Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

sabato 16 aprile 2011

IL "CANTO del CIGNO" di MOZART

Quest'articolo è uscito sul Piccolo di Faenza n. 14 di venerdì 15 aprile 2011.

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Al teatro degli ANIMOSI il “CANTO del CIGNO” di MOZART:
La sera del sabato santo la Corale S. CECILIA e l’Orchestra Opera IN-STABILE eseguiranno il REQUIEM, ultimo capolavoro del sublime AMADEUS, ricco di suprema densità musicale, di mistero e leggenda.

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Quando il direttore di un’antica banda musicale incontra il direttore di una prestigiosa corale, può nascere un’idea artistica a beneficio degli amanti della grande musica.
Un incontro di tal genere è avvenuto lo scorso dicembre fra “l’ascoltatore” Eolo Visani, maestro della Banda di Popolano e Andrea Sardi, giovane direttore della corale S. Cecilia di Borgo S. Lorenzo, in occasione della “prima” del Requiem mozartiano in Mugello. Il prof. Visani colse subito l’alto livello artistico dell’esecuzione. Molti marradesi avevano già apprezzato la Corale a Crespino del Lamone nell’estate del 2010. C’erano tutte le buone premesse per proporre al sig. Sardi un’esibizione a Marradi e il nostro “Eolo” non si fece scappare la stimolante occasione.
Il prossimo sabato santo il teatro degli Animosi potrà rivivere gli antichi fasti, accogliendo un organico d’alto livello che eseguirà l’ultimo lavoro di Mozart, ricco d’intensità religiosa e densità musicale. Ci auguriamo che l’evento dell’anno coinvolga tutti i marradesi e gli amanti della grande musica dei dintorni. L’arciprete di Marradi ha spostato l’orario delle funzioni serali del Sabato Santo per assicurare al concerto la totale autonomia di tempo: di questa iniziativa la cittadinanza marradese è grata a don Patuelli.
Le attese non sono frutto d’iperboli promozionali ma di concrete valutazioni artistiche: il teatro degli Animosi garantisce un’acustica perfetta perché è un canone architettonico settecentesco ancora insuperato e il lavoro in programma è la forma musicale più idonea per fare risaltare le voci soliste, il coro e gli strumenti previsti dalla partitura mozartiana. Al riguardo è doveroso ricordare alcune note storiche, aneddotiche e musicali.
Il lavoro fu commissionato al grande salisburghese in Vienna nel 1791 da un misterioso personaggio e Mozart si mise al lavoro con febbrile impegno, dedicandovi gli ultimi giorni e le ultime notti della sua vita. Il Requiem lo colse in punto di morte (nomen omen), forse mentre stava dettando alcune battute ad Antonio Salieri, dominus musicale di Vienna e rivale di Amadeus. Mozart morì il lunedì 5 dicembre 1791 e nei suoi appunti mancavano completamente le seguenti parti: Sanctus, Benedictus, Agnus Dei e Communio; esse furono completate dall’allievo Süssmayr, che utilizzò molto materiale già impiegato dal Maestro.
Nonostante quest’operazione a più mani, il capolavoro risulta unitario e perfetto nella forma e nell’emozione del drammatico tema.
La morte di Mozart, secondo una tradizione fantasiosa causata da avvelenamento per opera di Salieri, ma smentita dalle più recenti indagini d’archivio, ed il Requiem sono stati oggetto di lavori letterari (Puskin), teatrali (Shaffer) e cinematografici (Forman).
Nel 1964 lo studioso Otto E. Deutsch, curatore del ponderoso catalogo di Schubert, scoprì il misterioso committente del Requiem. Era il conte Franz von Walsegg che pagò totalmente quanto pattuito poiché Susssmayr, d’accordo con la vedova di Mozart, Costanza, ricopiò l’intera partitura, imitando la grafia di Mozart, compresa la firma e datando il tutto 1792 (!), cioè l’anno dopo la morte del genio; un clamoroso falso. Tutto ciò risulta dalle carte ritrovate dal già citato studioso.
Quanto sopra porta ad una conclusione in due punti:
1) Mozart è l’immortale genio insuperabile, ma rimane figlio del ‘700, secolo in cui il musicista è ancora musico, cioè servitore di prelati, nobili e case reali. Beethoven, il suo più illustre erede, sarà il primo musico a ribellarsi ed a conquistare il prestigio e la statura del musicista in senso moderno.
2) Il “canto del cigno” mozartiano ha in sé la potenza corale bachiana e i semi fecondi dell’imminente romanticismo che Beethoven formalizzerà 13 anni dopo (1804) nella grandiosa e rivoluzionaria 3^ sinfonia.
Antonio Moffa

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