Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

martedì 14 novembre 2017

1785 La confisca dei beni della Chiesa

Il Granduca Leopoldo abolisce
le Congregazioni religiose
ricerca di Claudio Mercatali

 Archivio storico del Comune di Marradi
1780 - 1798 Filza di Rescritti, suppliche, atti


Nel Settecento le Congregazioni religiose e le Confraternite avevano un patrimonio immobiliare enorme, accumulato in secoli e secoli di donazioni. Questi beni godevano di tanti privilegi e pagavano pochissime tasse.
Per porre rimedio a questo, e per limitare il potere temporale della Chiesa, il Granduca Leopoldo abolì le Congregazioni e quasi tutto il loro patrimonio passò all’ erario granducale.

E i preti? 
Il Motu proprio (= la legge) del 30 ottobre 1784 diceva che:

“Al fine di assicurare la sussistenza dei parroci ed il mantenimento delle Chiese e dei Ministri della religione, il Granduca stabilisce che in ogni Diocesi venga creato un Patrimonio Ecclesiastico. Questi uffici avranno una totale dipendenza dal Governo tramite il Segretario del Regio Diritto. Nelle Diocesi di Firenze, Siena, Pisa, Arezzo e Pistoia i Patrimoni Ecclesiastici avranno un Amministratore, un Computista e un Cassiere”.          S.A.R    Leopoldo I   di Lorena

La decisione di confiscare i beni degli Enti ecclesiastici fu rapida, quasi inaspettata, e l’Editto del 21 marzo 1785 stabilì:

“La soppressione nel Granducato di Toscana di tutte le Compagnie, Congregazioni, Congreghe, Centurie e Confraternite di qualsiasi nome o natura, siano essi di ecclesiastici o secolari, uomini o donne, compresi i Terzi Ordini".

Gli Enti Ecclesiastici

La Confraternita è una società di persone devote con sede in chiese o oratorii, che celebra esercizi di religione e di pietà, onora un mistero o un santo e esercita uffici caritatevoli. La Congregazione (da congregare,  "riunire in gregge") è un gruppo di persone radunato per motivi religiosi. I Terzi Ordini sono associazioni i cui membri conducono una vita apostolica e tendono alla perfezione cristiana secondo le regole di un istituto religioso.

"Gli amministratori del Patrimonio Ecclesiastico dovranno prendere possesso di Chiese, Case, Libri, Arredi Sacri, Effetti e Fondi usufruendo, in campagna, dell’aiuto dei Cancellieri Comunitativi (= i segretari comunali). Case, Fondi e Beni saranno immediatamente stimati e venduti; le Chiese che i vescovi non riterranno utili per le Cure saranno vendute. 
Per quanto riguarda invece gli arredi sacri verranno compilati degli inventari che saranno comunicati ai vescovi che, in accordo col Segretario del Regio Diritto, stabiliranno una loro ridistribuzione alle parrocchie della Diocesi più bisognose. Saranno ugualmente ridistribuiti le ufficiature e i benefici delle chiese soppresse, salvi i diritti dei patroni privati. 
Beni e rendite saranno incorporati nel Patrimonio Ecclesiastico, che userà tali denari per aumentare la congrua delle parrocchie più bisognose. Il Granduca stabilisce anche che in ogni Cura del Granducato sarà creata un’unica Confraternita che avrà il titolo del Santo titolare della cura e non avrà chiesa, né oratorio separato e non avrà patrimonio da amministrare”.
 
Sua Altezza Reale Leopoldo I di Lorena, Granduca di Toscana

Anche senza essere esperti in diritto si capisce che questa legge era rivoluzionaria. Come venne applicata a Marradi? Che effetto ebbe?
L’Editto stabiliva in modo perentorio che i Cancellieri Comunitativi (= erano un po’ come i nostri segretari comunali) dovevano censire le Confraternite da chiudere, che qui da noi erano tante.
C’era la Confraternita del Santissimo Sacramento, nella chiesa arcipretale di Marradi, del Santissimo Sacramento e Rosario a S.Martino in Stagnana, San Giovanni Battista a Badia della Valle, San Iacopo a Cardeto, Santa Reparata al Salto, San Mattia a Popolano, San Domenico a Campigno, San Barnaba a Gamogna, San Lorenzo in Bulbana, San Michele a Grisigliano

C’era anche la Centuria del Santissimo Rosario, presso la chiesa di Marradi, che viene così descritta nel censimento:

