Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

sabato 22 febbraio 2020

1809 Un matrimonio all'estero

Una disputa fra il maire di Marradi
e il vescovo di Faenza
di Claudio Mercatali


 
Fino alla fine del Settecento in tutti gli Stati il matrimonio era considerato soprattutto un sacramento e quindi spettava al prete celebrarlo. Nei primi anni dell' Ottocento il Codice Napoleonico introdusse nell' Impero Francese il matrimonio civile celebrato dal Maire, cioè dal Sindaco e anche il divorzio. Fu uno scandalo e il Vaticano protestò. Marradi e S.Martino in Gattara distano solo 5 km, ma nel 1809 erano in due stati, perché la Toscana era stata annessa alla Francia e i Marradesi erano diventati cittadini dell' Impero francese, mentre l'odierna Emilia Romagna, il Veneto e altri territori avevano formato il Regno d'Italia e perciò nel documento qui di seguito i sanmartinesi sono chiamati "italiani".





L'Italia al tempo di Napoleone

Il 16 luglio 1808 il marradese Benericetti (cittadino francese) sposò la signorina Tondini di S.Martino in Gattara (italiana) in Municipio, a Marradi, secondo il nuovo Codice in vigore nell' Impero. Il prete di S.Martino ritenne nullo il matrimonio civile e per lui gli sposi sarebbero stati concubini e peccatori se fossero andati a vivere assieme. I due, un po' spaventati da questa minaccia, tornarono ognuno a casa propria in attesa di chiarire la questione. Il parroco di San Martino insisteva e chiamò in causa il vescovo di Faenza, che gli diede ragione.

Allora Remigio Fabroni, Maire di Marradi,  rispose al vescovo di Faenza


Il Maire di Marradi al Veneratissimo monsignore
Vescovo di Faenza

"Veneratissimo Monsignore, ho rilevato dalla pregiatissima Sua quanto ha allegato il parroco di S.Martino in Gattara in giustificazione del suo operato nell'affare matrimoniale Benericetti e Tondini, che a me però non sembra giusto. In prova di questo mio sentimento io parto dal principio che l'art.170 del Codice di Napoleone per il suddetto regno riconosce come valido il matrimonio contratto in paese estero fra due italiani e tra un italiano e un estero".





Che cosa dice l'art. 170 del Codice Napoleonico? E' qui accanto, chi lo vuole leggere può ingrandire la figura cliccando con il mouse.

Il Maire continua:

"Il codice suddetto dunque autorizza un' italiana a contrarre matrimonio in un paese estero: la Tondini dunque ha validamente e lecitamente contratto il suo matrimonio qui, giacché vi ha fatto precedere tutte le pubblicazioni nel Comune di S.Martino, suo domicilio, e tutte le altre formalità volute dal citato art.170. Noi pertanto qui siamo nel caso di una italiana che contrae matrimonio in un paese estero  e non di un forestiero che voglia contrarlo nel Regno d'Italia (leggi la norma qui accanto).



Clicca sulle immagini
per avere
una comoda lettura



Non vedo pertanto per quale ragione un parroco Italiano debba avere difficoltà ad amministrare il sacramento ai due contraenti. Sottopongo questi rilievi all' illuminato suo discernimento, Veneratissimo Monsignore, e aggiungo inoltre che questa qualifica di estero non è forse interamente giusta tra Italiani e Francesi, che tali sono ora i Toscani.

Uno è il Sovrano, uno il Codice Civile da cui appunto si regolano atti simili, in ambedue gli stati; io bramerei per quanto possibile di non dover render conto al mio governo di questo affare e dell' incaglio che ho trovato giacché troppo sarei dolente se questo accelerasse lo smembramento di quella Diocesi e parrocchia, che avendo i Vescovi e i Parroci residenti fuori dall' Impero hanno poi dei sottoposti fra i sudditi dell' Impero medesimo.
Il meglio accomodamento di questo affare sarebbe quello di autorizzare questo sig. Arciprete di Marradi, parroco dello sposo, ad amministrare egli il sacramento ai due sposi, nel qual caso io li assicuro che l'interesse del parroco di S.Martino non resterà per niente pregiudicato. La supplico alfine di accelerare la risoluzione di questo negozio giacché il ritardo disastra moltissimo quel povero contadino, che è lo sposo, e a cui fa bisogno di avere la moglie a casa, per le imminenti faccende della seta e altre.
E nella lusinga di tal grazia con il più distinto ossequio le bacio le sacre vesti nell' atto che ho l'onore di confermarvi.
fatto a Marradi, 30 aprile 1809       Le maire Remigio Fabroni


Fonte: documenti dell'archivio storico di Marradi, filza 659 miscellanea

1 commento:

  1. Il Benericetti in questione era Antonio di Giuseppe, domiciliato a Filetta di Sopra di anni 18. La sposa era Domenica Maria Tondini, di fu Antonio, di anni 23. Ebbero almeno tre figli: Domenico 1810, Assunta 1811 e Teresa 1813.

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