del 2 novembre 1434, spedita ad Averardo de' Medici, che sei anni prima era stato al comando delle truppe che avevano conquistato il Castellone:

"Magnifico padre e maggiore mio: sentendo del ritorno e buona condizione vostra mi piace sommamente per ogni rispetto, e quanta cosa che essere potesse mi dà speranza ferma di essere per vostra grazia e operatione di tanta miseria liberato ...".
 



Ludovico ha una bella scrittura e se ingrandite l'immagine potete leggere da soli il resto della lettera, ma dovete avere la pazienza di risolvere tanti rebus, perché in sei secoli la lingua è cambiata ..
Vi siete già arresi? Allora riassumendo la lettera: Ludovico ricorda ad Averardo che fu imprigionato con l'inganno, anche se aveva un salvacondotto e che è disposto ad andarsene ovunque, in qualsiasi parte del mondo pur di avere la libertà ..."

 
Cosimo il Vecchio in un dipinto di Benozzo Gozzoli,
(Cappella dei Magi, nel Palazzo Medici Ricciardi)
 
La liberazione non ci fu e allora Ludovico si rivolse al papa Eugenio IV, che nel 1438 - 39 era spesso a Firenze, dove si teneva il Concilio per la riunificazione della Chiesa Romana con quella di Costantinopoli. Lo studioso Giuseppe Matulli ci dice che dedicò al papa questa poesia:

 

Speranza, fede e carità, Signore
Sommo, mi mosse a mostrarti l'affetto
dell'ardente mio cor, tanto perfetto
da conservar tuo bene e tuo onore.

Onde meglio sperava, stò in piggiore
carcere tenebroso più ristretto
confinato per sempre e con dispetto.
Soccorri a me Santissimo Pastore.
....
Del fallo sie perdono,
e se non meglio, almanco nello stato
ritorni innanzi tal notificato.

 
Dalle Carte Valgimigli Biblioteca Manfrediana, Faenza
  

Giovanni VIII Paleologo
va a Firenze per il Concilio
(Palazzo Medici Ricciardi)

 
In effetti in occasione dei Concilii spesso c'erano indulgenze e amnistie e forse Ludovico avrà sperato, soprattutto quando seppe che da Ravenna il corteo dei dignitari bizantini era arrivato a Firenze passando da Marradi. Però l'amnistia per lui non ci fu. Dagli storici dell' epoca sappiamo che l'imperatore Giovanni VIII Paleologo e il Patriarca di Costantinopoli passarono dal Passo della Colla. A Faenza attesero molti giorni e poi dopo un faticoso viaggio di tre giorni arrivarono a Firenze. Era il 7 febbraio 1439.
 

 
Il 2 febbraio 1439 Giuliano Cesarini, cardinalis sancti angeli, scrisse da Faenza a Cosimo de Medici
                                                           
  La lettera del cardinale Cesarini
 
“... Spettabile uomo e fratello umanissimo, sono qui a Faenza con l’imperatore e altri greci. Sollecitiamo l’invio di cavalli e muli e poiché vi sono 200 greci da condurre, servono 150 muli. Fate spedire i cavalli e i muli con ogni diligenza possibile e celermente, perché non possiamo aspettare di più senza gravi spese e incomodità ".

Nel 1440 Firenze era in crisi, perché in primavera il condottiero Nicolò Piccinino, al soldo del Duca di Milano, era penetrato nel Mugello da Marradi e l'aveva devastato. Il 29 giugno Firenze lo sconfisse in un' importante battaglia ad Anghiari (Arezzo) ma il pericolo rimase. Il 25 luglio 1440 Ludovico scrisse questa lettera a Cosimo il Vecchio e si offrì di combattere i Milanesi:
 

 

"Magnifico domine mio, tempo è passato meglio che mai .......  sperando la grazia e virtù vostra per la mia liberazione dalla quale risulterà prestissima ruina di vostro e miei inimici, per dio dìgnati di farlo signor mio che non avete stimadore né partigiano più fervente di me a confermare ed esaltare lo stato vostro, ma che per ogni rispetto desidera di più servire alla magnificienza vostra alla quale mi raccomando"          die 25 luglio 1440

 La grazia non venne concessa nemmeno questa volta. Dopo qualche anno (1448) Ludovico scrisse di nuovo a Cosimo e a suo padre Giovanni, questa volta in versi.

Consumata l'età, perduto l'avere
Ove bene speranza in grave lucto
Sei anni con diciotto mal conducto
In carcere tetra son contra dovere,
Misericordia degna far sapere,
Ora piacerti che non più distrutto
Da chi può sia, perché a tutto
E signori solo possono provvedere
Miei germani siano qui convocati
E se possibil fosse a lor lasciarmi
Ditelo perché niun trovi ogni sospetto
In grazia tengo che ben servatevi
Certo siate sono pronto a servirvi
In tutti i luoghi vi sarò soggetto

La poesia è bruttina, però è originale: le prime lettere di ogni verso, lette in verticale, formano le parole "Cosimo de' Medici". Un'altra poesia, dedicata a Giovanni, padre di Cosimo, in latino e un po' in italiano, dimostra che Ludovico aveva una certa cultura. E' quella a destra nel documento qui sopra. Comincia così:
 
Johannes qui gratia Dei fertur (Giovanni che è portato dalla grazia di Dio)
Ornato di virtù, ben fortunato
Hor mi soccorri si che sventurato
A domini fides morbi servatur (è protetto dalle malattie dalla fede nel Signore)

........... ecc ..............

Chi vuole sapere il resto lo può tradurre dall' originale qui sopra. Ora ci basta notare che qui si viene a formare la parola "Johannes Medici" in verticale.

Come andò a finire il disgraziato ultimo Signore di Marradi?
Nel 1459 era ancora in carcere e forse venne liberato di lì a poco su richiesta del Duca di Milano. L'ultima sua lettera è del 7 agosto 1459 ed è qui accanto. Invoca ancora la grazia e nelle ultime righe ricorda ancora il Castiglionchio, che non vedrà mai più.
 

Fonti: Archivio Mediceo Avanti il Principato

Vol.3 filza 66, pg 63 n° 36 lettera del 2 agosto 1434 ex carcere Stincharum (ad Averardo)
Vol.1 filza 11, pg 21 n° 393, lettera del 25 luglio 1440 (a Cosimo)
Vol.1 filza 8, pg 138, n° 70 (r,v) sonetti del 31 dicembre 1448 (per Cosimo)
Vol.4 filza 138, pg 296, n°52 lettera 7 agosto 1459 (ultima di Ludovico)
Vol.1 filza 11, pg 206 , n° 216 lettera del 2 febbraio 1439 (del cardinale Cesarini)
 
Altri documenti non usati in questo articolo:

Vol.1 filza 9, pg 160, n° 181 lettera dell' 8 settembre 1455
Vol.1 filza 8, pg 138 (r,v), n° 63, lettera del 19 ottobre 1448