“La Centuria non possiede cosa alcuna e supplisce con le tasse dei fratelli e sorelle, essendo composta di cento uomini e cento donne, venticinque sacerdoti e venticinque monache, che pagano due crazie (= erano delle piccole monete d’argento) ogni anno, la prima domenica di ottobre, e la somma viene spesa nell’organizzazione della festa del Santissimo Rosario e nella celebrazione di una messa nella prima domenica di ogni mese per i fratelli vivi o defunti.. Marradi, 30 ottobre 1784

Poi c’era la Congrega di S.Lorenzo martire, presso la chiesa arcipretale “… formata da cento sacerdoti che pagano due baiocchi ogni due anni …” e la Congrega di S.Antonio Abate, composta di 40 soci che pagano un testone (= era una moneta d’argento di un certo valore) ogni anno, da spendere nella festa di S.Antonio.




Congregazione di S.Antonio abate: questa Congregazione non possiede cosa alcuna ...



Dunque si trattava di un intreccio di organizzazioni parrocchiali e di oratorio, ognuna con il suo bilancio, le sue regole, i suoi affiliati e i suoi privilegi. Naturalmente oltre agli scopi dichiarati c’erano gli interessi economici, che si concretizzavano nella raccolta delle elemosine e delle donazioni. Il granduca Pietro Leopoldo era un Asburgo e ragionava da tedesco, sicché tutto questo non poteva durare. 
 
Ecco qui accanto uno dei tanti editti che spiegano chiaramente il suo pensiero:
“All’oggetto di prendere in considerazione tutte le Società del Granducato sotto il nome di Compagnie, Congregazioni, Congreghe, Centurie e Terzi Ordini, che nello stato in cui al presente sono non portano alcun utile alla Religione, abbiamo voluto che …”

Si fece un inventario dei beni e degli arredi da vendere o da distribuire alle chiese più povere. La Confraternita di Marradi era ricca e fu privata di tutto.
L’arciprete protestò e il Cancelliere Domenico Lelli, per non esagerare, gli lasciò questi oggetti:
 
“Un ostensorio d’argento del peso di libbre sei, un turribulo d’argento con la sua navicella, del peso di 3 libbre, tre tavolette d’altare, d’argento, un baldacchino telato e frangiato d’oro falso, un paliotto di seta bianca guarnito d’oro, una lampada d’argento di sette libbre, un ombrellino di damasco perlato e ornato d’oro, una pianeta di raso rosso a fiori”.         Marradi, 16 maggio 1785



Il turribulo (a sinistra) serve per incensare,
la navicella è un contenitore
per incensi e aromi

Maddalena di Biforco aveva un debito con la Compagnia di S.Iacopo a Cardeto. Pensò e sperò che, siccome questa era stata soppressa, si potesse sopprimere anche il suo debito e scrisse al Cancelliere questa lettera:

“Compiego a Vostra Signoria Eccellentissima l’annessa supplica di Maddalena de’ Pazzi debitrice della soppressa Compagnia di S.Iacopo a Cardeto, pregandola di prendere in considerazione le di Lei circostanze domestiche e propormi se meriti la richiesta condanagione di sorte e frutti o dei frutti solamente o una composizione dei frutti dei quali va debitrice. Intanto con il più perfetto ossequio passo a segnarmi.
 

Maddalena de’ Pazzi, Marradi 18 ottobre 1786

Gli Enti soppressi non furono più riattivati, salvo qualche piccola eccezione, come questa qui di seguito.
Fu così che Michele di Pistoglia (un podere vicino a Lutirano) dovette ricominciare a dare ogni anno un po’ di vino al Curato di Abeto, che gli rilasciò questa specie di ricevuta:



La chiesa di Abeto



“Attesto io iscritto Curato di S.Michele ad Abeto che il signor Michele Bandini da Pistoglia ha somministrato 18 fiaschi di vino per la festa del Santissimo Sacramento e questo in forma di un Legato fatto da uno dei suoi antenati a tal fine. Siccome nell’anno scaduto non si fece detta festa essendo la chiesa atterrata (= abolita), dal medesimo Bandini non fu consegnato il vino perché, mancando il fine per cui fu lasciato, pare che non fosse dovuto l’adempimento”. 
Io, Niccolò … Viarani      Curato come sopra 20 giugno 1786

All’atto di soppressione le Confraternite depositarono i libri contabili a Firenze. La Compagnia di Marradi non lo fece nel modo dovuto e successe che:
 
