Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

sabato 23 settembre 2017

I Radicali liberi


Quando l'ossigeno fa male
 ricerca del prof. C.Mercatali




I Radicali Liberi sono atomi o gruppi di atomi che hanno degli elettroni spaiati esterni, ossia in parole semplici hanno delle estremità adatte a legarsi, ad agganciarsi  ad altri composti, perché un legame chimico stabile ha sempre coppie di elettroni e non uno solo. Perciò sono reattivi, aggressivi e il loro "aggancio" modifica la sostanza alla quale si legano. Ecco, il nocciolo della questione è proprio questo: se la sostanza aggredita dai radicali è da eliminare va bene, ma se è un composto utile o una cellula del nostro corpo ...


I Radicali Liberi sono di tanti tipi, a base di  azoto, carbonio, cloro e ossigeno. Questi ultimi sono particolarmente importanti e quelli di maggiore interesse biologico per noi sono:
 l' Ossidrile (OH-)
il Radicale Superossido (O₂).

Insieme al Perossido d’idrogeno H2O2 più noto come acqua ossigenata e all’ Ossigeno Singoletto (O-) che non sono radicali, formano le Specie Reattive dell’ Ossigeno (Reactive Oxygen Species, ROS). A questi si può aggiungere anche l’ozono (O3).

Dunque i ROS sono radicali liberi o specie reattive che contengono almeno un atomo di ossigeno instabile e quindi aggressivo sui carboidrati, le proteine e i lipidi.

Come si formano?

I Radicali Liberi si formano soprattutto nella cosiddetta scissione omolitica, cioè quando un composto si spezza e ognuna delle due parti rimane con uno dei due elettroni che formavano il legame, cioè con un "aggancio" pronto per fissare il radicale a un substrato.

Oppure l’elettrone generato dall’ossidazione di un metallo, come il ferro quando passa da  Fe2+ a Fe3+  spezza un legame di una molecola bersaglio, e genera così un Radicale Libero e uno ione negativo.

Oppure l’elettrone richiesto per ridurre un metallo, per esempio il ferro Fe3+ a Fe2+ viene preso spezzando il legame di una molecola bersaglio, che si decompone in un radicale libero e uno ione positivo.
Insomma bisogna che una reazione chimica redox spezzi un composto biologico in modo da formare delle estremità reattive, instabili, che tendono a stabilizzarsi legandosi a qualche altro composto in grado di cedere loro l’elettrone che manca.

Ecco dunque il quadro della situazione: il radicale libero cerca in modo aggressivo l’elettrone che gli manca e in chimica si dice che tende a ridursi, cioè è un ossidante. La sua “vittima” è un composto che, volente o nolente, gli cede un elettrone, e si modifica, degenera. Questo è detto antiossidante.

Qualche situazione favorisce i Radicali Liberi?

Nei viventi i Radicali Liberi  si formano:

1 Con la normale attività biochimica del corpo e quindi sono degli indesiderabile ma inevitabili compagni di viaggio nella nostra vita, responsabili di molte forme di invecchiamento.

2  Per azione di agenti esterni, e quindi per cause che almeno in parte si possono evitare. Per esempio il benzene, il composto nocivo che dà il piacevole odore alla benzina, provoca la formazione di Radicali Liberi in chi lo inala. Anche i conservanti alimentari, i pesticidi e molti farmaci sono produttori di radicali liberi.

3  Il lampo delle fotocopiatrici, ricco di raggi UV, aggiunge un atomo all' ossigeno dell' aria, che da O₂ passa a O3 (ozono). L'ozono è instabile e in poco tempo dà la reazione:  O3     O₂  +  O-  (ossigeno singoletto). Il singoletto, detto anche nascente, è uno dei ROS aggressivi  di cui abbiamo detto prima. Si lega facilmente alle cellule dei polmoni di chi fa le fotocopie e le denatura, le altera.

