Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

lunedì 18 giugno 2018

La Ferrovia Faentina e le sue concorrenti

 Tanti modi per collegare
la Toscana con la Romagna
(prima parte)
ricerca di Claudio Mercatali
  


1887 Apre il tronco Faenza - Fognano


 




Nei primi anni dopo l’ Unità d’Italia (1861) , ma anche durante gli ultimi anni del Governo Granducale Toscano, ci fu un accanito dibattito su quale fosse il percorso più conveniente per congiungere la Toscana e la Romagna con una ferrovia. Il problema del collegamento ferroviario Firenze – Bologna era stato risolto proprio in quei tempi  con l’inaugurazione della Ferrovia Porrettana (1864) , un’opera faraonica per l’epoca: 99 chilometri attraverso l’appennino, con 47 gallerie e 35 viadotti o grandi ponti. Il progettista fu l’ingegnere francese Jean Louis Protche.





Fu proprio il grande successo della Porrettana a rendere evidente la necessità di un secondo collegamento e le varie amministrazioni comunali della Romagna e della Toscana si attivarono cercando di dimostrare la convenienza a passare sul proprio territorio. A quei tempi il treno era un mezzo di collegamento d’avanguardia e anche oggi è uno dei principali mezzi di trasporto per le merci e le persone.






Questo qui accanto è un articolo di un anonimo, del 1860, che propone il collegamento Ravenna – Lugo – Castel Bolognese – Passo della Futa – Mugello – Firenze. Non conosciamo il suo nome ma si noterà che insiste molto per il passaggio da Lugo, cittadina di grande attività commerciale già allora. In effetti la ferrovia Ravenna - Castel Bolognese fu poi inaugurata nel 1863 ed è ancora oggi attiva. Però le aspettative del nostro Anonimo si fermarono qui, perché la sua idea di proseguire per il Mugello attraverso il traforo sotto la Futa era difficoltosa e poco conveniente, nonostante che lui assicurasse il contraio:
 



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... Quest'ultima (la ferrovia sotto la Futa) sembra quindi preferibile, perché presenta il minor tratto di montagna, ed allaccia maggior numero di paesi nel Mugello, senza pregiudizio della distanza generale della linea ...



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IL PROGETTO ANTONELLI

Più o meno nello stesso periodo il padre scolopio Giovanni Antonelli, fiorentino, ingegnere topografo, astronomo e meteorologo, pubblicò tre saggi nei quali propose il tracciato Faenza – Firenze. Le sue considerazioni tecniche e scientifiche furono solidissime e i suoi studi divennero in breve il primo riferimento per chi voleva affrontare questo argomento.

 
Ecco che cosa disse don Antonelli, che oltre tutto è anche piacevole da leggere, nel febbraio 1861:











... dopo Ronta cominciano le opere della montagna ...




   

... attraversa quell'alpestre catena con salita del 14,4 per 1000, e con un sotterraneo non superiore a 2900m si trova sul Lamone ...










All'epoca uno dei problemi delle lunghe gallerie era lo smaltimento dei fumi delle gallerie, che rendevano l'aria irrespirabile:

... è immensamente meglio avere due sotterranei non eccedenti i tre chilometri ciascuno, che imbattersi in uno solo eccedente la somma di ambedue ...



Anche per accedere al Mugello da Firenze era necessario un traforo, sotto il Poggio di Pratolino, a salire da Fiesole Caldine:
 
... Questa perforazione rettilinea, che mi risulta essere di circa metri 2600 e in salita del 18 per 1000 ha il suo sbocco sulla Carza presso Fontebona ... 





Padre Antonelli era un ottimo ingegnere.










... Facciamo adesso il confronto fra questo progetto per Faenza ...









... diciamo francamente che la Forlivese non regge al confronto con la linea Faentina ...











Quindi Antonelli ebbe ragione e le dispute finirono? No certamente, perché gli interessi in gioco erano tanti e anche i pareri tecnici.
 
Perciò la storia continua e ne riparleremo la settimana prossima ...
 
 
 

martedì 12 giugno 2018

Vendesi a Marradi

Case e terreni
in vendita a Marradi
nella prima metà dell' 800
ricerca di Claudio Mercatali



La Gazzetta di Firenze era un foglio stampato dal 1814 al 1848. Era il giornale ufficiale del Granducato di Toscana, dove si potevano leggere le notizie provenienti dagli altri Stati italiani e anche dall'estero. Usciva il martedì, il giovedì e il sabato. Pubblicava anche gli avvisi d'asta, di vendita coatta e di esproprio, assieme a qualche reclame pubblicitaria. Insomma era una specie di Gazzetta ufficiale.





L'Epoca napoleonica era finita nel 1815 e il Granduca Ferdinando III di Lorena era tornato a Firenze. Per evitare strascichi e vendette aveva concesso l'amnistia e quindi chi aveva sostenuto Napoleone non aveva nulla da temere.
La gente tutto sommato era contenta del Sovrano e i marradesi lessero con piacere sulla Gazzetta che era guarito da una lunga malattia.
 
 Che cosa c'era da comprare in paese in quegli anni? Leggiamo:


1825

Gli eredi di Alessandro Bandini (era il marradese benestante che costruì la Chiesa del Suffragio) mettono in vendita la casa in piazza e il poderetto La Torretta, che si vede in alto, all'inizio della strada per Palazzuolo.


1826

Il Rio Salto a quei tempi scorreva a giorno nel centro del paese. In mezzo a via Fabroni c'era un gruppo di casette, demolite nel 1855. L'avviso qui accanto si riferisce alla vendita di una di queste.





1830

Ca di Patissi oggi si chiama Ca d'Ira






1830
 
Nel centro di Marradi non c'è ancora
via Razzi (La Strada Nuova) che sarà costruita dopo pochi anni



1834
 
La "strada della Badia del Borgo" di cui si dice nella vendita è la attuale via Fabbrini. La "cavinella" è il vicolo che scende in piazza, oggi chiuso da un cancelletto.






1836
 
Vendita all'incanto del podere Valconte, che oggi si chiama la Poderina.






1839
 
Una complicata vendita di terreni a Piedimonte (Palazzuolo) della famiglia Bandini di Popolano







1845
 
Divisione di beni in casa Fabbroni:
si vendono molti poderi, in vari lotti







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1845
 
Vendesi "il ceppo di case detto di S.Francesco" che oggi nessuno chiama più così ed è all'inizio degli Archiroli