“Pende indecisa davanti al Magistrato Supremo una causa contro il Patrimonio Ecclesiastico introdotta dai signori Andrea e Giovanni Albertoli e Biagio Pedretti che domandano il pagamento di 475 lire per alcuni stucchi della cappella della Vergine del Popolo ordinati dai Fratelli della soppressa Confraternita del Santissimo Sacramento di Marradi. 
Rilevo che nell’aprile 1782 don Giuseppe Sangiorgi, Antonio Torriani, Gregorio Pescetti e Carlo Franco Fabbroni si adunarono nella canonica e loro stessi si impegnarono nella spesa e non la Confraternita. Non trovo in archivio alcuni libri appartenuti a detta Compagnia, e vorrei sapere dove sono perché ho motivo di sospettare che vi sia qualche intrigo a danno del Patrimonio Ecclesiastico”.
Firenze, dalla Règia amministrazione dei Patrimoni Ecclesiastici,
14 ottobre 1789 Carlo Setticelli

Il cav. Bandini, doveva dei soldi alla Compagnia di Badia della Valle, della quale era amministratore. Nella confusione dovuta alla soppressione fece finta di niente, ma il Cancelliere si arrabbiò e gli scrisse così:

“Non è questa la prima volta che Vostra Eccellenza viene ricercata sulla nota pendenza del credito proveniente dalla soppressa Compagnia della Madonna del Carmine nella chiesa della Badia di valle Acereta. Per rinfrescargliene la memoria le trasmetto in appunto lo stato attivo di detta Compagnia da lei compilato (= il bilancio) e siccome questo affare, sebbene già discusso è rimasto sempre sospeso, la prego di volersi prestare con l’ordinaria sua intelligenza e impegno onde ottenerne in un modo o nell’altro la debita terminazione. Già lei cav. Bandini insiste nella sua negativa di pagare, e siccome domanda le autentiche prove del credito e queste non vi sono, è forza almeno che in Foro Juri (= in tribunale) io convenga della sua buona ragione”.

Il Signor Cancelliere Comunitativo 
di Marradi       dì 25 ottobre 1789


A fianco ... non è questa la prima
volta che Vostra Eccellenza ...




Poi negli anni successivi cominciarono le aste. Una gran quantità di terreni, poderi e case furono venduti ai migliori offerenti, che quasi sempre erano i signori del paese. Però da queste compravendite emergono anche altre famiglie, come i Piani e i Mercatali.

Vincenzo Mercatali, abitante alla Badia del Borgo, con i suoi dieci fratelli comprò quasi tutta la proprietà dei monaci e lui stesso descrive così il suo acquisto:
“Da altro pubblico istrumento rogato dal notaio Clemente Sangiorgi datato 25 aprile 1791 apparisce che i Comparenti (= gli undici fratelli Mercatali) acquistarono dai Reverendi Monaci Vallombrosani vari beni al prezzo di 10.582 scudi fiorentini con l’obbligo di pagare scudi 100 ogni anno in diminuzione della sorte, e sul rimanente il frutto recompensativo nella ragione del 3% e sopra questi beni vi rimane ancora un debito 9.200 scudi”.
GLI SCUDI
Quanto valeva uno scudo? Fare paragoni con la nostra moneta è impossibile, però si può tener conto che la costruzione del Palazzo del Comune nel 1774 costò 3351 scudi e la costruzione della chiesa arcipretale 3570 scudi nel 1783.


Bibliografia Documenti dell’Archivio storico del Comune di Marradi, filza rescritti e suppliche degli anni dal 1780 al 1798. L'archivista Francesco Cappelli diede un indispensabile aiuto per questa ricerca.


mercoledì 8 novembre 2017

Damiano Casanti

Un chimico di Marradi
da riscoprire
Ricerca di Claudio Mercatali
  
L'antica aula di chimica
dell'Istituto Salvemini,
ancora esistente in via Giusti,
a Firenze (è un Istituto Tecnico).

Damiano Casanti era un chimico, nato a Marradi nel 1816, compagno di università di Celestino Bianchi e di Giovan Gastone Fabroni, che gli dedicarono il discorso che si può leggere in questo articolo del giornale L'Imparziale, di Faenza.
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Era il 1842 e Casanti aveva vinto la medaglia d'argento All'Accademia delle Belle Arti e si era iscritto nell'albo dei Farmacisti Toscani. Cominciava così la sua brillante carriera di professore di chimica all'istituto Salvemini di Firenze.
Sappiamo molto di lui perché essendo membro dell' Accademia fiorentina dei Georgofili, ci è giunta una dettagliata Memoria stampata, che è qui accanto. Si parla della sua vita, felice nella prima parte e poi sempre più disgraziata, fino al dramma finale. Leggiamo:

  



L'Accademia dei Georgofili è una Fondazione culturale fiorentina del Settecento, ancora oggi esistente, che ha sede nella Torre de' Pulci, vicino agli Uffizi.