4 Nella  attività sportiva intensa si formano dei radicali liberi, perché l’ossigeno respirato produce energia bruciando gli zuccheri ma il 2 – 5% sfugge a questo processo e genera dei ROS. Perciò a uno sportivo conviene una dieta ricca di antiossidanti, come sarà chiarito qui di seguito.

Dove si formano?

I  principali produttori di Radicali Liberi sono i globuli bianchi che li generano per aggredire gli agenti infettanti e i batteri. Un radicale libero uccide senz' altro un batterio se lo incontra, ma danneggia anche una certa quantità di cellule del corpo (che però in gran parte si riformano da quelle rimaste). Le reazioni che avvengono nei mitocondri (i piccoli organelli della cellula dove avviene la respirazione) sono complicate e non è il caso di parlarne ora, ma già di primo acchito si può capire che questi sono i siti giusti per la formazione dei Radicali Liberi a base di ossigeno.

E' proprio importante produrre queste molecole se sono così pericolose?

Si, perché proprio per la loro reattività sono ottime difese contro i batteri e i virus. Però devono essere prodotti nelle giuste quantità, per limitare i danni alle cellule dei tessuti. Se la produzione è eccessiva interviene il sistema anti radicali (detto anche anti ossidante) per neutralizzarli. Se questo non basta si genera lo stress ossidativo, durante il quale vengono aggredite le cellule del corpo.

I sistemi anti-ossidanti

I primi agenti del sistema antiossidante sono le vitamine liposolubili A ed E, ma anche l’Alfa-tocoferolo, il Beta carotene. La loro azione è soprattutto preventiva.
Poi intervengono le vitamine idrosolubili B, C, P, che inattivano molti Radicali.
Infine entrano in azione gli enzimi Glutatione perossidasi, Glutatione reduttasi,  Super ossidodismutasi e Catalasi, efficaci soprattutto per riparare i danni.

Oggi si sa che lo stress ossidativo favorisce aterosclerosi, infarto, ictus, obesità, diabete, morbo di Parkinson, artrite reumatoide, demenza senile … ma, volendo essere più lieti, anche il semplice invecchiamento precoce della pelle, il cosiddetto "effetto prugna".

Come si fa a sapere se abbiamo uno stress ossidativo?

E’ possibile controllare la quantità di  Radicali Liberi in circolo mediante un Test chiamato d-Rom’s Test. L'esito è la comparsa di un colore rosso porpora in un piccolo campione di sangue al quale è stato aggiunto uno speciale reagente (N,N dietil parafenil endiamina). Dunque non è una cosa da fare in casa. Il range di normalità va da 250 a 300 U CARR (Unità Carratelli).
Valori superiori a 300 sono indice di stress ossidativi.
I valori sotto i 250 indicano un deficit di Radicali Liberi che lascia le cellule indifese.

Volete prevenire uno stress ossidativo?

Potreste aumentare la percentuale di beta carotene dentro di voi mangiando carote. Meglio se crude in pinzimonio, perché la cottura disattiva la maggior parte delle vitamine. Il beta carotene in eccesso viene trasformato dal fegato in vitamina A, anch’essa efficace contro i radicali liberi e utile per l’acutezza visiva e la sintesi della melanina. Dunque mangiando più carote invecchierete dopo, vi abbronzerete di più e forse potrete vedere meglio.
 
Oppure potreste arricchire la vostra dieta con cibi ricchi di omega 3 e 6, come insalata, spinaci, cavolfiore, cavolini di Bruxelles e finire il pasto con qualche noce. Oppure potreste mangiare più spesso del pesce, non importa di che tipo. Un piatto di pesce con un contorno di cavolini di Bruxelles e carote, condito con una spruzzata di olio di noce sarebbe un vero trionfo di omega 3.

Perché si chiamano così?

