Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

giovedì 8 novembre 2012

Il castellaccio



Il Castellaccio
una “Mansione” romana
di Alessandro Mazzerelli



A Biforco il Castellaccio si protende come la punta di una nave, a dividere la biforcazione tra il torrente Campigno e il fiume Lamone. Non ci vuol molto a capire, guardando la struttura dall’alto di uno dei poggi adiacenti, la posizione estremamente strategica del sito.

A conferma della sua importanza storica citiamo la documentazione-certamente parziale- che siamo riusciti a consultare. La citazione del “Castellaccio”, più chiara e forse scientificamente più obbiettiva, è dovuta alla Professoressa Alessandra Borgi che nel 1977 pubblica, per l’IGM di Firenze, un saggio dal titolo “La rete stradale della Toscana nei caratteri attuali, nella sua evoluzione storica, nelle sue esigenze di sviluppo”. Lo studio nelle pagg 1000-1005, tratta l’argomento de “Le vie Fiorentina e Faentina e le Transappenniniche “. Ci sembra di estremo interesse riportare il testo che riguarda la Fiorentina e la Faentina.

Scrive la Borgi:
“ La Fiorentina e la Faentina costituivano , come via militare, l’univa trasversale che collegava la Toscana all’Emilia nel tratto compreso tra l’ Aemilia Scauri e la Flaminia. Il tronco Pisa-Firtenze era un percorso etrusco ricalcato dai Romani nel I secolo A.C. ed è documentato dalla Tavola come deviazione dalla cassia da Lucca. Il tratto successivo, compreso nella Firenze-Lucca, riportato dall’Itinerario di Antonino, è stato oggetto di una precisa ricostruzione, accertata da altri autori, da parte di Roberto Andreotti.


Biforco visto da (o verso) 
il Castellaccio




La strada iniziava in Pisa (Piazza dei cavalieri) e lungo la riva sinistra dell’Arno passava per Cascina-Pontedera  (Valvata), San Miniato (allo sbocco della Valdelsa, Empoli Vecchio (in Portu), Porto di Mezzo (Arnum Flumen), Firenze (Ponte vecchio): Da Firenze la via puntando a nord-est, saliva per la stretta valle del Mugnone (Munio) al valico delle Croci, e scendeva alla Sieve alla stazione di “Anneianum” (Borgo san Lorenzo): Di qui risaliva il torrente Elsa per Pulicciano (Fundus Pulicianus), poi proseguiva per Ronta e la colla di Casaglia. Quindi scendeva nella Val lamone (Anemo) fino a Marradi dove in località Castellaccio si trovava la mansione “In Castello”.
Oltre Marradi la strada continuava per San Casciano, Pieve di Tho, Quarto, Faenza sulla via Emilia. L’attuale statale 302 segue questo tracciato e percorrendola si ha la conferma della sua antichità.”

La Borgi, tra i diversi autori che cita, fa particolare riferimento a Roberto Andreotti che su “Historia”, n. 2 (1927), supplemento a “Il Popolo d’Italia”, organo del PNF, nelle pagg.153/157, sotto il titolo “Il Percorso dell’antica Via Faentina” scrive:
“ L’importanza della Via Faentina è indubbia, se si pensa che essa dopo la strada della Lunigiana, detta nel Medioevo Francigena, e quella di Bononia, costituiva la terza via di comunicazione attraverso l’Appennino Tosco-Emiliano; eppure gli unici dati tradizionali li troviamo nel noto  “Itinerarium Antonianum”, dove sono nominate due MANSIONES, Castellum ( Castellaccio) ed Anneianum ( Borgo San Lorenzo) ed è citata la lunghezza delle relative tappe: 25 MIGLIA DA FAVENTIA A CASTELLUM, PARIMENTI 25 MIGLIA DA CASTELLUM AD ANNEIANUM e 20 MIGLIA DA ANNEIANUM A FLORENTIA” (…)

…“ Se la Via Faentina, ,  doveva passare per la valle del Lamone, la prima mansio, Castellum, deve essere situata nel fondo valle a 36 Km da Faenza; a tale distanza si trova pressappoco Marradi , ed appunto in Marradi o in località assai vicina a Marradi, si deve vedere l’antica Castellum …".

… Il tracciato della Via Faentina da Marradi, si sarebbe inoltrato per l’affluente di destra, il fosso di Campigno, per giungere al Passo delle Scalette (Scalelle), per cui anche nel Medioevo vi era una mulattiera assai importante che immetteva nella valle del Lamone dal Mugello e che era custodita da un Castello. Dal passo delle Scalelle poi sarebbe discesa in val di Sieve , attraverso il territorio di Gorella, per un affluente di destra del S. Godenzo o per S. Godenzo  stesso.