... Damiano Casanti di Antonio e Valeria Maccolini di Brisighella, fu di Marradi e nacque l' 11 febbraio 1816 ...
... si avviò agli studi delle Lettere al Seminario di Faenza ...
... Venne a Firenze e attese agli studi di farmacia ...
... professore di farmacologia (1851 e finalmente professore di chimica generale al Regio Istituto Tecnico di Firenze (che poi si chiamerà Istituto Salvemini) ...
 La vita per lui non fu tutta rose e fiori, perché ai successi professionali fece riscontro la morte del figlio e altro ancora, sicché alla fine ebbe un ictus e:
 ... fu inutile la pietà dei suoi, il ricondurlo all' aspetto del luogo nativo ricercato sempre nell' ora della miseria ... La sera del 10 dicembre 1859 ... la stretta comitiva di parenti e d'amici  pregò pel Casanti l'ultimo vale.

Però ora più della sua biografia ci interessano i suoi metodi di analisi delle acque minerali. Casanti aveva ricevuto  dal Granduca Leopoldo II l'incarico di valutare la qualità delle acque del versante romagnolo dell' appennino, che ai suoi tempi faceva parte del Granducato di Toscana, e anche delle sorgenti di Montecatini. Infatti in questi luoghi a metà dell'Ottocento iniziò l'attività termale come la intendiamo noi oggi, con grande afflusso di gente alla ricerca di relax e benessere.

In particolare il Governo Granducale promosse una serie di indagini sulle risorse di Castrocaro e Dovadola.

Le acque salse bromo iodiche di Castrocaro (oggi in provincia di Forlì) erano già note in età Romana ma furono utilizzate per la prima volta a scopo terapeutico nel 1838.
Ebbero successo rapidamente e l’affluenza della gente crebbe, tanto che nel 1844 fu realizzato un primo stabilimento termale. 

 Nel primo Novecento gli stabilimenti termali di Castrocaro Terme erano già rinomati e furono decorati dal ceramista Tito Chini di Borgo S.Lorenzo nel modo che si vede qui accanto.

Come ragionava un chimico dell'Ottocento? Che analisi poteva fare? 

Per rilevare la presenza di una certa sostanza, la si faceva reagire provocando un effetto visibile, come un colore o un'effervescenza. E' lo stesso metodo che si usa oggi. Per esempio si può dire che un sasso è di calcare se si corrode e produce anidride carbonica sotto l'azione dell'acido muriatico. Oppure si può dire che il fiato contiene anidride carbonica se soffiando con una cannuccia nell'acqua di calce si provoca il suo intorbidamento.

Avete qualche ricordo di chimica di quando andavate a scuola? Se la risposta è "si" potrete forse apprezzare quello che segue, altrimenti no.

Leggiamo direttamente dai suoi scritti i ragionamenti di Casanti e rifacciamo le stesse esperienze con gli strumenti e i reagenti di cui lui poteva disporre:

Saggio 1

"La carta di laccamuffa tenuta in immersione per alcuni momenti nell'acqua proveniente dalla polla del Sassi manteneva immutato il suo colore azzurro ..."

La carta di laccamuffa oggi si chiama cartina tornasole e indica l'ambiente basico o non acido se rimane di colore azzurro, mentre rivela un ambiente acido colorandosi di rosso.

 
Saggio 2

"... ma questa maniera di concludere non era consentita dal modo suo di comportarsi in presenza dell'acqua di calce, la quale, occasionandovi un intorbidamento, ... veniva a dimostrarvi la presenza di acido carbonico libero".

L' idrossido di calcio in soluzione (acqua di calce) reagisce con l' acido carbonico o l' anidride carbonica e si forma carbonato di calcio bianco. Perciò l'acqua si intorbida. Il saggio dà lo stesso effetto se si soffia con una pipetta in un becher d'acqua di calce, perché il fiato contiene anidride carbonica. La reazione è questa:

Ca(OH)2 + H2CO3  ®   CaCO3 + 2H2O

 
 
Saggio 3
 
" ... il cloruro di bario affuso nell'acqua acidulata da prima con acido cloroidrico vi cagionava un lieve intorbidamento dovuto a una polvere bianca e sottile che restava permanente in seno al liquido acido e la comparsa di questo precipitato congiunta alla sua insolubilità nell'acido cloroidrico presente, mostravano che nell'acqua in esame esistevano i solfati".