Gli Omega 3 e 6 sono acidi grassi con un doppio legame in posizione 3 o 6 nella loro lunga molecola (vedi figura qui sopra). Questo se si spezza genera un legame che cattura i radicali liberi. Talvolta si raggruppano a formare la Vitamina F (dall' inglese free fatty acids = acidi grassi liberi).



domenica 17 settembre 2017

L'Ospedale di Marradi negli anni Venti

Gli acquisti e i sogni
 ricerca di Claudio Mercatali



L'Ospedale visto dal Monumento
ai Caduti (1926)


I primi anni Venti del Novecento furono molto positivi. La guerra era finita, il fascismo era già al potere ma non si era ancora manifestato nella sua realtà più negativa, l'economia era in ripresa e il progresso rendeva ottimisti.


1923   Il Commissario Prefettizio Angelo D'Eufemia, a Marradi con funzioni di sindaco, era convinto che l'Ospedale dovesse gestire una farmacia, aperta anche al pubblico, in aggiunta alla Farmacia Ciottoli. Per questo scrisse alla Casa Farmaceutica Carlo Erba per un preventivo e da Milano gli risposero così:

2 luglio 1923
Ill.mo Sig. Commissario
Regio Ospedale S.Francesco
MARRADI

... Non mi è possibile dare, neppure con approssimazione, un preventivo di spesa per l'impianto di una farmacia, dato che mi manca qualunque elemento di giudizio circa i bisogni e gli scopi cui essa dovrà rispondere, le qualità e le quantità di medicinali di cui si vuole fornirla ...


Di norma il Commissario Prefettizio ha un mandato di pochi mesi per l'ordinaria amministrazione e non toccherebbe a lui avanzare proposte innovative o straordinarie. Però questo dr. Angelo D'Eufemia era un decisionista e insistette:


25 agosto 1923
Spett. ditta Carlo Erba
MILANO

Ringrazio per la comunicazione fattami con la nota del 2 luglio u.s.
... Si tratterebbe di aprire una farmacia dell' ospedale, che servisse anche per il pubblico. Le quantità e le qualità dei materiali sono tutte quelle che potrebbero occorrere per i bisogni ospitalieri anche per far funzionare una farmacia in una cittadina di oltre 10.000 abitanti, dove ne esiste un'altra ...

Il Commissario aveva alzato un po' il numero degli abitanti, però in effetti al quel tempo il Comune di Marradi era quasi al massimo demografico. La Casa Farmaceutica gli rispose:


14 settembre 1923
Ill.mo Sig. Commissario
Regio Ospedale S.Francesco
MARRADI

Le rispondo con tutta franchezza: i dati forniti sarebbero del tutto sufficienti per sottoporle un progetto di impianto completo. Accadrebbe però inevitabilmente questo: che per quanta cura io mettessi nel fare un preventivo coscienzioso, dopo qualche anno si troverebbe con alcuni prodotti del tutto invenduti e con molti venduti in piccola parte. Ciò perché le esigenze della popolazione di un paese sono diverse da quelle di un altro e varie sono del pari le preferenze dei medici locali ....


1926   All'Ospedale di Marradi si respirava aria di novità: le ditte dei fornitori mandavano di continuo cataloghi con nuove attrezzature, che erano un po' il libro dei sogni per gli amministratori e i dottori.


Dai documenti dell' archivio si capisce che le nuove tecnologie facevano discutere nelle riunioni della Congregazione di Carità (l'Ente che amministrava il nosocomio) e si prendeva seriamente in esame un possibile acquisto, al quale poi magari si doveva rinunciare per mancanza di soldi. Ma anche in questo caso i listini e i cataloghi venivano conservati con cura, per prenderli in considerazione di nuovo alla prima occasione.

Il fascicolo dei listini
per le apparecchiature radiologiche.


Questo ora ci fa comodo, perché sfogliandoli possiamo capire che cosa comprò l'Ospedale o che cosa avrebbe voluto comprare. 
L'attrezzatura più desiderata era la macchina per fare i raggi X, le cosiddette "lastre". Nella filza dell' archivio c'è un intero fascicolo di listini e cataloghi per i Gabinetti Radiologici.