Poi sarebbe proseguita sino a Florentia e di qui per Ad Solaria ed Hellana, a Pistorias e per Ad Martis a Lucca: Una riprova poi della romanità persistente del territorio di Corella per cui sarebbe passata la Via Faentina, starebbe nel fatto, secondo alcuni, che una delle chiese suffraganee della Pieve di Corella era intitolata alle SS. Lucia e Cristina a Casa Romana.”

Come appare evidente, vi è tra la Borgi e l’Andreotti, fermo il caposaldo della Mansione Romana del Castellaccio di Biforco, nota già nell’Itinerarium Antonianum, una diversa opinione circa il percorso della Faentina dal Castellaccio al Mugello. Per la Borgi la strada è analoga all’attuale statale. Per Andreotti giunta al Castellaccio svolta a sinistra per Campigno, raggiunge il Passo delle Scalelle, che Andreotti chiama Scalette, sotto Campigno nella località “Fango”. Quindi, salendo sino al passo ove oggi c’è il “Tabellone”, poco sotto il Giogo di Corella, a m. 1137 s.l.m., scende nei territori di Corella.

Come spiegare la diversa opinione?
Credo che tutti e due gli autori abbiano in qualche modo ragione perché i due tracciati si pongono in tempi diversi. Quello romano è perfettamente descritto dalla Borgi, quello altomedievale e medievale, quando da tempo le vie romane erano da tempo divenute impraticabili a causa dell’abbandono, è certamente quello descritto dall’Andreotti.

IL CASTELLACCIO

Ma ai fini della nostra ricerca l’oggetto è il Castellaccio, punto di riferimento di ambedue i tracciati: E che si tratti del Castellaccio attuale pare provato da fatti oggettivi, venuti alla luce a seguito dei lavori di rifacimento all’esterno e all’interno dell’immmobile.


Il barbacane orientale 
e le ex feritoie.


In particolare:
Il Barbacane orientale del Castellaccio, messo esternamente di nuovo in luce, ha una profondità muraria superiore a 2 metri, visibile e misurabile dalle due ex feritoie;

L’interessantissimo pozzo interno, già probabilmente esterno, che poggia sul barbacane occidentale del Castellaccio, rientra nella tipologia delle strutture difensive e comunque di controllo e di sosta;
Infine il possente basamento, oggi visibile da una  cantina, conferma le ricerche degli studiosi citati.





Accanto: Il pozzo
Sotto: il graffito medioevale


Nel medioevo l'antica mansione fu anche convento, e forse era qui il mitico monastero di Biforco, di cui si hanno notizie un po' leggendarie negli Annali dei frati di Vallombrosa.
Di certo l'edificio ebbe sempre una funzione pubblica e divenne casa colonica e padronale solo negli ultimi secoli.
In un edificio annesso c'è un graffito interessante e difficile da interpretare. Secondo una interpretazione, che non è l'unica, i quattro graffiti sarebbero una simbologia del potere della chiesa e del feudatario e rappresenterebbero quello che si vede dalle finestre dell'edificio.

Di notevole interesse appare, per il vissuto che vi traspare, anche la facciata principale su cui emerge chiarissima la trama delle strutture che si sono aggiunte alla probabile torre iniziale.
Concludendo, va ricordato che la proprietà poteva e voleva fare di più, ma ha trovato incomprensibili ostacoli burocratici che non hanno reso fruibile la vista della facciata principale della struttura che doveva essere, almeno quella, ripristinata totalmente al vissuto.
Comunque il Castellaccio, per quello che ne rimane, merita il rispetto dovuto ad una vetusta emergenza storica che nell’intera Val Lamone, per antichità e importanza, risulta seconda solo alla Pieve del Tho.

Alessandro Mazzerelli


Note
Mansione: luogo di tappa lungo le strade romane, dal latino mansio-mansionis che significa “ sosta” e che deriva a sua volta dal verbo manere cioè restare.
Barbacane:struttura difensiva medievale, un antemurale che serviva da sostegno e protezione aggiuntiva rispetto al muro di cinta o alla fortezza vera e propria.

Queste foto sono state scattate il giorno 1 novembre 2012. Il dr. Mazzerelli, essendo l'edificio una proprietà della sua famiglia, chiede di non "scaricarle" per altri utilizzi se non dopo aver ricevuto una esplicita autorizzazione.



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