Il cloruro di bario in presenza dei solfati provoca sempre la formazione di solfato di bianco, insolubile, che precipita in fondo alla provetta secondo questa reazione:

BaCl2 + SO4-2  ®  BaSO4 + 2Cl-



Saggio 4

"Il nitrato d'argento vi produsse un precipitato abbondante di stracci voluminosi e bianchi, insolubili nell'acido azotico puro (acido nitrico) e solubili nell'ammoniaca ..."
 
 
 Il cloruro d'argento è biancastro e insolubile. Scurisce dopo un po' perché è fotosensibile:
AgNO3 + Cl- ®  NO- + AgCl


Saggio 5

"La colla d'amido e l'acido nitrico impuro vi mostravano in chiaro modo la presenza dell' iodio, e ciò per il colore azzurro che manifestavasi nel liquido di saggio ..." 
 
 
 
La colla d'amido (salda d'amido) diventa blu o nerastra in presenza di iodio. Questo saggio merita qualche considerazione in più. Lo iodio I2  disperso nell' acqua minerale bromo iodica si scioglie se si aggiunge un po' di acido nitrico e lo ione I3  che si forma reagisce con l' amido e lo scurisce.

 
Casanti avrebbe potuto usare anche il reattivo di Jean Guillaume Lugol (un suo contemporaneo) che rivela la presenza di amido e lo colora di una tinta scura. Il Lugol è una soluzione di KI e iodio.
Tutto questo per noi è chiaro e possiamo ripetere facilmente i saggi di Casanti nel laboratorio di un liceo. Però teniamo conto che alla metà dell' Ottocento le conoscenze scientifiche erano molto minori delle nostre: l'alluminio era stato scoperto da pochi anni (1827) i Lantanidi e gli Attinidi erano una novità e Mendeleev non aveva ancora pubblicato la Tavola Periodica (1869).

Effetto del Lugol sull'amido

Altri studi di Casanti    
(Dai documenti dell'Accademia dei Georgofili di Firenze)

  • Sulle modificazioni della santonina nell'organismo animale (lettera al prof. G. Taddei).
  • Analisi chimica dell'acqua di Luiano presso Certaldo Val d'Elsa.
  • Acqua salsa iodica di Castrocaro dalla polla di M. Sassi illustrata coll' analisi chimica.
  • Sulla presenza dello zucchero nell'uovo dei gallinacei.
  • Analisi chimica dell'acqua minerale Tintorini.
  • Analisi chimica dell'acqua minerale della Regina di Monte Catini in Val di Nievole. 
  • Sulla ricerca della bile negli umori dell' organismo animale e più specialmente nell' orina. (Memoria all' Accademia medico fisica nell'adunanza del 10 agosto 1851).
  • Studj analitici sulle foglie dei gelsi e su quelle della maclura e dell' olmo. (Memoria 1, Accademia  dei Georgofili,  seduta del 1 febbraio 1846).
  • Esame chimico comparativamente istituito fra la cenere della foglia del gelso, della maclura e dell' olmo, e la materia inorganica ottenuta per la incinerazione del bozzolo e del flugello. (Memoria all' Accademia dei Georgofili di Firenze nell' adunanza del 18 agosto 1848).



Come si legge nel Quadro Sinottico qui accanto, Casanti trovò questi sali minerali nell' acqua di Castrocaro, che perciò venne riconosciuta come salso iodica e quindi di interesse termale.
Non siete mai stati là? Andate a sorseggiare l' acqua Salubria, la Salsubia, la Beatrice e anche la Ferrugginosa .... una meraviglia.


Fonte: Emeroteca della Biblioteca Manfrediana di Faenza, periodico L'Imparziale.
Le esperienze descritte da Casanti sono state riprodotte nel laboratorio di chimica del liceo Giotto Ulivi di Borgo S.Lorenzo (FI)

giovedì 2 novembre 2017

1904 Lo sciopero del maccarini


Una vertenza sindacale
del primo Novecento
ricerca di Claudio Mercatali

 

 Un martelletto per tritare la ghiaia
(dalla collezione di Giuseppe Farolfi)
 

I brecciatori o maccarini erano dei poveri operai che si guadagnavano da vivere sbriciolando le pietre con un martelletto come quello che si vede qui accanto, per fare della ghiaia da spargere sulle strade.  Oggi un mestiere del genere non è neanche pensabile, ma  nei primi anni del Novecento e anche dopo la Provincia di Ravenna appaltava il lavoro di sbriciolamento delle pietre per la la manutenzione delle strade.