L'acquisto venne considerato più volte e continuamente rimandato: rimase nel libro dei sogni ancora per qualche anno, ma si avverò nel 1932. Qui nel blog c'è un articolo che parla di questo, nell' Archivio tematico dell' Ospedale.


Però venne acquistato un microscopio, con una serie di accessori Koristka s.a., come si vede qui accanto.






La spesa maggiore fu per un moderno letto chirurgico, per il quale non si badò a spese. Negli anni Venti il Reparto chirurgico era quello più importante, tanto che il primario chirurgo era anche Direttore Sanitario dell' Ospedale.



Nel prospetto delle operazioni chirurgiche eseguite nel biennio 1931 - 1932, che è qui accanto, si legge che nel 1931 furono eseguiti 130 interventi e nei primi nove mesi del 1932 altri 85.




Prospetto dell'attività di chirurgia











Dal catalogo della ditta Mannucci,
 fornitrice dell'Ospedale


Nello stesso anno la fabbrica di mobili in ferro Alberto Mannucci, di Firenze, propose i suoi articoli per l'arredo degli ambulatori ed ebbe successo. Così i marradesi furono visitati in ambienti moderni e ben attrezzati.


1927 L'Ospedale si fece carico in parte anche del soccorso e del trasporto dei malati.
La Confraternita di Misericordia di Marradi, in accordo con la Confraternita di Palazzuolo, comprò una moderna ambulanza.

1929   Siamo ormai vicino agli anni Trenta e le nuove tecnologie rendevano disponibili anche le nuove lampade al quarzo e a raggi ultravioletti, di cui si diceva un gran bene.
In effetti oggi noi sappiamo che i raggi UV favoriscono la calcificazione delle ossa, sterilizzano la pelle, eliminano le infezioni batteriche che provocano i brufoli e molto altro. Sappiamo però che l'eccessiva esposizione a queste radiazioni favorisce i tumori e provoca l'invecchiamento precoce della pelle.





A quanto pare le attrezzature che piacquero di più furono quelle francesi in uso nella Clinique de chirurgie de l'Université de Marbourg, ma non vennero comprate perché costavano troppo.











Meno male, perché dalle figure si capisce che l'esposizione ai raggi UV era esagerata.


Fonte: Tutte le illustrazioni vengono
dall' Archivio storico dell'Ospedale
San Francesco di Marradi.



lunedì 11 settembre 2017

11 settembre 1917 Dino Campana nel carcere di Novara

 L'ultimo incontro con Sibilla
ricerca di Claudio Mercatali

Il Passaggio,
romanzo di Sibilla Aleramo

Nel settembre 1917 Dino Campana era un'anima in pena, in piena crisi perché la malattia nervosa di cui soffriva stava prendendo rapidamente il sopravvento. A Novara fu arrestato, vagabondo e privo di documenti. Disperato scrisse a Sibilla questo telegramma.

Anche oggi è l'11 settembre e sono passati 
cento anni esatti da allora:

 

11 settembre 1917
A Sibilla Aleramo, Hotel Manin, Milano

Arrestato a Novara vieni a vedermi.
Campana

Sibilla, che ormai l'aveva lasciato, colse il grido disperato e si rivolse all'avvocato Enrico Gonzales, un noto professionista che poi nel 1946 sarà anche eletto deputato nel Partito Socialdemocratico. Costui scrisse una lettera per il Procuratore del Re di Novara, in cui dava assicurazioni su Campana e chiedeva il suo rilascio. La Aleramo con questa ottenne un colloquio con Dino in carcere.


Lei stessa ci racconta come andò in un capitolo del libro Il Passaggio, pubblicato nel 1919 quando i ricordi erano ancora vivi:


... Uscii un giorno da un carcere, dove tra le sbarre un viso sciagurato m'invocava, sovrano viso che mi chiedeva perdono, caro ahi caro viso ritrovato e per sempre riperduto.

