Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

sabato 19 gennaio 2019

1810 Le Ordinanze Prefettizie del Dipartimento dell'Arno

Rassegna delle disposizioni
del Prefetto
di Firenze da applicare
anche a Marradi
ricerca di Claudio Mercatali



Il 25 maggio 1808 l’ex Granducato di Toscana, che i Francesi avevano ribattezzato  Regno d' Etruria, fu annesso alla Francia e diviso in Dipartimenti, a loro volta divisi in Arrondissement. Il Dipartimento dell’ Arno comprendeva gli Arrondissement di Firenze, Arezzo, Modigliana (per tutti i comuni della Romagna Toscana) e Pistoia. Che lo volessero o no, i toscani divennero cittadini francesi a tutti gli effetti.

In rosa: i territori annessi alla Francia.




Nell’ordinamento Francese, allora e anche oggi, c'è la figura fondamentale del Prefetto, rappresentante ufficiale del governo, che emette le Ordinanze Prefettizie, obbligatorie per i Sindaci.
Il Prefetto del Dipartimento dell’Arno dava disposizioni abbastanza perentorie agli Arrondissement e ai Comuni, fra i quali c’era anche Marradi. Queste che seguono sono appunto le Ordinanze prefettizie del 1810, che le Maire di Marradi (= il sindaco) dovette applicare.


Il Prefetto
in uniforme (fine Ottocento).




Dopo la caduta di Napoleone il  Regno di Sardegna mantenne la figura del Prefetto, che passò al Regno d'Italia nel 1861, quando la legislazione piemontese fu estesa a tutto il territorio nazionale. La legge del 20 marzo 1865, n. 2248 recita:

"Il Prefetto rappresenta il potere esecutivo in tutta la provincia; esercita le attribuzioni a lui demandate dalle leggi, e veglia sul mantenimento dei diritti dell'autorità amministrativa elevando, ove occorra, i conflitti di giurisdizione ...; provvede alla pubblicazione ed alla esecuzione delle leggi; veglia sull'andamento di tutte le Pubbliche Amministrazioni, ed in caso d´urgenza fa i provvedimenti che crede indispensabili nei diversi rami del servizio; sopraintende alla pubblica sicurezza, ha il diritto di disporre della forza pubblica, e di richiedere la forza armata; dipende dal ministro dell'Interno, e ne esegue le istruzioni".

Oggi le funzioni del Prefetto sono cambiate e senza fare ora un corso di diritto quelle più importanti le possiamo riassumere circa così:
1  Il Prefetto ha responsabilità dell'ordine pubblico nella provincia (art. 13 della L. 121/1981) ed è  affiancato dal Comitato Provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Fino alla riforma prevista dalla legge n. 121/1981 dal Prefetto dipendeva il Questore.
2  Se ci sono motivi  gravi e urgente necessità può sospendere i sindaci, i presidenti delle province, i presidenti di consorzi e comunità montane, in attesa che il Ministro dell' Interno intervenga.
3  Può avviare la procedura per sciogliere i consigli comunali o provinciali e l'invio di un commissario in attesa del decreto del Ministero dell'Interno.
4  Sovrintende alla Protezione civile. Secondo la legge 24.02.1992, n. 225, predispone il piano per fronteggiare l'emergenza sul territorio della provincia.

 
1810 Febbraio
La nomina delle Commissioni anmministrative degli Spedali. Per Marradi ci sono anche Luca Fabbroni e Giuseppe Pescetti, due dei fondatori dell'Ospedale San Francesco.


1810 Febbraio

Lo stabilimento degli Ufizj di Beneficienza.

Erano degli organi caritatevoli per i miserabili. Il primo della lista è Lorenzo de' Pazzi, l'arciprete.



Marzo e Aprile

Il giorno 22 aprile sono previste le nozze di Napoleone.



I





L'Impero stabilisce che il giorno sia festivo e per gioire assieme all'Imperatore il Prefetto chiede che quel giorno siano celebrati tanti matrimoni ...

  


  
Chi accetta di sposarsi il 22 aprile avrà un contributo di 600 Franchi
 Aprile

La Tariffa per gli Agenti del Fisco
(I Percettori delle tasse) è fissata in 5 cent. di aggio su ogni bolletta.
Giugno
Vengono nominati i Commissari per le vaccinazioni. Per Marradi ci sono: le Maire Remigio Fabroni e il dr. Ciaranfi, chirurgo dell' Ospedale San Francesco . 
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Novembre
Arriva la nuova suddivisione in Arrondissement della Toscana.
dicembre
Nuove tasse in arrivo. Il dominio napoleonico applicava di continuo nuove imposte soprattutto per finanziare le continue guerre di Napoleone e per questo era poco amato qui da noi.

sabato 12 gennaio 2019

In favore del buon uso della zeta

Le regole secondo
Orlando Pescetti (1588)
Ricerca di Claudio Mercatali

  


Orlando Pescetti era un letterato vissuto a cavallo fra il Cinquecento e il Seicento, nativo di Marradi. Ce lo dice lui stesso nel prologo de “La Regia Pastorella” una commedia pesantissima da leggere, come quasi tutte quelle di quel periodo. Orlando per motivi che non conosciamo si trasferì a Verona e visse sempre in Veneto, mentre i suoi parenti rimasero a Marradi, nella casa di famiglia, vicino alla chiesa arcipretale e a fianco di quella di Dino Campana. Oggi non c’è più perché una bomba la rase al suolo nel 1944.

 
 
Pescetti oltre che commediografo era un critico letterario spesso al centro di dispute e polemiche e anche un linguista abbastanza autorevole e autoritario. Ecco, ora ci interessa in quest’ultima veste, a proposito della corretta pronuncia della lettera zeta. Per capire bene quello che stiamo per leggere ci serve un ripassino sulle consonanti. Queste lettere per essere pronunciate richiedono un certo movimento della bocca. Se avete dei dubbi provate con voi stessi: riuscite a dire “b” senza battere le labbra? E “c” senza appoggiare la lingua al palato? No di certo e quindi i linguisti le hanno suddivise così:

Labiali: dobbiamo chiudere e aprire le labbra (p, b, f, v, m)
Linguali: per pronunciarle usiamo la punta della lingua (l, r)
Dentali: la lingua si appoggia ai denti anteriori (d, t, s, z, n)
Palatali: la lingua si appoggia al palato (c, g)
Gutturali: serriamo le labbra come per fischiare (c di collo, g di gufo, q)

Oltre a questo le Dentali esse e zeta, hanno una doppia fonetica:

 
 
 
La esse è sonora (o dolce)  in “rosa”, e sorda (o aspra) in “sala”. La zeta è sonora (o dolce)  in “zanzara”, e sorda (o aspra) in “pazzo”.

Ora ci interessa la zeta, che per la sua doppia fonetica condiziona la pronuncia di tante parole. In Toscana si usa dolce o aspra a seconda delle parole, mentre in Emilia si usa quasi sempre dolce. Insomma la parola “zucchero” si deve dire con la zeta di pazzo, come fanno a Firenze o con quella di zanzara, come a Bologna? Oggi il problema non c’è, perché si accettano ambedue le pronunce, ma in passato non era così.

Leggete che cosa scrisse Orlando Pescetti sull’ uso corretto della zeta, che secondo lui va usata sempre come in Toscana.
 
 
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Fonte: Testo estratto da un originale della stamperia Girolamo Discepolo, Verona 1588.