 
 
Il lavoro del brecciatore era miserabile anche allora, e comportava ore e ore di impegno, a sedere sul  bordo delle strade per tritare qualche metro cubo di ghiaia al giorno.

 

Nel gennaio del 1904 la misura era colma e i maccarini entrarono in sciopero, ma gli appaltatori reagirono reclutandone altri, i cosiddetti crumìri, in sostituzione degli scioperanti.  Leggiamo la vicenda sui settimanali faentini Il Socialista (qui sopra) e il Popolo (del Partito Repubblicano) …
 
  
 
 
 
 







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I Socialisti e i repubblicani romagnoli non perdevano occasione per criticarsi e anche questa volta ci fu polemica.




 
 
 

venerdì 27 ottobre 2017

1744 I soldati del principe di Lobkowitz

Mille Tedeschi passano
nella valle del Lamone
Ricerca di Claudio Mercatali
 

Soldati Austriaci e Ungari
del Settecento

 

Nei secoli passati ogni crisi europea di un certo rilievo provocava la discesa di qualche esercito in Italia.
Accadde così anche nel 1743 e nel 1744, nel corso della Guerra di Successione Austriaca, che fu un complicato conflitto fra Austria e Spagna.

Dallo storico dell' Ottocento Antonio Metelli apprendiamo che nel 1743:

“… Durante la vernata si calarono a schiere dalla Germania le genti del Principe di Lobkowitz e passarono da Forlì e Rimini verso gli Spagnoli che da Pesaro si ritiravano verso il Lazio.
Lo scontro a Velletri fu sanguinoso ma di esito incerto e di dubbia vittoria. Gli eserciti stettero l’uno a riscontro dell’ altro lungamente finché il Principe di Lobkowitz vedendo assottigliarsi per le malattie le sue truppe levò il campo per tornare donde era venuto e a Perugia una parte delle sue truppe passò in Toscana e poi raggiunse la Romagna …”

 Eccoci al punto che ci interessa
 
Dalla piega degli eventi era chiaro che almeno una colonna di Austriaci e Ungari in ritirata, dopo aver percorso la Toscana in lungo e in largo per le necessità della guerra, avrebbe valicato la Colla per scendere nella Valle del Lamone e allora bisognava provvedere. Provvedere a cosa?
La secolare esperienza dei passaggi degli stranieri in Italia aveva insegnato che gli eserciti in transito andavano favoriti, foraggiati, pagati, perché altrimenti si abbandonavano ai saccheggi. Era una dura necessità che periodicamente si ripeteva e questa di cui stiamo parlando non è nemmeno la peggiore che sia capitata qui da noi.

Antonio Metelli, di Brisighella, ci dice che:

“ …Il cardinale che reggeva la Provincia di Ravenna, affinché la mancanza delle cose necessarie ai soldati non originasse qualche disordine, ordinò a Faenza che cinquanta carri ogni giorno fossero lesti in servigio delle truppe e i Faentini chiesero a Brisighella e a Marradi che si fornissero per aiuto venti paia di buoi da aggiungere ai traini. Arrivò l’avviso che una parte dell’esercito tedesco veniva verso Marradi per la qual cosa servivano tremila e duecento pani da mandare a quella volta.
Si inviarono a Marradi undici barrocci con cinquantatrè sacchi di pani numerati e si mandarono avanti alcuni villani armati di zappe che appianassero la via e dessero comodità di transito ad alcuni soldati Austriaci di scorta. Corsa voce che i Tedeschi erano a Marradi si stabilì di avvisare il fornaio (di Brisighella) che si tenesse pronto e si esercitò prudentemente e pavidamente l’ufficio cosicché a quei soldati non si porse l’appicco di tumultuare …”.

Così la colonna dei Tedeschi passò senza tanti guai e a Brisighella non furono “… da null’altro turbati che dal peso delle pubbliche imposte, che il furore della guerra aveva reso più gravi”.

E a Marradi che cosa si fece?
 
Qui da noi ci fu meno apprensione perché Francesco Stefano di Lorena, Granduca di Toscana, era uno dei pretendenti alla corona d’Austria e dunque gli Austriaci e gli Ungari del Principe di Lobkowitz in pratica stavano attraversando le terre del loro padrone e non potevano saccheggiarle. Però i marradesi non potevano lasciare a digiuno le truppe del Granduca e quindi si dovettero rassegnare a spendere.
Nei documenti dell’archivio storico del comune di Marradi c’è scritto che la guerra durava già da qualche anno e il Granduca aveva fatto una legge per regolare la questione:

 
“Avendo questo Real Consiglio delle Finanze considerati i disordini che sono nati in vari Luoghi della Comunità in occasione del passaggio e permanenza di Truppe, ha ordinato il seguente regolamento da osservarsi in futuro, in occasione di detti passaggi ... E Dio vi guardi”.
 