Il carcere di Novara

Più tremenda la mia solitudine mi parve di quella stessa prigione dove si gemeva e dove almeno qualche carceriere assisteva. L'aria lucida, il bel settembre, la gloria candida d'una montagna all'orizzonte, ed io sullo spiazzo, tra il frusciare dei platani, al limitare della cittaduzza ignota, io con nessuno, libera di morire, libera di vivere, nel vento, il vento buono su le ciglia ancora umide.



Novara
... la gloria candida
di una montagna all'orizzonte ...

Era l'acquisto di tutta la mia esistenza o il sigillo improvviso?
 Non in mio potere il rifiutarlo.

Dall'invisibile, in un tempo remoto, m'aveva ben detto una voce: «Ricordati d'aver ascoltato la tua legge». Sì. Tremenda intorno al capo la vastità ariosa popolata di parole ch'io sola sento.
Pure, così sbalzata fuori d'ogni strada dopo tanta strada percorsa, sbalzata dall'umanità se umanità è legame e soccorso tangibile, il mio sconfinamento ebbe lo sfolgorante aspetto della pace.

Ho visto una sola volta, nella piega profonda attorno alla bocca d'una grande morta, qualcosa d'altrettanto ricco e strano. La montagna all' orizzonte fu inondata di rosa, poi ch'era il tramonto; sospeso il vento, il giorno senza avvenire oscillò, solo, per non so quale lunga ora ancora. Alle mie spalle stava la mole della fortezza, il segno di quanto si tenta quaggiù in malvagità e mai realmente si compie.

... alle mie spalle stava la mole della fortezza ...
  
Il fratello condannato si raccoglieva certo in un'irreale soavità, come ancora baciandomi le mani traverso le sbarre. La notte sarebbe scesa su lui racconsolato, s'anche fosse l'ultima della sua espiazione. Ed io seppi quel che non sa il suicida. Il queto annegare delle stelle nelle notti estive può solo darne imagine. Rigano il firmamento, s'avventa dalla terra sulla loro molle scìa il desiderio d'infinite costellazioni di occhi il desiderio, il voto... Nulla di più vivente.




Dopo qualche giorno Dino Campana venne rilasciato e rispedito a Marradi con un foglio di via. La sua deriva era ormai inarrestabile e nel gennaio 1918 fu ricoverato nel manicomio di S.Salvi. Da qui scrisse ancora a Sibilla questo messaggio:

S.A. Istituto francese, via Manin 2, Firenze

 Cara
Se credi che abbia sofferto abbastanza, sono pronto a darti quel che resta della mia vita.
Vieni a vedermi, ti prego tuo     Dino


La poetessa non poteva fare niente per lui e non rispose. Dopo pochi giorni si aprirono per Dino le porte del manicomio di Castelpulci, dal quale non uscì più. Aveva 32 anni.


venerdì 8 settembre 2017

La stazione di Marradi

Breve storia
della stazione ferroviaria
ricerca di Claudio Mercatali

  
Le stazioni di Borgo S.L.
e Marradi a confronto

La storia cominciò negli anni 1880 - 1890, al tempo della costruzione della linea Faentina. Marradi era un punto nodale, perché da Faenza fino a qui si sale facilmente, ma dopo cominciano i problemi. Perciò si costruì una stazione enorme, molto superiore alle necessità del paese, perché serviva un sito in cui dimezzare i treni e raddoppiare la trazione per affrontare il tratto appenninico. La stessa cosa sul versante opposto capitò a Borgo S.Lorenzo e quindi le due località ebbero due stazioni di prima categoria, identiche.

Per quella di Marradi si distrusse il podere di Marciana, come si vede in questa foto famosa e centinaia di scariolanti pareggiarono i campi che prima erano in pendenza verso il fiume.

 
 
Il podere di Marciana era vicino all'attuale passaggio a livello. La casa poderale fu demolita e per compensazione furono costruiti alcuni edifici di Casa Gondi. 

