Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

martedì 15 agosto 2017

Boote e la Corona boreale

Due belle costellazioni
nel cielo d'estate
ricerca di Claudio Mercatali



Boote è una delle 48 costellazioni di Tolomeo e secondo il mito è dedicata a Icario, l'uomo al quale Dioniso insegnò a coltivare la vite e a fare il vino. Però quando Icario offrì ai suoi vicini questa nuova bevanda, essi si ubriacarono e credendo di essere stati avvelenati lo riempirono di botte tanto che morì.

Per arrivare qui la via classica è dal Grande Carro: si prolunga il timone, mantenendone la curvatura, fino ad una stella molto luminosa, Arturo, la più brillante in questa parte del cielo. Il nome in greco significa "la guardiana dell' Orsa", perché è vicino all' Orsa Maggiore. La forma della costellazione non dà una figura precisa: qualcuno dice che è una ipsilon rovesciata qualcun altro ci vede un aquilone, con Arturo proprio nel punto in fondo alla coda.

Arturo è forse la più tipica stella gigante rossa e il suo colore tendente all' arancione è già evidente a occhio nudo e diventa inconfondibile con il binocolo.

 La corona boreale è una costellazione piccola ma facile da trovare. Il nome già ci dice che dobbiamo cercare un semicerchio di stelle, cinque visibili ad occhio nudo e altre con il binocolo, che sono appena a destra di Boote.



Alfa Coronae, Alpecca, è una stellina di magnitudine 2,2 che si confonderebbe con molte altre se non fosse in mezzo all'asterismo come una gemma in un diadema.
 

Perché questa costellazione si chiama così?

Il mito dice che la principessa Arianna aiutò l'eroe Teseo a uccidere il Minotauro, che si nascondeva in un labirinto, e per ritrovare la via d'uscita gli diede un gomitolo da srotolare in modo da avere una traccia per il ritorno. E' il famoso "filo di Arianna" versione antica delle moderne strisce indicatrici verniciate sui pavimenti degli edifici con tanti corridoi. Teseo promise di sposarla, ma la abbandonò nell' isola di Nasso. Di lì passò Dioniso (o  Bacco, dio del vino) che la vide piangere e la sposò donandole un diadema d'oro, poi tramutato in costellazione.
 
Teseo uccide il Minotauro
 
 

venerdì 11 agosto 2017

Marradi negli anni Trenta


Una serie di immagini
dalla collezione
di Giuseppe Farolfi
 
 
 
 
 

 
 
Il paese, visto dalla zona di Villa Grilli. Negli anni Trenta era circondato da campetti terrazzati, spesso lavorati a vigna e zappati.
 
La "marra" nei secoli antichi era uno zappetto adatto a dissodare terreni pietrosi e probabilmente da questo viene il nome "Marrato o Marradi".
 
 
 
 
Il paese visto dal monte di fronte, con la prospettiva sinistra - destra rispetto alla foto precedente.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Questa è la visuale all'imbocco della strada per Palazzuolo sul Senio. Siamo nel 1946, il Ponte Grande è appena stato ricostruito e ha le spalline di cemento. Si vedono ancora le macerie di alcune case.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Queste che seguono sono tutte immagini
di via Fabroni negli anni Trenta.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La differenza più evidente rispetto 
oggi è che mancano i marciapiedi.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La gente è vestita a festa e probabilmente
questa è una domenica mattina.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Qui, e anche nella foto precedente, si vede che la fontana pubblica vicino al convento delle Suore Domenicane non è dov' oggi.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Anche piazza Scalelle era senza marciapiedi.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire.
 
 
 
 
 
 
 
 
Il paese è sempre stato molto devoto alla Madonna del Popolo.
Nei primi anni Cinquanta venne fatta una colletta per arricchire la statua della Vergine e del bambin Gesù con due corone d'oro del peso di 600g.