I Conservadori del Dominio fiorentino,  Firenze 16 novembre 1742

Il Regolamento stabiliva tante cose ma la sostanza era che i Comuni attraversati dalle truppe dovevano mettere mano al portafoglio.

A metà novembre il Commissariato di Guerra di Firenze fece sapere al Gonfaloniere di Marradi che sarebbero passate due colonne di soldati Austriaci. Con una certa avarizia chiese anche di risparmiare al massimo sul pane da dare ai soldati, in questo modo:

“Trasmetto a Vostra Signoria la nota delle porzioni di pane che dovrà somministrarsi alla prima e seconda colonna delle truppe Austriache, secondo la disposizione che poi le invierò dalla quale conoscerà il giorno che le dette truppe saranno costì. Questo Commissariato di Guerra mi fa sapere che per minima spesa si potrebbe fare il pane di due terzi di farina e di un terzo di segalato, con che essendo buono il macinato servirebbe levare libbre quattro di semola della più costosa per ogni staio e con il restante fabbricare il pane”.
Firenze, 14 novembre 1744
 
Maria Teresa d’Austria nel 1744

Quanti erano e da dove venivano
i soldati Austriaci?

 
“C’è un istaccamento di truppe di Sua Maestà la regina d’Ungheria e Boemia (la futura Maria Teresa d’Austria), in marcia rotta, (in ritirata) consistente in numero di venticinque ufficiali e mille fra fanti e bassi ufficiali e soldati comuni che da Pisa passano a Marradi facendo le seguenti stazioni:
a dì 9 novembre a Pontedera, a dì  14 a Empoli, dove faranno un giorno di riposo, a dì 17 alla Lastra a Signa, a dì 24 a Prato, dove faranno un giorno di riposo, a dì 30 a Borgo S.Lorenzo, a dì 1 dicembre a Marradi, dove faranno un altro giorno di riposo, per poi passare più oltre dove saranno comandati. Sarà perciò cura delle suddette Comunità di fornire l’alloggio con letti agli ufficiali ed il coperto con libbre dieci di paglia e altrettanto di legna per testa ed una libbra di olio ogni trentadue di essi, riportandone le opportune ricevute dall’ uffiziale comandante.”

A.Campani, dal Commissariato di Guerra, Firenze 19 novembre 1744

Tenuto conto che una libbra toscana era circa 350 grammi, ogni soldato ebbe 3,5 kg di paglia per fare da cuscino e 3,5 Kg di legna da bruciare nella fredda notte del dicembre marradese. In più un po’ d’ olio per friggere qualcosa. Insomma una vera miseria. Però moltiplicando per mille, quanti erano i soldati, si arriva a 10.000 libbre di paglia (35 quintali) altrettanti di legna e circa 11 litri d’ olio e a questo, oltre a 350 kg di pane, dovevano provvedere i marradesi. Si spese anche per alloggiare in qualche modo al coperto mille persone e per un buon soggiorno dei venticinque ufficiali, che non si potevano lasciare a dormire nella paglia con un pezzo di pane per cena.

 
Da Firenze il Commissariato di Guerra raccomandò al Cancelliere di Marradi di far firmare al Comandante delle truppe la ricevuta per quanto fornito, perché non potesse dire di essere stato trascurato.

“Dalle annesse copie di marce rotte (= ritirate) fattemi pervenire da questo Commissariato di Guerra vedrà Vostra Signoria il passo che devono fare da codesto luogo i due distaccamenti di truppe della Regina d’ Ungheria e Boemia ai quali vedrà di preparare tutto il bisognevole, con avvertire di riportarne all’ Uffiziale comandante le opportune quietanze per poi trasmettermele immediatamente dopo il passo delle medesime. Soprattutto invigili che le cose camminino a dovere e senza inconvenienti e frattanto accusi la ricevuta di questo mio ordine”.   
Firenze 20 novembre 1744
 
Alla fine fu avvisata la popolazione. Nel Settecento il modo più efficace per diffondere un annuncio era con il Tamburino o il Trombettiere. Costoro passavano lungo la strada, ogni tanto si fermavano e, dopo un rullo di tamburo o uno squillo, strillavano la notizia. Il Cancelliere ordinò che la gente nascondesse gli oggetti di valore e impedisse l’accesso alle cantine. Da quanto risulta nei documenti dell' archivio il Tamburino o il Trombettiere gridarono più o meno così:

 “Nascondete l’argento … calate il rame in fondo ai pozzi … murate le cantine … perché passano i soldati del Principe di Lobkowitz … ma non abbiate paura … perché vanno a sostenere le ragioni del Granduca nostro Signore … per il trono d’Austria e d’Ungheria”.