Venne spostata anche la strada d'accesso al paese, che prima scendeva da Casa Carloni passando più o meno davanti alla attuale fonderia FOMAR. 

Nel 1888, il primo treno giunse a Marradi e questa fu l'immancabile foto ricordo. Ce n'è anche un' altra simile, del 1947, quando la Faentina venne ricostruita ex novo dopo i danni della guerra.  

La stazione di Marradi 1888 e 1947

 Nel 1888 ci fu un ricco pranzo, con questo menù ...
 
 
 
 ... vitello tonné guarnito, sardine e burro, minestra alla reale, galantina alla parigina ... 

Marradi da allora è stato tutt' uno con la ferrovia, che è la principale via di comunicazione ed era la principale fonte di posti di lavoro. Prima dell' automazione in ogni casello viveva una famiglia, in ogni stazione c'era un presidio di ferrovieri e a Marradi una squadra trenta operai provvedeva alla manutenzione. Oggi non è più così, perché con l'automazione e i computer tutta questa gente non serve e non c' è più.
 
Le sorti del paese si sono sempre intrecciate con quelle della sua linea ferroviaria, nel bene e nel male, quando nel 1915 - 1918 passavano sessanta treni al giorno, e quando nel 1944 il paese fu distrutto dai bombardamenti aerei che in realtà miravano ai binari. 
 
 
 
1926 passò il treno presidenziale con il Duce.
I Marradesi accorsero alla stazione,
c'era anche la banda.
 
Qui si vede lo stesso luogo ora (2017)
 e allora (1926)

Che cosa rimane di tutto questo? Molto a dire il vero, perché la stazione è ancora come allora e i pezzi della sua storia sono ancora lì, riconoscibili se si guarda attentamente.

Non si potrebbe girellare nell' impianto ferroviario, ma approfittando del fatto che il personale di sorveglianza scarseggia mi sono infilato fra i vecchi binari e nella rimessa dei treni ...
 
 
 
 
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Là, nel vecchio garage delle locomotive ci sono ancora i binari dell'Ottocento, come si legge nella scritta stampata nel ferro: acciaieria di Terni 1887.
 
 
 
In giro, lungo i binari morti, c'è la storia della stazione: i binari delle Acciaierie di Piombino, del 1913, 1927, 1958 e quelli americani della ricostruzione (1947), fusi nelle acciaierie di Sparrows Point nel Maryland o a Steelton in Pennsylvania.
 
 
 
 
I binari secondari hanno ancora lo scambio manuale, con il "macaco", il contrappeso da ruotare.
 
 
 
 
 
In fondo al piazzale c'è ancora il ponte girevole per invertire il senso di marcia delle locomotive. Un tempo, quando c'era il servizio merci, qui era un andirivieni continuo di locomotive a vapore, che spostavano i carri merci parcheggiati e formavano i  treni da mandare su fino al valico.
 
 
 
 
La rotatoria delle locomotive e il collegamento delle stazione con il magazzino del molino a cilindri detto Il Molinone (disegno del primo Novecento).
 
 
 
 
 
La manovra dei treni a vapore è un'attrazione anche oggi, e quando ci sono i treni storici la gente si affolla: la locomotiva con il suo sbuffare e il movimento dei suoi meccanismi ha qualcosa di vivo.
 
Ne rimase colpito anche Dino Campana, che ne parla così nei Canti Orfici: 
 
Dai Canti Orfici  Sogno di prigione
 
... Ora il mio paese tra le montagne. Io al parapetto del cimitero davanti alla stazione che guardo il cammino nero delle macchine, sù, giù. Non è ancor notte; silenzio occhiuto di fuoco: le macchine mangiano rimangiano il nero silenzio nel cammino della notte. Un treno: si sgonfia arriva in silenzio, è fermo: la porpora del treno morde la notte: dal parapetto del cimitero le occhiaie rosse che si gonfiano nella notte: poi tutto, mi pare, si muta in rombo:

