Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

mercoledì 17 gennaio 2018

A Gamogna lungo una via antica

Il sentiero del rosario
ricerca di Claudio Mercatali

  

La via classica dal Passo dell'Eremo a Gamogna parte dal podere Case Nuove, dove c'è un sentiero segnato chiaramente. Questa strada campestre nel primo tratto è recente.



La viabilità antica era più in alto, nel sito detto La Spingarda, ma era disagevole e negli anni Cinquanta l' ing. Bubani, del Consorzio di Bonifica di Brisighella, la sostituì con quella odierna, per dare finalmente un accesso agevole al monastero.
Il lavoro rimase incompiuto, perché con l'abbandono delle campagne era diventato quasi inutile.

Però adesso non dobbiamo passare di qui.
 
La via che interessa ora passava dal podere Fontana Bianca, a metà fra i Passi dell' Eremo e della Peschiera, e l'imbocco oggi è fra questi due valichi nel punto più basso della strada Marradi - S.Benedetto, dove comincia la campestre che scende ai Molinelli.

Qui accanto si vede  la zona di Fontana Bianca nel 1994, quando ancora c'era qualche rudere.
 
 
  

La stessa zona nel 2014
 
Oggi Fontana Bianca è solo un mucchio di sassi, lungo la campestre che scende ai Molinelli.
Negli anni Novanta qui è stato costruito il Metanodotto Algerino ed è rimasta la traccia di un' ampia strada dell'ex cantiere.
 
 
 
 
L'imbocco è  a valle della strada provinciale, facile da trovare perché é l'unica diramazione che c'è qui. Si tratta di scendere fino al primo podere, Poggiolo del Forcone, e di proseguire per due o trecento metri.

Ora cerchiamo l'inizio del mitico Sentìr dla preghìra o Sentiero del Rosario, come lo chiamano a Marradi.
Si dice che nei festivi i devoti contadini dell' alta valle Acerreta lo percorressero pregando, quando andavano a Gamogna per soddisfare il precetto.

 
... si pesticcia un po' di fango ... e si imbocca il Sentiero della Preghiera (o del rosario).... poi la via diventa ampia ed agevole ...

Andiamo per questa via, nel suo tracciato settecentesco, cartografato nel Catasto Leopoldino del 1822 ma riconoscibile anche nella carta IGM del 1929. 
 
Ricordo che prima del 1994, dopo le piogge d'autunno, dalle sorgenti qui vicino sgorgava veloce un fiotto limpido e forse da questo viene il nome del podere. Oggi la fonte principale in parte si è persa, e attorno gemono delle sorgentelle che versano un filo d'acqua.
Il fosso che scende dal Passo dell'Eremo tracima spesso e si riversa lungo la strada, però si guada facilmente.
Si pesticcia un po' il fango fatto dall'acqua delle sorgentelle disperse e poi si prende il sentiero a mezza costa, accidentato ma con pochi dislivelli, visto che Fontana Bianca e Gamogna sono circa a 800m di altitudine. La direzione è esattamente a nord e avendo una bussola ci si può orientare anche così, al bivio dei tanti sentierini che si incontrano strada facendo.

All'inizio il sentiero non incoraggia per niente, perché  i rami dei pruni e delle rose canine fanno corona e intralciano il passo. Poi la via diventa ampia e agevole, quasi fino al podere Perticozze, di cui rimane solo una stesa di sassi senza nemmeno un muro sbrecciato. Qui il muschio e i ginepri hanno preso il sopravvento, la natura ha cancellato la casa, che fu la prima di questa zona ad essere abbandonata, nel 1918, quando si perse la sorgente.
 
 

 
 
Lungo il percorso si incontrano diverse risorgive, perché le condizioni sono favorevoli e c'è l'acqua migliore del Comune di Marradi.

 
La vista del sentiero dalle Perticozze
 
 
 
 Si vedono tante cose dalle Perticozze, il sito è in alto, nell' orlo di un dirupo: si vede la traccia del sentiero già percorso, quello ancora da percorrere (in giallo qui sopra), e anche il torrente Acerreta fino a Ponte della Valle.

 La valle di Lutirano dalle Perticozze
 
 
 
 
Non viene spontaneo pensare che qui siamo nella valle dell' Acerreta (quella di Lutirano) perché questo sentiero insolito confonde un po' i riferimenti. Però dalle Perticozze tutto si chiarisce.  Ora la via corre in piano, a mezza costa, e va diritto al Vallone di Gamogna.

Dalle Perticozze comincia una parte poco agevole del trekking, perché per qualche centinaio di metri il sentiero si restringe e c'è appena il posto per mettere i piedi. Ad un certo punto una frana lo interrompe e costringe ad un passaggio difficile, a carponi, sull'orlo di una riva non tanto rassicurante. Nel 2013 la situazione era così.