Poi il peggio passò ma i conti furono salati per tutti. I brisighellesi spesero per non suscitare l’ostilità dei Tedeschi, e i marradesi perché essi non erano ostili ma non si potevano lasciare a digiuno e all’addiaccio.

 
Stemma di Francesco Stefano di Lorena, Granduca e Imperatore d’Austria.

 
 

Chi vinse la Guerra di Successione Austriaca?
Il Granduca Francesco Stefano di Lorena, il 14 settembre 1745 divenne imperatore d’Austria, e il Granducato fu amministrato da Vienna come una provincia dell' Impero. Nel 1765 la Toscana passò al figlio Leopoldo, che tornò a risiedere a Firenze.

 
Bibliografia
Documenti dell’Archivio storico del Comune di Marradi, filza degli anni 1743 – 45. Antonio Metelli Storia di Brisighella e della Val d’Amone.
 
 

sabato 21 ottobre 2017

1930 - 1931 Lutirano

Si costruisce l'illuminazione pubblica a lampade elettriche per i 366 abitanti della frazione
ricerca di Claudio Mercatali
  

 
Planimetria di Lutirano (1930)
con l'indicazione dei nuovi punti luce
 
 

Negli anni Trenta la valle Acerreta era densamente abitata. A Lutirano e nei poderi del circondario abitavano 366 persone, tutti agricoltori, che non erano certo i più poveri del Comune, perché qui la campagna è fertile e il fondovalle ampio. Però la zona era isolata e nel 1930 c'era ancora l'illuminazione pubblica con lampade a petrolio, che un incaricato accendeva ogni sera con uno stoppino in cima ad una pertica. Occorreva modernizzare e allora il Podestà di Marradi chiese un preventivo alla Società Elettrica del Valdarno, che gli rispose così:
 
Società Elettrica del Valdarno
Borgo S.Lorenzo     9 maggio 1930

Onorevole Podestà del Comune di Marradi

Mi pregio comunicarle, che la spesa occorrente per l'installazione di N° 5 lampade per la Illuminazione Pubblica di Lutirano delle quali 4 su bracci e una a sospensione, accensione con interruttore a mano, lavoro eseguito in perfetta regola d'arte, lampade escluse, ammonta a lire 1200.

Con ossequi     L'Ufficio di Borgo S.Lorenzo

  


 

Era tanto o poco? Una famosa canzone del 1939 diceva: " ... se potessi avere ... mille lire al mese ..." e dunque per la luce pubblica a Lutirano il Comune doveva spendere l'equivalente di una buona mensilità. Il podestà Federico Consolini fece i suoi conti e dopo qualche mese decise che si poteva fare. Siccome durante il Ventennio i Consigli Comunali erano aboliti, venne fatta la cosiddetta "Deliberazione podestarile" cioè si mise per iscritto la volontà del Podestà:

 COMUNE DI MARRADI
Copia di deliberazione podestarile
Marradi, 8 settembre 1930

L'anno millenovecentotrenta, VIII° dell'Era Fascista, nel giorno otto, del mese di settembre , alle ore 10, nella Residenza del Comune ...

 Riconosciuto che era opportuno provvedere alla illuminazione pubblica del centro abitato di Lutirano, illuminazione fatta, fino ad ora, con antichi fanali a petrolio e che importa spese sensibili mentre uguale e forse minore spesa si avrebbe adottando la luce elettrica con tanto miglioramento del servizio stesso ...

Delibera di dare incarico alla Società Elettrica del Valdarno di provvedere.
Il Segretario del Comune A. Bosi

 
Nel 1931 al censimento decennale, gli abitanti di questa frazione risultavano così ripartiti:

 
 
 
 
 
 
 
Panorama di Lutirano, visuale dalla strada per Tredozio.
 
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"Violino" è la deformazione italiana del romagnolo "Viotlèn = viottolino". La stessa etimologia si trova a Modigliana a Violano, il borgo appena all'inizio del Trebbio.
 
Nei poderi Senzano e Taverna ci sono i più antichi insediamenti del Comune di Marradi. Esistevano già al tempo dei Romani, come fattorie di cui sono stati trovati i resti (che sono al Museo Archeologico di Palazzuolo sul Senio).