Da un finestrino in fuga io? io ch'alzo le broccia nella luce!! (il treno mi passa sotto rombando come un demonio).
 

lunedì 4 settembre 2017

La luna di settembre

Un trekking in notturna
a Crespino del Lamone



In questi giorni c’è l’ultima luna piena dell’estate 2017 e faremo l’ormai consueto trekking notturno. Siamo 45 qui a Crespino del Lamone, pronti  per salire fino a Biana, una fattoria in cima al monte. E una serata fresca, con il cielo nuvoloso a tratti. Non cade una goccia da tre mesi, vuoi vedere che proprio stasera …








Il percorso prevede subito una salita dura e poi un tragitto più agevole in mezzo ai prati pascolo della fattoria.


La strada per Firenze e la ferrovia
dalla fine della dura salita iniziale.





Dopo il primo tratto la visuale si apre verso i cosiddetti  Prati della Logre, sull’altro versante. Il nome vero sarebbe  “I Prè degl’ Ovre”, i Prati delle Opere, perché i frati del monastero concedevano  l’uso di queste particelle di terreno ai crespinesi  in cambio di un certo numero di ore di mano d’opera.

Ora c’è una breve discesa, sul fianco di un poggio spelacchiato detto del Pentolino, per un motivo che nessuno ricorda più. Siamo entrati nella formazione delle Argille Scagliose, un terreno formato da una antica frana sottomarina, quando questi monti erano ancora un fondale, diversi milioni di anni fa.

Nelle argille scagliose non c’è arenaria ma solo terre di vario tipo. In mezzo alle terre argillose si possono trovare dei piccoli minerali, come la pirite, le miche, il carbonato di calcio bianco e arancione e il solfato di bario,  un minerale bruttino che forma delle masserelle a uovo, grigie come il galestro, pesantissime (baros vuol dire pesante) non reattive con l’acido, al contrario delle altre rocce.




Facciamo una sosta al guado del fosso della Bedetta per ricompattare il gruppo. Fra i sassi qualche scaglia di mica brilla alla luce delle torce. La Bedetta è un podere ormai distrutto molto più alto del punto in cui siamo. Il nome come al solito viene dal romagnolo Bendètta, cioè Benedetta e fa un tris con Pré degl’Ovre e Biana, ossia Bibbiana. Perché meravigliarsi?

In fondo i monaci di Crespino furono padroni di questi siti per tanti secoli.
 
Il tempo si è stabilizzato, le nuvole diradano ed esce la luna piena.






Al chiarore della luna i prati pascolo di Biana sono una meraviglia. Il fosso della Bedetta versa ancora acqua, nonostante l'eccezionale siccità di quest' anno e questo posto deve essere un paradiso per questa mucca, un po' assonnata e sorpresa da tutto questo insolito bagliore ...




Dopo Biana si esce dalla conca delle Argille Scagliose e si torna nella formazione Marnoso Arenacea e quindi nei monti ricompaiono i soliti strati di arenaria e di galestro. La strada ora è larga, agevole e in discesa.

La luna è scomparsa e sprofondiamo nel buio pesto, però le pile a led risolvono il problema.





Crespino visto dalla vecchia
strada per Biana.



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se le vuoi ingrandire



Ad un certo punto deviamo per la vecchia mulattiera ed entriamo a Crespino dalla vecchia via, che dalla strada statale non si vede.









E' ricomparsa
la luna dietro il campanile
della chiesa del monastero











La via interna di Crespino è la vecchia strada
per Firenze, abbandonata nel Settecento
quando il Granduca fece costruire la
 Faentina attuale, quella lungo il Lamone




Gli amici del Circolo hanno aperto per noi la sala del monastero dove c’è la mostra "Dalla terra della Linea Gotica" una interessante raccolta di reperti molti dei quali sono stati trovati nei monti qui attorno.

Si è fatta ora di cena la serata si conclude come al solito a tavola, nella sala dell'attivissimo
Circolo di Crespino.