... a un certo punto una frana lo interrompe ...



Poi il sentiero spiana e senza problemi si arriva al fosso del Vallone.
 
 
Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire

 

L'incrocio con la classica mulattiera per Gamogna è proprio accanto alle rovine di questo podere abbandonato.

   

Il podere Vallone di Gamogna,
crocevia della viabilità in questi siti.

 




Come riferimento cartografico si può usare una normale tavoletta IGM o una carta dei sentieri, ma è più elegante la cartografia del Granduca Leopoldo (1822) visto che il sentiero era già allora praticabile come oggi.

 NOTA

Un rosario dura una mezzoretta ma io ho impiegato di più per arrivare al Vallone. Evidentemente chi abitava da queste parti aveva le gambe più allenate delle mie.




 

mercoledì 10 gennaio 2018

Tommaso Minardi


Un bravo artista di famiglia
faentina e marradese

ricerca di Claudio Mercatali
 
  Autoritratto
 
Tommaso Minardi, disegnatore e pittore, nacque a Faenza nel 1787 da Carlo Minardi, tintore faentino e Rosa Stanghellini, di Marradi. Il cognome Stanghellini un tempo era comune qui in paese e si trova in tanti documenti antichi.  Rosa da sposata si trasferì a Faenza ed ebbe cinque figli.
La casa di famiglia è in pieno centro, a Faenza, e oggi è come si vede qui sotto:
 
Da suo figlio Tommaso ci è giunto questo delicato ricordo di lei: “ Mia Madre, Rosa Stanghellini, di Marradi, era un angelo d' anima, di fisionomia significante, vivacità e modestia mirabile. Perduto il povero mio Padre nel 1822, non ancora settuagenario, primo mio pensiero fu quello di far venire mia Madre e ...”.

 
Fin da ragazzo Tommaso mostrò una predisposizione innata per il disegno e la pittura, tanto che fu inviato a Roma perché affinasse la sua arte.
Nei primi tempi visse alla bohémien in una soffitta, come si vede in questo autoritratto ...
Però era così bravo che nel 1818, a 31 anni, venne nominato Direttore dell’ Accademia di Belle Arti di Perugia, con una lettera di presentazione di Antonio Canova, uno dei più grandi scultori dell’epoca.
Per tutte le altre notizie del Nostro conviene leggere direttamente la biografia di don  Antonio Montanari (1871) che era un suo contemporaneo e quindi aveva notizie più precise e dirette.

A noi non rimane che ammirare i quadri di Minardi e soprattutto i suoi disegni:
 Anatomia
di nudo maschile 1836

Il sogno di san Giuseppe (Vangelo di Matteo 1,18 - 24 )
"Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria ..."

 
 


La “Missione degli Apostoli” 1864
Quirinale, Sala degli Ambasciatori

 

Erminia fra i pastori è un personaggio della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.
 
 
 
 Però Minardi è soprattutto un ritrattista e un disegnatore di volti espressivi:


Una testa con barba e baffi,
1815 - 1817 circa: 
Studio di espressione 
 
 
 
 

Sbalordito + assorto, 1815 -1817 circa
Studio di espressioni


Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire
per vedere i particolari
 
 
  
Uomo giovane e vecchio 1815 circa







 
 
Due teste di vecchio barbuto 1816







 
 
 
Testa di fanciullo 1820 – 1830
 
 
 
  Studio di teste barbute
 
 
 
  
 
Minardi era anche uno spiritoso interprete di racconti biblici:
Quando gli Ebrei entrarono a Canaan il re Balac, intimorito, chiamò il profeta Balaam perché li maledicesse.  
Però Geova mandò un angelo con la spada incontro a  Balaam per fermarlo.  La sua asina lo vide, si accovacciò e non volle andare avanti. Balaam  adirato cercò in ogni modo di farla alzare. L’asina gli disse: ‘Se vado avanti l’angelo ti ucciderà’. Allora l’angelo comparve anche a Balaam e gli disse: ‘Perché maltratti la tua asina? Se lei non avesse deviato da me, ti avrei colpito a morte, senza farle del male’.
 
 
 
Nel 1854 Minardi si ammalò e fu sul punto di morire, ma poi si riprese.
Nelle crisi profonde, come capita anche a noi, la memoria corre indietro, ai ricordi dell'infanzia ...
 
 
 ... e Minardi disse al suo amico e biografo Guglielmo De Sanctis che sua madre gli raccontava che ...
Leggete qui sopra, soprattutto la pagina in giallo, che è una bella e fantasiosa  immagine della valle del Lamone alla fine del Settecento. 
"... Ma eccomi a dirti alcune cose curiose della mia vita. Quando mia madre fu di me gravida desiderò rivedere i suoi parenti in Marradi in compagnia del marito. Sta Marradi in Toscana, sul declivio degli Appennini, ai confini della Romagna ..."